Madrid

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Aprile, Maggio, Giugno, Settembre, Ottobre

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 11° 38 mm
Febbraio 14° 27 mm
Marzo 16° 59 mm
Aprile 19° 60 mm
Maggio 24° 11° 31 mm
Giugno 30° 16° 22 mm
Luglio 35° 20° 6 mm
Agosto 34° 20° 12 mm
Settembre 27° 15° 50 mm
Ottobre 22° 11° 68 mm
Novembre 15° 49 mm
Dicembre 12° 41 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Madrid è la capitale e la città più popolosa della Spagna, nonché capoluogo dell'omonima comunità autonoma; si tratta del secondo comune più popoloso nell'Unione europea, dopo Berlino, e la sua area metropolitana è la sesta più popolosa d'Europa dopo Mosca, Londra, la Ruhr e Parigi: l'area comunale si estende su un totale di 604,3 km² mentre la popolazione della municipalità è di 3 280 782 abitanti, ma la popolazione dell'area metropolitana è calcolata in 7,5 milioni.

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Guida pratica di Madrid

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Da sapere

È una città segnata dalla storia varia e tumultuosa della Spagna, Madrid ha alcuni dei patrimoni culturali e architettonici più impressionanti d'Europa, che includono grandi viali, piazze, edifici e monumenti, gallerie d'arte e musei di fama mondiale, squadre di calcio molto popolari ed eventi culturali per tutti. Madrid è anche rinomata per le delizie gastronomiche e una vita notturna che dura fino all'alba.

La capitale è spesso ignorata dai turisti che gravitano verso altre parti del paese. Ma anche se può sembrare che manchi un po' dell'architettura mozzafiato di Barcellona, dell'energia frenetica di Londra e Berlino o del fascino di Parigi e Roma, Madrid è un enorme scrigno di tesori che ha qualcosa per coloro che sono disposti a uscire dai sentieri battuti dai turisti. Potrebbe non essere la città più ambita, ma coloro che cercano ciò che ha da offrire scopriranno una città di inaspettata bellezza. Siate consapevoli che l'infrastruttura dei trasporti è spesso rotta, disfunzionale o eccessivamente complicata. Che stiate viaggiando in città o prendendo un treno a lunga percorrenza, prendetevi del tempo extra perché non sarà così semplice come in altre città europee o come vi dice la vostra app di mappe.

Cenni geografici

Dopo Londra e Berlino, Madrid è la terza area urbana più popolata dell'Unione europea ed è anche una delle più alte capitali europee, infatti si trova a 655 m s.l.m. Sono presenti comunità di africani occidentali, nordafricani, altri europei (in particolare rumeni), cinesi, filippini, pakistani e soprattutto latinoamericani.

Sul marciapiede di Puerta del Sol si trova una targa che indica il chilometro zero, da cui si misurano le distanze dalle altre località spagnole.

Quando andare

Il clima di Madrid è di transizione tra il tipo continentale, il tipo semi arido freddo e il tipo mediterraneo. Il periodo migliore per visitare Madrid è nei mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre. L'inverno è sorprendentemente rigido rispetto alla maggior parte delle località italiane e spagnole. A merito del regime comunque secco del clima, vestirsi a strati è la cosa migliore da fare, soprattutto nel caso si incontrino belle giornate di sole. Nei periodi da inizio marzo a metà aprile e da metà ottobre a fine novembre il clima è più mite che in inverno ma mantiene un carattere piuttosto fresco, con temperature rigide rispetto agli standard italiani (Nord escluso). Maggio e settembre sono mesi di transizione tra il freddo inverno e la calda estate, con temperature generalmente gradevoli intorno ai 20 °C. Attenzione però alla pioggia, poiché sono mesi abbastanza piovosi. L’estate è calda e molto secca. È consigliabile di consultare un servizio on line di previsioni del tempo prima di partire, poiché il tempo può sempre variare dalle indicazioni stagionali.

Cenni storici

Al tempo del dominio dei Mori Madrid o Mayrit, come era allora chiamata, era un semplice avamposto militare a difesa di Toledo contro la riscossa dei regni cristiani che avanzavano minacciosamente verso sud. Intorno all'Alcazar che si ergeva là ove oggi sta il palazzo reale, sorse presto una medina con qualche moschea. Di quel periodo non rimangono che le "Muralla Árabe", un tratto di mura che sta dietro l'abside della cattedrale, lungo la Cuesta de la Vega.

Madrid fu comunque espugnata nel 1085 dal re cristiano Alfonso VI di Castiglia. Alle truppe seguirono i religiosi che fondarono varie confraternite. Tra questi San Isidro Labrador che poi divenne il patrono della città. I Mori tentarono di riprendersela nel 1109 ma furono respinti.

Nel 1202 Madrid ottenne lo status di città ma non fu che sotto Filippo II che cominciò a espandersi. Il sovrano infatti la scelse a sorpresa come capitale nell'anno 1561 attratto probabilmente dalla sua posizione, al centro della penisola iberica.

In epoca medievale e poi asburgica Madrid si espanse seguendo una direttiva verso est. A quel periodo risale la plaza Mayor, il luogo dove il tribunale delle inquisizioni teneva le sue sedute ma anche il luogo dove erano allestiti i roghi per quanti erano stati riconosciuti colpevoli.

Fu però solo con l'avvento dei Borboni che la città assunse l'aria di una grande capitale grazie all'apertura di viali e piazze di ampio respiro sui quali si affacciavano lussuosi palazzi nobiliari. In particolare fu il re Carlo III [1716 – 1788] a preoccuparsi dell'urbanistica della sua città. Per questa sua alacrità Carlo III ricevette il nomignolo di "el rey alcalde", ovvero il re-sindaco. Gli interventi urbanistici dell'epoca interessarono soprattutto la zona intorno ai Jardines del Retiro, nota come prado (prato) in epoca asburgica. La fontana di Cibele, uno dei simboli di Madrid, fu inaugurata nel 1782.

A metà Ottocento fu varato un piano urbanistico detto "ensanche" (ampliamento), in conseguenza del quale sorse, a est del Paseo de la Castellana, il quartiere alto borghese di Salamanca con pianta a scacchiera. Ancora oggi il barrio di Salamanca è considerato come uno dei più eleganti della città.

Sempre intorno al 1860 fu elaborato un progetto urbanistico che prevedeva lo sventramento del vecchio centro ma il piano non fu approvato che nel 1904. Quattro anni più tardi fu inaugurato il primo tratto della Gran Via di Madrid, a partire dal Calle de Alcalá. L'ultimo segmento fino alla plaza de Espana fu completato solo nel 1929. Oggi la Gran Via di Madrid è famosa per i suoi music hall oltre che per i magnifici palazzi Art Déco.

Nel periodo della dittatura franchista furono costruiti i grattacieli che si elevano nella Plaza de España. Dal 1970 in poi cominciò a svilupparsi il quartiere AZCA, il business district di Madrid.

Come orientarsi

Centro

Quasi tutte le aree turistiche più famose si trovano nel centro della città, tra cui Puerta del Sol, Plaza Mayor, Palacio Real e Plaza de Colón. Le strade principali di Madrid includono la Gran Via, Alcalá Street e Paseo de la Castellana.

Il Centro di Madrid è tagliato in due dalla 1 Gran Via di Madrid e dal suo proseguimento, 2 Calle de Alcalá. Entrambe le arterie hanno un andamento nord-ovest sud-est.

Il 3 Paseo del Prado è la zona dei musei molti dei quali sono stati allestiti in sontuosi palazzi nobiliari di epoca borbonica, ha invece un andamento sud-nord e va dalla stazione ferroviaria di Atocha alla 4 plaza de Cibeles, oltrepassata la quale, muta il nome in 5 Paseo de Rocoletos e ancora in 6 Paseo de la Castellana per terminare dopo 6 km alla stazione ferroviaria di Chamartin. Dominata dal lezioso Palazzo municipale, Plaza de Cibeles è all'incrocio di importanti viali, quali il Paseo del Prado, il Calle de Alcalá

Il centro di Madrid appare pertanto limitato a est dal 7 paseo del Prado e a ovest dal rio Manzanarres. Il suo confine meridionale è invece costituito da "Las Rondas", strade curvilinee che seguono il tracciato delle mura che un tempo cingevano Madrid.

Zona sud del centro

La zona a sud della Gran Via raccoglie molti dei monumenti cittadini risalenti a epoca medievale e asburgica. A essa ci si riferisce comunemente come la "Madrid de los Austrias".

8 Puerta del Sol è il cuore del centro storico. Qui si trova la targa che indica il chilometro zero da cui si misurano le distanze con le altre città spagnole. Vi si affaccia il palazzo "Casa de Correos", oggi sede della Comunità di Madrid. Fu edificato tra il 1766 e il 1768 dall'architetto francese Jaime Marquet ed è caratterizzata dal color rosso e dalla torre con l'orologio. Al centro stanno la "Estatua ecuestre de Carlos III" e la "Estatua del Oso y el Madroño" raffigurante un orso, simbolo della città di Madrid e opera di Antonio Navarro Santafé.

1 Huertas è un piccolo quartiere a est della Puerta do Sol, uno dei tanti in cui si incentra la movida madrilena.

9 Plaza Mayor è tra le più famose piazze della vecchia Madrid. Ha forma rettangolare ed è contornata da edifici a portici in stile Herrerano, dal nome dell'architetto che la designò, Juan de Herrera (1530-1597), lo stesso che realizzò il palazzo dell'Escorial. La piazza fu poi ultimata da Juan Gomez de la Mora nel 1617. Tra i palazzi spicca la Casa de la Panadería, la cui facciata è adorna di dipinti allegorici. Al centro di Plaza Mayor sta la statua equestre di Filippo III, realizzata da Giovanni da Bologna e dal suo allievo Pietro Tacca nel 1606. Sulla piazza si tenevano i processi dell'Inquisizione ma anche parate, corride ed esecuzioni capitali. In piazza Mayor ebbe luogo l'esecuzione di Rodrigo Calderon, segretario di Filippo III. La zona intorno a questa bella piazza è oggi rinomata per i numerosi locali che servono ottimi bocadillos de calamares (panini con calamari fritti).

10 Plaza de la Villa è la piazza più antica della città. È circondata su tre lati da palazzi in stile barocco-madrileno del XVII secolo:, il municipio Casa de la Villa, la Torre de los Lujanes del 1400 e la Casa de Cisneros.

Nel settore a sud del centro sono dislocati anche i barrios popolari Lavapiés e La Latina dove abitano i Castizos, ovvero gli autentici madrileni.

Zona ovest del centro

11 Plaza de Oriente, dominata da un lato dal Palacio Real e dall'altro dal Teatro Real

12 Plaza de España dominata dall'architettura franchista, come la Torre Madrid e l'Edificio España. Al centro sorgono le tre statue del 1928 che rappresentano Cervantes, Don Chisciotte e Sanzo Panza. Metro: linea 3 gialla e 10 blu. Il quartiere di 2 Argüelles è situato a nord di Plaza de España,

Zona nord del centro

Il settore a nord della Gran Via è occupato dai barrios Malasaña e Chueca, divisi fra loro dal 13 Calle de Fuencarral, la strada ove si concentrano parecchi "hostal" economici.

3 Chueca è il quartiere tra la Gran Via di Madrid e il Paseo de Recoletos. È dedicato a Federico Chueca, compositore di zarzuela (operette) vissuto nella II metà del XIX secolo. Ha fama di essere il quartiere gay di Madrid. I primi locali per la comunità gay aprirono i battenti nel 1980 favoriti dal degrado che aveva subito il quartiere nel decennio precedente, quando prostituzione e droghe dilagavano costringendo molti commercianti a chiudere bottega. Oggi il barrio si è rivalutato. A Chueca si svolge a giugno il Gay Pride.

Zona est del centro

4 AZCA — Incentrata intorno alla stazione metro di Nuevos Ministerios, AZCA è il business district di Madrid, caratterizzato da moderni grattacieli che accolgono centri commerciali o sedi dei più importanti istituti bancari del paese.

Come arrivare

In aereo

L'1 aeroporto di Madrid-Barajas (IATA: MAD) è a 12 km dal centro città. Tutti i voli commerciali per Madrid utilizzano questo aeroporto, che si trova a 13 km a nord-est della città. Ci sono voli diretti dalla maggior parte delle principali città della Spagna e da tutta Europa, diversi dalle Americhe e alcuni collegamenti africani e asiatici. Ci sono due complessi di terminal, ampiamente separati: i Terminal 1, 2 e 3 e i Terminal T4 e T4S. Tutti i terminal dispongono della consueta gamma completa di servizi per i passeggeri, sia lato terra che lato volo.

Madrid ha altri due aeroporti più piccoli, Torrejón e Cuatro Vientos, che però non effettuano voli commerciali.

2 Aeroporto di Madrid-Cuatro Vientos (IATA: MCV). Usato per voli privati.

In auto

Le principali strade che raggiungono la capitale spagnola sono: A1 Madrid-Burgos-Irún, A2 Madrid-Barcellona-La Junquera, A3 Madrid-Valencia, A4 Madrid-Siviglia, A5 Madrid-Badajoz e A6 Madrid-La Coruña.

In treno

La compagnia ferroviaria statale renfe ( ☎ +34 902-240-202) e gli operatori low cost ouigo, iryo e avlo (della renfe) gestiscono treni per Madrid. Frequenti treni a lunga percorrenza collegano Madrid e Alicante (2 ore e 30 min), Barcellona (2 ore e 40 min), Bilbao (6 ore), Cordova (2 ore), Malaga (2 ore e 30 min), Salamanca (2 ore e 30 min), Santiago de Compostela (6 ore), Siviglia (2 ore e 20 min), Valencia (2 ore) e Saragozza (1 ora e 15 min).

Il treno notturno da Lisbona è stato sospeso nel 2020, forse a tempo indeterminato. Viaggiare dal Portogallo ora prevede un cambio a Merida e Badajoz.

C'è un treno diretto diurno da Marsiglia, che impiega 8 ore. Madrid può essere raggiunta da Parigi e altre città in Francia e oltre, anche cambiando a Barcellona. Tuttavia, per la costa atlantica francese (ad esempio Bayonne e Bordeaux ) è più veloce viaggiare via Hendaye .

Madrid ha due stazioni ferroviarie principali, Atocha e Chamartín, entrambe con ampi collegamenti con la metropolitana e i treni locali Cercanías. Per cambiare tra loro, prendete la linea 1 della metropolitana (1,50 € o 1 viaggio, 30-40 min) o le linee Cercanías c3 e c4 (1,35 €, 15 min).

Tutte le stazioni ferroviarie sono gestite dalla compagnia nazionale di infrastrutture ferroviarie ADIF, potete controllare gli orari di percorrenza dei treni e le banchine lì e sulla loro app. Ricordate che i treni locali Cercanías sono elencati separatamente da quelli a lunga percorrenza.

Mentre i biglietti per i treni Regional e Cercanías non devono essere acquistati in anticipo e non vanno esauriti, i biglietti per AVE, Avant e altri treni a lunga percorrenza vanno esauriti una volta esauriti i posti. Se volete fare una gita di un giorno a Siviglia o prendere uno dei treni più veloci per Segovia, acquista i biglietti in anticipo.

3 Stazione di Madrid Atocha. La stazione ferroviaria di Atocha (da vedere anche come attrazione turistica) si trova a pochi passi dal Museo Reina Sofia e del Parque de El Retiro.È divisa in due sezioni principali, Madrid Puerta de Atocha Almudena Grandes per i treni locali e regionali della linea principale e Madrid Atocha Cercanías. La parte della linea principale è situata all'interno dell'imponente vecchio edificio della stazione, dove l'ex area dei binari è stata trasformata in un centro commerciale e alimentare, insieme a un giardino tropicale con uno stagno pieno di piccole tartarughe. La parte Cercanías, adiacente, ha un memoriale per le vittime dell'attacco terroristico dell'11 marzo 2004. Sebbene entrambe le parti richiedano biglietti ai passeggeri per accedere alle piattaforme, la parte della linea principale ha anche punti di controllo di sicurezza in stile aeroporto per i passeggeri in partenza, quindi assicuratevi di arrivare alla stazione molto prima dell'orario di partenza del treno per ridurre il rischio di perderlo a causa delle lunghe code di sicurezza. I coltelli più lunghi di 6 cm non sono ammessi a bordo, saranno confiscati e potrebbero essere distrutti. Ciò vale in particolar modo per i treni per Barcellona.

4 Madrid Chamartín Clara Campoamor (Questa stazione si trova a 4 km a nord del centro città sulle linee della metropolitana 1 e 10). Chamartín ha più servizi diretti di Atocha per le città del nord-ovest come Bilbao, Leon, Santiago e Salamanca, e anche la cuccetta di Lisbona parte da qui. Questa è una stazione molto grande, quindi calcolate del tempo extra. I servizi di questa stazione includono un centro informazioni turistiche, un ufficio postale, un hotel, un autonoleggio, negozi e un deposito bagagli.

In autobus

Tra le principali stazioni di autobus extraurbani di Madrid sono:

5 Estación Sur de Autobuses, Calle de Mendez Alvaro (a 1 km a sud-est di Atocha. Stazione Méndez Álvaro), ☎ +34914684200. La più grande di Madrid. Vi fanno capolinea gli autobus internazionali e altri provenienti dalle regioni meridionali della Spagna. Le tratte includono Lisbona (3 al giorno, 8 ore, con Avanza), Milano (due volte al giorno, 26 ore, con Alsa) e Parigi (ogni giorno, 16 ore, con Flixbus).L'edificio è piuttosto vecchio, ma adeguato, con diverse biglietterie delle compagnie di autobus, un corridoio commerciale con un paio di bar e servizi igienici.

6 Estación de Moncloa (Metro ). Vi fanno capolinea gli autobus provenienti dalle regioni settentrionali della Spagna, principalmente da León, Valladolid, Palencia e Segovia.

7 Estación de Avenida de América, Avda de América, 9 (2 km a nord-est del centro). Partono gli autobus per il nord, ad esempio Barcellona e Bilbao.

Le principali compagnie di autobus extraurbani che operano alle succitate stazioni sono:

Alsa la più importante di Spagna con molte destinazioni nazionali e internazionali

Samar molte destinazioni internazionali

La sepulvedana - Collega la capitale con centri della Sierra Norte e con Salamanca

Flixbus

Come spostarsi

Con mezzi pubblici

Madrid vanta con orgoglio una delle migliori reti di trasporto pubblico al mondo e la seconda rete metropolitana più grande d'Europa dopo quella di Londra. Autobus e metropolitana funzionano con gli stessi biglietti e operano all'interno della rete di trasporto integrata di CRTM (Consorcio Regional de Transportes de Madrid).

Un biglietto singolo per la Zona A costa 1,50 € (max. 5 stazioni), ma il costo sale a 2 € se si visitano più di 10 stazioni e può essere acquistato presso le biglietterie automatiche della metropolitana o direttamente dall'autista dell'autobus all'ingresso. Un biglietto da dieci viaggi Metrobús (10 viajes) costa 12,20 € (6,10 € fino a luglio 2025) per la Zona A (non sono consentiti trasferimenti da un mezzo di trasporto all'altro); questi biglietti possono essere condivisi con altri viaggiatori. I bambini di età inferiore ai 4 anni possono viaggiare senza biglietto e i bambini di età inferiore agli 11 anni hanno uno sconto del 50%. I biglietti possono essere acquistati presso le stazioni della metropolitana, le edicole e i tabaccai. A Madrid non sono più in uso biglietti cartacei, quindi, se non ne avete già uno, dovrete acquistare una Multi Card, una carta ricaricabile e contactless per 2,50 € (gennaio 2025). È una carta anonima, quindi può essere utilizzata per più persone, passandola alla persona successiva del gruppo. Queste carte supportano la maggior parte dei tipi di biglietti, eccetto quelli stagionali e quelli agevolati. La Multi Card non supporta i viaggi in treno locali, eccetto i biglietti turistici.

Se si prevede di utilizzare molto i trasporti pubblici, è possibile acquistare un Tourist Ticket, che consente viaggi illimitati e ingressi scontati per alcune attrazioni turistiche. La tessera può essere acquistata in qualsiasi stazione della metropolitana e presso la sede centrale del CRTM. Per i viaggi all'interno della Zona A si applicano le seguenti tariffe: 1 giorno (€ 10), 2 giorni (€ 17,00), 3 giorni (€ 22,50), 5 giorni (€ 32,50) o 7 giorni (€ 41,00). Questi biglietti sono personalizzati, quindi non possono essere condivisi. Possono essere utilizzati sui treni locali (Cercanías) nell'area di validità.

Se state pensando di rimanere a lungo, potreste prendere in considerazione l'idea di investire nella Tarjeta Transporte Público personalizzata. Potete caricare gli abbonamenti stagionali in base alla vostra età: regular (adulto), joven (giovane) o mayor (anziano). La richiesta deve essere presentata in anticipo presso qualsiasi stazione della metropolitana con una domanda compilata e una copia del passaporto. Gli abbonamenti stagionali possono essere caricati da qualsiasi distributore automatico della metropolitana.

Metropolitana e tram

La Metro de Madrid (metropolitana di Madrid) è una delle migliori e meno costose metropolitane d'Europa. I tunnel sotterranei possono offrire sollievo dal sole nelle giornate calde.

Le biglietterie automatiche sono multilingue con istruzioni in spagnolo; potete cambiare la lingua in inglese premendo il pulsante circolare con diverse bandierine. Strisciare la smartcard una volta vi consente di utilizzare la rete metropolitana per tutto il tempo e la distanza che desiderate, ma assicuratevi di rimanere all'interno della zona A della metropolitana, perché una volta che la lasciate dovrete strisciare di nuovo la smartcard. Se viaggiate nel centro città, più persone possono entrare utilizzando la stessa Multi card; non devono acquistare la propria card individuale. Tuttavia, alcune stazioni periferiche e le stazioni aeroportuali hanno un altro controllo all'uscita dove dovete "strisciare fuori" perché la tariffa dal centro di Madrid è più alta. Se ci andate più di una volta, acquistate il biglietto "dieci viaggi tutta la rete" (che è leggermente più costoso del biglietto "dieci viaggi area centrale") o un biglietto giornaliero. Quando viaggiate da/per le stazioni aeroportuali, c'è un supplemento aggiuntivo di 3 €, che può essere pagato all'ingresso o all'uscita. I biglietti turistici non richiedono questo supplemento poiché è incluso nel prezzo.

Generalmente la metropolitana è operativa tutti i giorni dalle 06:00 alle 01:30, anche se alcuni treni partono anche alle 02:00. Le frequenze variano da 2-4 minuti durante le ore di punta fino a 15 minuti da mezzanotte in poi.

Le biciclette sono ammesse sulla metropolitana nella maggior parte dei periodi, eccetto durante le ore di punta, generalmente dal lunedì al venerdì dalle 07:30 alle 09:30, dalle 14:00 alle 16:00 e dalle 18:00 alle 20:00. Sono ammessi anche animali domestici nei trasportini e cani.

I borseggiatori sono all'ordine del giorno in metropolitana e i viaggiatori dovrebbero prendere le dovute precauzioni. Gli annunci sui treni e nelle stazioni della metropolitana sono fatti principalmente in spagnolo, anche se alcuni cartelli sono bilingue in spagnolo e inglese.

La rete consta attualmente di 13 linee metropolitane e 3 metrotranvie:

Tutte le zone di Madrid sono collegate da oltre 100 linee di autobus EMT e 12 linee della metropolitana:

Autobus

Ciò che non copre la Metro, lo fanno gli autobus EMT. In genere gli autobus circolano dalle 06:00 alle 24:00. Gli autobus notturni Búho ( gufo ) hanno il loro terminal principale a 8 Plaza de Cibeles, che copre gran parte della città a intervalli di circa 20 minuti.

Tutti gli autobus sono dotati di Wi-Fi gratuito (EMTmadrid), facile da usare con qualsiasi tipo di laptop o dispositivo mobile. Per i viaggiatori con smartphone, c'è un'utile app ufficiale EMT per iPhone e Android con un pianificatore di percorsi e orari.

Treno

Madrid ha un sistema di treni locali chiamato Cercanías che collega i sobborghi e i villaggi periferici con il centro della città. Sebbene sia più utile per visitare destinazioni storiche o all'aperto fuori dal centro della città, è utile anche per spostarsi rapidamente da un'estremità all'altra della città, così come per il 9 Terminal T4 dell'aeroporto di Barajas. Se si vola da un altro terminal; c'è un bus inter-terminal gratuito ma bisogna calcolare del tempo extra per usarlo. Si evita anche il supplemento di 3 € della metropolitana in aeroporto e può essere molto più veloce della metropolitana. I biglietti vengono acquistati singolarmente e il prezzo varia in base al numero di zone della Cercanías che si attraversano ma sulla macchinetta si seleziona la stazione verso cui si viaggia. I biglietti vengono emessi su una tessera riutilizzabile +Renfe & Tú per la quale c'è un addebito di 0,50 € con il primo acquisto. C'è una mappa delle linee separata ma indica le stazioni di interscambio della metropolitana.

La 10 Estación de Nuevos Ministerios si trova a nord, mentre 11 Estación de Sol al centro e 12 Atoche Cercanías si trova nella parte sud della città.

In taxi

Oltre alla sua rete metropolitana, Madrid vanta una delle flotte di taxi più grandi d'Europa. I taxi sono solitamente numerosi e facili da trovare, ma diventano più difficili da trovare nelle ore tarde dei fine settimana, soprattutto se piove. A differenza di altre città europee, ci sono poche stazioni di taxi; basta stare sul ciglio di una strada principale o di una fermata dell'autobus e agitare la mano per segnalare un taxi disponibile che passa. I taxi disponibili hanno un cartello verde libre sul parabrezza e una luce verde in cima.

I taxi ufficiali sono bianchi e hanno una striscia rossa e la bandiera di Madrid sulla portiera anteriore. La tariffa è esposta sulla parte superiore dell'auto: 1 durante il giorno e 2 di notte, che diventano 2 e 3 nei giorni festivi come la vigilia di Natale.

Alcuni tassisti faranno quello che viene chiamato la vuelta al ruedo, ovvero vi faranno fare un giro nei viali affollati per aumentare la tariffa.

La maggior parte dei tassisti non parla fluentemente inglese, quindi dovreste avere i nomi e gli indirizzi delle destinazioni scritti in spagnolo da mostrare al tassista. Allo stesso modo, prendete il biglietto da visita del vostro hotel nel caso vi perdeste. Quando date un indirizzo a un tassista, è utile dire il nome del quartiere oltre al nome della via e al numero, ad esempio: Calle de Don Ramón de la Cruz, 74, Lista. Un'altra opzione è quella di usare un'app come Free Now o PideTaxi, dove puoi inserire la tua destinazione e l'app chiamerà un taxi per te.

Per chi cerca un'alternativa al taxi, in tutta la città sono operativi anche i servizi di ride sharing Bolt, Cabify e Uber .

In auto

Le auto sono state uno dei temi più scottanti nella politica municipale di Madrid nel ventunesimo secolo. Il sindaco di sinistra Manuela Carmena ha introdotto un piano per ridurre drasticamente il numero di auto nel centro di Madrid, tuttavia ha perso la rielezione nel 2019 e il nuovo sindaco di destra José Luis Martínez-Almeida ha cambiato rotta prima di essere costretto dalla legislazione dell'Unione Europea che aveva violato a ripristinare parzialmente il divieto. In breve: guidare un'auto a Madrid può essere un incubo, ma non così grave come in città come Parigi o Bruxelles. Alcune parti del centro della capitale spagnola soffrono dei tipici problemi della maggior parte delle grandi città: troppe auto e non abbastanza spazio per ospitarle. Tuttavia, spesso si possono vedere lavori di costruzione sulle strade volti a trovare un migliore equilibrio tra auto e autobus, e le prove indicano una più facile coesistenza tra tutte le modalità di trasporto. Detto questo, gli ingorghi nelle arterie principali come il Paseo de la Castellana possono verificarsi fino a notte fonda. Il problema è aggravato dalle strette vie del centro storico, dove un camion che consegna barili di birra a un bar locale può causare un'enorme coda.

Trovare un parcheggio può richiedere molto tempo ed essere difficile se non si è abili nell'arte del parcheggio parallelo ravvicinato. Anche molti spagnoli sono carenti in quest'arte, il che li spinge a parcheggiare semplicemente in strada, bloccando le altre auto. Se ti ritrovi bloccato da una simile pratica, suona il clacson finché l'autista non torna. La maggior parte dei madrileni parcheggia solo in base al rumore: non proveranno alcun rimorso nel tamponare ripetutamente l'auto davanti e dietro mentre cercano di entrare o uscire da uno spazio stretto. Se tenete alla vernice della vostra auto o avete noleggiato un'auto, potrebbe essere meglio parcheggiare sottoterra. Sebbene ciò non garantisca che nessuno possa tamponare l’auto, le possibilità sono in qualche modo ridotte.

Per un parcheggio gratuito ma a 20 minuti a piedi da Sol, provate la strada alla fermata della metropolitana Principe Pio . Il posto dove parcheggiare è la strada vicino al centro commerciale chiamata "Calle de Mozart". È piena di auto la mattina dei giorni feriali perché le persone vanno alla stazione della metropolitana. Durante le serate e i fine settimana è facile trovare un posto auto.

Noleggiare un'auto non è consigliato per spostarsi nel centro di Madrid e, se si soggiorna solo in questa zona, un'auto potrebbe rappresentare più un peso che un vantaggio. I visitatori dovrebbero invece utilizzare gli eccellenti trasporti pubblici di Madrid. Noleggiare un'auto, tuttavia, ha senso se si ha intenzione di lasciare il centro di Madrid per avventurarsi nei quartieri periferici o nelle città vicine. I servizi di autonoleggio sono disponibili presso l'aeroporto, le stazioni ferroviarie e altri siti di viaggio principali e le auto dei servizi di car sharing come Free2move, GoTo, Voltio, WiBLE e Zity sono ampiamente disponibili per strada per il noleggio al minuto. Assicurati sempre di avere una mappa stradale a portata di mano! Le strade all'interno di Madrid sono difficili da percorrere perché non ci sono posti in cui fermarsi e consultare una mappa o controllare il percorso.

Ci sono diversi incroci consecutivi sotterranei vicino al centro e il tuo GPS potrebbe non ricevere segnale sottoterra. Pianificate le tue svolte prima di entrare nei tunnel.

In bici

A prima vista, Madrid non sembra una città adatta alle biciclette . Le cose stavano cambiando lentamente per rendere più confortevole l'esperienza in bici, ma nel 2019 il nuovo sindaco di destra ha pianificato di rendere la città l'unica capitale al mondo in cui le piste ciclabili vengono rimosse. Diverse strade del centro città sono state trasformate in spazi a traffico misto in cui pedoni e biciclette hanno la precedenza sulle auto. Ci sono nuove piste ciclabili facili lungo tutto il fiume e che collegano importanti parchi.

È anche possibile utilizzare molte strade strette e facili dove il traffico è lento e calmo per viaggiare lungo la città senza dipendere da piste ciclabili esclusive. Ci sono alcune pubblicazioni ufficiali e non ufficiali con queste strade lungo il web.

Per evitare alcuni inconvenienti di Madrid, come il caldo o le strade in pendenza, è possibile portare le biciclette anche sui treni della metropolitana e delle ferrovie, con alcune restrizioni di orario, e su tutti i mezzi pubblici senza restrizioni, se si utilizzano biciclette pieghevoli.

Il servizio pubblico di noleggio biciclette di Madrid, chiamato BiciMAD . Vanta 1560 biciclette elettriche distribuite in 123 stazioni. Sfortunatamente, il sito non è ancora disponibile in inglese. Tuttavia, le informazioni presso le stazioni delle biciclette sono disponibili in più lingue. Un utente occasionale non paga alcuna quota iniziale, ma 2 € per ogni prima ora o frazione e 4 € per la seconda (ottobre 2019). Una carta contactless viene emessa istantaneamente al momento dell'iscrizione presso qualsiasi stazione delle biciclette. Il processo è relativamente rapido e richiede alcune informazioni di base come nome, documento di identità, e-mail e numero di carta di credito. Fai scorrere la carta attraverso l'apertura leggermente più grande sulla sinistra di qualsiasi bicicletta per recuperarla. Utilizzate i pulsanti a sinistra del manubrio per attivare l'assistenza elettrica. Qui troverete anche un pulsante per accendere le luci. Quindi fate attenzione, dovrai farlo da solo quando fa buio! Fai altrettanto attenzione quando usi l'assistenza elettrica per la prima volta, poiché potrebbe richiedere un po' di tempo per abituarsi.

Ci sono anche alcuni negozi di noleggio nella zona del centro storico, come la società Baja Bikes Madrid . Questa società offre diversi punti di noleggio a Madrid a Retiro, Atocha, Madrid-Río, ecc. Offrono tour in bicicletta guidati e autoguidati, utilizzando biciclette elettriche o convenzionali.

Cosa vedere

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

Madrid è uno dei luoghi più gettonati al mondo per l'arte, sia contemporanea che non così contemporanea, con le opere più famose di Goya al Prado, la Guernica di Picasso al Reina Sofía e innumerevoli altre opere in quei due musei e nel Museo Thyssen-Bornemisza. Il Prado risale alla collezione d'arte reale che, per una nazione che è stata la principale superpotenza mondiale per due secoli, è ovviamente piuttosto impressionante. Il Reina Sofía è stato aperto per ospitare ciò per cui il Prado "non aveva spazio", con una linea di demarcazione basata sull'epoca che alla fine è stata tracciata. Oltre all'arte, Madrid vanta anche un'architettura impressionante per gentile concessione di re che avevano accesso alla ricchezza di due continenti e non si facevano scrupoli a spenderla per residenze reali stravaganti.

Cosa fare

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

Se volete andare a Madrid per imparare lo spagnolo, ci sono diverse scuole di lingua private che offrono corsi di spagnolo per stranieri. Le scuole sono elencate negli articoli distrettuali. Un'altra possibilità è quella di seguire un corso di spagnolo all'università: l'Università Complutense di Madrid offre corsi di spagnolo per stranieri che si svolgono presso la Facoltà di Filologia e Lettere.

Tour guidati

Il Bus turistico Madrid Vision propone due itinerari: l'itinerario Storico (rosso) l'itinerario Moderno (blu). Il biglietto per gli adulti costa 16 € per 1 giorno o 20,50 € per due giorni, mentre i ragazzi dai 7 ai 16 anni e gli over 65 pagano 8,50 € per 1 giorno o 11 € per 2 giorni, under 6 gratis.

Madrid Storica: Teatro Reale - Palazzo Reale - Porta di Toledo – San Francisco – Piazza Mayor - Porta del Sol, 5 - Circolo di Belle Arti - Museo Thyssen - Museo Reina Sofía - Atocha - Giardino Botanico - Museo del Prado – Paseo de Alfonso XII - Porta di Alcalá – Quartiere Barrio de Salamanca - Piazza Colón - Piazza di Cibeles - Gran Vía, 14 - Gran Vía 32 - Gran Vía 54 - Piazza España - Tempio di Debod.

Madrid Moderna: Museo del Prado - Piazza di Cibeles - Piazza Colón - Museo di Scultura - Museo delle Scienze Naturali - Complesso Azca - Piazza di Lima - Santiago Bernabeu - C.S.I. Centro Superiore di Ricerca Scientifica - Museo Lázaro Galdiano - ABC Serrano - El Corte Inglés - Museo Archeologico - Porta di Alcalá - Alcalá, 39 - Las Cortes (Parlamento)

Eventi e feste

Gli eventi della città possono essere trovati qui.

Madrid Fusion. gennaio. Evento gastronomico.

Art-Madrid. febbraio. Salone dell'arte moderna e contemporanea.

Mercedes-Benz Fashion Week Madrid. A febbraio.

ARCO. marzo. Fiera internazionale di arte contemporanea.

Festival de Arte Sacro. A marzo.

La noche de los libros. aprile.

Documentamadrid. A maggio. Festival internazionale dei documentari.

Premio Rock Villa de Madrid. A maggio.

Suma Flamenca. A maggio e giugno.

Fiera del Libro de Madrid. A maggio.

San Isidro Labrador. 15 maggio. santo patrono della città

Giornata internazionale dei Museo. 18 maggio.

1 PHotoEspaña. A giugno. Festival internazionale di fotografia e arte visive.

San Antonio de la Florida. 13 giugno.

Fiesta de San Juan. 23 giugno.

Nuestra Señora del Carmen. 16 luglio. patrona dei distretti Puente de Vallecas e Chamberí

San Cayetano. 7 agosto. patrono del quartiere Cascorro

San Lorenzo. 10 agosto. patrono del quartiere Lavapiés

Virgen de la Paloma. 15 agosto. patrona dei distretti Centro e Arganzuela

Virgen del Pilar. 12 ottobre. patrono del quartiere Salamanca

Festival de Jazz de Madrid. A ottobre e novembre.

Festival de Otoño. A ottobre e novembre. Teatro, danza, musica e circo.

Festival Internazionale di Cinema lesbico e gay di Madrid. A novembre.

Semana de la Ciencia. A novembre. Oltre 500 attività gratuite.

Fiera Internacional de Arte Y Antiguedades, Anticuarios y galerias de Arte. A novembre.

Semana de Cine Experimental de Madrid. A novembre.

Cinemad Festival de cine independiente y de culto. A novembre.

Virgen de la Almudena. 9 novembre. patrona di Madrid

Acquisti

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

La maggior parte dei negozi è aperta tutto il giorno; solo i negozi più piccoli sono spesso chiusi durante la siesta. I lavoratori e coloro che sono più afflitti dallo stile di vita occidentale scelgono di non osservare questa lunga pausa e lavorano di solito tra le 09:00 e le 18:00-19:00. Tuttavia, durante l'estate, molti uffici hanno un orario estivo che richiede ai lavoratori di iniziare alle 08:00 e finire alle 15:00 (il più delle volte senza la pausa standard di 1-2 ore per il pranzo).

Gli uffici solitamente chiudono durante il weekend, ma le attività commerciali sono spesso aperte il sabato mattina, o fino al pomeriggio nel centro città. La maggior parte dei negozi di alimentari sono chiusi la domenica, ma alcune grandi catene e grandi magazzini legati alla "cultura" (libri, musica, ecc.) saranno aperti tutti i giorni. I negozi e i grandi magazzini nella zona di Puerta del Sol sono aperti tutti i giorni.

Le principali carte di credito e le carte di credito straniere sono accettate nella maggior parte dei negozi, ma è prassi comune che venga chiesto un documento d'identità con foto (DNI). Se viene chiesto il DNI, presenta il passaporto, il permesso di soggiorno o la carta d'identità straniera: qualsiasi cosa con la tua foto e il tuo nome verrà accettata dalla maggior parte dei negozianti. Le firme sulle carte di credito di solito non vengono controllate.

Quartieri dello shopping

La zona più comoda per i turisti è intorno a Calle de Preciados e Calle del Carmen, tra le stazioni della metropolitana Sol e Gran Vía, sede dei grandi magazzini El Corte Inglés, nomi di alta moda come Zara, Gran Vía 32, H&M, Sephora, Pimkie.

Il quartiere dello shopping più esclusivo si trova a nord-est del centro, attorno a Calle Serrano e alle sue vie laterali a Salamanca. I nomi più importanti della moda come Chanel, Versace, Hermès, Hugo Boss, Louis Vuitton, Emporio Armani e Dolce & Gabbana, compresi i tessuti fluidi e i tagli eleganti dello stilista spagnolo Adolfo Domínguez, si trovano in Calle Ortega y Gasset. Dirigetevi verso Calle Serrano per Purificación García, Roberto Verino, Ermenegildo Zegna, Loewe, Carolina Herrera, Manolo Blahnik, Cartier e Yves Saint Laurent. Prada si trova in via Goya e in via Jorge Juan potete trovare ancora più negozi di lusso.

Zona Chueca e Calle Fuencarral. Questa parte della città era un'area abbandonata e marginale. Tuttavia, si è rapidamente trasformata nella parte più all'avanguardia e moderna di Madrid. Grazie alla comunità gay, i vecchi negozi sono stati rilevati e trasformati nei luoghi più cool di Madrid. Oggi è un esempio di modernità, un paradiso per l'intrattenimento dove tutto è possibile. Le strade sono piene di ristoranti, caffè alternativi e negozi, un buon esempio è il Mercado de Fuencarral, un nuovo concetto di centro commerciale. Oltre al puramente commerciale, questa zona propone un'ampia gamma di gastronomia e locali notturni durante i fine settimana.

El Corte Inglés è un'istituzione spagnola, l'unica catena di grandi magazzini rimasta nel paese. I negozi El Corte Inglés sono onnipresenti e dominano il mercato al dettaglio, dando il tono e riflettendo le preferenze dei clienti spagnoli. Sebbene non siano entusiasmanti quanto visitare i grandi magazzini di lusso esagerati di New York o Londra, offrono un ambiente piacevole per lo shopping e molti offrono ottime (e ragionevoli) opzioni di cibo. Quindi, se il tempo è brutto, uno dei loro negozi potrebbe essere la tua ultima spiaggia.

La maggior parte dei centri commerciali si trovano nella periferia di Madrid.

Mercati interessanti si trovano nei quartieri La Latina - Austrias e Retiro - Paseo del Arte

Dove mangiare

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

Anche a Madrid si servono piatti tipici della cucina spagnola.

Inoltre, Madrid offre una serie di piatti tipici regionali:

Gallinejas e entresijos – Frattaglie di agnello fritte nel loro grasso. Molto tradizionali e tipiche della città di Madrid.

Callos a la madrileña – Una pentola calda di trippa di manzo piccante simile a quelle che si trovano in Turchia e nei Balcani.

Cocido madrileño – Stufato di ceci con carne e verdure. La particolarità di questo stufato è il modo in cui viene servito. La zuppa, i ceci e la carne vengono serviti e mangiati separatamente.

Oreja de cerdo – Orecchie di maiale fritte in aglio. Questo piatto popolare è ampiamente consumato in tutta la Spagna centrale.

Sopa de ajo – La zuppa all'aglio è una zuppa ricca e oleosa che generalmente include paprika, prosciutto spagnolo grattugiato, pane fritto e un uovo in camicia. Una variante di questa zuppa è nota come sopa castellana .

È ironico che Madrid, al centro della Spagna, abbia frutti di mare di qualità superiore rispetto a molte regioni costiere. Questa qualità ha un prezzo, e la maggior parte degli spagnoli sborsa solo occasionalmente per una mariscada o un banchetto di frutti di mare. Provare i frutti di mare di Madrid può essere, per il visitatore, un'esperienza che varrà la spesa.

A Madrid la carne fresca e i prodotti a base di carne (jamón iberico, morcilla, chorizo ​​ecc.) sono generalmente di ottima qualità.

Ristoranti

Molti dei ristoranti e delle cervecerías nella zona di Sol e Plaza Mayor hanno manifesti pubblicitari generici sui marciapiedi con immagini che pubblicizzano vari piatti di paella. Queste paella sono solitamente di cattiva qualità e andrebbero evitate. Se cercate una buona e autentica paella spagnola, di solito è meglio trovare un ristorante più costoso, tipo "sit-down", che offra una varietà di piatti di paella.

Un'opzione molto migliore è il quartiere La Latina appena a sud di Plaza Mayor, specialmente lungo Calle Cava Baja. Ci sono anche un certo numero di negozi di gastronomia lungo Calle Arenal che offrono cibo da asporto ( para llevar ).

Nei bar, di solito si ordinano piatti di varie dimensioni: una ración, che significa piatto intero, una media ración o mezzo piatto, o una versione più piccola che sarebbe una tapa, un pinxto o un pincho .

Gli spagnoli non pranzano prima delle 14:00 o delle 15:00 e la cena non inizia prima delle 21:00 o delle 22:00. Come regola generale, i ristoranti servono il pranzo dalle 13:00 alle 15:30, poi chiudono e riaprono per la cena alle 20:00, servendo fino alle 23:00. Questo programma è solitamente per i ristoranti, poiché i bar e i mesones sono solitamente aperti tutto il giorno e offrono un'ampia varietà di tapas e panini a prezzi economici. Se sei davvero disperato, il gruppo standard di catene di fast food rimane aperto tutto il giorno.

The Wok. Ristoranti e take away sparsi un po' in tutta la città. Propongono ottimi piatti della cucina asiatica. Molto convenienti sono i menù a pranzo (non disponibili per la cena), che per 10 o 13€ propongono un antipasto, un piatto principale, una bibita e un dolce.

Bar di tapas

Nei tapas bar, dovreste avere cibo gratis con i drink. La più alta concentrazione di tapas bar è a La Latina e intorno a Plaza Santa Ana nel barrio de las Letras, ma li troverete in tutta la città, compresi Malasaña e Chueca, così come i quartieri occidentali, dove probabilmente sono meno invasi dai turisti.

Caffè

Caffè e pasticcerie si trovano in tutta la città, ma la concentrazione più alta si trova intorno a Puerta del Sol, barrio de las Austrias e Lavapiés, nella Città Vecchia e a Malasaña e Chueca . Un dolce locale molto popolare e tipico che viene venduto sia nei caffè che dai venditori ambulanti è il Churros . Questi dolci di pasta fritta sono lontanamente imparentati con le ciambelle, ma hanno una forma più allungata e sono molto più croccanti. Di solito sono ricoperti di zucchero o cioccolato.

Come divertirsi

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

Spettacoli

La Plaza de Toros si trova nel distretto di Salamanca.

La nazionale maschile di calcio non ha uno stadio fisso, ma spesso gioca negli stadi Bernabéu e Metropolitano di Madrid. I club più noti sono il Real Madrid e l'Atlético de Madrid, entrambi con sede nella periferia nord . Giocano nella Liga, la massima serie, e si qualificano regolarmente per i tornei europei. Altre squadre includono il Rayo Vallecano a Vallecas e il Getafe nella vicina periferia, raggiungibile con la metropolitana di Madrid.

Basket: Estudiantes e Real Madrid giocano al Palacio de los Deportes. Il Fuenlabrada, con sede nell'omonimo sobborgo di Madrid, gioca al Polideportivo Fernando Martín.

Rugby Union: la nazionale spagnola XV gioca all'Estadio Nacional Complutense nel campus universitario. I Cisneros giocano lì nella División de Honor, la massima serie spagnola. Gli Alcobendas giocano vicino all'aeroporto, sempre nella massima serie.

Anche la pallamano è uno sport praticato a Madrid, ma non più nella massima serie, il che rende il BM Alcobendas la squadra più quotata.

Teatri

I teatri dell'opera sono sparsi nel centro della città. Inoltre, diverse orchestre non hanno una sede stabile/sede in cui suonare.

Nel distretto Sol, Letras e Lavapiés sono presenti il Teatro Español e il Teatro del Barrio

I music halls della Gran Via ed adiacenze richiedono una certa precauzione prima di varcarne la soglia, in quanto parecchi sono orientati a una clientela di turisti americani danarosi e mascherano spesso attività collaterali di escort club se non di veri e propri bordelli. Tra i locali più ambigui figurano quelli con spettacoli di streap-tease (bikini & topless dancers). Il primo a rimetterci potrebbe essere il proprio portafoglio per giunta senza alcuna prestazione erotica della controparte.

Flamenco

Gli spettacoli di flamenco possono essere visti in numerosi locali a Sol-Letras-Lavapiés, Moncloa e La Latina-Austrias. Snobbati dai residenti, i locali di flamenco sono orientati esclusivamente a visitatori stranieri e dunque tendono ad essere cari.

Cinema

I cinema offrono film in inglese, insieme a film in altre lingue. Questi film originali sono indicati negli elenchi con la dicitura "VO" che sta per versión original . I cinema di Madrid a volte hanno días del espectador (giorni per gli spettatori) con prezzi dei biglietti più bassi, solitamente il lunedì o il mercoledì. C’è anche il cinema multisala più grande del mondo, con 25 schermi diversi.

Locali notturni

Madrid ha probabilmente il maggior numero di bar pro capite di qualsiasi città europea e una vita notturna molto attiva; i madrileni sono noti per restare svegli fino alle 05:00-07:00. È abbastanza comune vedere una Gran Vía affollata nelle notti del fine settimana. A causa di questo stile di vita, alloggiare vicino alle aree di divertimento può rivelarsi un incubo per chi ha il sonno leggero se la finestra si affaccia sulla strada.

Bar

La vita notturna a Madrid inizia più tardi, con la maggior parte delle persone che si dirigono nei bar tra le 22:00 e le 23:00. Una delle migliori opzioni per godersi la vita notturna è nel famoso quartiere Barrio de las Letras, in particolare sulla sua strada principale, Calle Huertas, e altre vie vicine. Un'ampia scelta di bar è disponibile anche nella più tradizionale zona di La Latina, così come nei quartieri più giovani e alternativi di Malasaña e Chueca .

La birra alla spina (cerveza) viene solitamente ordinata in cañas (200 ml), ma può essere ordinata anche in dobles (400 ml) o in jarras (boccali).

Club

I club aprono generalmente verso mezzanotte. Se ci andate prima, potreste trovarli piuttosto vuoti. Molti club non chiudono prima delle 06:00, e anche allora tutti sono ancora pieni di vita.

Zone della vita notturna

Tra i quartieri ove ferve la movida madrilena, oltre alla zona intorno a Plaza de Espana e ai barrios di La Latina, Salamanca, Chueca, Malasana, sono da ricordare: Arguelles, Conde-Duque, Barrio de Bilbao e Alonso Martinez.

Calle de los Cuchilleros, vicino alla Plaza Mayor rigurgita di locali di ogni tipo.

Alonso Martínez - Molti pub e piccole discoteche. Fino alle 03:00 circa, una folla molto giovane, e se siete da queste parti prima di mezzanotte, e avete più di 20 anni, preparatevi a sentirvi decisamente vecchi. La maggior parte dei locali chiude intorno alle 03:00, poi la gente si sposta nei club di Gran Vía o Tribunal per continuare a far festa.

Tribunal/Malasaña - Zona alternativa. Principalmente locali di musica rock e pop, alcuni dei quali sono ancora aperti da "La movida madrileña" (inizio anni '80). Calle Manuela Malasaña è un ottimo posto dove mangiare, Calle del Pez un ottimo posto dove bere qualcosa e Plaza Dos de Mayo è il cuore del quartiere.

Gran Vía - "Il posto che non dorme mai". Strada principale che ospita molti locali notturni molto frequentati, solitamente aperti dall'01:00 alle 06:00-07:00.

La Latina - Vicino a Lavapiés, è il posto dove andare per le tapas ed è pieno di giovani bohémien in cerca di bar alla moda. Nella parte vecchia ci sono molti piccoli bar e pub che si rivolgono a persone tra i 20 e i 30 anni. Diversi bar che servono fantastiche tapas nella Cava Baja e Cuchilleros.

Lavapiés - Quartiere multiculturale della città, con oltre il 50% di residenti stranieri, per lo più provenienti da Africa, Asia e America Latina. Tanti bar di world music. Lavapiés è forse la zona più cosmopolita e hippy allo stesso tempo di Madrid.

Moncloa/Ciudad Universitaria - Grazie alla sua vicinanza alla Universidad Complutense, Moncloa è associata agli studenti e allo stile di vita studentesco, con molti bar e discoteche economici. Alcuni posti sono da evitare. Ci sono alcuni bar economici con una fantastica vita notturna a partire dal giovedì direttamente nella Ciudad Universitaria vicino ai principali dormitori per studenti.

Torre Europa - C'erano diversi pub e club eleganti sotto la torre di fronte allo stadio. Ci sono quattro o cinque bar e discoteche nella zona di Avenida de Brazil che si rivolgono a un pubblico giovane e studentesco.

Locali gay

Madrid non ha la grande varietà di locali che contraddistingue Berlino. Pur inferiori di numero, i locali madrileni sono ugualmente disinibiti e qualche volta votati all'eccesso ancor più di quelli di altre città europee, ragion per la quale si può affermare che ogni capriccio in merito può essere soddisfatto in un batti baleno nei meandri della capitale di Spagna.

Chueca - Vicino a Malasaña e Gran Vía, è noto come il quartiere gay, ma non esclude gli eterosessuali. Musica pop ed elettronica. Di gran lunga, il posto più cosmopolita della città. È diventato piuttosto chic e costoso.

Dove alloggiare

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

L'elenco completo degli hostal di Madrid è consultabile sul sito dell'ente turistico spagnolo, cliccando sulle voci Madrid e poi alloggi.

Sebbene sia ovviamente più comodo avere un alloggio vicino alle attrazioni del centro città, dovresti anche considerare hotel o appartamenti negli altri quartieri. Ad esempio, Malasaña e Chueca sono a solo 1 km a nord del centro città, Chamberí a 2 km, ma le tariffe potrebbero essere già notevolmente più basse. Quando viaggi in famiglia o in un piccolo gruppo, potresti anche pensare di affittare un appartamento tramite AirBnB o piattaforme di condivisione simili. Di solito si trovano in quartieri residenziali e includono una cucina, così puoi fare la spesa nei mercati, nei supermercati o nei negozi di alimentación e preparare tu stesso alcuni pasti. In questo modo potresti sperimentare di più la vita quotidiana dei madrileni e ridurre significativamente il costo totale del tuo soggiorno. Troverai anche ristoranti in questi quartieri che si rivolgono alla gente del posto piuttosto che ai turisti.

Prezzi modici

Ostelli economici a partire da 8 € per un letto in dormitorio si possono trovare vicino a Plaza de España, a Lavapiés o nella zona di Sol. Ci sono anche ostelli un po' più confortevoli che offrono camere singole per 30-40 €, doppie per 40-50 €, ad esempio a Malasaña o nel barrio de las Austrias.

Gli hotel economici e i B&B costano circa 30-60 € per una camera singola, 55-100 € per una doppia. Molti di questi si trovano nel quartiere Barrio de las Letras o Chueca.

Prezzi medi

Una stanza in un hotel di fascia media ti costerà circa 60-150 € a notte. La maggior parte di essi si concentra nella zona del Barrio de las Letras e del Sol, così come nel Paseo del Arte.

Prezzi elevati

Un soggiorno in un hotel di lusso vi costerà almeno 90 € a notte e non c'è un limite massimo. La maggior parte di essi si trova nel quartiere elegante di Salamanca, lungo la Gran Vía, nel centro storico e nella zona del Retiro e del Paseo del Arte . Tra i nomi più famosi del settore ci sono l' Hotel Villa Magna, il Gran Meliá Palacio de Los Duques e il Madrid Ritz .

Sicurezza

Madrid è una città molto sicura, con alcuni dei tassi di criminalità più bassi tra le città più grandi d'Europa. La polizia è molto visibile e la città è dotata di telecamere. Ci sono sempre persone per strada, anche di notte, quindi potete camminare per la città in genere senza paura. I viaggiatori che rimangono consapevoli di ciò che li circonda e tengono d'occhio i loro effetti personali, non dovrebbero avere molto di cui preoccuparsi.

Come la maggior parte delle grandi città, tuttavia, c'è una consistente popolazione di vagabondi e mendicanti che costeggiano le strade.

Quartieri e sobborghi

Come in ogni luogo del mondo, ci sono zone di Madrid e della sua area metropolitana che sono meno attraenti e, di conseguenza, meno sicure di altre.

Il quartiere di Malasaña, situato a nord della Gran Via, è un vivace quartiere bohémien, ma è anche noto per attrarre folle losche a tarda notte.

Alcuni quartieri a sud (Carabanchel, Puente De Vallecas, Villaverde) e a est (Ciudad Lineal) sono leggermente meno abbienti del resto di Madrid e possono dare un'atmosfera inquietante a chi non ha familiarità con questi luoghi. Sono più sicuri di molti "quartieri malfamati" in altri paesi dell'Europa occidentale, ma state in guardia di notte. La maggior parte dei luoghi raggiungibili dalle stazioni della metropolitana sono sicuri.

Alcune delle periferie di Madrid a sud (Móstoles, Alcorcon, Parla) e a est (Alcala de Henares) hanno una reputazione piuttosto immeritata di squallore. In realtà, sono per lo più sicure, anche se è sempre saggio attenersi a strade ben illuminate e affollate.

Calcio

Nonostante la rivalità notoriamente intensa e politicamente carica tra Real Madrid e FC Barcelona, ​​alla maggior parte delle persone non importerà se indossate una maglia da calcio dell'FC Barcelona, ​​e infatti vedrete spesso persone (solitamente turisti) indossare quella maglia in giro per la città. Poiché Madrid è la capitale della Spagna, attrae persone da tutto il paese, inclusa la Catalogna. Un'eccezione degna di nota: nei giorni delle partite, fate attenzione, perché è noto che si verifichino episodi di violenza tra i sostenitori di entrambi i club.

Inoltre, c'è un rapporto di amore/odio tra i due principali club calcistici della città: Real Madrid e Atletico Madrid. Entrambi sono club storici con identità divergenti; il Real Madrid è sempre stato visto come il club dell'élite, mentre l'Atletico Madrid è visto come il "club del popolo". Molti tifosi e analisti credono che il "Derbi Madrileño" sia più divertente di "El Clasico", in parte a causa di queste differenze di identità, ma anche perché i tifosi dei club sono noti per impegnarsi in accese discussioni. Se mai vedete i tifosi del Real e dell'Atletico litigare, fate attenzione se le cose iniziano a degenerare.

Uno dei club meno noti in Spagna, il Rayo Vallecano è noto per la sua cultura, le sue tradizioni e la sua tifoseria molto di sinistra. Mentre le partite sono solitamente divertenti e innocue, ci sono state segnalazioni di rapine dentro e intorno allo Stadio Vallecas, che si trova nel quartiere operaio di Puente De Vallecas.

Borseggio

Come altre grandi città europee, Madrid ha la sua giusta quota di furti non violenti, anche se non si avvicina minimamente ai livelli stratosferici di città come Roma o Barcellona. Fai sempre attenzione a tutti gli effetti personali (soprattutto borse e portafogli) che hai con te, soprattutto sulla metropolitana e negli spazi pubblici più affollati. Alcune aree con gravi problemi di furto includono Gran Via (soprattutto vicino a Plaza de Callao e Calle de Fuencarral), Puerta del Sol, la stazione ferroviaria di Atocha e il quartiere degli affari AZCA (anche se quest'ultimo ha visto miglioramenti in tal senso). Anche alcuni grandi locali notturni come Kapital e Mondo Disko attraggono i borseggiatori.

I borseggiatori spesso creano una distrazione mentre un complice vi deruba. Le distrazioni includono presentarti una mappa e chiederti indicazioni, o chiederti di firmare una petizione, seguita da una richiesta di donazione. È meglio ignorare qualsiasi sconosciuto che si avvicina per strada chiedendoti aiuto. Fate attenzione quando trasportate bagagli perché questo può rendervi un bersaglio per i borseggiatori.

Un problema diffuso e duraturo a Madrid sono i venditori ambulanti, soprattutto nei pressi di Puerta del Sol. Di solito sono innocui e prenderanno un "no" come un segnale che non dovrebbero disturbarti, ma non provocateli. Inoltre, questi venditori ambulanti reagiscono rapidamente alle auto della polizia, quindi fai attenzione quando scappano dalla polizia.

Nei bar e nei ristoranti non lasciate mai portafogli o telefoni sul tavolo perché gli oggetti in mostra sono facili bersagli. I ladri di passaggio creano una distrazione e rubano gli oggetti. La zona attorno a Calle de las Infantes vicino alla Gran Via è particolarmente rinomata per questo.

Quando usate gli sportelli bancomat, fate attenzione a ciò che vi circonda, proprio come fareste ovunque. Portate un amico se dovete prelevare denaro dopo il tramonto. Se qualcuno ti si avvicina mentre usi uno sportello bancomat, premi CANCELAR, recupera la tua carta e vai avanti.

Quando uscite, ubriacarvi può rendervi un bersaglio per i ladri. Tenete anche d'occhio il drink. Non portate oggetti di valore quando uscite la sera.

Truffe

Plaza Mayor e Puerta del Sol possono essere delle bellezze da ammirare, ma sono la mecca delle truffe.

Evitate le persone che offrono massaggi ( masajes ); spesso si tratta di una truffa per estorcere denaro. Siate fermi e dite "No me toque" ("Non toccarmi") o "No tengo dinero" ("Non ho soldi")

Nei dintorni

Le gite di un giorno facili da Madrid includono:

Alcalá de Henares è un'affascinante vecchia città universitaria, luogo di nascita di Miguel Cervantes, l'autore del Don Chisciotte . Raggiungibile in treno locale in 50 minuti.

Aranjuez ospita il Palacio Real, la residenza estiva dei monarchi Borbone, e la sontuosa Casa del Labrador vicino al fiume. I treni locali impiegano 45 minuti da Atocha, 55 minuti da Chamartin.

Ávila ha la città vecchia murata più intatta della Spagna, spettacolare quando è illuminata di notte. I treni veloci da Chamartin impiegano 90 minuti.

Chinchon è una cittadina in cima a una collina che conserva il suo carattere del 1700. Niente treno, auto o autobus.

San Lorenzo de El Escorial è un enorme monastero e palazzo, il Monastero Reale di San Lorenzo de El Escorial. Raggiungibile in un'ora con il treno locale da Atocha o Chamartin. Vicino a El Escorial si trova il monumento più controverso della Spagna: la Valle de los Caìdos. Costruita dai repubblicani spagnoli fatti prigionieri durante e dopo la guerra civile, è una gigantesca chiesa sotterranea con un'enorme croce in cima alla montagna, un edificio in pieno stile fascista. È il luogo di sepoltura di molti caduti della guerra civile e ha ospitato la tomba del dittatore Francisco Franco fino all'ottobre 2019. C'è un autobus pubblico poco frequente per l'ingresso, da dove si percorrono altri 9 km a piedi. Le vicine montagne, la Sierra de Guadarrama, sono lo scenario del Parco Naturale di Peñalara.

Segovia è una città medievale arroccata su una collina, è famosa per le sue opere di architettura medievale inserite nella lista dei Patrimoni Mondiali. Qui si trova un grande acquedotto romano che attraversa la valle per portare l'acqua. È a 30 minuti di treno da Chamartin.

Toledo è una città medievale cinta da mura ed ex capitale della Spagna, con un'eccellente architettura e opere d'arte. Vanta un centro storico che figura nella lista UNESCO dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità fin dal 1987. La città è nota soprattutto per l'Alcazar, la Cattedrale ove sono custoditi capolavori di El Greco, le numerose chiese e anche per i negozi di armatura medievale. È a 30 minuti di treno da Atocha.

2 Museo Picasso Colecciòn Eugenio Arias (Museo Picasso de Buitrago), Buitrago del Lozoya (78 km da Madrid / per raggiungere il museo dovrete recarvi all'Intercambiador de Plaza de Castilla da cui partono gli autobus della linea 191 per la Sierra Norte (autolinee Continental Pza. de Picasso 1, Buitrago del Lozoya,Auto, S.A)), ☎ +34 091 8680056. Mar-Ven 11:00-14:00 e 16:00-18:00, Sab 10:00-14:30 e 15:30-18:30, Dom e festivi 10:00-14:30.

Più lontano — mete raggiungibili in giornata ma che meritano almeno un pernottamento, sono Salamanca, Leon, Valladolid, Saragozza e Cordova.

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Cosa vedere a Madrid

  1. Museo del Prado
  2. Palazzo reale di Madrid
  3. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
  4. cattedrale dell'Almudena
  5. Museo Thyssen-Bornemisza
  6. Puerta del Sol
  7. parco del Retiro
  8. Museo archeologico nazionale di Spagna
  9. Tempio di Debod
  10. Las Ventas
  11. Real Academia de Bellas Artes de San Fernando
  12. plaza de España
  13. parco nazionale della Sierra de Guadarrama
  14. plaza de Cibeles
  15. Real Jardín Botánico de Madrid
  16. Museo Sorolla
  17. Casa de Campo
  18. Palazzo Reale di El Pardo
  19. Parco zoologico di Madrid
  20. Museo de América
  21. palacio de Vistalegre
  22. Monastero de las Descalzas Reales
  23. plaza de Oriente
  24. Museo Nacional de Antropología
  25. Museo de Historia de Madrid
  26. Teatro de la Zarzuela
  27. Museo Nacional de Ciencias Naturales
  28. Museo Lázaro Galdiano
  29. basilica Reale di San Francesco il Grande
  30. Palazzo di Liria
  31. Museo navale di Madrid
  32. Parque del Oeste
  33. plaza de la Villa
Mappa di Madrid con i luoghi numerati
I numeri corrispondono all'elenco qui sotto. Dati della mappa © OpenStreetMap

Museo del Prado

Organizzazione · Madrid

Museo del Prado

Il Museo del Prado è uno dei musei più importanti del mondo e si trova a Madrid in Spagna. Vi sono esposte opere dei maggiori artisti italiani, spagnoli e fiamminghi, fra cui Beato Angelico, Andrea Mantegna, Raffaello Sanzio, Hieronymus Bosch, Rogier van der Weyden, Bruegel il Vecchio, El Greco, Peter Paul Rubens, Tiziano, Caravaggio, Diego Velázquez, Rembrandt, Francisco Goya.

Il Museo del Prado, insieme al Museo Thyssen-Bornemisza e al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, formano il Triangolo d'oro dell'arte, iscritto tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 2021.

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Storia

L'edificio che ospita il Museo del Prado fu voluto da Carlo III di Spagna, come il Gabinete de Historia Natural, insieme ad una serie di istituzioni di carattere scientifico situate nel progetto di riurbanizzazione chiamato Salón del Prado. A tal fine, Carlo III poté fare affidamento su uno dei suoi architetti preferiti, Juan de Villanueva, autore, oltre che della sede del Museo, del vicino giardino botanico.

Il progetto architettonico della pinacoteca attuale venne approvato nel 1786 da Carlo III, rivelandosi il culmine della carriera di Villanueva ed uno dei vertici del neoclassicismo spagnolo, benché, data la lunga durata delle opere e delle successive modifiche, il risultato definitivo si allontanerebbe abbastanza dal disegno iniziale.

Sebbene la costruzione si svolga durante i regni di Carlo III e Carlo IV, al suo completamento, all'inizio del XIX secolo, la venuta delle truppe francesi in Spagna e la successiva guerra di indipendenza lasciarono tracce pesanti nell'edificio, che era destinato a fini militari (caserma della cavalleria), arrivando quasi alla distruzione totale. Solo grazie all'interesse manifestato da Ferdinando VII e, soprattutto, della sua seconda moglie Maria Isabella di Braganza a partire dal 1818 inizia il suo recupero della struttura sulla base di nuovi disegni proprio del Villanueva, sostituito alla morte dal suo discepolo Antonio López Aguado.

La prima denominazione del museo, Museo Real de Pinturas, venne attribuita il 19 novembre 1819, mettendo in mostra alcune delle migliori opere della Collezione Reale Spagnola, trasferite dai vari siti reali. Il salone ovale (l'attuale Sala di Velázquez), che a quel tempo aveva un balcone da cui si poteva vedere la galleria della scultura del piano sottostante, verrà battezzato, in seguito, in riconoscimento al suo lavoro. In questo periodo il museo conta 3 sale e 311 quadri, tuttavia negli anni successivi si aggiungeranno nuove sale ed opere d'arte, rendendolo indipendente dall'aggregazione con i fondi del polemico Museo de la Trinidad, creato a partire da opere d'arte sequestrate in virtù della Desamortización di Mendizábal (1836) e fuso con il Prado nel 1974.

Descrizione dell'edificio di Villanueva

L'edificio è composto da un corpo centrale, fiancheggiato da gallerie allungate che finiscono in baldacchini quadrati, il suo interno ospita le rotonde. Il corpo centrale si distingue in una costruzione di sei colonne in ordine tuscanico, una trabeazione, una cornice ed un attico.

Le due gallerie laterali si estendono per due piani: quello inferiore con finestroni profondi ed allungati che finiscono in un arco a mezzo punto e quello superiore costituito da una galleria di colonne ioniche (oggi esiste un terzo piano ricavato, opera posteriore).

La facciata nord ha un portico con colonne ioniche sovrastate da una trabeazione. Questa facciata corrisponde alla seconda pianta dell'edificio. Quando questo venne costruito, la prima pianta si trovava, da questo lato, sotto il livello del terreno, che a quell'epoca scendeva in una piccola costa fino alla passeggiata del Prado. Più tardi il dislivello venne distrutto fino a ridurlo alla stessa altezza del suolo reale del monumento, per cui fu necessario costruire una scalinata per l'accesso (1882).

La facciata sud (che dà sulla piazza di Murillo, di fronte al giardino botanico) ha un'anticamera di accesso all'interno ed una loggia, o galleria, con sei colonne di ordine corinzio sulle quali poggia una trabeazione. L'interno dell'edificio si sviluppa nelle sue sale centrali. Nella parte nord c'è una rotonda con otto colonne ioniche, la cui volta è decorata a cassettoni.

All'esterno, sulla facciata che dà sul Paseo del Prado, si trova la Porta di Velázquez, con un frontone di ordine dorico che incorpora il rilievo dell'attico, le statue ed i medaglioni allegorici del re Fernando VII protettore delle scienze, delle arti e della tecnica. Di fronte a questa porta si trova la statua di Velázquez, opera dello scultore Aniceto Marinas. Il piedistallo, di Vicente Lampérez, riporta la dedica a "Gli artisti spagnoli, per iniziativa del Círculo de Bellas Artes, 1899". Questo monumento venne inaugurato il 14 giugno dello stesso anno, alla presenza della regina reggente e di Alfonso XIII. Fu una cerimonia molto commovente, durante la quale si rese omaggio e riconoscimento al grande pittore Velázquez ed alla pittura spagnola. Oltre ai re, accorsero alla celebrazione:

I pittori Jean-Paul Laurens e Crolus Durand come delegati di Francia, i quali depositarono corone e nastri con i colori francesi, si cui si poteva leggere: Au grand Velázquez, les peintres français.

Gli ambasciatori di Austria e Germania.

Edward Poynter, direttore della Royal Academy e National Gallery di Londra.

Mariano Benlliure in nome degli artisti di Roma.

Rappresentanza dell'Accademia delle belle arti e della Giunta di Siviglia.

Associazione degli scrittori ed artisti.

Scuola di belle arti di Madrid, Barcellona e Valladolid.

Società di architettura, Giunta, Deputazione e Circolo delle belle arti di Madrid.

Opere maggiori
Scuola spagnola

Pedro Berruguete

San Domenico e gli albigesi, 1493-1499

Jerónimo Cósida

Noli me tangere, 1570

Juan Martín Cabezalero

Assunzione della Vergine, 1665 circa

Juan Vicente Macip

Ultima Cena, 1555 - 1562 circa

Francisco Goya

Ritratto dei duchi di Osuna con i figli, 1788

Il fantoccio, 1791-1792

Ritratto del duca de Alba, 1795

La famiglia di Carlo IV, 1800-1801

Il colosso, 1808-1812

Il 3 maggio 1808, 1814

La maja vestida, 1800

La maja desnuda, 1800

La marchesa di Santa Cruz, 1805

Duello rusticano, 1820–1821

Saturno che divora i suoi figli, 1819-1823

Jusepe de Ribera

Democrito

Isacco e Giacobbe

Il martirio di san Filippo

Il sogno di Giacobbe

La Trinità

La Maddalena

La resurrezione di Lazzaro

Sant'Andrea, 1631 circa

San Paolo eremita

San Pietro liberato da un angelo

Duello tra donne

El Greco

Fuga in Egitto, 1570 circa

Trinità, 1577-1579

San Benedetto 1577-1579

Velo della Veronica, 1586-1595

Sant'Andrea e san Francesco 1595 circa

Vergine Maria, 1597

La crocefissione, 1597-1600

Battesimo di Cristo 1597-1600

La resurrezione, 1597-1600

Pentecoste, 1600 circa

San Francesco in estasi, 1600

San Giacomo il Maggiore, 1608-1614

Salvatore, 1608-1614

Adorazione dei pastori, 1612-1614 circa

L'annunciazione

Luis de Morales

Madonna del Latte, 1565 circa

Murillo

L'apparizione della Vergine a san Bernardo

Buon Pastore, 1660

Natività della Vergine, 1661

Immacolata Concezione dell'Escorial, 1660-1665

Bambini della conchiglia, 1670

Visione di sant'Antonio da Padova, 1656

Immacolata Concezione di Los Venerables, 1678

Martirio di san Andrea

L'Annunciazione

Sacra Famiglia col cagnolino, 1650

Madonna del Rosario, 1650-1655

Madonna del Tovagliolo, 1666

San Francesco abbraccia Cristo crocifisso, 1668-1669

Galiziane alla finestra, 1670

Bambini che mangiano un dolce, 1670-1675

Immacolata Concezione, 1665 -1675

Immacolata Concezione di Aranjuez, 1675 circa

Cristo crocifisso, 1675

Cristo crocifisso, 1677

Due Trinità, 1680

Bartolomé González y Serrano

Retrato ecuestre de la reina Margarita

Diego Velázquez

Adorazione dei Magi, 1619

La fucina di Vulcano (Velázquez)

Le filatrici (Velázquez)

Ritratto d'uomo (Francisco Pacheco?), 1620

Ritratto di giovane (Autoritratto?), 1623

Ritratto di Filippo IV da giovane, 1624 circa

Trionfo di Bacco (I bevitori), 1628-1629

Crocifisso in un paesaggio, 1631

Cristo crocifisso, 1631

Pablo de Valladolid (o il comico), 1632-1633

Ritratto di Don Juan de Austria, 1632-1633

Ritratto del Conte Duca di Olivares a cavallo, 1634

Ritratto di Filippo IV cacciatore, 1634-1635

La resa di Breda, 1634-1635

Santi Antonio Abate e Paolo Eremita, 1634-1660

Ritratto del principe Baltasar Carlos a cavallo, 1635 circa

Ritratto di scultore, 1635-1636

Juan Calabazas detto "Calabacillas", 1638-1639

Menippo, 1639-1642

Esopo, 1639-1642

Marte, 1640

Nano con cane, 1640-1645

Incoronazione della Vergine, 1641-1644 circa

Francisco Lezcano, detto Il ragazzo di Vallecas, 1642

Ritratto di Diego de Acedo, el Primo, 1644

Ritratto di Sebastian de Morra, 1644 circa

Ritratto di Juan Francisco de Pimentel conte di Benavente, 1648

Padiglione di Arianna nel giardino di Villa Medici a Roma, 1650 circa

Entrata della grotta nel giardino di Villa Medici a Roma, 1650 circa

Ritratto di Maria Anna d'Austria, 1652-1653

Ritratto di Filippo IV, 1655

Las Meninas, 1656

Mercurio e Argo, 1659

Ritratto dell'Infanta doña Margherita d'Austria, 1660 circa

Scuola italiana

Beato Angelico

Madonna della melagrana (Madonna Alba)

Annunciazione, 1435 circa

Andrea del Sarto

Madonna della Scala, 1522-1523 circa

Sacrificio di Isacco, 1527-1530 circa

Antonello da Messina

Cristo in pietà e un angelo, 1476-1478

Giovanni Bellini

Madonna col Bambino tra le sante Maria Maddalena e Orsola, 1490

Bonifacio Veronese

Adorazione dei pastori, 1540-1545

Sandro Botticelli

Nastagio degli Onesti, primo episodio, 1483

Nastagio degli Onesti, secondo episodio, 1483

Nastagio degli Onesti, terzo episodio, 1483

Annibale Carracci

Assunzione della Vergine, 1587-1590

Venere, Adone e Cupido, 1595 circa

Correggio

Madonna col Bambino e san Giovannino, 1518

Noli me tangere, 1523-1524 circa

Federico Barocci

Natività, 1597

Caravaggio

Davide e Golia, 1597–1598

Artemisia Gentileschi

Nascita di san Giovanni Battista, 1633-1635 circa

Luca Giordano

Disfatta di Sisera, 1692 circa

Maddalena penitente, 1660-1665 circa

Corrado Giaquinto

Allegoria della Giustizia e della Pace, 1753-1754

Pentecoste, 1740 circa

Pietà, 1756

Daniele Crespi

Pietà, 1626

Giulio Romano

La Perla (su disegno di Raffaello), 1522-1523 circa

Lorenzo Lotto

Ritratto di Marsilio Cassotti e della sua sposa Faustina, 1523

Andrea Mantegna

Morte della Vergine, 1462

Parmigianino

Santa Barbara, 1523 circa

Sacra Famiglia con angeli, 1524 circa

Ritratto di Pier Maria Rossi di San Secondo, 1534 circa

Ritratto di Camilla Gonzaga coi tre figli (attr.), 1534 circa

Raffaello Sanzio

Sacra Famiglia con l'agnello, 1507 circa

Ritratto di cardinale, 1510-1511 circa

Madonna del Pesce, 1514 circa

Spasimo di Sicilia, 1517

Visitazione, 1517 circa

Sacra Famiglia sotto la quercia, 1518,

Madonna della Rosa, 1518

Tiziano Vecellio

Madonna col Bambino tra i santi Antonio da Padova e Rocco, 1511 circa

Madonna tra i santi Giorgio e Dorotea, 1516 circa

Baccanale degli Andrii, 1523–1524

Ritratto di Federico II Gonzaga, 1529

Ritratto di Carlo V con il cane, 1533

Ritratto di Filippo II in armatura, 1550-1551

Danae, 1553

Venere e Adone, 1553-1554

La Gloria 1551-1554

Paolo Veronese

Disputa di Gesù con i dottori del Tempio, 1560 circa

Venere e Adone, 1580

Mosè salvato dalle acque, 1580 circa

Scuola olandese e fiamminga

Sconosciuto

Fonte della Grazia, 1440-1450

Madonna dei Re Cattolici, 1491-1493

Hans Memling

Trittico dell'Adorazione dei Magi, 1470-1472

Dieric Bouts

Trittico della vita della Vergine, 1445 circa

Hieronymus Bosch

Giardino delle delizie, 1480-1490 circa

Trittico dell'Adorazione dei Magi, 1485-1500

Estrazione della pietra della follia, 1494 circa

Carro di fieno, 1500-1502

Tentazioni di sant'Antonio, 1500-1525

Sette peccati capitali, 1500-1525

Rembrandt Harmenszoon Van Rijn

Artemisia riceve le ceneri di Mausolo, 1634

Bruegel il Vecchio

Trionfo della Morte, 1562 circa

Festa di san Martino, 1565-1568 circa

Robert Campin

Sposalizio della Vergine, 1420-1430 circa

Annunciazione, 1430 circa

Pala Werl (frammenti), 1438

Gerard David

Riposo durante la fuga in Egitto, 1515 circa

Joachim Patinir

Passaggio agli Inferi, 1515-1524 circa

Peter Paul Rubens

Giardino d'amore, 1632-1633 circa

Ratto di Ganimede, 1636-1638

Origine della Via Lattea, 1636-1638

Diana e Callisto, 1637-1638

Giudizio di Paride, 1638-1639?

Rogier van der Weyden

Madonna Durán, 1435-1438

Deposizione, 1435

Antoon van Dyck

Cattura di Cristo, 1620

Autoritratto con Sir Endymion Porter, 1635 circa

Scuola tedesca

Albrecht Dürer

Autoritratto con guanti, 1498

Adamo ed Eva, 1507

Mostre temporanee

Il museo ospita, oltre alle collezioni permanenti, anche mostre temporanee con opere conservate nei suoi depositi o ottenute col prestito intermuseale.

Nell'ottobre 2020 è stata aperta la mostra temporanea Invitadas. Fragmentos sobre mujeres, ideología y artes plásticas en España (1833-1931) curata da Carlos G. Navarro. Tra le opere esposte il Nudo di donna di Aurelia Navarro Moreno, pittrice spagnola che nel 1923 si chiuse in convento.

Onorificenze

Informazioni pratiche

Indirizzo
Paseo del Prado
Orari
Mo-Sa 10:00-20:00; Su 10:00-19:00
Telefono
+34 913302800
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.museodelprado.es

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Palazzo reale di Madrid

Monumento del patrimonio storico della Spagna · Madrid

Palazzo reale di Madrid

Il Palazzo reale di Madrid, anche chiamato Palazzo d’Oriente, riprendendo il nome della piazza sulla quale si affaccia ad est (un paradosso, perché il palazzo si trova nella zona più occidentale della città), è stata ed è ancora oggi la residenza ufficiale della famiglia reale spagnola. Oggi il palazzo è utilizzato esclusivamente per le cerimonie, le conferenze e gli atti ufficiali, dato che i monarchi vivono nel Palazzo della Zarzuela, situato alla periferia di Madrid.

== Storia ==

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Il palazzo fu costruito nello stesso luogo dove sorgeva l'Alcázar, fortezza musulmana del IX secolo edificata su ordine dell'emiro Mohamed I per difendersi dall'avanzata dei cristiani, divenuta nel XVI secolo palazzo reale dopo la decisione di stabilire a Madrid la capitale dell'Impero spagnolo; fu residenza della famiglia reale spagnola fino alla sua distruzione, causata da un terribile incendio avvenuto alla vigilia di Natale del 1734, ai tempi di Filippo V.

La ricostruzione del palazzo avvenne sotto la commissione dello stesso re di Spagna Filippo V, il quale ordinò che il palazzo venisse ricostruito nello stesso luogo, ma che fosse fatto solo di pietra senza neanche un pezzo di legno (esclusi gli arredi) per evitare futuri incendi. L'incarico venne affidato a Filippo Juvarra, ma sarà Giovanni Battista Sacchetti a proseguire il progetto dopo la morte di Juvarra. I lavori iniziarono nel 1735 e durarono ventisei anni. Il primo sovrano a stabilirsi nel palazzo fu Carlo III nel 1764.

L'edificio, costituito da 3418 stanze che insistono su un'area di 135 000 m², è la più grande residenza reale d'Europa.

Campo del Moro

Campo del Moro si estende da est a ovest, dalla facciata ovest del Palazzo Reale al Paseo de la Virgen del Puerto. Deve il suo nome al fatto che nel 1109 si stanziò in quella zona l'esercito moresco guidato dal condottiero arabo Ben Alì Jusuf. La realizzazione di quest'area verde risale all'epoca di Filippo IV, che vi fece piantare almeno 70 specie diverse di alberi; il terreno fu utilizzato inizialmente come terreno di caccia, fino al regno di Filippo V, sotto il quale i giardini iniziarono ad assumere le funzionalità che hanno tuttora. Diversi gli architetti e paesaggisti che furono incaricati di disegnare la struttura, aggiunsero decorazioni come statue fontane; nei giardini ci sono due famose statue: quella dei Tritoni e quella delle Conchiglie.

La zona in cui sorgono i giardini ha avuto nel tempo scopi diversi, inizialmente è stata usata come accampamento militare, poi come parco in cui si svolgevano tornei per i cavalieri cristiani, alla fine del XIX, durante il regno di Isabella II, venne usata come parco giochi per bambini di sangue reale, nello stesso periodo venne ridisegnato all'inglese con sentieri sontuosi, erba e tratti boscosi, fontane e statue.

Il parco venne definitivamente aperto al pubblico nel 1983.

Jardines de Sabatini

I Jardines de Sabatini, situati a nord, progettati negli anni '30 sul sito dove erano ubicate le scuderie reali. La costruzione dei giardini è terminata dopo la guerra civile. La sua funzione di estensione architettonica e ornamentale del palazzo reale è stata enfatizzata quando vennero collocate delle sculture che inizialmente erano destinate a decorare il cornicione del palazzo.

Plaza de la Armería

Al piano terra, sui due lati opposti di "Plaza de la Armería" (nella quale si svolge quasi ogni primo mercoledì di ciascun mese a mezzogiorno il cambio della guardia), si trovano:

sulla destra, la Real Botica (farmacia reale), composta da diversi ambienti, tra cui una sala per la distillazione. Contiene numerose giare in ceramica Talavera contenenti medicinali che venivano usati per curare gli ammalati della corte, cassetti per le erbe e ricettari con medicazioni prescritte alla Famiglia Reale. La stanza è stata ricostruita fedelmente, riprendendo lo stile dell’epoca di Alfonso XII;

sulla sinistra, la Real Armería, importante raccolta di armi e armature appartenenti alla famiglia reale spagnola, le varie partecipazioni datano dal XIII al XIX secolo; questa collezione è considerata la più importante del suo genere in tutto il mondo. Nella sala spiccano l'armatura a cavallo di Carlo V d'Asburgo e quelle di Carlo V e Filippo II

La facciata principale, nella parte superiore, ha due grandi statue vicino allo scudo di Spagna che rappresentano due re visigoti Recaredo II e Ervigio, anche se alla base delle due sculture sono indicati nomi differenti. Anche nel resto della piazza sono presenti sculture di re visigoti.

Le sale

Lo scalone principale in marmo, adiacente alla statua di Carlo III nelle vesti di imperatore romano, conduce al piano nobile. Venne progettato dal Sabatini, e vanta un affresco nella volta raffigurante La monarchia spagnola che rende omaggio alla Religione, opera di Corrado Giaquinto.

La prima sala, quella degli Alabarderos, con pregevoli opere di artisti italiani: nella volta un affresco del Tiepolo raffigurante l'Apoteosi di Enea mentre NELLE pareti ci sono alcuni arazzi e dei dipinti di Luca Giordano.

Segue il Salón de Columnas (Salone delle Colonne) nella quale è presente un affresco del Giaquinto, una serie di arazzi tessuti a Bruxelles su cartoni di Raffaello raffigurano gli Atti degli Apostoli, e alcune sculture barocche raffiguranti dei personaggi dell'Impero romano e Carlo V. Inoltre questa stanza è stata anche scenario di importanti avvenimenti, tra cui la firma dell’Atto di adesione della Spagna alla Comunità Economica Europea nel 1986 o, più recentemente, l’atto di abdicazione di Re Juan Carlos a favore del figlio; e durante i primi anni di vita del palazzo, in questo salone, ogni Giovedì Santo i reali celebravano il “Lavatorio y comida de los pobres”, evento in cui davano da mangiare e lavavano i piedi a 25 poveri, di fronte alle più alte autorità di Spagna.

Le sale che portano agli appartamenti di Carlo III prendono il nome da Mattia Gasparini, l'artista veneziano che ne curò la decorazione.

Si inizia dalla Saleta de Gasparni, usata da Carlo III come sala da pranzo a cui segue l'anticamera, con 4 quadri di Goya che ritraggono Carlo IV e Maria Luisa. La stanza successiva è la camera da letto di Carlo III, seguita dalla Stanza di passaggio di Carlo III contenente un arazzo del Goya, olio su tela, The boar hunt (La caccia al cinghiale) e ritratti di Ferdinando VII e la sua quarta moglie Maria Cristina di Borbone.

Più avanti si trova la Sala di Carlo III. In origine camera da letto di Carlo III; mostra un ritratto del re in cui indossa il mantello del suo ordine, dipinto da Mariano Salvador Maella; un lampadario francese del XIX secolo nella forma di un fleur-de-lis, e l'affresco dipinto da Vincente López, allegoria dell'istituzione dell'ordine di Carlo III, del 1828.

La stanza successiva è la Sala de porcelana avente alle pareti numerose maioliche, raffiguranti cherubini e ghirlande, eseguite dalla manifattura del Buen Retiro e un grande planetario. Era la sala destinata agli uomini fumatori, mentre le donne parlavano e mangiavano cioccolatini nella vicina Stanza Gialla contenente una cassettiera del XVIII secolo e delle sedie comunemente indicate con il nome sillas de Peineta a causa della loro somiglianza con un pettine ornamentale.

Segue la sala del Comedor de Gala o Salone del banchetto (Sala da pranzo da gala), luogo ufficiale per il banchetti di corte, la quale, con una lunga tavolata apparecchiata riusciva a ospitare fino a 140 invitati. Questa grande sala banchetti e questa grande sala da ballo sono state create nel 1879 su ordine di Alfonso XII unendo tre sale appartenenti alla regina, la moglie di Carlo III, Maria Amalia di Sassonia. È degno di nota per i magnifici arazzi fiamminghi del XVI secolo, in porcellana francese e cinese e 15 lampadari di cristallo. È ancora usato tutt'oggi dal re e dalla regina per i banchetti di Stato.

La stanza successiva dispone di un centro tavola di pietre dure, smalto e bronzo dorato, creato dall'orafo romano Luigi Valadier. Risalgono ai primi anni del XIX secolo i decori da tavolo in bronzo di Pierre-Philippe Thomire. Fatti di pietre dure e stucchi realizzato dai laboratori reali durante il periodo di Carlo IV.

La stanza del argenteria mostra argenteria e oggetti dorati che arrivano dal XIX secolo fino ai primi del XX secolo, mentre la camera di vetro e porcellana espone servizi da cena in porcellana e bicchieri di diversa provenienza datati dal XVIII al XX secolo.

La Galleria fornisce ai membri della famiglia reale l'accesso ai rispettivi appartamenti. Lo stile barocco classico sereno del cortile del principe si può ammirare dalle finestre panoramiche.

La Sala de Relojos, con molti orologi, di cui alcuni molto preziosi. Nelle sale successive ci sono piatti, pezzi di argenteria e molti strumenti musicali tra cui alcuni rarissimi Stradivari e una bellissima chitarra del 1796 tutta decorata di madreperla.

La Real Capilla è situata nel cuore del lato nord del piano nobile del palazzo ed è accessibile dalle gallerie che circondano il cortile. La pianta è circolare e contiene splendide decorazioni in marmo e ad affresco del Giaquinto.

Il Camón (balcone chiuso) dispone di una vista della scala principale, consentendo di osservare da una prospettiva differente l'affresco sul soffitto dipinto dal Giaquinto.

L’Anticamera Ufficiale conserva ritratti di Carlo III, Alfonso XIII e Victoria Eugenia, i primi e gli ultimi monarchi vissuti nel Palazzo.

L’Anticamera della regina conserva arazzi tessuti al Real Fábrica de Tapices de Santa Bárbara nel XVIII secolo. L'affresco sul soffitto rappresenta il potere della monarchia spagnola e fu dipinto dal Tiebolo.Il Salón del Trono conserva ancora l'arredamento datogli da Carlo III con mobili dorati in stile rococò (realizzati a Napoli, dove Carlo III regnava) pareti rivestite da velluto e orologi di fattura inglese e svizzera. Gli specchi, enormi e costosissimi per l'epoca, furono realizzati dalla Real Fábrica de La Granja mentre i lampadari provengono da Venezia, così come i quattro Leoni dorati che difendono i due troni color oro e scarlatto, riproduzioni di quelli di Carlo V. Gli affreschi sono del Tiepolo e rappresentano l'Allegoria della Monarchia Spagnola. Inoltre la sala ospita alcune statue che erano presenti nell’Alcazar (la fortezza che precedentemente insisteva su questo territorio).

Informazioni pratiche

Indirizzo
Plaza de la Armería
Orari
Oct-Mar: 10:00-18:00; Apr-Sep: 10:00-20:00; Jul 25,Oct 12,Nov 01,09,Dec 24: 10:00-15:00; Jan 01,06: off
Telefono
+34 91 4548800
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.patrimonionacional.es

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Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

Museo d'arte · Madrid

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

Il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía è un museo d'arte moderna ed arte contemporanea di Madrid, dedicato alla produzione artistica dall'inizio del Novecento ad oggi.

== Storia ==

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Inaugurato l'11 settembre 1992 dai reali di Spagna, ha sede nell'antico Ospedale generale di Madrid, edificio settecentesco originariamente eretto per volere di Carlo III.

Tra il 1980 ed il 1988 gli architetti José Luis Iniguez de Onsoño ed Antonio Velasquez de Castro hanno curato il restauro ed il ripensamento degli spazi della struttura, conferendogli l'attuale aspetto. Un ampliamento della superficie espositiva di 8000 m2, costato 97 milioni di euro e progettato dall'architetto francese Jean Nouvel, è stato inaugurato nell'ottobre del 2005. Altre sedi per esposizioni temporanee del museo sono il Palacio de Velázquez ed il Palacio de Cristal.

Le opere più importanti

La grande attrazione del museo è la Guernica di Pablo Picasso. Il Reina Sofía possiede inoltre opere di Salvador Dalí, Juan Gris, Joan Miró, Julio González, Eduardo Chillida, Antoni Tàpies, Jorge Oteiza, José Luis Gutiérrez Solana, Pablo Gargallo, Joan Rebull, Elena Asins, Francisco Bores, Pierre Bonnard, Medardo Rosso, Vassily Kandinsky, Georges Braque, Joseph Beuys, René Magritte, Wolf Vostell, Nam June Paik, Mark Rothko, Roy Lichtenstein, Francis Bacon, Lucio Fontana, ed altri artisti significativi.

Il museo presenta anche una libreria specializzata in arte, con una collezione di oltre 100.000 libri, 1.000 video e 3.500 registrazioni.

Salvador Dalí

Orcio, 1922-1923

Autoritratto cubista, 1923

Ritratto di Luis Buñuel, 1924

Ragazza alla finestra, 1925

Arlequí, 1927

Il grande masturbatore, 1929

Pablo Picasso

Donna in blu, 1900

Guernica, 1937

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Santa Isabel 52
Orari
Mo 10:00-21:00; We-Sa 10:00-21:00; Su 10:00-19:00
Telefono
+34 917741000
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.museoreinasofia.es

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cattedrale dell'Almudena

Cattedrale cattolica · Madrid

cattedrale dell'Almudena

La cattedrale dell'Almudena (il nome completo in lingua spagnola è Catedral de Santa María la Real de la Almudena) è il principale luogo di culto cattolico di Madrid, cattedrale dell'omonima arcidiocesi metropolitana.

Il tempio, consacrato da Giovanni Paolo II nel 1993, si trova nella centrale piazza de la Armería, di fronte al Palazzo Reale, ed è dedicato alla patrona della città, la Virgen de la Almudena.

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Storia

Il desiderio di avere una cattedrale a Madrid, capitale del regno, esisteva dai tempi di Filippo II, nel XVI secolo, ma l'attuazione venne sempre rimandata per diversi motivi, non ultima l'opposizione degli arcivescovi di Toledo, che non volevano la separazione di Madrid dai territori della loro arcidiocesi. La situazione si risolse nel 1885, quando Leone XIII decretò la creazione della diocesi di Madrid.

Come chiesa cattedrale venne scelta la parrocchiale di Santa Maria de la Almudena, la cui costruzione era iniziata nel 1883, con la posa della prima pietra da parte di re Alfonso XII di Spagna, sui terreni dove sorgeva un precedente tempio dedicato alla patrona di Madrid, demolito nel 1868. Quest'area, vicina al palazzo Reale, venne ceduta al patrimonio reale nel 1879, grazie alla mediazione della regina Mercedes d'Orléans, devota alla Vergine dell'Almudena.

Il progetto iniziale della cattedrale, che andava a modificare quello per la parrocchiale dell'Almudena, si deve agli architetti Giovanni Battista Sacchetti e Francisco de Cubas y González-Montes, noto come marchese di Cubas, il quale, ispirandosi a Viollet-le-Duc, prevedeva una monumentale opera in stile neogotico. La costruzione iniziò dalla cripta, in stile neoromanico, terminata dall'architetto Enrique María Repullés y Vargas e aperta al culto nel 1911. I lavori ripresero dal 1950, sotto la direzione di Fernando Chueca Goitia e Carlos Sidro, con alcune modifiche al progetto originario, che stabilirono l'utilizzo dello stile neoclassico per l'esterno della cattedrale, mantenendo lo stile neogotico all'interno. I lavori proseguirono sino al 1965, per poi riprendere nel 1984. Il 15 giugno 1993 la cattedrale di Madrid venne dedicata da papa Giovanni Paolo II.

Durante la costruzione dell'Almudena, fu cattedrale "provvisoria" di Madrid la collegiata di San Isidro (dal 1885 al 1993).

Descrizione
Esterno

La facciata principale, che guarda verso il palazzo Reale, è caratterizzata da un porticato di ispirazione toscana e dalla sovrastante loggia, caratterizzata dall'ordine ionico. Sopra la loggia, in una nicchia baroccheggiante, si trova la statua della Vergine dell'Almudena, affiancata da altre quattro sculture, raffiguranti sant'Isidoro, santa Maria de la Cabeza, santa Teresa d'Avila e san Ferdinando. Ai lati della facciata si elevano due campanili.

Interno

La cattedrale ha pianta a croce latina, con tre navate e transetto. Lungo le pareti sono presenti triforio e vetrate colorate. Nel braccio destro del transetto è presente l'altare della Virgen de la Almudena, impreziosito da un retablo di Juan de Borgoña, databile tra il XV e il XVI secolo; sotto l'altare, sopraelevato e raggiungibile tramite due rampe di scale, si trova la tomba della regina Mercedes d'Orléans, qui traslata nel 2000 dall'Escorial. Nel presbiterio è presente un crocifisso ligneo, chiamato Cristo de la Buena Muerte, opera seicentesca dello scultore Juan de Mesa (1583-1627), proveniente dalla collegiata di San Isidro.

Le pitture e le vetrate nelle pareti dell'abside sono opera di Kiko Argüello; inaugurate dall'arcivescovo Antonio María Rouco Varela il 28 aprile 2004, vi sono raffigurati il Battesimo di Gesù, la Trasfigurazione, la Crocifissione, il Pantocratore, la Resurrezione, l'Ascensione e la Pentecoste, eseguite in stile moderno, seguendo però il canone iconografico della chiesa ortodossa. Le vetrate, poste sopra le pitture, provengono dall'isola di Murano.

Nel deambulatorio si trovano alcune cappelle, tra cui quella del Santissimo Sacramento, dove è collocata la tela Los preparativos para la Crucifixión, opera del pittore barocco Francisco Rizi. Ai piedi del quadro è posta la scultura del Cristo yacente, dello scultore Juan de Ávalos (1911-2006). La cappella centrale del deambulatorio è dedicata a sant'Isidoro l'Agricoltore e a sua moglie santa Maria de la Cabeza; qui è custodita l'arca funeraria del XIII secolo che contenne le spoglie del santo, patrono di Madrid, attualmente custodite nella collegiata di Sant'Isidoro.

Organo a canne

Sulla cantoria in controfacciata, si trova il grande organo a canne. Questo, costruito nel 1999 dall'organaro tedesco Gerhard Grenzing, è a trasmissione integralmente meccanica ed ha quattro tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera di 32. Il prospetto, che si ispira all'arte neogotica, è stato realizzato dall'architetto Simon Platt ed è caratterizzato dal doppio positivo tergale, posto ai lati della consolle.

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Indirizzo
Plaza de la Armería
Telefono
+34 915480930
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Museo Thyssen-Bornemisza

Museo · Madrid

Museo Thyssen-Bornemisza

Il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid è un'importante pinacoteca e centro culturale della capitale spagnola. Si trova ospitato nel palazzo di Villahermosa lungo il Paseo del Prado, a pochi passi dal museo del Prado. Le circa ottocento opere che vi sono conservate spaziano dal Rinascimento italiano alla pittura moderna.

Il nucleo pittorico del museo proviene da una raccolta privata della famiglia del magnate tedesco–ungherese dell'acciaio Thyssen-Bornemisza, che conobbe fasti economici nel periodo bellico del primo conflitto mondiale. Le opere attualmente presenti erano precedentemente collocate in un museo a Lugano, in Svizzera. Con il matrimonio del barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza de Kászon con la spagnola Carmen Cervera la raccolta venne trasferita in un palazzo madrileno, dono del governo spagnolo, e nel luglio del 1993 è stato acquistata come museo statale. Della sua collezione facevano parte ulteriori ottanta pezzi di arte medievale, rinascimentale e barocca, poi successivamente trasferiti al MNAC a Barcellona.

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La Fuente de Apolo (1803), disegnata da Ventura Rodriguez e considerata come la più bella fontana del Prado, si trova di fronte al palazzo che ospita il Museo Thyssen-Bornemisza.

Storia
Primo barone: i maestri antichi

Il patrimonio della collezione Thyssen-Bornemisza iniziò a formarsi a L'Aia verso il 1928, come collezione privata del primo barone Thyssen-Bornemisza, Heinrich (1875-1947)..

In soli dieci anni, dal 1928 al 1938, i Thyssen-Bornemisza raccolsero la maggior parte dei quadri antichi più importanti sul mercato: Dürer, Holbein, Baldung Grien, Van Eyck, Fra Angelico, Carpaccio, Del Piombo, Caravaggio, Hals, Tiepolo. Sembra che l’acquisto di tanti capolavori sia stata possibile per la grande disponibilità sul mercato di opere d'arte a seguito del crack del 1929 e alla difficile situazione economica nell'Europa tra le due guerre. Molte famiglie aristocratiche (come i Barberini o la famiglia Spencer) e magnati americani (come J.P. Morgan Jr) furono costretti a vendere i loro quadri più preziosi e i Thyssen-Bornemisza ne approfittarono per acquistarli a prezzi vantaggiosi. Va tuttavia smentita la diceria secondo cui la formazione della collezione si sia avvantaggiata per una presunta contiguità con il regime hitleriano: i Thyssen-Bornemisza non risiedettero mai in Germania bensì in Ungheria, Olanda e Svizzera. La confusione deriva dall’esistenza di un altro ramo della famiglia (Fritz Thyssen), alieno ai Bornemisza, che nelle sue attività industriali appoggiò effettivamente Hitler ai suoi inizi.

La collezione crebbe con tanta rapidità da meritare, già nel 1930, una esposizione alla Neue Pinakothek di Monaco di Baviera con il titolo Sammlung Schloß Rohoncz ("Collezione del castello Rohoncz", in riferimento all’antico castello ungherese della famiglia). Questa mostra con più di 400 opere sorprese i critici che non immaginavano che tanti capolavori fossero posseduti da una sola persona: il barone aveva infatti l'abitudine di acquistare tramite intermediari e di non far trapelare l’identità del compratore.

Nel 1932 il barone Heinrich acquistò Villa Favorita, una casa del XVII secolo sulle rive del lago di Lugano, in Svizzera, che divenne la sua residenza abituale, e costruì nei giardini un padiglione con diciotto sale per esporre la collezione. Il museo privato fu inaugurato nel 1936, ma chiuso allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale per riaprire poi dieci anni dopo. Alla sua morte, nel 1947, il primo barone aveva raccolto 525 opere e aveva sperato di affidarle ad una fondazione che se ne prendesse cura: ma tre dei quattro figli impugnarono il testamento e ottennero che la collezione fosse divisa tra loro.

Il secondo barone: antichi e moderni

Il secondo barone, Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza (1921-2002), proseguì l’attività della famiglia in campo artistico, collezionando antichi maestri europei ma soprattutto pittura impressionista e moderna, sino ad allora esclusa dal padre che aveva gusti più tradizionalisti. Il primo obiettivo del nuovo barone fu riunificare la collezione paterna, ricomprando le opere dai suoi fratelli; l’attività durò decenni, e nel 1986-88 recuperò la Madonna dell'Umiltà di Fra Angelico, la Ninfa alla fonte di Lucas Cranach e il Giardino dell'Eden di Jan Brueghel il Vecchio..

Alle opere ereditate o recuperate dal barone si aggiunsero a partire dal 1956 molti capolavori antichi e moderni, da Petrus Christus, Antonello da Messina, Palma il Vecchio e El Greco, fino a Vincent van Gogh, Pablo Picasso, Jackson Pollock e Tom Wesselmann. Questa intensa attività di acquisto arrivò a contare cento opere in un solo anno; oltre ai quadri, furono raccolti disegni, sculture, pezzi in avorio, oggetti d'argenteria, mobili, tappeti e arazzi. La collezione Thyssen-Bornemisza era forse tra le collezioni private più importanti al mondo, ma la sua formazione e le dispute ereditarie non ne garantivano la continuità. Il barone confessava all’inizio degli anni '80 di essere preoccupato per il futuro della collezione.

Nel 1985 Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza sposò l'attrice e modella Carmen Cervera, notissima in Spagna e che condivideva con lui la passione per l'arte: si occupavano insieme delle acquisizioni e delle mostre, e l'influenza di Carmen si rivelò decisiva per il futuro della collezione. Dopo il matrimonio infatti la visibilità della coppia in Spagna era molto alta, e quando il barone dovette decidere sulla destinazione finale delle opere considerò Madrid tra le opzioni più interessanti.

Lugano

Ancora a quell'epoca la collezione del barone era ripartita tra diverse residenze in vari paesi. Progettava di riunirle in una istituzione stabile, ampliando per questo la galleria di Villa Favorita, che esponeva "solo" trecento opere antiche. Il progetto preliminare, affidato all'architetto James Stirling, risultava molto costoso e le autorità svizzere non erano disponibili a sostenere economicamente il progetto. Oltretutto Lugano non era considerata la sede ideale per un grande museo con alti costi fissi, data la sua posizione piuttosto marginale. Iniziò allora una sapiente campagna di «seduzione» per raccogliere proposte e scegliere la più favorevole.

Una collezione in viaggio

La Collezione Thyssen-Bornemisza godeva già allora di un notevole prestigio tra gli esperti, e i suoi capolavori partecipavano a molte esposizioni importanti. Nel 1961 era stata organizzata una mostra antologica alla National Gallery. Il barone incrementava la conoscenza e il valore dei suoi capolavori publicando lussuose edizioni e cataloghi. Negli anni '80 Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza aumentò ancora la conoscenza della collezione prestando opere a musei europei e americani, e collaborò anche con l'Unione Sovietica negli anni della Perestroika, scambiando opere con l'Hermitage e il Puškin. Una mostra di opere di Thyssen-Bornemisza viaggiò in sette città statunitensi, una selezione di opere antiche giunse a Parigi nel 1982 e a San Pietroburgo nel 1987, mentre una selezione delle opere moderne fu esposta alla Royal Academy di Londra, al Metropolitan Museum di New York e a Palazzo Pitti. Infine in Spagna l'Accademia di San Fernando e la Biblioteca Nazionale di Spagna esposero 50 opere antiche e 117 moderne nel 1986 e 1987.

Offerte e negoziazioni

La notizia che il barone era disponibile a “cedere” i suoi quadri circolò rapidamente e stimolò offerte più o meno ufficiali. Bonn e Londra manifestarono interesse, Parigi propose come sede il Petit Palais, si parlò di offerte dal Giappone e si diceva che la Fondazione Getty di Los Angeles offrisse la favolosa cifra di 300 000 milioni di pesetas per Villa Favorita e il suo contenuto, con l'obiettivo di farne la sede europea del museo. Perfino il parco Disneyworld di Orlando (Florida) si interessò alla collezione.

Gli esperti consideravano la collezione la più importante al mondo in mani private, a livello della Royal Collection britannica, ed era decisamente insolito che fosse in cerca di una sede. Per le città interessate si trattava di un’occasione unica per arricchire il loro patrimonio, assicurandosi in un solo colpo una serie impressionante di opere di altissimo valore e un museo di valore turistico internazionale. Per la Spagna in particolare l'interesse era ancor più forte dato che molti degli artisti compresi nel suo catalogo erano scarsamente presenti nelle collezioni nazionali, e le opere di alcuni (come Jan van Eyck e Holbein) non erano ormai più presenti sul mercato.

D'altra parte, le condizioni poste dal barone non erano solo economiche: la collezione doveva restare unita in un museo proprio e conservare il nome e il carattere di collezione familiare. Ciò impediva, ad esempio, una ipotetica fusione con il Prado ed escludeva anche l'offerta milionaria del Museo J. Paul Getty, che voleva semplicemente aggiungere le opere alle proprie. Per di più il barone rifiurava qualsiasi accordo con il museo californiano con il quale si era spesso trovato a competere per le stesse opere nelle aste pubbliche: avrebbe considerato una umiliazione cedere loro le sue opere dopo averle vinte.

L'accordo con la Spagna

Grazie al suo matrimonio con Carmen Cervera il barone Thyssen-Bornemisza intensificò i suoi rapporti con la Spagna; questo aiuta a spiegare perché il governo di Felipe González si rivolse a lui nel 1986, paradossalmente in merito a un'opera che non faceva parte della sua collezione, ovvero La marchesa di Santa Cruz di Goya che era stata esportata illegalmente e per la quale il Ministero della cultura cercava finanziatori per riacquistarla: quando il Ministero si rivolse al barone, questi inaspettatamente si disse non disposto a finanziare l’acquisto dell’opera, ma (anche su iniziativa della moglie) propose che la Spagna ospitasse la sua pinacoteca familiare.

Dopo un anno di trattative riservate, il governo spagnolo ottenne la cessione della collezione offrendo come sede del museo il Palazzo di Villahermosa a Madrid, un edificio storico nei pressi del Museo del Prado con vista sulla Plaza de Neptuno che garantiva un'importante affluenza di pubblico e una visibilità internazionale. L'accordo prevedeva che un gruppo di opere fosse esposto nel monastero di Pedralbes a Barcellona, a seguito di un patto siglato due anni prima tra il barone e il sindaco della città catalana.

L'accordo tra il barone Thyssen-Bornemisza e il governo spagnolo dell'aprile 1988 era molto singolare e fu ampiamente commentato dalla stampa internazionale. Prevedeva infatti il prestito di un'ampia selezione di opere, in regime di affitto (cinque milioni di dollari l’anno) per un periodo massimo di nove anni e mezzo. Il termine non era casuale: in Spagna le opere d’arte vengono registrate come beni di interesse culturale se restano nel Paese per dieci anni. In questo caso ne è vietata la successiva esportazione. I Thyssen-Bornemisza si riservavano così la possibilità di riportare i quadri in Svizzera se non fossero stati soddisfatti della nuova situazione. La premier britannica Margaret Thatcher considerò l'accordo spagnolo una sconfitta in campo culturale, dato che sperava di portare la collezione a Londra nell’area di Canary Wharf, antica zona portuale in via di ristrutturazione.

Il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid aprì al pubblico nell’ottobre 1992. Dopo soli otto mesi, verificata l'idoneità della nuova sistemazione, l'accordo di affitto fu superato con la vendita al Governo spagnolo nel giugno 1993 della parte principale della collezione: 775 pezzi compresi i più importanti (definiti "nucleo indivisibile") al prezzo di 350 milioni di dollari. La somma elevata provocò discussioni alla Camera dei Deputati spagnola, benché il valore della collezione fosse stimato da Sotheby's nell'ordine di 2 miliardi di dollari; contrariamente a quanto molti credevano, quindi, l'obiettivo del barone non era il profitto, che sarebbe stato assai maggiore vendendo separatamente le opere. Il suo desiderio, come spiegò all’epoca, era di mantenere unita la collezione, tanto che divise il ricavato tra i suoi eredi per prevenire ogni possibile controversia o pretesa successiva. La famiglia cedette in deposito al museo anche varie opere rimaste di sua proprietà, come il San Sebastiano del Bernini.

Nel 2004 il museo fu ampliato in un edificio contiguo: al piano terreno si organizzano mostre temporanee, mentre il primo piano ospita le 250 opere della Collezione Carmen Thyssen-Bornemisza, che non fanno parte di quelle cedute allo Stato, ma costituiscono un deposito temporaneo.

Nel 2017 il Ministero della Cultura ha aggiunto la qualifica di “Nacional” alla denominazione del museo, equiparandolo al vicino Museo del Prado e al Museo Reina Sofia. La baronessa Thyssen-Bornemisza ha firmato il 29 gennaio 2021 un accordo con il ministro della cultura Josè Manuel Rodriguez Uribes per cedere per quindici anni 427 opere per sei milioni di euro l’anno.

Percorso espositivo

Il tardo-settecentesco Palazzo di Villahermosa fu trasformato in sede di una banca dopo i pesanti interventi dei primi del Novecento; grazie al ripristino progettato dall'architetto Rafael Moneo, l'edificio ha ritrovato splendore e una funzione nobile, dal momento che ospita circa 800 opere della collezione (altre 80 sono esposte nel MNAC a Barcellona). Rastrellando i mercati internazionali per una settantina d'anni, i baroni Thyssen-Bornemisza hanno messo insieme una delle maggiori raccolte private del mondo, acquisita dallo Stato nel 1993 e qui presentata su tre piani, con inizio del percorso al secondo piano.

Dopo il Cristo e la Samaritana di Duccio di Buoninsegna, il Dittico dell'Annunciazione di Jan van Eyck e una Madonna col Bambino (cosiddetta Madonna dell'albero secco) di Petrus Christus, ha inizio una straordinaria serie di ritratti: il Ritratto di Giovanna Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio, Giovane in preghiera di Hans Memling, Uomo di Antonello da Messina, Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, Caterina d'Aragona di Juan de Flandes, Giovane cavaliere sullo sfondo di un paesaggio di Vittore Carpaccio, Giovane di Raffaello, Il doge Francesco Venier di Tiziano, Donna di Hans Baldung. Tra le molte opere di Lucas Cranach il vecchio spicca la Ninfa della fonte. Quindi Gesù tra i dottori di Albrecht Dürer, Riposo dalla fuga in Egitto di Joachim Patinir, San Gerolamo nel deserto di Tiziano; un gruppo di opere di El Greco, Santa Caterina d'Alessandria (una delle prime prove di Caravaggio), seguita dalla Pietà dello Spagnoletto e dal San Sebastiano, scultura di Gian Lorenzo Bernini. Seguono la Madonna col Bambino, di Bartolomé Murillo; La morte di Giacinto, di Giambattista Tiepolo; i vedutisti Canaletto, Bellotto e Francesco Guardi; Venere e Cupido, di Peter Paul Rubens; Ritratto di Jacques Le Roy, di Antoon van Dyck; Autoritratto, di Rembrandt; Uomo che legge, di Gerard ter Borch.

Al primo piano, la Famiglia davanti a un paesaggio, di Frans Hals, è seguita dalla pittura sette-ottocentesca: Watteau, Lancret, Boucher, Fragonard, Chardin, Robert, Delacroix, Goya (Ritratto di Asensio Julià), Thomas Gainsborough, Lawrence, Corot, Courbet. Ben rappresentati impressionismo e post-impressionismo: Edgar Degas (Ballerina che dondola), Édouard Manet (Amazzone), Claude Monet, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Vincent van Gogh (Les Vessenots a Auvers), Paul Gauguin (Mata Mua), Paul Cézanne (Contadino), Pierre Bonnard; seguono la pittura fauves, Edvard Munch (Tramonto con Laura), espressionismo e la Neue Sachlichkeit (Ernst Ludwig Kirchner, Max Beckmann, Mercato dei cavalli, di Max Pechstein; Metropolis, di George Grosz). Infine, il pianterreno è dedicato in parte alle avanguardie storiche dal futurismo al cubismo (Vasilij Kandinskij, Gino Severini, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Umberto Boccioni, Piet Mondrian, Juan Gris, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger) sia alle esperienze postbelliche della pittura nordamericana e inglese, dall'espressionismo astratto alla Pop art: Jackson Pollock, Mark Rothko, Francis Bacon, Lucian Freud, Edward Hopper, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Tom Wesselmann, David Hockney.

Opere principali

Canaletto

Piazza San Marco verso la Basilica, prima 1723

Giambattista Pittoni

Riposo durante la fuga in Egitto, ca. 1725-26

Sacrificio di Polissena, ca. 1730

Caravaggio

Santa Caterina d'Alessandria, 1597

Vittore Carpaccio

Ritratto di cavaliere, 1510

Bramantino

Cristo dolente, 1490 circa

Correggio

Ritratto di scolaro, 1525 circa

Albrecht Dürer

Cristo dodicenne tra i dottori, 1506

Domenico Ghirlandaio

Ritratto di Giovanna Tornabuoni, 1488

Giovanni Bellini

Nunc dimittis, 1505-1510

El Greco

Annunciazione, dal 1575 al 1576

Giambattista Tiepolo

Morte di Giacinto, 1752-1753

Tiziano

Madonna col Bambino, 1528 circa

Mattia Preti

Il Concerto, 1630-1640

Paolo Uccello

Crocifissione, 1457-1458 circa

Vincent van Gogh

Paesaggio al tramonto, 1885

Jan van Eyck

Annunciazione, 1440 circa

Edward Hopper

Ragazza alla macchina da cucire, 1921

Il mio tetto (My roof), 1928

Stanza d'albergo (Hotel room), 1931

Martha Mac Keen, 1944

Jacopo Palma il Vecchio

La Bella, 1528

Informazioni pratiche

Indirizzo
Paseo del Prado 8
Orari
Tu-Su 10:00-19:00; Mo 12:00-16:00
Telefono
+34 902760511
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.museothyssen.org

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Puerta del Sol

Piazza · Madrid

Puerta del Sol

La Puerta del Sol è una piazza pubblica di Madrid, una delle più note e frequentate della città.

È il centro della rete radiale delle strade spagnole. La piazza ospita il famoso orologio le cui campane scandiscono la tradizionale usanza di mangiare i dodici chicchi d’uva e segnano l’inizio del nuovo anno. La celebrazione di Capodanno viene trasmessa in diretta dal 31 dicembre 1962 dalle principali reti radiofoniche e televisive, tra cui Atresmedia e RTVE.

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Storia

La Puerta del Sol ebbe origine come una delle porte della cinta muraria che circondava Madrid nel XV secolo. Al di fuori della muraglia, crebbero sobborghi medievali intorno alla muralla cristiana del XII secolo. Il nome derivava dal sole nascente che decorava l’ingresso, poiché la porta era orientata a est.

Tra XVII e XIX secolo l’area fu un importante luogo d’incontro: era la meta dei corrieri provenienti dall’estero e da altre parti della Spagna diretti all’Ufficio Postale, e frequentata da chi era in cerca di notizie. Le scale della chiesa di San Filippo, sulla piazza, erano note come Gradas de San Felipe e costituivano uno dei principali mentideros de la Corte, termine che letteralmente può sembrare "diffusori di bugie della Corte", ma che deriva dal verbo mentar ("parlare di qualcuno"), quindi più propriamente "luoghi della città dove si sparla e si pettegola".

La Casa de Correos fu costruita dall’architetto francese Jacques Marquet tra il 1766 e il 1768. L’edificio fu sede del Ministero dell’Interno e della Sicurezza dello Stato durante la Spagna franchista; oggi ospita la Presidenza della Comunità autonoma di Madrid.

La Puerta del Sol ha visto proteste contro gli attentati di Madrid del 2004 e contro il coinvolgimento spagnolo nella guerra in Iraq. Nel 2011 la piazza divenne simbolo del Movimento 15-M e delle proteste contro l’austerità, con accampamenti iniziati il 15 maggio 2011 in piena campagna elettorale. Le manifestazioni si estesero a oltre sessanta città spagnole. Dal 12 giugno 2011 la piazza ospitò una struttura a cupola fatta di pallet, punto informativo del movimento, che rimase fino all’alba del 2 agosto, quando la polizia nazionale la sgomberò.

Un tempo punto di convergenza delle sei principali strade radiali di Spagna, nel 2020 la piazza è stata pedonalizzata e chiusa al traffico, con eccezioni per rifornimenti ai negozi, servizi di emergenza e campagne di donazione del sangue.

Altri eventi

Durante il Capodanno 2018-2019, per la prima volta nella storia, l’orologio della Puerta del Sol scandì le campane secondo l’orario delle Isole Canarie. Dopo i dodici rintocchi di mezzanotte, si riportò indietro di un’ora per adeguarsi all’arcipelago e ripeté le campane.

Edifici e monumenti

La Puerta del Sol ospita diversi luoghi simbolici della città e della Spagna. Sul lato sud, l’antico Ufficio Postale fu sede del Ministero dell’Interno e della Sicurezza dello Stato durante il franchismo. I sotterranei della Dirección General de Seguridad erano tristemente noti come luogo di tortura per i prigionieri politici. Oggi l’edificio è sede del Presidente della Comunità di Madrid. Due targhe commemorative sono poste sulla facciata: una ricorda i madrileni che insorsero il 2 maggio 1808 contro l’invasione napoleonica; l’altra è dedicata alle vittime degli attentati del 2004.

Nel 2020 è stata aggiunta una targa per le vittime della pandemia di COVID-19 in Spagna.

Sempre sul lato sud si trova la statua equestre di Carlo III di Spagna, soprannominato el rey alcalde ("il re sindaco") per le grandi opere pubbliche da lui promosse. Il celebre cartello luminoso di Tío Pepe campeggiò a lungo sull’edificio orientale tra Calle de Alcalá e Carrera de San Jerónimo (oggi sede di Apple Store), e ora è collocato sopra l’ex Hotel París. Sul lato est si trova anche la statua dell'orso e il corbezzolo (el Oso y el Madroño), simbolo araldico di Madrid. La Mariblanca (figura femminile di marmo bianco, forse una Venere) è una copia di una statua che un tempo ornava una fontana della piazza.

Il chilometro zero è una placca incastonata nel suolo a nord della Casa de Correos, centro simbolico della Spagna e punto da cui si misurano le distanze del sistema stradale.

Ubicazione

La piazza si trova nel cuore di Madrid. Il Km 0 fu stabilito nel 1857, segnando l’inizio delle sei grandi strade radiali:

N-I verso Irún (Francia), passando per Burgos

N-II verso La Jonquera (Francia), passando per Saragozza e Barcellona

N-III verso Valencia

N-IV verso Cordova, Siviglia e Cadice

N-V verso Badajoz (Portogallo)

N-VI verso A Coruña

La targa originale, ormai consunta, fu sostituita nel 2009. Da essa derivano anche i numeri civici di Madrid, che iniziano dal lato più vicino alla Puerta del Sol.

Subito a sud-ovest si trova la Plaza Mayor; più a ovest il Palacio Real; a est il Congreso de los Diputados e il distretto dei musei; a sud-est la stazione ferroviaria Madrid Atocha.

Sotto la piazza si trova un nodo della metropolitana di Madrid (linee 1, 2 e 3) e la stazione ferroviaria Cercanías, inaugurata il 27 giugno 2009 con quattro anni di ritardo, anche a causa del ritrovamento della chiesa di Nuestra Señora del Buen Suceso durante gli scavi. La stazione collega la Puerta al sistema ferroviario metropolitano e nazionale, con connessioni dirette ad Atocha e Chamartín.

La zona circostante è principalmente commerciale e turistica, con grandi magazzini El Corte Inglés, la pasticceria La Mallorquina e numerosi locali. La vita notturna si protrae fino all’alba, con bar e discoteche che aprono spesso dopo l’una. Comune è anche la musica di strada.

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parco del Retiro

Parco · Madrid

parco del Retiro

Il parco del Retiro (da non confondersi con i giardini del Buon Ritiro) è un parco di Madrid che si estende per 118 ettari e rappresenta uno dei principali luoghi di interesse della capitale spagnola.

Dal 2021 forma parte dei beni dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità, insieme al Paseo del Prado a formare il Paisaje de la Luz.

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Storia

I giardini, così come il palazzo Reale del Buon Ritiro, furono progettati e realizzati nel decennio dal 1630 al 1640, allorché il conte-duca di Olivares Gaspar de Guzmán y Pimentel donò al re Filippo IV alcuni terreni affinché fosse creato uno spazio per gli ozi di corte, in prossimità del Monastero de los Jerónimos.

L'area originale del parco era di 145 ettari e la collocazione era nelle immediate vicinanze del nucleo urbano di Madrid.

Sotto la direzione degli architetti Giovanni Battista Crescenzi e Alonso Carbonel furono costruiti diversi edifici, fra i quali il Teatro del Buen Retiro (dove furono rappresentate numerose rappresentazioni dei grandi autori spagnoli del Siglo de Oro come Pedro Calderón de la Barca e Lope de Vega), il Casón del Buen Retiro (l'antico salone da ballo), il Museo del Esercito.

I giardini furono realizzati allo stesso tempo degli edifici. Vi lavorò, fra gli altri Cosimo Lotti, scenografo del Granduca di Toscana; fu progettata una grande gabbia per l'esibizione degli animali feroci e una voliera per accogliere gli uccelli esotici. Il grande laghetto e lo Stagno delle Campanule furono costruiti in quest'epoca.

Alle prime realizzazioni sono state apportate molte modifiche, non sempre pianificate, che hanno cambiato la fisionomia del giardino, come il parterre disegnato durante il regno di Filippo V, la Fabbrica reale di porcellana del Buen Retiro, costruita ai tempi di Carlo III e l'osservatorio astronomico, opera di Juan de Villanueva. Il re Carlo III permise ai cittadini di accedere al parco, purché fossero puliti e ben vestiti.

Durante l'invasione francese, nel 1808, i giardini furono utilizzati come fortificazione dalle truppe napoleoniche, e subirono gravi danni. Il Palazzo Reale del Buon Ritiro, andò distrutto.

Dopo la Guerra d'indipendenza spagnola Ferdinando VII iniziò la sua ricostruzione e aprì una parte del parco al pubblico, come già aveva fatto Carlo III. Il monarca si riservò una zona, compresa tra la calle de O'Donnell e calle Menéndez Pelayo, dove fece costruire una serie di edifici, seguendo lo stile paesaggistico dell'epoca; tutt'oggi sono conservate la Casa del pescatore e il monte artificiale.

Dopo la rivoluzione del 1868 i giardini divennero proprietà municipale e furono definitivamente aperti al pubblico. In questo periodo furono aggiunte la Fontana delle Tartarughe, la Fontana del Carciofo e la Fontana dell'Angelo caduto, opera di Ricardo Bellver e furono edificati il Palazzo di Cristallo e il Palazzo di Velázquez, opera di Ricardo Velázquez Bosco.

Le ultime opere di sistemazione dei giardini furono portate a termine da Cecilio Rodríguez, che disegnò La Rosaleda e le aiuole che portano il suo nome.

Punti di interesse
Porta di Spagna

La Porta di Spagna (Puerta de España) (1893) è opera dell'architetto José Urioste y Velada (1850–1909). La Porta di Spagna permette di accedere al parco dalla via Alfonso XII e, percorrendo il Paseo de la Argentina si raggiunge il laghetto principale.

La Rosaleda

La Rosaleda (il roseto) fu progettata e realizzata nel 1915 dal giardiniere maggiore e direttore del Dipartimento dei Parchi e Giardini del Comune di Madrid, Cecilio Rodríguez. L'idea gli fu suggerita dall'allora sindaco Carlos Prats, per copiare la moda dei roseti presenti nei parchi di altre città europee.

Il roseto di Bagatelle, ubicato nel Bois de Boulogne di Parigi e realizzato da Jean-Claude Nicolas Forestier, fu scelto come modello da imitare. Rodríguez viaggiò a Parigi per studiarla, ma durante il soggiorno scoppiò la prima guerra mondiale e i lavori subirono i ritardi dovuti alle difficoltà connesse con il rientro in patria del giardiniere.

La Rosaleda fu realizzata con pianta ellittica; fu utilizzata una grande varietà di rose, portate dai principali giardini d'Europa. Durante la Guerra Civile Spagnola i roseti andarono completamente distrutti. Nel 1941 furono piantate 4.000 nuove rose. Nonostante la sua bellezza non fu seguito alcun criterio botanico e le diverse varietà di rose risultavano essere mescolate. Per rimediare a questa carenza, il 24 maggio 1956 fu inaugurato un nuovo roseto nel Parque del Oeste, realizzato questa volta secondo un rigoroso criterio botanico.

Altri punti di interesse

Informazioni pratiche

Orari
Oct-Mar: 06:00-22:00; Apr-Sep: 06:00-24:00
Come arrivare
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Museo archeologico nazionale di Spagna

Monumento · Madrid

Museo archeologico nazionale di Spagna

Il Museo archeologico nazionale di Spagna (in castigliano Museo arqueológico nacional de España) è stato fondato da Filippo III ed è situato a Madrid, nell'edificio che si riferisce al Palacio de bibliotecas y museos, insieme alla Biblioteca nazionale. Il Museo mostra pezzi dalla Preistoria al XIX secolo. Conserva reperti egizi, greci e romani, arte medievale, repliche dei dipinti delle caverne e opere iberiche.

== Lista delle opere più celebri esposte nel museo ==

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Bicha de Balazote

Centauro di Royos

Dama di Elche

Dama di Baza

Dama di Galera

Dama di Ibiza

Dama del Cerro de los Santos

Piatti di Axtroki

Pyxis di Zamora

Sirena di Canosa

Sfinge di El Salobral

Sfinge di Agost

Statua di Livia Drusilla

Tesoro di Abengibre

Tesoro di Aliseda

Tesoro di Guarrazar

Tori di Costitx

Toro di Azaila

Toro di Osuna

Vaso con albero della vita

Vergine in trono e angeli musicali

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Serrano 13
Orari
Mo off; Tu-Sa 09:30-20:00; Su 09:30-15:00; PH 09:30-15:00; Jan 01,06,May 01,Dec 24,25,31 off
Biglietto
Ingresso libero
Telefono
+34 915 77 79 12
Come arrivare
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Sito ufficiale
man.mcu.es

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Tempio di Debod

Museo · Madrid

Tempio di Debod

Il tempio di Debod è un tempio dell'antico Egitto localizzato attualmente a Madrid in Spagna. Si trova ad ovest della plaza de España, a fianco del Paseo del Pintor Rosales (Parque del Oeste), su un colle dove si trovava il Cuartel de la Montaña, teatro di un sanguinoso episodio della Guerra civile spagnola. In seguito al trasporto verso la Spagna, fu ricostruito in modo da rispettare approssimativamente l'orientamento originario, da est a ovest.

Il tempio di Debod fu un regalo dell'Egitto alla Spagna (1968), come ricompensa per l'aiuto spagnolo, in risposta all'appello internazionale dell'UNESCO per salvare i templi della Nubia, principalmente quello di Abu Simbel, in pericolo per la costruzione della diga di Assuan. L'Egitto donò quattro templi salvati a quattro diverse nazioni che avevano collaborato al salvataggio: Dendur agli Stati Uniti d'America (si trova attualmente al Metropolitan Museum of Art di New York), Ellesija all'Italia, Taffa ai Paesi Bassi e Debod alla Spagna.

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Nonostante sia avvenuta una decontestualizzazione, l’azione è giustificata dal fatto che i templi sarebbero finiti sott’acqua dopo la costruzione della diga.

Il tempio risale al II secolo a.C.. Il suo nucleo più antico fu eretto sotto il faraone Tolomeo IV Filopatore e decorato successivamente sotto il re nubiano Adijalamani di Meroe all'incirca fra il 200 e il 180 a. C., dedicato ad Amon di Debod ("Amani", in lingua kushita) e Iside. Possiede importanti aggiunte di epoca tolemaica e romano-imperiale (dal I secolo a.C. al I secolo d.C.).

Collocazione originaria in Egitto

Il tempio di Debod era situato nella piccola località omonima, sulle rive del Nilo, vicino alla prima cateratta, nella Bassa Nubia, il «paese dell'oro», nel sud dell'Egitto, molto vicino al punto dove il Nilo supera il Tropico del Cancro. Un poco più a nord, sull'isola di File, si trovava il grande santuario della dea Iside. Il tempio di Debod formava indirettamente parte di questo santuario, sebbene il suo culto fosse rivolto al dio Amon di Debod. Teologicamente legato a File dal I secolo a.C., ebbe anche correlazioni con altri templi della zona.

Le origini di Debod come luogo di culto

Nell'insediamento noto come Debod, i resti più antichi risalgono al Medio Impero. Alcuni indizi fanno supporre l'esistenza di un piccolo luogo sacro nella zona, probabilmente una cappella, databile al Medio Impero. Non si sa a quale divinità era destinato il culto; si è ipotizzato che fossero venerati Jnum e Satet, che sono gli dei della Prima Cateratta. Il luogo era periodicamente visitato da spedizioni regie incaricate dello sfruttamento minerario degli uadi vicini. Di questa fase sono rimasti pochi resti archeologici.

Durante l'epoca ramesside si realizza l'egittizzazione di Kush (Nubia). Fu allora che si eresse a Debod il primo edificio in pietra di cui si ha notizia, consacrato da Seti II. Non sappiamo a quale divinità fosse consacrato, però dalla necropoli attigua a questo tempietto sembra che provenga una stele che menziona per la prima volta «Amon di Debod». Alcuni blocchi di quest'edicola ramesside furono riutilizzati nel tempio greco-romano.

Storia del tempio

Il re Tolomeo IV Filopatore o forse il re nubiano Adijalamani (Adikhalamani) di Meroe, ordinò la costruzione nel 200 a. C. di una cappella in onore del dio Amon di Debod, nella località di Debod, nel sud dell'Egitto (nel luogo dove si trovavano i resti di un antico edificio di culto di epoca ramesside). Si tratta della cappella conosciuta come cappella dei rilievi o "cappella di Adijalamani", dove si possono vedere iscrizioni riferite ad Amon di Debod. Nei rilievi della cappella appaiono anche scene rituali dove si dice che il re Adijalamani ordina di costruire il monumento in onor di suo padre Amon e che Amon abita a Debod.

Il tempio sorse in stretta correlazione con un fatto storico di straordinaria importanza nella storia dell'Egitto tolemaico: la cosiddetta "Secessione Tebana". In questo periodo, per vent'anni (205-185 a. C.) tutto l'Alto Egitto si rese indipendente dal potere alessandrino; la Tebaide, come stato indipendente, ebbe i suoi monarchi. Questi dissensi interni in Egitto permisero ai kushiti di avanzare fino a File e ciò spiega la loro presenza nella stessa File, a Kalabsha, a Dakkah e a Debod.

Amon di Debod divenne la divinità principale del tempio. A poco a poco Iside lo andrà a sostituire in questa posizione di preminenza, però alcuni indizi fanno pensare ai ricercatori che, alla fine dell'epoca tolemaica, Amon di Debod avesse recuperato il suo ruolo di divinità principale del tempio.

Adijalamani porterà a Debod divinità nubiane (è il caso di Apedemak, il potente dio leone della dinastia meroíta, che compare menzionato nell'architrave di ingresso della cappella di Adijalamani).

Sempre in epoca tolemaica, non è chiaro l'anno esatto, il santuario fu ampliato con nuovi ambienti, seguendo una politica tradizionale che lasciava "invisibile" l'edificio precedente (il nucleo architettonico iniziale), il quale rimaneva circondato dalle nuove costruzioni tolemaiche, visibili dall'esterno. Tolomeo VI Filometore, una volta restaurato in Nubia il dominio lagide, consacrò a Iside il tempio di Debod. Tolomeo VIII Evergete dedicò nel tempio un naos a Iside e forse aggiunse un'altra sala alla cappella originaria. Tolomeo XII Aulete dedicò un altro naos (oggi perduto) al dio Amon di Debod.

Con l'arrivo dei romani e l'incorporazione dell'Egitto all'Impero, si realizzarono nuove opere di ampliamento del tempio:

la costruzione di un pronao di facciata ipostila (4 colonne di ordine floreale, di cui due con capitelli incompiuti) con ingresso affiancato da intercolumni;

i rilievi all'esterno degli intercolumni (Augusto davanti a Iside, Osiride, Amon di Debod e Maahes);

la decorazione completa delle pareti interne del pronao (o vestibolo) ipostilo;

la costruzione di un edificio adiacente al tempio, che è stato considerato un mammisi.

I romani portarono al tempio altre divinità, in relazione soprattutto al contesto teologico di File. In prossimità del tempio, benché fuori della zona religiosa e della necropoli, ebbe sede un piccolo distaccamento militare romano, denominato - nella topografia romana della zona - Parembole.

È probabile che dobbiamo agli imperatori antoniniani alcune delle ultime riforme architettoniche del tempio greco-romano. È certo che, a partire da Diocleziano, la zona soffrì con speciale intensità gli attacchi dei nomadi, in quella che sembra essere una Volkswanderung nubiana in direzione sud-nord/deserti-Nilo. I romani abbandonarono la frontiera di Maharraqa, che porta a File. Tutti gli accampamenti romani a sud di File furono abbandonati. La Nubia, e con essa Debod, restarono alla mercé dei nomadi Blemmi, che lasciarono le loro tracce sui muri del santuario. Quando l'imperatore Teodosio I decretò la chiusura di tutti i templi pagani dell'Impero (ad eccezione di File), Debod non era più sensu stricto sotto il controllo romano.

Più tardi, l'imperatore Giustiniano (VI secolo) stabilì la chiusura dei templi pagani in tutto l'Impero bizantino (del quale l'Egitto era una provincia). Con questo decreto, i templi egizi dedicati alle antiche divinità furono chiusi. Il culto pagano nel tempio di File fu abolito e il santuario ospitò una comunità cristiana che consacrò il tempio a santo Stefano. Così cominciò la cristianizzazione della Nubia. A Debod si trovano tracce della presenza cristiana.

Debod fu visitato durante la Tarda antichità, il Medioevo e l'Età Moderna da nomadi, da pellegrini pagani (che lasciarono proskynemata sui muri) e da cristiani; finalmente, l'edificio fu utilizzato in forma occasionale da musulmani. Tutte queste presenze umane lasciarono una traccia sui muri millenari del tempio, come successivamente faranno i viaggiatori dell'epoca romantica. La toponimia del luogo mantenne il nome originale egizio (ta-Hut), deformato in "Dabud", "Debod".

La prima descrizione esatta dell'edificio che giunse in Europa fu redatta nel 1813, quando l'esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt fu inviato ad ispezionare e descrivere la zona per ordine di Napoleone. Lo stesso Jean-François Champollion visitò personalmente Debod, lasciando una breve nota sull'edificio. Durante il XIX secolo, il tempio fu nuovamente visitato da esploratori ed egittologi che fornirono una descrizione grafica e mostrarono indirettamente nei loro studi un progressivo deterioramento dell'edificio.

Quando nel 1907 si costruì nella regione la prima diga di Assuan (conosciuta come diga bassa), il tempio fu colpito gravemente, poiché restava sommerso per circa nove mesi all'anno. L'allagamento quasi costante del tempio provocò la perdita della policromia e il danneggiamento di alcuni rilievi. La pietra arenaria patì grandi guasti. Questa erosione causata dalle acque del Nilo si aggiungeva ai danni provocati dal terremoto del 1868. A seguito di questi danni, il Servizio delle Antichità dell'Egitto chiese all'architetto egiziano al-Barsanti di effettuare un restauro. Dopo la conclusione dell'opera, il tedesco Günther Roeder portò a termine uno studio esaustivo con documentazione fotografica, disegni di piante, alzate e commenti. La sua opera continua a essere il riferimento bibliografico fondamentale per l'edificio, a un secolo di distanza.

Nel 1961, a causa della costruzione della nuova diga di Assuan, il tempio (e altri edifici) fu smontato da una missione archeologica polacca (che individua i livelli più antichi dell'edificio, di epoca ramesside -Seti II) e i suoi blocchi di pietre furono depositati sull'isola Elefantina fino al successivo trasferimento al porto di Alessandria d'Egitto. Da questo porto iniziò il viaggio per mare verso la Spagna, con una cessione diplomaticamente complessa, piena di luci e ombre, nella quale prestigio, denaro, istituzioni e organismi ufficiali furono impegnati in una negoziazione difficile e dura (in chiara contraddizione con le dichiarazioni ufficiali) come ha dimostrato lo studioso Jambrina.

Nella sua nuova collocazione fu inaugurato nel luglio del 1972 dal sindaco di Madrid Carlos Arias Navarro.

Trasporto del tempio in Spagna

Nel 1960 si costituì in Spagna un gruppo per il salvataggio dei monumenti della Nubia. Si chiamò Comité Español ("Comitato spagnolo)" e il suo direttore fu il professore e archeologo spagnolo Martín Almagro Basch, che collaborò agli scavi in Nubia, sia in Egitto sia in Sudan. Tuttavia, le opere di scavo nel sito del tempio di Debod non furono condotte dal Comité Español, ma dal Servizio delle Antichità dell'Egitto e una squadra della Missione archeologica polacca. L'Unesco affidò l'incarico di copiare tutte le iscrizioni del tempio agli egittologi François Daumas e Philippe Derchain.

Una volta smontato il tempio nel 1961, fu portato all'isola Elefantina, presso Assuan, l'antica Siene. Qui la maggior parte dei blocchi di pietra rimasero fino all'aprile del 1970, quando furono trasportati ad Alessandria d'Egitto. Il 6 giugno di quell'anno, le casse imballate che contenevano i blocchi del tempio di Debod furono imbarcate sulla nave Benisa e arrivarono al porto di Valencia il 18 giugno. Da Valencia furono trasportate in autocarro a Madrid, dove furono immagazzinate nel Cuartel de la Montaña.

Il compito degli archeologi spagnoli sotto la direzione di Martín Almagro fu difficile, poiché il Servizio delle Antichità dell'Egitto trasmise solo una pianta e uno schizzo dell'alzata del monumento, corredati da alcune fotografie senza alcun tipo di riferimento. Più di cento blocchi avevano perso la numerazione e molti frammenti recavano un contrassegno che non corrispondeva alla pianta. Finalmente, e dopo varie titubanze, la ricostruzione del tempio fu un'anastilosi, che ricreò ex-novo la facciata ipostila perduta nel XIX secolo e chiuse il mammisi dal suo lato orientale.

Ricostruzione, restauro e conservazione

In primo luogo si innalzò un basamento di pietra (a modo di podio) con il fine di isolare i blocchi originari del tempio e di impedire il loro contatto con il suolo. Sopra il basamento si iniziò la ricostruzione, seguendo la tecnica chiamata anastilosi, che consiste nel collocare al loro posto gli elementi originari, aggiungendo ad essi parte ricostruite con una pietra di colore differente, in modo da distinguere gli elementi antichi da quelli nuovi. La pietra nuova proviene da Villamayor, in provincia di Salamanca.

Tre blocchi esterni furono trattati chimicamente per proteggerli e rinforzarli (la gola del secondo pilastro, un capitello e un tamburo di colonna). All'interno dell'edificio fu installato un impianto di aria condizionata per ottenere un'atmosfera asciutta costante. E come ricordo del Nilo, si costruì uno stagno di bassa profondità lungo i pilastri di accesso al tempio. Le opere di ricostruzione del monumento durarono due anni. La sua inaugurazione ebbe luogo il 18 luglio 1972.

Dalla sua apertura al pubblico madrileno la conservazione del tempio è stata circondata da polemiche. L'edificio fu utilizzato in modo indiscriminato per rassegne cinematografiche estive, per rappresentazioni teatrali, per annunci pubblicitari, per spot musicali. L'inquinamento e il clima di Madrid, così come i vandalismi, hanno lasciato tracce profonde nell'edificio. L'allarme è stato lanciato nei Congressi di Egittologia Iberica che si sono svolti a Madrid, a Barcellona, a La Laguna) e -recentemente- dall'UNESCO. La risposta ufficiale delle autorità preposte alla conservazione è stata una sistematica smentita degli allarmi con interventi di poca incisività. Il tempio persiste nel suo degrado.

Lo stato del monumento è una trasgressione flagrante ai principi della conservazione dei monumenti storici stabiliti dalla Carta di Venezia.

L'edificio

Il tempio si trova attualmente restaurato e alcune parti mancanti sono state ricostruite. Consta di una serie di ambienti visitabili. Il miglior momento per ammirarlo dall'esterno è prima del tramonto.

Cappella di Adijalamani o dei rilievi

È il nucleo architettonico del santuario, la parte più antica conservata del tempio, che si trova in uno stato di conservazione accettabile (eccetto la policromia); è decorata con scene che rappresentano il re che adora gli dei e offre sacrifici. Sono motivi relativi al culto regio degli dei della zona e alla sacralità della monarchia. Questa cappella fu consacrata originariamente al dio Amon di Debod, che riceve culto insieme ad altre divinità (Iside, Hathor, Osiride, Horus, Apset, Mut, Satet, Anuqet, Horajty ...) Imhotep occupa un luogo separato nell'ingresso.

La concezione del progetto di questa sala e la sua esecuzione concreta può essere attribuita solo a direttive provenienti da File, tanto per la sua qualità artistica quanto per la rigida applicazione di canoni in tutte le scene e i testi di contenuto teologico.

Mammisi

La parola mammisi è di origine copta e significa «luogo natale». Allude al luogo dove la dea venerata nel tempio veniva alla luce, e in questo luogo si celebrava il «mistero della nascita divina».

Nel 1991 i ricercatori considerarono la possibilità che questa sala del tempio fosse un mammisi, vista la sua ubicazione e la sua singolarità, però il suo uso era probabilmente di altra natura, come hanno ipotizzato indagini più recenti. Ciò nonostante mantiene la denominazione di mammisi.

Questa sala fu probabilmente l'ultima modifica che l'Egitto romano impose all'architettura del tempio e costituiscono un post-quem della stessa i rilievi del vestibolo, realizzati sotto Augusto e Tiberio (42 a.C. - 37 d.C.). La costruzione rompe la simmetria assiale della pianta del tempio. Non ci sono iscrizioni sulle pareti. Sul muro occidentale si può vedere un buco (forse usato per alloggiare un'immagine sacra). Sul muro meridionale si apre una feritoia attraverso la quale entrava una luce indiretta che si confaceva all'ambiente necessario per le cerimonie.

Altri ambienti

Vestibolo o pronao ipostilo: con decorazione realizzata all'epoca di Augusto e Tiberio.

Anticamera del naos: serve da ingresso per le tre cappelle dell'abside

Sala dei naoi: contiene l'unico naos che si conserva (c'era un secondo naos monolitico che scomparve nel XIX secolo).

Corridoio: uno dei muri (originariamente era un muro esterno) contiene un'interessante meridiana.

Cappella osiriaca: cappella-reliquiario di Osiride, nella terrazza, presso la scalinata rituale di ingresso.

Terrazza: luogo dove si svolgevano importanti cerimonie solare e il rituale del nuovo anno.

Cappelle dell'abside: accanto alla cappella del naos si trovano due cappelle anepigrafi.

Uabet: luogo di purificazione, si apre sul vestibolo.

Cripte: Debod è uno dei pochi templi che avevano cripte, che si aprono sulle cappelle dell'abside.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Ferraz 1
Orari
Oct-Mar: Tu-Fr 09:45-13:45,16:15-18:15; Oct-Mar: Sa,Su,PH 09:30-20:00; Apr-Sep: Tu-Fr 10:00-14:00,18:00-20:00; Apr-Sep: Sa,Su,PH 09:30-20:00; Mo off; Jan 01,06,May 01,Dec 25: off
Telefono
+34 913667415
Come arrivare
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Las Ventas

Plaza de toros · Madrid

Las Ventas

La Plaza de Toros de Las Ventas è la più importante plaza de toros della Spagna e una delle più prestigiose al mondo. Si trova nella zona est di Madrid, nel quartiere di Salamanca, e ha una capienza di 26.000 spettatori che ne fanno la terza più grande del mondo.

Fu progettata dall'architetto José Espeliu, in stile neomudéjar e inaugurata il 17 giugno 1931.

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Storia

Prima del 1931 le corride di Madrid si tenevano in una struttura più piccola, costruita nel 1874 e situata in Carretera de Aragon, ma l'aumento di popolarità di questo spettacolo negli anni venti comportò la necessità di un nuovo edificio più capiente. Il progetto fu affidato da José Espeliu, amico del celebre torero Joselito, e il terreno su cui edificare venne fornito dalla famiglia Jardón, che in cambio ottenne la gestione dell'arena per cinquant'anni. Il primo mattone fu posizionato il 19 marzo 1922 e la costruzione dell'edificio costò 12 milioni di pesetas e terminò nel 1929. Il primo combattimento di inaugurazione si tenne il 17 giugno 1931. Durante la guerra civile spagnola i combattimenti vennero sospesi, e ripresero nel 1939 e da allora l'arena è stata utilizzata regolarmente tutti gli anni per la stagione delle corride, che va da marzo a dicembre.

Saltuariamente essa viene anche utilizzata per spettacoli di altro genere e il 2 luglio 1965 vi si esibirono i Beatles e nel 1996 il gruppo rock degli AC/DC vi tenne un celebre concerto, da cui fu tratto un DVD dal titolo No Bull. Il cantante statunitense Bruce Springsteen affermó pubblicamente che l'arena era il luogo con la miglior acustica in cui aveva suonato.

Struttura

Las Ventas ha una struttura quasi perfettamente circolare e l'arena centrale è una delle più grandi del mondo, con circa 60 m di diametro. Tutt'intorno all'arena si sviluppano le gradinate dei posti a sedere, suddivise in 10 scomparti detti tendidos, i più prestigiosi dei quali sono coperti. Il decimo tendido è riservato al presidente della corrida, che svolge funzione di arbitro; nella stessa zona si trova il balcone riservato al re, esattamente di fronte all'orologio. All'arena si accede da cinque diversi cancelli, più tre toriles, riservati all'ingresso dei tori. La famosa "Puerta Grande", collocata fra i tendidos 7 e 8, è il cancello più importante; solo ai toreri che si distinguono in modo particolare è concesso l'onore di uscire dall'arena attraverso questa porta. Accanto alla Puerta Grande, sulla facciata verso l'esterno, si trova una targa con l'elenco dei toreri che hanno avuto questo onore nella storia dell'arena.

Manifestazioni

La stagione della tauromachia inizia a marzo e finisce a dicembre; durante i mesi successivi, in Spagna, si tengono corride solo nelle arene al coperto. Durante la festa di San Isidro si tengono combattimenti tutti i giorni, mentre per il resto della stagione solo di domenica o nei giorni festivi. I combattimenti iniziano intorno alle 18 o alle 19 e durano 2/3 ore.

Il prezzo dei biglietti varia in funzione della distanza del posto dall'arena centrale, e dalla posizione al sole (più economici) o all'ombra (più costosi).

Trasporti

Las Ventas è raggiungibile grazie alle linee 2 e 5 della metropolitana e a molte linee di autobus.

Informazioni pratiche

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Sito ufficiale
www.las-ventas.com

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Real Academia de Bellas Artes de San Fernando

Accademia di belle arti · Madrid

Real Academia de Bellas Artes de San Fernando

La Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando) si trova in Calle Alcalá 13 a Madrid (Spagna).

Il museo espone opere di: Giovanni Bellini, Correggio, Giuseppe Arcimboldo, Francisco Goya, El Greco, Peter Paul Rubens, Antonio de Pereda, Giovanni Battista Beinaschi, Luca Giordano, Paolo De Matteis, Tiepolo, Mengs, Pompeo Girolamo Batoni, Francisco de Zurbarán, ecc.

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Sede

L'edificio è stato costruito tra il 1720 ed il 1730 come dimora di un ricco banchiere.

Venne ristrutturato in stile neoclassico: furono tolte le decorazioni barocche e l'ingresso dell'edificio fu sostituito da un severo portale.

Storia

L'Accademia di San Fernando, che prende il nome dal sovrano allora in carica, Ferdinando VI, fu fondata nel 1752 come molti altri istituti del genere in tutta Europa, la sede di Madrid fu la prima in Spagna, seguita poi da Valencia nel 1753, Barcellona nel 1775, Saragozza nel 1778, Valladolid nel 1779 e Cadice nel 1789.

Le accademie fiorirono per molti motivi: la Chiesa cattolica stava perdendo il suo secolare ruolo di principale patrona delle arti ed in tale contesto più laico si riteneva che, migliorando i principi dell'arte e del disegno, si sarebbero favorite l'industria e l'economia e si sarebbe accresciuto il prestigio del paese.

Allo stesso tempo i pittori erano ansiosi di migliorare la propria condizione sociale e di essere considerati membri di una professione invece che semplici artigiani.

Il diffondersi delle accademie coincideva inoltre con il dominio in Europa del neoclassicismo, un movimento basato proprio sullo studio dell'arte e del mondo antico.

L'accademia si prefiggeva di promuovere lo stile classico nell'arte e nell'architettura in sostituzione dei più appariscenti barocco e rococò che erano fioriti in Spagna nel Seicento e nel primo Settecento.

Gli studenti si dovevano conquistare un posto in questa accademia (Francisco Goya per esempio fu rifiutato due volte, solamente nel 1780 riuscì ad entrare per poi diventare vicedirettore e poi direttore).

Poco dopo la fondazione, un decreto reale stabilì che tutti i progetti degli edifici pubblici di Madrid dovessero avere l'approvazione della Real Academia de San Fernando, contribuendo con ciò ad imporre lo stile neoclassico nell'architettura della città.

Nel 1774 l'accademia acquistò l'edificio che occupa attualmente e fondò un museo.

Inizialmente gran parte delle opere erano quelle presentate dagli studenti per gli esami e le borse di studio, ma oggi il museo ha una ricca rappresentanza di dipinti spagnoli dal Cinquecento al primo Novecento; nonché un piccolo ma interessante gruppo di dipinti stranieri tra i quali figurano opere di pittori olandesi, fiamminghi, francesi, tedeschi ed italiani.

Le opere maggiori

Correggio

San Girolamo, 1516-1517 circa

Francisco Goya

La sepoltura della sardina, 1815-1820 circa

Antonio de Pereda

Sogno del nobiluomo, 1670 circa

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plaza de España

Piazza · Madrid

plaza de España

La Plaza de España di Madrid è una grande piazza al centro della quale si trova una fontana dedicata a Miguel de Cervantes. Sulla piazza si affacciano due importanti edifici: la Torre de Madrid (1957) e l'Edificio España.

== Il monumento a Cervantes ==

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Al centro della piazza c'è un monumento dedicato allo scrittore Miguel de Cervantes, progettato dagli architetti Rafael Martínez Zapatero e Pedro Muguruza e dallo scultore Lorenzo Coullaut Valera. Il monumento fu in gran parte realizzato tra il 1925 e il 1930 e venne portato a termine tra il 1956 e 1957 da Federico Coullaut-Valera, figlio dello scultore che aveva ideato l'opera.

Il monumento è composto da una scultura in pietra nel cui punto più alto è presente una sfera che simboleggia la lingua spagnola, circondata da cinque ragazze che leggono il libro del Don Chisciotte, sotto le quali possiamo vedere una statua di Miguel de Cervantes seduto.

Inoltre ci sono le sculture in bronzo di Don Chisciotte sul suo cavallo Ronzinante e Sancho Panza in sella ad un asino. È rappresentata anche l'amore di Don Chisciotte nelle sculture in pietra, della contadina Aldonza Lorenzo e dell'immaginaria Dulcinea del Toboso.

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parco nazionale della Sierra de Guadarrama

Area protetta · comunità di Madrid

parco nazionale della Sierra de Guadarrama

Il parco nazionale della Sierra de Guadarrama (in spagnolo: parque nacional de la Sierra de Guadarrama) è un parco nazionale situato tra Madrid e Castiglia e León, in Spagna. Istituito nel 2013, si estende per quasi 34000 ettari ed è il quinto parco più vasto in Spagna.

== Storia ==

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La società di alpinismo di Peñalara propose già nel 1920 che la catena montuosa del Guadarrama (in spagnolo: Sierra de Guadarrama) fosse dichiarata parco nazionale, ma tale progetto dovette attendere fino all'inizio del XXI° secolo, quando la Comunità di Madrid lo riscoprì. Pur in assenza di un parco nazionale istituito, alcune zone della Sierra erano comunque già tutelate in altri modi:

il Parco regionale dell'alto bacino del Manzanarre fu istituito intorno al 1908. L'area coperta dal parco regionale, la parte superiore del bacino del fiume Manzanarre, è stato designato nel 1992 come riserva della biosfera (Cuenca Alta del Río Manzanares).

dal 1984, infatti, l'ambiente naturale che circonda il Monastero dell'Escorial è stato protetto come Patrimonio Mondiale dell'Umanità

il Parco Naturale Peñalara è stato istituito nel 1990: il parco naturale comprende zone umide (chiamate Humedales del Macizo de Peñalar) importanti per gli anfibi, e nel 2006 questi sono stati designati come sito protetto dalla Convenzione di Ramsar. Il parco naturale si trova entro i confini di una zona di protezione speciale per l'avifauna.

Nel novembre 2006 la Comunità di Madrid approvò il piano delle risorse naturali della Sierra de Guadarrama. Il 13 giugno 2013 il Congresso dei deputati approvò l'iter parlamentare della legge sull'istituzione del Parco Nazionale di Guadarrama, con una superficie di 33.960 ettari, suddivisi tra Madrid (ha 21.714) e Castilla y Leon (ha 12246).

Territorio

L'intero parco nazionale di Guadarrama è situato all'interno della catena montuosa della Sierra de Guadarrama, che appartiene al Sistema Centrale iberico. Con una lunghezza di 80 km, una larghezza non superiore a 20 km a sud ovest-nord-est e la direzione, la Sierra de Guadarrama è parte della divisione naturale tra gli altipiani del nord e del sud che formano l'area centrale della penisola iberica. La Sierra fa parte del lato orientale della cordigliera del Sistema Centrale ed è una delle più ampie catene che compongono la cordigliera. La base di queste montagne nel versante nord-ovest è tra 1.100 e 1.200 metri e sul versante sud-est tra i 900 e i 1.100 metri. La prominenza topografica media dei picchi principali è di circa 1.000 metri e la più alta di loro è il Peñalara con 2.428 metri.

La Sierra de Guadarrama inizia nella valle del fiume Alberche (all'estremo sud-ovest), che separa la Sierra de Gredos e termina al passo si Somosierra (lontano nord-est), fungendo da separazione per i bacini dei fiumi Tajo e Duero, a cui fornisce alcuni dei suoi principali affluenti, come i fiumi Lozoya, Manzanarre, Guadarrama e Cofio (per il Tago), e il Duratón, Cega, Piron, Eresma, Moros e Voltoya (per il fiume Duero).

Flora e fauna

Il progetto punta a proteggere gli undici diversi ecosistemi presenti nelle montagne del Guadarrama, inclusi gli unici esemplari iberici di "montagne dell'alto Mediterraneo".

Nella zona recentemente dichiarata parco nazionale vi sono contemporaneamente più di 1280 specie differenti (delle quali 13 a rischio di estinzione) più di 1500 piante indigene e 30 diversi tipi di vegetazione. La vegetazione comprende il pino silvestre, la quercia, il ginepro, diverse specie di fabaceae e molte altre specie.

Le specie di animali di queste montagne rappresentano il 45% dell'intera fauna spagnola e il 18% di quella europea.

Sono presenti molti mammiferi come cervidi (cervo, capriolo e daino), stambecchi (qui reintrodotti nel 1990), cinghiali, tassi, diversi mustelidi, gatti selvatici, volpi, lepri e altri. Nei laghi sono osservabili molte specie di uccelli acquatici e grandi rapaci come l'aquila imperiale spagnola o l'avvoltoio monaco.

Dopo un'assenza di 70 anni nella regione, è stato avvistato nel parco un branco di lupi.

Uso del suolo

Come zona di montagna, l'utilizzo agricolo è molto limitato, essendo molto più sviluppata la selvicoltura (soprattutto sul Monte Abantos) e l'allevamento del bestiame. Per promuovere l'uso sostenibile dell'allevamento in un ambiente sensibile è stato creato il marchio IGP "Carne de la Sierra de Guadarrama" prodotta da 120 imprese incluse in un'area territoriale definita, utilizzando esemplari di razze selezionate (Avileña, Charolais e Limousine) con un ampio regime alimentare a base di pascoli naturali (integrato da cereali, data la scarsità di erba in alcuni periodi dell'anno).

Il settore industriale non è molto sviluppato, tranne che nelle zone di Guadarrama, El Escorial, Collado Villalba e Segovia.

Il settore terziario è andato sviluppandosi dalla seconda metà del XX secolo, quando la Sierra de Guadarrama è stata promossa come centro turistico regionale: alberghi, ristoranti e trattorie sono sempre più numerosi nelle città e località turistiche del Parco Nazionale. Inoltre, si è sviluppato il business legato alle attività sportive e di montagna come stazioni sciistiche, equitazione, sport acquatici e altri.

Informazioni pratiche

Orari
24/7
Telefono
+34 921 417 239
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.parquenacionalsierraguadarrama.es

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plaza de Cibeles

Piazza · Madrid

plaza de Cibeles

La plaza de Cibeles si trova nella città spagnola di Madrid, all'intersezione di Calle de Alcalá (che l'attraversa da ovest a est) con il paseo de Recoletos (a nord) e il paseo del Prado (a sud). Questo luogo, uno dei più simbolici della capitale, segna il limite dei distretti Centro, Retiro e Salamanca.

Al centro, la celebre fuente de Cibeles, scolpita nell'anno 1782, a partire da un progetto di Ventura Rodríguez. Ognuno dei quattro angoli della piazza è sovrastato da edifici emblematici, costruiti tra la fine del XVIII e l'inizio del XX secolo.

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Il Palacio de Buenavista o Quartier General dell'Esercito, datato 1777, è il più antico di tutti loro. Si trova nell'angolo nordoccidentale, di fronte al Palacio de Linares o Casa de América, che si alza sull'angolo nordorientale. Il Palacio de Comunicaciones, sede del comune di Madrid dall'anno 2007, si trova all'estremo sudest il Banco de España all'estremo sudovest.

Toponimia

La plaza de Cibeles prende il nome dalla fontana omonima, dedicata alla dea greca Cibele, sposa del titano Crono e madre di Attis. Il luogo venne chiamato inizialmente plaza de Madrid, ma nell'anno 1900, il comune di Madrid la battezzò come plaza de Castelar, nome che fu infine sostituito dall'attuale.

Storia

Il luogo occupato oggi dalla plaza de Cibeles formava parte di un asse longitudinale costituito da un viale alberato, che nel rinascimento separava la zona urbana madrilena dai differenti complessi religiosi e reali. Contava con tre tratti principali, conosciuti come il Prado de los Recoletos Agustinos (attuale paseo de Recoletos), il Prado de los Jerónimos (a cui corrisponde il paseo del Prado) e il Prado de Atocha (scomparso).

La prima importante riforma di quest'asse viario si portò a termine sotto Felipe II, nell'anno 1570. Nel XVIII secolo, durante il regno di Carlos III, si intraprese una nuova riforma. Il progetto, che ricevette il nome di Salón del Prado, fu eseguito dagli architetti Ventura Rodríguez e José de Hermosilla. Consisteva nel creare una grande zona ornamentale di giardini e fontane a est di Madrid, fiancheggiata ai lati da diversi spazi dedicati alla divulgazione scientifica e culturale.

Frutto di questa iniziativa urbanistica fu l'installazione nel 1782 della fuente de Cibeles assieme al Palacio de Buenavista, nel paseo de Recoletos, guardando verso la vicina fuente de Neptuno. Nel 1895 venne presa la decisione di trasportare il complesso scultorico all'incrocio del citato paseo con la calle de Alcalá, sua attuale ubicazione. La confluenza di ambo le vie fu sfruttata per creare attorno alla fontana una rotonda di distribuzione del traffico di carrozze, alla piazza.

Quattro anni prima del trasferimento della fontana aveva ufficialmente aperto le sue porte l'edificio del Banco de España, cosicché gli angoli occidentali della piazza furono chiusi (questa costruzione si trova all'angolo sudovest), di fronte al Palacio de Buenavista, all'angolo nordovest).

Nei primi anni del XX secolo, il contorno orientale rimase definitivamente stabilito, con l'inaugurazione nel 1900 del Palacio de Linares, dopo 23 anni di progetti e lavori in corso; e nel 1917 del Palacio de Comunicaciones, l'edificio di maggiore altezza della piazza e che, assieme alla fontana, meglio definisce l'identità della stessa.

Con lo sviluppo urbanistico di Madrid, la plaza de Cibeles si convertì in un luogo nevralgico della città e, data la sua posizione tra due delle principali arterie della città (la calle de Alcalá e l'asse Recoletos-Prado), in un importante nodo del traffico su ruote. È stata il palcoscenico di diversi avvenimenti storici e sociali, tra cui gli ultimi festeggiamenti sportivi dei tifosi del Real Madrid.

Descrizione

La plaza de Cibeles ha la pianta circolare. La sua disposizione nella confluenza di varie vie di comunicazione di considerevole larghezza fanno sì che assomigli più a una grande rotonda che ad una piazza propriamente detta. Nonostante ciò, presenta importanti valori storico-artistici, grazie ai quattro edifici che chiudono il suo contorno e al complesso scultoreo che occupa la parte centrale.

Fuente de Cibeles

La fuente de Cibeles venne installata nel 1782 nel Paseo del Prado, assieme al Palacio de Buenavista, di fronte alla fontana di Nettuno (attualmente nel centro della plaza de Cánovas del Castillo). Comprende la dea Cibele (Cibeles in spagnolo), simbolo della terra, dell'agricoltura e della fecondità, su di un carro tirato da leoni.

Gli incaricati della realizzazione furono Francisco Gutiérrez (figura della dea e il carro), Roberto Michel (i leoni) e il decoratore Miguel Ximénez, d'accordo con il progetto di Ventura Rodríguez. La dea e i leoni furono scolpiti in marmo, e il resto in pietra.

Il fatto che si trovi in un luogo così centrale, la sua movimentata storia, e perfino tradizioni recenti come luogo di celebrazioni sportive hanno contribuito a far sì che sia uno dei più conosciuti simboli di Madrid.

Palacio de Buenavista

Il Palacio de Buenavista, sede attuale del Quartier Generale dell'Esercito, venne edificato nel 1777 nel terreno reale conosciuto come Altillo de Buenavista, comprato nel 1769 dal dodicesimo duca di Alba, che incaricò nel 1770 un progetto di sistemazione del giardino allo stile francese a Ventura Rodríguez che non arrivò a realizzarsi. È situato su un promontorio, circondato da una zona alberata, cosicché risulta difficile da vedere dalla plaza de Cibeles.

L'edificio fu ristrutturato nell'anno 1939. In quest'occasione, si costruì un piano supplementare e si incorporò un frontespizio alla facciata principale, che dà sulla calle de Alcalá, opera dello scultore Aniceto Marinas.

Banco de España

L'angolo sudoccidentale della piazza è presieduto dalla sede centrale del Banco de España, inaugurata nel 1891, nove anni dopo che il re Alfonso XII di Spagna collocasse la prima pietra. L'edificio fu progettato da Eduardo Adaro e Severiano Sainz de la Lastra, che contarono su di un budget a disposizione di circa 15.300.000 pesetas. Parteciparono ai lavori anche Aníbal Álvarez Bouquel, Alejandro Herrero e Bernardo Asins, tra gli altri. Quest'ultimo fu l'autore della porta di ferro.

Durante il XX secolo, vennero effettuati tre ampliamenti. Il primo de essi avvenne tra il 1930 e il 1934 e il secondo tra il 1969 e il 1975. Il più recente, terminato nell'anno 2006, fu progettato da Rafael Moneo. Tutti questi interventi hanno rispettato i confini originali dell'edificio.

Palacio de Linares

Il Palacio de Linares deve il suo nome a Mateo Murga Michelena, marchese di Linares, che ordinò la sua costruzione nel 1877 all'architetto Carlos Colubí. L'edificio, che occupa uno spiazzo di 3.064 m², fu completato nel 1900.

Negli interni spicca la sontuosa decorazione delle diverse sale, opera di artisti come Casto Plasencia, Jerónimo Suñol, Francisco Pradilla, Manuel Domínguez, Francisco Amérigo e Alejandro Ferrant, tra gli altri, che combinarono diversi stili, come il neogotico, il neobarocco o il romantico. Il vestibolo ovale e la scala a doppio scivolo, realizzata dall'architetto Manuel Aníbal Álvarez Amoroso, sono due degli elementi più significativi dell'interno.

Palacio de Comunicaciones

Il Palacio de Comunicaciones fu l'ultimo dei quattro edifici del contorno della piazza ad essere costruito. Può essere considerato come quello che meglio identifica la piazza, disponendosi incurvato sull'angolo sudorientale e propiziando la definizione circolare della stessa. Inoltre, il suo aspetto istituzionale e la sua considerevole altezza massima (la torre centrale è alta più di 60 m) rinforzano la sensazione di chiusura dell'ampio spiazzo nel quale confluiscono la calle de Alcalá e i viali di Recoletos e del Prado.

Il palazzo, che occupa una superficie totale di 12.207 m², venne costruito sopra terreni integrati originariamente nel Parco del Retiro. Cominciò ad essere edificato nell'anno 1904, a partire da un progetto degli architetti Antonio Palacios e Julián Otamendi e dell'ingegnere Ángel Chueca. Il costo totale giunse ai 10.311.860 pesetas. I lavori ebbero termine tre anni dopo, nel 1907.

L'edificio, concepito con criteri di razionalità e funzionalità, è una mescola di differenti stili ed influenze. La monumentalità dei suoi volumi emula i modelli architettonici statunitensi vigenti all'epoca e le sue composizioni volumetriche denotano un certo tocco francese. Riguardo agli elementi decorativi esterni, questi rimandano all'architettura medievale spagnola, presente anche nella lavorazione della pietre.

Il Palacio de Comunicaciones ospitò fino all'anno 2007 i servizi generali delle poste, telegrafi e telefonia. A partire da quell'anno e dopo diversi lavori di rinnovamento tuttora in corso, è sede del Comune di Madrid.

Viste panoramiche

La sua ubicazione in un piccolo avvallamento, sul letto dello scomparso arroyo de Valnegral, tra due lievi declivi ai lati orientale ed occidentale, permette di osservare diverse prospettive urbane, tra le più caratteristiche dello skyline madrileño.

Lato occidentale. Nella parte ovest della piazza sbocca il tratto iniziale della calle de Alcalá, notevolmente allargata dopo la confluenza in essa della Gran Vía. L'edificio Metrópolis e le sedi del Círculo de Bellas Artes e dell'Instituto Cervantes sono alcune delle costruzioni che si possono osservare dalla piazza, grazie alla pendenza del terreno.

Lato orientale. Dopo aver attraversato la piazza, la calle de Alcalá prosegue verso la Puerta de Alcalá, situata nella vicina plaza de la Independencia e ben visibile grazie alla citata pendenza del terreno.

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Real Jardín Botánico de Madrid

Orto botanico · Madrid

Real Jardín Botánico de Madrid

Il Real Jardín Botánico de Madrid è un orto botanico ubicato in Plaza de Murillo, nelle vicinanze del Museo del Prado a Madrid.

== Storia ==

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Il giardino venne fondato il 17 ottobre 1755, per volere di Ferdinando VI, e ubicato nell'Orchard di Migas Calientes, vicino all'odierna Puerta de Hierro, sulle rive del Manzanarre. Conteneva più di 2000 piante raccolte da José Quer y Martínez, botanico e medico.

Nel 1774 Re Carlo III ordinò il suo trasferimento nel sito attuale del Paseo del Prado, affidandone la progettazione agli architetti Francesco Sabatini e Juan de Villanueva che organizzarono il giardino in tre terrazze a più livelli, sistemando le piante secondo il metodo di Linneo. Questo nuovo sito fu inaugurato nel 1781. La sua missione non era solo quella di esporre le piante, ma anche di insegnare la botanica, promuovere spedizioni per la scoperta di nuove specie di piante e di classificarle.

L'erbario è il più grande in Spagna, con oltre un milione di esemplari.

Il giardino venne ampliato con l'inserimento di 10000 piante portate in Spagna da Alessandro Malaspina nel 1794. Nel corso della guerra d'indipendenza spagnola del 1808 il giardino venne abbandonato, ma nel 1857 il suo direttore Mariano de la Paz Graëlls y de la Aguera lo dotò di una nuova serra e sistemò la terrazza superiore. Sotto la sua direzione venne creato anche uno zoo successivamente spostato nel Parque del Buen Retiro. Fra il 1880 ed il 1890 il giardino subì delle perdite, prima per la costruzione del Ministero dell'Agricoltura, nel 1882, e quindi, nel 1886, quando perse 565 alberi a seguito di un ciclone.

Pubblicazioni scientifiche

Annali del Giardino Botanico di Madrid

Questa è la rivista pubblicata dal Giardino Botanico, che pubblica documenti sulla tassonomia vegetale e sistematica, sui funghi e campi correlati, quali biogeografia, bioinformatica, conservazione, ecofisiologia, filogenesi, filogeografia, floreale, morfologia funzionale, nomenclatura e relazioni fra vegetali-animali, comprese le opere di sintesi e revisione. La rivista invia le informazioni sulle nuove specie pubblicate da inserire nelle banche dati W3TROPICOS (piante vascolari, briofite), Indice internazionale dei nomi delle piante o Index Fungorum.

Flora Iberica

Pubblicazione della ricerca tassonomica sulle piante vascolari che crescono spontaneamente nella penisola iberica e le isole Baleari pubblicato in 21 volumi.

Flora Iberica Mycologica

Si tratta di una serie aperiodica, pubblicata con numerazione progressiva, di monografie che non seguono un ordine predefinito sistematico. L'opera si presenta in due colonne, con testi in spagnolo e in inglese. Porta chiavi di identificazione, descrizione, distribuzione, commenti e informazioni bibliografiche. La maggior parte delle specie sono accompagnate da un'illustrazione (disegni a inchiostro in bianco e nero).

Flora Huayaquilensis

Si tratta di un grande gruppo di documenti che descrivono le spedizioni di Juan José Tafalla Navascués, uno spagnolo fra i primi a viaggiare in Sud America e a documentare le diverse piante indigene, con meravigliosi dipinti e descrizioni precise. Tutto questo lavoro, presente negli archivi, venne pubblicato da Eduardo Estrella Aguirre dopo aver cercato la documentazione nell'archivio del Real Jardín Botánico di Madrid.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Indirizzo
Plaza Murillo 2
Orari
Jan,Feb,Nov,Dec: 10:00-18:00; Apr,Sep: 10:00-20:00; Mar,Oct: 10:00-19:00; May-Aug: 10:00-21:00
Telefono
+34 91 420 30 17
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.rjb.csic.es

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Museo Sorolla

Museo · Madrid

Museo Sorolla

Il Museo Sorolla è un museo spagnolo statale sito a Madrid in una palazzina del Paseo del General Martínez Campos, sistemazione che servì da studio e abitazione a Joaquín Sorolla insieme alla moglie e ai loro tre figli.

== Storia ==

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L'edificio fu costruito nel 1911 sotto la direzione dell'architetto Enrique María Repullés, che concretizzò i desideri del pittore di creare uno spazio funzionale all'area di lavoro, a quella di abitazione e potesse anche avere un giardino. L'abitazione conserva l'ambiente originale di gran parte degli spazi, oltre a ospitare un'ampia collezione di opere di Sorolla, così come i numerosi oggetti che egli riunì come collezionista durante la sua vita. Si tratta di una delle case di artista meglio conservate d'Europa.

Dal 1º marzo 1962, l'edificio è Monumento Storico Nazionale Spagnolo.

La destinazione dell'edificio a Museo che ospiti le opere del pittore sorse per iniziativa della moglie dell'artista Clotilde García del Castillo, che nel 1925 fece testamento lasciando allo stato spagnolo le opere e il patrimonio di sua proprietà per creare un luogo ove fosse onorata la memoria del marito. Il 28 marzo 1931 la sua donazione fu accettata con Reale ordine e fu istituita un'apposita Fondazione. Il museo fu inaugurato nel 1932, rimanendo sotto la direzione del figlio dell'artista Joaquín Sorolla García. Alla sua morte, avvenuta nel 1948, quest'ultimo lasciò un gran numero di opere per l'ampliamento del fondo del museo, accettate dallo stato spagnolo nel 1951.

Il 27 aprile 1973 il museo fu incorporato al Patronato Nacional de Museos, soppresso nel 1985, il che comportò un miglioramento professionale nella sua amministrazione, con la nomina di un direttore-conservatore appartenente al corpo facoltativo dei conservatori di musei. Dal 2009 è un Museo Nazionale di Spagna sotto il Ministero spagnolo della cultura e dello sport, con gestione esclusiva della Direzione Generale delle Belle arti.

Galleria di immagini
Ambienti del museo
Alcune opere di Sorolla

Informazioni pratiche

Indirizzo
Paseo del General Martínez Campos 37
Orari
Mo off; Tu-Sa 09:30-20:00; Su 10:00-15:00; Jan 01,06,May 01,Dec 24,25,31 off
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
museosorolla.mcu.es

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Casa de Campo

Parco · Madrid

Casa de Campo

Casa de Campo è il più grande parco pubblico di Madrid in Spagna.

Si trova ad ovest della città nel quartiere di Casa de Campo del distretto di Moncloa-Aravaca ed è delimitato a sud dal distretto di Latina e ad ovest dal municipio di Pozuelo de Alarcón. Il parco è collegato al monte de El Pardo ed ha una superficie di 1.722,6 ettari, praticamente il doppio di quella del Bois de Boulogne di Parigi e cinque volte quella del Central Park di New York e 6,5 volte rispetto a Hyde Park di Londra.

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La Casa de Campo fu una proprietà storica della Corona spagnola ed una riserva di caccia della famiglia reale. Dopo la proclamazione della Seconda Repubblica, è stata ceduta dallo Stato al popolo di Madrid ed è aperta al pubblico dal 1º maggio 1931.

All'interno del parco si trovano varie installazioni: il Parque de Atracciones, il parco zoologico, il Teleférico che collega la Casa de Campo al Parco del Oeste, una parte del centro fieristico IFEMA, la Madrid Arena, la Venta del Batan (un recinto che ospita i tori nei giorni precedenti le corride che si tengono nella plaza de toros de Las Ventas) e differenti installazioni sportive.

La Casa de Campo è usata da molti residenti della città, specialmente nei fine settimana e nelle feste, e molti sportivi usano il parco per la corsa, il ciclismo, il tennis, il calcio, il trekking e il nuoto. Ci sono anche eventi di atletica e, sul lago, eventi di canoa e triathlon.

Si può raggiungere in autobus, metropolitana, veicolo privato o funivia.

Informazioni pratiche

Come arrivare
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Palazzo Reale di El Pardo

Museo · Madrid

Palazzo Reale di El Pardo

Il Palazzo Reale di El Pardo (in spagnolo: Palacio Real de El Pardo, o Palacio del Pardo) è un'antica residenza reale del quartiere di El Pardo, nella periferia nord di Madrid, eretta nel XVII secolo per volere di Filippo III sulle rovine di un edificio preesistente e rimodellata nel 1772 dall'architetto Francesco Sabatini per volere di Carlo III.

Il palazzo era un tempo la residenza ufficiale di reali e capi di Stato spagnoli, come ad esempio del dittatore, il generale Francisco Franco. Ora il palazzo viene adibito ad alloggio per i capi di Stato stranieri in visita ufficiale.

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L'edificio è incluso nelle proprietà del Patrimonio Nacional.

Ubicazione

Il palazzo si trova al centro della foresta di El Pardo.

Caratteristiche

Il palazzo è a forma di quadrilatero con torri angolari.

Al suo interno si trovano numerosi affreschi ed arazzi, ispirati da schizzi di Francisco Goya.

Storia

Le origini del palazzo risalgono al XV secolo, quando Enrico IV di Castiglia fece costruire in loco un piccolo palazzo per ospitare la famiglia reale e il personale di corte dopo le battute di caccia. Tale palazzo fu però fatto demolire da Carlo V, che vi fece costruire un padiglione di caccia, poi trasformato in un sontuoso palazzo dal figlio di quest'ultimo, Filippo II.

La costruzione del palazzo attuale fu voluta nel 1604 dal figlio di Filippo II, Filippo III di Spagna, dopo che il palazzo fatto costruire dal padre, era andato distrutto in un incendio.

Dal marzo 1940 fino al 1975, il Palazzo Reale di El Pardo fu la residenza ufficiale del dittatore, il generale Francisco Franco. Durante questo periodo, il palazzo fu il centro della maggioranza delle grandi decisioni politiche spagnole. Nel palazzo, Franco lavorava, celebrava i consigli dei ministri e le udienze, e riceveva i capi di Stato e le autorità. Dopo la morte di Franco, la famiglia del dittatore lasciò per l'ultima volta il palazzo il 31 gennaio 1976; da quella data, nessun membro della famiglia Franco è tornato al Palazzo di El Pardo.

Personaggi celebri nati nel palazzo

Evangelina Sobredo Galanes, cantautrice nota con il nome di Cecilia (1948-1976).

Informazioni pratiche

Telefono
+34 91 376 21 56
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Sito ufficiale
www.patrimonionacional.es

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Parco zoologico di Madrid

Giardino zoologico · Madrid

Parco zoologico di Madrid

Lo Zoo Aquarium di Madrid è un parco zoologico situato a Madrid che si trova nella Casa de Campo, il più vasto parco forestale della città. Il parco appartiene a Parques Reunidos.

La Casa de Fieras del Retiro fu il primo parco zoologico di Madrid, fondato nel 1770 da Carlo III.

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Storia

Il fondatore dell'attuale Zoo di Madrid fu Antonio Lleó de la Viña, responsabile della costruzione del complesso nella Casa de Campo. Il progetto iniziale dello Zoo di Madrid venne incaricato all'architetto catalano Jordi Mir Valls, vincitore del concorso creato appositamente per tale scopo. Il parco fu dunque inaugurato nel 1972.

Quindici anni dopo, nel 1987, venne costruito il delfinario inaugurato con sette delfini (Tursiops truncatus). In seguito fu costruito anche il padiglione Naturaleza Misteriosa (Natura Misteriosa) dove si trova una collezione di rettili, anfibi ed invertebrati.

Nel 1995 venne costruita la parte sud-est del recinto dell'Aquarium, a forma di piramide di cristallo, che misura 3.000 m².

Nel 1997, vennero introdotte le esibizioni di volo con uccelli rapaci ed esotici, in una zona vicina al delfinario. In quello stesso anno gli allora proprietari (Banca Bilbao Vizcaya, gli ereditieri di Lleó de la Viña e della società Patriber) vendettero il complesso al Parque de Atracciones de Madrid (Parques Reunidos).

Nel 2002, la regina Sofia e l'allora sindaco di Madrid, José María Álvarez del Manzano, inaugurarono le aule di educazione ambientale dello Zoo Aquarium.

Nel 2003, venne costruito il padiglione dei leoni marini (Zalophus californianus) e dei pinguini (Spheniscus demersus).

Nel 2006, venne costruita la zona dei primati dell'Asia sud-orientale, che conteneva gli oranghi e i gibboni dalle mani bianche (Hylobates lar).

Dal settembre 2007 il parco comprende un nuovo recinto con panda giganti (Ailuropoda melanoleuca). I primi due esemplari vennero donati dal governo cinese.

Programmi di conservazione

All'interno dello Zoo di Madrid vengono allevate numerose specie di animali, come il panda gigante, la foca grigia, cobra monocolo albino (Naja kaouthia) e l'orango tango del Borneo.

Tra il 2007 e il 2008 lo Zoo partecipò a trenta programmi EEP e ventuno programmi ESB, coordinati da EAZA.

Padiglioni e specie allevate

Il parco zoologico di Madrid vanta una collezione di oltre 6000 animali e più di 500 specie differenti.

Quando venne costruito il delfinario nel 1987, i primi animali vennero importati da Marineland Catalonia.

Il delfinario è una piscina lunga 36 m, 10 m di larghezza e 5,20 m di profondità; con una capacità più di 2 milioni di litri d'acqua, accompagnata da due piscine secondarie per la cura ed il mantenimento dei delfini (300 metri cubi d'acqua). L'acqua adatta alla vita degli animali si prepara a partire da acqua dolce a cui viene aggiunto il sale.

Nel 1995 venne costruito l'acquario. Ci sono 35 vasche in esposizione le quali ospitano più di 200 specie, principalmente pesci ed invertebrati marini.

Informazioni pratiche

Telefono
+34 911 54 74 79
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.zoomadrid.com

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Museo de América

Museo · Madrid

Museo de América

Il Museo de América è un museo nazionale spagnolo con sede a Madrid, al numero 6 di avenida de los Reyes Católicos, nella Ciudad Universitaria. È stato creato con decreto del 19 aprile 1941 per ospitare le collezioni di archeologia, arte ed etnografia americana che fino ad allora appartenevano al Museo Archeologico nazionale.

Possiede più di 25 000 opere, che vanno, cronologicamente, dal Paleolítico fino ai nostri giorni e coprono la totalità del continente. Colleziona tutti i tipi di pezzi archeologici, artistici e etnografici provenienti o riguardanti il Nuovo Mondo, salvo quelli di numismatica, conservati nel Museo Archeologico Nazionale, e quelli di arte moderna, siti nel Museo Nazionale Centro di Arte Regna Sofia.

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Il museo è statale e sotto la gestione diretta del Ministero della Cultura (attualmente Ministero di Cultura e Sport). Organicamente dipende dalla Direzione generale di belle arti, subdirezione generale dei musei statali.

Storia

L'incendio dell'Alcázar di Madrid, del 1734, distrusse le collezioni americane che i re di Spagna avevano accumulato, compresi i pezzi offerti alla Corona dai conquistadores. Si salvarono un ridotto numero di pezzi presenti in altri luoghi, come i codici e le corone di piume conservate nel Monastero dell'Escorial e alcuni codici messicani conservati nella Reale Biblioteca Pubblica, oggi Biblioteca Nazionale di Spagna. A causa di questo evento, le collezioni più antiche attualmente nel Museo sono quelle provenienti dal Reale Gabinetto di storia naturale, costituito da Carlo III nel 1771 a partire dalla donazione della collezione che Pedro Franco Dávila aveva riunito durante il suo soggiorno di più di quattordici anni a Parigi. Con il fine di aumentare i fondi museali, questa istituzione ordinò ai territori dell'America spagnola l'invio in patria di opere rappresentative, comprendenti pezzi provenienti dai primi scavi archeologici compiuti nel nuovo continente. Vennero anche incorporati al Reale Gabinetto, dei materiali etnografici ottenuti nelle spedizioni scientifiche ai tempi della scoperta.

Nel 1868 le collezioni di antichità, arte e etnografía del Reale Gabinetto (che nel 1815 erano state dissolte e integrate, insieme ad altri istituti, nel nuovo Museo Reale di scienze naturali di Madrid, antenato diretto dell'odierno Museo Nazionale di scienze naturali) sono state trasferite al Museo Archeologico Nazionale, creato l'anno prima, oltre a quelle provenienti dal Museo delle medaglie e antichità della Biblioteca Nazionale, che aveva alcuni pezzi americani, della Scuola superiore di diplomazia e della Reale accademia della storia. Dal Museo archeologico, a sua volta, vennero separate quelle di origine americana (fino ad allora nella sezione IV o di etnografía) con il Decreto di avviamento del Museo delle Americhe, del 19 aprile 1941, il quale stabiliva che «Il fondo iniziale verrà costituito dalle collezioni di etnografia e archeologia americana esistenti nel Museo archeologico nazionale, con i suoi libri, vetrine e arredo». Anche se il decreto di fondazione non le menzionava, vennero passate al nuovo museo le collezioni di Filippine e Oceania, oltre ad una piccola collezione africana, compresi pezzi provenienti dai luoghi senza relazione alcuna con le esplorazioni e conquiste ultramarine spagnole, come il gruppo di circa cento oggetti sami che era stato donato al museo nel 1896 dall'ingegnere svedese Åke Sjögren.

Creato il nuovo museo, la collezione venne installata provvisoriamente nell'ala sinistra della pianta principale del palazzo, con inaugurazione il 13 luglio 1944. Il museo era costituito da undici sale, sette dedicate ai fondi precolombiani e le altre quattro a quelli coloniali. Nel 1962 iniziò il trasferimento alla sua postazione definitiva, inaugurata ufficialmente tre anni dopo, il 17 luglio 1965. Il Museo è rimasto chiuso tra il 1981 e 1994 per lavori di ristrutturazione.

Oggi è qualificato Bene di interesse culturale con categoria di monumento in virtù del Decreto 474/1962, del 1º marzo (BOE del 9 marzo), mediante il quale determinati musei sono stati dichiarati monumenti storico-artistici.

Sede

Circondato da spazi alberati, il Museo delle Americhe è situato in una zona del campus dell'Università Complutense per consacrare i vincoli tra Spagna e il continente americano. La sua superficie totale è di 17.400 m² e conta sedici sale dedicate alla collezione permanente e tre ad esposizioni temporanee.

La progettazione dell'immobile venne affidata, da Pedro Muguruza che occupava l'incarico di direttore generale di architettura, a Luis Moya, che chiese a Luis Martínez-Feduchi di collaborare al progetto. I due concepirono un edificio di stile neocoloniale, con l'interno organizzato intorno a un chiostro centrale con giardino, al modo delle missioni e dei palazzi coloniali. Moya si occupò delle parti strutturali e Martínez-Feduchi di quelle storiche e decorative, come la torre. Gli architetti, a causa della scarsità di ferro e cemento, che c'era in Spagna in quell'epoca, decisero per una struttura integralmente in mattoni, coprendola con volte in folio, tutte differenti, alcune delle quali rinforzate con nervature che raggiungono i dodici metri di luce. Le opere vennero realizzate tra il 1943 e il 1954, anche se alcune parti del progetto non vennero completate. Oltretutto, fino alla ristrutturazione, il Museo ha dovuto condividere l'edificio con altre istituzioni che a partire dal 1952 vi vennero installate: la parrocchia della Città Universitaria — chiesa parrocchiale di San Tommaso d'Aquino, inserita nella sala che era destinata ad esposizioni temporanee, la Scuola maggiore sacerdotale, il seminario sacerdotale hispanoamericano, il Museo nazionale di scultura (1961-1990), il Liceo di conservazione e Restauro di opere d'arte e la Scuola di restauro.

Nel 1980 venne avviata una profonda ristrutturazione dell'edificio causando la chiusura temporanea del Museo dal 28 dicembre 1981. Durante i primi cinque anni, fino 1986, rimase aperta una sala per esposizioni temporanee, e successivamente la chiusura fu totale. Durante i lavori la collezione venne spostata in istituzioni esterne situate nelle vicinanze.

Collezioni

Il museo conserva più di venticinquemila pezzi, dei quali sono esposti circa duemilacinquecento. Le collezioni comprendono archeologia precolombina, arte coloniale e etnografia. Vanno dall'anno 10.000 a. C., nel Paleolitico, fino ai giorni nostri, e provengono da tutto il continente, non solo dall'America spagnola, ma anche dai territori nei quali non ci fu mai una presenza spagnola permanente, come certe zone degli Stati Uniti, Brasile, Canada e Suriname.

Secondo Paz Cabello, già sua direttrice, questo museo «è il più completo. Anche se in Europa e nelle Americhe ci sono musei che hanno più fondi, le nostre collezioni sono molto ampie, molto belle e molto antiche e queste tre caratteristiche non si discutono. Ci sono molti pezzi che datano dall'epoca delle colonie e gli altri musei non hanno niente del genere perché circoscrivono le collezioni soprattutto agli aspetti indigeni. Non bisogna dimenticare che questo è un museo etnografico e archeologico».

I fondi più antichi sono quelli provenienti del Reale Gabinetto di storia naturale. Due delle sale del museo sono state destinate a ricreare l'aspetto delle case del tempo, basandosi su progetti e disegni originali. Le collezioni sono state incrementate, nel tempo, mediante donazioni e lasciti.

La sistemazione originaria seguiva un criterio tradizionale, geografico e cronologico, ma nella ristrutturazione venne trasformata secondo un criterio tematico, strutturato in cinque aree: «La scoperta delle Americhe», «La realtà delle Americhe», «La società», «La religione» e «La comunicazione».

Archeologia

Le culture meglio rappresentate sono quelle centroandine, ovvero dell'Antico Perù, odierni Perù e Bolivia. Sono quelle che hanno una presenza maggiore di reperti, con varie migliaia di pezzi, e anche più vari.

Mesoamerica

Nel 1872 venne fatta la prima acquisizione di una grande collezione, quella di José Ignacio Mirò, che includeva tre teste in pietra maya che decoravano edifici di Uxmal (Messico), e soprattutto il frammento piccolo o Cortesiano del libro più importante della collezione del museo e uno dei pezzi più significativi della collezione maya dell'istituto, il Códice Tro-Cortesiano, o Codice di Madrid, uno dei quattro unici codici maya conservati in tutto il mondo (successivamente è stato acquistato un altro frammento, il grande o Troano, nel 1888). Un'altra opera maya rilevante del museo è la Stele di Madrid, una delle due gambe che sostenevano il trono del re Pakal di Palenque.

Della collezione azteca rimane il Codice Tudela, o Codice del Museo delle Americhe, acquistato nel 1948, il secondo libro più importante della collezione dell'istituto dopo il Codice Tro-Cortesiano.

Anche se è stata separata, per la sua qualità e per lo spazio coperto dalle collezioni, la donazione del diplomatico Luis Mariñas Otero, inserita nel 1989, è costituita da ottantasei pezzi precolombiani, ottantacinque ceramiche e una figura in pietra della zona di El Salvador.[23]

America Centrale e Caraibi

Costituita da Nicaragua, Costa Rica, Panama, Antille e dalla striscia costiera del Venezuela.

Area andina nord

Comprende Colombia e gran parte dell'Ecuador.

Dopo la chiusura dell'Esposizione storica-americana del 1892, commemorativa del IV centenario della Scoperta, diversi stati americani donarono vari oggetti precolombiani esposti alla mostra. Tra essi i centoventitré pezzi del Tesoro dei Quimbaya, donati dal Governo della Colombia in ringraziamento per l'intermediazione della Spagna nel conflitto di confine con il Venezuela, che culminò con un lodo arbitrale, dettato dalla regina reggente María Cristina di Habsburgo-Lorena, nel quale venivano riconosciuti i diritti colombiani sul margine sinistro del fiume Orinoco. Secondo Paz Cabello, questa collezione di oreficeria quimbaya «è unica e di un valore inestimabile. È la più importante al mondo e molto superiore a quella esposta nel Museo dell'oro di Bogotà».

Per l'Ecuador ci sono pezzi delle culture Baia, Jama-Coaque, Chorrera e manteña, e tra queste le «sedie manteñas», considerate tradizionalmente troni ceremoniali ma che in realtà erano ricettacoli, probabilmente per contenere urne funerarie con i resti di antenati dei cacicchi. Ci sono oggetti della cultura di Valdivia, una delle prime culture ceramiche del continente, incluse varie figure conosciute come «Venere di Valdivia».

Area centroandina (Antico Perù)

Importante particolarmente la collezione inca, una delle più belle del museo e delle migliori a livello mondiale. Proviene per la maggior parte della donazione di Juan Larrea, che nel 1937 ha donato la sua collezione — riunita in soli due mesi durante il suo soggiorno in Perù - costituita da cinquecento sessantadue oggetti di arte precolombiana, principalmente inca, la più completa e interessante, artisticamente e antropologicamente, di questa cultura che esiste fuori dal continente americano. A questa si aggiunge la donazione di oggetti incaici fatta, nel 1920, dal peruviano Rafael Larco Herrera (fondatore del museo che porta il suo nome a Lima), consistente in cinquecento ottanta bicchieri in terracotta, cinquanta in metallo, armi in bronzo e due mummie con tessili.

Importante anche la collezione di ceramica di Nazca, una delle più importanti al mondo, per quantità — intorno a mille duecento pezzi — qualità e varietà. Un altro notevole pezzo della collezione è la mummia di Paracas.

Etnografía

Assai importanti le collezioni donate da scienziati spagnoli dei secoli XVIII e XIX, specialmente le collezioni indigene della costa nord-est degli Stati Uniti e Canada. In questo campo spicca la donazione di cento sessantanove disegni della spedizione Malaspina effettuata da Carlo Sanz nel 1961. Altrettanto di grande importanza la collezione di manufatti di piume.

Arte vicereale

Nell'insieme delle collezioni spagnole il numero di pezzi di arte vicereale mesoamericana è maggiore di quelli provenienti dall'area andina. Il Museo delle Americhe non fa eccezione e le opere di arte vicereale mesoamericana sono le più numerose, al contrario di quelle della sezione di archeologia del centro. La maggior parte dei pezzi sono stati realizzati nel XVIII secolo.

Gli acquisti realizzati nel periodo che va dall'avviamento del museo fino l'inaugurazione della sua sede definitiva (1941-1965), hanno comportato un notevole aumento dei fondi e hanno permesso di riunire un'importante collezione, ampia e variata.

Pittura

Nella collezione di arte vicereale ha un posto importante la pittura, nella quale figurano una serie di dipinti di mestizaje (pittura di casta), tre Byōbu novoispanici, dei quali ottantotto (parte al Museo del Prado), su un totale di duecento settantaquattro che esistono in tutto il mondo. Queste ultime sono tavole, a volte rivestite con tela di lino, su cui sono incollati frammenti di madreperla e il tutto è dipinto ad olio successivamente.

Tra gli autori dei diversi generi ci sono molti dei più notevoli, come Miguel Cabrera, di cui sono presenti più di venti opere, che comprendono otto tele (su un totale di sedici) dell'unica serie di "pittura di casta" da lui realizzata, considerata la migliore delle oltre centoventi conosciute. Ci sono anche undici, di una serie di quattordici o sedici, dipinti ad olio sulla vita della Vergine Maria, del 1751, una delle prime da lui firmate.

Del pittore più importante della scuola limeña del secolo XVIII, Cristóbal Lozano, c'è un ritratto equestre di José Antonio Manso di Velazco, e conte di Superunda e XXX viceré del Perù, di grandi dimensioni (291 × 238 cm), anche se grande parte del dipinto è in cattivo stato di conservazione.

Altri pittori rappresentati sono Juan Correa, José di Ibarra, Juan Rodríguez Juárez, Gregorio Vásquez di Arce, Melchor Pérez di Holguín (Ingresso del viceré arcivescovo Morcillo a Potosi), José di Páez (dieci pitture ad olio che includono uno dei suoi ritratti più famosi, quello del governatore di Oaxaca Francisco Antonio di Larrea e Vitorica con i suoi due figli, Miguel José Joaquín e Pedro Nolasco José), Luis Lagarto, Alonso López di Herrera («Il divino Herrera»), José di Alcíbar, Alonso Vázquez, Diego Quispe Tito, Nicolás Enríquez, Juan Patricio Morlete (una Vergine di Guadalupe su rame, attribuito), Andrés López e José Campeche, artista sul quale ha svolto grande influenza il peninsulare Luis Paret durante i suoi anni di esilio a Porto Ricco.

Scultura

Nel 1877, Ignacio Muñoz di Baena e Goyeneche, VI marchese di Prado Allegro, donò un insieme di figure di cera di Andrew García (Messico, secolo XIX), cento ventisei numeri di catalogo, anche se alcuni erano gruppi di varie figure. Grazie a questa donazione, e ad altre figure aggiunte in 1967 per lascito di Luis Pereda, il Museo delle Americhe possiede la più importante collezione di figure di cera messicana, tanto per la sua quantità (più di cento cinquanta esemplari), come per la sua qualità e varietà.

Argenteria

L'argenteria comprende pezzi vicereali e anche alcuni realizzati nei paesi americani dopo la loro indipendenza e nelle Filippine. Quella vicereale è la più numerosa tra le collezioni spagnole, benché etereogenica.

Figurano opere dei principali vicereami: di Nuova Spagna, Capitaneria Generale di Guatemala e vicereame del Perù. Della Nuova Spagna sono due placche ornamentali neoclassiche realizzate da José María Rodallega, il più importante orafo novoispano della seconda metà del XVIII secolo.

Il pezzo più antico di tutta la collezione, e dei più importanti poiché ce ne sono pochi del suo genere, è una brocca con beccuccio intagliato dell'Antica Guatemala del 1575, dell'eminente argentiere guatemalteco, Miguel Guerra. Il museo conserva un recipiente datato 1790, in stile rococó.

Del vicereame del Perù c'è un'altra brocca con beccuccio, eseguita forse in un laboratorio di Lima, proveniente dal relitto del galeone Nostra Signora di Atocha.

Ceramica

Nel campo della ceramica risulta fondamentale il gruppo, di quasi un migliaio di pezzi, del XVII secolo, collezionato da Catalina Vélez di Guevara, IX contessa di Oñate, e donato nel 1884 al Museo Archeologico Nazionale da María Josefa de la Cerda y Palafox, contessa vedova di Oñate.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Avenida de los Reyes Católicos 6
Orari
Tu-Sa 09:30-15:00; Th 09:30-19:00; PH,Su 10:00-15:00; Mo off; Jan 01,06,May 01,Dec 24,25,31: off
Telefono
+34 915 95 48 00
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palacio de Vistalegre

Impianto sportivo · Madrid

palacio de Vistalegre

Il Palacio de Vistalegre è un'arena coperta di Madrid, in Spagna, nata per la pratica della pallacanestro (ha ospitato le partite interne del Club Baloncesto Estudiantes dal 2001 al 2005 e quelle del Real Madrid Baloncesto dal 2004 al 2010).

Il Vistalegre è stato inaugurato nel 2000 e può ospitare fino a 15 000 spettatori.

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Storia

Il sito dove ora è localizzata l'arena era precedentemente adibito alle gare di corrida e si chiamava Plaza de Toros de Carabanchel. L'arena era stata costruita nel 1908. Nel 1980 l'arena venne chiusa e il sito restò vuoto fino a quando, nel 1996, venne progettato un riutizzo dello stesso in qualità di arena moderna, che avrebbe avuto anche la capacità di ospitare le gare di combattimento tra tori. Il palazzetto venne inaugurato nel 2000, con una capacità di posti a sedere che varia dai 14 000 ai 15 000. Il parcheggio è da 1 500 posti auto.

Il 22 novembre 2004, la struttura ospita una tappa del Live at Last Tour di Anastacia.

Accessi

Metropolitana: Linea 5 (stazione di Vista Alegre)

Numeri autobus: 34, 35, 247

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

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Monastero de las Descalzas Reales

Museo · Madrid

Monastero de las Descalzas Reales

Il monastero de las Descalzas Reales (o di Nostra Signora della Consolazione), conosciuto anche più semplicemente come Las Descalzas Reales, è un monastero di monache di clausura, dell'ordine delle clarisse, che si trova a Madrid.

Il monastero, fondato nel 1559 da Giovanna d'Austria, figlia di Carlo V, infanta di Spagna e arciduchessa d'Austria, sorella di Filippo II di Spagna e madre del futuro re di Portogallo, Sebastiano I, è ubicato nell'omonima piazza di Madrid, a poca distanza dalla centralissima Puerta del Sol.

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Come il monastero reale dell'Incarnazione, l'edificio ospita importanti opere d'arte, gran parte delle quali visitabili dal pubblico, ed è uno dei più importanti luoghi religiosi di Madrid.

Storia

Il monastero occupa un antico palazzo che appartenne al tesoriere imperiale Alonso Gutierrez, uno degli edifici più antichi della città che, secondo alcuni studiosi, sarebbe dell'epoca di re Alfonso VI di Castiglia (XI secolo).

Secondo alcune cronache d'epoca, nel 1339 vi furono celebrate le prime Cortes di Madrid; ciò è testimoniato da alcuni reperti conservati nel monastero.

Allorquando Filippo II di Spagna si trasferì all'Alcazar, la madre di questi, l'imperatrice Isabella ne ricevette la dotazione e, nel 1535, vi nacque colei che diverrà la fondatrice del monastero, Giovanna d'Austria.

Il monastero venne costruito negli anni '50 del XVI secolo, e alla sua progettazione prese parte anche Isabella Borgia Enríquez (suor Francesca delle Clarisse) nipote di Papa Alessandro VI.

Nel 1558, Francesco Borgia, nipote di Isabella, inviò qui, dal monastero di Santa Chiara di Gandia, alcune religiose clarisse, d'accordo col superiore dell'Ordine francescano, mentre nel giorno dell'Assunzione del 1559, si celebrarono i festeggiamenti dell'inaugurazione del monastero con una processione solenne cui prese parte il sovrano Filippo II con tutta la famiglia reale; la costruzione della chiesa terminò nel 1564.

Nel 1580, Maria d'Asburgo, vedova dell'imperatore Massimiliano II, fu accolta nel monastero adottando lo stile della comunità religiosa e, il 22 aprile 1602 diede una grande festa in onore di re Filippo III con lo scopo di convincere il sovrano a non spostare la sede della corte reale da Madrid a Valladolid, cosa che, nonostante tutto, avvenne ugualmente.

Maria morì il 21 febbraio 1603 e il suo corpo fu inumato nel Chiostro Basso del monastero ma, dopo 13 anni, Filippo III ne ordinò la traslazione in un sepolcro più lussuoso collocato nel coro della chiesa.

Durante la guerra civile spagnola il monastero fu privato della sua comunità religiosa e, nonostante le sue opere d'arte furono protette dagli eventi bellici, subì danni in seguito ad alcuni bombardamenti, (in particolare furono seriamente danneggiati lo scalone e il coro); alla fine della guerra le monache poterono rientrare nell'edificio.

Nel XX secolo furono fatti lavori di consolidamento della struttura resisi necessari in seguito alla creazione, in piazza de las Descalzas, di un parcheggio sotterraneo che ne minò la stabilità.

La comunità

La prima comunità, inviata da san Francesco Borgia, giunse da un centro della provincia di Valencia, Gandia; la prima badessa fu suor Francesca de Jesús, che si avvalse della collaborazione di sua sorella, Maria, figlia del marchese di Dénia.

Nel 1559 la comunità religiosa prese possesso del monastero con una solenne processione celebrata il giorno dell'Assunta.

Numerose furono le monache di sangue reale che si avvicendarono nel complesso claustrale, oltre a Giovanna di Castiglia e a Maria di Spagna:

Infanta Margherita, figlia dell'imperatore Massimiliano II d'Asburgo e di Maria d'Austria;

Infanta Anna Dorotea d'Austria, figlia illegittima dell'imperatore Rodolfo II, che vestì l'abito all'età di 12 anni e morì nel 1694 a 82 anni;

Infanta María de la Cruz y Austria, che morì nel 1715 all'età di 74 anni;

Infanta Catalina María de Ester, figlia dei principi di Modena, nipote dell'infanta Catalina e del duca di Savoia, che vestì l'abito a 8 anni nel 1622 e morì giovanissima nel 1628;

Margherita de la Cruz, figlia di don Giovanni d'Austria, nipote per parte paterna di Filippo IV di Spagna e per linea materna del celebre pittore José de Ribera detto lo Spagnoletto; entrò nel convento all'età di 5 anni e morì quando ne aveva 36.

Il 3 settembre 1715, re Filippo V di Spagna emise un decreto secondo il quale a tutte le badesse de las Descalzas sarebbe stato concesso il titolo onorifico di Grande di Spagna.

Architettura

In origine il monastero e tutte le sue annesse strutture occupava un'ampia area in corrispondenza dell'attuale calle de Preciados, in un terreno che fu venduto dalla comunità monastica nel XIX secolo.

Gli ingressi della chiesa e del monastero guardavano sulla piazza mentre altri due ingressi erano rivolti rispettivamente sulla calle de la Misericordia e su quella la via chiamata Postigo de San Martín.

La chiesa

L'architetto artefice della chiesa fu Antonio Sillero, mentre Juan Bautista de Toledo (autore dei primi disegni dell'Escorial), nel 1559 eseguì la facciata, una bella ed austera composizione sulla cui entrata campeggia lo stemma della fondatrice; l'altare, il coro e la sacrestia furono invece opera di Juan Gómez de Mora (1612).

Nel 1862 un devastante incendio distrusse la grande pala d'altare eseguita da Gaspar Becerra nel 1565, i dipinti della volta e i ritratti di Pantoja de la Cruz; nonostante ciò, i documenti conservati nella Biblioteca nazionale di Spagna hanno consentito di conoscere l'aspetto del grande dipinto.

Nel 1863, una nuova pala proveniente dal Noviziato dei Gesuiti fu posta in chiesa in sostituzione del dipinto perduto e successivamente allocata presso l'Università; questa pala, eseguita nel 1716 per omaggiare la beatificazione del gesuita francese san Francesco Régis, fu eseguita dall'italiano Camillo Rusconi; José Bellver fu incaricato del completamento delle parti laterali dell'opera con la rappresentazione di santi legati alla tradizione francescana: santa Chiara, sant'Antonio, san Domenico e, ovviamente, san Francesco d'Assisi.

Nella cappella di San Giovanni Battista è sepolto Alfonso di Borbone-Dampierre (morto nel 1989), cugino di Juan Carlos di Spagna e pretendente legittimista al trono francese come Alfonso III e suo figlio Francesco (morto nel 1984). Nella cappella di San Sebastiano è sepolto il fratello minore di Alfonso, don Gonzalo di Borbone-Dampierre (morto nel 2000).

Opere d'arte

Tra le altre opere d'arte presenti in chiesa vanno menzionate la statua della principessa Giovanna, in marmo bianco, attribuita da alcuni allo scultore italiano Pompeo Leoni e alcune sculture di Gaspar Becerra e della scuola di Gregorio Fernández.

Sull'altare maggiore vi era una tavola raffigurante la Vergine del Miracolo di stile Preraffaellita italo-valenciana, poi collocata in una cappella del chiostro fatta costruire per Giovanni d'Austria, fratello di Carlo II di Spagna.

Nell'edificio vi sono inoltre opere di pittori come Jan Brueghel il Vecchio, Francisco de Zurbarán, Tiziano, Alonso Sánchez Coello, Marcello Coffermans e un salone di arazzi basato su cartoni di Peter Paul Rubens.

Importante è la decorazione dello scalone, piena di effetti prospettici, attribuita a Claudio Coello e Ximénez Donoso e la pregevole raccolta di strumenti liturgici.

Il chiostro

Il chiostro è celebre per le processioni che vi si tengono durante la Settimana Santa, in particolare nella giornata del venerdì.

In seguito ai recenti restauri è stato possibile iniziare ad intravedere alcuni elementi originali dell'area claustrale e recenti studi hanno dimostrato che questo spazio costituiva il nucleo originale di quanto fu edificato dal Gutierrez, dando anche un'idea dell'architettura madrilena del XVI secolo.

Lo spazio subì dei rimaneggiamenti prima nel 1679 e quindi nel 1773, sotto Carlo III di Spagna, e conta un totale di sessantasei pezzi di marmo, con le colonne di forma cilindrica che rimandano allo stile dei palazzi sivigliani.

Fonti

Tutta Madrid, Editorial Fisa Escudo de Oro, ISBN 84-378-2375-7

Informazioni pratiche

Indirizzo
Plaza de las Descalzas 3
Orari
Tu-Sa 10:00-14:00,16:00-18:30; Su,PH 10:00-15:00; Mo off; Jan 01,06,May 01,Dec 24,25,31: off
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.patrimonionacional.es

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plaza de Oriente

Piazza · Madrid

plaza de Oriente

Plaza de Oriente è una piazza di Madrid, situata ad est del Palazzo Reale, caratteristica da cui deriva il suo nome (infatti l'oriente identifica il punto cardinale dell'est). Fu realizzata dal re di Spagna Giuseppe Bonaparte, che ordinò personalmente l'abbattimento degli edifici della zona, in modo da proporzionare l'ampiezza del palazzo con l'accesso diretto alla città.

La piazza era separata dal Palazzo Reale dalla calle de Bailén. Con l'interramento della via, eseguito nel 1996, la piazza ha guadagnato terreno verso ovest, arrivando fino alla facciata est del palazzo. La piazza, inoltre, confina ad est con il Teatro Real ed è adornata da statue di diversi re di Spagna, tra cui il monumento equestre a Filippo IV, e da tre monumenti.

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Il 23 novembre 1975, in questa piazza, fu celebrato il funerale del dittatore Francisco Franco.

Statue di pietra

Il gruppo delle statue di pietra bianca fa parte di una serie dedicata ai re spagnoli, creata appositamente per la decorazione del Palazzo Reale di Madrid durante il regno di Fernando VI. Inizialmente l'idea era quella di collocarle sul cornicione del palazzo, ma in seguito ad un ripensamento furono invece messe in diversi posti della città, come la plaza de Oriente, il parco del Retiro, i giardini di Sabatini, il parco El Capricho e la porta di Toledo; alcune di esse furono inoltre inviate al di fuori di Madrid, ad esempio quelle presenti nel paseo de Sarasate di Pamplona, che raffigurano i re di Navarra. Le statue vennero realizzate tra il 1750 e il 1753, sotto la supervisione degli scultori di corte Domenico Olivieri e Felipe de Castro, da un numeroso gruppo di autori tra cui spiccano Luis Salvador Carmona, Juan de Villanueva Barbales e Juan Pascual de Mena, oltre agli stessi Olivieri e De Castro. Le venti statue situate a plaza de Oriente rappresentano cinque re visigoti e quindici re dei primi regni cristiani del periodo della Reconquista.

Monumento a Filippo IV di Spagna

Al centro della piazza si trova un monumento equestre a Filippo IV, inaugurato il 17 novembre 1843, in seguito alla decisione della regina Isabella II di collocare nella piazza la già esistente statua equestre del re, aggiungendovi il supporto necessario per la creazione del monumento. L'incarico fu affidato agli scultori Francisco Elías Vallejo e José Tomás. Il primo realizzò i quattro leoni di bronzo situati negli angoli al di sopra della base monumentale, mentre il secondo scolpì i bassorilievi che decorano il piedistallo sul quale poggia la statua. Uno di essi rappresenta il monarca nell'atto di imporre a Velázquez l'abito dell'Ordine di Santiago, mentre un altro presenta una figura allegorica della protezione offerta dal re verso le arti e le lettere. Allo stesso tempo Tomás scolpì anche la figura di un anziano che versa acqua all'interno di un'urna, simboleggiando un fiume. Al di sotto di queste sculture, ai lati est ed ovest della base del monumento, ci sono due fontane a forma di conchiglia.

La statua equestre di bronzo fu realizzata tra il 1634 e 1640 da Pietro Tacca, al quale vennero inviati come modelli un quadro dipinto da Diego Velázquez che ritraeva Filippo IV a cavallo, e un mezzobusto in terracotta dovuto allo scultore Juan Martínez Montañés. Lo scultore, dietro suggerimento di Galileo Galilei, cercò di rendere il più naturale possibile la posizione del cavallo, in maniera tale che lo ritraesse mentre si mantiene solo sulle zampe posteriori. La soluzione fornita da Galilei consisteva nel rendere massiccia la parte posteriore e cava la parte anteriore. L'opera fu collocata in un primo tempo in uno dei patio del Palazzo del Buon Ritiro, poi nella facciata d'ingresso dell'antico Real Alcázar di Madrid, ma durante il governo di Don Giovanni d'Austria fu rimessa nella posizione precedente, restandovi fino al 1843.

Giardini

Nella piazza sono presenti due giardini: quelli del capo Noval nella zona nord e quelli di Lepanto nella zona sud. Il nome dei primi si deve al monumento eretto nel 1912 in memoria di Luis Noval Ferrao e realizzato dallo scultore valenciano Mariano Benlliure. Il monumento è alto sei metri e mezzo ed è composto in pietra e bronzo. Nei Giardini di Lepanto, invece, si trova il monumento dedicato al capitano Ángel Melgar; è un'opera in bronzo e marmo di Julio González Pola, inaugurata nel 1911 dal re Alfonso XIII.

Resti medievali

Nel corso degli scavi compiuti nell'ultima rimodellazione della piazza, terminata nel 1996, furono rinvenuti i resti di una torre di guardia andalusa dell'XI secolo. Si tratta di una delle vestigia più antiche di Madrid. Era posizionata al di fuori delle mura della Madrid araba, elevandosi al di sopra di un fossato che chiudeva a nord questa parte della città. Lo scopo principale della torre era la sorveglianza sia della zona sia della sorgente vicina, la Fuente de los Caños del Peral. Di pianta quadrangolare, era stata costruita impiegando diversi tipi di pietra (selce, calcare e granito). Accanto ad essa si è conservato una piccola sezione della base del portone della Casa del Tesoro (risalente ai secoli XVI e XVII), sede dell'amministrazione dei reali d'Austria.

Informazioni pratiche

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Museo Nacional de Antropología

Museo nazionale · Madrid

Museo Nacional de Antropología

Il Museo Nazionale di Antropologia è uno dei musei nazionali spagnoli situati nella capitale, Madrid. Questo museo si caratterizza per essere il primo museo antropologico creato in Spagna, inaugurandosi il 29 aprile del 1875 da parte del re Alfonso XII.

Il museo è gestito dal Ministero della Cultura spagnolo e dipende dalla Direzione Generale delle Belle Arti e del Patrimonio Culturale.

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La costruzione dell'edificio cominciò nel 1873 seguendo un progetto dell'architetto spagnolo Francisco de Cubas anche se, nel 1940, il museo sperimentò una grande restaurazione come conseguenza dei danni subiti durante la guerra civile spagnola.

Collezioni

Le collezioni presenti nel museo devono la loro origine alle donazioni private del dottor Pedro González de Velasco che, ispirandosi al British Museum di Londra, ideò un luogo dove poter donare le sue scoperte.

Nel complesso il Museo presenta più di 21.000 reperti provenienti da tutti i continenti e organizzati, secondo l'origine geografica, su tre diversi piani:

Piano terra: in questo piano si trovano i reperti asiatici, con una particolare attenzione verso la cultura delle isole Filippine, una colonia spagnola fino al 1898. Su questo piano, inoltre, si possono trovare la maggior parte dei reperti umani del museo, specialmente lo scheletro del ""Gigante d'Estremadura" (Agustin Luengo Capilla).

Primo piano: i reperti africani si trovano organizzati su questo piano. La maggior parte di questi provengono dalla Guinea Equatoriale, colonia spagnola in territorio africano fino al 1959.

Secondo piano: tutto il piano è dedicato alle culture indigene americane. Qui si possono trovare oggetti come le teste rimpicciolite della cultura Jivaro o gli "occhiali da sole" d'osso dei cacciatori Inuit. Inoltre, su questo piano, è presente una sala d'esposizione adibita a balli e musica tradizionale.

I reperti provenienti dall'Europa e dall'Oceania (specialmente provenienti da Palau, dalle Isole Caroline e dalle Isole Marianne) non sono attualmente esposti al pubblico pur essendo catalogati.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Alfonso XII 68
Orari
Tu-Sa 09:30-20:00; Su 09:30-15:00
Telefono
+34 915306418
Come arrivare
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Museo de Historia de Madrid

Museo · Madrid

Museo de Historia de Madrid

Il Museo de Historia de Madrid è un museo che si trova a Madrid in Calle Fuencarral 78 e racconta la storia della capitale della Spagna.

== La sede ==

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L'edificio che ospita il museo è l'antico Ospizio di San Fernando costruito nel XVIII secolo durante il regno di Filippo V. Al suo interno si possono trovare tele di Pedro Berruguete e Francisco Goya, mappe, carte e mobili di epoca asburgica e borbonica, e un notevole plastico della città di Madrid costruito nel 1830. È notevole il portale, che viene ritenuto un superbo esempio di barocco spagnolo.

Fu dichiarato complesso storico-artistico nel 1919 grazie all'intervento dell'Accademia delle belle arti di San Fernando e successivamente acquistato e restaurato dal Comune di Madrid per ospitarvi nel 1926 la mostra Exposición del Antiguo Madrid. Successivamente venne destinato a sede del Museo Municipal inaugurato il 10 giugno 1929 che, nel 2007, prese l'attuale nome.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Fuencarral 78
Orari
Tu-Su 10:00-20:00; Mo off; Jan 01,06,May 01,Dec 24,25,31: off
Biglietto
Ingresso libero
Telefono
+34 917011863
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.munimadrid.es

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Teatro de la Zarzuela

Teatro · Madrid

Teatro de la Zarzuela

Il Teatro de la Zarzuela è un teatro dell'opera di Madrid, specializzato nel genere della zarzuela.

== Storia ==

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Il Teatro de la Zarzuela fu costruito per iniziativa della Sociedad Lírico Española, che voleva che vi fosse un luogo dedicato esclusivamente agli spettacoli di zarzuela nella capitale spagnola. L'opera fu finanziata dal banchiere Francisco de las Rivas. Il progetto fu affidato all'architetto Jerónimo de Gándara, che prese a modello la Scala di Milano. Così fu costruito un teatro a ferro di cavallo con tre ordini di palchi. I posti a sedere sono 1242.

L'inaugurazione ebbe luogo nel 1856.

Nella seconda metà dell'Ottocento il Teatro divenne il principale centro della zarzuela e vi si tennero le prime di molte nuove zarzuelas, fra cui quelle dei promotori del Teatro: Francisco Asenjo Barbieri, Rafael Calleja Gómez, Joaquín Gaztambide, Rafael Hernando, José Inzenga, Luis Olona e Cristóbal Oudrid.

Nel 1909 l'edificio fu quasi distrutto da un terribile incendio. Fu perciò ricostruito, utilizzando meno legno e più metallo, nel 1914.

Il teatro fu successivamente ristrutturato nel 1956 quando fu acquisito dalla Sociedad General de Autores y Editores, ma perse buona parte della facciata e della decorazione dell'interno.

Nel 1984 il teatro divenne di proprietà dello Stato spagnolo. Il Ministero della Cultura, in mancanza di un teatro dell'opera a causa della chiusura del Teatro Real, allargò l'attività del Teatro della Zarzuela dalla zarzuela e dall'opera alla danza ed al flamenco. Nel 1998, dopo la riapertura del Teatro Real, il Teatro de la Zarzuela fu dichiarato monumento nazionale e nuovamente ristrutturato, recuperando la forma originale, per essere dedicato esclusivamente alla lirica spagnola.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Jovellanos 4
Telefono
+34 91 524 54 00
Come arrivare
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Sito ufficiale
teatrodelazarzuela.mcu.es

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Museo Nacional de Ciencias Naturales

Museo scientifico · Madrid

Museo Nacional de Ciencias Naturales

Il Museo Nacional de Ciencias Naturales (MNCN) è il Museo Nazionale di scienze naturali della Spagna. È situato a Madrid nel Palacio de Las Artes y la Industria, nel quartiere Salamanca.

Esso presenta numerose collezioni, ed è diventato un centro di riferimento non solo per la fauna spagnola ma anche per le diverse aree del Mediterraneo. Inoltre partecipa a diversi centri di ricerca: tra i più importanti vi è quello di Atapuerca.

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Storia

La fondazione del museo risale al 1771, quando Carlo III di Spagna fondò il Real Gabinete de Historia Natural. Per la realizzazione è stata rilevante l'acquisizione di alcune collezioni e della biblioteca di Pedro Franco Dávila, commerciante spagnolo originario del Guayaquil. La collezione si presentava molto variegata: conteneva esemplari del mondo animale e vegetale, pietre, minerali, sculture, utensili e armi di diversi periodi storici. Successivamente, per l'installazione del Gabinete, fu comprato il Palacio de Goyeneche, nella calle de Alcalá numero 13.

Nel 1808, con l'invasione napoleonica, il Real Gabinete fu saccheggiato dalle truppe francesi. L'attività riprese nel 1814 con la richiesta di restituzione dei pezzi rubati, ma la resa si realizzò con un anno di ritardo e risultò in parte incompleta. Nel 1815 il Real Gabinete fu rinominato Real Museo de Ciencias, con l'annessione del Real Jardín Botánico, del Real Estudio de Mineralogía e del Real Laboratorio de Química. Nel 1847 il museo cambiò denominazione in Museo de Historia Natural e dieci anni dopo in Museo de Ciencias Naturales de Madrid.

Nel 1867 fu istituito il Museo Arqueologico Nacional dove vennero trasferite alcune collezioni di archeologia e etnografia. Nello stesso anno il Jardin Botanico e il Jardín Zoologico de Aclimatación divennero indipendenti. Il 21 maggio 1887 nel museo la regina Maria Cristina d'Asburgo-Teschen inaugurò la prima Esposizione Universale delle Belle Arti.

Nel 1895 il museo cambiò la sua ubicazione, trasferendosi nel Palacio de Museo y Biblioteca, l'attuale struttura della biblioteca Nazionale, condividendo la sede con il Museo Arqueologico e il Museo de Antropologia. Solo nel 1901 il museo venne trasferito nella sede attuale, a seguito della nomina di Ignacio Bolivar come direttore, e da quel momento condivide la sua sede con la Escuela Tecnica Superior de Ingenieros Industriales (ETII). Nel 1913 un ordine reale attribuì al museo l'attuale denominazione.

La Guerra Civile portò alla chiusura del museo e al trasferimento di alcune sue collezioni al Banco de España.

Al termine della guerra il museo passò al Consejo Superior de Investigaciones Cientifica. L'attività museologica riprese nel 1984, con la ristrutturazione dell'edificio e la successiva aggiunta del Instituto Espanol de Entomologia y de la Geologia di Madrid.

Edificio

La costruzione dell'edificio è stata realizzata in seguito a un concorso indetto in occasione della Exposición Nacional de la Industria y de las Artes nel 1881. Il vincitore del concorso fu Fernando de la Torriente che diede inizio alla realizzazione dell'edificio nel 1882. Egli morì un anno prima della fine dei lavori che avvenne nel 1887, per opera di Emilio Boix y Merino. Il complesso fu inaugurato con l'Esposizione Nazionale delle Belle Arti.

L'edificio è stato interamente costruito in ferro e vetro; la facciata è composta da mattoni e copre a sua volta una struttura metallica, mentre il tetto presenta un insieme di capriate realizzate secondo il sistema ideato da Camille Polonceau

. Sia la cupola che il tetto sono state costruite in Belgio.

La pianta era stata inizialmente progettata da Fernando de la Torriente e presentava una forma rettangolare con due cortili interni. Nel 1896 Pascual Hernaiz e Silo vi apportò ulteriori modifiche riducendo nettamente la pianta precedente. Essa ha continuato a subire numerose variazioni fino al momento in cui il Museo delle scienze è stato collocato nell'ala nord.

Collezioni

Nelle collezioni del museo sono presenti oltre 6 milioni di oggetti che includono scheletri di dinosauri, minerali, meteoriti e animali impagliati.

Nel 1913 il Museo Nacional de Ciencias Naturales ha ricevuto una riproduzione del dinosauro Diplodocus carnegii, donata solamente ad otto musei in tutto il mondo.

Il museo presenta notevoli collezioni permanenti:

Biodiversità

Minerali, fossili ed evoluzione umana

Mediterraneo natura e civiltà

Fauna del parco nazionale di Guadarrama (Spagna)

Inoltre vi sono ulteriori esposizioni dedicate a particolari approfondimenti. Un'area interamente dedicata al naturalista Charles Darwin presenta informazioni sulla sua vita e sulle sue più rilevanti scoperte. È presente una mostra sul Real Gabinete de Historia Natural, con la quale vengono ripercorsi i vari avvenimenti e cambiamenti avvenuti nel corso della storia del museo, facendo riferimento anche alle sue diverse collezioni. Un'esposizione sulla spedizione nell'Oceano Pacifico realizzata dagli scienziati spagnoli tra il 1862 e il 1866 ospita strumenti e documenti utilizzati per la classificazione e lo studio delle specie.

Sono presenti due giardini: il Giardino della Foresta Mediterranea e il Giardino delle Pietre. Nel primo lo spazio è articolato in tre parti principali: la montagna, il monte e la zona di transizione. Nel secondo vi sono rocce e tronchi fossilizzati e informazioni in merito all'origine e alle particolari caratteristiche delle rocce.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de José Gutiérrez Abascal 2
Orari
Tu-Fr 10:00-17:00; Sa-Su 10:00-20:00; PH 10:00-20:00; PH Mo 10:00-20:00; Dec 24 10:00-15:00; Dec 31 10:00-15:00; Mo off; Jan 01,06,May 01,Dec 25 off
Telefono
+34 914111328
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.mncn.csic.es

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Museo Lázaro Galdiano

Museo d'arte · Madrid

Museo Lázaro Galdiano

Il Museo Lázaro Galdiano, di Madrid, ospita la collezione omonima, in origine privata, costituita con un interesse universale verso tutte le arti e le tecniche. La raccolta venne formata da José Lázaro Galdiano, il quale, alla sua morte, nel 1947, la donò alla Spagna.

La collezione venne esposta al pubblico il 21 gennaio 1951.

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Nel museo spicca la collezione di dipinti, che vanta opere di grandi maestri. Tra le opere, un Cristo fanciullo, già attribuito a Leonardo da Vinci, e solo adesso assegnato a uno Pseudo Boltraffio o anche ad Ambrogio de Predis, entrambi di ambito leonardesco.

Il museo è un centro di riferimento per la sua preziosa collezione di famosi dipinti di Francisco Goya, delle varie fasi dell'artista (La Pietà, Il Sabba, Contadini in estate), disegni e incisioni.

Altri dipinti importanti sono: San Giovanni di Hieronymus Bosch, un ritratto di Sanchéz Coello, due importanti opere di El Greco, una Testa di donna, attribuita al Velázquez e la Santa Rosa da Lima di Murillo.

Altri maestri: Lucas Cranach il Vecchio, Giulio Clovio (una miniatura su pergamena), Giambologna (due statuette), Orazio Samacchini, Bernardo Cavallino, Michelangelo Naccherino (Cristo alla colonna, statua di marmo), Lorenzo Tiepolo, Nicolaes Maes, David Teniers il Giovane, Erasmus Quellinus il Giovane, John Constable, Marcello Coffermans...

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de Serrano 122
Orari
Tu-Su 09:30-15:00; PH off
Telefono
+34 915616084
Come arrivare
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basilica Reale di San Francesco il Grande

Chiesa parrocchiale cattolica · Madrid

basilica Reale di San Francesco il Grande

La basilica reale di San Francesco il Grande (in spagnolo: Real Basílica de San Francisco el Grande) è un importante luogo di culto cattolico di Madrid. Domina il lato occidentale della Plaza de San Francisco e appartiene al convento francescano di Gesù e Maria, fondato all'inizio del XIII secolo, sopra un eremitaggio scomparso dedicato a santa Maria.

La basilica fu costruita in stile tardobarocco, con un influsso già neoclassico, nella seconda metà del XVIII secolo, a partire da un progetto di Francisco Cabezas, sviluppato da Antonio Pló e portato a termine da Francesco Sabatini. L'edificio si distingue per la sua cupola, la più grande di Spagna e che, al momento della sua costruzione (1761) era anche la quarta più grande fra le cupole a pianta circolare della cristianità; per la sua sontuosa decorazione interna, realizzata in stile eclettico alla fine del XIX secolo; per la sua pinacoteca, rappresentativa della pittura spagnola fra il XVII e XIX secolo, con quadri di Zurbarán e Goya.

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Dipende dall'Obra Pía de los Santos Lugares de Jerusalén, un organismo autonomo che dipende dal Ministero degli affari esteri spagnolo. Il 19 ottobre 1980 è stata dichiarata monumento nazionale con regio decreto, conseguendo pertanto la condizione di bene di interesse culturale.

Storia

Il luogo su cui sorge la basilica ospitava un convento-eremitaggio francescano, che, secondo la leggenda, sarebbe stato fondato da san Francesco d'Assisi nel 1217. Quando Filippo II fece di Madrid la capitale del regno, nel 1561, il convento acquistò ricchezza e importanza e giunse a ricevere la custodia dei Luoghi Santi conquistati dai crociati, mediante una Giunta Protettrice dell'Obra Pía de Jerusalén e il Commissariato Generale delle Indie.

Nel 1760 i francescani demolirono il primitivo edificio per costruire al suo posto un tempio più grande, di cui incaricarono l'architetto Ventura Rodríguez. Il suo progetto, firmato nel 1761, fu però scartato, a favore di un progetto del frate Francisco Cabezas, redatto da José de Hermosilla. Cabezas concepì un'ampia rotonda per lo spazio interno, coperta da una grandiosa cupola.

Tuttavia, i lavori furono sospesi nel 1768, a causa delle complicazioni tecniche insorte, e Cabezas fu obbligato ad abbandonare il progetto, anche per insistenza di Ventura Rodríguez, che approfittò della sua influenza nella Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. I lavori furono affidati allora ad Antonio Pló, che si fece carico della cupola, concludendola nel 1770.

Nel 1776 la comunità dei frati sollecitò re Carlo III affinché concedesse per il progetto l'architetto reale Francesco Sabatini, uno degli artefici del Palazzo Reale, a cui si deve la facciata principale e le due torri che la affiancano. Fu impiegato anche Miguel Fernández, in qualità di assessore tecnico. L'edificio fu portato a termine nel 1784.

Durante il regno di Giuseppe Bonaparte (1808-1813), si pensò di destinare il tempio a parlamento, con una rimodellazione progettata dall'architetto Silvestre Pérez. Infine, la chiesa fu adibita a ospedale, con il decreto del 3 marzo 1812.

Nel 1836, nel contesto della desamortización di Mendizábal, i francescani furono espulsi e l'edificio fu requisito dallo Stato spagnolo, attraverso l'organismo del Patrimonio Reale. Un anno dopo, si pensò alla possibilità di trasformarlo in Pantheon nazionale, però l'iniziativa non poté essere realizzata. Nel 1838, servì come sede di un comando di fanteria. La Giunta Protettrice dell'Obra Pía de Jerusalén fu controllata dallo Stato.

Nel 1869 si riconsiderò l'idea del Pantheon nazionale. Nei cinque anni seguenti, ospitò i resti di alcune personalità della storia spagnola, fra cui Calderón de la Barca, Alonso de Ercilla, Garcilaso de la Vega, Francisco de Quevedo, Ventura Rodríguez, Juan de Villanueva e Gonzalo Fernández de Córdoba (il Gran Capitano). Furono depositati in una cappella e nel 1874 furono restituiti ai rispettivi luoghi di origine.

Nel 1879 la chiesa fu oggetto di una profonda trasformazione e di restauro, voluti dal politico Antonio Cánovas del Castillo e finanziati dal Ministero delle Finanze. Si approfittò dei lavori per decorare l'interno, in un periodo che si estese dal 1880 al 1889 e in cui intervennero differenti artisti spagnoli specializzati in pitture murali e arti decorative, fra cui si ricordano Casto Plasencia, José Casado del Alisal e Salvador Martínez Cubells. La maggioranza degli studi e dei bozzetti si conservano al Museo del Prado.

I lavori furono realizzati a spese dei fondi dell'Obra Pía de los Santos Lugares, sotto la direzione di Jacobo Prendergast, del Ministero delle Finanze. Per comprendere il merito del restauro di San Francesco, basti dire che vi presero parte scultori come Jerónimo Suñol, Justo Gandarias Plazón, Mariano Benlliure, Ricardo Bellver, Juan Samsó e Antonio Moltó; pittori come Carlos Luis de Ribera y Fieve, Alejandro Ferrant y Fischermans, Casto Plasencia, Germán Hernández Amores, Manuel Domínguez Sánchez, José Casado del Alisal, José Moreno Carbonero, Antonio Muñoz Degraín, Salvador Martínez Cubells, Francisco Jover y Casanova, Eugenio Oliva y Rodrigo, José Marcelo Contreras y Muñoz e Manuel Ramírez Ibáñez.

Eseguirono opere e ornamenti in legno anche Francisco Molinelli e Pedro Nicoli y Varela.

Nel 1926 re Alfonso XIII restituì il tempio ai francescani. Il 30 giugno 1962 fu dichiarato basilica minore da papa Giovanni XXIII e l'8 novembre dello stesso anno fu posto sotto il titolo di Nostra Signora degli Angeli, dopo una nuova consacrazione.

Lungo il XX secolo si sono succeduti diversi restauri, sicché l'edificio restò chiuso per decenni. Fu importante il restauro iniziato nel 1971 dall'architetto Luis Feduchi, che si concentrò sulle coperture e sulla cupola, con opere di impermeabilizzazione e con il restauro degli affreschi. Nel novembre del 2001 la basilica fu riaperta al pubblico e nel 2006 furono smontati i ponteggi all'interno, usati dai restauratori per il recupero delle pitture murali.

Descrizione
Struttura

La basilica di San Francesco il Grande ha pianta centrale e circolare, con vestibolo e abside. La copertura è realizzata mediante una grande cupola, affiancata da sei cupole minori, disposte attorno alla cupola principale sui lati settentrionale e meridionale.

Questi elementi trovano corrispondenza nello spazio interno del tempio, caratterizzato da un'ampia rotonda e da sei piccole capelle, tre su ciascun lato. La cappella maggiore è nell'abside e domina tutto l'insieme.

I materiali di costruzione combinano blocchi di granito, impiegato soprattutto nella facciata principale, e mattone intonacato.

Cupola

La cupola di San Francesco il Grande misura 33 metri di diametro e 58 metri di altezza (72 metri dal suolo). È la cupola più grande di Spagna. Fra le cupole a pianta circolare della cristianità, era, al momento della sua costruzione, la quarta per diametro, superata dal Pantheon (43,4 metri), dalla cupola della Basilica di San Pietro in Vaticano (42,5 metri), entrambe a Roma; e da quella dell'Abbazia di San Biagio nella Foresta Nera (36 metri).

Se si considerano anche altri tipi di cupole, è la quinta per dimensione, aggiungendo anche quella di Santa Maria del Fiore (42-45 metri), a Firenze, a pianta ottagonale.

I problemi tecnici sorti durante la costruzione obbligarono ad adottare una soluzione di scarsa elevazione per la cupola, in linea con il modello del Pantheon. È realizzata in mattone massiccio, fabbricato al suolo, in un solo strato, che presenta lo spessore di tre metri alla base ridicendosi a meno di un metro alla sommità.

La cupola è coronata da una lanterna circolare, sormontata da una guglia e da una croce di ferro battuto.

Facciata principale

La facciata principale è rivolta a est. È opera di Francesco Sabatini, che concepì un disegno pienamente tardobarocco già di gusto neoclassico, sebbene abbia adottato ad una configurazione convessa, necessaria per adattarsi alla pianta circolare della struttura.

Presenta due corpi. In quello inferiore si trovano tre archi a tutto sesto, sostenuti da pilastri dorici. L'ordine ionico domina il secondo corpo, costituito da tre vetrate architravate. L'insieme è sormontato da un frontone triangolare sopra la parte centrale e da una balaustrata sui fianchi.

Il frontone mostra la croce di Gerusalemme nel timpano e alla sommità presenta un acroterio con lo scudo francescano e una corona reale. Sopra la balaustrata si ergono quattro statue di santi in pietra, scolpite a Londra nel 1883.

La facciata è affiancata da due torri, una per lato, leggermente arretrate. Sono sormontate da guglie ondulate. Ospitano 19 campane, di cui otto nella torre sud e le undici restanti nella torre nord.

La cupola e la sua lanterna emergono fra le torri e dominano la facciata.

Interno
Vestibolo

Le opere più notevoli del vestibolo sono le sette porte che danno ingresso alla rotonda, che furono intagliate in noce nel XIX secolo. Si devono ad Agustín Mustieles, che utilizzò modelli di Antonio Varela, di ispirazione gotico-rinascimentale, e vi sono rappresentate differenti scene bibliche.

Fra i rilievi si possono citare quelli delle tre porte centrali, con un Cristo crocifisso con la Fede e la Speranza ai suoi piedi e sui due lati, i due ladroni del Calvario.

Rotonda

La rotonda ha una pavimentazione in marmi policromi. Ha una decorazione sontuosa, i principali valori artistici si concentrano nelle pitture murali della cupola, risultato dei restauri dell'ultimo terzo del XIX secolo, opera di Antonio Cánovas del Castillo.

Hanno come tema centrale Nostra Signora degli Angeli e mostrano differenti scene di re e santi che rendono omaggio alla Vergine. I dipinti furono ideati da Carlos Luis de Ribera y Fieve, che fu direttore del progetto di decorazione e furono realizzati dai pittori Casto Plasencia, Alejandro Ferrant y Fischermans, Salvador Martínez Cubells, Francisco Jover e Manuel Domínguez.

Furono preparati su pannelli di gesso, installati sopra la superficie interna della cupola e sono disposti in otto grandi settori, separati da otto modanature, che partono dalla base della cupola e si incrociano alla lanterna.

Il contorno della rotonda è adornato con le statue dei dodici Apostoli, scolpite in marmo di Carrara, a partire da modelli spagnoli. Sono poste su grandi piedistalli e misurano due metri e mezzo circa ciascuna. Sono opera di Agapit Vallmitjana i Barbany, Jerónimo Suñol (San Pietro e San Paolo) e di Ricardo Bellver (Sant'Andrea e San Bartolomeo), e di altri artisti.

La decorazione è completata da una serie di vetrate policrome, nei vani che circondano la parte inferiore della cupola. Furono realizzate nel 1882 a Monaco di Baviera, secondo un disegno di Amérigo y Laplaza.

Cappella maggiore

La Cappella maggiore si trova nell'abside. Fino al restauro della fine del XIX secolo, era dominata da una tela di Francisco Bayeu, che rappresenta l'Apparizione di Gesù e Maria a san Francesco d'Assisi. Il quadro si trova ora nel coro.

L'aspetto austero originario fu trasformato con il predetto restauro, con cui furono aggiunti numerosi elementi ornamentali, in marmo, legni pregiati, bronzo e oro.

La cappella è decorata con cinque grandi pitture murali, incorniciate da quattro pilastri, con angoli dorati. Sono opera di Manuel Domínguez e di Alejandro Ferrant e raffigurano differenti episodi della vita di san Francesco d'Assisi. La volta è decorata con pitture di José Marcelo Contreras, su fondo dorato.

Accanto alla base dei pilastri sono poste le quattro statue degli Evangelisti, che si ergono su piedistalli di marmo nero. Furono scolpite in legno ricoperto di bronzo da Francisco Molinelli e Antonio Moltó. Attorno è collocato un coro rinascimentale, proveniente dal monastero di Santa Maria del Parral, a Segovia, e adattato da Ángel Guirao, nel 1885.

Il presbiterio è fiancheggiato, su entrambi i lati, da due grandi pulpiti, di marmo di Carrara, opera di Nicoli. Il medesimo artista realizzò anche la balaustrata di marmo della cappella.

Cappelle laterali

Le sei cappelle secondarie sono disposte simmetricamente, tre sul lato settentrionale della rotonda e tre sul lato meridionale. Sono separate dal grande spazio circolare da pilastri, che sostengono archi a tutto sesto.

Ciascuna cappella laterale è sormontata da una piccola cupola, dotata della relativa linterna: replica di dimensione ridotta della copertura della rotonda centrale. Sono recintate con cancelli di ferro, realizzati nel 1884 da Juan González.

La loro decorazione risponde al gusto eclettico in voga alla fine del XIX secolo e deriva da un progetto di José Marcelo Contreras, che prescindeva da quattro opere pittoriche che fino ad allora erano ospitate nelle cappelle, quadri di Gregorio Ferro, Antonio González Velázquez, José del Castillo e Andrés de la Calleja.

Mantenne solo le tele della cappella di Sant'Antonio, dove è esposta un'Immacolata Concezione di Mariano Salvador Maella (1784), e della cappella di San Bernardino, con il quadro La predicazione di San Bernardino da Siena ad Alfonso V di Aragona, di Francisco Goya, datato sempre 1784. L'artista aragonese rappresenta il santo che predica davanti a una moltitudine: fra le figure un giovane si considera un autoritratto del pittore.

Le quattro cappelle restanti furono decorate con quadri commissionati ad artisti prestigiosi, come Casto Plasencia, con la cappella della Virgen del Olvido allusiva all'Ordine di Carlo III, e José Casado del Alisal, con una rappresentazione di san Giacomo il Maggiore nella battaglia di Clavijo.

Cantoria

La cantoria si trova nella parte superiore del vestibolo. Vi si trova il coro gotico della Certosa di Santa Maria de El Paular, di Rascafría, scolpita in legno di noce e attribuita a Bartolomé Fernández. Gli scranni rimasero a San Francesco il Grande dal 1836 al 2003, quando furono restituiti al suo luogo di origine.

Fra le sculture si nota la Sepoltura di sant'Agnese, di Ricardo Bellver, sulla scala di accesso.

Anche la volta della cantoria è decorata con pitture murali, aventi per tema la morte di san Francesco d'Assisi e dipinte nel 1882 da Carlos Luis de Ribera y Fieve e Casto Plasencia y Maestro. Vi si trova anche la tela Porziuncola, di Francisco Bayeu, che originariamente aveva posto nella cappella maggiore.

Organo a canne

Nel coro, diviso in due corpi contrapposti addossati alle pareti laterali, vi è l'organo a canne, costruito dall'organaro francese Aristide Cavaillé-Coll tra il 1883 e il 1884 e restaurato nel 2010.

Lo strumento, a trasmissione meccanica con leva Baker, ha due tastiere di 56 note ciascuna e una pedaliera dritta di 30. Dispone di 26 registri, dei quali 22 sono reali.

Museo

Il complesso di San Francesco il Grande ospita un museo che conta 51 quadri e altre opere d'arte. Le opere pittoriche più pregevoli sono relative al barocco spagnolo e italiano, con quadri di Francisco Ribalta (San Girolamo), Francisco de Zurbarán (San Bonaventura riceve la visita di san Tommaso d'Aquino), Vicente Carducho (Papa inginocchiato e scene sul fondo), Alonso Cano (Sant'Antonio di Padova), Artemisia Gentileschi (Gesù e la samaritana) e Luis Tristán (Deposizione). Sono esposte anche quattro tele del pittore belga Gaspar de Crayer.

Nel tempio si conservava il Cristo crocifisso, di Francisco de Goya, opera con cui l'artista conseguì l'ammissione alla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. Nel primo terzo del XIX secolo, il quadro fu trasferito dallo scomparso Museo de la Trinidad, assorbito nel 1872 dal Museo del Prado.

Altri ambienti

L'antisacrestia era arredata con elementi del coro della Certosa di Santa Maria de El Paular, fino al 2003.

La decorazione della sacrestia risale all'ultimo terzo del XIX secolo.

Il complesso

San Francesco il Grande appartiene a un complesso conventuale, dove, oltre alla basilica, altri edifici presentano interesse storico-artistico. Una delle più rilevanti è la Cappella del Santo Cristo dei Dolores per il Venerabile Terz'Ordine di San Francesco il Grande, sita in un edificio contiguo, accanto alla facciata settentrionale della basilica.

Fu eretta fra il 1662 e il 1668, su disegno dell'architetto Francisco Bautista, che si avvalse della collaborazione del pittore e scultore Sebastián de Herrera. Le opere furono portate a termine dal capomastro Marcos López. Nel 1969 fu dichiarata monumento nazionale e nel 2001 fu catalogata come beni di interesse culturale dalla Comunità autonoma di Madrid.

L'edificio consta di una navata longitudinale, che si estende in un presbiterio, dove si trova l'altar maggiore. La copertura è affidata a una volta a botte e a una cupola su pennacchi.

All'interno spicca la decorazione barocca, in particolare il baldacchino sotto cui si custodisce la statua del Cristo dei Dolori, disegnato da Herrera e realizzato nel 1664 dal carpentiere Juan Ursularre Echevarría in legno, diaspro e marmi.

Nel 2007 fu inaugurato il Parco de la Dalieda de San Francisco el Grande, che si estende a sud della basilica, là dove, nel Medioevo, si trovava il chiostro del primitivo convento. Ha una superficie di 4.384 m². Al suo interno si trova il gruppo scultoreo di Sant'Isidoro, opera di Santiago Costa, che precedentemente si trovava nella Fuente de Juan de Villanueva (1952).

A ovest dell'edificio si apre un altro parco, conosciuto come La Cornisa, che forma una balconata sulla valle del Manzanarre.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Gran Vía de San Francisco 19
Orari
Tu-Fr 10:30-12:30,16:00-18:00; Sa 10:30-12:30,16:00-18:00 "Si no se ofician actos religiosos"; Jul, Aug, Sep: Tu-Su 10:30-12:30,17:00-19:00
Come arrivare
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Palazzo di Liria

Palazzo · Madrid

Palazzo di Liria

Il Palazzo di Liria (in spagnolo: Palacio de Liria), conosciuto anche come Casa de Alba, è un palazzo neoclassico situato nel centro di Madrid, ai numeri 18-20 di Calle de la Princesa. È stato progettato da Ventura Rodríguez e costruito tra il 1762 e il 1783.

Il palazzo è la residenza madrilena dei Duchi d'Alba ed è considerato la residenza nobiliare più ricca e grande della Spagna. Ospita una collezione privata d'arte europea.

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Storia
Costruzione

La costruzione iniziò sotto gli auspici del I duca di Berwick e Liria (da qui il nome del palazzo), James Fitz-James (1670-1734), figlio del re Giacomo II d'Inghilterra. Il duca risiedeva a Parigi, da dove supervisionò i piani e tutti i dettagli dell'opera. Il primo progetto fu affidato ad un architetto francese, Louis Guilbert, che iniziò i lavori anche se fu licenziato a causa delle numerose anomalie che il suo lavoro presentava.

La costruzione del palazzo fu ritardata e infine, subentrò alla direzione dei lavori il famoso architetto Ventura Rodríguez. Egli adattò i disegni e progetti degli architetti francesi inviati dal duca, realizzando un edificio neoclassico lungo, rettangolare e compatto. I lavori si svilupparono principalmente negli anni settanta del Settecento grazie anche alle entrate che il proprietario riceveva dall'America come Duca di Veragua; furono costosi e furono ostacolati dall'assenza del duca, che delegò la loro supervisione al fratello, il marchese di San Leonardo..

Alla conclusione dei lavori nel 1783, tuttavia, il palazzo fu immediatamente apprezzato. Quando William Beckford visitò la duchessa di Berwick nel 1787, elogiò il suo palazzo come "il più splendido di Madrid". Un anno dopo, Joseph Townsend affermò nel suo libro di viaggio in Spagna che "in termini di comfort ed eleganza, nessuna dimora di Madrid è paragonabile" al palazzo di Liria.

Agli inizi dell'Ottocento il palazzo passò in eredità alla Casa d'Alba. Il 19 marzo 1833 un incendio distrusse parte dell'archivio storico custodito nell'edificio. In seguito, l'architetto inglese Sir Edwin Lutyens progettò una serie di modifiche commissionate da Jacobo Fitz-James Stuart y Falcó. Eugenia de Montijo, ultima imperatrice consorte dei francesi, morì qui in esilio nel 1920.

Danneggiamento durante la guerra civile spagnola e ricostruzione

Pochi giorni dopo la ribellione militare contro il Governo della Repubblica, nel luglio del 1936, il Palazzo di Liria fu sequestrato dalle milizie del Partito Comunista, che lo tennero aperto al pubblico, conservandone le collezioni come furono trovate. Nonostante i bombardamenti su Madrid, fu deciso che la collezione sarebbe rimasta nel Palazzo di Liria, anche perché, data l'identità del proprietario, si credeva che la parte ribelle non avrebbe mai attaccato la proprietà. Le misure di sicurezza erano estreme, al punto che non era consentito fumare all'interno dell'edificio e i dipinti erano protetti con corrimano per evitare possibili danni causati dai visitatori. Dal 31 agosto 1936, due volte alla settimana furono organizzate visite di gruppi di miliziani e conferenze di prestigiosi docenti, come Rafael Alberti o Teresa León, che trasformarono il Palazzo di Liria in uno dei centri culturali più attivi di Madrid durante la guerra.

Tuttavia, questa attività fu interrotta quando, contro ogni previsione, il 17 novembre 1936 il palazzo fu devastato da 18 bombe incendiarie. Diverse testimonianze danno conto dei danni dei bombardamenti. La servitù della Casa d'Alba fece un resoconto dei fatti in alcuni appunti manoscritti. In seguito ai bombardamenti i servi si precipitarono insieme ai miliziani a raggiungere i tetti per spegnere le fiamme ma questo non fu sufficiente, poiché le bombe incendiarie avevano bucato lo zinco del tetto e il fuoco si era impadronito di tutta la struttura di legno. Gran parte della struttura, tranne le facciate, fu distrutta. I miliziani cercarono di salvare il più possibile. I dipinti, imballati in caso di bombardamento, erano conservati in una stanza sicura. Le tende e gli arazzi furono smontati e, insieme ai tappeti, furono portati in giardino, dove furono trasferiti anche mobili, libri, porcellane e argenteria. Successivamente, il tutto fu portato in due edifici centrali di Madrid, sulle strade Serrano e Antonio Maura, occupate dal Partito Comunista.

Già allora, con il governo repubblicano installato a Valencia prima dell'avanzata delle truppe nazionali, si decise di trasferire le opere che formavano il tesoro artistico nazionale: circa 18.000 pezzi, compresi quelli del Museo del Prado e quelli della Casa d'Alba. Le opere furono trasferite inizialmente in Catalogna per passare poi alla Società delle Nazioni a Ginevra, dove furono esposte anche le opere provenienti dal Palazzo di Liria. Le opere rimasero a Ginevra fino al loro ritorno a Madrid quasi tre anni dopo. Il viaggio del tesoro nazionale durante la guerra civile fu al centro di alcune importanti mostre come Arte protetta (Museo del Prado, 2003) e Biblioteca en guerra (Biblioteca Nacional, 2006). Durante i quasi tre anni di questo viaggio, il restauratore Manuel Arpe Retamino seguì i spostamenti delle opere e successivamente scrisse un diario, di grande interesse per conoscere i dettagli di quanto accaduto, in cui racconta il grande successo della mostra del tesoro della Casa d'Alba a Valencia.

Dopo il ritorno a Madrid, le opere rimasero inizialmente sotto la custodia del servizio nazionale per la difesa del patrimonio artistico, creato per decreto dal primo governo di Franco nel 1938. Il duca d'Alba, Jacobo Fitz-James Stuart y Falcó, impiegò infatti alcuni anni per ricostruire l'edificio e raggruppare l'intera collezione, attraverso varie consegne tra l'estate del 1939 e gli ultimi mesi del 1944. Egli morì tre anni prima della conclusione dei lavori di costruzione del rinnovato Palazzo di Liria, che furono portati a termine nel giugno 1956 dalla XVIII duchessa d'Alba Cayetana Fitz-James Stuart e dal suo consorte Luis Martínez de Irujo.

Descrizione

Il Palazzo di Liria è stato il primo palazzo madrileno in grado di armonizzarsi con il Palazzo reale. Esso presenta alcune singolarità che lo distinguono da tutte le altre costruzioni private di Madrid, tra cui il fatto di non essere integrato con gli edifici circostanti. La facciata non si affaccia sulla strada ma, secondo le usanze parigine dell’epoca, è distante dall’accesso principale come negli hotel francesi e il giardino circonda l’edificio per valorizzarne l’insieme.

Architettura

L'edificio è composto da 200 stanze su 3.500 metri quadrati. La sua architettura, insieme a quella del Palazzo reale e del palazzo della Granja, introdusse nella città il nuovo gusto neoclassico. La pianta è rettangolare, molto allungata, con padiglioni sporgenti agli angoli.

È distribuito su entrambi i lati di un asse centrale. Il piano terra inizia con un androne d'ingresso che introduce lo scalone principale, che non è quello originale del XVII secolo. Non è originale nemmeno la distribuzione delle stanze, che è il risultato della ricostruzione successiva alla guerra civile. I lati maggiori del piano ospitano i saloni di rappresentanza e le stanze principali, alcune affacciate sull'ingresso e altre sul vasto giardino retrostante, in classico stile francese.

La facciata principale presenta un basso corpo imbottito come base e semicolonne che si estendono su due piani e ne sottolineano il senso barocco. Il corpo centrale è evidenziato da un attico rettangolare senza frontone, che ricorda lo schema delle facciate del palazzo della Granja.

Cortile

Il cortile del palazzo di Liria è il più grande dei giardini storici privati presenti nel centro di Madrid e ha subito diverse modifiche nel corso dei decenni. Nelle piante del 1761 manca la fontana centrale nonostante anch'essa fosse stata costruita in quegli anni. Sebbene non si sappia con certezza chi abbia realizzato il primo progetto del giardino, si ritiene che Ventura abbia disegnato il piano e la grande fontana centrale sulla facciata posteriore. Con l’arrivo del nuovo secolo, infiammato dalle correnti pre-romantiche, l’aristocrazia spagnola variò i propri gusti e cominciò a disfarsi dei rigidi canoni geometrici del giardinaggio francese, tipici del XVIII secolo, a favore dei nuovi canoni “anglo-cinesi”, i quali preferivano forme curvilinee e alberi naturali liberi, come riportate nella pianta di Ibáñez de Ibero (1877) o in quella di Eugenio Eceiza (1909).

Nel 1916, il XVII duca d'Alba commissionò a Forestier, uno dei più importanti giardinieri e urbanisti dell'epoca, un nuovo progetto per il giardino antistante la facciata posteriore, più in linea con i principi stilistici dell'architettura del palazzo. Forestier tracciò l'attuale giardino basandosi su numerose aiuole con disegni circolari ed ellittici, e riformò i lati. Infine, l'intervento più recente e significativo risale agli anni cinquanta, con la costruzione della vasca renale, una delle prime in città, che ha conferito al giardino un tocco hollywoodiano contemporaneo. Di notevole interesse nei giardini sono le loro particolari sfingi, pressoché integre. Accanto all'ingresso si trova un interessante edificio per le guardie del palazzo, opera attribuita a Edwin Lutyens, che sarebbe contemporanea alla sua ristrutturazione del palazzo.

Galleria d'arte

Il Palazzo di Liria ha custodito per più di sei secoli un enorme patrimonio che raggruppi lasciti delle casate nobiliari di Berwick, Alba, Lerín, Lemos, Carpio, Olivares, Ayala e Híjar. La collezione artistica comprende dipinti delle scuole italiana, fiamminga e spagnola. Vi si trovano opere di Fra Angelico, Jacopo Palma il Vecchio, Guido Reni, Rembrandt, Rubens, Jan Brueghel il Vecchio, Velázquez e molti altri, oltre a un'importante serie di ritratti di famiglia che rispecchia appieno i cambiamenti del gusto europeo dal XVI al XX secolo.

La galleria comprende gli arazzi, le sculture, i mobili, le porcellane e altri oggetti artistici conservati nel palazzo, molto importanti e numerosi. I dipinti italiani sono stati riuniti in una stanza, quelli fiamminghi in un'altra e quelli di scuola spagnola in una terza, sebbene quest'ultima abbia subito alcune trasformazioni decorative dopo il Duemila e qualche cambiamento nel suo sfondo pittorico. Si è cercato di ridare alla sala dedicata al III duca d'Alba l’aspetto che aveva prima dell'incendio. La sala presieduta dai due ritratti di Goya è dedicata agli anni del soggiorno di Cayetana, la XIII duchessa di Alba. Lo stile del Secondo Impero, poco documentato in Spagna, è rappresentato nella sala da ballo con due arazzi molto realistici dell'Imperatrice e di Napoleone III, oltre alle porcellane di Sèvres. Nella sala attigua si trovano i due ritratti a figura intera dell'Imperatrice e del Principe Imperiale, dipinto da Winterhalter. L'arte del Settecento è esposta nella sala degli amori degli dei, contenente tre arazzi tessuti nella Manifattura dei Gobelins da François Boucher e mobili Luigi XV, e nella sala da pranzo con quattro grandi arazzi anch'essi provenienti dalla Manifattura dei Gobelins, donati da Luigi XV al XII Duca d'Alba quando era ambasciatore a Parigi.

Il piano terra inizia con l'androne d'ingresso e lo scalone principale in uno stile che inizialmente era molto in sintonia con quello neoclassico originario, ma successivamente ha subito rifacimenti decorativi di carattere neobarocco. Vi si trova una collezione di busti e statue di José Álvarez Cubero e Antonio Solá, amici e protetti del duca Carlos Miguel durante il suo viaggio in Italia. La collezione culmina al primo piano con la greca Afrodite Genitrice. Sempre al piano terra, nella Biblioteca si trova il ritratto del XVII Duca d'Alba; la cappella contiene sette dipinti di Josep Maria Sert e una pala d'altare del XVII secolo dalla Casa de Sotomayor. Nella sala delle incisioni vi sono trenta ottime stampe di Mantegna, Dürer, Rembrandt e Van Dyck, le uniche superstiti della collezione di seimila incisioni che perirono nell'incendio del 1936.

La sala della musica ospita il dipinto di Ingres sull'Imposizione del vello d'oro sul maresciallo di Berwick da parte di Filippo V.

Al secondo piano ci sono tre stanze contenenti dipinti francesi e inglesi del XIX e XX secolo, di Corot, Fantin-Latour, Boudin, Reynolds, Romney, Gainsborough, un Guardi, e anche opere di pittura moderna, come una tela di Chagall e un collage cubista di Picasso. La seconda parte di questa sezione si divide in cinque periodi storici: quello della Casa de Alba dal XVI al XVIII secolo insieme alla sua alleanza con la Casa de Carpio; quella della Casa di Berwick e il suo legame con la Casa d'Alba, con le diverse modalità del ritratto settecentesco a cui essa contribuisce; quella del collezionista Carlos Miguel, VII Duca di Berwick e XIV d'Alba, l'eredità del Secondo Impero dell'Imperatrice Eugenia de Montijo e quella dei Duchi d'Alba nel XIX e XX secolo.

Una delle opere più insolite della raccolta è una scultura in legno del XVI secolo che mostra il terzo duca d'Alba che trafigge i tre principali nemici della Spagna, rappresentata a forma di idra con le teste di Elisabetta I d'Inghilterra, dell'Elettore di Sassonia e di Papa Paolo IV.

Biblioteca

La biblioteca si trova al piano terra e occupa gran parte del lato destro della facciata principale del palazzo. I mobili originali, le librerie e il tavolo da lavoro erano in noce al momento della ricostruzione dopo la guerra civile, anche se anni dopo, nel 1989, fu iniziato un nuovo piano decorativo, in virtù del quale le librerie furono dipinte di verde e successivamente vennero aggiunti elementi al soffitto fino a portarlo allo stato attuale. La biblioteca si compone di due corpi ben differenziati: uno superiore, in cui sono distribuiti gli scaffali con i libri; e uno inferiore, chiuso da ante, che oltre a contenere i libri sui rispettivi ripiani funge da supporto per le vetrine portadocumenti.

È impossibile ricostruire in dettaglio l'evoluzione storica della biblioteca, poiché a seguito dell'incendio del 1936 andò perduta più della metà delle sue collezioni e non si conservarono cataloghi bibliografici che potessero dare conto della natura o dell'argomento di molte copie distrutte. Essa iniziò comunque a formarsi all'inizio del XVIII secolo, quando i Fitz-James Stuart, duchi di Liria e Jérica, decisero di stabilirsi definitivamente in Spagna, con i fondi bibliografici che la famiglia avrebbe acquisito e anche con i contributi di alcune delle casate nobiliari che attraverso un matrimonio furono successivamente incorporate nella Casa. La ricostruzione della biblioteca in seguito all'incendio del 1936 fu in qualche modo incompleta a causa all'acquisto da parte di Don Jacobo, XVII Duca d'Alba, della raccolta di Vicente Castañeda Alcover, segretario della Real Academia de la Historia, che si distinse per le sue attente rilegature e per una ricchissima raccolta di opere. L'incendio provocò inoltre la perdita di oltre 5000 scritti.

Tra il XVIII e il XX secolo, i successivi detentori dei ducati di Berwick e di Alba hanno ulteriormente ampliato i libri incorporati nella biblioteca. Il Duca Don Carlos Miguel all'inizio del XIX secolo, la Duchessa Rosario alla fine di questo stesso secolo e suo figlio il Duca Don Jacobo, padre dell'attuale Duchessa d'Alba, furono i principali contributori. Nella biblioteca vi sono libri d'arte, biografie, cronache e memorie dei diversi rami della casata; nel suo insieme essa raggiunge 18.000 volumi. Vi si trovano anche preziose raccolte documentarie, come i diari di bordo di Cristoforo Colombo, compreso il suo primo disegno della costa di Hispaniola, il testamento autografato di Filippo II e libri come una Bibbia in miniatura del XV secolo.

Fondazione Casa de Alba

Il palazzo divenne il centro della Fondazione Casa de Alba, presieduta dal XIX duca d'Alba, Carlos Fitz-James Stuart y Martínez de Irujo, con il sostegno dei suoi due figli, Fernando, duca di Huéscar, e Carlos, conte di Osorno, come amministratori. La fondazione è stata creata nel 1973 sulla base di diversi anni di lavoro di base gettato dai suoi genitori, Cayetana, diciottesima duchessa di Alba, e il suo consorte. A tale organizzazione si deve il merito di aver aperto al pubblico la collezione della Casa d'Alba così come i palazzi del duca, le sue attuali residenze, e condividere le informazioni su di loro in modo che altre persone possano godere e conoscere la sua eredità. Il Duca d'Alba ha attuato una politica di apertura con i cittadini di Madrid, i cittadini spagnoli e in generale i visitatori interessati alla cultura.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Calle de la Princesa 20
Orari
Mo 10:00-15:00; Tu-Su,PH 10:00-20:00
Telefono
+34 915475302
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.palaciodeliria.com

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Museo navale di Madrid

Museo militare · Madrid

Museo navale di Madrid

Spagna

Informazioni pratiche

Indirizzo
Paseo del Prado 3
Orari
Tu-Su 10:00-19:00; Mo,PH off; Jan 01,06,Dec 24,25,31: off
Telefono
+34 915238516
Come arrivare
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Parque del Oeste

Parco cittadino · Madrid

Parque del Oeste

Il Parque del Oeste è un parco pubblico della città di Madrid, ubicato tra la strada per La Coruña, la città universitaria ed il distretto di Moncloa. Si estende per 98,60 ettari. Prima del XX secolo, il territorio che attualmente occupa il parco era la principale discarica della città. Il parco fu iniziativa di Alberto Aguilera, sindaco della città all'inizio del XX secolo, il quale nel 1906 chiese al paesaggista Celedonio Rodrigáñez di fare il primo tracciato di un luogo per passeggiare e rilassarsi. Dispone di angoli unici e belli come "la Rosaleda", nel quale si detiene annualmente un concorso internazionale di rose. Anche il tempio di Debod si trova in questa zona.

Il parco è raggiungibile con la metropolitana: le stazioni Moncloa (linee numero 3 e 6), Plaza de España (linee numero 3 e 10) e Príncipe Pío (linee numero 6 e 10) si trovano vicino all'ingresso.

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Storia

I lavori del parco sono iniziati nel 1893 e la prima fase è stata inaugurata nell'anno 1905. Questa fase comprendeva una superficie di circa 87 ettari tra le attuali strade di Moret e Seneca, oltre a Paseo di auto, oggi Paseo de Camoens.

Nel 1906 proseguì la realizzazione della seconda fase, raggiungendo il quartiere della Montagna (dove ora è collocato il Tempio di Debod). Si estese in parallelo al Paseo del Pintor Rosales, su vecchie discariche.

Durante la guerra civile spagnola il Parco del Oeste si convertì nel campo di battaglia della città universitaria, in effetti si aprirono trincee e si costruirono bunkers, che ancora oggi si possono notare nella zona al suo estremo nord.

Una volta finita la guerra, D. Cecilio Rodriguez, responsabile dei parchi comunali, si incaricò della sua ricostruzione, che durò fino alla fine degli anni quaranta. Si mantenne il carattere paesaggistico, il tipo di impianto ed il tracciato dei percorsi.

Nel corso degli anni 1956 e 1973 fu ampliato, includendo i terreni della caserma della montagna, costruendo il giardino delle rose ed il parco della montagna, ponendo in quest'ultimo il tempio di Debod.

Monumenti e punti di interesse

Il Roseto Ramón Ortiz: fu creato per dotare la capitale spagnola di un roseto allo stile dei principali giardini europei. Occupa una superficie di 15.000 metri quadrati e ospita il concorso internazionale Rosas Nuevas.

Il Tempio di Debod: è un tempio egizio risalente al II secolo a.C.. Fu donato dal governo egiziano nel 1968 alla città di Madrid, in segno di gratitudine per il supporto donato per la salvaguardia dei templi di Nubia e Abu Simbel, in pericolo per la costruzione della diga di Assuan. Il tempio fu costruito per volere del re di Nubia Adijalamani di Meroe e dedicato al culto delle divinità egizie Amon e Iside.

La scuola di ceramica

Il teleférico di Madrid

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plaza de la Villa

Piazza · Madrid

plaza de la Villa

La Plaza de la Villa è una piazza che si trova nel centro storico di Madrid, accanto alla calle Mayor.

Nella piazza si trovano le facciate principali di tre edifici di grande valore storico ed artistico: la Casa e la Torre de los Lujanes, una costruzione in stile gotico-mudéjar del XV secolo che si trova sul lato orientale della piazza, la Casa de Cisneros, un palazzo plateresco del XVI secolo che si trova nella parte meridionale della piazza, e la Casa de la Villa, una costruzione barocca del XVII secolo, che si trova nella parte occidentale ed è una delle sedi del Municipio di Madrid.

Informazioni pratiche

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Nei dintorni di Madrid

7 luoghi nei dintorni, a Aranjuez, Sol, Palacio, comunità di Madrid, Almagro, Alcalá de Henares

Mappa dei dintorni di Madrid
Dati della mappa © OpenStreetMap

Palazzo reale di Aranjuez

Museo · Aranjuez

Palazzo reale di Aranjuez

Il Palazzo reale di Aranjuez è una delle residenze del Re di Spagna. Si trova ad Aranjuez (Comunità autonoma di Madrid).

== Storia ==

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Venne commissionato da Filippo II di Spagna e progettato da Juan Bautista de Toledo e Juan de Herrera, già progettisti del Monastero dell'Escorial. Al progetto collaborò in parte anche Filippo Juvarra oltre ad altri architetti illustri come Francesco Sabatini e Rafael Contreras Muñoz mentre Giuseppe Gricci operò in qualità di scultore. Venne completato durante il regno di Ferdinando VI; Carlo III aggiunse due ali. Anche un ulteriore edificio, la Casa del Labrador, fa parte del complesso.

Gli immensi giardini, costruiti per elevare la residenza dallo spoglio paesaggio delle mesetas spagnole, utilizzano acqua pescata dai vicini fiumi Tago e Jarama, e sono i più importanti del Paese tra quelli risalenti al periodo asburgico. I Jardin de la Isla si trovano su di un'isola artificiale attorniata dal fiume Tago e dal Ria Canal.

Le importanti strutture museali comprendono il Museo de la Vida en Palacio, che descrive la vita quotidiana dei monarchi spagnoli, ed il Museo de las Falúas Reales, che ospita la più ricca collezione di materiale tratto dai tesori reali.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Plaza de Parejas
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plaza Mayor

Destinazione turistica · Sol

plaza Mayor

La Plaza Mayor è una delle piazze principali di Madrid Ed è situata al centro della capitale spagnola. Le sue origini risalgono al XV secolo.

== Storia ==

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Le origini della piazza risalgono al XV secolo quando in questo luogo, alla confluenza dei caminos (oggigiorno calles) di Toledo e Atocha e ai confini della città medievale, si celebrava il mercato principale della città. A quel tempo vi era una zona porticata, per regolare il commercio nella piazza, conosciuta come Plaza del Arrabal.

Nel 1580, dopo aver trasferito la corte a Madrid nel 1561, Filippo II diede l'incarico di rimodellare la piazza a Juan de Herrera, e cominciò la demolizione delle casas de manzanas dell'antica piazza quello stesso anno. La costruzione del primo edificio della nuova piazza, la Casa de la Panadería, cominciò nel 1590 ad opera di Diego Sillero. Nel 1617, Filippo III, incaricò la prosecuzione dei lavori a Juan Gómez de Mora, che li avrebbe conclusi nel 1619.

La Plaza Mayor ha sofferto tre grandi incendi nella sua storia, il primo dei quali nel 1631, e lo stesso Juan Gómez de Mora si incaricò dei lavori di ricostruzione. Il secondo avvenne nel 1670, e questa volta l'incaricato della ricostruzione fu l'architetto Tomás Román. L'ultimo dei tre avvenne nel 1790, con Francesco Sabatini incaricato di dirigerne l'estinzione. L'incaricato della ricostruzione fu in quest'occasione Juan de Villanueva, che abbassò l'altezza del caseggiato che circonda la piazza da cinque a tre piani e chiuse gli angoli ponendo grandi arcate per l'accesso. I lavori di ricostruzione si prolungarono fino al 1854, e li continuarono, dopo la morte di Villanueva, i suoi discepoli Antonio López Aguado e Custodio Moreno.

Nel 1848 venne collocata la statua equestre di Filippo III al centro della piazza, opera del Giambologna e di Pietro Tacca, datata 1616. Nel 1880, si restaurò la Casa de la Panadería, ad opera di Joaquín María de la Vega. Nel 1921 toccò al caserío, lavoro a carico di Oriol. Nel 1935 un altro intervento, portato a termine da Fernando García de Mercadal. E negli anni sessanta si effettuò un restauro generale, che la chiuse al traffico su ruote e dotò la piazza di un parcheggio sotterraneo. L'ultima operazione, portata a termine nel 1992, consistette nella decorazione murale, opera di Carlos Franco, della Casa de la Panadería, che rappresenta personaggi mitologici come la dea Cibele.

Il nome della piazza

Il nome della piazza è cambiato nel corso della storia, dal primo nome di Plaza del Arrabal passò a chiamarsi Plaza Mayor.

Venne chiamata Plaza del Arrabal quando, al rimanere fuori dalla cerchia delle mura medievali, passò a costituire il centro dei nuovi quartieri creati dall'ampliamento della città verso est durante il regno di Juan II de Castilla, chiamati el Arrabal.

Nel 1812, in ottemperanza al decreto che disponeva che tutte le piazze maggiori di Spagna passassero a chiamarsi Plaza de la Constitución, cambiò di nome, ma sarebbe durato solo al 1814, anno in cui venne ribattezzata Plaza Real. Recuperò il nome di "Plaza de la Constitución" nei periodi dal 1820 al 1823, dal 1833 al 1835 e dal 1840 al 1843.

Nel 1873, cambiò ancora in Plaza de la República, e ancora a Plaza de la Constitución dalla restaurazione di Alfonso XII nel 1876 fino alla Dittatura di Primo de Rivera nel 1923. Dopo la proclamazione della II Repubblica si tornò a cambiare il nome della piazza in Plaza de la Constitución fino alla fine della guerra civile spagnola quando venne recuperato il popolare nome di Plaza Mayor, nome che sarebbe durato fino ai giorni nostri.

Caratteristiche
Targhe commemorative
Arco de Cuchilleros

L'Arco de Cuchilleros è la più famosa delle nove porte di accesso alla piazza ed è situato nell'angolo sud-ovest della stessa. La considerevole altezza di quest'arco si deve al grande dislivello che esiste tra la Plaza Mayor e la Cava de San Miguel.

L'arco de Cuchilleros è opera di Juan de Villanueva che, dopo l'incendio del 1790, chiuse completamente la piazza ponendo in essere una serie di arcate per l'accesso.

L'origine del suo nome sta nella calle de Cuchilleros alla quale porta, in cui anticamente si trovavano le officine della corporazione dei coltellieri (cuchilleros), e che somministravano i loro articoli alla corporazione dei macellai, che stavano all'interno della piazza.

Oggi, tanto la Plaza Mayor, come l'arco e calle de Cuchilleros, sono un importante polo turistico della capitale spagnola, dove si trovano numerosi bar e ristoranti tipici. Tra di loro il ristorante Sobrino de Botín, che figura nel Guinness dei primati per essere il ristorante più antico del mondo, essendo stato fondato nel 1725.

Le quattro facciate

Si tratta di una piazza porticata a pianta rettangolare, di 129 metri di lunghezza per 94 di larghezza, completamente chiusa da edifici di abitazione di tre piani, con 237 balconi che si affacciano sulla piazza. Dispone di nove porte di accesso, delle quali la più conosciuta è quella dell'Arco de Cuchilleros, nell'angolo sudovest della piazza. Al centro del lato nord della piazza si alza la Casa de la Panadería e di fronte ad essa, sul lato sud, la Casa de la Carnicería.

Statua di Filippo III

La statua equestre di Felipe III che si trova al centro della piazza fu iniziata dal Giambologna e terminata dal suo discepolo Pietro Tacca nel 1616. Fu regalata al re spagnolo dall'allora Gran Duca di Toscana, ed era situata inizialmente nella Casa de Campo. Nel 1848 la Regina Isabella II ordinò il suo trasferimento nella Plaza Mayor. Attualmente, sul piedistallo della statua, figura quest'iscrizione:

Usi

La Plaza Mayor si convertì fin dall'inizio, non solo nel principale mercato della città, tanto di alimentari (venduti dai numerosi tablajeros vigilati dal Repeso) come di altri generi (installati sotto i portici erano le principali corporazioni); ma anche nel palcoscenico di numerosi atti pubblici, come corride o autodafé, immortalata dal pittore Francisco Ricci nell'anno 1680, esecuzioni pubbliche; di fronte alla Casa de la Panadería avvenivano le impiccagioni e davanti alla Casa de la Carnicería, se avvenivano tramite coltello o ascia. Nella Plaza Mayor avvenne anche la beatificazione di San Isidro, santo patrono di Madrid.

La Plaza Mayor è attualmente un importante punto turistico, visitato da migliaia di turisti ogni anno. Nei locali commerciali che si trovano lungo i portici vi sono numerosi bar e ristoranti, che occupano parte della piazza con i tavoli. È inoltre uno spazio molto utilizzato per i festival, come i concerti che vengono offerti gratuitamente ai madrileni durante le feste di san Isidro.

Tutti i mesi di dicembre si svolge il tradizionale mercatino natalizio, abitudine che si mantiene dall'anno 1860.

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Teatro Real

Teatro · Palacio

Teatro Real

Il Teatro Real (letteralmente Teatro Regio), o semplicemente El Real (come è noto colloquialmente), è un teatro dell'opera che si trova a Madrid, in Spagna.

== Storia ==

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Dopo trentadue anni di progettazione e costruzione, un regio decreto del 7 maggio 1850 deliberò l'immediato completamento del "Teatro de Oriente" e i lavori di costruzione furono terminati entro cinque mesi. Il teatro, situato proprio di fronte al Palazzo Reale, residenza ufficiale della regina che aveva ordinato la costruzione del teatro, Isabella II, fu finalmente inaugurato il 19 novembre 1850 con La favorita di Donizetti con Erminia Frezzolini e Marietta Alboni.

Nel 1863 Giuseppe Verdi visitò il teatro per la prima spagnola del suo lavoro La forza del destino. Nel 1925, i Balletti russi di Sergej Djagilev furono eseguiti in teatro con la presenza di Nijinsky e Stravinsky.

Dal 1852 fu sede del Conservatorio Reale di Madrid fino al 1925, quando un regio decreto del 6 dicembre lo chiuse per i danni che la costruzione della Metropolitana di Madrid aveva causato all'edificio.

Il teatro fu riaperto nel 1966 come teatro di concerti e sala concerti principale della Nazionale spagnola RTVE Orchestra e dell'Orchestra Sinfonica. Nel 1969, il 14° Eurovision Song Contest si è tenuto presso il teatro, con una scultura in metallo sul palco creata dall'artista surrealista spagnolo Salvador Dalí.

Nel 1990, il Teatro è stato ristrutturato per ospitare la lirica e riaperto nel 1997. L'Auditorium mantiene la struttura originaria, in stile italiano, e ha recuperato l'arredamento d'epoca del 1880. Nonostante le piccole dimensioni della platea, la capacità totale raggiunge i 1958 posti grazie alle 15 file accolte nell'area denominata "paradiso", aggiunta al di sopra del quarto piano sfruttando la maggior altezza ottenuta con gli interventi novecenteschi e dalle quali si può godere di una vista frontale e completa del palcoscenico. È stato anche possibile aumentare leggermente il tempo di riverbero, portandolo a un valore ideale per un teatro d'opera di queste dimensioni.

Per il palcoscenico è stata progettata una complessa macchina scenica teatrale destinata a eseguire in verticale i movimenti di scena richiesti, vista la mancanza di spazio laterale prevista nel disegno della pianta del teatro. Lo spazio disponibile per le scenografie supera i 600 metri quadrati a livello del palco e va fino a 1.430 metri quadrati se si aggiungono le aree di montaggio a 16 metri sotto il palco e la platea. Il palco è composto da 9 piattaforme per lo spostamento dei set tra i due livelli. Il boccascena dispone di 18 metri in larghezza e 14 in altezza, mentre la torre scenica erge una graticciata con tutti i tiri (a motore, a controllo elettronico) a 37 metri sopra il pavimento del palco.

Per la riapertura del 1997 (serata di gala dell'11 ottobre presieduta dai sovrani spagnoli) sono state eseguite due opere di Manuel de Falla: il balletto El sombrero de tres picos (con scene e costumi originali di Pablo Picasso) e l'opera La vida breve (messa in scena da Francisco Nieva). A seguire si tenne la prima mondiale di Divinas Palabras del compositore spagnolo Antón García Abril, con il tenore madrileno Plácido Domingo. Nel 2007, la compagnia del Teatro Real ha anche messo in scena il primo revival moderno de Il burbero di buon cuore di Vicente Martín y Soler.

La compagnia

L'orchestra del Teatro Real è l'Orquesta Sinfonica de Madrid. L'attuale direttore artistico è Joan Matabosch.

Il teatro offre visite guidate in diverse lingue, tutti i giorni. Il tour include l'auditorium, il palcoscenico, workshop e sale prove.

Direttori artistici (dal 1995)

Stéphane Lissner (1995-1997)

Luis Antonio García Navarro (1997-2001, artistico e direttore musicale)

Emilio Sagi (2001-2005)

Antonio Moral (2005-2010)

Gerard Mortier (2010 - 2014)

Joan Matabosch (2014 - )

Direttori musicali (dal 1997)

Luis Antonio García Navarro (1997-2001, artistico e direttore musicale)

Jesús López Cobos (2003-2010)

Ivor Bolton (2014 - )

Le opere più rappresentate al Teatro Real

Informazioni pratiche

Indirizzo
Plaza de Isabel II
Telefono
+34 902 24 48 48
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.teatroreal.es

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plaza de Colón

Piazza · Almagro

plaza de Colón

La Plaza de Colón è una piazza della città di Madrid, in Spagna.

Nella Plaza de Colón sorge il monumento a Cristoforo Colombo (Cristóbal Colón in castigliano), la cui statua domina dalla sommità di questo obelisco. Alla base del monumento stesso, una fontana simboleggia l'oceano, dal quale Colombo emerge vincitore. Nella piazza si trova anche la Biblioteca Nazionale e la coppia delle Torri di Colombo, costruite tra il 1968 e il 1976 su progetto dell'architetto Antonio Lamela.

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cattedrale magistrale di Alcalá de Henares

Cattedrale cattolica · Alcalá de Henares

cattedrale magistrale di Alcalá de Henares

La cattedrale magistrale dei Santi Giusto e Pastore (in spagnolo: Santa e Insigne Catedral-Magistral de los Santos Justo y Pastor) è il principale luogo di culto del comune di Alcalá de Henares, in Spagna, sede vescovile dell'omonima diocesi e una delle poche chiese al mondo con il titolo di Magistrale.

== Storia ==

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Nei dintorni della città romana di Complutum, nell'anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, due bambini di sette e nove anni di età, Giusto e Pastore, furono uccisi perché non volevano rinnegare la loro fede cristiana. Nel 414, sul luogo dell'esecuzione, venne eretta una cappella nella quale seppellire i loro corpi. Durante l'occupazione visigota (XVI secolo), la chiesa diventa cattedrale e sperimenta la tolleranza religiosa musulmana. Solo nel 1054, i musulmani, riconquistando la città in danno di Fernando I di Castiglia che l'aveva ripresa l'anno precedente, la distrussero per rappresaglia. La cattedrale fu ricostruita (1446–1482) dall'arcivescovo Alfonso Carrillo de Acuña e, poi, consolidata in stile gotico fiammeggiante (1495-1515), durante la cattedra del cardinale Francisco Jiménez de Cisneros. Nel 1618, si concluse la costruzione del campanile iniziata nel 1528, mentre il chiostro e la cappella di San Pietro vengono incorporati nella chiesa nel XVII secolo. Nel 1904 la chiesa è dichiarata Monumento nazionale spagnolo ma durante la Guerra Civile Spagnola la chiesa venne incendiata (1936), perdendo tutti i suoi tesori con l'eccezione di qualche inferriata e di qualche stallo del coro.

Esterni

Di aspetto austero, si notano alle pareti i graffiti segoviani. Nel portale della facciata occidentale, in stile gotico fiorito, è degno d'interesse un medaglione con i simboli di San Ildefonso. Il campanile, opera di Rodrigo Gil de Hontañón e di Rodrigo Argüello, in stile rinascimentale, è alto 62,05 metri e presenta sulla sommità una guglia d'ardesia in stile herreriano. Nel chiostro (XVII secolo), ad archi tra pilastri, i pavimenti sono coperti di tappeti rinascimentali. Dal chiostro si accede alla Sala Capitolare e all'antica biblioteca, decorata da Angelo Nardi, oggi, Museo, della Cattedrale, dove si può vedere la tomba dell'arcivescovo Alfonso Carrillo de Acuña.

Interni

L'edificio, a tre navate coperte con volte appoggiate su pilastri fascicolati, è a croce latina con grande transetto e una cripta e presenta poche opere d'arte per la distruzione avvenuta durante la Guerra civile spagnola. Conserva ancora le tombe dell'arcivescovo García Loaysa y Girón (morto nel 1599) e del cardinale Cisneros (morto nel 1517).

Navata centrale

Sopraelevata rispetto alle navate laterali e chiusa da una griglia sopravvissuta alla distruzione, la cappella maggiore contiene ancora la mensa d'altare regalata da Sisto V a Filippo II, ma manca del retablo. Rimane una statua della Madonna dei Cisneros.

L'abside ha contrafforti visibili e un deambulatorio nel quale si alternano sezioni triangolare e rettangolari appoggiate su pilastri gotici. Sotto il deambulatorio la cripta che conserva l'urna (1702) con rilievi in argento e oro dei fratelli Zureno, in cui riposano i resti dei santi e la pietra sulla quale furono decapitati.

Navata del Vangelo

In questa navata non è rimasto niente della chiesa antica. Oggi ha sede il Centro per l'Interpretazione della Cattedrale.

Navata dell'Epistola

In questa navata vi sono le cappelle più importanti.

La cappella di San Pietro (1622) che, all'esterno, si presenta in granito e in stile herreriano, è barocca all'interno, con cupola circolare. Nella cappella della Madonna del Val rimane la statua della patrona di Alcalá, mentre in quella dell'Ecce Homo una singolare struttura nel tetto contrasta con il semplice arco a tutto sesto d'ingresso. La cappella di san Diego de Alcalá accoglie il corpo incorrotto del santo, che viene esposto ogni 13 novembre.

Le altre cappelle che mancano, sono invece state disegnate sui muri per suggerirne all'osservatore la vista.

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Castello nuovo di Manzanares el Real

Castello · Manzanares el Real

Castello nuovo di Manzanares el Real

Il Castello nuovo di Manzanares el Real, conosciuto anche come Castello dei Mendoza, è un palazzo-fortezza eretto nel XV secolo nel comune di Manzanares el Real (Comunità di Madrid, Spagna), presso il lago di Santillana, ai piedi della Sierra de Guadarrama.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1475 sopra una cappella romanica-mudejar e oggi è uno dei castelli meglio conservati della Comunità di Madrid. Fu costruito sulla riva del fiume Manzanarre, come palazzo residenziale della Casa de Mendoza, nelle vicinanze di una fortezza precedente, abbandonata una volta costruito il nuovo edificio.

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Il castello ospita attualmente un museo sui castelli spagnoli e una collezione di arazzi. Fu dichiarato Monumento Histórico-Artístico nell'anno 1931. È proprietà del Ducato dell'Infantado, anche se l'amministrazione e l'uso sono gestiti dalla Comunità di Madrid.

Storia

Le terre che circondano l'alto corso del fiume Manzanarre, molto ricche di pascoli e boschi, furono oggetto di frequenti dispute tra i differenti poteri nati dopo la Reconquista. Le Comunità di Villa y Tierra di Segovia e di Madrid furono protagoniste di diverse liti lungo tutto il XIII secolo, che furono risolti nel XIV secolo da parte del re Giovanni I di Castiglia che donò la comarca al suo maggiordomo, Pedro González de Mendoza.

Al figlio maggiore di costui, Diego Hurtado de Mendoza, ammiraglio maggiore di Castiglia, si attribuisce la costruzione di una prima fortezza, conosciuta oggi come il castello vecchio di Manzanares el Real, anche se è molto probabile che questo edificio avesse un'origine precedente. Nell'ultimo terzo del XV secolo, la Casa de Mendoza decise di costruire un nuovo castello-palazzo, di maggiori dimensioni e più lussuoso, in accordo con la notevole influenza politica e economica raggiunta da questa famiglia.

I lavori iniziarono nel 1475. Furono promossi da Diego Hurtado de Mendoza y Figueroa, primo duca dell'Infantado, che non poté vederne la conclusione. Fu suo figlio primogenito, Íñigo López de Mendoza, a completarle sotto la direzione dell'architetto Juan Guas, autore del Palazzo dell'Infantado di Guadalajara.

La funzione di residenza palatina con cui fu concepito durò appena un secolo. Con la morte nel 1566 di Íñigo López de Mendoza, quarto duca dell'Infantado, il castello rimase disabitato, dato che sorsero problemi economici e conflitti tra gli eredi della Casa de Mendoza.

Nel 1914 il Ducato dell'Infantado procedette ad un primo restauro. A questo si succedettero, negli anni 1960 e 1970, vari lavori di consolidamento, promossi dall'oggi soppresso Consiglio provinciale di Madrid. Alcuni elementi furono completamente ricostruiti, come per esempio le stanze e i corridoi dell'interno del corpo principale. Fu questo ente che decise di installare nelle sue dipendenze un museo dei castelli spagnoli, oltre ad una collezione di arazzi.

Nel 1982, il castello fu teatro della costituzione dell'Assemblea dei Parlamentari di Madrid, in cui si scrisse lo Statuto di Autonomia.

Caratteristiche

Il castello, di pianta quadrangolare, è costruito interamente in pietra di granito. Presenta quattro torri circolari. Nei vertici sono adornate da palle secondo il più puro stile isabellino. Risalta il dongione, di forma esagonale.

L'edificio è decorato da una terrazza, con piombatoie e merli. È costituito da un patio rettangolare porticato e da due gallerie sopra colonne ottagonali. La galleria gotica del primo piano è considerata la più bella dell'architettura militare spagnola. Sopra il cammino di ronda meridionale la galleria è di aspetto fiammeggiante sopra parapetti decorati a base di punta di diamante.

Tutto il castello è circondato da un barbacane, le cui feritoie hanno scolpito in bassorilievo la croce del santo Sepolcro di Gerusalemme, per via del titolo di cui godette Pedro González de Mendoza. Altri elementi difensivi dell'edificio sono le feritoie.

Il castello è disposto su sei livelli, oltre ad un sotterraneo: il pianterreno, il primo mezzanino, il piano nobile, il secondo mezzanino, la galleria alta e il sottotetto. La porta di accesso, compresa tra due pilastri, presenta un arco ribassato.

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cattedrale di la Maddalena

Cattedrale cattolica · Getafe

cattedrale di la Maddalena

La cattedrale della Maddalena (in spagnolo: catedral de la Magdalena) è il principale luogo di culto del comune di Getafe, in Spagna, sede vescovile dell'omonima diocesi.

== Storia ==

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La costruzione cominciò nel 1549 dove esisteva già una chiesa in stile mudéjar, della quale si conserva il campanile e che fu demolita con lo scopo di creare un tempio più grande, visto l'aumento della popolazione nel comune di Getafe. Gli stile predominanti sono quello rinascimentale, quello barocco e quello mudéjar della torre campanaria. I lavori terminarono nel 1770.

La chiesa è stata oggetto di un ampio riconsolidamento del terreno tramite micropali ed è stata riaperta nel 2007.

Arte

La pianta presenta tre navate. La decorazione delle pareti e della volta è sobria ed elegante. La pala d'altare, realizzato da Alonso Carbonel tra il 1612 e il 1618 presenta le sculture di Antonio de Herrera Barnuevo y Antón de Morales.

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Questa guida è composta da basi di conoscenza aperte. Niente è scritto da noi e niente è inventato: dove una fonte tace, il campo semplicemente non c'è.

Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2026