Pisa

Pisa è un comune italiano di 90 502 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nel nord ovest della Toscana.

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Giugno

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 11° 88 mm
Febbraio 13° 93 mm
Marzo 16° 83 mm
Aprile 19° 85 mm
Maggio 22° 13° 105 mm
Giugno 27° 17° 69 mm
Luglio 31° 20° 24 mm
Agosto 31° 20° 57 mm
Settembre 26° 16° 118 mm
Ottobre 22° 13° 152 mm
Novembre 16° 152 mm
Dicembre 12° 117 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Pisa è un comune italiano di 90 502 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nel nord ovest della Toscana.

Descrizione da Wikipedia · leggi la voce completa

Guida pratica di Pisa 12 sezioni

4.561 parole scritte da viaggiatori, da Wikivoyage.

Da sapere

Oltre che per la Piazza dei Miracoli e le altre attrazioni turistiche relative ad arte e architettura, Pisa è anche molto conosciuta per due fattori:

l'Università statale, considerata una delle migliori in Italia e rinomata anche a livello internazionale, a cui sono correlate anche la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento S.Anna;

l'aeroporto militare e civile di S.Giusto, di rilevanza nazionale (sia per la parte militare, essendo l'unica Brigata Aerea da trasporto a medio e lungo raggio delle Forze Armate italiane, che per la parte civile, essendo Pisa l'unico aeroporto della Toscana in grado di ricevere vettori aerei civili di qualsiasi grandezza).

Allo stato attuale Pisa si presenta come una città di grandezza medio/piccola (sotto i novantamila abitanti) e dunque "a misura d'uomo".

La consistente popolazione studentesca, formata in maggioranza da non residenti che si trasferiscono a Pisa per gli studi universitari, ne fa' una città in cui la fascia di popolazione "under-30" è decisamente superiore alla media delle altre città italiane.

Queste particolarità rendono Pisa relativamente facile da visitare anche a piedi e adatta a un turismo giovanile.

Il turismo balneare di Pisa si basa interamente sugli unici 25 km di costa della provincia di Pisa che compongono il litorale pisano. Dopo anni di stallo, questo tipo di turismo a Pisa ha iniziato a crescere e ad essere apprezzato anche a livello internazionale. La parte meridionale del litorale pisano,è caratterizzata da una massiccia urbanizzazione. La parte settentrionale invece, è più selvaggia e incontaminata.

Nonostante Pisa sia annoverata fra le maggiori città d'arte d'Europa, gran parte del turismo gravita tutt'oggi intorno al complesso romanico di Piazza del Duomo. Nel 2008 il museo di Palazzo Reale è entrato nella classifica dei musei meno visitati del Paese. Con l'apertura del Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi, avvenuta nel 2008, il restauro del Palazzo Reale e l'imminente recupero dell'area dell'Ospedale Santa Chiara, la città ha puntato ad una rivalutazione del suo centro storico e ad un assetto urbanistico più moderno e accogliente.

Cenni geografici

La città sorge a pochi chilometri dalla foce del fiume Arno, in un'area pianeggiante denominata Valdarno inferiore, chiusa a nord dai Monti Pisani.

L'area in cui sorge la città è classificata a rischio sismico, tanto che proprio il territorio comunale fu l'epicentro di due eventi sismici, il terremoto del 10 gennaio 1168 ed un altro sisma che si verificò nel 1322: entrambi gli eventi sismici ebbero una magnitudo 4.63 della Scala Richter, raggiungendo il V-VI grado della Scala Mercalli.

Cenni storici

Pisa nell'antichità (all'incirca dall'anno 1000 all'anno 1300) è stata una delle quattro Repubbliche Marinare, ed ha governato per oltre due secoli sul Tirreno prima di venire assoggettata da Genova.

Pisa è la città natia di Galileo Galilei, studioso che elaborò molte delle sue teorie grazie a studi empirici, tra cui l'osservazione delle oscillazioni del pendolo all'interno del Duomo della città.

Come orientarsi

La maggior parte dei monumenti sorge sulla parte destra (o settentrionale) del fiume Arno (chiamata dai residenti "Tramontana"), compresa la celeberrima Piazza dei Miracoli.

Nella parte meridionale ("Mezzogiorno") si trovano invece la stazione ferroviaria di Pisa Centrale e, più a sud, l'aeroporto.

Come arrivare

In aereo

L'1 aeroporto Galileo Galilei (IATA: PSA) è situato a circa 3 km a sud del centro. Vi opera Ryanair con numerosi voli low cost provenienti da molte mete europee e non solo. Qui di seguito sono elencati i principali:

Voli domestici — Alghero, Bari, Cagliari, Palermo, Lamezia Terme, Trapani

Area mediterranea — Alicante, Gerona, Ibiza, Siviglia, Porto, Valencia, Marrakech, Malta, Zara

Regno Unito e Irlanda — Dublino, Birmingham, Edimburgo, Glasgow-Prestwick, Liverpool, Londra-Stansted, East Midlands

Benelux e Francia — Parigi-Beauvais, Brussels-Charleroi, Eindhoven, Lilla (Lille), Maastricht/Aquisgrana

Germania e Europa orientale — Bournemouth, Bratislava, Constanţa, Lübeck, Memmingen, Weeze, G, Hahn

Paesi scandinavi — Billund, Oslo-Torp, Stoccolma-Skavsta, Malmö

Nota: Ryanair cambia spesso le proprie tratte e alcune sono solo stagionali, pertanto è opportuno verificare direttamente sul sito della compagnia.

Come arrivare

Si tenga presente che la stazione Pisa Aeroporto non è più in funzione da diverso tempo; inoltre, dal 2016 non è più possibile raggiungere l'aeroporto tramite la LAM Rossa della Compagnia Pisana Trasporti. Il percorso della LAM Rossa è stato infatti deviato verso l'Ospedale Cisanello, in modo da sostituire la vecchia LAM Blu. Ad oggi a collegare l'Aeroporto di Pisa con la Stazione Centrale è un nuovo mezzo, il PisaMover.

Dal 2017, la società PisaMover realizza un servizio di people mover con un collegamento ogni 5/8 minuti da Pisa C.le all'aeroporto e viceversa: mediante un treno completamente automatizzato senza guidatore umano, che in cinque minuti percorre la tratta.

All'unica fermata intermedia di "San Giusto-Aurelia", si trovano i due parcheggi-satellite "Pisa Park" in via S. Giusto n. 3 (Collegamenti stradali del Pisa Park), a 150 metri dall'aeroporto Galilei con 1.330 posti auto.

È possibile acquistare un biglietto integrato Trenitalia + people mover (della società PisaMover) su tutti i canali di vendita di Trenitalia (sito internet www.trenitalia.com, App Trenitalia, Self Service in stazione, punti vendita LisPaga di Lottomatica, SisalPay e Tabacchi).

In auto

Da Firenze: Strada a Grande Comunicazione Firenze-Pisa-Livorno (SGC FI-PI-LI, superstrada senza pedaggio) seguendo le indicazioni per Pisa, oppure Autostrada A11 Firenze-Mare, uscita Pisa Nord, proseguire per 6 km sulla SS Aurelia in direzione sud.

Da Genova: Autostrada A12 Genova-Rosignano, uscita Pisa Nord o Pisa Centro.

Da Bologna-Roma: Autostrada A1 fino a Firenze, proseguire sull'Autostrada A11 e uscire a Pisa Nord.

Da Roma (percorso alternativo): Autostrada A12 fino a Civitavecchia, poi proseguire sull'Aurelia Nuova (SS1) (superstrada senza pedaggio) verso nord fino a Pisa.

In treno

La stazione centrale dei treni si trova nel centro della città. Da qui è possibile raggiungere, anche a piedi, un grande numero di alberghi.

In autobus

Troiolo Bus, Corso Garibaldi, 185 - Siderno, ☎ +39 0964 381325, fax: +39 0964 381325, info@troiolobus.com. La compagnia permette il collegamento diretto di Pisa con Africo, Ardore, Badolato, Bianco, Bovalino, Brancaleone, Catanzaro, Catanzaro Lido, Caulonia, Davoli, Guardavalle, Isca sullo Jonio, Lamezia Terme, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Monasterace, Montepaone, Polistena, Riace, Roccella Jonica, Rosarno, Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, Santa Caterina, Siderno, Soverato, Squillace, Taurianova e Vibo Valentia; non tutti i collegamenti sono quotidiani.

Come spostarsi

Pisa è una città di limitata estensione territoriale. È possibile spostarsi in quasi tutte le sue parti a piedi.

Molto usate sono le biciclette, specialmente dagli studenti.

Con mezzi pubblici

Il trasporto pubblico urbano si basa su mezzi di superficie su gomma ed è sufficientemente bene organizzato. È possibile consultare il sito della Compagnia Pisana Trasporti (CPT) o utilizzare Google Maps per avere indicazioni sugli autobus pubblici da usare per spostarsi all'interno della città. Tra le linee principali, la n. 3 collega l'aeroporto al centro cittadino mentre la n. 4 collega la stazione ferroviaria con la Cattedrale.

In auto

Decisamente sconsigliabile usare la macchina per andare in centro a causa dell'esiguo numero di parcheggi (quasi tutti a pagamento), delle molte zone a traffico limitato e dell'inflessibilità della Polizia Municipale. La città invece offre ai suoi margini diversi parcheggi collegati ai luoghi turistici da pullman.

Cosa vedere

Riva settentrionale

1 Piazza del Duomo (Piazza dei Miracoli), Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. Sicuramente una delle piazze più famose d'Italia e del mondo. Infatti qui si trovano la Torre Pendente, la Cattedrale, il Battistero e il Camposanto. Dal 1987 fa parte del Patrimonio dell'Umanità.

2 Duomo di Pisa, Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. La splendida cattedrale vanta opere del Giambologna, Della Robbia, e altri grandi artisti. Raffinato stile romanico con due navate e una cupola, un enorme mosaico absidale in parte di Cimabue e un bel pulpito di Giovanni Pisano in stile tardo gotico / primo rinascimento. Biglietto a tempo gratuito disponibile presso la biglietteria

3 Torre pendente (Torre di Pisa), Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. 18€. Lun-Dom 09:00-20:00. La struttura era originariamente concepita come il campanile della cattedrale. La costruzione iniziò nel 1173 e la torre iniziò a pendere subito dopo a causa di cedimenti del terreno al di sotto della sua base. Un progetto per impedire alla torre di inclinarsi di più e di cadere si è concluso positivamente nel 2001 quando la torre è stata di nuovo aperta a coloro che desiderano salirci. Ingresso vietato, per motivi di sicurezza, ai minori di anni 8 e ai minori di 18 anni se non accompagnati da un adulto.

4 Battistero, Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. Grande cupola tonda romanica con molte decorazioni scolpite e una bella vista dalla cima, salite se volete una vista magnifica con la Torre pendente. Pavimentazione in stile arabo, pulpito di Nicola Pisano (padre di Giovanni), e pregevole fonte ottagonale. A intervalli regolari, il guardiano del check-in all'ingresso entra nel battistero e offre un esempio dello straordinario effetto eco. La guardia grida pochi suoni che, quando echeggiano, sembrano musica pura e meravigliosa. Da non perdere.

5 Camposanto monumentale, Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. Un enorme edificio cimiteriale con molte opere interessanti, tra cui una collezione di antichi sarcofagi romani e splendidi affreschi medievali. Il nome “camposanto” deriva dal fatto che è stata utilizzata terra del monte calvario al suo interno. Successivamente il termine “ campo santo” è stato genericamente impiegato per ide indicare i cimiteri di tutta Italia.

6 Museo dell'Opera del Duomo, Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. Ha sculture e dipinti precedentemente conservati nella cattedrale e nel cimitero. Alcuni dei più insoliti sono i grifoni di bronzo della Siria catturati dai crociati.

7 Museo delle Sinopie, Piazza del Duomo, 56126, Pisa, ☎ +39 050 835011, +39 050 835012, fax: +39 050 560505, info@opapisa.it. Ignorato da molti visitatori, questo museo è un piacere per gli amanti dell'arte. Dopo la seconda guerra mondiale molti dei murales superstiti del Campo Santo di Pisa furono staccati dalle mura per cercare di conservarli. Fu inaspettatamente scoperto che gli schizzi dell'artista nello strato sottostante erano sopravvissuti. Questi sono stati spostati in questo museo.

8 Chiesa di Santa Chiara, Via Roma, 67, 56126, Pisa, ☎ +39 050 992340. Chiesa del XIII secolo.

9 Piazza dei Cavalieri, Piazza dei Cavalieri, 56126, Pisa. Dove si trova la Scuola Normale Superiore, il Palazzo della Carovana disegnato da Giorgio Vasari e la Chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano.

10 Palazzo della Carovana (Palazzo dei Cavalieri di Santo Stefano), Piazza dei Cavalieri, 4, 56126, Pisa. Sede della Scuola Normale Superiore, l'elaborata facciata è opera di Giorgio Vasari.

11 Palazzo dell'Orologio, Piazza dei Cavalieri, 56126, Pisa, ☎ +39 050 509111. Edificio del XIV secolo che ha rimpiazzato la Torre della Fame dove il Conte Ugolino della Gherardesca venne imprigionato e lasciato morire di fame con i suoi figli come citato da Dante nella Divina Commedia.

12 Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, Piazza dei Cavalieri, 56126, Pisa. Chiesa progettata da Giorgio Vasari nel XVI secolo per l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, un ordine cavalleresco fondato nel 1561 per combattere la pirateria.

13 Chiesa di San Rocco, Piazza dei Cavalieri, 56126, Pisa.

14 Palazzo del Consiglio dei Dodici, Piazza dei Cavalieri, 56126, Pisa.

Lungarni. Bellissimi soprattutto di sera quando le luci della città si riflettono sulle acque dell'Arno. Nelle vicinanze dei Lungarni si trovano altri luoghi interessanti, qui di seguito elencati.

Piazza Garibaldi e Piazza XX Settembre. Alle due estremità del Ponte di Mezzo e considerate il centro della città. Da Piazza Garibaldi parte Borgo Stretto, un'antica strada che con Corso Italia che inizia dalla parte opposta in Piazza XX Settembre, crea una zona pedonale interrotta solo dal ponte. In Piazza XX Settembre si trova Logge dei Banchi, edificio costruito per ospitare il mercato tessile nel 1600, e il Palazzo del Comune.

15 Santo Sepolcro, Lungarno Galilei. Una chiesa romanica ottagonale con una guglia conica del Diotisalvi, autore anche del battistero. Chiesa Templare generalmente non aperta al pubblico.

Ussero Café, Lungarno Pacinotti 27. Un vero monumento della cultura italiana.

16 Santa Maria della Spina. Piccola chiesa gotica sul Lungarno Gambacorti costruita nel 1230 per ospitare una delle spine della corona di Gesù. Considerata uno dei migliori esempi del gotico italiano. Talmente piccola che nel 1800 venne spostata una tetra alla volta dalle rive dell'Arno per proteggerla dalle inondazioni. Generalmente non aperta al pubblico.

17 Giardino Scotto, Lungarno Fibonacci (Alla fine di Lungarno Galilei). Fortezza convertita in parco pubblico, d'estate ospita diversi eventi.

18 La Cittadella. Una fortezza alla fine del Lungarno Simonelli, costruita per proteggere l'accesso dal fiume Arno e il cantiere nel medioevo, quando il mare era più vicino alla città. Occasionalmente è possibile salire sulla torre Guelfa e ammirare i lungarni dall'alto.

Palazzo Arcivescovile.

19 Museo nazionale di San Matteo, Piazza San Matteo, 1 (Lungarno Mediceo), ☎ +39 050 541865, pm-tos.museosanmatteo@beniculturali.it. Museo di storia e arte, ospita quasi tutti i disegni originali delle chiese di Pisa e dintorni. Piccolo ma uno dei più importanti per quanto riguarda l'arte toscana rinascimentale. Spesso snobbato dai turisti.

Santa Caterina.

San Francesco.

San Michele in Borgo.

20 Museo nazionale di palazzo Reale, drm-tos.museopalazzoreale@beniculturali.it. Museo di scultura e pittura ospitato nell'antico palazzo reale.

21 Orto Botanico, info.ortomuseobot@sma.unipi.it. Risalente al 1544.

22 Torre di Santa Maria.

23 San Paolo a Ripa d'Arno.

San Martino.

24 Tuttomondo (Tra via Giuseppe Mazzini e via Massimo D'Azeglio appena fuori da Piazza Vittorio Emanuele II). Un murale di Keith Haring che visitò Pisa e se ne innamorò tanto da voler donare alla città quest'opera. Grande ma non è facile da vedere.

25 Museo di Palazzo Blu, Lungarno Gambacorti, 9, gestiblu@fondazionecaripisa.it. Centro di cultura e arte con mostre temporanee di opere di artisti come Picasso, Modigliani, Andy Warhol e Dalí.

26 Mura di Pisa, ☎ +39 050 0987480. 3 €. Antiche mura della repubblica di Pisa. E' possibile visitare il percorso in quota della parte nord-est, dalla piazza de Duomo con salita dalla torre Santa Maria, fino a Piazza del Rosso, con due possibilità di discesa e salita durante il percorso (Largo Pontecorvo e Piazza delle Gondole).

Eventi e feste

Luminara di San Ranieri. 17 giugno. A Pisa si festeggia il santo patrono, San Ranieri. La sera della vigilia, quindi la sera a cavallo fra il 16 giugno ed il 17, ha luogo la Luminara: la città, con i suoi lungofiume, viene illuminata da migliaia di candele esposte sui ponti, sulle spallette del fiume e sulle finestre dei palazzi del Lungarno e delle vie principali. Nelle piazze principali vengono allestiti palchi e vi si può ascoltare musica fino a tarda notte. Alle 23 circa vengono sparati i fuochi d'artificio dalla Torre della Cittadella e da battelli sul fiume. Nelle strade della città si riversano migliaia di persone che giungono dalla provincia ma anche da tante città Toscane e non.

Gioco del Ponte. Ultimo sabato di giugno. Il gioco del Ponte è una splendida manifestazione storica che unisce, oltre a una superba sfilata in costumi d'epoca medievale (Corteo Storico), una gara di forza e resistenza fisica a cui partecipano 12 squadre rappresentanti i quartieri della città, che si sfidano in sei gare consecutive in un clima di fervente rivalità sul Ponte di Mezzo.Lo scontro consiste nello spingere un carrello posto su rotaie nella parte avversaria fino a fargli toccare la bandierina di fine corsa.L'evento si svolge ogni anno, tra il tifo senza riserve della popolazione assiepata sulle due sponde del fiume Arno.

Regata storica. 17 Giugno. Uno scorcio della suggestiva curva dell'Arno durante la Regata Storica tra i quattro Quartieri cittadini. Il Palio remiero si svolge in occasione della festa di San Ranieri, Patrono di Pisa.

Regata delle Repubbliche Marinare. Ogni quattro anni le acque dell'Arno ospitano la Regata delle Repubbliche Marinare, una disputa remiera controcorrente tra gli equipaggi di Amalfi, Genova, Pisa e Venezia che si danno battaglia al termine di un ricco corteo storico.

Acquisti

Oltre a negozi storici soprattutto localizzati nelle vie del centro (C.so Italia, Borgo Stretto, Via S.Maria, etc.), Pisa dispone di diversi centri commerciali di discreta estensione e in grado di offrire una vasta scelta di generi, come ad esempio:

Centro commerciale Pisanova, Via di Cisanello. Lun-Dom.

Un quadro completo di ipermercati e supermercati della città può essere trovato sul sito di TuttoCittà ([1]).

Spesso è possibile trovare interessanti opportunità di acquisto anche presso le Logge di Banchi, un grande porticato coperto in prossimità del Palazzo Comunale (Corso Italia / Piazza XX Settembre) dove vengono venduti oggetti di vario genere da venditori ambulanti (anche antiquariato).

Sotto queste logge il secondo fine settimana di ogni mese ha luogo "Pisa a braccia aperte", cioè il mercato dell'antiquariato e del modernariato, bancarelle sulle quali si può trovare di tutto, dai libri d'epoca ai fumetti, dalle cartoline ai francobolli.

La città di Pisa offre anche altri luoghi per poter fare shopping ed acquistare sia prodotti tipici alimentari che abiti firmati a prezzi veramente vantaggiosi. Fra questi luoghi aditi allo shopping vanno ricordati: la Piazza delle Vettovaglie situata nel centro storico della città dove si possono acquistare prodotti tipici alimentari come il pecorino pisano, i vini della zona; Pisa, in Corso Italia, dove ci sono molti negozi d'abbigliamento. Fra un acquisto ed un altro potrete sostare ed assaggiare alcuni dolci tipici della città. La città di Pisa organizza periodicamente, ogni secondo week-end del mese, il mercatino dell'antiquariato che si svolge in Via dei Mille, Piazza dei Cavalieri e Via Santa Maria.

Dove mangiare

Come regola generale, cercate di non mangiare vicino alla Torre Pendente. Dirigetevi verso la zona centrale (5-10 minuti a piedi da Piazza dei Miracoli): ad esempio, potete trovare ottimi ristoranti economici nel piccolo mercato ortofrutticolo occupato, in Piazza delle Vettovaglie, e anche in via San Martino, vicino alla riva sud del fiume.

Prezzi modici

Pizzeria Il Montino, Via del Monte 1 (vicolo di Borgo Stretto). Locale storico e caratteristico della città.

Numero 11, Via San Martino, 47-49. Economico, porzioni generose e fanno un po' di tutto.

1 La Ghiotteria, Vicolo delle Donzelle, 9, ☎ +39 050 21018.

La Lupa Ghiotta, Viale Francesco Bonaini, 113, ☎ +39 050 21018.

Prezzi medi

Pasticceria "Salza", Borgo Stretto 46. La migliore e più rinomata pasticceria di Pisa, che offre anche piatti salati e dispone anche di una sala da tè. Prezzi superiori alla media.

Gelateria Oro, Via San Bernardo 35 (presso Piazza Chiara Gambacorti nota anche come Piazza della Pera). 2/4€. Lun-Sab 12:00-24:00, Dom 15:30-24:00. Chiusa da dicembre a febbraio. Gelato artigianale realizzato con materie prime biologiche, locali ed equosolidali. Troverai una vasta gamma di gusti,una linea dedicata a chi ha intolleranze alimentari o segue una dieta vegana, ed offre la possibilità di creare il proprio gusto con la specialità del "Gelato al Volo".

Vineria di Piazza, Piazza delle Vettovaglie. Buon vino e cucina tradizionale a buon prezzo.

Osteria dei Cavalieri, Via San Frediano (Vicino a Piazza dei Cavalieri). Cucina toscana.

Il Campano, Via Cavalca (Vicino a Piazza delle Vettovaglie). Cucina toscana.

La Reginella, Via di Gello. Pizzeria.

Osteria in Domo, Via Santa Maria (Vicino a Campo dei Miracoli).

Pizzeria Tavola Calda La Tana, Via San Frediano.

La Lupa Ghiotta, Viale francesco bonaini, 113, ☎ +39 050 21018.

Gelateria Naturale Artigianale De' Coltelli, Lungarno Antonio Pacinotti, 23, ☎ +39 34 54811903.

2 NamasteIndia Ristorante, Via S.Bernardo, 34, ☎ +39 333 7546356. 11:30-01:00.

Trattoria da Cucciolo, Vicolo Rosselmini, 9.

La Cantina di Tipì, Via l'arancio 48 (Stradina pedonale tra via Santa Maria a Piazza Dante), ☎ +39 338 4709198, piegara@tiscali.it. 15/30€. Lun-Gio 12:30-15:30, Ven 19:45-22:30, Sab 12:30-15:30. La cantina di Tipì è un'enoteca con cucina. I piatti provengono dalla tradizione contadina di Toscana e Puglia. Buona selezione di vini e birre artigianali.

Ristorante Squisitia, Via Filippo Mazzei, 2 (A Cisanello, all'interno dell'Hotel San Ranieri), ☎ +39 050 971951, fax: +39 050 9719530. Ristorante all'interno dell'Hotel 4 stelle San Ranieri, aperto anche a clienti esterni. Ambiente moderno, servizio efficiente, pranzi e cene con proposte dello chef e menù gluten free a disposizione.

Prezzi elevati

La Mescita, Via Cavalca (Vicino a Piazza delle Vettovaglie). Costoso, ma buon ristorante.

Come divertirsi

Locali notturni

Come città universitaria Pisa ha una vita notturna molto movimentata. Il centro storico è pieno di punti d'incontro come pub, ristoranti, pizzerie, osterie, cocktail bar.

Le zone più interessanti per fermarsi a prendere un aperitivo e passare la serata sono i Lungarni ed il centro storico in generale che offre diversi locali che propongono spesso anche musica dal vivo.

Quando inizia la bella stagione capita spesso di imbattersi in una grande distesa di giovani che si riversano lungo le spallette dell'Arno a bere qualcosa ed a passare la serata chiacchierando.

In estate invece la vita notturna inizia nel centro storico di Pisa, magari per un aperitivo o per un boccone, per poi spostarsi verso il litorale. Sulla costa Pisana (Marina di Pisa e Tirrenia) ed in Versilia (Vireggio, Forte dei Marmi, ecc.) infatti si concentrano gran parte delle discoteche, club, pub e locali alla moda anche con spazi all'aperto.

1 Orzo Bruno, Via Case Dipinte 6/8 (A bit tricky to find but worth it), ☎ +39 050 578802. Birrificio artigianale.

Pisa Caffè dell'Ussero, Lungarno Pacinotti, 27. Un monumento, qui sono passati tra gli altri Carlo Goldoni, Gacomo Casanova, Vittorio Alfieri, Filippo Mazzei, John Ruskin, Domenico Guerrazzi, Giuseppe Giusti, Renato Fucini, Giosuè Carducci, Cesare Abba, Giuseppe Montanelli. Nel 1839 è stato sede del primo congresso degli scienziati italiani.

Ritz, Borgo Stretto.

2 Pozzo dei Miracoli, Piazza delle Vettovaglie. Drink e shot.

3 Bar Mocambo, Via San Bernardo, 29. Drink e distillati.

4 Enobirreria L'Etrusco, Piazza Martiri della Libertà, 18. Birre Artigianali Toscane.

5 Borderline Club, Via Giuseppe Vernaccini, 7. Musica dal vivo in un ambiente rilassato.

Dove alloggiare

Prezzi modici

Walking Street Hostel, Corso Italia, 58 (300 metri dalla Stazione centrale, 25 minuti a piedi dall'aeroporto), ☎ +39 39 3064 8737. Da 14€.

Pisa Tower Hostel, ☎ +39 331 7886859.

Prezzi medi

Casale La Sterpaia San Rossore Pisa, Via della Cascine, ☎ +39 050 532995, fax: +39 050 532995. Agriturismo del Parco Nazionale di San Rossore con 22 camere da letto dotate di TV a schermo piatto, bagno privato e Wi-Fi gratis. Ottima posizione a 7 km da pisa e a 20 minuti di macchina dagli impianti termali di San Giuliano Terme.

Casa San Tommaso Pisa, Via San Tommaso, 11, ☎ +39 050 830 782. Singola €33; Matrimoniale €40. Tutte le camere sono fornite di bagno privato, climatizzatore e riscaldamento, wi-fi, tv e frigo. Prenotate la vostra camera con bagno privato, climatizzatore, wi-fi e frigo vicino a Piazza dei Miracoli e alla Torre di Pisa, direttamente sul sito della struttura.

Relais I Miracoli, Via Santa Maria 187 (In Piazza dei Miracoli davanti alla Torre Pendente), ☎ +39 050 560572, fax: +39 050 8310034, info@relaisimiracoli.it. L'unico bed & breakfast a Pisa in Piazza dei Miracoli proprio di fronte alla famosa Torre Pendente. Il bed & breakfast è qualificato come Residenza d'Epoca e conserva ancora gli affreschi originali nelle raffinate camere. La colazione, servita nell'antico chiostro, propone le specialtà fresche del "Cafè Pasticceria I Miracoli". Servizi: Wi-Fi gratuito, TV LCD 27" sat con canali internazionali, Minibar Free, Condizionatore autonomo.

Hotel San Ranieri (Hotel a Pisa), Via Filippo Mazzei 2, ☎ +39 050 971951, info@sanranierihotel.com. Un design hotel 4 stelle originale e confortevole, in una posizione strategica vicino al nuovo Ospedale di Cisanello, al CNR, alla Fi-Pi-Li e al tempo stesso vicina a tutti i centri d'interesse di Pisa. Camere silenziose e tecnologiche, Wave Bar con servizio estivo all'esterno, Ristorante Squisitia, Enoteca Privée per meeting ed eventi privati, area verde con giardini pensili, animali ammessi.

Il Poggio di San Ruffino Hotel Pisa, Via del Molinaccio (A Casciana Terme Lari), ☎ +39 333 911 4917. Appartamenti indipendenti immersi nel verde a pochi minuti da Pisa con cucina attrezzata e soggiorno. Gli altri servizi includono la piscina, il bar e il ristorante. Su richiesta la colazione viene servita nel ristorante.

San Ruffino Resort Lari Pisa, Via di San Lorenzo, 1 (A Casciana Terme Lari), ☎ +39 333 911 4917. Resort ospitato in un antico castello del 17° secolo delle colline toscane con vista sulla campagina pisana. Offre appartamenti indipendenti con Wi-Fi gratis, TV a schermo piatto, bagno privato con vasca Jacuzzi o doccia a getto.

Agriturismo Podere Il Fornacino, Via del commercio nord 11 (A Santa Luce), ☎ +39 346 7816850, podereilfornacino@yahoo.com. Da 40€. Podere Fornacino è il nome antico della terra e del casale dove è trascorsa la vita dei contadini, che per generazioni dalla prima metà dell'800 hanno vissuto in questo luogo, nel Comune di Santa Luce, un piccolo borgo medioevale, gioiellino delle colline Pisane. Il Podere, ristrutturato conservando un legame assolutamente armonico tra il vecchio e il nuovo e' nascosto tra le dolci pieghe delle colline coltivate e le olivete secolari, respirando ed evolvendosi al passo delle stagioni e della natura incontaminata che lo circonda. I paesaggi mozzafiato e la brezza proveniente dalla costa Livornese nascosta appena dietro le colline più alte fanno si che un soggiorno nell'agriturismo diventa un'esperienza indimenticabile. Podere il Fornacino vuole far riscoprire a i suoi ospiti una dimensione di vita perduta, consentendo il contatto diretto con la terra e i suoi prodotti e altresì con gli animali selvatici della riserva di caccia in cui si trova e quelli allevati con amore nell'agriturismo, offrendo cosi una realtà agricola raffinata ma allo stesso tempo tradizionale.

Prezzi elevati

1 Grand Hotel Continental, Via Belvedere, 26 (Sul mare a Tirrenia, a circa mezz'ora da Pisa), ☎ +39 050 37031, info@grandhotelcontinental.it. Da 50€. Hotel 4 stelle con piscine e ristoranti. La struttura dispone inoltre anche di spiaggia privata, parcheggio e di attrezzate sale meeting per lo svolgimento di convegni e congressi.

Sicurezza

Pisa è una città sicura. Tuttavia come tutti i luoghi turistici molto frequentati possono esserci i borseggiatori, anche se in misura minore rispetto alle grandi città. In Stazione Centrale, in Piazza dei miracoli o nell'autobus LAM Rossa nel tratto che collega la stazione centrale a Piazza dei Miracoli e viceversa, fare particolare attenzione: mai tenere il portafogli nella tasca dietro i pantaloni, o nella cerniera posteriore dello zaino (si raccomanda, quando si è in queste zone, di tenerlo davanti anziché dietro). In questa tratta infatti l'autobus è sempre affollato e non mancano i borseggiatori.

Farmacie

Farmacia Comunale 1, Via Pasquale Pardi, 3, ☎ +39 050 24311. Lun-Ven 08:00-20:00, Sab 08:00-13:00.

Farmacia Comunale 2, Via XXIV Maggio, 63, ☎ +39 050 562222. Lun-Ven 08:00-20:00, Sab 08:00-13:00.

Farmacia Comunale 3, Via Angelo Battelli, 17, ☎ +39 050 542902. Lun-Ven 08:00-20:00, Sab 08:00-13:00.

Farmacia Comunale 4, Piazzale Donatello, 16, ☎ +39 050 532316. Lun-Ven 08:00-20:00, Sab 08:00-13:00.

Farmacia Comunale 5, Via Giovanni Battista Niccolini, 6/a, ☎ +39 050 560258. Lun-Dom 00:00-24:00.

Farmacia Comunale 6, Piazzale D'Ascanio, 1 (Presso l'aeroporto), ☎ +39 050 500363. Lun-Dom 08:00-20:00.

Nei dintorni

La Certosa di Calci — A 10 km. dal centro di Pisa, situata in una verde zona pianeggiante della Valle Graziosa ai piedi dei monti pisani, la Certosa è un importante complesso monumentale del XIV secolo. Ex monastero certosino, ospita oggi il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa con collezioni paleontologiche, mineralogiche e zoologiche, tra cui una galleria di cetacei e l'Acquario d'acqua dolce più grande d'Italia. Molto adatta alle famiglie con bambini, il Museo di Storia Naturale ha sale con animali naturalizzati (che comprendono collezioni storiche dell'Università di Pisa), scheletri di cetacei tra i quali la balenottera azzurra (il più grande animale esistente al mondo) e interessanti sale sui dinosauri.

Monte Pisano — La visita alla Certosa può essere accoppiata a passeggiate sulle colline che circondano la valle di Calci, ci sono molti sentieri gradevoli che permettono sia di passeggiare a mezza costa tra gli olivi e di conoscere uno splendido territorio ancora molto ben conservato che, con un po' più di sforzo, di arrivare in cima alle varie alture godendo di uno splendido panorama che spazia da Pisa a Livorno ed al mare. Sempre sul Monte Pisano si trovano vari luoghi abbandonati gradevoli da visitare, come una fortezza sulla cima del rilievo chiamato Verruca.

Basilica di San Piero a Grado — Andando verso il mare (ad ovest di Pisa) si trova una bella basilica, in stile romanico, dove, secondo la tradizione, San Pietro sbarcò e fondò la Diocesi di Pisa. Basilica imponente e ben conservata.

Trabucchi — Continuando, da San Piero a Grado, la strada verso il mare si arriva alla foce dell'Arno (Bocca d'Arno) dove fanno bella mostra alcuni Trabucchi e le loro reti da pesca. Ad un passo dalla foce c'è Marina di Pisa con le sue spiagge che continuano, a sud, fino alla città di Livorno.

La tenuta di San Rossore — poco fuori Pisa, verso Ovest dalla zona della Torre, c'è un immenso parco naturale liberamente accessibile nei giorni festivi. I Pisani vi vanno spesso a fare i pic-nic. All'interno della tenuta ci sono alcuni ristoranti e la possibilità di fare (a pagamento) dei giri in carrozza. All'interno della tenuta c'è anche l'Ippodromo.

La provincia — La provincia di Pisa regala scorci e paesaggi incantevoli che si prestano a visite sia culturali ma anche e soprattutto enogastronomiche. Tra i borghi più rinomati per le i prodotti locali San Miniato per il tartufo, Terricciola per i vini, Santa Maria a Monte per la patata "Tosca" e molti altri luoghi di pregio tutti da scoprire, come Volterra.

Come arrivare

In autobus: 30 minuti di tratta con mezzi di linea reperibili al CPT di Pisa in Piazza S.Antonio. Gli orari sono soggetti a cambiamenti stagionali.

In auto: 15 minuti dall'uscita Pisa Centro dell'autostrada A12 Genova-Livorno. Per chi proviene dalla FI-PI-LI è consigliata l'uscita Navacchio.

Orari

Ottobre-Febbraio: dal lunedì al venerdì 9:00-15:45; sabato, domenica e festivi 10:00-18:45

Marzo-Maggio e mese di settembre: dal lunedì al venerdì 9:00-16:45; sabato, domenica e festivi 10:00-18:45

Giugno-Agosto: dal lunedì alla domenica e festivi 10:00-19:45

Chiusura: il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Da Wikivoyage · leggila alla fonte · CC BY-SA 4.0

Cosa vedere a Pisa

  1. Torre di Pisa
  2. piazza dei Miracoli
  3. duomo di Pisa
  4. battistero di San Giovanni
  5. Camposanto monumentale
  6. Orto e Museo Botanico di Pisa
  7. chiesa di Santa Maria della Spina
  8. Museo nazionale di San Matteo
  9. Palazzo della Carovana
  10. Palazzo dell'Orologio
  11. Torre della Muda
  12. palazzo Agostini
  13. Palazzo Blu
  14. Statua di Cosimo I
  15. chiesa e convento di Santa Croce in Fossabanda
  16. Palazzo Lanfranchi
  17. Palazzo del Collegio Puteano
  18. Palazzo delle Vedove
  19. Domus Galilaeana
  20. ponte di Mezzo
  21. Palazzo Medici
  22. Palazzo Pretorio
  23. palazzo alla Giornata
  24. Palazzo del Consiglio dei Dodici
  25. Palazzo del Podestà
  26. Museo nazionale di palazzo Reale
  27. Museo delle navi antiche di Pisa
  28. Cittadella Nuova
Mappa di Pisa con i luoghi numerati
I numeri corrispondono all'elenco qui sotto. Dati della mappa © OpenStreetMap

Torre di Pisa

Torre campanaria di una chiesa · Pisa

Torre di Pisa

La torre di Pisa (popolarmente conosciuta come torre pendente e, a Pisa, il Campanile o la Torre) è il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta, nella celeberrima piazza del Duomo (Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1987) di cui è il monumento più famoso per via della caratteristica pendenza, simbolo di Pisa e fra i simboli iconici d'Italia. Si tratta di un campanile a sé stante alto 57 metri (58,36 metri considerando il piano di fondazione) costruito nell'arco di due secoli, tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo. Con una massa di 14 453 tonnellate, vi predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione.

L'inclinazione dell'edificio misura 3,97° rispetto all'asse verticale. La torre è gestita dall'Opera della Primaziale Pisana, ente che gestisce tutti i monumenti della Piazza del Duomo di Pisa. È stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo moderno.

Leggi tutto su Torre di Pisa (1.685 parole)
Storia
La costruzione

I lavori iniziarono il 9 agosto 1173, quando furono gettate le fondamenta, poi lasciate a riposo per un intero anno. Alcuni studi attribuiscono la paternità del progetto all'architetto pisano Diotisalvi, che nello stesso periodo stava costruendo il battistero.

Le analogie tra i due edifici sono infatti molte, a partire dal tipo di fondazioni. Altri suggeriscono invece Gherardi, mentre secondo il Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno Pisano. La tesi del Vasari fu ritenuta valida soprattutto dopo il ritrovamento nelle vicinanze del campanile di una pietra tombale col nome del Bonanno, murata nell'atrio dell'edificio; inoltre nel 1838 fu rinvenuto sempre nei dintorni un frammento epigrafico di materiale rosa, probabilmente un calco su cui venne fusa una lastra metallica, che trova collocazione sullo stipite della porta di ingresso dell'edificio. Su tale frammento si legge, rovesciato: "cittadino pisano di nome Bonanno". Tale calco con tutta probabilità era relativo alla porta regia del Duomo, distrutta durante l'incendio del 1595.

La prima fase dei lavori fu interrotta a metà del terzo piano, a causa del cedimento del terreno su cui sorge la base del campanile. La cedevolezza del terreno, costituito da argilla molle normalconsolidata, è la causa della pendenza della torre e, sebbene in misura minore, di tutti gli edifici nella piazza.

I lavori ripresero nel 1275 sotto la guida di Giovanni di Simone e Giovanni Pisano, aggiungendo alla costruzione precedente altri tre piani. Nel tentativo di raddrizzare la torre, i tre piani aggiunti tesero a incurvarsi in senso opposto alla pendenza. Il campanile fu completato alla metà del secolo successivo, aggiungendo la cella campanaria.

I restauri dell'Ottocento

Dalla sua costruzione lo strapiombo è sostanzialmente aumentato, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche lunghi periodi di stabilità o addirittura di riduzione della pendenza. Nel corso dell'Ottocento il campanile fu interessato da importanti restauri, che portarono, ad esempio, all'isolamento del basamento della torre. I lavori, effettuati sotto la direzione di Alessandro Gherardesca, contribuirono a sfatare definitivamente la teoria, sostenuta da alcuni studiosi dell'epoca, secondo la quale il campanile sarebbe stato pensato pendente sin dalla sua origine.

Difatti, i saggi del terreno effettuati durante i restauri portarono alla luce la presenza di una notevole quantità di acqua sotterranea che rendeva cedevole il terreno. Per far fronte a questo problema, ne vennero aspirate grandi quantità dal sottosuolo con l'ausilio di pompe, ma ciò favorì il fenomeno della subsidenza e il conseguente aumento della pendenza della torre.

Consolidamento definitivo

Nel 1934 Benito Mussolini, da sempre contrariato dalla postura della torre tanto da definirla una "vergogna nazionale", ordinò di praticare dei fori alla base per iniettare del cemento, ma il lavoro di raddrizzamento risultò essere un disastro poiché ciò comportò un pericoloso ondeggiamento da nord a sud per poi inclinarsi ancor di più di prima.

Negli ultimi decenni del XX secolo, anche grazie a monitoraggi topografici periodici iniziati a partire dal 1911, l'inclinazione aveva subito un deciso incremento, tanto che il pericolo del crollo si era fatto concreto. Nel 1990 fu quindi istituito il Comitato internazionale per la Salvaguardia della Torre di Pisa presieduto da Michele Jamiolkowski, docente del Politecnico di Torino. Nel 1993 lo spostamento dalla sommità dell'asse alla base era stato valutato in circa 4,47 metri, ovvero circa 5,5 gradi. I lavori di consolidamento, iniziati nel 1990 e terminati alla fine del 2001, inizialmente si sono concentrati sul rinforzo della struttura per prevenire i rischi di crollo, applicando nel giugno 1992 una cerchiatura metallica ad alcuni piani maggiormente sollecitati dall'eccessiva pendenza. In seguito, vista la progressione della pendenza, nel luglio 1993 furono applicati sul lato nord dei contrappesi di piombo (progressivamente fino a 1000 tonnellate), i quali riuscirono ad arrestare il movimento della torre verso sud.

Quindi, dopo attente simulazioni in laboratorio e in loco, nel 1996 vennero installati 4 tiranti in acciaio collegati a 2 cavalletti alti 12 m, dotati di zavorra e attuatori servoassistiti, capaci di trasmettere al corpo della torre fino ad un massimo 1600 kN, il cui scopo era quello di contrastare ulteriori eventuali cedimenti durante le successive fasi del percorso di salvaguardia. Successivamente si procedette con l'intervento risolutivo, la sotto-escavazione sul lato nord, che riuscì nell'intento di diminuire la pendenza della torre riportandola ai valori che, presumibilmente, doveva avere 200 anni prima. Inoltre, si è proceduto a consolidarne la base allargandola in modo significativo per consentire un aumento del piano di appoggio in modo da mantenere in sicurezza la torre per almeno altri tre secoli. Il 15 dicembre del 2001 la torre fu riaperta ai visitatori.

Restauri lapidei

A partire dal 2004, è iniziato il restauro di tutte le superfici lapidee esterne e il restauro e l'allestimento degli ambienti interni. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati grazie ai fondi del gioco del Lotto, in base a quanto regolato dalla legge n. 662/1996.

Dal marzo 2008 la torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell'inclinazione, attestatosi di nuovo su 3,97°, un valore che dovrebbe rimanere inalterato per almeno altri 300 anni. Il successo dell'operazione è legato al nome di Michele Jamiolkowski, docente del Politecnico di Torino e presidente del Comitato internazionale per la Salvaguardia della Torre di Pisa dal 1990 al 2003, a quello di Carlo Viggiani, docente del Dipartimento di ingegneria geotecnica dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e presidente del Comitato internazionale per la conservazione dei monumenti e dei siti storici e a quello dell'ingegnere John Boscawen Burland, professore del Dipartimento di ingegneria civile dell'Imperial College di Londra.

Dopo vent'anni, il 22 aprile 2011 sono terminati i lavori di restauro delle superfici lapidee, sia sugli esterni sia negli interni.

Struttura

La struttura del campanile incorpora due stanze: una alla base della torre, nota come sala del Pesce, per via di un bassorilievo raffigurante un pesce; tale sala non ha soffitto, essendo di fatto il cavo della torre. L'altra invece è la cella campanaria, al settimo anello. Delimitata dalle mura del camminamento superiore, è anch'essa a cielo aperto e al centro, tramite un'apertura, è possibile vedere il pian terreno della torre.

Sono inoltre presenti tre rampe di scale: una ininterrotta dalla base fino al sesto anello, dove si esce all'esterno; una, a chiocciola più piccola che porta dal sesto anello al settimo; infine una ancor più piccola, sempre a chiocciola, che porta dal settimo anello alla sommità.

Le campane

In totale, i sacri bronzi sulla torre sono ben sette:

Assunta - è la campana più grande del concerto ed emette la nota Si2 , il suo peso ammonta a 2600 kg. circa; venne fusa nel 1654 da Giovanni Pietro Orlandi;

Crocifisso - di nota Do#3 e peso di 1850 kg. circa, fusa originariamente nel 1572 da Vincenzo Possenti, fu poi rifusa nel 1818 dal pratese Santi Gualandi;

San Ranieri - di nota Re#3 e peso 1150 kg. circa, fusa nel 1735 da Pier Francesco Berti di Lucca;

Dal Pozzo - di nota Sol3, fusa nel 1606 e danneggiata dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, fu poi musealizzata e sostituita nel 2004 da una copia della fonderia Marinelli di Agnone del peso di 490 kg. circa;

Pasquereccia - di nota La#3 e con un peso di circa 1014 kg., venne fusa nel 1262 da Lotteringio di Bartolomeo pisano (Locterineus de Pisis);

Di Terza - di nota Si#3 e peso di circa 330 kg., realizzata da fonditori loreni o alsaziani nel 1473;

Vespruccio - la minore, di nota Mi4 e peso 120 kg. circa, realizzata nel XIV secolo e rifusa da anonimo nel 1501.

Le campane suonano prima delle messe in duomo e a mezzogiorno tramite un sistema di elettrobattagli. Tuttavia, per la festa patronale di San Ranieri, sono i campanari a suonare manualmente le campane, simulando alcune tipiche e suggestive suonate.

Anticamente ogni campana era adibita a un momento della giornata liturgica. Ad esempio la Pasquereccia suonava per Pasqua, la Di Terza nell'ora terza del giorno (le nove di mattina), la campana del Vespruccio all'ora dei vespri (le sei del pomeriggio).

Si ha notizia di una campana sottratta alla chiesa di San Michele a Guamo, presso Lucca, poi rifusa per formare «nuovo concerto».

La campana di San Ranieri, si chiamava originariamente "Giustizia" e si trovava nell'omonimo palazzo. Soleva suonare per le morti dei traditori e, si suppone, suonò anche per la morte del conte Ugolino. Fu portata sul campanile nel XV secolo a sostituire l'originale Pasquareccia e rifusa in seguito nel 1606.

Misure

Elevazione di piazza del Duomo: circa 2 metri s.l.m.

Altezza: 58,36 metri (100 braccia pisane) sul piano di fondazione

Altezza sul terreno: 55,86 metri sul lato più basso e 56,70 metri sul lato più alto

Altezza di ogni loggiato: 5,82 metri (2 pertiche o 10 braccia pisane)

Diametro esterno alla base: 15,484 metri

Diametro interno alla base: 7,368 metri

Diametro della fondazione: 19,58 metri

Diametro del foro alla fondazione: 4,5 metri

Circonferenza alla base: 48,67 metri (100 piedi pisani)

Massa: 14 453 tonnellate

Direzione della pendenza: 1173-1250 N, 1272-1997 S

Campane totali: 7

Campana più grande: "L'Assunta"; 2,5 tonnellate circa;

Campana più antica: "Pasquareccia", fusa nel 1262

Scalini fino alla cella campanaria: 296

Altre torri pendenti a Pisa

Sebbene sia la più famosa, il campanile di Santa Maria Assunta non è l'unica torre pendente a Pisa: il suolo costituito per lo più da sabbia e argilla è causa dell'inclinazione di altre due torri campanarie, oltre a diversi edifici: il campanile della chiesa di San Nicola, all'estremità opposta di via Santa Maria, vicino al Lungarno, che manifesta un'inclinazione di 2,5 gradi, e il campanile della chiesa di San Michele degli Scalzi (in questo caso anche la chiesa è pendente), a metà strada del viale delle Piagge (lungofiume situato nella parte est della città), che risulta inclinato di 5 gradi.

Galleria d'immagini
Esterno
Interno e livelli superiori

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza del Duomo
Orari
Dec-Jan: 10:00-17:00; Dec 22-Jan 06: 09:00-19:00; Nov,Feb: 09:40-17:40; Nov 01: 09:00-18:00; Mar: 09:00-18:00; Mar 23-29: 10:00-19:00; Mar 30-31: 09:00-20:00; Apr-Sep: 09:00-20:00; Jun 17-Aug 31: 08:30-22:00; Jun 16: 08:30-17:30; Oct: 09:00-19:00
Biglietto
8 EUR
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.opapisa.it

La voce completa su Wikipedia

piazza dei Miracoli

Piazza · Pisa

piazza dei Miracoli

La piazza del Duomo è il centro artistico e turistico più importante di Pisa. Annoverata fra i Patrimoni dell'Umanità dall'UNESCO dal 1987, vi si possono ammirare i quattro monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina, detti miracoli (così nominati da Gabriele D'Annunzio nell'espressione "Prato dei Miracoli", contenuta nel romanzo Forse che sì forse che no, del 1910) per la loro bellezza e originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile. Da ciò deriva il nome popolare di Piazza dei Miracoli, diffusosi poi nel dopoguerra e ancora dopo nell'era del turismo di massa.

== Topografia ==

Leggi tutto su piazza dei Miracoli (3.488 parole)

A differenza di altre città, il Duomo non sorge nel mezzo del centro storico, ma in una zona decentrata, più precisamente l'angolo nord-ovest. Tale scelta deriva sia dall'espansione della vecchia città altomedioevale, molto più piccola e quindi come segno di potere, sia perché vicino all'arcivescovado e costruito sopra una precedente chiesa sempre intitolata a Santa Maria. Il mantenimento, insieme a quello del complesso monumentale, è affidato fin dai tempi della sua costruzione all'Opera della Primaziale Pisana.

I monumenti della piazza secondo alcuni sono disposti secondo lo schema della Bilancia zodiacale di cui la Torre è il fulcro. La piazza è pedonalizzata ed è ricoperta da un grande prato. Assunse l'aspetto definitivo solo nel XIX secolo, soprattutto ad opera dell'architetto Alessandro Gherardesca, che demolì alcune costruzioni preesistenti, innalzò la nuova residenza capitolare (abbattuta nel 1863) e si interessò al restauro dei celebri monumenti.

Storia

Le edificazioni nella piazza non nascono nel medioevo. Sappiamo infatti che fu utilizzata già dal periodo etrusco e sicuramente in quello romano. Infatti l'Ozzeri scorreva a ridosso della parte nord, mentre ad est si trovava un porto fluviale. L'intera area era un declivio verso, appunto, l'area portuale. Di epoca romana sono state ritrovate le fondamenta e parti di mosaico pavimentale di due domus nell'area tra la Cattedrale e il Campo Santo. Successivamente la piazza si trasforma dall'uso civile a quello sacro, probabilmente con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la contrazione della civitas. È forse in questo periodo che il terreno viene approssimativamente appianato. Al periodo longobardo risalgono numerose sepolture su tutto il piazzale.

In epoca altomedioevale fu edificata una chiesa, intorno al X secolo, che si suppone fosse intitolata a Santa Maria. Tale chiesa era dotata di un battistero a sé stante. Recenti scavi archeologici hanno mostrato come tale chiesa effettivamente sia esistita, ma mai completata. Un edificio di forma ottagonale le cui fondamenta si conservano all'interno del chiostro del Campo Santo, che era ritenuto essere il battistero di questa prima cattedrale è stato invece fatto risalire al XIV secolo e quindi facente parte del Campo Santo stesso in una delle sue differenti fasi di costruzione.

La piazza per come la conosciamo inizia ad avere forma nel 1063 (1064 secondo il calendario in stile pisano vigente all'epoca) quando viene fondato il nuovo duomo della città intitolato a Santa Maria Maggiore. Tale opera fu finanziata grazie all'impresa militare pisana in Sicilia, ai danni dei musulmani, guidata da Giovanni Orlandi appartenente alla famiglia Orlandi. All'epoca la zona rimaneva al di fuori delle mura per le quali era previsto un ampliamento realizzato poi nel 1156 dal console Cocco Griffi. Tre anni prima delle mura inizia anche la costruzione del nuovo Battistero, stavolta posto di fronte alla chiesa e con un diametro pari alla larghezza della facciata del duomo. La porta d'accesso delle mura è la Porta del Leone, che si configura come uno dei principali punti d'accesso alla città.

Tale porta è aperta nell'angolo nord ovest della piazza in una piccola area maggiormente fortificata e protetta da tre torri: Santa Maria, del Leone e di Catallo. Nel 1173 si inizia la costruzione del campanile. Verso la fine di questo secolo si inizia anche la costruzione della residenza dei canonici a sud del campanile, chiudendo così la piazza sul lato est. La piazza viene poi delimitata a sud dall'edificio dello Spedale Nuovo di Santo Spirito (occupato adesso dal museo delle sinopie) nel 1257 e a nord, a ridosso delle mura, dal Campo Santo (1277).

La disposizione dei tre principali edifici, le loro relazioni spaziali, la particolare configurazione e volumetria del Battistero sono oggetto di studio interdisciplinare, fra architettura, geometria, teologia.

Il volto della piazza cambia profondamente durante il dominio mediceo della città: la Porta del Leone viene chiusa per sempre e l'area davanti a tale accesso viene concessa alla comunità ebraica per il loro cimitero; viene aperta una nuova porta chiamata, per l'appunto, Porta Nuova sul lato ovest della piazza lungo la strada davanti all'ospedale. Quest'ultimo viene totalmente modificato in stile fiorentino, perdendo ogni connotazione gotica originale.

Durante tutto il periodo mediceo e lorenese furono edificati diversi edifici negli spazi liberi: venne costruito un altro edificio dei canonici a nord del campanile e quello a sud venne ampliato con la chiesa di San Ranierino e la casa dei Battezieri; il campanile stesso fu circondato da un muretto di collegamento tra i due edifici vicini; a ovest del Battistero vi era la casa dell'ortolano e il recinto del suo orto; sempre ad ovest, adiacente alle mura, c'era la Dogana, essa pure con il suo piccolo orto; a nord, tra il Campo Santo e la porta del Leone vi era la casa del becchino. Altri piccoli edifici sorgevano poi nell'area a sud della Cattedrale.

Dopo l'intervento di Alessandro Gherardesca, che contribuì alla formazione della piazza per come si presenta oggi, alla fine del XIX secolo si decise un ripristino alle presunte condizioni originali: pian piano vennero abbattuti tutti gli edifici sorti durante il dominio mediceo-lorenese dando così respiro alla piazza. Le ultime modifiche che vi sono state apportate si hanno solo all'inizio del XX secolo durante l'epoca fascista con il monumento alla Lupa di Roma nel pratino a nord del campanile, i diciassette cipressi piantati lungo l'estremità est della piazza in memoria di altrettanti militanti fascisti deceduti e l'apertura di due portelli ai fianchi di Porta Nuova. La colonna che sorregge la lupa proveniva dalla vicina cisterna demolita nel secolo precedente.

Fra il 1912 e il 1952 la piazza fu interessata dalla presenza dei binari e di una fermata dedicata della rete tranviaria di Pisa.

Nel 2007 fu affidato, in conclusione ad una gara internazionale svoltasi in due fasi, a David Chipperfield il più importante progetto dei 19 contenuti all'interno del PIUSS, riguardante l'area adiacente dell'ospedale Santa Chiara. La realizzazione era prevista entro il 2015 ma a causa dei ritardi del trasferimento di tutte le funzioni dell'ospedale presente verso quello di Cisanello al 2018 non è ancora iniziato alcun lavoro.

Monumenti

La disposizione dei monumenti, sebbene edificati in diverse epoche, non è casuale: essi fanno parte di uno stesso progetto che includeva fin dall'inizio la chiesa, il battistero e il campanile secondo uno schema ben preciso. Quale esso fosse è ancora oggetto di studi: alcuni ci ritrovano costellazioni (la Bilancia), altri invece riferimenti alla latitudine e longitudine. Diversamente invece Campo Santo e Spedale di Santo Spirito che furono costruiti come "cornice" alla piazza per assolvere ad alcuni obblighi.

Duomo

Il cuore del complesso è la Primaziale. Fondata nel 1063 e dedicata a Santa Maria Assunta, ma inizialmente nota come Santa Maria Maggiore, è una chiesa a cinque navate col transetto a tre navate: architettonicamente è composta da tre basiliche (corpo centrale e i due transetti). Non è consacrata come basilica (l'unica basilica di Pisa è San Piero a Grado). Essa è anche il Duomo di Pisa, essendone la chiesa principale e sede arcivescovile, quindi una Cattedrale. Nel caso particolare di Pisa, essendo stato conferito il titolo di Primate di Corsica e Sardegna all'arcivescovo Daiberto da Papa Urbano II nel 1092, il Duomo di Pisa è una Primaziale. Tale onorificenza rimane oggi soltanto formale.

Cominciata nel 1063 dall'architetto Buscheto, ha dato origine al distintivo stile Romanico pisano. La ricchissima decorazione comprende marmi multicolori, mosaici (importantissimo quello del catino absidale, eseguito da varie maestranze fra cui Cimabue) e numerosi oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifone utilizzato come acroterio est del tetto. Gli archi a profilo acuto fanno riferimento ad influenze musulmane e del meridione d'Italia, soprattutto la seconda Abbazia di Montecassino.

Le porte sulla facciata in bronzo massiccio furono fuse da vari artisti riconducibili alla scuola di Fra Domenico Portigiani nel XVII secolo. Esse vengono a sostituire le originali porte distrutte dall'incendio che devastò gran parte dell'interno della chiesa nel 1595. L'unica porta originale salvatasi è la cosiddetta Porta di San Ranieri, situata di fronte al campanile: essa venne fusa intorno al 1180 da Bonanno Pisano.

L'interno è rivestito di marmi bianchi e neri, ha un soffitto a cassettoni dorati e alcuni affreschi. Fu ampiamente ridecorato dopo l'incendio del 1595, che distrusse la maggior parte delle opere medievali; furono aggiunti allora gli altari laterali e i grandi dipinti lungo le pareti delle navate laterali.

L'impressionante mosaico absidale del 1302, del Cristo in Maestà, affiancato dalla Vergine e da San Giovanni Evangelista, generalmente attribuito a Cimabue (ma che fu autore solo del San Giovanni), sopravvisse comunque all'incendio. La cupola in legno strutturale, all'intersezione della navata e del transetto, dall'inusitato profilo ellittico, fu decorata da Riminaldi con l'Assunzione della Vergine. La leggenda vuole che Galileo abbia formulato la sua teoria sull'isocronismo del pendolo guardando l'oscillazione del lampadario per incenso che scendeva dal soffitto della navata. Il lampadario presente tutt'oggi, noto come Lampada di Galileo, non è quello che vide all'epoca lo scienziato, ma risale a qualche anno dopo. L'originale lampada, molto più piccola e semplice (e che quindi poteva oscillare col vento), è oggi presente nel Campo Santo all'interno della cappella Aulla. Le impressionanti colonne granitiche in stile corinzio fra la navata e l'abside provengono dalla moschea di Palermo, bottino della battaglia nella Cala dai Pisani nel 1063.

Il pergamo, capolavoro di Giovanni Pisano (1302-1310), sopravvissuto all'incendio, fu però smontato durante i lavori di restauro e non fu rimontato fino al 1926. Mostra nove scene del Nuovo Testamento, in formelle convesse, e si articola con grande libertà nello spazio, costituendo un progresso formale notevolissimo rispetto ai pergami di Siena e del Battistero di Pisa, opera di Nicola Pisano, padre di Giovanni. Non essendoci documentazione di come fosse il pergamo prima dello smantellamento, esso è stato ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato pensato. È assai probabile che la sua posizione originaria fosse vicino all'altare maggiore, addossato al coro, anch'esso sparito durante le ristrutturazioni. Quest'ultimo si trovava nella zona sotto alla cupola e il cui pavimento, in mosaico cosmatesco si è conservato ai nostri giorni. Tale coro doveva assomigliare a quello della Basilica di San Clemente a Roma. Altri frammenti di pavimentazione cosmatesca si trovano sotto i marmi seicenteschi, nel particolare nella cappella della Madonna di Sotto gli Organi.

Parte integrante della Cattedrale erano i sarcofagi di epoca romana riutilizzati come sepolture di nobili ed eroi il primo, e più bello, dei quali era quello utilizzato per la sepoltura di Beatrice di Lotaringia madre di Matilde di Canossa, morta nel 1076. I sarcofagi furono tutti traslati tra il XVIII e il XIX secolo in Campo Santo con l'eccezione di quello di Buscheto, tuttora presente in facciata.

L'edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di Rainaldo (le campate verso ovest e la facciata).

Battistero

Il Battistero, dedicato a San Giovanni Battista, s'innalza di fronte alla facciata ovest del Duomo. L'edificio fu iniziato a metà del XII secolo: "1153 Mense Augusti la fondò" (nel mese di agosto 1153 in stile pisano). Sostituisce un precedente battistero, più piccolo, che si trovava a nord della Cattedrale. Fu costruito inizialmente in stile romanico da Diotisalvi e nella struttura originaria, voleva essere un misto tra l'Anastasis del Santo Sepolcro in Gerusalemme e la Moschea d'Omar, sempre in Gerusalemme e ritenuta all'epoca il Tempio di Salomone.

Presenta una curiosa cupola troncoconica, come quella della chiesa degli Ospitalieri a Pisa, che copre solo il giro interno di pilastri (la tecnica costruttiva per una cupola emisferica o poligonale di grandi dimensioni, come a Firenze, era quasi ignota): originariamente la parte superiore era aperta lasciando un osculo, ma a differenza del Pantheon, da cui entrava la pioggia per andare a riempire il fonte battesimale, qui era solo simbolico, dato che il fonte è privo di scarichi per l'acqua.

In epoca posteriore la cupola fu mascherata da un'altra calotta emisferica e l'osculo fu chiuso. Rimase incompiuto fino al XIV secolo, quando la loggia, il piano superiore e la cupola furono terminati in stile gotico da Nicola Pisano e il figlio Giovanni, modificando quindi il progetto di Diotisalvi. La struttura è fortemente simbolica, infatti al suo interno presenta: 12 colonne come il numero degli apostoli; un fonte battesimale a 8 lati, numero che indica il giorno non creato, posta su 3 scalini, a simbolo del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. È il più grande battistero in Italia: la sua circonferenza misura 107.25 m.

L'interno, sorprendentemente semplice e privo di decorazioni, ha inoltre una eccezionale acustica (è famoso in tutto il mondo l'eco che si forma e che ricorda il suono dell'organo). Spicca il pulpito, scolpito fra il 1255 e il 1260 da Nicola Pisano. Le scene sul pulpito e specialmente la figura dell'Ercole nudo e di Maria (nel bassorilievo con i 3 magi) mostrano bene come l'influsso classico rendesse Nicola un precursore del Rinascimento.

Campanile

Assieme alla Torre Eiffel, la Torre di Pisa è probabilmente la torre più famosa del mondo occidentale, nonché un monumento universalmente noto. Iniziata nel 1173, cominciò a inclinarsi sul lato prima che fosse completato il terzo ordine (1274), per via del suolo di limo sabbioso sul quale poggiano le fondazioni poco profonde, di solo tre metri. La costruzione continuò comunque fino al completamento nel 1350, quando fu ultimata la cella campanaria e vi furono poste le sette campane, essendo la torre il campanile della cattedrale.

Sei degli otto piani sono circondati da una loggetta con archi a tutto sesto, che riprendono il motivo della facciata della cattedrale. L'altezza è di circa 56 metri (nella parte di contropendenza), la pendenza di circa cinque metri rispetto alla verticale nel punto più alto. In seguito ai restauri della fine del Novecento, che ne hanno assestato la pendenza, è stata riaperta al pubblico, seppure con un accesso limitato e controllato.

Non si conoscono con esattezza i vari architetti che hanno lavorato al campanile. Per anni era stato attribuita a Bonanno Pisano, negli stessi anni autore delle porte bronzee del Duomo, ma studi recenti confutano questa ipotesi e la attribuiscono piuttosto a Diotisalvi, già autore del Battistero. Pare altresì che la cella campanaria sia stata opera di Giovanni Pisano nelle vesti, stavolta, di capomastro dell'Opera.

Campo Santo

Il Campo Santo, noto anche come Camposanto monumentale o Camposanto vecchio, si trova al limite nord della Piazza. Si tratta essenzialmente di un cimitero cinto da mura. Si dice, secondo uno schema di leggenda di fondazione tipica di altri edifici simili in tutta Europa, che il Campo Santo sia nato intorno ad uno strato di terra portato dalla Terrasanta via nave dopo la terza crociata dall'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi nel XII secolo.

La sua struttura, iniziata nel 1278 da Giovanni di Simone, è quella di un chiostro oblungo in stile gotico fiorito, che però non fu completato fino al 1464, a causa della crisi provocata dalla sconfitta pisana nella battaglia della Meloria avvenuta nel 1284. Il muro esterno è composto di 43 archi ciechi con due porte.

I muri erano una volta affrescati: il primo affresco fu eseguito nel 1360, l'ultimo circa tre secoli più tardi. Le Storie dell'Antico testamento di Benozzo Gozzoli (XV secolo) si trovavano nella galleria nord, mentre quella sud era famosa per le Storie della Genesi di Piero di Puccio (fine del XV secolo). L'affresco più interessante è il realistico Trionfo della Morte, opera di Buonamico Buffalmacco.

Il 27 luglio 1944 una scheggia di bomba alleata provocò un inizio di incendio il quale, non potendo essere spento rapidamente a causa delle cisterne sotto vigilanza militare, fece scaturire un vero e proprio incendio che bruciò le travi in legno del tetto del Campo Santo il quale collassò arrecando ingenti danni alle opere custodite. Il piombo della copertura del tetto, fuso dal calore, danneggiò gli affreschi in modo gravissimo. Dal 1945 ad oggi sono ancora in corso lavori di restauro, che fra l'altro hanno portato al recupero delle preziose sinopie oggi esposte nel Museo delle Sinopie, situato nell'antico ospedale del XIII secolo a sud della piazza.

Altri edifici

Il complesso monumentale della piazza comprende altri tre edifici di particolare importanza.

L'ex-Spedale di Santo Spirito, costruito seguendo la direzione di Giovanni di Simone durante il 1257. La struttura rettangolare venne costruita al fine di chiudere a sud la piazza. Pesantemente modificato negli anni, soprattutto durante il periodo di dominazione medicea, durante il quale vennero a perdersi le connotazioni gotiche, è arrivato fino a noi come parte dell'attuale ospedale di Santa Chiara.

Alcune aree dell'antico ospedale sono state date in gestione a terzi: una parte per anni è stata utilizzata da un istituto di credito locale, mentre un'altra, quella centrale, fu restaurata e parzialmente ripristinata nella sua forma originale per accogliere il Museo delle sinopie (1979). Internamente sono ancora visibili le pareti dipinte a righe orizzontali bianche e nere, richiamando i marmi degli edifici sacri in romanico pisano, e le nicchie al pian terreno. La struttura superiore, che all'epoca dell'ospedale era in legno e serviva ai medici per assistere a distanza i malati di peste, chiaramente non esiste più. Del soffitto pre-restauri è rimasto solo un piccolo pezzo, il resto fu rifatto in stile moderno.

L'edificio che chiude la piazza ad est ha una storia molto complessa. Nato come residenza dei canonici del Duomo nel XII secolo conserva ben poco di questo periodo, essenzialmente una struttura a torre che oggi fa parte dell'angolo sud-est dell'edificio stesso e che reca nella sua pianta bassa delle volte affrescate con Gesù Cristo e i simboli degli evangelisti.

Varie furono le modifiche e le espansioni fatte negli anni, tra le quali l'aggiunta della chiesetta di San Ranierino (poi demolita nel XIX secolo) e, nel XVII secolo, la trasformazione dell'edificio in seminario diocesano. Nel 1784, col trasferimento del seminario, il palazzo passò a mani private diventando un'accademia di belle arti. Nel 1887 infine l'edificio tornò ad una gestione religiosa divenendo un convento di suore di clausura. Infine, nel 1989, il palazzo fu acquistato dall'Opera del Duomo per trasformarlo definitivamente in museo, in modo da poter raccogliere le opere d'arte che fino ad allora erano custodite nei magazzini della fabbriceria.

L'ultimo edificio di interesse si trova nel lato nord-est lungo le mura, a continuazione del Campo Santo, e si tratta del Palazzo dell'Opera del Duomo. Tale edificio, anch'esso molto modificato nei secoli, conserva parti antiche unite a moderne. Con lo spostamento degli uffici amministrativi e del Capitolo della Primaziale, dal 2014 parte del primo piano è diventata visitabile e viene utilizzata per mostre temporanee. Nell'ingresso principale è possibile vedere una pianta del complesso datata 1917 assieme ad alcune foto d'epoca. Altre parti visitabili sono nella libreria e nella biglietteria dove risultano ancora visibili parti di affreschi o bozzetti sulle pareti e qualche bassorilievo, oltre alla struttura muraria originaria.

Altro

La Piazza del Duomo è chiusa a nord e ovest dalle mura medievali con la torre di Santa Maria, la porta del Leone, la torre di Catallo e porta Nuova, mentre il lato sud è occupato dalla lunga struttura dell'antico spedale di Santo Spirito, oggi parte degli Spedali Riuniti di Santa Chiara e ospita tra l'altro il Museo delle sinopie; accanto al campanile si trova il Museo dell'Opera del Duomo.

La lupa di Roma fu messa nel pratino tra il campanile e il palazzo dell'Opera del Duomo nel 1926 in occasione della visita di Mussolini a Pisa.

La monumentale fontana che accoglie all'ingresso della piazza da via Santa Maria è opera di Giuseppe Vaccà (basamento e fontana) e di Giovanni Antonio Cybei (il gruppo marmoreo dei putti che reggono gli stemmi di Pisa e dell'Opera).

Vicino alla porta di San Ranieri si trova una colonna che sorregge un vaso di foggia romana. Esso era una volta un monumento molto più grande e prezioso, simbolo del potere imperiale. Secondo la leggenda infatti il vaso, che riporta una scena bacchica, era ritenuto il vaso del "talento che Cesare imperatore diede a Pisa con lo quale si misurava lo censo che a lui era dato". Il monumento, composto da Lupo di Francesco nel 1320, era composto da una base attica sulla quale poggiava una colonna di porfido rosso. Sopra tale colonna, a sua volta poggiava un capitello composito che sorreggeva un abaco sagomato recante l'iscrizione commemorativa del monumento. Infine, sopra l'abaco, era posto un leone in marmo il quale reggeva sulla schiena una piccola colonna con sopra il vaso del talento. Tale vaso era chiuso da un coperchio sormontato da una statuetta.

Dopo l'incendio in duomo del 1595 l'opera fu smantellata e poi sostituita da una versione semplificata con una colonna in granito e una copia del vaso romano.

Attualmente la colonna in porfido rosso si trova nel Campo santo, il leone in marmo è usato come basamento di un leggio nel battistero, mentre il vaso originale è nei depositi dell'Opera del Duomo.

Collegamenti

La Piazza del Duomo dista poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Pisa San Rossore. È facilmente raggiungibile anche dalla stazione di Pisa Centrale attraverso la linea di autobus 1+ di Autolinee Toscane.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

duomo di Pisa

Cattedrale cattolica · Pisa

duomo di Pisa

Il Duomo di Pisa, ufficialmente Cattedrale primaziale di Santa Maria Assunta, al centro della Piazza del Duomo, conosciuta anche come Piazza dei Miracoli, è la cattedrale dell'Arcidiocesi di Pisa nonché chiesa Primaziale.

Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo.

Leggi tutto su duomo di Pisa (4.073 parole)
Storia

La sua costruzione iniziò nel 1064 dall'architetto Buscheto, con la decima parte del bottino dell'impresa di Palermo in Sicilia contro i Musulmani (1064) guidata da Giovanni Orlandi appartenente alla famiglia Orlandi. Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei tempi. In quello stesso anno veniva iniziata anche la ricostruzione della basilica di San Marco a Venezia, per cui può anche darsi che vi fosse stata all'epoca una rivalità tra le due repubbliche marinare a creare il luogo di culto più bello e sontuoso.

La chiesa fu eretta in un'area esterna alla cinta muraria altomedioevale, a simboleggiare proprio il potere di Pisa che non necessitava di protezioni. La zona scelta era già utilizzata in epoca longobarda come necropoli e, già nei primi anni dell'XI secolo, fu eretta una chiesa mai terminata che doveva essere intitolata a santa Maria. La nuova grande chiesa di Buscheto, infatti, viene inizialmente chiamata Santa Maria Maggiore fino a quando non viene definitivamente intitolata a Santa Maria Assunta.

Nel 1092 la chiesa, da semplice cattedrale, passa ad essere primaziale, essendo stato conferito il titolo di primate all'arcivescovo Daiberto da papa Urbano II, onorificenza oggi soltanto formale. La cattedrale fu consacrata nel 1118 dal papa Gelasio II, come ricorda l'iscrizione posta internamente in controfacciata in alto a sinistra.

Nella prima metà del XII secolo il duomo fu ampliato sotto la direzione dell'architetto Rainaldo, che allungò le navate aggiungendo tre campate davanti alla vecchia facciata secondo lo stile di Buscheto, allargò il transetto e progettò una nuova facciata, conclusa dalle maestranze guidate dagli scultori Guglielmo e Biduino. La datazione di inizio dei lavori è incerto: subito dopo la morte di Buscheto intorno all'anno 1120, secondo alcuni, intorno all'anno 1140 secondo altri. La fine dei lavori daterebbe al 1180, come documentato dalla data apposta sui battenti bronzei di Bonanno Pisano sulla porta maggiore.

L'aspetto attuale del complesso edificio è il risultato di ripetute campagne di restauro succedutesi in diverse epoche. I primi radicali interventi seguirono il disastroso incendio nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1595, che distrusse molti interventi decorativi e a seguito del quale fu rifatto il tetto e furono eseguite le tre porte bronzee della facciata, opera di scultori della bottega del Giambologna, tra cui Gasparo Mola e Pietro Tacca. A partire dal Settecento iniziò il progressivo rivestimento delle pareti interne con grandi dipinti su tela, i "quadroni" con Storie di beati e santi pisani, eseguiti dai principali artisti dell'epoca grazie all'iniziativa di alcuni cittadini che si autofinanziarono creando un'apposita attività commerciale.

Significative le spoliazioni napoleoniche del Duomo di Pisa e all'Opera del Duomo, molte opere confluirono al Louvre dove sono oggi esposte, tra le quali Il Trionfo di San Tommaso d'Aquino fra i Dottori della Chiesa di Benozzo Gozzoli, oggi al Louvre, Morte di San Bernardo dell'Orcagna e San Benedetto, opera di Andrea del Castagno.

Tra i vari interventi degni di nota va segnalato lo smantellamento del pergamo di Giovanni Pisano che venne riassemblato solo nel 1926 in una diversa posizione e con diverse parti mancanti, tra cui la scala, e lo smantellamento del monumento ad Enrico VII realizzato da Lupo di Francesco che si trovava di fronte alla porta di San Ranieri e successivamente sostituito da una versione semplificata e simbolica.

Gli interventi successivi si ebbero nel corso dell'Ottocento ed interessarono sia le decorazioni interne sia quelle esterne, che in molti casi, specie per le sculture della facciata furono sostituite da copie (gli originali sono al Museo dell'Opera del duomo).

Descrizione
Pianta, misure e dimensioni

L'edificio è a croce latina immissa con una grande cupola all'incrocio dei bracci. Il corpo longitudinale, diviso in cinque navate, si sviluppa su dieci campate. Questa pianta continua nel coro con altre due campate ed un'abside finale a coronamento della sola navata centrale. Il transetto ha 4 campate per lato (oppure sei se si includono le due in comune col corpo longitudinale) ed è a tre navate con absidi terminanti sui due lati. Al centro quattro grossi pilastri delimitano la crociera rettangolare terminante in alto con una grossa cupola ellittica.

L'edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di Rainaldo (le campate verso ovest e la facciata).

Esterno
Visione d'insieme

L'esterno del duomo è prevalentemente in marmo bianco e grigio anche se le pietre più antiche poste ai bassi livelli del corpo longitudinale sono di altro materiale più povero. Non mancano materiali pregiati soprattutto in facciata, dove sono presenti tarsie marmoree multicolore, mosaici ed anche oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifo utilizzato sulla sommità del tetto sul retro (lato est), forse preso a Palermo nel 1061 (oggi sul tetto si trova una copia, l'originale è nel Museo dell'Opera del Duomo).

Il corpo longitudinale, transetto e coro hanno un ricco paramento scandito da tre ordini o piani. Nel piano inferiore lunghe file di lesene che reggono arcate cieche, a loro volta racchiudenti losanghe o finestre, scandiscono lo spazio di tutti i lati dell'edificio con pochissime interruzioni (solo abside del transetto destro). Il secondo piano presenta ancora lesene ma stavolta queste non reggono arcate cieche e sono piuttosto architravate, motivo interrotto solo nell'abside del transetto destro (dove compaiono di nuovo arcate cieche) e nell'abside principale dove sono visibili due ordini di loggette. Tra le lesene oltre alle finestre e alle losanghe compaiono anche oculi intarsiati. Il terzo piano presenta colonne o semicolonne che reggono di nuovo archi ciechi (corpo longitudinale e coro) o un architrave (transetto) con la solita alternanza di finestre, losanghe e oculi intarsiati.

Le arcate a tutto sesto rialzate presenti in facciata e nell'abside principale richiamano elementi di arte musulmana provenienti dalla Sicilia. Le arcate cieche con losanghe richiamano le analoghe strutture delle chiese dell'Armenia. Anche la cupola ellissoidale ricostruita dopo l'incendio del 1595, sormontata da una lanterna, richiama l'architettura islamica.

Facciata

La facciata di marmo grigio e bianco, decorata con inserti di marmo colorato, fu edificata da mastro Rainaldo nel XII secolo e terminata entro il 1180. Al piano inferiore, le sette arcate cieche che racchiudono losanghe, una ogni due, fanno eco allo stesso motivo che si propaga sui restanti tre lati della Cattedrale. In facciata però l'ornamentazione si fa più ricca: semicolonne addossate a pilastri a pianta semi-rettangolare sostituiscono le esili lesene dei lati e sono sormontate da capitelli corinzi o figurati. Gli archi sono impreziositi da una ricca trama a motivi vegetali ed anche le losanghe sono più grandi ed intarsiate con marmi multicolore. Gli spazi vuoti tra i tre portali hanno lastre di marmo a formare motivi quadrati o rettangolari e sono impreziositi da fasce ornamentali orizzontali a motivi vegetali. Gli spazi vuoti tra gli archi sono anch'essi riempiti da tavolette di marmo intarsiate con motivi geometrici o animali. Notevole quella in alto a destra rispetto al portale maggiore che raffigura un Cristiano che brandisce la croce tra due bestie e la scritta del salmo 21: Salva me ex ore leonis et a cornibus unicornium humilitatem meam (Salva me dalla bocca del leone Signore e la mia umiltà dalle corna dell'unicorno), il cui originale è conservato al vicino Museo dell'Opera del Duomo.

Dei tre portali, quello centrale ha dimensioni maggiori ed è racchiuso da due colonne decorate con motivi vegetali che reggono, sopra i capitelli, due leoni a simboleggiare le due "facce" del Cristo Giudice, quello che condanna a sinistra e quello che premia ed è misericordioso a destra (si noti l'agnello salvato e protetto tra le zampe). Tutti e tre i portali recono nelle lunette mosaici settecenteschi di Giuseppe Modena da Lucca raffiguranti l'Assunzione della Vergine (al centro), Santa Reparata (a sinistra) e san Giovanni Battista (a destra). Le porte in bronzo furono realizzate da diversi artisti della taglia di Giambologna, dopo l'incendio del 1595, in sostituzione delle due porte laterali in legno e della porta regia in legno ricoperta di bronzo di Bonanno Pisano che recava la data del 1180 (vista e descritta prima dell'incendio) a testimoniare il completamento della facciata in quell'anno. Alla sinistra del portale nord di sinistra, è presente la tomba di Buscheto.

I quattro piani superiori sono caratterizzati da quattro ordini di loggette sovrapposte, divise da cornici finemente scolpite, dietro i quali si aprono monofore, bifore e trifore. Molti dei fregi presenti sugli archi e le cornici sono rifatti nel XVII secolo dopo l'incendio del 1595, mentre originali sono le tarsie marmoree policrome tra gli archi. Ancora più in alto, a coronamento, la Madonna con Bambino di Andrea Pisano e, negli angoli, i quattro evangelisti di Giovanni Pisano (inizio XIV secolo).

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fin dai tempi antichi i fedeli entravano nel Duomo attraverso la porta di San Ranieri, posta sul retro nell'omonimo transetto, di fronte al campanile. Questo perché i nobili della città si recavano alla cattedrale venendo da via Santa Maria che conduce proprio a quel transetto. Tale porta fu fusa intorno al 1180 da Bonanno Pisano, ed è l'unica porta scampata all'incendio del 1595 che danneggiò pesantemente la chiesa. La porta è decorata con ventiquattro formelle raffiguranti storie del Nuovo Testamento. Questa porta è una delle prime prodotte in Italia nel Medioevo, dopo l'importazione di numerosi esempi da Costantinopoli, (ad Amalfi, a Salerno, a Roma, a Montecassino, a Venezia...) e vi si ammira una sensibilità tutta occidentale, che si stacca dalla tradizione bizantina.

Le originali gràdule del Duomo, ad opera della taglia di Giovanni Pisano e risalenti alla fine del XIII secolo, furono rimosse nel 1865 e sostituite dall'attuale sagrato. Queste gràdule, consistevano in muriccioli, decorati a riquadri scolpiti con figure di animali e teste, a ridosso del perimetro esterno della cattedrale e servivano come base per i numerosi sarcofagi di epoca romana che, durante l'epoca medievale, venivano reimpiegati per le sepolture dei nobili (tra i quali spicca Beatrice di Canossa) e degli eroi. Attualmente alcuni frammenti sono visibili al Museo dell'Opera del Duomo, mentre i sarcofagi furono tutti spostati all'interno del recinto del Camposanto monumentale.

Significato delle decorazioni

Il registro inferiore della facciata non è ricchissimo di decorazioni scultoree figurate a differenza di altre cattedrali romaniche coeve, ma regala pur sempre un ricco significato sia delle sue componenti unitarie ed una complessa allegoria nella sua visione d'insieme. Per leggere quest'ultima occorre partire da sinistra dove il capitello più esterno del portale laterale sinistro mostra due leoni feroci che divorano deboli prede e due figure umane più dietro. I primi rappresentano la lotta tra il bene ed il male dove il male domina, ma alle spalle la figura del vecchio che accatasta legna e del giovane che sovrasta un ariete rappresentano forse Abramo ed Isacco e l'ariete sacrificale (oppure due contadini al lavoro comunque virtuosi) che mostrano la preparazione al piano di salvezza di Dio. L'arco che parte dallo stesso capitello mostra una fila di draghi che due figure umane virtuose al centro sono costrette a fronteggiare nella continua lotta tra il bene ed il male.

A livello del portale centrale si entra nel Nuovo Testamento che concretizza il piano di salvezza operato da Dio a partire da Abramo. È il portale dedicato alla Vergine Assunta e a suo Figlio, il cui giudizio divino è rappresentato dai due leoni della giustizia, quello che condanna a sinistra e quello che protegge e salva a destra con l'agnellino protetto tra le zampe, per Misericordia o Giustizia divina che sia. Le 42 figurine umane stilizzate presenti sull'arco decorato mostrano le 42 generazioni che separano, secondo il Vangelo di Matteo, Abramo da Gesù Cristo (le figurine sono in realtà 43 ma forse per esigenze di rifacimento o altri motivi di riempimento del fregio). Questo passaggio dal vecchio al nuovo è rafforzato dalle due tarsie marmoree negli intradossi dell'arco maggiore dove un drago ed un leone feroci affrontati raffiguranti la perenne lotta tra le forze maligne (tarsia di sinistra) diventano due unicorni altrettanto feroci ma in mezzo ai quali appare un prete o un cristiano che brandisce una croce per difendersi da loro (tarsia di destra) e dove si legge in latino:

de ore leonis libera me domine et a cornibus unicorni humilitatem mea ("Salva me dalla bocca del leone Signore e la mia umiltà dalle corna dell'unicorno", salmo 21).

L'ultimo elemento di questa complessa narrazione è il capitello più esterno del portale di destra, che fa da pendant a quello del portale di sinistra da cui siamo partiti. Siamo ben oltre la venuta di Gesù dove i leoni maligni, precedentemente in primo piano, sono relegati in posizione arretrata e defilata, pronti sempre a colpire come mostrano le teste girate indietro e la lingua fuori, ma in posizione contorta a causa delle continue fughe a cui il Salvatore e la Chiesa li costringe. In posizione prominente ci sono adesso due figurine umane nude, le anime dei salvati per opera del Salvatore per intercessione della Chiesa, che sono figure composte e serene e con gli occhi grandi, ben ancorate con le braccia alla ghirlanda del capitello ed i piedi ben poggiati sulle foglie di acanto, simbolo di uomini di fede, vittoriosi sul peccato e beati per Fede più che per meriti.

Interno

L'interno a cinque navate è rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Gli archi delle dieci campate sono a tutto sesto (quelli della navata centrale) oppure a sesto rialzato nello stile moresco del tempo (quelli delle navate laterali).

La navata centrale ha un soffitto a cassettoni dorati seicenteschi, in legno dorato e dipinto, dei fiorentini Domenico e Bartolomeo Atticciati; reca dorato lo stemma dei Medici. Presumibilmente l'antico soffitto presentava una struttura con capriate lignee a vista. Le quattro navate laterali hanno una copertura intonacata a crociera. La copertura a cassettoni è presente anche nel coro e nella navata centrale del transetto, mentre una copertura a botte intonacata è presente nelle navate laterali del transetto. Curiosa è la copertura delle navate laterali del transetto al livello delle due campate in comune con le navate laterali del corpo longitudinale: queste sono a crociera (come nelle navate laterali del corpo longitudinale), ma sono più alte (come nelle navate laterali del transetto). È inoltre presente un matroneo di origine bizantina che corre lungo tutta la chiesa, compreso coro e transetto e che presenta una copertura a cassettoni (corpo centrale) o a travi lignee (transetto). Ancora più in alto sottili e profonde finestrine permettono l'illuminazione della chiesa.

L'interno suggerisce un effetto spaziale che qualche analogia con quello delle moschee, per l'uso di archi a sesto rialzato, per l'alternanza di fasce in marmo bianco e verde, per l'inconsueta cupola ellittica, di ispirazione orientale, e per la presenza dei matronei con solide colonne monolitiche di granito nelle bifore, chiaro segno di influenza bizantina. L'architetto Buscheto aveva accolto stimoli dal Levante islamico e dall'Armenia.

Solo una parte degli interventi decorativi medievali sono sopravvissuti all'incendio del 1595. Tra queste è l'affresco con la Madonna con Bambino del pisano Maestro di San Torpè nell'arco trionfale (fine XIII-inizio XIV secolo), e sotto di esso il pavimento cosmatesco, di una certa rarità fuori dai confini del Lazio. Fu realizzato in tarsie marmoree con motivi geometrici ad "opus alexandrinum" (metà del XII secolo).

Altri frammenti di affreschi tardo medioevali sono sopravvissuti, tra i quali San Girolamo su uno dei quattro pilastri centrali e San Giovanni Battista, un Crocifisso e San Cosimo e Damiano sul pilastro vicino alla porta di ingresso, parzialmente nascosto dalla bussola.

Nel punto di incontro tra il transetto e il corpo centrale si innalza la cupola, la cui decorazione rappresentò uno degli ultimi interventi realizzati dopo l'incendio citato. Dipinta con la rara tecnica di pittura a encausto (o cera su muro), nella cupola è rappresentata la Vergine in gloria e santi (1627-1631), capolavoro del pisano Orazio Riminaldi, completata dopo la sua morte, avvenuta nel 1630 a causa della peste, dal fratello Girolamo. La decorazione ha subìto un accurato restauro che l'ha restituita al suo originale splendore nel 2018.

Il presbiterio, terminante in un'abside curva, presenta una grande varietà di ornamenti. Al di sopra, nel catino, il grande mosaico del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni è reso famoso dal volto di san Giovanni, opera di Cimabue del 1302 che sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1595. Proprio quel San Giovanni Evangelista fu l'ultima opera realizzata da Cimabue prima della morte e l'unica di cui esista una documentazione certificata. Evoca i mosaici delle chiese bizantine e anche quelle normanne, come Cefalù e Monreale, in Sicilia. Il mosaico, in buona parte realizzato da Francesco da Pisa fu terminato da Vincino da Pistoia con la raffigurazione della Madonna sulla parte sinistra (1320).

L'Altare maggiore, dell'inizio del Novecento, presenta sei Angeli coevi di Ludovico Poliaghi, e al centro il Crocifisso bronzeo di Giambologna, del quale sono anche i due Angeli portacandelabro all'estremità della ricca transenna marmorea, mentre il terzo Angelo sulla colonna a sinistra dell'altare è di Stoldo Lorenzi.

Al di sotto, dietro l'Altare maggiore, è invece il grande complesso decorativo della Tribuna, composto da ventisette dipinti raffiguranti Episodi del Vecchio Testamento e Storie cristologiche. Iniziata prima dell'incendio con le opere di Andrea del Sarto (Sant'Agnese, Santa Caterina, Santa Margherita, San Pietro e San Giovanni Battista), del Sodoma e di Domenico Beccafumi (Storie di Mosè ed Evangelisti), fu completata dopo tale calamità con le opere di diversi pittori toscani, tra cui Orazio Riminaldi.

Il pergamo

Il pergamo, capolavoro di Giovanni Pisano (1302-1310), sopravvissuto all'incendio, fu però smontato durante i lavori di restauro e non fu rimontato fino al 1926. Con la sua articolata struttura architettonica e la complessa decorazione scultorea, l'opera è una delle più vaste narrazioni per immagini trecentesche che riflette il rinnovamento ed il fervore religioso dell'epoca. Nelle formelle, leggermente ricurve, sono scolpiti con un linguaggio espressivo gli episodi della Vita di Cristo. La struttura è poligonale, come negli analoghi esempi precedenti, nel battistero di Pisa, nel duomo di Siena e nella chiesa di Sant'Andrea di Pistoia, ma per la prima volta i pannelli sono leggermente incurvati, dando un'idea di circolarità nuova nel suo genere. Altrettanto originali sono: la presenza di cariatidi, figure scolpite al posto delle semplici colonne, che simboleggiano le Virtù; l'adozione di mensole a volute in luogo degli archetti per sostenere il piano rialzato; il senso di movimento, dato dalle numerosissime figure che riempiono ogni spazio vuoto.

Per queste qualità unite alla sapiente arte narrativa delle nove scene è generalmente considerato il capolavoro di Giovanni e più in generale della scultura gotica italiana. Il pergamo commissionato a Giovanni sostituì uno precedente, realizzato da Guglielmo (1157-1162), che fu inviato nel duomo di Cagliari. Non essendoci documentazione di come fosse il pergamo prima dello smantellamento, esso è stato ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato pensato. Non si sa se possedesse o meno una scala sempre in marmo.

Altre opere d'arte

Il transetto destro è occupato dalla Cappella di San Ranieri, patrono della città, del quale la chiesa conserva le reliquie nella magnifica teca sull'altare. Sempre nella cappella, a sinistra, è conservata parte della frammentaria tomba di Enrico VII di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, morto nel 1313 a Buonconvento mentre assediava invano Firenze. La tomba, anche questa smontata e ricomposta, (fu scolpita da Tino di Camaino nel 1313-1315) ed era in origine posta al centro dell'abside, come segno della fede ghibellina della città. Era inoltre un monumento scultoreo molto più complesso, dotato di varie statue. Spostato più volte per questioni politiche, venne anche separato in più parti (alcune dentro la chiesa, alcune sulla facciata, alcune nel Campo Santo). Oggi troviamo in chiesa il sarcofago con il defunto raffigurato sdraiato sopra di esso, secondo la moda in voga a quel tempo, e i dodici apostoli scolpiti in bassorilievo. La lunetta dipinta con gli angeli reggicortina sono invece un'aggiunta successiva della bottega di Domenico Ghirlandaio (fine XV secolo). Gli altri resti del monumento sono stati ricomposti nel vicino Museo dell'Opera del Duomo. Il transetto sinistro è occupato invece dalla Cappella del Santissimo Sacramento, al cui centro è il grande ciborio in argento ideato da Giovan Battista Foggini (1678-86).

Sui numerosi altari laterali sono collocati dipinti cinque-seicenteschi. Fra le tele ospitate sugli altari minori, si ricordano la Madonna delle Grazie con santi, del manierista fiorentino Andrea del Sarto, e la Madonna in trono e santi nel transetto destro, di Perin del Vaga, allievo di Raffaello, entrambe terminate da Giovanni Antonio Sogliani.

Risalenti già al Seicento sono, del senese Francesco Vanni, la tela con la Disputa del Sacramento, e del genovese Giovanni Battista Paggi la Croce con santi.

Particolarmente venerata è l'immagine della duecentesca Madonna col Bambino, detta Madonna di sotto gli organi, attribuita al volterrano Berlinghiero Berlinghieri.

Organi a canne

All'interno del duomo si trovano due organi a canne:

il Serassi opus 494 del 1831-1835, situato in corpo unico sulla cantoria alla sinistra del presbiterio, con 58 registri su due manuali e pedale;

il Mascioni opus 1039 del 1977-1980, composto da quattro corpi dei quali i due principali sulla cantoria alla destra del presbiterio, con 69 registri su quattro manuali e pedale.

Opere già nella Cattedrale

Bronzino, Cristo risorto e Santi, già all'altare delle Grazie, commissionata da Bartolomeo da Forcoli, Operaio della Fabbrica del Duomo, nel 1554 e completata nel 1556 ma già in precarie condizioni nel 1558 quando fu rimossa dalla sua sede. Della pala restano solo due frammenti con un Sant'Andrea e un San Bartolomeo, oggi alla Galleria dell'Accademia nazionale di San Luca.

Elenco dei principali artisti che decorarono la cattedrale

Buscheto (progetto architettonico il principale artista)

Rainaldo (facciata)

Cimabue (mosaico sull'abside)

Tino da Camaino (monumento funebre ad Enrico VII)

Bonanno Pisano (porte in bronzo originali)

Giambologna e scuola (porte in bronzo in facciata)

Giovanni Pisano (pergamo)

Nicola e Giovanni Pisano (coronamento intorno alla cupola)

Pietro Tacca (crocifissi e angeli cerofori)

Andrea del Sarto (vari dipinti tra cui Sant'Agnese)

Il Sodoma (vari dipinti)

Giovanni Battista Tempesti (vari dipinti)

Biduino (decorazioni marmoree)

Giuliano Vangi (pulpito e altare maggiore)

Guglielmo (pergamo originale e decorazioni marmoree)

Orazio e Girolamo Riminaldi (affresco della cupola)

Vincenzo Possenti (lampadario)

Astronomia nella cattedrale

All'interno del Duomo di Pisa è possibile osservare due eventi astronomici: il primo segnala il mezzogiorno solare pisano nel giorno dell'equinozio, l'altro invece scandisce il mezzogiorno solare pisano del 25 marzo, giorno che storicamente coincideva con il Capodanno secondo il vecchio calendario pisano. Attualmente, i due eventi si verificano pertanto alle ore 12:27 in presenza dell'ora solare, oppure alle ore 13:27 in presenza dell'ora legale.

Per alcuni istanti, in concomitanza del mezzogiorno solare, un raggio di sole penetra all'interno della cattedrale attraverso una vetrata che si apre al di sopra dell'altare dedicato a San Ranieri. Mentre nel giorno dell'equinozio il raggio di sole va ad illuminare i riquadri marmorei del pavimento in prossimità dell'altare, nel giorno del Capodanno Pisano il raggio solare penetra attraverso la Sammarchina, finestrella rotonda posta sotto la cupola, illuminando una mensola marmorea a forma di uovo collocata sul pilastro a fianco del pergamo di Giovanni Pisano.

Curiosità

Il lampadario per incenso al centro della navata è detto di Galileo Galilei, perché la leggenda vuole che il grande scienziato abbia formulato la sua teoria sull'isocronismo del pendolo guardandone l'oscillazione dal soffitto della navata. L'originale, diverso e molto più piccolo, però si trova oggi nella cappella Aulla in Campo Santo.

Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Campo Santo, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono presenti una serie di buchini neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate appunto unghiate del diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per dispetto ogni volta che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni più leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte. Più verosimilmente sono i fori di trapano più profondi di una decorazione a perline e fusarole di un architrave romana piallata per essere riutilizzata come blocco liscio.

La leggenda vuole che l'anfora posta su una colonnina a destra nell'abside sia quella usata nelle nozze di Cana, in cui Gesù mutò l'acqua in vino.

All'interno del duomo riposava la salma di papa Gregorio VIII. Purtroppo il sarcofago andò distrutto nell'incendio del 1595.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Orari
Jan 01-08 10:00-19:00; Jan 09-31 10:00-18:00; Feb-Mar 10:00-18:00; Apr-Sep 10:00-20:00; Oct 10:00-19:00; Nov 10:00-18:00; Dec 01-24 10:00-18:00; Dec 25-31 10:00-19:00
Biglietto
Ingresso libero
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.opapisa.it

La voce completa su Wikipedia

battistero di San Giovanni

Museo religioso · Pisa

battistero di San Giovanni

Il battistero di San Giovanni è uno dei monumenti della piazza dei Miracoli, a Pisa; s'innalza di fronte alla facciata occidentale della cattedrale di Santa Maria Assunta, a sud del camposanto monumentale.

È il più grande battistero del mondo: la sua circonferenza misura 107,24 m, mentre la larghezza della muratura alla base è 263 cm (2 metri e 63 cm ), per un'altezza di 54 metri e 86 centimetri.

Leggi tutto su battistero di San Giovanni (910 parole)
Storia

La costruzione dell'edificio fu iniziata a metà del XII secolo: «1153 mense Augusti fundata fuit haec…», ovvero «Nel mese di agosto 1153 fu fondata…» (1153 nel calendario pisano corrisponde al 1152) . Sostituisce un precedente battistero, più piccolo, che si trovava a nord-est della Cattedrale, dove ora si trova il Camposanto. Fu costruito in stile Romanico da un architetto che si firma «Diotisalvi magister…» in un pilastro all'interno dell'edificio. In seguito furono capomastri del cantiere anche Nicola e Giovanni Pisano, oltre a Cellino di Nese.

Nell'Ottocento, contestualmente ad un rinnovamento che interessò l'intera piazza del Duomo ed i suoi monumenti, il battistero fu oggetto di un radicale restauro da parte dell'architetto Alessandro Gherardesca, con interventi che portarono alla ricostruzione di alcuni portali e di gran parte dell'apparato decorativo. Malgrado le denunce di alcuni intellettuali e personalità di spicco della cultura pisana dell'epoca, come Carlo Lasinio, i lavori, diretti dal capomastro Giovanni Storni, determinarono la rimozione di numerose sculture di Nicola e Giovanni Pisano. Le statue, poste alla sommità del primo ordine al di sopra e all'interno delle vimperghe, furono sostituite con opere che non imitavano il gusto medievale, mentre le sculture originali andarono quasi tutte perdute ad eccezione di quelle oggi esposte al Museo dell'Opera del Duomo.

L'intervento avrebbe dovuto estendersi anche all'interno, con la realizzazione di affreschi nell'invaso centrale, ma il progetto non fu concretizzato e si limitò sostanzialmente alla rimozione degli arredi non medievali e alla messa in opera di nuove vetrate.

Descrizione

Il battistero presenta una curiosa cupola troncoconica, come quella della chiesa del Santo Sepolcro a Pisa, sempre dello stesso architetto, che copre solo il giro interno di pilastri (la tecnica costruttiva per una cupola emisferica o poligonale di grandi dimensioni era all'epoca quasi ignota). Il progetto di Diotisalvi voleva essere quello di citare architettonicamente sia la Cupola della Roccia (ritenuta costruita sulle rovine del tempio di Salomone) nella parte esterna, sia l'Anástasis della basilica del Santo Sepolcro nella parte interna, entrambi a Gerusalemme. Successivamente i lavori furono proseguiti da Nicola e Giovanni Pisano che modificarono il Battistero in stile gotico con la loggia e la cupola emisferica (di fatto un tiburio) che nasconde quella piramidale.

Il Battistero è, come molti altri edifici di Pisa, leggermente inclinato: la pendenza verte verso est in direzione della cattedrale.

Esterno

La cupola, dal diametro di 30,49 metri, è coperta da tegoli rossi verso il mare e da lastre di piombo verso levante. Probabilmente la causa della differenza nella copertura è da trovarsi nella mancanza di denaro, così come nell'assenza di affreschi nel soffitto che tuttavia erano stati pianificati originariamente. Altre motivazioni della non completa copertura con tegoli rossi della cupola potrebbero essere a causa delle diverse condizioni di esposizione solare e climatica dell'edificio ma anche quella di fungere da torre-faro per la navigazione notturna grazie alla riflessione della luce della Luna.

La cupolina sulla sommità con la statua di San Giovanni Battista di Turino di Sano del 1395, furono aggiunti solo molto più tardi. Il battistero originariamente aveva un'apertura sul soffitto attraverso la quale entrava la luce illuminando il fonte battesimale. In altri battisteri più antichi tale apertura serviva per riempire tale fonte con l'acqua piovana, ma non è il caso di Pisa dove il fonte non presenta canali di scolo: all'epoca i battesimi venivano già effettuati in maniera simile all'attuale attraverso piccole vasche poste lungo il bordo del fonte il quale era, quindi, puramente simbolico.

Il portale dirimpetto alla facciata del duomo è affiancato da due colonne di spoglio. L'architrave è suddiviso in due livelli, l'inferiore riporta episodi della vita del Battista, il superiore mostra Cristo fra la Madonna e il Battista tra angeli ed evangelisti. Ai lati del portale due lesene recano il ciclo dei mesi.

Un'iscrizione, tuttora indecifrata, è attestata a sinistra dello stipite del portale del Battistero.

Interno

L'interno, sorprendentemente semplice e privo di decorazioni, ha inoltre un'eccezionale acustica. Interno all'aula circolare centrale, corre un deambulatorio, con archi a tutto sesto poggianti su pilastri, sormontato da un matroneo. Le due scale, costruite all'interno del muro esterno, permettono di raggiungere il matroneo e il terzo livello piano, un ambiente chiuso tra l'estradosso della cupola interna e l'intradosso della cupola emisferica esterna. In origine entrambe le scale raggiungevano il terzo livello, ma per ragioni di stabilità una di esse fu murata nell'Ottocento.

Il fonte battesimale ottagonale, posto su tre scalini al centro risale al 1246 e fu costruito da Guido Bigarelli da Arogno allora appartenente alla diocesi di Como. La scultura bronzea di San Giovanni Battista al centro del fonte è opera egregia di Italo Griselli. Alle sue spalle, l'area presbiterale con pavimento cosmatesco, delimitata da una transenna scolpita.

Il pulpito

Il pulpito fu scolpito fra il 1255 e il 1260 da Nicola Pisano, padre di Giovanni Pisano con scene della Vita di Cristo, sui cinque pannelli parapetto, mentre in corrispondenza delle colonne sono rappresentati altri soggetti che simboleggiano Le Virtù. Le scene sul pulpito e specialmente la figura dell'Ercole nudo mostrano bene come l'influsso classico rendesse Nicola un precursore del rinascimento. Dobbiamo ricordare come nella taglia cioè nella bottega di Nicola si sia formato il gotha degli scultori del Due-Trecento italiano, a cominciare da Tino di Camaino e Arnolfo di Cambio.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.opapisa.it

La voce completa su Wikipedia

Camposanto monumentale

Museo religioso · Pisa

Camposanto monumentale

Il Camposanto monumentale, noto anche come Camposanto vecchio o Campo Santo, è un cimitero storico monumentale di Pisa, che chiude il lato nord di piazza del Duomo.

== Nome ==

Leggi tutto su Camposanto monumentale (4.380 parole)

La dizione più diffusa del nome è Camposanto, spesso affiancato ad aggettivi come monumentale o vecchio. Tale dizione ha origine comunque, come è facilmente intuibile, dal nome effettivo dell'edificio: Campo Santo, nome derivatogli dal fatto che, secondo la tradizione, l'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi di ritorno dalla Terra santa ne riempì l'interno con terra portata dal Monte Calvario.

Il termine "Campo Santo" viene usato per la prima volta in atti risalenti al 1287, mentre prima di allora ci si riferiva genericamente ad un Sepoltuarium, Mortuarium o Cimiterium che doveva essere costruito a fianco del Duomo. Per certo sappiamo che almeno fino al 1406 il termine "Campo Santo" era sconosciuto fuori da Pisa e che fu mantenuto nella forma in due parole come nome proprio nella bibliografia specifica fino a quasi tutto il secolo XIX.

Nella lingua popolare, il termine camposanto (con le due parole non separate) è un sinonimo, che indica sempre il luogo di sepoltura, inteso in senso religioso, in particolare del credo cristiano. La parola santo è in primo luogo sempre in relazione con la divinità.

Storia
Costruzione e decorazione

Il cimitero fu iniziato nel 1277 da Giovanni di Simone, come ricorda l'iscrizione latina posta al lato del portale destro, anche se alcuni fanno il nome di Giovanni di Nicola, come ultimo degli edifici monumentali della piazza. Secondo la tradizione l'occasione fu data dall'arrivo di "terra santa" proveniente dal Golgota, portata dalle navi pisane di ritorno dalla quarta crociata (1203). La tradizione attribuisce il prezioso carico all'opera dall'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi. Tali leggende di fondazione sono comunque diffuse anche per altri edifici simili in tutta Europa. Nella realtà fu più semplicemente creato per raccogliere le varie sepolture che si andavano affollando attorno alla cattedrale. Il Comune per motivi di decoro premette moltissimo affinché esse venissero trasferite in un luogo più idoneo: già dal 1260 gli Operai del Duomo giuravano al momento della loro elezione che avrebbero provveduto alla costruzione dell'edificio. Fu soltanto il 19 giugno del 1277 quando l'arcivescovo Federico Visconti cedette alle pressioni e firmò l'atto di donazione del terreno per la costruzione di uno "spazio recintato" ad uso di cimitero.

La costruzione duecentesca languì dopo la crisi provocata dalla sconfitta pisana nella battaglia della Meloria (1284), e nel Trecento si rimise di nuovo mano all'opera architettonica, ridefinendone completamente la struttura.

Nel 1358 le fondamenta del lato settentrionale non erano ancora state scavate. Tuttavia, mentre ancora la struttura architettonica era in corso di completamento, già dal 1330-1340 si iniziò a decorare ad affresco le pareti con soggetti legati al tema della vita e della morte, ai quali lavorarono due tra i più grandi pittori allora viventi, Buonamico Buffalmacco e Francesco Traini, il primo autore del celebre Trionfo della Morte, il secondo di una Crocefissione. Giovanni Scorcialupi realizzò poco dopo gli affreschi con le Storie di Cristo post mortem, mentre intorno alla metà del secolo Stefano da Firenze dipinse un'Assunta sopra la porta orientale.

Il ciclo fu proseguito qualche decennio più tardi da Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano (Storie dei santi Efisio e Potito) e Spinello Aretino (Storie dell'Antico Testamento) mentre le Storie di santi pisani, realizzate tra il 1377 e il 1391 occuparono gli spazi intermedi. Taddeo Gaddi (Storie di Giobbe) e Piero di Puccio (Storie dell'Antico Testamento, 1389 al 1391) lavorarono invece nella galleria nord. Quest'ultima serie fu completata solo nel XV secolo dal fiorentino Benozzo Gozzoli. Nel 1594 venne aggiunta la Cappella Dal Pozzo, all'estremità est, con la caratteristica cupola.

Tra il XVIII e il XIX secolo furono spostati in Campo Santo quasi tutti i sarcofagi di epoca romana che, nel medioevo, venivano reimpiegati per le sepolture dei nobili e collocati lungo il perimetro della Cattedrale. Col rifacimento del sacrato del Duomo nel 1865, il trasferimento dei sarcofagi si poté considerare terminato, con la sola eccezione della sepoltura di Busketo, tutt'oggi presente in facciata della Cattedrale.

"Pantheon" pisano

Nel Camposanto venivano sepolti i cittadini più importanti, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell'Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio, e contemporaneamente, dal XVI secolo, iniziando anche un processo di "musealizzazione" con l'apposizione di iscrizioni romane sulle pareti e altri preziose testimonianze della storia cittadina.

Questo "pantheon" pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città quando nell'Ottocento vi furono raccolte opere d'arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo così il disperdersi del patrimonio cittadino altrove, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica appositamente acquistati. Nello stesso periodo la funzione cimiteriale ebbe un picco, con i numerosissimi sepolcri ottocenteschi, spesso di ottima fattura, che iniziarono ad affollare i corridoi, da allora ribattezzati "gallerie".

Questa commistione tra antico e moderno, tra celebrazione della storia e riflessione sulla morte, fu alla base del fascino malinconico che esercitò sui viaggiatori dell'epoca romantica, facendo sì che il Camposanto diventasse uno dei monumenti più amati e visitati d'Italia, con personaggi che da tutta Europa venivano per ammirarlo e studiarlo. Non a caso in questo periodo i suoi affreschi sono resi popolari da numerosi disegni, schizzi e stampe d'epoca, che ne diffondono la bellezza nel mondo. Nonostante questa fama, le condizioni di conservazione destavano già numerose preoccupazioni, per via di alcuni vistosi segni di decadimento e il rovinare a terra di alcune intere parti di scene. Fin da allora si iniziò un'analisi dei materiali e la prova di alcuni restauri, per tentare di arginare lo sfarinamento del colore e i distacchi dell'intonaco.

Danni e restauri

Nel XX secolo la popolarità del Campo Santo viene appannata dal crescente interesse verso la Torre, ma soprattutto a causa dei terribili danni subiti durante la seconda guerra mondiale.

Il 27 luglio 1944, infatti, una bomba proveniente dall'artiglieria alleata provocò l'incendio e la fusione del tetto di piombo, provocando il serio danneggiamento degli affreschi (tra cui la distruzione di uno riferito tradizionalmente a Stefano Fiorentino), di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi. Dal 1945 ad oggi sono ancora in corso lavori di restauro, che fra l'altro hanno portato al recupero delle preziosissime sinopie oggi esposte nel Museo delle sinopie, negli edifici del lato sud della piazza. Anche la rimozione delle sculture, soprattutto ottocentesche, per il ripristino dell'aspetto medievale, ne ha determinato un impoverimento: solo in tempi recenti, sul finire degli anni ottanta del Novecento, si è iniziato un restauro filologico di tutto l'apparato monumentale del Camposanto, ricostruendo gradualmente, per quanto possibile, l'aspetto stratificato del luogo, grazie anche a preziose testimonianze pervenuteci, come l'opera lasciata dal direttore Carlo Lasinio, che ne curò la conservazione all'epoca del Regno d'Etruria di Maria Luisa di Borbone-Spagna.

Gli affreschi vennero tutti staccati e si avviò subito un restauro. Con lo stacco degli affreschi furono scoperte le sinopie, molto ben conservate, che oggi sono il modo più diretto per farsi un'idea di come doveva apparire la decorazione del Campo Santo nei secoli precedenti. Il Museo delle Sinopie di Pisa è stato inaugurato nel 1976 ed è stato ristrutturato entro il 2007. Attualmente al museo è possibile vedere, oltre alle sinopie stesse, una riproduzione virtuale del Camposanto in 3D stereoscopico che rappresenta l'interno del monumento durante i secoli.

Nel 1960 si tenne una mostra per sancire il completamento dei primi restauri, ma già vent'anni dopo alcuni segnali misero in allarme per nuovi e gravi sintomi di deterioramento, soprattutto per quelle opere risistemate nelle pareti all'aperto. Si aprì così una nuova fase di ricerche condotte dalla Soprintendenza in stretta collaborazione con l'Opificio delle Pietre Dure e i dipartimenti di Scienze della Terra e di Chimica dell'Università, che misero in luce alcune carenze e scelte errate dei precedenti restauri, rendendo necessario un nuovo restauro.

Seppure il Camposanto possa apparire al visitatore un poco trascurato, con poche didascalie esplicative delle opere esposte, è in atto, e già da diverso tempo, una profonda opera di restauro degli affreschi parietali, quasi tutti riapposti su lastre di fibrocemento fissate a telai di legno e ricollocati o in progetto di essere ricollocati nella loro posizione originaria, e di valorizzazione dell'enorme patrimonio lapidario dei pavimenti del portico, che spazia dal primo Medioevo sino ad oggi, anch'esso gravemente danneggiato dal piombo fuso colato sui preziosi marmi dopo l'incendio del 1944 (di cui tutt'oggi ne rimangono vistose tracce, ormai indelebili).

Descrizione

Le decorazione interne sono descritte secondo il senso consigliato della visita, in senso orario, da metà del lato meridionale dove si trova l'entrata principale.

Architettura

Architettonicamente il Camposanto è composto da un alto muro di forma rettangolare, con il lato verso il Duomo e il battistero più allungato. All'esterno è in semplice marmo bianco, con 43 arcate cieche con testine umane sugli attacchi degli archi, e due porte sul lato meridionale. L'accesso principale è quello che dà sulla piazza, a est, ed è decorato da un ricco tabernacolo gotico sopra il portale di accesso, opera della seconda metà del XIV secolo, contenente statue della Madonna col Bambino e quattro santi di un seguace di Giovanni Pisano, e Angeli di Tino di Camaino.

La semplicità della struttura esterna forma un'ideale quinta al complesso monumentale della piazza, particolarmente riuscita anche perché poggia su un asse inclinato rispetto a quello Duomo-Battistero, facendo sì che la piazza sembri ancora più grande guardandola dalle estremità, per un gioco ottico della prospettiva. Questo effetto è particolarmente impressionante se si guarda dalla porta nelle mura medievali vicino al battistero.

All'interno il Camposanto assomiglia a un chiostro, con arcate a sesto acuto particolarmente decorate, sostenute da esili colonnine e arricchite da traforature plurilobate, che furono completate nel 1464 in stile gotico fiorito.

Le tombe più importanti si trovavano nel prato centrale, nella "terra santa" o contenute nei magnifici sarcofagi romani riutilizzati per le sepolture più prestigiose, mentre sotto le arcate trovavano spazio le personalità meno di spicco, con una più semplice lastra tombale sul pavimento dei corridoi. Con la risistemazione ottocentesca sono stati tolti tutti i sarcofagi dalla zona centrale e posti al coperto, per cui oggi le sepolture si trovano solo sotto le arcate. Nello spazio centrale si trovano oggi alcuni capitelli compositi medievali e due vere da pozzo duecentesche, decorate da protomi umane e animali.

Il braccio orientale è rialzato di due gradini, poiché destinato ad essere una sorta di zona sacra e presbiteriale, dove erano collocati gli altari per le funzioni. Si tratta inoltre del nucleo più antico e più intenzionalmente abbellito del complesso, comprese le estremità dei bracci settentrionale e meridionale che vi sono collegate.

Gli affreschi

Gradualmente gli affreschi del Campo Santo stanno tornando alla loro sede dopo il precipitoso distacco degli anni quaranta. Il complesso lavoro di restauro non sempre ha sortito gli effetti sperati, soprattutto negli interventi più vecchi, per l'uso di tecniche talvolta sperimentali e materiali di fortuna, scelte dettate dall'urgenza di porre un primo rimedio in seguito ai drammatici fatti della guerra.

A partire dal braccio meridionale, quello affacciato sulla piazza, si incontrano le Storie di Giobbe, di Taddeo Gaddi (1342 circa), con il Convito di Giobbe, il Patto di satana con Dio, le Sventure di Giobbe e la Pazienza di Giobbe.

Il braccio occidentale è decorato, da sinistra, dalle Storie di Ester e Assuero di Agostino Ghirlanda e Aurelio Lomi della seconda metà del Cinquecento. Il lato nord si apre con la grande Cosmografia teologica di Piero di Puccio (1389-1391), fatta da numerosi cerchi concentrici che alludono alla Terra, alle sfere celesti, agli elementi e ai pianeti; agli angoli in basso si vedono i Santi Agostino e Tommaso d'Aquino. Dello stesso autore, seguono le Storie di Adamo ed Eva e di Caino e Abele. Più avanti si apre il "Salone degli Affreschi", in cui sono provvisoriamente sistemati gli affreschi staccati di Buonamico Buffalmacco con Trionfo della Morte, il cui restauro è terminato nel novembre 2015, il Giudizio finale e Inferno e la Tebaide (1336 circa), opere molto danneggiate ma di importanza capitale nel panorama del Trecento italiano, per la ricchezza narrativa e la varietà di soggetti raffigurati, così diversi dalla scandita chiarezza delle opere della dominante scuola di Giotto. In futuro questi affreschi sono destinati ad essere ricollocati entro il 2018 nel braccio meridionale, e qui dovrebbero venir riposte le pitture più antiche del complesso, di Francesco Traini (1330-1335) dal braccio orientale. Oltre la cappella Ammannati si incontrano le Storie di Noè e la Costruzione dell'arca di Piero di Puccio (1389-1391). Oltre la cappella Aulla la parete era completamente affrescata da Benozzo Gozzoli con Storie del Vecchio Testamento tra il 1468 e il 1483. Le scene rappresentano: Vendemmia ed ebbrezza di Noè, Maledizione di Cam, Costruzione della torre di Babele, Incendio di Sodoma, Storie di Isacco, Nozze di Isacco e Rebecca, Storie di Esaù e Giacobbe, Sogno e nozze di Giacobbe, Incontro di Giacobbe ed Esaù e ratto di Dina, Passaggio del Mar Rosso (frammentario), Mosè e le tavole della Legge, Storia di Cora, Datan e Abiron (frammentario), oltre all'Annunciazione, all'Adorazione dei Magi e ad Apostoli e santi.

Sul lato orientale, a sinistra, le Storie di re Ozia e il Convito di Baldassarre di Zaccaria Rondinosi (1666), e a destra le opere più antiche, di Francesco di Traino (1330-1335), destinati a venire ricoverate nel Salone degli Affreschi al posto delle opere di Buffalmacco; presentano la Crocifissione, l'Ascensione, l'Incredulità di Tommaso e la Resurrezione.

Sull'estremità orientale del lato meridionale si trovavano gli affreschi di Buffalmacco, destinati, secondo i piani ad essere qui collocati. Il Trionfo della Morte si compone di più scene: in basso a sinistra l'Incontro dei tre vivi coi tre morti (un tema tipico delle leggende medievali), sormontati da Anacoreti; seguono i Poveri che invocano inutilmente la morte e al centro la Morte che colpisce una lieta brigata di giovani, sopra la quale Angeli e demoni si contendono le anime dei morti (raffigurate come bambini); a destra infine un giardino popolato da nobili che si dedicano ad attività cortigiane ignari del pericolo della morte. Il Giudizio Universale mostra invece il Redentore al centro, con i beati a sinistra e i dannati a destra (rispettivamente la destra e la sinistra per Cristo); vi è affiancato l'Inferno, forse la più danneggiata delle scene, ritoccata nel Seicento e mostrante una rappresentazione delle bolge dantesche con al centro Lucifero che addenta Nabocodonosor, Giuliano l'Apostata, Attila e altri. Infine la Tebaide ("vita di anacoreti"), con una trentina di episodi dei santi monaci tratti dalle Vite dei Santi Padri di frate Cavalca: questi affreschi vennero ritoccati nella parte superiore destra da Zaccaria Rondinosi nel Seicento.

Il tratto successivo del braccio meridionale, tra la porta antistante il Duomo e quella antistante il battistero, era dedicata alla commemorazione di san Ranieri, patrono della città, e dei santi Efisio e Potito, le cui spoglie furono traslate a Pisa verso il 1380-1389. A san Ranieri sono dedicate le sei scene di suoi miracoli: nel registro superiore di Andrea di Bonaiuto (1376-1377) Conversione, Partenza per la Terrasanta, Tentazioni e miracoli, in quello inferiore di Antonio Veneziano (1384-1386) Ritorno a Pisa, Morte e funerali, Esposizione della salma e miracoli postumi. Le sei Storie dei santi Efisio e Potito sono invece di Spinello Aretino e furono realizzate nel 1390-1391: nel registro superiore Presentazione di Efisio a Diocleziano, Conversione di Efisio e battaglia, Martirio di Efisio, in quello inferiore Miracoli di san Potito, Martirio di san Potito e Traslazione dei corpi dei due santi a Pisa dalla Sardegna.

I sarcofagi e le opere antiche

L'usanza di reimpiegare i sarcofagi antichi per le personalità politiche e militari cittadine di primario spicco è testimoniata sin dai secoli XI-XII-XIII, e dal Trecento queste sepolture, un tempo disposte nella piazza e lungo la cattedrale, sono conservate dentro il Camposanto. Ciò ha permesso la conservazione di queste importanti opere fino ai giorni nostri. Si sono calcolati tra i 28 e 31 sarcofagi romani reimpiegati, e ciò aveva anche una valenza simbolica, come testimonianza del ruolo di Pisa nel momento della sua massima fioritura come potenza marittima e come erede di Roma antica.

Nel corso del XVIII secolo, perduto il significato di sepolture e divenuti ormai prezioso documento storico-artistico, i sarcofagi vennero sistemati su mensole all'interno, sotto le quadrifore e con questa operazione si segnò la nascita di una vera e propria collezione. Il riordino sistematico dell'intera serie risale all'intervento del Conservatore Carlo Lasinio, il quale incrementò la collezione con altri sarcofagi tolti da chiese cittadine e pose gli esemplari più pregevoli sotto gli affreschi, nell'ambito del suo ordinamento a museo del Campo Santo.

A partire dal lato meridionale si incontra, tra gli esemplari più significativi, un fronte di sarcofago romano con il Buon Pastore e le Muse del II secolo, e il sarcofago con scene di caccia al cinghiale, degli inizi del IV secolo.

Sul braccio occidentale alcuni dei pezzi più pregiati della collezione, che mostrano spesso anche un retro decorato, per cui non sono addossati alla parete di fondo ma isolati nel mezzo della navata. Tra questi un sarcofago romano a conca con edicola centrale che contiene due figure, oltre a una matrona e un soldato ai lati e sul retro protome leonine (della metà del III secolo, riutilizzato dalla famiglia Falconi). Seguono un sarcofago con i busti di due coniugi entro un clipeo centrale retto da geni alati, del III secolo, e quello di Bellicus Natalis (console nell'87 d.C.), con figure muliebri e geni che tendono festoni, particolarmente importante nella storia dell'arte romana perché è forse il più antico esemplare databile della ripresa dell'inumazione nel corso del II secolo d.C., con la rinascita della produzione di sarcofagi che tanto rilievo ebbero poi nella storia della scultura romana. Non è un sarcofago ma è un'importante opera antica il Cratere di San Piero a Grado, in marmo, del I secolo a.C. Sul lato dei finestroni si trovano un sarcofago della prima metà del III secolo, con Marte e Venere in un'edicola centrale e ai lati i Dioscuri, e, sopra un tronco di colonna scanalata, il Vaso di Bonaguida, un cippo a bulbo della fine del periodo arcaico, reimpiegato come urna cineraria tra il XII e il XIII secolo.

Il lato settentrionale si apre con una stele funeraria attica in marmo pentelico con la defunta seduta davanti a un'ancella e un bambino in fasce, opera molto rara in Italia. Interessanti i sarcofagi vicini: quello di Lucius Sabinus, tribuno della plebe, a cassa rettangolare con coppie di centauri e vittorie alate (metà del II secolo), e, sotto i finestroni, quattro esemplari databili tra il II e il III secolo.

Oltre la cappella Ammannati un frammento di mosaico pavimentale romano, e vari sarcofagi del II-III secolo, tra cui spicca l'esemplare di grandi dimensioni col mito di Fedra e Ippolito (fine del II secolo), reimpiegato nel 1076 per la sepoltura della madre di Matilde di Canossa Beatrice: da alcuni dei suoi motivi trasse ispirazione Nicola Pisano mentre scolpiva il pulpito del battistero di Pisa. Dal lato dei finestroni seguono il sarcofago del Buon Pastore col gregge (fine del II secolo), quello strigilato col busto della defunta tra geni alati (metà del III secolo) e quello strigilato con la porta dell'Aldilà (inizio del III secolo).

Oltre la Cappella Aulla si trova il grande Sarcofago degli Sponsali, a cassa rettangolare, caratterizzato da edicole con al centro una cerimonia nuziale (fine del III secolo). Seguono il sarcofago con Vittorie in volo e busto della defunta (fine del III secolo), quello del corteo di divinità marine (metà del III secolo), quello con Satiri e Menadi e coperchio con scene dionisiache ai lati della tabella iscritta (metà del III secolo), quello col mito di Meleagro che caccia il cinghiale calidonio (III secolo) e quello grande a cassa rettangolare con scene di battaglia tra Romani e Barbari (fine del II secolo). Un frammento di pavimento marmoreo a intarsi policromi intervalla la serie successiva: qui domina il celebre Sarcofago delle Muse a edicola (metà del III secolo), che è dotato di coperchio coi coniugi semisdraiati. Sul lato opposto una serie di sarcofagi tra cui quello con giochi di Eroti (fine del II secolo), quello con corse di Eroti nel circo (fine II-inizi III secolo) e quello con scene bacchiche di Eroti (inizio del III secolo), tutti destinati a sepolture infantili; tra quelli di dimensioni maggiori spiccano quello semi-ovale e strigilato con geni alati e il Buon Pastore (inizio del IV secolo) e quello paleocristiano con Scene dell'Antico Testamento sul fronte su due registri, che incorniciano i busti dei coniugi defunti (inizio del IV secolo).

Sul lato orientale spiccano un sarcofago romano strigilato con clipeo centrale e quello di Annio Proculo, decurione della colonia di Ostia, e di sua madre Annia a cassa rettangolare con un rilievo di copricapo e fascio littorio (inizio del II secolo).

All'inizio del braccio meridionale si trovano attaccate alla parete una serie di iscrizioni antiche, tra cui i decreti della colonia Iulia Pisana per le onoranze funebri dei figli adottivi di Augusto, Gaio e Lucio Cesari, nel 2 e 4 d.C. Poco avanti un fronte di sarcofago strigilato con una Vittoria che scrive su uno scudo (seconda metà del III secolo, reimpiegato nel XIII). Sul lato antistante, sotto i finestroni, spicca il sarcofago di Giratto, un raro sarcofago del XII secolo, opera di Biduino e la sua bottega, di forma ovale e strigilato, con leoni che azzannano una preda; reca inoltre una delle più antiche iscrizioni lapidee in volgare italiano. Qui si trova anche il sarcofago dell'abate Benedetto, ovale e con festoni retti da eroti e maschere leonine, databile, secondo l'iscrizione sul coperchio, al 1443 e attribuito alla bottega di Andrea di Francesco Guardi. Nel tratto successivo diversi sarcofagi romani spesso riutilizzati in età medievale: uno con Vittorie alate che sorreggano un'iscrizione centrale su tabella (metà del II secolo), uno con scene di corteo marino (seconda metà del II secolo), uno strigilato con Bacco, Mercurio e clipeo coi coniugi defunti (seconda metà del III secolo), uno strigilato con leoni che azzannano la preda (fine del III secolo), uno con Nereidi e Tritoni e busto centrale del defunto (fine del II secolo), uno col mito di Selene ed Endimione, dotato di coperchio rilavorato in età medievale con Vittorie alate che reggono una tabella iscritta (fine del II secolo), e uno con la caccia di Meleagro, dotato di coperchio a forma di letto su cui stanno due coniugi semisdraiati (fine del III secolo). Sul lato opposto, altri sarcofagi databili al II e III secolo.

Altri monumenti funebri

Sul lato meridionale, sotto gli affreschi di Taddeo Gaddi, spiccano la tomba di Andrea Vaccà Berlinghieri di Bertel Thorvaldsen (1826 circa) e il monumento sepolcrale del conte Francesco Algarotti (m. 1764) di Carlo Bianconi, Mauro Tesi e Giovanni Antonio Cibei.

Al lato ovest spicca il monumento della Gherardesca, del 1315-1320, realizzato da un seguace di Giovanni Pisano indicato come Maestro del Monumento della Gherardesca; fino al XIX secolo si trovava nella chiesa di San Francesco, ed è decorato, sopra il sarcofago, dalla statua del conte Gherardo di Bonifacio, da un angelo annunciante e l'Annunziata e dai santi Nicola e Francesco. Vicino alle catene del porto pisano si trova, addossato alla parete il monumento a Bartolomeo Medici (m. 1555) comandante per Cosimo I, scolpito dal Tribolo; poco avanti il monumento di Ottaviano Fabrizio Mossotti, con una statua di Urania di Giovanni Duprè, la tomba del pittore Giovan Battista Tempesti (m. 1804) di Tommaso Nasi, e quella del fisico Lorenzo Pignotti (m. 1812) di Stefano Ricci.

Sul lato orientale si trovano il monumento funebre del giureconsulto Filippo Decio (m. 1535) di Stagio Stagi e quello dell'architetto Alessandro Della Gheradesca (m. 1852) di Emilio Santarelli, oltre alla grande tomba del giureconsulto Giovanni Boncompagni (m. 1544) con statue di Bartolomeo Ammannati (1574); l'antistante monumento del conte Giovan Francesco Mastianì-Brunacci ha una scultura di Lorenzo Bartolini intitolata l'Inconsolabile (1840-1841). Oltre la cappella Dal Pozzo il monumento a Giovan Battista Onesti (1592). Più avanti il monumento sepolcrale di Matteo Corti (m. 1543) di Antonio di Gino Lorenzi da Settignano e la lapide del pittore Zaccaria Rondinosi (metà del XVII secolo circa).

Benozzo Gozzoli invece fu sepolto nella chiesa di San Domenico a Pistoia (città in cui morì), e non al Camposanto di Pisa come credette Vasari. L'epitaffio ricordato dal biografo delle vite è la lapide che, molto prima della sua morte, i pisani avevano offerto all'artista nel Camposanto come segno di commemorazione e riconoscenza per gli affreschi che egli vi aveva eseguito.

Le cappelle

Sul braccio nord si trova la Cappella Ammannati, che contiene il monumento funebre a Ligo Ammannati (m. 1359), della scuola di Giovanni Pisano, già attribuito a Cellino di Nese: il sarcofago centrale è decorato da una Pietà, mentre sopra, entro un tabernacolo gotico, sta la figura del gisant, il defunto giacente; più in alto un bassorilievo con un dottore che insegna agli scolari. A sinistra della cappella si accede ad un salone, di costruzione moderna, adibito dal 2017 a mostre temporanee. Continuando oltre la cappella, vi sono conservati inoltre frammenti lapidei dei secolo XII-XV raccolti da Carlo Lasinio all'inizio dell'Ottocento e un noto cratere neoattico con processione dionisiaca a cui si ispirò Nicola Pisano per alcuni motivi del pulpito del battistero di Pisa.

Sempre sul braccio nord si trova la cappella Aulla, decorata sull'altare da una pala in terracotta policroma invetriata di Giovanni della Robbia (1518-1520), con l'Assunta in gloria e quattro santi, oltre alla predella con le storie dei santi. Qui è conservata anche l'originale lampada di Galileo, un tempo sospesa in cattedrale e che effettivamente il grande scienziato pisano vide oscillare e che gli fornì l'idea per la sua teoria sull'isocronismo del pendolo.

La zona tra queste due cappelle fu progettata con delle aperture, costruite già murate, per eventuali altre cappelle, mai realizzate. La parte posteriore, verso le mura, era detta "dei chiostrini" e fu utilizzata per un quarantennio come cimitero prima dell'edificazione del nuovo cimitero, più grande, in via Pietrasantina.

Al centro del braccio orientale si apre la cappella Dal Pozzo, fatta erigere dall'arcivescovo Carlo Antonio Dal Pozzo nel 1594 su una preesistenza più antica.

Le catene del Porto Pisano

All'interno del Campo Santo sono conservate alcune parti della grande catena che chiudeva il Porto Pisano. Dopo la sconfitta nella Battaglia della Meloria la catena era stata spezzata in varie parti portate a Genova, dove furono appese come monito a Porta Soprana, in varie chiese e palazzi della città. Vennero poi donate ai Fiorentini, che le restituirono alla città di Pisa nel 1848; un'altra porzione, posta più a destra, fu restituita direttamente dai Genovesi nel 1860, dopo l'avvenuta Unità d'Italia.

Sepolture illustri

Beatrice di Lotaringia

Francesco Algarotti

Giovanni Battista Tempesti

Andrea Vaccà Berlinghieri

Angelica Catalani

Ippolito Rosellini

Ottaviano Fabrizio Mossotti

Riccardo Felici

Leonardo Fibonacci

Ulisse Dini

Leonida Tonelli

Enzo Carli

Antonio Pacinotti

Angelo Battelli

Pietro Cuppari

Francesco della Faggiola, figlio del condottiero Uguccione

Filippo de Filippi (1814-1867)

Informazioni pratiche

Biglietto
8 EUR
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.opapisa.it

La voce completa su Wikipedia

Orto e Museo Botanico di Pisa

Museo di un ente pubblico · Pisa

Orto e Museo Botanico di Pisa

L'Orto e Museo Botanico di Pisa, o più semplicemente Orto Botanico di Pisa, è una struttura didattico-scientifica del Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Pisa.

== Storia ==

Leggi tutto su Orto e Museo Botanico di Pisa (1.966 parole)

L'Orto Botanico dell'Università di Pisa nacque nel 1543 per iniziativa di Luca Ghini, medico e botanico di Imola, con l'appoggio finanziario del granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici.

Come data di fondazione, si tratta del più antico Orto botanico universitario al mondo, ma il fatto che la localizzazione originale fosse diversa dall'attuale rende l'Orto Botanico di Padova titolare di questo primato. L'orto pisano sorgeva infatti nel giardino annesso al Convento di San Vito, nei pressi dell'antica Tersana, poi Cittadella, e dell'Arsenale mediceo, ed era per l'appunto denominato Giardino dell'Arzinale o Giardino dei semplici. Qualche anno più tardi, con la demolizione del suddetto convento, l'orto si estese anche nella zona da esso occupata. Nel 1563, sotto la guida del botanico Andrea Cesalpino, a causa dell'espansione dell'Arsenale l'orto fu trasferito in una seconda sede, nella zona nord-orientale della città, nei pressi dell'Orto del Convento di Santa Marta, lungo la strada che ancora oggi si chiama Via del Giardino. Neanche questa sede risultò tuttavia soddisfacente, sia per la cattiva esposizione che per la distanza dalla sede dell'Università. Così nel 1591 l'Orto, sotto la direzione di Lorenzo Mazzanga, fu trasferito nella attuale localizzazione, presso la celebre Piazza del Duomo, in un terreno acquistato appositamente dal Granduca Ferdinando I. I lavori di trasferimento furono completati nel 1595 ad opera del fiammingo Joseph Goedenhuitze, noto in Italia come Giuseppe Casabona, ed inclusero anche la ristrutturazione dell'edificio che ospitava l'Istituto di Botanica con l'annesso Museo di Scienze Naturali. L'ingresso principale dell'Orto fu aperto nella seconda metà del XVIII secolo.

La disposizione delle piante all'interno dell'Orto, come risulta da una mappa pubblicata da Michelangelo Tilli nel 1723, era ispirata ai canoni stilistici comuni a molti giardini dell'epoca con allusione ai quattro elementi: il quadrato per quelli terrestri, il cerchio per quelli celesti, il triangolo per il fuoco e le vasche per il riferimento diretto all'acqua. Le specie erano infatti collocate in otto grandi aiuole quadrate, a loro volta suddivise in porzioni più piccole di forma geometrica definita, simmetricamente disposte intorno a otto fontane con vasca.

Nel XIX secolo l'Orto subì sostanziali cambiamenti: l'impianto cinquecentesco delle grandi aiuole venne smantellato per dare spazio ad aiuole più piccole, di forma rettangolare, intercalate da viali e muretti, al cui centro si trovavano sei residue fontane con vasca originaria (attualmente quattro perché due sono state tolte per costruire un piccolo edificio, probabilmente un secondo museo). Tali trasformazioni, attuate in varie fasi dai prefetti Gaetano Savi, Pietro Savi e Teodoro Caruel, rifletterono le mutate esigenze della botanica in base alle quali le piante vengono classificate e presentate secondo criteri scientifici che evidenziano le affinità biologiche. A lavoro ultimato si contavano 148 aiuole con più di 2.000 specie disposte in ordine sistematico.

All'assetto planimetrico attuale si giunse verso la fine del XIX secolo, dopo un'ulteriore serie di modifiche e ampliamenti che portano l'Orto a coprire una superficie di circa 3 ettari.

A dicembre 2014 il Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo ha approvato una serie di opere per la riqualificazione dell'Istituto e per la creazione di un polo museale di ateneo. Tra le opere vi è il restauro, iniziato a fine 2015, della facciata della sede storica dell'Istituto di botanica, anche chiamata palazzina delle conchiglie e del cancello antistante. L'insieme delle opere ha avuto un costo di circa 2,7 milioni di euro, un milione dei quali è stato coperto dalla Regione Toscana. Durante il 2016 sono stati inaugurati sia un secondo ingresso da Via Roma 56, che è andato ad aggiungersi al preesistente ingresso da Via Ghini 13, nonché il Museo Botanico.

Responsabili dell'istituto

Dalla fondazione al 1814 le cure dell'Orto erano affidate al prefetto, esso era accompagnato dalle figure del professore di scienze naturali e dal direttore della galleria, ovvero il nucleo iniziale di quello che oggi è il museo di storia naturale dell'Università di Pisa. Talvolta il prefetto poteva anche adempiere a uno o entrambi questi ruoli. Per qualche anno dal 1963 il secondo orto dei Semplici nei pressi del concetto di Santa Marta, aperto in questo anno, e il primo Orto vicino agli arsenali convissero e quindi si ebbero due prefetti. Le fonti tuttavia non ci dicono quando il primo Orto fu definitivamente sostituito.

Nel 1810 la cattedra di botanica venne separata da quella di mineralogia e geologia, mentre nel 1814 l'orto viene separato dalla galleria e nello stesso anno la figura del prefetto è sostituita dal direttore dell'orto botanico. Poi nel 1984 l'orto botanico e l'Istituto botanico sono confluiti nel dipartimento di scienze botaniche e da allora il controllo dell'orto è passato in mano al direttore del dipartimento. Nel 2006 il dipartimento è stato soppresso e l'Orto Botanico è passato sotto il controllo del Dipartimento di Biologia. Nel 2012 è poi confluito nel Sistema Museale di Ateneo. Dal 2017 è stata istituita di nuovo la figura del Direttore, cui sono affiancati due Responsabili Museali, uno per l'Orto Botanico (Curatore) e uno per il Museo Botanico (Conservatore).

L'Orto

L'Orto Botanico è diviso in più sezioni che sono sorte in seguito a varie acquisizioni di spazi nel corso degli anni.

Scuola Botanica

La Scuola Botanica rappresenta il nucleo storico del Giardino anche se nel corso degli anni la sua struttura è mutata. Alla fine del XVI secolo presentava 8 vasche circondate da altrettante aiuole quadrate. Sotto la direzione di Pietro Savi, nella prima metà del XIX secolo, le piante furono riorganizzate in maniera più rigorosa e scientifica in base a modelli di affinità biologiche. Inoltre Savi creò anche un arboreto nella parte più occidentale. Sotto la direzione di Théodore Caruel, nella seconda metà del XIX secolo, furono invece costruite 124 aiuole di forma rettangolare e altre perimetrali; inoltre l'albereto fu spostato ad accezione degli esemplari più antichi ancora oggi presenti come il platano orientale, piantato nel 1808 e alto 23 metri, o un esemplare di Ginkgo del 1811 o ancora una quercia della Virginia piantata nel 1829.

Oggi questa sezione, che mantiene quest'ultima struttura e sei delle otto vasche, accoglie 400 specie ordinate in modo sistematico. Bisogna inoltre segnalare un'importante collezione di 150 specie del genere Salvia e la presenza di una palma della California di 24 metri d'altezza piantata al confine orientale nel 1877.

Orto del Cedro

In questa sezione, acquisita nel 1786 dal convento di Santa Teresa, crescono i due alberi più vecchi di tutto l'Orto Botanico: un enorme Ginkgo di 4 metri di circonferenza che è anche il più grande di tutto il giardino e un esemplare di Magnolia di 14 metri d'altezza. Entrambi gli alberi sono stati piantati nel 1787 dal direttore Giorgio Santi nello stesso anno dell'acquisizione del lotto.

Fino al 1935 qui cresceva anche un Cedro del Libano, sotto al quale nell'ottobre 1839 si era riunita una sessione della Prima Riunione degli Scienziati Italiani, tenutasi al tempo della direzione di Gaetano Savi. Al posto del cedro del libano oggi cresce un cedro dell'Himalaya e nel 1845 è stata posta anche una lapide in onore di Savi.

In questo orto vi sono anche un boschetto di bambù, un vecchio glicine (Wisteria sinensis) e una collezione di ortensie e di camelie storiche.

Orto del Mirto

Chiamato così per un esemplare di Mirto qui piantato nel 1815; questa parte di orto, ospita specie utilizzate a scopo terapeutico, molte delle quali riconosciute anche dalla Farmacopea Ufficiale. Le 120 piante sono suddivise nelle quattro aiuole secondo il principio attivo o la funzione curativa che hanno. Tra le tante ve ne sono alcune che possono essere anche particolarmente tossiche, come il ricino, Digitalis purpurea, la cicuta e la belladonna.

Serre

Ci sono 4 serre: quella tropicale, quella delle succulente, quella della Victoria e quella del banano.

Piazzale Arcangeli

Si tratta del piazzale centrale dell’Orto dove si trovano due palme del Cile, entrambe piantate nel 1891 ma una è stata abbattuta a causa di un attacco di punteruolo rosso e recentemente sostituita. Vi sorge un edificio costruito alla fine dell’Ottocento e ora sede di uffici e dell’Herbarium Horti Botanici Pisani che ospita più di 300.000 campioni. Sempre in questa zona si trovano la sala dei giardinieri e la banca del seme.

Orto Nuovo

L'Orto Nuovo sorge in un lotto acquistato nel 1841 e fu organizzato secondo canoni di tipo paesaggistico molto diverso della Sezione botanica. Qui prevalgono alberi d'alto fusto, ampi viali e spazi erbosi di forma irregolare. La presenza di alcuni gradini in pietra che portano alla parte più elevata del prato testimoniano l'antica presenza di un gazebo oggi scomparso. Questa sezione non ha subito cambiamenti sostanziali ed è ancora oggi dedicata alle specie arboree. Tra le varie specie qui si trovano un boschetto di bambù nero, un esemplare di canfora piantato nel 1872 e alto 25 metri e uno di bagolaro di 27 metri d'altezza e quasi 4 di circonferenza del fusto.

Nel marzo 2017 è stata qui messa in dimora un esemplare di 10 anni e 4 metri d'altezza di Wollemia nobilis; acquistata per l'Orto dagli eredi della famiglia Del Gratta.

Orto Del Gratta

L'Orto Del Gratta sorge al confine est del giardino botanico in un appezzamento di terra una volta appartenuto alla famiglia Del Gratta e acquistato sul finire del diciannovesimo secolo dall'allora direttore Giovanni Arcangeli. In questa sezione trovano ancora poste le piante di alto fusto tra cui un tasso di quasi 20 metri d'altezza. Tuttavia qui sono anche presenti una collina che ospita piante montane, alcune delle quali endemiche delle Alpi Apuane, e un laghetto che ospita invece varie specie acquatiche tra cui le ninfee e il fior di loto. Inoltre sono presenti anche molte specie mediterranee tra le quali è qui presente uno esemplare centenario di ulivo.

Museo Botanico

Il Museo Botanico, inaugurato il 28 ottobre 2016 ed aperto al pubblico il 1º aprile 2017, è ospitato nel Palazzo delle Conchiglie, ex Istituto di botanica, così chiamato per la sua facciata interamente decorata nel 1752 in stile grottesco mediante l'uso di conchiglie.

Il percorso museale si snoda per sette sale espositive disposte su due piani. Nella prima sala, oltre al ritratto del fondatore dell'orto Luca Ghini, si può ammirare l'antico portone scolpito in noce un tempo posto all'accesso del Giardino dei Semplici in via Santa Maria e una campa con in rilievo lo stemma mediceo.

La seconda sala ospita una replica della Wunderkammer che era stata creata agli inizi del ‘500 proprio in questa palazzina, per volere di Ferdinando I e che costituì il primo nucleo di quello che oggi è il museo di storia naturale dell'Università di Pisa.

La terza sala ospita la collezione storica di ritratti dei semplicisti, naturalisti e direttori dell'orto; questi ritratti erano posti insieme a delle gigantesche ossa di balena nella galleria d'ingresso all'orto di via Santa Maria e avevano una funzione celebrativa. Insieme ai ritratti in questa sala è esposto il Catalogus Plantarum Horti Pisani, ovvero il catalogo delle piante dell'orto pisano di Michelangelo Tilli, pubblicato nel 1723 e corredato di immagini.

La quarta sala è dedicata a Gaetano Savi, prefetto dell'orto e direttore del museo, e al botanico Giuseppe Raddi.

Nella quinta sala sono esposti alcuni splendidi modelli di funghi in gesso e in cera. Quest’ultimi furono realizzati da Luigi Calamai, ceroplasta che lavorò anche alla realizzazione delle cere anatomiche dell'università di Firenze. Sempre in questa sala sono ospitati altri modelli in cera di frutti e piante realizzati tra il 1836 e il 1839, sotto la direzione del professore Giovan Battista Amici, da Calamai assieme al suo allievo Egisto Tortori. Degno di nota è il modello raffigurante la fecondazione della zucca che fu presentato per la prima volta alla presenza del Granduca Leopoldo II, in occasione della prima riunione degli scienziati italiani tenutasi proprio in questo orto nel 1839. Il restauro dei modelli è stato eseguito dall'Opificio delle pietre dure di Firenze.

La penultima sala è dedicata a Théodore Caruel e a Giovanni Arcangeli. Qui, tra i vari reperti, sono esposti anche alcuni campioni e preparati di piante da fibra acquistati all'Esposizione coloniale di Marsiglia del 1906. Nell'ultima sala sono esposti alcuni campioni provenienti dagli erbari, alcune tavole didattiche ottocentesche ed altre prodotte tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, alcuni reperti paleobotanici e al centro della sala un grande tavolo ricavato da una sezione trasversale del tronco di una quercia.

Informazioni pratiche

Telefono
+39 050 2211316
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.ortomuseobot.sma.unipi.it

La voce completa su Wikipedia

chiesa di Santa Maria della Spina

Museo di un ente pubblico · Pisa

chiesa di Santa Maria della Spina

La chiesa di Santa Maria della Spina è un luogo di culto in stile gotico pisano situata a Pisa sulla sponda sinistra dell'Arno.

Piccola architettura in marmi policromi, custodiva un tempo la Sacra Spina, da cui prese il nome.

Leggi tutto su chiesa di Santa Maria della Spina (1.105 parole)
Storia
Medioevo

Il tempio, eretto nel 1230 dalla famiglia Gualandi, si chiamava in origine Santa Maria di Pontenovo, per via del ponte che collegava via Sant'Antonio a via Santa Maria, crollato poi nel XV secolo. Il nome Spina deriva dal fatto che conservava una spina che avrebbe fatto parte della corona indossata da Gesù alla sua crocifissione e portata qui nel 1333, ma custodita dal XIX secolo nella chiesa di Santa Chiara.

Originariamente la chiesa doveva essere costituita da un'unica loggia aperta verso Sud e coperta da un tetto a capanna. Nel 1322 il Comune deliberò dei lavori di ampliamento iniziati nel 1323 e finiti prima del 1376, probabilmente sotto la direzione di Lupo di Francesco che vi lavorò con la sua bottega, alla quale succedette, dal quinto decennio del secolo, quella di Andrea e Nino Pisano.

Età moderna

La chiesa fu soggetta a numerosissimi interventi di restauro dovuti al cedimento del terreno e alla vicinanza del fiume Arno sulle cui sponde era stata edificata.

Età contemporanea

Infine, dopo l'unità d'Italia, il consiglio comunale e una commissione formata da membri dell'Accademia di Belle Arti decisero lo smantellamento e la ricostruzione dove fosse più stabile e sicura. I lavori, guidati dall'architetto Vincenzo Micheli, iniziarono nel 1871 e terminarono nel 1875. Questo intervento spostò l'edificio di alcuni metri verso est e lo innalzò di un metro. Tuttavia nello smontaggio ci furono estese distruzioni di materiali marmorei (molti frammenti sono oggi nei depositi del Museo nazionale di san Matteo) e nella ricostruzione sostanziali modifiche alla primitiva struttura, che peraltro indignarono John Ruskin, di passaggio a Pisa: fu alzato l'edificio di circa un metro, inseriti alcuni gradini, alcune zone intonacate sostituite con fasce di marmo, le statue restaurate male o sostituite, e la sagrestia edificata a sbalzo sul fiume non fu mai ricostruita.

Una particolarità è che la chiesa di Santa Maria della Spina, come tutti gli oratori dedicati ai ponti, è sempre stata amministrata dal Comune, tranne alcune parentesi nel XVII e XVIII-XX secolo in cui l'amministrazione ricadde sotto l'ospedale.

Attualmente l'ambiente interno della Chiesa viene utilizzato per ospitare mostre di arte contemporanea.

Esterno
Visione d'insieme

L'esterno è caratterizzato da cuspidi, timpani, tabernacoli, insieme a complesse strutture scultoree come tarsie, rosoni e statue di maestri pisani del XIV secolo fra cui Giovanni Pisano, Lupo di Francesco, Andrea Pisano con i figli Nino e Tommaso, e Giovanni di Balduccio. Tutte le statue a tutto tondo che si vedono sono copie: dal 1996 gli originali sono raccolti in una sala e nei depositi del Museo nazionale di San Matteo.

Facciata

La facciata, rivolta ad ovest, presenta due ingressi con archi a tutto sesto architravati fra i quali si trova il tabernacolo con le statue della Madonna col Bambino attribuita a Giovanni Pisano (1310-20 circa) affiancati da due angeli tardi aggiunti nel XVII secolo. Ai lati, entro altri due tabernacoli, ci sono due Angeli trecenteschi attribuiti ai seguaci di Giovanni Pisano (1320-40). Altri tre tabernacoli si aprono nella parte superiore della facciata, due sulla sommità dei due timpani laterali e il terzo sulla sommità di un altro timpano centrale che si appoggia agli altri due. Le statue al loro interno, mal valutabili per lo stato di conservazione e in alcuni casi per la sostituzione ottocentesca delle teste, raffigurano Cristo e la coppia Angelo/Vergine annunciata (riferibili ad una bottega di scuola senese, 1320-40).

Lato meridionale

Soprattutto il lato meridionale presenta numerose decorazioni con tre polifore ed una porta sormontate da una galleria di diciassette tabernacoli cuspidati di varie dimensioni. Sui dodici tabernacoli maggiori collocati esattamente sopra le polifore e la porta ci sono le dodici statue degli Apostoli mentre gli altri cinque tabernacoli minori sono lasciati vuoti e su un altro tabernacolo sporgente troviamo la figura di Cristo, tutti di seguaci non meglio identificati di Giovanni Pisano (1320-40 circa). I cinque tabernacoli minori sono sormontati a loro volta da altri cinque tabernacoli arricchiti da timpani e guglie sui quattro lati e una guglia maggiore alla sommità. Entro essi troviamo statue di profeti, ancora di seguaci di Giovanni Pisano. Le dodici piccole sculture di Santi e Angeli sui timpani sono produzioni del laboratorio di Nino Pisano o di sostituzioni moderne.

Abside

Nella porzione di destra del lato meridionale, corrispondente alla zona absidale, troviamo una grossa porta affiancata da due file di tarsie marmoree e sormontata da un architrave greco-siriaca del III secolo d.C. reimpiegata e da un timpano con due rosoni. Quest'ultimo culmina con l'aquila di Giovanni Evangelista (i simboli degli altri tre evangelisti sono sul retro) ed è affiancata da due tabernacoli di diversa dimensione. Quello di destra ne sormonta un altro con la Madonna col Bambino di Giovanni di Balduccio (1320-40).

Lato orientale

Il lato Est ha tre archi a sesto acuto con finestre semplici costruite in sostituzione di polifore; i tre timpani culminano con i simboli di tre Evangelisti (il quarto è sul lato meridionale come già detto). Ai lati degli archi troviamo un motivo simile a quello visto sul lato meridionale con piccole edicole sormontate da tabernacoli entro cui sono collocate, oltre alla Madonna col Bambino di Giovanni di Balduccio già menzionata, le statue dei santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista della bottega di Nino Pisano (1360-1376). La zona presbiteriale è sormontata da alte cuspidi a piramide sormontate a loro volta da una bellissima Madonna col Bambino di Nino Pisano, affiancata da due Angeli dello stesso autore (1360-68 circa).

Interno

Se comparato col ricco esterno, l'interno appare piuttosto semplice. Esso è composto da un unico vano con il soffitto ligneo decorato durante la ricostruzione del XIX secolo. Al centro del piccolo presbiterio si trovano tre capolavori della scultura gotica europea, la Madonna della Rosa di Andrea e Nino Pisano e su due mensole laterali le figure di San Pietro e San Giovanni Battista degli stessi artisti (metà del XIV secolo circa). Un'altra statua di Andrea e Nino Pisano, la Madonna del Latte (1343-1347), si trovava un tempo nel piccolo tabernacolo della controfacciata dove è presente una copia in gesso: l'originale è stato trasferito dal secondo dopoguerra nel Museo Nazionale di San Matteo.

Con il dominio dei Medici, la chiesetta fu adornata di altre opere come il coro in marmo del fiorentino Andrea Guardi (1453), il tabernacolo di Stagio Stagi (1534), in cui era la reliquia della Corona di spine, e la tela con la Sacra Conversazione (1542) di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, quest'ultima oggi al Museo nazionale di San Matteo.

Un gruppo di Annunciazione marmorea di Stoldo Lorenzi è invece venerato nella chiesa di Santa Chiara.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Orari
Nov-Feb Tu-Su 10:00-14:00; Mar-Oct Tu-Fr 10:30-13:30,14:30-18:00; Mar-Oct Sa,Su 10:00-13:30,14:30-19:00
Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Museo nazionale di San Matteo

Museo del Ministero della Cultura italiano · Pisa

Museo nazionale di San Matteo

Il Museo nazionale di San Matteo è il più importante museo di pittura e scultura a Pisa, situato nella piazzetta di San Matteo in Soarta.

Situato nel convento medievale di San Matteo, si affaccia sull'Arno con un elegante prospetto in stile romanico pisano ed una facciata (dove si trova l'ingresso) classicheggiante. Possiede una serie completa di opere dei principali maestri pisani e più in generale toscani dal XII al XVII secolo, oltre a reperti archeologici e ceramici.

Leggi tutto su Museo nazionale di San Matteo (2.338 parole)

Il numero e la rilevanza delle opere qui custodite fanno del San Matteo, sito forse meno noto di quanto meriterebbe, uno dei musei più importanti d'Europa in tema di arte medioevale. Straordinaria in particolare è la collezione di opere pittoriche del territorio pisano del XII e XIII secolo. Il valore di queste opere porta sempre più gli studi storico-artistici a riconoscere che quella pisana sia stata la maggior scuola pittorica italiana sino alle soglie del XIII secolo.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Toscana, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

Il complesso

Il monastero di San Matteo, databile all'XI secolo, venne ampliato nel XIII secolo. L'articolazione delle sale si sviluppa attorno al chiostro quadrato, modificato nel Cinquecento con la costruzione del portico.

L'origine del museo risale alle collezioni raccolte dal canonico Sebastiano Zucchetti, che le donò all'Opera del Duomo di Pisa nel 1796. In seguito altri lasciti, donazioni e acquisti arricchirono il nucleo originario nel corso dell'Ottocento e nel 1893 fu ordinato (come "Museo civico") nell'ex-convento di San Francesco, per poi trovare la collocazione attuale nel 1949. Il riordino delle collezioni è tuttora in corso.

Il museo è stato inaugurato il 13 novembre 1949.

La descrizione delle sale è tratta dal progetto di ampliamento e risistemazione futuro, non ancora completato.

Sezioni
La sezione archeologica

La sala 1 contiene un sarcofago paleocristiano con un Buon Pastore (V secolo), mentre la sala 2 ospita un lapidario, con capitelli, cippi e sculture di epoca etrusca e romana.

Le sale dalla 3 alla 6 illustrano la storia di Pisa nell'epoca antica, con molti reperti di recente ritrovamento, che dovranno fare da complemento al previsto Museo archeologico nazionale pisano. Secondo il progetto di riallestimento, qui si dovranno trovare i materiali scavati in tombe della Valdera, di Bientina e dalla necropoli etrusca di via di Gello nel quartiere Porta a Lucca, Pisa. Altre opere indicative dell'evoluzione cittadina saranno collocate dagli scavi cittadini, come quelli di piazza Dante, con materiali ceramici e scultorei. Tra i reperti sono di particolare pregio la testa di età claudia di un privato e la scultura di un togato di epoca repubblicana.

Interessanti sono anche i reperti dalle tombe longobarde scavate nei pressi del Duomo. L'ultima sala conterrà una sezione dedicata all'epigrafia, con numerosi reperti rinvenuti recentemente nell'area urbana e provinciale.

La sezione ceramica

Di grande interesse è la sezione sulle ceramiche medievali di manifattura pisana e islamica (sale 7-11), che documentano gli scambi nel Mediterraneo nel periodo d'oro della repubblica marinara di Pisa (XI secolo). Spesso si tratta di pezzi rimossi dalle pareti esterne di edifici religiosi, dove oggi sono sostituiti da copie.

I pezzi arrivano a coprire fino al XVI secolo, con la sala 12 dedicata al lascito Tongiorgi con pezzi decorati "a stecca" e esemplari a graffito policromo.

Scultura pisana dal XII al XV secolo

La sala 13 occupa l'antico presbiterio della chiesa di San Matteo e mostra sul pavimento gli scavi che hanno evidenziato le fondamenta delle absidi della chiesa anteriore al XII secolo.

Pisa fu uno dei più attivi centri di penetrazione dell'arte bizantina in Italia. Manifestano aderenza a questo stile opere locali come l'architrave con Storie di San Silvestro (XII secolo) e il Cristo benedicente già sulla lunetta della chiesa di San Michele degli Scalzi, datato 1202. Vi sono inoltre collocati dei frammenti del pulpito di San Michele in Borgo e, sempre dalla stessa chiesa, una Madonna col Bambino tra angeli e un abate, opera di Lupo Francesco, seguace di Giovanni Pisano.

Le sculture rimosse dall'esterno della chiesa di Santa Maria della Spina sono interessanti opere gotiche, mentre le lastre con le Virtù teologali sono opere quattrocentesche di Andrea Guardi.

Arte bizantina

Dalla sala 14 il percorso prosegue al primo piano. Vi sono conservate opere greco-bizantine, tra le quali alcune icone su tavola e una Croce in cristallo di rocca del XIV secolo. Attualmente è in riallestimento.

Monetiere

La sala 15 contiene la collezione numismatica che va dal XIII al XIX secolo. Comprende anche i piombi mercantili e i sigilli del Comune di Pisa e di altri stati italiani.

Di notevolissimo interesse in questa collezione sono gli Augustali di Federico II di Svevia, presenti in vari esemplari coniati da diverse zecche dello stato federiciano, considerate le monete stilisticamente più eleganti del Medioevo italiano.

L'ampio numero di Augustali (e di Tarì di Manfredi di Sicilia) rinvenuti a Pisa (e ora nel Museo) è significativa testimonianza della solidità della fede ghibellina della città nel XIII secolo e della conseguente fedeltà alla casa imperiale sveva.

Un sottoinsieme delle monete della collezione sono state digitalizzate nel 2011 con tecniche di Reflectance Transformation Imaging e sono consultabili interattivamente in un sistema digitale web.

Pittura del XII e XIII secolo

La sala 16 contiene alcune delle opere più famose del museo, tra le migliori testimonianze dei passaggi graduali dalla pittura bizantina a uno stile più peculiarmente "latino", cioè occidentale e italiano.

Al centro si trova la serie delle croci dipinte:

La Croce di San Paolo all'Orto (inizio del XII secolo).

La Croce della chiesa del Santo Sepolcro (fine del XII secolo).

La Crocifisso n. 20, del cosiddetto Maestro bizantino di Pisa (primo decennio XIII sec., una delle più antiche rappresentazioni del Christus patiens in Italia).

La Croce di Fucecchio di Berlinghiero Berlinghieri, firmata.

Due croci processionali (la Croce processionale del Duomo di Pisa e il Crocifisso di San Benedetto) e una croce da altare (la Croce di san Ranierino) di Giunta Pisano.

Quest'ultima in particolare, la croce d'altare di Giunta, è tra i massimi capolavori del museo pisano, forse l'opera più nota tra quelle custoditevi. Datata alla metà del XIII secolo è probabilmente l'ultima delle tre croci d'altare, tra quelle pervenuteci, dipinte da Giunta (le altre si trovano a Bologna ed Assisi). È un'opera della maturità del maestro pisano e in essa si coglie al massimo la tensione espressionistica di Giunta nella raffigurazione del Christus Patiens. Nello sviluppo dell'icnografia della Crocifissione l'opera di Giunta e la croce del San Matteo in particolare costituiscono delle pietre miliari, ascendenti diretti dei capolavori sullo stesso tema di Cimabue prima e di Giotto poi.

Vi si trovano inoltre il dossale di San Francesco del XIII secolo (per lo più attribuito a Giunta Pisano), la Deposizione e il Cristo Crocifisso di Enrico di Tedice, oltre a varie opere del cosiddetto Maestro di San Martino: la straordinaria Madonna col Bambino e storie di Sant'Anna e San Gioacchino, la lunetta con la Madonna che allatta san Martino, la Sant'Anna in trono e la Vergine bambina. Particolarmente rimarchevole è la prima tavola del Maestro di San Martino, non a caso opera eponima (proviene infatti dalla chiesa di San Martino), giudicata da Roberto Longhi tra i massimi capolavori del Duecento e che ha portato il Longhi stesso a riconoscere nell'anonimo pittore pisano un precursore di Cimabue e di Giotto, soprattutto in virtù del recupero classico che affiora dalla sua opera, probabilmente stimolato dall'esempio di Nicola Pisano. Sempre Longhi ipotizzò che il Maestro di San Martino potesse identificarsi con il Terzo Maestro di Anagni, che a giudizio dello stesso storico è stato il più grande pittore della prima metà del Duecento. Ulteriore ipotesi di identificazione del Maestro di San Martino è quella che lo individua in Ugolino di Tedice, fratello del già menzionato Enrico.

In alto sono collocati degli affreschi staccati del XII-XIII secolo, dalle chiese di San Pietro in Vinculis e San Michele degli Scalzi.

La sala 17 è costruita su un ballatoio, dove si trovano, tra le opere più interessanti, un dossale di Santa Caterina, del XIII secolo e quattro Madonne col Bambino dei secoli XII e XII, tra le quali una è firmata da un certo "inellus (o asinellus) pisanus".

Nella sala 18 è esposta la famosa Bibbia di Calci ed altri codici miniati dei secoli XIII e XIV.

Scultura pisana dal Camposanto

La sala 19 è dedicata ai materiali scultorei raccolti da Carlo Lasinio nel Camposanto Monumentale all'inizio dell'Ottocento. Vi sono collocati capitelli, acquasantiere, leggi, ed altri materiali.

Spiccano alcune opere di Nicola e Giovanni Pisano, Tino di Camaino e Giovanni di Balduccio. Tra le opere lignee una Madonna col Bambino di scuola francese della seconda metà del Duecento ed una coppia di Madonna annunciata e Angelo della prima metà del XIV secolo.

Pittura del Trecento

La sala 20 è dedicata al Trecento. Il capolavoro della sala è il grande Polittico di Santa Caterina d'Alessandria a sette scomparti di Simone Martini con la Vergine col bambino e santi (1319-1320), completo di predella e cuspidi.

Altre opere nella sala sono il dossale di Deodato Orlandi, firmato e datato 1301, la Madonna col Bambino di Memmo di Filippuccio, la Madonna del Maestro di San Torpè e una sinopia di Buonamico Buffalmacco.

Un altro interessante polittico è quello a cinque scomparti delle Storie di San Domenico di Francesco Traini, dalla Chiesa di Santa Caterina, come quello di Simone Martini.

Alle pareti trovano posto opere del Maestro della Carità, di Giovanni di Nicola (prima metà del Trecento), la scultura lignea dell'Annunciata firmata Agostino di Giovanni e Stefano Accolti e datata 1321, il polittico di Lippo Memmi recentemente qui trasferito da Casciana Alta nelle Colline di Lari (già nel Duomo di Pisa) e quattro santi del Maestro di San Pietro Ovile (seconda metà del Trecento).

Andrea Pisano e Nino Pisano

La sala 21, dedicata a Andrea Pisano e suo figlio Nino, presenta ancora tracce dell'originaria decorazione ad affresco.

Tra le opere di Andrea spiccano l'Angelo annunciante (1345-1348 circa) e la marmorea Madonna col Bambino, da Santa Maria della Spina.

Importante è la statua della Madonna del latte, attribuita ad Andrea e Nino Pisano, un mezzobusto in marmo dorato, che ritrae la Madonna in atto di allattare il bambino. Sempre di Nino è la Madonna dei Vetturini, venerata da coloro che viaggiano, da cui il nome.

Arte fra Tre e Quattrocento

La sala 22 ospita varie opere di pittura e scultura realizzate fra il Tre e il Quattrocento. Spiccano un polittico e due Santi di Neri da Volterra, il dossale della Pietà di Cecco di Pietro, autore anche del polittico con la Crocefissione e dei frammenti della predella del Polittico di Agnano (oggi nelle collezioni della Cassa di Risparmio di Pisa).

La Madonna e angeli musicanti è una pregevole opera di Domenico Veneziano. La Madonna dei Mercanti e la Madonna del latte sono di Barnaba di Modena, la Crocefissione firmata e datata 1366 è di Luca Tommè, mentre fanno parte di polittici smembrati i due pannelli di Spinello Aretino e i quattro santi di Agnolo Gaddi.

I tre polittici datati e firmati da Martino di Bartolomeo e Giovanni di Pietro da Napoli risalgono al 1402, 1403 e 1405. Due Madonne e santi alle pareti sono di Jacopo di Michele detto il Gera, mentre il Polittico di San Michele in Borgo è di Taddeo di Bartolo, autore anche di altri pannelli provenienti da polittici smembrati.

La sala 23 contiene ancora delle bifore dell'antico convento. Tra le opere esposte alcune sculture lignee di Francesco di Valdambrino (Annunciazione, da San Francesco, e Vergini annunciate).

La sala 24 è dedicata alla scuola pittorica pisana della fine del XIV, inizio del XV secolo. Tra gli artisti rappresentati vari autori di polittici, quali Getto di Jacopo e Turino Vanni. Il Crocifisso della Dogana (1437) contiene la più antica veduta del Duomo di Pisa. Si trova qui anche un trittico di Bicci di Lorenzo.

Il Quattrocento

Nella sala 25 molto interessante è la collezione del primo Rinascimento: il San Paolo di Masaccio (1426), parte dello smembrato polittico della Chiesa del Carmine; la Madonna di Alvaro Pirez d'Évora; la Madonna dell'Umiltà di Gentile da Fabriano; la Madonna col bambino di Beato Angelico (1423); il busto reliquiario di San rossore, opera bronzea di Donatello (1424-1427); un bassorilievo di Michelozzo; un'Incoronazione della Vergine di Neri di Bicci (metà del XV secolo); la Madonna col Bambino di Zanobi Macchiavelli.

La sala 26 è dedicata al fiorentino Benozzo Gozzoli, con una Crocefissione e due Madonne, come pure la sala successiva che contiene le sinopie degli affreschi del convento di San Domenico, oltre a sculture lignee di Luca della Robbia, Andrea Guardi e Giovanni Buglioni. Chiudono la sala due opere su tavola di Domenico Ghirlandaio.

La sala 28 contiene un pregevole trittico di scuola fiamminga con Santa Caterina e alcune tavole di scuola del Ghirlandaio, con San Sebastiano e altri soggetti.

Pittura dal Cinque al Settecento

Le sale dalla 29 alla 32 dovranno ospitare la pittura dei secoli del Granducato di Toscana, dal XVI al XVIII, con opere di artisti quali Santi di Tito, il Cigoli, Jacopo Vignali, il Passignano, il Sodoma, Rutilio Manetti, Francesco Curradi, Matteo Rosselli, Giovanni Bilivert, Giuseppe Melani e Giovanni Battista Tempesti.

Posseduto musicale

Nel posseduto del Museo ci sono anche 27 libri liturgici con notazione musicale, risalenti al Trecento. Furono commissionati dalla Chiesa di San Francesco, dove rimasero fino al 1808. Da allora hanno subito alcune migrazioni latrici di minimi smembramenti. Napoleone li trasferì nella Chiesa di San Nicola, dove rimasero fino al 1893, e da lì tornarono a San Francesco fin quando furono incorporati nel Museo di San Matteo nel 1949. Durante questi trasferimenti un volume potrebbe essere stato trafugato: la sua descrizione corrisponde a un antifonario oggi conservato a Bethlehem in Pennsylvania. Tra i libri a Pisa si riconoscono 7 antifonari, 5 graduali, e 15 libri liturgici. Gli antifonari e i graduali sono il gruppo più omogeneo: sono tutti databili tra il terzo e il quarto decennio del Trecento e recano i canti liturgici da eseguire durante l'arco di tutto l'anno. Gli altri libri hanno una notazione quadrata nera in tetragramma rosso e una scrittura gotica nera, ma su di loro non si è mai condotta un'analisi sistematica, né a livello codicologico né a livello musicale.

Di interesse musicale, il Museo conserva anche otto dipinti su tavola, due su tela, una scultura in marmo e due colonne di legno che raffigurano strumenti musicali: una collezione che abbraccia un ampio arco temporale (dal XII al XVII secolo) e rappresenta una fonte importante di iconografia musicale.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza San Matteo in Soarta 1
Orari
Tu-Sa 08:30-19:30; Su 09:00-11:30; Dec 25 off; Jan 1 off
Telefono
+39 050 541865
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
museitoscana.cultura.gov.it

La voce completa su Wikipedia

Palazzo della Carovana

Palazzo · Pisa

Palazzo della Carovana

Il Palazzo della Carovana (o dei Cavalieri) è uno degli edifici su piazza dei Cavalieri a Pisa. Già quartier generale dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, dal 1846 è la sede principale della Scuola Normale Superiore di Pisa.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo della Carovana (385 parole)

Fu costruito tra il 1562 e il 1564 da Giorgio Vasari, ristrutturando drasticamente il medievale palazzo degli Anziani: alcuni resti dell'antico palazzo e di alcune case torri sono però visibili tuttora lungo i fianchi dell'edificio.

Il nome deriva dai tre anni di noviziato dei nuovi adepti, durante i quali essi seguivano un corso di addestramento al maneggio delle armi per far parte delle "carovane" (intese come navigazioni di gruppo) che avrebbero battuto il Mediterraneo e contrastato le scorrerie dei corsari: da qui appunto il termine "della Carovana".

Il Vasari regolarizzò la disomogenea facciata medievale, fondendo architettura, scultura e pittura. I graffiti con figure allegoriche e segni zodiacali, disegnati dal Vasari stesso ed eseguiti da Tommaso Battista del Verrocchio e Alessandro Forzori (1564-1566), movimentano la facciata assieme a busti e stemmi marmorei. Le pitture odierne sembrano godere di un ottimo stato di conservazione, ma in realtà fu necessario ridipingerle nei secoli XIX e XX, poiché le pitture su esterno sono estremamente fragili e sono soggette a sbiadimento e distacco per via degli agenti atmosferici.

Tra le sculture si ricordano lo stemma dei Medici e dei Cavalieri, affiancato dalle allegorie della Religione e della Giustizia di Stoldo Lorenzi (1563); gli stemmi sugli angoli sono di Giovanni Fancelli (1564). In alto una galleria di busti dei Granduchi medicei furono aggiunti in tre tempi diversi da altrettante mani: Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I da Ridolfo Sirigatti nel 1590-1596; Cosimo II da Pietro Tacca (1633 circa); Ferdinando II e Cosimo III da Giovan Battista Foggini (1681 e 1718).

La scalinata marmorea a doppia rampa fu rifatta nel 1821 da Giuseppe Marchelli in sostituzione di quella originale di dimensioni più piccole.

La parte posteriore dell'edificio fu aggiunta su progetto di Giovanni Girometti nel 1928-1930 in occasione di un rilancio della Scuola Normale Superiore promosso da Giovanni Gentile.

Nel 1977 fu realizzato un tunnel di collegamento tra il palazzo della Carovana e la biblioteca della Normale ospitata all'interno del Palazzo dell'Orologio.

All'interno conserva alcune sale affrescate o decorate da stucchi del XIX secolo, dove si trovano alcuni dipinti di autori del Cinquecento (Michele Tosini, Benedetto Veli e altri di scuola vasariana).

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza dei Cavalieri 7
Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo dell'Orologio

Palazzo · Pisa

Palazzo dell'Orologio

Il palazzo dell'Orologio è uno degli edifici affacciati in piazza dei Cavalieri a Pisa.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo dell'Orologio (358 parole)

Si tratta di un antico edificio medievale dove risiedeva il capitano del Popolo almeno dal 1357, già appartenuto alla famiglia Gualandi. Quando il palazzo venne costruito incorporò anche la famosa torre della Muda o "della Fame" dove nel 1289 morì il Conte Ugolino Della Gherardesca con i figli e nipoti, protagonista di una delle più celebri pagine della Divina Commedia di Dante (Inferno, XXXIII). A sinistra dell'arco centrale, dove si apre oggi la novecentesca quadrifora, vi era il palazzo dei Gualandi. All’interno dell’ala destra del edificio, sono tutt’oggi riconoscibili i resti (inglobati dalla struttura del edificio seicentesco) dell’antica torre protagonista della vicenda (leggendaria) di Ugolino.

Nel 1605-1608, in seguito all'accorpamento di due edifici vicini tramite un arco con l'orologio, venne terminato il palazzo nelle forme odierne, secondo il progetto di Giorgio Vasari del 1554; dal 1566 ospitava già l'infermeria dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano: il responsabile sanitario era detto "Bonomo", per questo il palazzo è conosciuto anche come "palazzo del Bonomo".

Tra il 1607 e il 1609 Giovanni Stefano Marucelli e Filippo Palladini affrescarono la facciata e la volta interna dell'arco con panoplie, grottesche e figure allegoriche, che sottintendono alla celebrazione della Casa dei Medici e dell'Ordine. L'orologio e la cella campanaria risalgono al 1696.

Nel 1919, dopo che ormai l'Ordine era stato soppresso, l'edificio venne acquistato dal conte Alberto della Gherardesca, che promosse un discutibile intervento di ristrutturazione in stile neogotico, con l'apertura di una quadrifora sulla facciata.

Negli anni settanta fu restaurato e nell'1982 l'edificio passò alla Scuola Normale di Pisa, che lo adibì a biblioteca; in quel periodo venne realizzato anche un passaggio sotterraneo che lo collegasse al palazzo della Carovana, sede della scuola.

Nel 2003, la Scuola Normale Superiore commissionò un importante intervento di restauro e consolidamento, che ha interessato le facciate esterne, la copertura e tutti gli infissi, eseguito dall'Impresa Leopizzi 1750.

Dal 2016 vi è stato ricavato uno spazio museale dedicato alla torre del Conte Ugolino, i cui muri superstiti si possono apprezzare dall'interno del palazzo insieme ad un percorso storico del conte Ugolino accompagnato dai versi della Divina Commedia di Dante.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Torre della Muda

Torre · Pisa

Torre della Muda

La torre dei Gualandi, chiamata anche come Torre della Muda, era un'antica torre medievale di Pisa, oggi inglobata nel palazzo dell'Orologio. È nota poiché è stata il luogo in cui furono imprigionati e lasciati morire di fame il conte Ugolino della Gherardesca insieme ai suoi figli e nipoti.

== Storia ==

Leggi tutto su Torre della Muda (266 parole)

Il nome "della Muda" deriva dal fatto che, in passato, qui venivano rinchiuse le aquile allevate dal comune di Pisa durante il periodo della muta delle penne.

L'episodio della morte del conte Ugolino della Gherardesca, in questa torre, fu citato da Dante Alighieri nel XXXIII canto dell'Inferno. Dopo i drammatici fatti di Ugolino, ben noti all'epoca anche prima che venissero citati da Dante, essendo il conte un personaggio conosciuto e di grande peso politico, la torre venne soprannominata "della Fame".

La torre si trovava in piazza delle Sette Vie, ora piazza dei Cavalieri di Santo Stefano, e fu inglobata nel palazzo dell'Orologio, dove risiedeva il capitano del popolo almeno dal 1357.

Descrizione

L'antica torre medioevale insisteva sulla parte destra del palazzo dell'Orologio, dove è anche presente una lapide che ne ricorda il triste episodio che l'ha resa famosa. Da dentro l'arco si possono ancora vedere dei resti di una parete dell'antica torre. La parte sinistra dell'edificio invece era il Palazzo del Capitano del popolo.

Attualmente l'intero edificio ospita la biblioteca della Scuola Normale Superiore.

Museo

Dal 2016 è stato aperto uno spazio museale dedicato proprio alla torre del Conte Ugolino con ingresso direttamente dalla piazza. Dall'interno del palazzo dell'Orologio è possibile apprezzare i muri superstiti della torre e un percorso storico del conte Ugolino accompagnato dai versi della Divina Commedia di Dante.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

palazzo Agostini

Palazzo · Pisa

palazzo Agostini

Palazzo Agostini, o Palazzo dell'Ussero, o Palazzo Rosso, è uno dei più bei palazzi sui lungarni pisani, sede del "Caffè dell'Ussero" dal 1775 e del "Cinema Lumière" dal 1899. Appartiene alla famiglia dei conti e patrizi pisani Agostini Fantini Venerosi della Seta.

== Palazzo Agostini ==

Leggi tutto su palazzo Agostini (1.214 parole)

Nella prima metà del Trecento la famiglia degli Astajo fece costruire la propria dimora accorpando due case-torri più antiche accanto alla torre degli Assopardi e affidò la direzione dei lavori ad alcuni degli architetti più importanti del periodo, probabilmente allievi di Giovanni Pisano.

Fabio Redi afferma di riconoscere nelle decorazioni della facciata analogie con le sculture del Camposanto monumentale e della chiesa di Santa Maria della Spina ed ipotizza la mano di Giovanni di Balduccio o Lupo di Francesco, scultori attivi proprio in quegli anni a Pisa. Al posto della pietra, furono impiegati materiali più economici ma in grado di garantire un effetto scenografico altrettanto elegante, ovvero elementi modulari in terracotta, dal caratteristico colore rossiccio, che diedero il soprannome popolare di Palazzo Rosso all'edificio. La facciata, che pende leggermente verso destra a causa di un progressivo cedimento del terreno, è scandita in verticale da cinque pilastri in laterizio, che si prolungano dal livello della strada al tetto e sono rivestiti da formelle decorate con stemmi araldici e motivi fitomorfi. Al piano terra sono presenti quattro fondi con archi ribassati, che in origine ospitavano delle botteghe, mentre a quello superiore si aprono altrettante bifore e trifore, con colonnine in marmo.

Gli eredi di Jacopo e Filippo Astajo lo cedettero ad Antonio del fu Primo di Antonio Primi, cittadino fiorentino, nel 1447. Successivamente passerà in possesso alla famiglia fiorentina dei Visdomini che, il 25 gennaio 1465, lo cedette ai fratelli Antonio e Pietro, figli di Chelino di Piero da Capannoli, orefici pisani. Nicolao d'Alutine di Celino da Capannoli il 25 novembre 1496 lo cedette a Mariano e Pietro Agostini, appartenenti ad un casato di origine mercantile, specializzato nel commercio della seta, ascritto da lunga data al patriziato pisano. La famiglia, infatti, come ricorda Goro Stendardi in un suo noto saggio sulle antiche famiglie patrizie pisane «...già nel XII secolo era presente in Pisa tra le maggiori partecipanti nel governo della città; ebbe validissimi combattenti, armò galere per la lotta contro i pirati» e fu impegnata nel mondo degli affari e dei commerci a Pisa, Ancona, Palermo ed Anversa insieme ai Lanfranchi del Barbiere, cui era legata da antichi e stretti vincoli familiari.

Il primo documento dell'archivio privato della famiglia Agostini, che attesta la struttura dell'edificio, è l'atto di acquisto in cui si descrive il palazzo di San Martino alla Pietra composto «...di quattro solai ed un giardino d'agrumi con una torre in parte coperta ed in parte scoperta dietro detto palazzo e di quattro botteghe». Altra fonte storica è il Memoriale di Giovanni Portoveneri, che riporta le notizie delle distruzioni dei più importanti edifici cittadini causati dai bombardamenti compiuti dai Fiorentini il 2 ottobre 1495: «E Fiorentini tirano con passavolanti drento in Pisa, e passano drento in Pisa e passano sopra alle mura; e uno n'è dato nella casa degli Astai lungarno presso alla Pietra del Pesce, l'altro nel campanile di San Matteo, e uno nel campanile di San Martino (..)». È ricordato nella Cronaca di Buonaccorso di Neri Pitti che lo prese in locazione da Bindo, Jacopo e Filippo Astajo dal 25 aprile al 30 giugno 1411 s.p. per 48 fiorini d'oro.

La particolarità del palazzo, realizzato tra la metà del XIV e l'inizio del XV secolo, è la superficie esterna in laterizio, completamente decorata con elementi in cotto fitomorfi e antropomorfi oltre a simboli araldici. È uno dei principali esempi di architettura gotica civile in Toscana. Lo schema geometrico della facciata è segnato innanzitutto dai cinque pilastri che la scandiscono per tutta la lunghezza, prolungandosi dal portico al pian terreno fino al tetto. Il passaggio coperto lungo il Lungarno è caratterizzato da archi ribassati e volte, con le ghiere esterne finemente decorate da decori a rilievo che si presentano anche sui piani superiori.

Al primo piano si aprono quattro bifore, mentre a quello superiore sono sostituite nella parte destra da due trifore. Oltre lo stemma Agostini vi sono gli stemmi delle famiglie che si sono estinte negli Agostini (i "Fantini" di Marti, i "Venerosi" di Strido ed i "della Seta Gaetani Bocca" di Corliano). All'ultimo piano esisteva una loggia aperta, poi tamponata, descritta da John Ruskin.

Restaurato nel 1895 su progetto dell'architetto Angelo Giannini; il 12 maggio 1895 venne aggiunta la tettoia, realizzata da Luigi Corona su disegno dell'architetto Luigi Del Moro.

Caffè dell'Ussero

Al piano terreno ha sede il "Caffè dell'Ussero", fondato il 1º settembre 1775, che ospita l'Accademia Nazionale dell'Ussero.

Il caffè - conosciuto nell'Ottocento anche come "Caffè delle Stanze" per il collegamento al piano superiore con il circolo delle Stanze Civiche (fondato l'8 agosto 1818) e "Caffè dell'Unione" - ospitò le riunioni del primo Congresso Italiano degli Scienziati nel 1839 ed ha le pareti coperte di ricordi dei suoi illustri frequentatori: Filippo Mazzei (l'italiano che suggerì uno degli emendamenti della costituzione americana: la ricerca della felicità), Francesco Domenico Guerrazzi, Antonio Guadagnoli, Giuseppe Giusti (che lo rese famoso nelle sue Memorie di Pisa), Renato Fucini, Enrico Panzacchi, Giosuè Carducci (primo italiano vincitore di un Premio Nobel), Cesare Abba, Giuseppe Montanelli, Alessandro D'Ancona (primo direttore del quotidiano La Nazione), Bino Sanminiatelli e molti altri personaggi quali Paolo Mascagni, Charles Didier (che vi ambientò il suo romanzo Chavornay), Giovanni Battista Niccolini, Pietro Bastogi, Carlo Bombrini, Pietro Gori, Enrico Ferri, Giovanni Gentile, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Lipparini, Luigi Puccianti, Titta Ruffo, Curzio Malaparte, Ezra Pound, Giovanni Gronchi, Mario Tobino, Mario Praz, Giovanni Spadolini, Enzo Carli, Indro Montanelli, Tiziano Terzani, Renata Tebaldi, Luigi Comencini, Arnoldo Foà, Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Tabucchi, Romano Battaglia.

Il nome del caffè, riportato già in un contratto di affitto del 1799, deriva da ussero, variante toscana e letteraria di ussaro.

Requisito dalle Forze Armate Americane nel 1944, il locale venne riaperto come caffè-tabaccheria nel 1945 con il nome di "Usserino" nei locali adiacenti al vicolo del Tidi.

Il caffè fu restaurato e riaperto negli attuali locali nel 1959 con la fondazione, il 9 settembre dello stesso anno, del "Sodalizio Culturale dell'Ussero". Nel novembre del 1969 il "Sodalizio Culturale dell'Ussero" si fonde con i Soci dell'"Accademia Pisana dell'Arte", già riconosciuta Ente Morale dalla Presidenza della Repubblica, l'8 marzo del 1966. Ma soltanto nel marzo del 1979 acquisisce l'attuale denominazione di "Accademia

Nazionale dell'Ussero di Arti, Lettere, Scienze".

Le periodiche conferenze si svolgono attualmente presso la sala di rappresentanza delle Edizioni ETS, al Caffè dell'Ussero continuano le riunioni del Consiglio Direttivo, che organizza gli eventi culturali e il lavoro amministrativo dell'associazione.

Il caffè fa parte dei locali storici d'Italia.

Cinema Lumière

Il retro del Palazzo ospita il "Cinema Lumière", il più antico cinema italiano rimasto per decenni in esercizio, che iniziò le proiezioni nella sala dei biliardi del "Caffè dell'Ussero" nel 1899. Ristrutturato il 15 dicembre 1905 dall'architetto Luigi Bellincioni sul retro del palazzo, dove sorgevano alcuni antichi edifici originariamente costituenti la chiesa di Sant'Ilario in Porta Aurea. Il 19 ottobre 1906 vi venne realizzato il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole da parte del professore Pietro Pierini dell'Università di Pisa, brevettato dalla Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate sotto la dizione "Sistema elettrico per sincronismo di movimenti" e, dopo averne migliorato il funzionamento, come "Isosincronizzatore".

Danneggiato dai combattimenti cittadini durante la Seconda Guerra Mondiale, il locale venne chiuso nel 1944 e riaperto nel 1946 con il nome di "Supercinema". Il cinema è stato chiuso definitivamente il 13 febbraio 2011.

Altre immagini

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo Blu

Museo d'arte · Pisa

Palazzo Blu

Palazzo Blu è un museo d'arte di Pisa ospitato all'interno di alcune sale del Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi e di altri edifici circostanti.

== Storia ==

Leggi tutto su Palazzo Blu (594 parole)

Il palazzo è rimasto abitato dai Conti Giuli fino al 2001 e, nonostante avesse subito anche eventi disastrosi come l'occupazione per un appostamento per le forze alleate durante la seconda guerra mondiale, non subì ingenti danni. La Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, in cui ha trasferito la propria sede, lo ha acquistato per trasformarlo in un centro di cultura e arte, denominato BLU - Centro d'Arte e Cultura.

Descrizione

All'interno è possibile visitarne il piano terra e il piano Nobile, in cui sono esposti i principali capolavori della Collezione Fondazione Cassa di Risparmio, che comprende artisti come Cecco di Pietro, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Vincenzo Foppa, Aurelio Lomi, il Cigoli, Orazio Gentileschi, Artemisia Gentileschi, Giovanni Battista Tempesti, Jean Baptiste Desmarais, Giuseppe Bezzuoli, Luigi Gioli e una ricchissima collezione d'arte novecentesca, tra cui spiccano Umberto Vittorini, Mino Rosi, Ferruccio Pizzanelli e Fortunato Bellonzi, esponente del Secondo Futurismo. Della collezione Cassa di Risparmio di Pisa fanno anche parte la Collezione Simoneschi (proveniente dal Palazzo Simoneschi), che comprende un vasto repertorio di Antichità e una notevole collezione numismatica e una raccolta di xilografie, acqueforti e litografie del grande artista pisano Giuseppe Viviani.

Le sale sono arredate in stile settecentesco, con mobili e suppellettili d'epoca.

Un sottoinsieme delle monete e medaglie della collezione Simoneschi sono state digitalizzate nel 2013 con tecniche di Reflectance Transformation Imaging per realizzare un sistema interattivo di consultazione digitale. Il sistema è attualmente installato su un chiosco interattivo all'interno della mostra permanente ed è anche consultabile online.

Dal 25 aprile 2015 sono stati aperti al pubblico i sotterranei del palazzo dove sono esposti molti oggetti di provenienza archeologica, scavati durante il restauro: si tratta di oggetti di uso per lo più quotidiano, dall'antichità al XIX secolo.

Altre sale del palazzo sono riservate ad esposizioni temporanee su artisti del '900.

Mostre temporanee

Il cannocchiale e il pennello, nuova scienza e nuova arte nell'età di Galileo (9 maggio 2009 - 19 luglio 2009), curata da Lucia Tomasi Tongiorgi e Alessandro Tosi.

Chagall e il Mediterraneo (9 ottobre 2009 - 31 gennaio 2010), curata da Meret Meyer e da Claudia Beltramo Ceppi (85.265 visitatori).

Joan Miró. I miti del Mediterraneo (9 ottobre 2010 - 23 gennaio 2011), Curata da Claudia Beltramo Ceppi, Teresa Montaner (conservatrice alla Fundació Miró di Barcellona) e Michel Dragate (direttore generale dei Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio) (64.000 visitatori circa).

Picasso, ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso (15 ottobre 2011 - 29 gennaio 2012), curata da Claudia Beltramo Ceppi (70.000 visitatori).

Wassily Kandinsky, dalla Russia all'Europa (13 ottobre 2012 - 17 febbraio 2013), curata da Eugenia Petrova e Claudia Beltramo Ceppi (74.000+ visitatori).

Andy Warhol, una storia americana (12 ottobre 2013 - 2 febbraio 2014), curata da Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi (80.000 visitatori).

Amedeo Modigliani et ses amis (3 ottobre 2014 – 15 febbraio 2015), curata da Jean Michel Bouhours (110.000 visitatori circa).

Toulouse-Lautrec, luci e ombre di Montmartre (16 ottobre 2015 - 14 febbraio 2016), curata da Maria Teresa Benedetti.

Dalí, il sogno del classico (1 ottobre 2016 - 5 febbraio 2017), curata da Montse Aguer i Teixidor.

Escher, oltre il possibile (13 ottobre 2017 - 11 febbraio 2018), curata da Stefano Zuffi.

Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita (24 marzo 2018 - 1 luglio 2018), curata da Marco Cattaneo.

Da Magritte a Duchamp. 1929: il grande Surrealismo dal Centre Pompidou (11 ottobre 2018 - 17 febbraio 2019), curata da Didier Ottinger.

Futurismo (11 ottobre 2019 - 9 febbraio 2020), curata da Alda Masoero.

Keith Haring (12 novembre 2021 - 18 aprile 2022), curata da Kaoru Yanase.

I Macchiaioli (8 ottobre 2022 - 19 marzo 2023), curata da Francesca Dini.

Le Avanguardie (28 settembre 2023 - 7 aprile 2024), curata da Matthew Affron.

Hokusai (24 ottobre 2024 - 23 febbraio 2025), curata da Rossella Menegazzo.

Belle Époque. Pittori italiani a Parigi nell'età dell'Impressionismo (15 ottobre 2025 - 7 aprile 2026), curata da Francesca Dini.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Lungarno Gambacorti 9
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
palazzoblu.it

La voce completa su Wikipedia

Statua di Cosimo I

Statua · Pisa

Statua di Cosimo I

La statua di Cosimo I de' Medici di Pisa si trova in piazza dei Cavalieri, davanti al palazzo dei Cavalieri.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Statua di Cosimo I (137 parole)

Fu commissionata allo scultore Pietro Francavilla dal granduca Ferdinando I nel 1596. Il monumento intendeva celebrare il padre di Ferdinando quale primo gran maestro dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano.

Cosimo è raffigurato in piedi su un alto piedistallo, nell'atto di sottomettere un delfino, a simboleggiare il dominio del mare del Granducato. Davanti al piedistallo si trova una fontana, sempre del Francavilla, con una vasca a conchiglia, decorata da due esseri mostruosamente grotteschi (uno alla base e uno vicino allo zampillo) in stile manierista: è detta "del Gobbo".

La statua è stata danneggiata nel tempo e presenta alcune parti lacunose. Ad esempio, è da tempo mancante il bastone di comando che la mano destra impugnava in origine.

Altre immagini

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

chiesa e convento di Santa Croce in Fossabanda

Convento · Pisa

chiesa e convento di Santa Croce in Fossabanda

La chiesa di Santa Croce in Fossabanda e l'annesso convento si trovano in piazza Santa Croce a Pisa nella parte nord-est della città, nella zona detta delle Piagge. Il toponimo Fossabanda è attestato fin dall'XI secolo e indicava un fossato di drenaggio in una zona paludosa che lambiva i confini dei terreni di un non meglio identificato Bando, al quale si accenna in due atti di compravendita datati 1034 e 1111.

== Storia ==

Leggi tutto su chiesa e convento di Santa Croce in Fossabanda (807 parole)

La chiesa e il convento furono edificati per le monache Domenicane nel 1325 su un precedente convento domenicano noto dal 1233 quando viene citato negli Statuti di Pisa. Nel 1251 si trasferiscono nel convento delle suore agostiniane di regola domenicana, le suore del Santissimo Salvatore. La struttura del convento del 1325 (ma l'inizio dei lavori risale al 1322) si deve a Bartolomeo del Cantone, appartenente a una celebre famiglia pisana e lettore del convento pisano di Santa Caterina d'Alessandria. Nel 1331 le suore, sentendosi non protette in un luogo così isolato posto al di fuori delle mura cittadine, inoltrarono la richiesta all'arcivescovo di Pisa Simone Saltarelli di trasferirisi nella chiesa benedettina di San Silvestro all'interno delle mura. A Santa Croce rimase una rappresentanza di circa venti suore, e il luogo, a causa del suo isolamento, venne deputato ad accogliere ritiri di meditazione e di preghiera. Vi dimorò la beata Chiara Gambacorti che entrò a Santa Croce nel 1378 su spinta e incoraggiamento di santa Caterina da Siena. Chiara però rimane a Santa Croce soltanto pochi anni: si trasferì infatti nel 1382 nel nuovo convento di San Domenico fatto costruire appositamente per lei dal padre, il potente Piero Gambacorti, signore di Pisa.

Il convento di Santa Croce fu ristrutturato nelle forme attuali nel XV secolo col passaggio ai Francescani. Nel 1426 infatti versava in totale abbandono, finché venne comprato dal patrizio fiorentino Pietro Neretti, che l'anno successivo lo donò ai frati francescani dell'Osservanza, movimento di riforma dell'ordine nato su ispirazione di san Bernardino da Siena. Santa Croce fu così il sedicesimo convento toscano ad essere ceduto ai frati osservanti.

Nel 1497 ospitò il re francese Carlo VIII in trattative con il governo pisano per aiuti contro Firenze. Nel 1512 venne sepolto in Santa Croce il celebre capitano di ventura fiorentino Bandino Bandini: la sua tomba, con la statua del defunto adagiata sull'urna, fu realizzata dalla cerchia dello scultore Pietro Aprile; oggi è stata trasferita nel chiostro dei francescani conventuali di San Francesco a Pisa. Il 1º giugno 1572 avvenne la solenne dedicazione della chiesa alla Santa Croce.

Nel corso del XVIII secolo il convento fu sede di un prestigioso Studio Generale di Teologia, fra i maggiori di Toscana insieme a quelli di Lucca e di Siena. Nel 1715 è collocato un pregevole coro ligneo completato nel 1806 e ancor oggi visibile. Durante le soppressioni napoleoniche del 1810 il convento fu chiuso e i frati espulsi; rientrati alla caduta di Napoleone i frati furono nuovamente cacciati dalle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate dal neonato Stato Italiano nel 1866. A seguito di queste soppressioni fu disperso l'archivio conventuale insieme a numerose opere pittoriche.

Il convento, espropriato dal Demanio, venne ceduto al Comune di Pisa il 16 giugno 1875 al prezzo di lire 19.483,88. Fu trasformato in lazzaretto per le epidemie di colera che colpivano sovente la città. I frati riuscirono ad acquistare dal Comune di Pisa soltanto un pezzo dell'orto al prezzo di lire 1.205, sul quale costruirono un nuovo convento, dove tutt'oggi risiede la comunità religiosa. Tanto il convento storico che la chiesa sono ancora oggi di proprietà del Comune.

Descrizione

La facciata con portico introduce all'interno ad aula unica concluso da un profondo presbiterio contenente il coro.

A destra vicino all'ingresso è l'unica cappella laterale, nella quale si conserva un dipinto su tavola firmato dal portoghese Alvaro Pirez d'Evora rappresentante la Madonna col Bambino tra otto angeli musicanti, del 1430 circa, parte centrale mancante dei laterali oggi al Lindenau-Museum di Altenburg, nella quale è evidente l'influenza di Gentile da Fabriano, specie nella lavorazione degli ori e delle lacche a fini non solo decorativi ma anche naturalistici.

Sugli altari laterali della navata si trovano invece dipinti di Jacopo Vignali (San Francesco e un fanciullo al quale l'angelo indica la Madonna col Bambino, 1649); Paolo Guidotti (Beato Salvatore da Orta francescano che guarisce malati e infermi, post 1606) e Francesco Curradi (il Perdono di Assisi, databile a dopo il 1627).

Vi si trova anche un crocifisso ligneo della fine del XV secolo ad arti mobili, secondo un tipico gusto teatrale tardomedievale. Altri importanti dipinti dell'epoca sono la Madonna con il Bambino e i santi Antonio abate, Gregorio papa, Giovanni Battista e san Francesco d'Assisi, oggi al Museo di San Matteo; e l'Incoronazione della Vergine, datata 1474, oggi al museo di Digione, dopo essere stata trafugata dalle truppe napoleoniche nel 1810. Entrambi questi dipinti sono opera del pittore Zanobi Machiavelli, allievo del celebre Benozzo Gozzoli.

Nel convento invece, attualmente residenza studentesca della Scuola Superiore Sant'Anna, si può ammirare il chiostro porticato su quattro lati, con affreschi del XV e XVI secolo.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo Lanfranchi

Palazzo · Pisa

Palazzo Lanfranchi

Palazzo Lanfranchi si trova a Pisa sul Lungarno Galilei, angolo vicolo Da Scorno.

L'edificio prende il nome dall'omonima famiglia, che vi abitò fino al XIX secolo. Attualmente nel palazzo è allestito il Museo della Grafica.

Leggi tutto su Palazzo Lanfranchi (313 parole)
Storia e descrizione

L'immobile venne abitato fino al 1899 dai Lanfranchi che si estinsero nei Rasponi dalle Teste, che lo alienarono al Comune nel 1952.

L'edificio attuale è frutto soprattutto della ristrutturazione avvenuta nel 1535-1539 di quattro nuclei edilizi di origine medievale (dal XIII secolo in poi). Il palazzo possiede ancora sul retro una torre medievale in pietra verrucana e laterizi.

Il portale principale, affacciato verso l'Arno, si trova in posizione asimmetrica verso sinistra, ed è circondato da conci in pietra e sormontato da un terrazzo. Ai vari piani si dispongono eleganti finestre a distanze regolari con timpani triangolari o semicircolari al pian terreno e al primo piano, con cornici in pietra al secondo piano. Completano la decorazione due cornici marcapiano, i profili in pietra e lo stemma sopra al portale del balcone.

Tra le tracce degli edifici anteriori, restano le superfici di tre pilastri in verrucano al pian terreno, che dovevano sostenere gli archi sui quali venivano appoggiate le volte dei soffitti; sulla via dei Lanfranchi inoltre è visibile una parete non intonacata che rivela la presenza di strutture architettoniche medievali, quali archi ribassati, finestre tamponate e buche pontaie.

Il palazzo, dopo essere stato acquistato del Comune di Pisa nel 1952, ha subito un importante restauro dal 1979 al 1980 commissionato a Massimo Carmassi che ha permesso una ricostruzione delle varie fasi costruttive del palazzo.

Museo della Grafica

Nelle sale del palazzo, per volontà del Comune di Pisa e dell'Università di Pisa, dal 2007 è allestito il Museo della Grafica, anche se il palazzo era già stato usato per alcune mostre temporanee.

Esso ospita le collezioni universitarie del Gabinetto Disegni e Stampe del Dipartimento di Storia delle Arti, collezione di grafica contemporanea iniziata nel 1958 da Carlo Ludovico Ragghianti.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo del Collegio Puteano

Palazzo italiano · Pisa

Palazzo del Collegio Puteano

Il palazzo del Collegio Puteano è un edificio di piazza dei Cavalieri, a Pisa.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo del Collegio Puteano (201 parole)

Il palazzo, adiacente alla chiesa di San Rocco, venne edificato nelle forme attuali tra il 1594 e il 1598 tramite l'unione di un gruppo di case più antiche.

Nel 1605 venne concesso in affitto perpetuo all'Ordine di Santo Stefano per ospitarvi studenti piemontesi dello Studio Pisano, secondo un desiderio dell'arcivescovo di Pisa di origine biellese Carlo Antonio Dal Pozzo (dal quale deriva il nome Puteano).

La facciata venne decorata da affreschi allegorici tra il 1608 e il 1609 ad opera di Giovanni Stefano Marucelli. A fine Ottocento presentava notevole degrado e nel 1895 fu restaurata perdendo parte della decorazione originale.

Dopo la soppressione dell'Ordine, il collegio rimase aperto fino al 1925 quando fu chiuso per "deficienza di rendita", ma già nel 1930 la Scuola Normale di Pisa lo fece riaprire come Casa dello Studente della prestigiosa Università che aveva la sede nel vicino palazzo dei Cavalieri, in seguito a un accordo sottoscritto da Giovanni Gentile e dal Cardinale Maffi agevolato dal clima di distensione fra Stato Italiano e Chiesa Cattolica del periodo.

Dopo un restauro, dal 2001 l'edificio è sede del Centro di ricerca matematica "Ennio De Giorgi" e della foresteria della Scuola Normale Superiore.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo delle Vedove

Palazzo italiano · Pisa

Palazzo delle Vedove

Il Palazzo delle Vedove è un palazzo di Pisa situato tra via Santa Maria e via Trento.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo delle Vedove (216 parole)

Anticamente era qui presente la domus dei Bocci, strategicamente costruita nei pressi del "Ponte Nuovo", poi crollato all'inizio del XV secolo. L'antico palazzo era stato costruito tra il XII e il XIV secolo con una forma allungata a base rettangolare, con una struttura molto alterata dal rifacimento cinquecentesco, ma ancora leggibile sulle pareti esterne, per la messa in luce dei primitivi elementi e aperture medievali in parte distrutti per far posto alle nuove finestre rettangolari. È particolarmente interessante il prospetto su via Trento, dove si può vedere una quadrifora in marmo di pregevole fattura, tagliata al centro per l'inserimento di un'apertura rettangolare.

Su via Santa Maria si vedono ben sei campate che al pian terreno presentavano un portico, mentre ai piani superiori andavano a costituire la struttura portante dell'edificio con grossi archi di scarico del peso sotto il tetto.

Il palazzo, rimaneggiato pesantemente nel Cinquecento, era usato dalle "vedove" di Casa Medici. Due passaggi su corridoi sostenuti da arco attraversano superiormente la via e collegano il palazzo prima con la Torre De Cantone, poi, tramite la Torre stessa, con la chiesa di San Nicola permettendo così alle ospiti del palazzo di recarsi a messa senza scendere in strada.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Domus Galilaeana

Palazzo italiano · Pisa

Domus Galilaeana

La Domus Galilaeana è una fondazione culturale di Pisa, con sede in via Santa Maria 26.

Attualmente la Domus Galilaeana custodisce una biblioteca specializzata in storia della scienza di oltre 40.000 volumi e importanti archivi di personalità scientifiche dell'Ottocento e del Novecento nonché altri beni mobili e vecchi strumenti scientifici.

Leggi tutto su Domus Galilaeana (671 parole)
Storia

L'idea di creare un Istituto dedicato allo scienziato pisano nacque nel 1938 in previsione delle celebrazioni per il centenario della Prima riunione degli scienziati italiani, tenutasi a Pisa nel 1839. Su iniziativa di Giovanni Gentile e col patrocinio sponsorizzato dalla Società Italiana per il Progresso delle Scienze, fu istituita a Roma una commissione con lo scopo di identificare scopi e obiettivi del nuovo ente, oltre che la città e la sede ove collocarla.

La scelta cadde su Pisa. La presentazione dell'ente fu effettuata nel 1939 nell'Aula Magna dell'Università di Pisa. La Domus Galilaeana ricevette ordinamento giuridico con una legge del 1941. La direzione venne affidata da Gentile a Sebastiano Timpanaro senior.

In particolare l'istituzione raccoglie sin da allora tutte le pubblicazioni antiche e moderne su Galileo e coordina gli studi di storia della scienza, grazie a un fornitissimo archivio e ad un'importante biblioteca specializzata. Dal 2002 da istituzione pubblica si è trasformata in fondazione, soggetta al diritto privato.

Dal 2013 è iniziata una collaborazione con la Fondazione Pisa che ha portato alla conclusione di due progetti di catalogazione archivistica e il conseguente riversamento on line di tutto il materiale dei fondi Enrico Fermi ed Ettore Majorana.

La Domus Galilaeana fruisce di erogazioni della Regione Toscana e del Ministero della Cultura, tuttavia non in grado di garantire le manutenzioni dell'immobile, appartenente al demanio storico statale, e tutti i costi di una gestione piena.

Nel 2015, a seguito di varie modifiche di statuto, è stata disposta l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche private presso la Prefettura - UTG di Pisa.

Dal dicembre 2019 è amministrata da Massimo Asaro, commissario prefettizio, che sta conducendo un progetto di razionalizzazione mediante una operazione di fusione per incorporazione nella Fondazione Galileo Galilei, dell'Università di Pisa.

La sede

La Sede dell'istituto è in via Santa Maria, nell'ex Palazzotto della Specola, collocato tra la casa di Antonio Pacinotti e quella di Carlo Francesco Gabba. Non si tratta della casa natia di Galileo, che si trova invece nei pressi del tribunale, ma dell'edificio che in passato ha ospitato la biblioteca universitaria e la torre dell'osservatorio astronomico.

La Specola di Pisa era stata costruita su impulso di padre Guido Gentile, professore di matematica all'Università di Pisa, che sosteneva la necessità per l'ateneo di avere un osservatorio astronomico, e grazie all'interessamento del Provveditore dell'Università, monsignor Gaspare Cerati. Per allocare la Specola fu costruita su disegno di Giulio Foggini una torre di cinque piani sul fianco del palazzo dalla parte di vicolo Galvani. La costruzione fu realizzata nel 1734-35, ma l'attività scientifica della Specola iniziò solo nel 1746.

La torre manifestò subito problemi di stabilità a causa dell'avvallamento del terreno e fu perciò demolita nel 1826.

Il museo

La Domus Galilaeana non può essere considerata un vero e proprio museo. Nel corso della sua storia ha conservato varie strumentazioni scientifiche per conto di altre istituzioni. Si ricordano gli strumenti di Enrico Fermi, ora a Roma, e le apparecchiature di Antonio Pacinotti, ora al Museo degli Strumenti di Fisica di Pisa, tra i quali la "Macchinetta", primo modello di motore dinamo elettrico. La Domus ha inoltre preservato dalla distruzione la CEP, Calcolatrice Elettronica Pisana, confluita nelle collezioni del Museo degli Strumenti per il Calcolo. La strumentazione attualmente presente alla Domus è strettamente legata ai fondi archivistici presenti. Sono conservate le "Sorgenti" per gli esperimenti sulla radioattività indotta di Enrico Fermi, la strumentazione fotografica dell'astronomo Pio Emanuelli e alcune macchine provenienti dall'Istituto di Fisica Tecnica dell'Università di Pisa. Vengono allestiti periodici percorsi didattici dedicati alle scuole sui più importanti personaggi della Storia della Scienza, da Galileo Galilei ai fisici del Novecento.

L'attività culturale

La sezione didattica della Domus Galilaeana proponeva ogni anno visite guidate, laboratori e percorsi cittadini per tutte le scuole.

Dal marzo 2020 si svolgono attività culturali e ricerche scientifiche solo in modalità "a distanza", in collaborazione con la cooperativa culturale FormaCultura.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Via Santa Maria 26
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.domusgalilaeana.it

La voce completa su Wikipedia

ponte di Mezzo

Ponte stradale · Pisa

ponte di Mezzo

Il ponte vecchio, detto di Mezzo è un ponte sull'Arno a Pisa. Situato idealmente nel centro della città, collega piazza Garibaldi, nella parte di Tramontana, a piazza XX Settembre, a Mezzogiorno, ove si trovano il Palazzo Pretorio, il Municipio e le logge di Banchi.

== Storia ==

Leggi tutto su ponte di Mezzo (918 parole)

Fino al XII secolo Pisa era dotata solo di un ponte, inizialmente in legno, che collegava le due sponde dell'Arno all'incirca nella posizione dove attualmente è presente la chiesa di Santa Cristina. L'origine di tale ponte può essere ricondotta ai Romani all'arrivo di un ramo della via Aemilia Scauri, poi conosciuta come via Julia Augusta, attuale percorso di via San Martino - via Curtatone. Solo nel 1035, anno della vittoria di Lipari, il ponte di legno fu ricostruito in pietra e spostato più a est, dove attualmente è il Ponte di Mezzo; il ponte fu restaurato su ordine di Pietro Gambacorta nel 1388, proprietario dell'omonimo palazzo.

Nel 1635 il ponte, noto all'epoca come Ponte Vecchio, crollò definitivamente a causa di una piena dell'Arno e la successiva opera di ricostruzione non si limitò all'essenziale, ma interessò tutte le zone limitrofe. L'opera, nel suo complesso, richiese circa trenta anni di lavoro. Alla direzione dei lavori si avvicendarono Bernardo Cantini, Alessandro Bortolotti e Francesco Nave con tre distinti progetti. Il primo fu dimissionario volontario, il secondo fu arrestato dopo il crollo del ponte ad una sola luce da lui arditamente (per l'epoca) costruito: l'opera durò infatti appena otto giorni. Il terzo invece realizzò un ponte a tre luci che realizzò anche "a spese" delle ultime otto botteghe sulla spalla destra, che furono demolite. Il ponte fu concluso nel 1660, ai quattro angoli dei suoi due ingressi furono posizionate quattro sfere che non mancarono di essere riproposte anche nella più recente ricostruzione.

Nei primi decenni del Novecento a Pisa entrò in servizio la rete tranviaria di Pisa, i cui binari interessarono anche il Ponte di Mezzo.

Il 22 luglio 1944, durante la seconda guerra mondiale, le mine tedesche distrussero il ponte. Per la sua ricostruzione, molto richiesta dalla popolazione, fu indetto un referendum popolare per scegliere il progetto. La scelta cadde sulla soluzione ad un'unica luce in contrasto con quella auspicata dalla commissione esaminatrice: un ponte a tre luci. Nel 1946 fu istituito il concorso che portò alla conclusione della costruzione del ponte solo nel maggio del 1950, con un ritardo sulla consegna dovuto a problemi sia tecnici che burocratici. Il ponte fu costruito un po' più a valle del precedente in quanto era prevista l'apertura di una strada parallela a corso Italia, strada che non fu, nella realtà, mai realizzata; corso Italia e Borgo Stretto quindi perdevano così il collegamento diretto presente con l'opera precedente.

Successivamente il ponte è stato corredato di alcune rifiniture a ricordo dell'opera precedente. Tra queste possono essere elencate il rivestimento laterale di marmo e le quattro sfere all'ingresso del ponte.

La ricostruzione

Il ponte precedente a quello attuale fu progettato su un'intuizione dell'architetto ed ingegnere Sergio Aussant, nato a Livorno il 4 maggio 1906 (figlio di Paolo, francese, laureato in Fisica a Parigi e docente alla Scuola normale superiore di Pisa e di Epodina Verge, russa di Odessa), in servizio presso la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie di Pisa e tra i fondatori dell'Accademia Nazionale dell'Ussero.

Dopo la distruzione avvenuta nella Seconda Guerra Mondiale, la ricostruzione del Ponte di Mezzo rappresentò per l'opinione pubblica pisana il simbolo della ricostruzione cittadina e fu al centro di numerose discussioni che portarono alla necessità di indire un referendum popolare per la scelta del progetto nel 1946: la scelta riguardava la ricostruzione del ponte a tre luci, come il precedente, oppure ad una sola luce. Il progetto denominato “Conte Ugolino” arrivò 1º tra i ponti ad una luce e 2º nella classifica generale del concorso nazionale dopo il progetto a tre luci “Post Fata Resurgo” di Ettore Fagiuoli. Le verifiche del Genio Civile ed i risultati del referendum popolare indicarono il progetto ad una luce come vincitore. Al progetto parteciparono gli architetti Renzo Bellucci, Giovanni Salghetti-Drioli e Raffaello Trinci, l'ingegner Luciano Morganti e lo scultore Mario Bertini.

La costruzione venne affidata alla società Ferrobeton Spa - fondata dal marchese Carlo Feltrinelli, padre di Giangiacomo Feltrinelli e di cui era amministratore delegato il patrizio pisano Agostino Agostini Venerosi della Seta (1894-1960) - su calcoli dell'ingegnere Giulio Krall per incarico del Ministero dei lavori pubblici negli anni 1947-1950. La Ferrobeton Spa, fondata nel 1908, fu tra le più importanti società di progettazione e di costruzione italiane, realizzando le opere di fondazione della prima metropolitana di Milano con un innovativo sistema ancora oggi conosciuto come "metodo Milano", i bacini di carenaggio dei porti di Napoli e di Genova, il grattacielo dei Mille a Catania e molti altri importanti progetti negli anni 1920-1970. L'innovativo ponte rappresenta un esempio di architettura postbellica che non ha uguali in tutto il corso dell'Arno e ha due gemelli sul Tevere a Roma, il ponte Testaccio ed il ponte Duca d'Aosta.

Può essere descritto con le parole che Franco Russoli pubblicò sul numero 3-4 del quadrimestrale “Paesaggio” del 1946:

Descrizione

Il ponte è lungo 89 metri, ha un'altezza massima di 12,5 metri, ha un'unica campata con una luce massima di 72 metri. La struttura è in cemento armato, i fianchi sono rivestiti in pietra bianca di Verona; il manto stradale fino al marzo 2017 era ricoperto di sanpietrini in porfido, con al centro la riproduzione della croce pisana in tinta bianca. Oggi il manto è asfaltato e la croce pisana al centro è riprodotta in materiale plastico.

Gioco del ponte

Sul Ponte di Mezzo si svolge il "Gioco del ponte", manifestazione storica che si svolge ogni anno l'ultimo sabato di giugno.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo Medici

Palazzo · Pisa

Palazzo Medici

Palazzo Medici, già Palazzo Appiano, è un palazzo di Pisa situato sul Lungarno Mediceo. Oggi è sede della Prefettura.

== Storia ==

Leggi tutto su Palazzo Medici (254 parole)

Le forme attuali del palazzo risalgono al Duecento, per questo era conosciuto anche come Palazzo "Vecchio", e venne edificato su costruzioni precedenti risalenti all'XI secolo. Vi abitarono gli Appiani, signori di Pisa dal 1392 al 1398, per venire poi acquistato dai Medici nel 1446, all'epoca di Piero il Gottoso; vi soggiornò spesso anche Lorenzo de' Medici, che veniva sulla costa toscana per curare la sua salute cagionevole, accompagnato dai suoi amici umanisti come Agnolo Poliziano. Carlo VIII di Francia, ospite di Piero il Fatuo nel 1494, risiedeva nel palazzo mentre la città di Firenze si ribellava a Piero proprio per la troppo vile sudditanza al monarca straniero.

Nel 1871 il palazzo venne restaurato da Ranieri Simonelli su commissione di Vittoria Spinola, figlia di Vittorio Emanuele II e della "Bella Rosina", con la trasformazione dell'edificio medievale secondo lo stile gotico, sostituendo le antiche finestre nelle attuali bifore e trifore ed aggiungendo una torre merlata in cotto. Il palazzo fu residenza della moglie morganatica del Re d'Italia nel 1885 e, anni più tardi, del giornalista Alessandro D'Ancona, primo direttore del quotidiano La Nazione di Firenze, nonché senatore e capo del movimento liberale toscano, che vi morì nel 1914.

Struttura

La facciata mostra la copertura a pietra verrucana al pian terreno, dove si aprono delle bifore, mentre ai due piani superiori si notano i profili degli antichi piedritti e archi di scarico della struttura, che intervallano le eleganti trifore (al primo piano) e bifore (al secondo).

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo Pretorio

Palazzo · Pisa

Palazzo Pretorio

Palazzo Pretorio si trova a Pisa, sul Lungarno Galilei, nei pressi delle Logge di Banchi e del Ponte di Mezzo.

È stato sede della biblioteca comunale, fino allo spostamento lungo la zona detta "Le Piagge".

Leggi tutto su Palazzo Pretorio (275 parole)
Storia e descrizione

Edificio d'origine medievale, già sede del Governatore, il Palazzo Pretorio fu oggetto di un crescente interesse verso la fine del Settecento, quando, nell'ottica di un ammodernamento delle sue strutture, fu deciso di dotarlo di una nuova torre civica (1785).

Dovendo ospitare anche le carceri, l'Auditore di Governo, la Cancelleria Civile e Criminale, nonché l'Accademia di Belle Arti, all'inizio dell'Ottocento fu indetto un concorso per il suo completo rifacimento, a cui parteciparono Alessandro Gherardesca, Giuseppe Poschi e Giuseppe Martelli.

Inizialmente prevalse il progetto di Martelli, ma il disegno fu presto accantonato in favore del più economico progetto elaborato dal Gherardesca, il quale prevedeva la realizzazione di un prospetto di gusto classicheggiante, aperto, verso il centro, mediante un porticato con arcate a tutto sesto.

I lavori furono avviati intorno agli anni venti dell'Ottocento, ma nel 1826, a causa del lievitamento dei costi, il completamento dell'opera fu affidato a Giuseppe Caluri e il cantiere fu chiuso nel 1829.

Un importante restauro si ebbe dopo il terremoto del 14 agosto 1846, che aveva minato la solidità della torre dell'orologio.

Tuttavia l'intera struttura fu gravemente danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale: la parte di ponente, assieme alla torre civica, fu sostanzialmente rasa al suolo.

La ricostruzione avviata nel dopoguerra apportò alcune importanti modifiche all'assetto del prospetto principale, che fu ricostruito con l'ausilio del calcestruzzo armato: il portico fu esteso su tutta la facciata, mentre la torre dell'orologio fu innalzata con sensibili differenze rispetto al disegno originario.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Lungarno Galileo Galilei
Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

palazzo alla Giornata

Palazzo italiano · Pisa

palazzo alla Giornata

Il palazzo alla Giornata si affaccia sul Lungarno Pacinotti, a Pisa. Il palazzo è oggi sede del Rettorato dell'Università di Pisa.

== Storia ==

Leggi tutto su palazzo alla Giornata (420 parole)

Edificato per volere di Battista Lanfreducci, esponente di un'importante ed antica famiglia pisana del XIII secolo, deve l'aspetto attuale alle opere realizzate dall'architetto senese Cosimo Pugliani tra il 1594 e i primi anni del Seicento.

I Pisani lo denominarono "Palazzo alla Giornata", ispirandosi al motto scelto dal suo proprietario, il cavaliere di Malta Francesco Lanfreducci il Vecchio. Una delle molte leggende suscitate dall'enigmatico motto «alla Giornata» vuole che, dopo una lunga detenzione nelle prigioni di Algeri, il cavalier Lanfreducci ponesse quell'iscrizione sopra il portone della sua residenza a testimoniare la precarietà della vita terrena. Sempre alla prigionia algerina alluderebbe il pezzo di catena appeso sopra l'ingresso principale del palazzo. In realtà, il motto, o più propriamente "l'impresa", «alla Giornata» significa letteralmente «nel giorno della battaglia» e rappresentava una sorta di sfida lanciata ad un antagonista che aveva prevalso sul Lanfreducci in maniera sleale nella lotta di potere che agitava l'Ordine di Malta sul finire del Cinquecento. Il motto allude alla rivalsa sul campo di battaglia, "nel momento della verità". Scegliendo quel motto Lanfreducci intendeva ricordare che il valore di un uomo si misura in faccia al pericolo, sul campo dell'onore e che gli uomini della famiglia Lanfreducci non si erano mai sottratti a questa prova. Il palazzo e la sua scritta sono nominati nella lirica I camelli di D'Annunzio «...alla giornata, scrisse sull'architrave, e l'Arno era soave»

Dietro il palazzo era presente una chiesa detta di San Biagio delle Catene, di proprietà della famiglia Lanfreducci.

Torre Lanfreducci

La Torre dei Lanfreducci è una delle antiche torri medievali meglio conservate di Pisa, situata nel cortile interno del Palazzo alla Giornata sul Lungarno Pacinotti.

La torre, a pianta rettangolare, si eleva per sette piani principali ad altezza dei solai variabile e risale nella parte più antica alla seconda metà del XII secolo (riconoscibile per i conci fino al quinto solaio in pietra verrucana grigio chiaro), mentre la parte superiore degli ultimi piani (in laterizio rosso mattone) risale al XIV secolo. Nella parte più alta è presente una decorazione realizzata con la varia disposizione dei mattoni a formare delle fasce decorate.

Verso la metà, sul lato ovest, si può notare ancora la silhouette di un lungo arco di scarico dal disegno ogivale ribassato. Le aperture sono di diversa forma e fattura: rettangolari le più piccole e antiche, poi monofore con archetti e al penultimo piano, anche una bifora con una colonnina in muratura con capitello.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo del Consiglio dei Dodici

Palazzo · Pisa

Palazzo del Consiglio dei Dodici

Il Palazzo del Consiglio dei Dodici è uno degli edifici di piazza dei Cavalieri a Pisa.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo del Consiglio dei Dodici (348 parole)

Il palazzo ha cambiato nome nel tempo a seconda della magistratura che ha ospitato: da palazzo dell'Archivio e della Cancelleria nel medioevo a palazzo dei Priori dopo la conquista fiorentina (1409) a palazzo del Consiglio dei Dodici quando passò nelle mani dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano; il Consiglio dei cavalieri di dodici membri scelti era infatti un organo decisionale dell'Ordine.

Sul finire del Cinquecento il palazzo venne ristrutturato dall'architetto Pietro Francavilla (autore anche quale scultore della Statua di Cosimo I davanti al vicino Palazzo dei Cavalieri), che lo uniformò agli edifici circostanti per altezza e stile delle decorazioni di gusto tardo-rinascimentale. Il fregio sul cornicione ricorda come i lavori furono conclusi nel 1603 sotto il Granducato di Ferdinando I de' Medici. Il passaggio all'Ordine cavalleresco avvenne solo nel 1691, quando i priori si trasferirono a Palazzo Gambacorti: qui i cavalieri stabilirono il loro tribunale, come ricorda anche l'iscrizione sul portale principale.

La facciata è oggi caratterizzata da un intonaco rosato sul quale risaltano le decorazioni in marmo bianco: le cornici delle finestre, il portale affiancato da due colonne, le aperture balaustrate al piano nobile, le cornici marcapiano, lo stemma, i rinforzi angolari e il cornicione.

All'interno sono conservate numerose opere d'arte, come il busto cinquecentesco di Ferdinando I, il frammento di affresco dell'Assunta della scuola di Domenico Ghirlandaio (nella sala degli Stemmi al primo piano) e soprattutto il salone dell'Udienza, con le pareti completamente dipinte da Pietro Paolo Lippi e Antonio Giusti (1681-1683) con temi marinareschi e il notevole soffitto intagliato, dorato e dipinto con le Virtù cardinali di Ventura Salimbeni (1602); oggi al centro del soffitto della sala si trova il Trionfo di santo Stefano di Giovanni Camillo Gabrielli (1692), che sostituì il Trionfo di Pisa del Salimbeni dopo che l'edificio divenne di proprietà dell'Ordine.

Dal XX secolo il palazzo è sede dell'istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano Papa e Martire, un ente morale voluto dallo Stato italiano nel 1939 per il mantenimento delle tradizioni marinare dell'Ordine di Santo Stefano e l'assistenza dei figli dei marinai.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza dei Cavalieri 1
Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Palazzo del Podestà

Palazzo · Pisa

Palazzo del Podestà

L'ex-Palazzo del Podestà di Pisa si trova tra via del Castelletto e via Ulisse Dini.

== Storia e descrizione ==

Leggi tutto su Palazzo del Podestà (81 parole)

Il palazzo fu costruito inglobando edifici medievali, dei quali si riconoscono ancora i pilastri e le pietre degli archi sulle pareti esterni e su quelle attorno al cortile. All'esterno si trovano alcuni stemmi, uno del Comune di Pisa e uno della Pia Casa di Misericordia.

Nella corte interna è invece esposto un frammento di statua greca su un piedistallo, donata da Pietro Miniati nel 1994.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Museo nazionale di palazzo Reale

Museo del Ministero della Cultura italiano · Pisa

Museo nazionale di palazzo Reale

Il Museo nazionale di Palazzo Reale di Pisa si trova sul Lungarno Antonio Pacinotti 46.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Toscana, divenuto Direzione regionale Musei nel dicembre 2019.

Leggi tutto su Museo nazionale di palazzo Reale (283 parole)
Storia

Il Palazzo fu costruito nel 1583 da Bernardo Buontalenti per Francesco I de' Medici, ed andava a sostituire - come dimora della Signoria a Pisa - il palazzo Medici sito presso la chiesa e il convento di San Matteo.

Il progetto inglobò alcune domus e torri medievali risalenti fino all'XI-XII secolo e in parte ancora visibili: quella dei Gaetani di Pisa (detta anche torre della Verga d'Oro o torre del Cantone, ancora in parte scorgibile su un fianco) e venne rimaneggiato più volte, durante il XVII e il XIX secolo.

Sulla sinistra del palazzo si possono vedere in un vicolo gli arconi a tutto sesto di un edificio medievale, ormai ribassati per via dell'interramento dovuto all'alzarsi del piano di calpestio. Dall'interno del cortile si può vedere una torre antica meglio identificabile, con un portale ad arco in verrucano, due finestrelle con architrave pentagonale e una monofora più in alto. Al piano terra del cortile si vedono anche i resti di un loggiato, che presenta due colonne con capitelli istoriati, in parte abrasi.

La corte medicea vi si riuniva soprattutto in inverno e furono suoi ospiti, tra gli altri, Galileo Galilei e Francesco Redi che morì qui il 1º marzo 1697. Passato poi ai Lorena, prese il nome di "Reale" quando divenne residenza dei Savoia, dai quali passò poi allo Stato Italiano nel 1919.

Dal 1989 ospita il Museo nazionale, che conserva numerose testimonianze delle famiglie che vi hanno abitato, costituite da dipinti, ritratti, arredi, arazzi, armature.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Indirizzo
Lungarno Antonio Pacinotti 46
Orari
We-Mo 09:00-14:00; Tu off; Jan 1 off; Dec 25 off
Telefono
+39 050 926573
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
museitoscana.cultura.gov.it

La voce completa su Wikipedia

Museo delle navi antiche di Pisa

Museo archeologico · Pisa

Museo delle navi antiche di Pisa

Il museo delle navi antiche di Pisa è un museo archeologico di Pisa facente parte della Direzione regionale musei della Toscana.

L'esposizione si svolge all'interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei ed è articolata in otto sezioni. Espone le navi antiche e i reperti scoperte nel 1998. Il museo è aperto al pubblico dal 16 giugno 2019.

Leggi tutto su Museo delle navi antiche di Pisa (2.312 parole)
Storia e descrizione del ritrovamento

Nel dicembre 1998 durante i lavori per la costruzione di un edificio che avrebbe dovuto ospitare la sede del nuovo Sistema di Comando e Controllo (SSC) presso la stazione di Pisa San Rossore iniziarono a emergere dagli scavi sotterranei tracce di materiale archeologico.

La scoperta si rivelò presto ben più importante del previsto, trattandosi di un sito di eccezionale importanza. Inizialmente si riteneva si trattasse di uno scalo portuale, ma ben presto si è identificata la vera natura del deposito: si tratta del punto di incrocio di un canale della centuriazione pisana con il corso del fiume Serchio (l'antico "Auser"), dove, a seguito di una serie di disastrose alluvioni (ne sono state identificate almeno nove, dal II secolo a.C. al VII secolo d.C.), sono affondate almeno trenta imbarcazioni.

Le imbarcazioni, tra navi da trasporto e barche fluviali, sono risultate essere perfettamente conservate, grazie alla particolare situazione di completa mancanza di ossigeno e la presenza di falde sotterranee. Ci sono così potuti pervenire una grande quantità di materiali solitamente deperibili, quali legno, cordami, cesterie, attrezzi da pesca e utensili. Inoltre si è recuperato buona parte del carico di queste navi contenuto in anfore e vasi. Dagli studi approfonditi si è potuti risalire anche a valide ipotesi sull'area di provenienza delle navi, che sarebbero giunte da varie parti del Mediterraneo: Gallia, Campania, Adriatico, ecc.

La scoperta eccezionale ha fatto parlare di una Pompei in versione marittima. Il cantiere, data la grande complessità della situazione stratigrafica, è stato reso stabile e trasformato in un cantiere scuola, dove gli scavi sono proseguiti sistematicamente per almeno dieci anni. Le imbarcazioni sono state restaurate presso il Centro di Restauro del Legno Bagnato, realizzato presso il Cantiere.

Il cantiere di scavo e il laboratorio di restauro sono stati visitabili su appuntamento e in particolari occasioni per tutta la durata dei lavori. Infine il museo è stato aperto definitivamente al pubblico in occasione della festa di San Ranieri del 2019.

La sequenza dello scavo

Il sito, in realtà, presenta una stratigrafia ancora più complessa, testimoniando la storia di un’ansa fluviale del Serchio per oltre 1200 anni di storia. Sono state al momento identificate 13 fasi:

Fase I (VI-V secolo a.C.)

I ritrovamenti più antichi consistono nei resti di alcune capanne etrusche, localizzate in una radura del fitto bosco che caratterizzava la piana pisana nei pressi del fiume. La riva fluviale era rinforzata da una palizzata e da una lunga massicciata, mentre un corso d’acqua minore era regolato da una saracinesca in legno.

Fase II (200-175 a.C.)

Con il II secolo a.C., assistiamo alla prima alluvione e al primo naufragio. Una imbarcazione di grandi dimensioni (la cosiddetta “nave ellenistica” o nave “R”), proveniente verosimilmente dalla Spagna, si schianta contro la riva disperdendo i suoi elementi e il suo carico in una vasta area. La nave trasportava derrate alimentari (tra cui un carico di prosciutti di spalla probabilmente in salamoia) contenuti in anfore.

Fase III (100-50 a.C.)

Nel corso del I secolo a.C. scompaiono i pollini di alberi di alto fusto che hanno caratterizzato tutta la fase etrusca, e compaiono pollini di graminacee (campi coltivati) e di erbe palustri (campi incolti a lato del fiume). Il nuovo paesaggio centuriato della colonia romana parte da un intensivo disboscamento (Strabone V.2.5 parla del commercio del legname come di una delle principali fonti di reddito della Pisa romana) e pone le basi per il considerevole dissesto idrogeologico che porterà alle grandi alluvioni di età romana. Il paesaggio si organizza, come di consueto nelle colonie romane, con una divisione agraria regolare del territorio, in centurie di 710 metri di lato, alcune delle quali delimitate da canali di drenaggio. Proprio uno di questi canali attraversa l’area di scavo e interseca il corso del fiume Serchio, creando la situazione di rallentamento delle acque che genererà il deposito archeologico rinvenuto. Il rinvenimento di alcuni dolia (grandi orci per derrate alimentari), trasportati dalla corrente fluviale, testimoniano la presenza di un relitto esterno all’area di scavo, e di una alluvione non documentata stratigraficamente.

Fase IV (1-15 d.C.)

La prima grande alluvione, una delle più disastrose, coinvolse numerose imbarcazioni, tra le meglio conservate:

La nave “C” o “Alkedo” è il relitto meglio conservato dell’antichità classica. Nave da diporto foggiata a forma di nave da guerra, era spinta da dodici rematori. La nave è stata rinvenuta sostanzialmente intatta, ad eccezione di parte della poppa e dell’arco di prua. Il nome “Alkedo” (gabbiano in latino) era tracciato in lettere greche su di una panca.

La nave “B” era una nave da carico di medie dimensioni. Trasportava derrate alimentari e sabbia dalla Campania in anfore riutilizzate. Al di sotto del carico, rovesciatosi su di un lato in seguito al naufragio, è stato rinvenuto il corpo di un marinaio, ancora abbracciato al suo cane.

La nave G e la nave E sono resti di due barconi fluviali, probabilmente utilizzati per il trasbordo e il trasporto locale delle merci.

Fase V (I-II secolo d.C.)

Una alluvione minore coinvolge la nave “P”, un barcone fluviale a fondo piatto. Viene realizzato un molo-contrafforte alla confluenza del canale probabilmente per contrastare l’erosione fluviale. Nei pressi dello scavo si insedia una fornace che produce ceramica invetriata.

Fase VI (imperatore Adriano)

Assistiamo a un ulteriore spostamento verso nord del corso del fiume; una alluvione coinvolge due imbarcazioni fluviali, la “H”, barchino a fondo piatto del tutto simile a quelli ancora in uso nelle acque interne del centro Italia, e la barca “F”, a volte erroneamente indicata come “piroga”. Si tratta di una lunga lintres, imbarcazione fluviale dalla forma affusolata e dalla sagoma deformata, per consentire la remata da un solo lato, proprio come le moderne gondole. Un relitto esterno all’ area è testimoniato da materiali fluitati. Alla fine dell’età adrianea sulla riva del fiume si imposta un probabile cantiere navale: un vascone rivestito da ceramica di scarto per sagomare sott’ acqua i tronchi delle chiglie, attrezzi per la lavorazione del legno e forcelle per il sostegno delle imbarcazioni fanno propendere per questa interpretazione.

Fase VII (250-280 d.C.)

Una serie di alluvioni e mutamenti dello stato fluviale spostano ulteriormente a nord il corso del fiume. Sulla riva settentrionale del fiume naufraga la nave A, grande imbarcazione da trasporto, con un carico di anfore galliche ed italiche a fondo piatto reimpiegate.

Fase VIII (280-400 d.C.)

In questa fase viene rinforzata la riva fluviale con la creazione di una alzaia rinforzata da palizzate: vengono infissi pali da ormeggio e viene realizzato un pontile e un capanno presso la riva del fiume, verosimilmente in relazione con un traghetto fluviale.

Fase IX (ca. 400 d.C.)

Una alluvione coinvolge un'imbarcazione minore (Q), una imbarcazione esterna all’ area di scavo ma testimoniata da materiali trasportati dalla corrente (L) e soprattutto un ben conservato traghetto fluviale (nave “I”), interamente realizzato in legno di quercia, e rivestito da fasce di ferro all’ esterno per rinforzare la struttura. La chiatta era spostata tra le due rive con un sistema di canapi, mossi da un argano di legno, che è stato rinvenuto in connessione con la barca.

Fase X (inizi del V sec. d.C.)

In un periodo di relativa calma del fiume viene realizzata una struttura sulla riva del fiume, di cui sono state rinvenute le fondazioni.

Fase XI (V sec. d.C.)

Una alluvione coinvolge una imbarcazione da carico, che affonda fuori dal perimetro del cantiere. Il carico della nave, costituito da anfore di piccole dimensioni (spatihia) viene trascinato dalla corrente per tutta l’area.

Fase XII (VI sec. d.C.)

Una grande alluvione, l’ultima attestata, coinvolge la nave “D”, grande barcone fluviale adibito al trasporto della rena, e lo capovolge. Il barcone, del quale si conserva in ottimo stato il ponte, era spinto da una vela (sono stati rinvenuti albero e pennone) e trainato dall'alzaia da cavalli. Si sono rinvenuti, infatti, in connessione con l’imbarcazione, lo scheletro di un cavallo e il basto a cui era aggiogato. La nave D è la più antica attestazione della tecnica costruttiva navale “a scheletro”. In relazione probabilmente a questa alluvione il Serchio si separa dall'Arno e assume un suo proprio corso. Il ramo fluviale che attraversa lo scavo diventa un ramo morto.

Fase XIII (VII sec. d.C.)

L’ultima fase stratigraficamente riconosciuta è una fase di calma fluviale, relativa al progressivo interro dell’ormai abbandonato braccio del fiume.

Percorso espositivo

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa si articola in 8 aree tematiche, all’interno delle quali si snodano, in una sequenza logica, le sezioni del museo.

La sede sono gli Arsenali medicei, sul lungarno pisano, una serie di capannoni adibiti ad arsenali per la costruzione e la manutenzione delle galee dei cavalieri di Santo Stefano corpo cavalleresco adibito alla difesa navale contro la minaccia saracena. Sulla facciata degli arsenali, infatti, una serie di iscrizioni commemorano le principali vittorie dei cavalieri contro i Saraceni. Gli arsenali andarono ben presto in disuso e vennero occupati da strutture militari e poi da stalle. Fino al primo dopoguerra ospitarono il centro di riproduzione ippica dell’Esercito Italiano; parte degli stazzi e delle strutture adibite al ricovero dei cavalli sono state mantenute nell’allestimento, per conservare memoria di questa importante fase storica.

L'orario medio di una visita libera è di 90 minuti.

I - La città tra i due fiumi

La prima sala è dedicata alla storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, il suo sviluppo fino alla fase etrusca prima e romana poi, l'arrivo dei Longobardi. Particolarmente rilevanti le tombe villanoviane a incinerazione dalla necropoli di Via Marche, le palizzate lignee delle capanne etrusche dallo scavo delle navi, il cippo etrusco della Figuretta, i materiali dal Tumulo del Principe etrusco di via San Jacopo, i materiali dalle sepolture longobarde da Piazza Duomo.

II - Terra e acque

L’area tematica illustra il rapporto della città con il territorio e l'acqua: le alluvioni, l'organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, il Porto di Pisa, le cave e le officine ceramiche, la pesca, l'agricoltura, il legname e come questa intensa attività produttiva ha inciso sul territorio provocandone già in età antica il suo dissesto idrogeologico. In evidenza: il tesoretto di denari repubblicani di Fornacette, materiali e reperti botanici e faunistici, cesti e nasse, attrezzatura da pesca, tronchi semilavorati dal Cantiere delle Navi; la “passerella” della nave “ellenistica”.

III - La furia delle acque

La piana di Pisa fu soggetta a disastrose alluvioni per secoli: furono disastrose per il territorio, ma grazie agli scavi archeologici hanno consentito di ricostruire nel dettaglio una storia secolare fatta di navi, reperti, storie di vita e di commerci. Approfondimento sul metodo di scavo archeologico in ambiente umido. In evidenza: lo scheletro del marinaio e del suo cane morti nel naufragio della nave “B”, le enormi quantità di materiali rinvenuti nello scavi delle navi, materiali da sequestri e scavi subacquei.

IV - Navalia

Sezione “metodologica”. Tratta dell’intervento sulle navi dello scavo pisano, delle tecniche antiche di costruzione navale, delle moderne tecniche di restauro. In evidenza: la nave “A” e i suoi materiali; la barca “R”, strumenti per la costruzione navale (mazzuoli, scalpello, chiodi, rivetti, mortase e tenoni etc.); ricostruzione del “cantiere navale” della fase adrianea, con legni, letto di anfore e forcelle di sostegno delle navi; la barca “G”

V - Le navi

La sezione si articola su due distinte campate. La prima ospita le imbarcazioni da mare aperto; la visita dell’Alkedo introduce anche ai temi delle navi da guerra, mentre sul lato opposto sono esposte le navi commerciali; la seconda campata ospita le imbarcazioni da acque interne. In evidenza: L’Alkedo, il rostro di liburna da un sequestro, la “nave ellenistica” e il suo carico, i materiali dalla nave “B”, la nave “D” e il giogo da traino, le imbarcazioni fluviali minori (G, Q, P), la lintres “F”, il traghetto “I” con il suo argano.

VI - I commerci

Si viaggia per mare anche e soprattutto per commercio: l'oggetto principe sono le anfore da trasporto, i contenitori di quasi tutti i prodotti che si vendevano nel mondo antico; diffusione, importazione ed esportazione di merci particolari: beni di lusso, marmi, ceramica fine da tavola. Le oltre 13.000 anfore da trasporto rinvenute nello scavo delle navi e i materiali rinvenuti consentono di illustrare le dinamiche di commercio e scambio dell’antichità. In evidenza: la tipologia delle anfore dallo scavo, iscrizioni sulle anfore, la cd. “anfora da spumante” con capsula, terra sigillata di produzione pisana, tipologia di marmi importati.

VII - La navigazione

Le navi romane, a remi e con vele quadre, navigavano regolate da un complesso sistema di manovre; il cantiere ha restituito notevoli parti di vela, che permettono di ricostruire con molta affidabilità il complesso sistema che era alla base della struttura delle vele. Materiali, oggetti, ricostruzioni e apparati multimediali per illustrare le tecniche di navigazione antica. In evidenza: la gigantesca ancora lignea della nave A; un remo dallo scavo delle navi; il timone della nave “A”, frammenti di vele e sartie, elementi di pompa di sentina.

Alcune ricostruzioni, anche in chiave moderna, chiariscono la durata dei viaggi e le destinazioni principali dell'età romana.

VIII - La vita di bordo

Viaggiare non era molto confortevole, sicuramente come marinaio, ma anche come passeggero. Questa sezione descrive l’altra faccia della navigazione, la dura vita quotidiana a bordo: l'abbigliamento, i bagagli, le tempeste, l'illuminazione di bordo, come si cucinava e si mangiava, culti e superstizioni, la vita quotidiana a bordo. In evidenza: come si vestiva un marinaio, il giaccone di pelle dell'Alkedo; il bagaglio del marinaio della Nave A, un piccolo gruzzolo e una manciata di oggetti personali; giochi per bambini e da tavolo.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Lungarno Ranieri Simonelli 16
Orari
Tu-Th 10:00-14:00; Fr-Su 10:30-18:30
Telefono
+39 050 8057880
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.navidipisa.it

La voce completa su Wikipedia

Cittadella Nuova

Giardino pubblico · Pisa

Cittadella Nuova

La Cittadella Nuova, oggi chiamata Giardino di Scotto o più semplicemente Giardino Scotto, è un'antica fortezza di Pisa.

Chiamata "nuova" per distinguerla dalla Cittadella più vecchia e rivolta al mare, essa si trova all'estremo opposto della cinta muraria pisana, in Lungarno Fibonacci, sulla riva meridionale del fiume Arno, tra il ponte della Vittoria e quello della Fortezza.

Leggi tutto su Cittadella Nuova (2.279 parole)
Storia

Fu costruita a partire dal 1440 durante la prima dominazione fiorentina. A seguito della rivolta pisana e degli scontri precedenti la seconda conquista della città, la fortezza fu danneggiata e in seguito ristrutturata dall'architetto Giuliano da Sangallo.

In questa nuova ristrutturazione si tenne conto delle nuove armi utilizzanti la polvere da sparo. Si tratta di uno dei primi esempi in Italia.

Al centro dei bastioni della fortificazione della Cittadella Nuova, si trova oggi un ampio giardino realizzato agli inizi del XIX secolo dall'architetto Giovanni Caluri per l'armatore procidano Domenico Scotto.

La famiglia Scotto, dopo aver acquistato nel 1798 la fortezza, che il granduca Leopoldo I di Toscana aveva messo in vendita, diede infatti avvio ai lavori per la costruzione di un palazzo corredato da un ampio spazio verde. La tradizione vuole che il gigantesco platano, che troneggia in mezzo al giardino, fosse stato piantato in occasione di uno spettacolo teatrale di Carlo Goldoni; in realtà quando il giardino è stato acquistato, il Goldoni era già morto.

Negli anni trenta del secolo scorso l'area diventa giardino pubblico comunale ed è usata per mostre, rappresentazioni teatrali, concerti e come cinema all'aperto durante il periodo estivo, ruolo che ha mantenuto fino ai giorni nostri.

Nel 2008 a seguito di una situazione sempre più evidente di degrado, il Giardino Scotto è stato in gran parte ristrutturato con un rinnovamento del suo arredo.

Dopo un restauro di poco più di un anno, il 24 marzo 2023 sono stati riaperti i camminamenti interni ed esterni del lato est della cittadella con accesso dalla torre Sant'Antonio.

Scavi archeologici nell'area di palazzo Scotto a Pisa

All'inizio degli anni 2000 sono stati condotti vari studi sulla zona di palazzo Scotto, in seguito a lavori di ricostruzione dei volumi del palazzo. Gli scavi interessarono una vasta area (1000 m2) compresa tra il lungarno Galilei e il lungarno Fibonacci.

Si trattò di un'operazione molto importante in quanto permise di riportare alla luce una porzione dell'antica città di Pisa e la sua evoluzione a partire dall'epoca pre-romana fino ai giorni nostri.

Gli scavi furono condotti in concomitanza con i lavori edili e si cercò dunque di trovare dei compromessi tra i due cantieri per evitare intralci da entrambe le parti.

Dall'età preromana alla conquista fiorentina

I dati riferibili alle epoche più antiche sono relativamente pochi, infatti solo a partire dal medioevo è stato possibile ricostruire più precisamente le vicende che interessarono questa zona.

In una fase precedente l'epoca romana l'intera area era completamente sommersa dall'Arno e dunque inadatta a qualsiasi tipo di insediamento.

In epoca romana venne realizzata una struttura non ben identificabile, forse un approdo, di cui rimane un pavimento in coccioppesto, poi distrutto nell'Alto medioevo.

Alla fine dell'XI secolo venne costruita la chiesa di Sant'Andrea e San Vincenzo, che diventerà il fulcro principale per la creazione di una parrocchia e di un quartiere molto ricco. Questa chiesa e l'annesso quartiere vennero realizzati dopo una fase di abbandono nell'Alto medioevo come dimostra il fatto che la chiesa venne impiantata direttamente sulle strutture romane e tardoantiche. Per realizzare l'intero complesso venne formato un terrapieno di circa 2,50 m, che aveva anche la funzione di arginare l'Arno in modo che non esondasse.

Le indagini archeologiche del 2003-2005 hanno riportato alla luce la porzione nord-occidentale della chiesa. L'edificio, orientato est-ovest, presentava un unico ambiente con tre ingressi e un tetto a doppio spiovente; il pavimento era molto semplice, costituito da ciottoli fluviali, e le pareti interne risultavano intonacate e, forse, dipinte, come dimostrano alcune tracce di colore rinvenute alla base dei muri. In seguito all'alluvione dell'Arno del 1333 si dovette procedere all'innalzamento del piano di calpestio esterno, testimoniato da una soglia in arenaria e due gradini aggiunti all'impianto originario.

Dallo scavo fu possibile, inoltre, confermare che la cosiddetta Torre di Sant'Antonio, inserita nelle mura meridionali della futura cittadella (oggi all'ingresso del Giardino Scotto), era in origine il campanile della chiesa di Sant'Andrea.

Sul lato settentrionale dell'edificio ecclesiastico fu individuato un piccolo cimitero con nove sepolture in fossa terragna alternate ad alberi, che sembrano confermare la presenza di un “cimitero pomario” tipico dei complessi monastici, dove le sepolture si trovavano in un vero e proprio giardino e gli alberi rappresentavano simbolicamente la rinascita, nell'ottica cristiana di una vita dopo la morte.

La costruzione della chiesa portò alla formazione in questa zona di un quartiere molto prospero che con il passare del tempo divenne la zona più ricca di Pisa. Tra XII e XIII secolo vi fu una fiorente attività edilizia che permise la costruzione di vari edifici tra cui un ospedale, un monastero, case per circa 90 famiglie e una serie di botteghe soprattutto di vasai, come dimostra l'utilizzo dagli inizi del Duecento del termine Baractularia per riferirsi alla chiesa di Sant'Andrea e all'intera zona. Il termine Baractularii si riferisce ai ceramisti pisani che producevano tipologie specializzate di vasi “i barattoli”, termine che poi venne esteso alla produzione di tutte le altre tipologie di ceramiche.

Questa non era l'unica attività artigianale nella zona, infatti nei pressi della chiesa è stato scoperto un atelier di campanai. Tale ritrovamento fu importantissimo in quanto, di solito, nel medioevo i campanai erano degli artigiani itineranti che si spostavano di città in città in cerca di lavoro e una volta terminato il loro compito smantellavano tutto per dirigersi in un altro luogo. Non avevano dunque un impianto stabile, che era invece indicatore di una grande ricchezza, poiché significava che, nel luogo dove questo sorgeva, c'era abbastanza denaro per commissionare dei lavori ad artigiani specializzati.

La bottega (attiva dal 1330) fu attribuita ad Andrea Benciveni e alla sua famiglia da una serie di documenti relativi a quel periodo e confermata dal ritrovamento, negli ambienti che erano adibiti alla fusione, di un frammento di ceramica su cui fu graffita, una campana con all'interno il nome di Benciveni. L'atelier occupava una superficie molto ampia, infatti esso si estendeva su circa 750 m2 dei 1000 m2 di cui è costituito lo scavo. Archeologicamente, essendo stato tutto il quartiere distrutto per far posto alla cittadella fiorentina, non è rimasta alcuna traccia degli edifici appartenenti all'atelier eccetto le fosse di gettata delle campane. Le fosse furono realizzate direttamente nella sabbia e rivestite con mattoni di reimpiego, legati tra di loro con argilla, e collegate da un lungo condotto ad una camera ellittica dove avveniva la cottura. Inoltre fu ritrovata l'impronta circolare dello stampo argilloso della campana, che permise di stabilire che l'atelier produceva delle campane di limitata grandezza (circa di diametro).

L'intero complesso venne smantellato durante gli anni '30 del XV secolo, dopo che la città di Pisa venne conquistata dai fiorentini (1406), i quali distrussero la chiesa, le botteghe e le case per costruire un'imponente fortezza, simbolo del loro potere.

La conquista fiorentina e le due fortezze

Tra il 1440 e il 1470, su progetto del Brunelleschi, fu edificata la fortezza nuova fiorentina nell'area fino ad allora occupata dalla parrocchia di Sant'Andrea in Chinzica. In questo panorama, sia il ponte della Spina (poi ponte della Fortezza) sia il ponte a Mare erano posti sotto diretto controllo militare. Per la realizzazione di questo ambizioso progetto furono rasi al suolo la chiesa di Sant'Andrea, con l'ospedale e il monastero annessi, e le abitazioni di circa 90 famiglie, nonché le attività produttive presenti nell'area. La fortezza, costruita quasi interamente con materiali di reimpiego, era costituita da due capisaldi, la rocca di San Marco (meridionale) con un ampio torrione quadrangolare, e un fortilizio chiuso da alte mura e sormontato da un torrione circolare (settentrionale); a separazione fra le due strutture era un vasto spazio fortificato che ospitava la nuova chiesa di Sant'Andrea e alcuni edifici di servizio. L'intera cittadella era circondata da un fossato, attraversabile tramite un ponte levatoio.

Distrutta parzialmente dai pisani durante la rivolta cittadina nel 1495, nel 1509 (anno della riconquista fiorentina di Pisa) la struttura fortificata venne modificata ad opera di Giuliano da Sangallo e da Antonio da Sangallo il Vecchio (quest'ultimo si occupò anche della costruzione della Fortezza Vecchia di Livorno), e prese il nome di Cittadella Nuova. Comuni ad entrambi gli edifici (Fortezza Vecchia di Livorno e Cittadella di Pisa) erano alcuni accorgimenti architettonici particolari, come le cortine laterizie e le liste verticali di marmo. La nuova struttura prevedeva due distinte fortificazioni collegate fra loro da un unico bastione, andando così a costituire un ampio recinto fortificato. Il caposaldo meridionale era costituito da una struttura quadrangolare con tre puntoni angolari. Il baluardo settentrionale (detto anche “della cisterna”) si articolava attorno ad uno spazio aperto, la “piazza del corpo di guardia”, che ospitava, oltre appunto alla cisterna, i resti di un torrione circolare quattrocentesco ed un lungo edificio con funzioni residenziali (per il cantiniere, per l'oste e per qualche soldato), all'osteria e ad una casamatta con cannoniera. Durante la costruzione, Sangallo fu ripetutamente accusato di perdere tempo in dettagli e ornamenti piuttosto che concentrarsi sull'aspetto pratico.

La fortezza del Sangallo fu ristrutturata nella parte a sud del bastione della cisterna verso la metà del XVI secolo per realizzare una nuova struttura muraria; nel corso del 1600 fu ricostruita la cortina muraria sul lato est, insieme con l'edificazione di uno stradello in laterizi all'interno del baluardo della cisterna. Le modalità costruttive dei cantieri del XVI e XVII erano molto diverse rispetto a quelle dei primi architetti: furono realizzate delle murature che non rispondevano ad un gusto estetico, ma solo ad esigenze statiche e funzionali.

Dalla fortezza al palazzo (1781-1943)

Nel 1781 la fortezza venne smilitarizzata e si iniziò a demolire il Baluardo; l'area venne messa in vendita e fu acquistata dalla famiglia Chiesa, che tra il 1785 e il 1787 fece edificare i primi due piani dell'edificio che diventerà Palazzo Scotto. Per prima cosa si creò un vasto piano di cantiere che coprì tutto lo spazio interno al Baluardo: l'osteria venne rasa al suolo e il materiale edilizio di risulta, frammentato, servì da base per la pavimentazione della piazza; il bastione meridionale venne rasato, così come le strutture legate al pozzo e alla scalinata.

Nel 1792, poco dopo il completamento del palazzo a due piani, Pietro Chiesa morì, costringendo la sua vedova a vendere il terreno con il recente edificio. L'acquirente, Domenico Scotto, di una ricca famiglia di mercanti, proseguì i lavori per realizzare il piano superiore e, all'inizio dell'Ottocento, fece eseguire degli affreschi dal pittore Luigi Ademollo, purtroppo andati perduti. Terminata la costruzione dell'edificio, si passò alla realizzazione del giardino al centro del quale sorse una grande aiuola rettangolare ad angoli smussati in laterizi. All'interno del palazzo al piano terra, si costruì un lavatoio.

Agli inizi del XIX secolo venne eretto sul lato orientale del palazzo un edificio che scavalcava la via di accesso al giardino (via della Fortezza) e che è stato indagato solo in parte.In uno scarico di rifiuti relativo ad una fase di ristrutturazione sono stati rinvenuti vari reperti ceramici da tavola e da mensa che possono dare un'idea della vita quotidiana a metà Ottocento. Una presenza consistente di ceramiche di produzione inglese sembra testimoniare una larga diffusione di ceramiche la cui produzione iniziò proprio in Inghilterra attorno alla metà del Settecento e venne imitata solo successivamente in vari centri toscani. Un discreto numero di reperti è riferibile, invece, alle manifatture di Albisola, dove la produzione sembra iniziare poco prima della metà del Settecento ed è presente nei servizi da tavola almeno fino ai primi decenni dell'Ottocento. Anche in questo caso lo straordinario successo commerciale ha indotto a tentativi di imitazione nella stessa Toscana, spesso difficilmente riconoscibili se non per le caratteristiche dell'argilla.

All'inizio degli anni ‘30 del XX secolo, durante la realizzazione di Lungarno Fibonacci, l'edificio che scavalcava l'accesso al giardino venne abbattuto e l'aiuola venne obliterata con uno scarico di macerie. Il palazzo perse la sua destinazione abitativa e divenne sede della Regia Questura, mentre nel 1934 la Cassa di Risparmio di Pisa, in occasione del suo centenario, acquistò il vasto giardino all'interno del recinto della fortezza e lo donò alla cittadinanza.

Il lavatoio ottocentesco fu interrato e al suo posto si impiantò una vasca in cemento destinata all'alloggio di una caldaia a gasolio. Nel corso di queste ingenti ristrutturazioni venne realizzato anche l'impianto elettrico, come documenta un ambiente, individuato nella parte centro-occidentale del palazzo, interpretato come botola d'ispezione, dove erano alloggiate le puntazze di messa a terra per garantire la sicurezza dei circuiti elettrici.

Nell'agosto 1943, in seguito al bombardamento alleato su Pisa, il palazzo venne parzialmente distrutto: la parte orientale dell'edificio, il muro perimetrale, le strutture murarie che gli si appoggiano e gli ambienti da esse delimitati furono obliterati dai crolli.

Il Secondo Dopoguerra (1950-1980)

Dopo la guerra l'area fu bonificata e la parte ancora in piedi del palazzo fu riadattata per l'impianto dello stabilimento farmaceutico Nuovi Laboratori Farma Biagini S.p.A. (dimesso definitivamente alla fine degli anni '80 del Novecento). Al piano terra è stato possibile documentare alcune strutture pertinenti l'attività dell'azienda, in particolare quattro vasche di dimensioni differenti, comunicanti tra loro. Esse servivano per filtraggio o decantazione nella preparazione di farmaci, all'esterno dell'edificio, a sud e ad est, furono realizzati una serie di pozzi di scarico delle acque nere. Il giardino fu risistemato con la creazione di una nuova aiuola e di canalette per il deflusso delle acque.

Dopo la chiusura dell'azienda farmaceutica l'area venne abbandonata. Il sito divenne una discarica e progressivamente venne ricoperta dalla vegetazione spontanea.

Con gli anni 2000 iniziarono i lavori di recupero della zona e si aprirono il cantiere edile e quello archeologico, il primo con il fine di riqualificare un'area dalle grandi potenzialità sociali, il secondo con l'intento di ricostruirne la storia e riconsegnarla al pubblico.

Altre immagini

Informazioni pratiche

Orari
Nov-Jan: Mo-Su,PH 09:30-16:30; Feb-Mar: Mo-Su,PH 09:00-18:00; Apr,Oct: Mo-Su,PH 09:00-19:00; May,Jun,Sep: Mo-Su,PH 09:00-20:00; Jul-Aug: Mo-Su,PH 08:00-20:30; Jan 01: off; May 01: off; Dec 25: off; easter off
Biglietto
Ingresso libero
Telefono
+39 050 230 44
Come arrivare
Apri le indicazioni

La voce completa su Wikipedia

Da dove vengono queste informazioni

Questa guida è composta da basi di conoscenza aperte. Niente è scritto da noi e niente è inventato: dove una fonte tace, il campo semplicemente non c'è.

Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2026