All'interno, l'edificio a pianta basilicale è diviso in tre navate e custodisce capolavori scultorei e pittorici tra i quali figurano opere di artisti come Luca Cambiaso, Lazzaro Tavarone e Matteo Civitali. La cattedrale è da secoli il fulcro della devozione cittadina: lungo la navata sinistra si apre la sontuosa cappella di San Giovanni Battista, eretta per accogliere le ceneri del santo patrono della città portate a Genova al tempo della Prima Crociata. Nei sotterranei è inoltre ospitato il Museo del Tesoro di San Lorenzo, dove è conservato il celebre Sacro Catino, un prezioso manufatto islamico in vetro verde che la leggenda locale ha a lungo identificato con il Santo Graal.
La cattedrale è inoltre nota per un singolare evento legato alla seconda guerra mondiale: all'interno della navata destra è oggi esposta una replica esatta dell'involucro di un proiettile navale perforante britannico da 381 mm che, il 9 febbraio 1941, sfondò il tetto della chiesa durante un pesante bombardamento ma rimase miracolosamente inesploso, salvando l'edificio dalla distruzione.
Storia e descrizione
Origini e leggenda
La cattedrale di Genova fu fondata probabilmente intorno all'anno 569. Si può infatti supporre che questo evento abbia coinciso con la fuga a Genova dell'arcivescovo Onorato, fuggito da Milano, che era assediata dai Longobardi.
Secondo la tradizione locale, i santi Lorenzo e Sisto II, diretti in Spagna, avrebbero soggiornato a Genova presso un'abitazione situata nell'area dell'attuale cattedrale; in quel luogo, in seguito al loro martirio, sarebbe sorta prima una cappella e poi una chiesa dedicata a San Lorenzo (oggi patrono della città insieme ai santi Giorgio, Giovanni Battista e Sebastiano).
Al di là della leggenda, i ritrovamenti archeologici confermano che l'area di San Lorenzo era impiegata come cimitero già in epoca romana e che dalla metà del III secolo venne utilizzata per le sepolture da una stabile comunità cristiana. Le stesse indagini hanno tuttavia escluso la presenza di un edificio di culto in età anteriore al IV-V secolo.
Passaggio a cattedrale e intervento romanico
Le prime notizie documentarie certe sull'esistenza della chiesa risalgono all'anno 878, quando il vescovo Sabatino vi dispose la traslazione delle reliquie di San Romolo. A partire dal IX secolo, San Lorenzo iniziò ad affiancare nella funzione di cattedrale la Basilica dei Dodici Apostoli (dedicata dal VI secolo a San Siro), la quale sorgeva al di fuori dell'antico nucleo cittadino. Trovandosi all'esterno dell'antica cinta muraria cittadina (nel cosiddetto burgus), l'antica basilica di San Siro era diventata un bersaglio troppo facile per le continue e devastanti razzie dei pirati saraceni. Il trasferimento definitivo della sede vescovile a San Lorenzo avvenne nel 1007, quando l'antica basilica di San Siro venne affidata ai monaci benedettini.
Il nuovo rango dell'edificio favorì l'urbanizzazione dell'area circostante che, con l'inclusione entro le nuove mura del 1155 e la fusione dei tre antichi nuclei urbani (castrum, civitas e burgus), divenne il vero cuore di Genova. A partire dal 1098 venne avviata la radicale ricostruzione della cattedrale in forme romaniche, sostenuta dai finanziamenti provenienti dalle Crociate, da altre imprese militari e da tasse comunali. Il cantiere fu affidato ai Magistri Antelami, artefici provenienti dalle regioni alpine, le cui opere costituiscono ancora oggi l'ossatura della chiesa attuale, visibile in particolar modo nelle fiancate e nei portali laterali.
Il nuovo edificio venne consacrato il 10 ottobre 1118 da papa Gelasio II, di passaggio in città; pochi anni dopo, nel 1133, la sede genovese venne elevata al rango arcivescovile da papa Innocenzo II.
Ristrutturazione gotica di facciata e interni
Intorno al 1230 prese avvio una radicale ristrutturazione dell'edificio in stile gotico, il cui progetto prevedeva la realizzazione di un'imponente facciata a due torri e di un interno a navate voltate. L'impronta gotica di questo cantiere, trova oggi massima espressione nella facciata bicroma a fasce bianche e nere, comprendente di tre maestosi portali. Risalenti alla fase precedente, d'impronta prettamente romanica, sopravvivono invece importanti elementi tutt'oggi visibili: i due portali laterali di San Giovanni a nord e di San Gottardo a sud, porzioni dell'abside e del coro, e alcune sezioni delle navate.
I lavori subirono tuttavia una violenta interruzione a causa di una crisi cittadina e, soprattutto, di un grave incendio che devastò la cattedrale nel 1296.
La cattedrale, di cui erano appena stati completati i lavori di ampliamento verso occidente e la costruzione dell'endonartece e della facciata, fu devastata.
L'edificio, pesantemente danneggiato, richiese estesi rimaneggiamenti. Tra il 1307 e il 1312 si procedette così al completamento della facciata e all'innalzamento del solo campanile destro, accantonando il progetto originario che prevedeva due torri campanarie gemelle integrate nel prospetto. Parallelamente, all'interno vennero rifatti i colonnati con l'inserimento di nuovi capitelli e di falsi matronei, avendo cura di mantenere le preesistenze romaniche scampate al fuoco; in questa stessa fase, la controfacciata venne arricchita con decorazioni ad affresco.
Reliquie e fase rinascimentale
Tra il XIV e il XV secolo vennero costruiti diversi altari e cappelle, fra i quali la Cappella di San Giovanni Battista nella navata sinistra, atta ad accogliere le ceneri del santo patrono della città. Tali reliquie furono portate in città dal condottiero Guglielmo Embriaco (detto Testadimaglio) alla fine della Prima Crociata. Insieme a queste arrivò anche il Sacro Catino, un leggendario manufatto islamico in vetro verde che i genovesi credettero per secoli essere il Santo Graal usato da Gesù nell'Ultima Cena. Entrambi (Ceneri e Catino) rimasero per secoli simboli dell’importanza religiosa e contribuirono a giustificare il prestigio spirituale del duomo.
Nel tesoro confluivano beni di ogni tipologia, taluni ottenuti come bottino (è il caso questo, sia del Sacro Catino che di un lampadario islamico, oggi perduto), altri in dono di stato ed altri ancora da parte di benefattori privati.
Nel 1455 si realizzò la loggia sulla torre sinistra; e al 1522 venne aggiunto il coronamento manierista a quella destra, completandola.
Tra il 1527 e il 1530, la cattedrale fu gravemente danneggiata dall'esplosione di un deposito di polveri da sparo situato presso il vicino Palazzo Vescovile, che causò la rovina delle coperture presbiteriali e absidali. Per far fronte ai danni, verso il 1550 il Consiglio cittadino commissionò all'architetto perugino Galeazzo Alessi un progetto di rinnovamento totale dell'edificio.
Il progetto prevedeva di eliminare la vecchia torre nolare sovrastante la crociera in favore all'edificazione di una cupola ispirata a quella romana del Pantheon.
I lavori, tuttavia, non giunsero mai a totale completezza: l'intervento si limitò alla ricostruzione della parte absidale, all'erezione della cupola sulla crociera, al rifacimento della pavimentazione e alla realizzazione di volte a botte nel piedicroce, in sostituzione delle originarie capriate lignee.
Gli interni della cattedrale furono oggetto di continui arricchimenti tra il Cinquecento e il Seicento. La Cappella Lercari venne affrescata a partire dalla metà del XVI secolo da Luca Cambiaso e Giovan Battista Castello, detto il Bergamasco. Il rinnovamento del presbiterio si concluse invece nel XVII secolo, quando, tra il 1622 e il 1624, Lazzaro Tavarone ne decorò la volta e l'abside con le Storie di San Lorenzo, inserite in un tripudio di stucchi dorati.
Interventi ottocenteschi
Una delle personalità più influenti nella storia della Cattedrale durante la seconda metà del XIX secolo è senza dubbio Maurizio Dufour (1826-1897). Nato in una famiglia di origine francese che aveva trovato fortuna a Genova nell'industria dolciaria. L'intervento di Dufour all'interno della Cattedrale si concentra sulla decorazione delle volte e dell'abside. Insieme a Piaggio Mussini, egli realizza affreschi in stile neoquattrocentesco sulla volta dell'abside. Tali affreschi rimasero visibili fino al 1966, quando, in occasione di nuovi restauri volti a "ripulire" la chiesa dalle stratificazioni ottocentesche, questi furono coperti di bianco. Nel 1840, la scalinata d'accesso fu completata con l'aggiunta di due imponenti leoni in marmo bianco, opera dello scultore Carlo Rubatto.
La notte del 24 gennaio 1866, le spoglie mortali di Carlo Alberto di Savoia (traslate dal Portogallo) furono esposte nella Cattedrale prima di essere trasportate a Torino e quindi alla Basilica di Superga.
In epoca contemporanea l'edificio ha subito diverse campagne di restauro. Tra il 1894 e il 1900 i lavori furono diretti dall'architetto Marco Aurelio Crotta, sotto l'alta sorveglianza di Alfredo d'Andrade. Un successivo intervento mirato al recupero della facies medievale del complesso venne eseguito nel Novecento, più precisamente nel biennio 1932-1933.
Seconda guerra mondiale e giorni nostri
La mattina del 9 febbraio 1941, la Royal Navy britannica scatenò contro Genova un'incursione navale, denominata in codice "Operazione Grog". La flotta inglese, guidata dalla Forza H di Gibilterra, si presentò al largo delle coste liguri approfittando della densa foschia e colpì indisturbata il centro cittadino. Durante questo attacco, un proiettile navale da 381 mm, sparato dalla corazzata HMS Malaya, centrò in pieno la Cattedrale.
Il proiettile, pesante quasi una tonnellata, sfondò il tetto all'altezza del matroneo, colpì la parete settentrionale della navata sinistra e rimbalzò cadendo sul pavimento della navata centrale ma rimase, fortunatamente, inesploso. Se l'esplosione fosse avvenuta, l'onda d'urto avrebbe probabilmente causato il crollo dell'intero edificio medievale e delle case circostanti nel fitto reticolo dei vicoli.
Fu deciso di conservare la memoria dell'ordigno all'interno della cattedrale. Tuttavia, la documentazione storica chiarisce che il proietto attualmente esposto nella navata destra non è l'originale. I rapporti della questura del 17 febbraio 1941 confermano che la bomba autentica fu rimossa dai tecnici e scaricata in mare aperto dopo essere stata resa sicura.
Quella che oggi i turisti e i fedeli osservano è una copia esatta dell'involucro della granata britannica, accompagnata da una lapide che celebra la grazia ricevuta. Sebbene tecnicamente si tratti di un "falso" storico, la sua presenza ha assunto un valore simbolico che trascende la verità materiale dell'oggetto, diventando un monumento alla resilienza di Genova durante i 57 bombardamenti subiti nel corso del conflitto.
Nel secondo dopoguerra, emerse la volontà di esporre in modo permanente e sicuro il prezioso tesoro accumulato nei secoli (comprendente oggetti come il Sacro Catino, la Croce di Zaccaria e l'Arca delle ceneri di San Giovanni Battista). L'incarico per la realizzazione del museo ipogeo della cattedrale fu affidato a Franco Albini, che tra il 1952 e il 1956 realizzò il museo negli spazi sotterranei situati alle spalle dell'abside e sotto il cortile dell'Arcivescovado.
Infine, gli ultimi grandi restauri in ordine temporale sono stati intrapresi in occasione del Giubileo del 2000. Il 18 maggio 2008, Papa Benedetto XVI visitò Genova, soffermandosi in preghiera nella Cattedrale e incontrando i giovani in Piazza Matteotti. Nove anni dopo, il 27 maggio 2017, Papa Francesco fu accolto da migliaia di fedeli percorrendo varie tappe tra le quali figura la cattedrale stessa.
Esterno
La facciata
La facciata rivolta a ovest cattura la transizione dal romanico al gotico di stampo francese. Pesantemente influenzata dai modelli delle grandi cattedrali del nord della Francia, in particolare Rouen e Chartres, questa "imitazione quasi fedele" dei canoni francesi del XIII secolo fu resa possibile grazie all'impiego di maestranze specializzate provenienti probabilmente proprio da quelle aree, le quali importarono a Genova un linguaggio scultoreo e architettonico d'avanguardia. I suoi tre portali gotici sono del primo quarto del XIII secolo e si staccano stilisticamente dal contesto architettonico-scultoreo della cattedrale. Insieme all'endonartece compreso nello spessore delle torri campanarie sono l'unico vestigio di un progetto di trasformazione di San Lorenzo in una cattedrale gotica completamente voltata, iniziato dopo il 1217, poi interrotto (come testimoniano i pilastri laterali, con le volte interrotte) e mai condotto a termine. L'alternanza di fasce in marmo bianco di Carrara e pietra nera di Promontorio (una roccia calcarea locale molto scura) era un simbolo di nobiltà e un privilegio concesso solo alle famiglie più influenti della Repubblica, come i Doria, i Fieschi, gli Spinola e i Grimaldi. La maestosità del paramento lapideo trasmetteva l'immagine di una città fiera e ricca, capace di finanziare opere monumentali attraverso i proventi dei commerci marittimi. Inoltre, alcune tecniche costruttive impiegate per le arcate e le coperture trovano derivazione diretta dall'esperienza della cantieristica navale genovese.
Il portale maggiore: L'iconografia del Giudizio
Il portale principale è costituito da una struttura a profonda strombatura, dove colonne marmoree si alternano a elementi in muratura decorati con tarsie a motivi geometrici, palmette e girali di chiara ispirazione classica. Le sculture in marmo bianco che tuttora decorano la facciata risalgono al XIII secolo. La lunetta del portale maggiore è dominata da una complessa rappresentazione divisa in due registri. Nel registro superiore compare il Cristo in Gloria, o Pantocratore, racchiuso all'interno di una mandorla mistica e circondato dai simboli dei quattro evangelisti (Tetramorfo): l'angelo per Matteo, il leone alato per Marco, l'aquila per Giovanni e il bue alato per Luca. Cristo è raffigurato con la mano destra sollevata in un gesto che può essere interpretato sia come benedizione che come segno di vittoria della Trinità sulla morte. Nel registro inferiore (lungo l'architrave) è scolpita la scena del Martirio di San Lorenzo, patrono della cattedrale. Il santo è raffigurato sulla graticola mentre due aguzzini, dotati di mantici, alimentano le fiamme. Questo schema iconografico è studiato per offrire al fedele una visione di speranza: le sofferenze terrene del martire, poste in basso, trovano il loro completamento e la loro redenzione nella gloria di Cristo, posta in alto. Un tempo, queste sculture erano vivacemente policrome, arricchite da fondi in tessere musive, paste vitree e dorature che rendevano la facciata una vera e propria "Sacra Rappresentazione in pietra". Ai fianchi del portale, gli stipiti laterali ospitano anch'essi due cicli scultorei verticali di grande raffinatezza. Sullo stipite destro è rappresentata la genealogia di Gesù Cristo secondo la linea di Jesse, culminante con la Trinità. Sullo stipite sinistro si susseguono scene che vanno dall'Annunciazione alla Fuga in Egitto, passando per la Visitazione, la Natività, l'Epifania, la Presentazione al Tempio e la Strage degli Innocenti. Subito sopra al portale centrale si staglia un rosone quattrocentesco.
I portali laterali e le mensole
I due portali minori della facciata riprendono la struttura di quello centrale, pur presentando semplificazioni nel disegno complessivo. L'archivolto è caratterizzato da un motivo a bastoncelli disposti a zig-zag, un elemento decorativo tipico del gotico di influenza transalpina. I capitelli, in stile "a crochets", sono arricchiti da fini rilievi che richiamano il gusto classico.
Entrambi i portali sono sormontati da lunette decorate da motivi geometrici e architravi, ciascune decorata da un cartiglio risalente al XVII secolo. Il cartigio sinistro orizzontale mostra due angeli che reggono uno scudo (ossia angeli reggiclepo) sul quale è dipinta la madonna con bambino. Il cartiglio destro mostra una pittura analoga, che tuttavia si è rovinata nel tempo. Le mensole che reggono gli architravi dei portali presentano figure simboliche di notevole interesse. Sulla destra, figurano la Madonna del latte e Abramo con gli eletti, o secondo altre interpretazioni, Giacobbe che benedice i nipoti Efraim e Manasse. A sinistra, gli Apostoli Pietro e Paolo nutriti da una figura allegorica che rappresenta la Chiesa.
Le Sculture di Corredo e le Leggende Urbane
Le figure scultoree e i dettagli della facciata hanno alimentato, nel corso dei secoli, il folklore genovese e suscitato la curiosità dei visitatori. Molti di questi elementi secondari, spesso insoliti o sorprendenti, sono infatti avvolti da leggende e miti che ne raccontano l’origine, la quale tuttavia resta spesso incerta e priva di riscontri verificabili.
I Leoni di Carlo Rubatto e i Leoni Stilofori
La scalinata d'accesso è presidiata da due grandi leoni in marmo, aggiunti nel 1840 per opera dello scultore Carlo Rubatto. Questi leoni moderni, di gusto neoclassico, sono stati concepiti per monumentalizzare l'ingresso alla cattedrale e si distinguono nettamente dai leoni stilofori situati agli estremi della facciata. I leoni più antichi risalgono al XIII secolo e sono attribuiti alla scuola di Benedetto Antelami (che rientra tra i principali contributori alla diffusione della cultura gotica in Italia); essi presentano una fattura più arcaica e simbolica, con scene di lotta tra animali che richiamano modelli tratti da sarcofagi classici riutilizzati.
L'Arrotino e la Meridiana
All'angolo destro della facciata, sovrastante il leone di scuola antelamica, si trova una statua-colonna di ambito gotico francese nota popolarmente come "l'Arrotino". La figura, che in realtà rappresenta probabilmente San Giovanni Evangelista, tiene tra le mani una meridiana dotata di gnomone metallico. Questa scultura svolgeva dunque la funzione di orologio solare per la città, integrando il ruolo sacro della cattedrale con quello di regolatore del tempo civile e commerciale nella piazza antistante.
La Leggenda del Cagnolino
Un dettaglio inatteso è rappresentato dalla presenza di un minuscolo cane dormiente, scolpito alla base di una delle colonne del portale destro (lato via San Lorenzo). La leggenda popolare, narra che questo cagnolino appartenesse a uno degli scalpellini che lavoravano alla facciata; alla morte dell'animale, il padrone avrebbe voluto immortalarlo nel marmo per tenerne vivo il ricordo. Sebbene la tradizione popolare suggerisca che accarezzarlo porti fortuna o favorisca l’amore, gli storici dell’arte interpretano questa figura come un semplice elemento zoomorfo, tipico del repertorio decorativo medievale del XIII secolo, privo di un preciso significato simbolico o commemorativo.
I Fianchi della Cattedrale: Romanico e Romanità
Gli interventi gotici del 1230, non apportarono alcuna modifica ai fianchi dell'edificio. Questi, risalenti al XII secolo, mantengono la memoria dei primi interventi di stampo romanico attuati dalle maestranze lombarde.
Il Fianco Settentrionale e il Portale di San Giovanni
Sul lato nord (sinistro) della cattedrale, rivolto verso piazzetta San Giovanni, si apre il portale omonimo, documentato già nel 1130. Questo ingresso originariamente conduceva al battistero, un edificio autonomo che doveva già esistere all'epoca. La struttura del portale richiama i modelli emiliani, con un protiro poco aggettante sostenuto da colonne e sormontato da una loggetta.
L'apparato decorativo di questo portale è di carattere prettamente lombardo, con piedritti decorati da girali, palmette e tralci "abitati" da aquile. All'interno di formelle sovrapposte sul lato interno del piedritto sono raffigurati un leone e una chimera, realizzati con un rilievo piatto e una tecnica quasi grossolana che denuncia l'antichità dell'opera. Una curiosità architettonica riguarda la torre sinistra, che domina questo fianco: essa è rimasta incompiuta a causa di una crisi cittadina seguita al devastante incendio del 1296. Per alleggerire la mole della torre tronca, furono aperte tre finestre progressivamente più piccole, di cui quella inferiore è deformata prospetticamente per ottimizzare la luce interna.
Lungo questo lato sono visibili frammenti di sarcofaghi classici riutilizzati come materiale da costruzione, una pratica comune nel Medioevo che serviva sia a nobilitare l'edificio con marmi antichi, sia a sottolineare la continuità tra la gloria di Roma e la potenza della nuova Genova.
Il Fianco Meridionale e il Portale di San Gottardo
Il lato sud (destro), che costeggia via San Lorenzo, è caratterizzato da un elegante finto loggiato su colonnine bianche. Qui si apre il Portale di San Gottardo, datato intorno al 1160 e coevo alla costruzione della monumentale Porta Soprana. Questo portale presenta un apparato decorativo molto più ricco rispetto a quello di San Giovanni, con una strombatura profonda dove colonnine e piedritti sono interamente ricoperti da rilievi figurati e geometrici. Lungo il piedritto destro alcuni nastri intrecciati ospitano piccole figure animali, un soldato, un cavaliere e un curioso asino che suona l'arpa. Quello sinistro invece, è dedicato prevalentemente a scene di caccia, con cani che inseguono cervi e lepri, simboleggiando la "difficile marcia dell'uomo verso la salvezza" tra le insidie del peccato. L'architrave, decorata classicamente e prolungata da blocchi capitellari corinzi con aquile e grifoni, include il rilievo di Sansone in lotta con il leone. I capitelli istoriati della loggia del protiro mostrano la Fuga in Egitto, Davide che suona l'arpa, una danza di fanciulle e un'enigmatica figura velata che impugna delle grosse forbici. Sulle colonne di questo portale sono ancora oggi visibili i fori lasciati dai dardi delle balestre, testimonianza delle sanguinose lotte intestine tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini che scossero Genova nel XIII secolo.
Folklore genovese e Simbolismi Minori
I seguenti dettagli sono poco noti, spesso immersi nel folklore locale e di origine sostanzialmente incerta.
La Scacchiera di San Lorenzo
Dando un ulteriore sguardo alla parete settentrionale (sinistra), sotto una delle grandi finestre della torre incompiuta, compare un'inattesa scacchiera in marmo incastonata nella roccia. Due sono le principali versioni che spiegano la sua presenza:
La Vendetta di Megollo Lercari: Secondo la leggenda più diffusa, il mercante genovese Megollo Lercari, insultato alla corte di Trebisonda dopo aver vinto una partita a scacchi contro il cortigiano Andronico, avrebbe preteso una vendetta atroce, catturando le navi greche e inviando all'imperatore Alessio II un barile contenente nasi e orecchie dei suoi sudditi. La scacchiera sarebbe stata murata in cattedrale nel 1314 a eterno ricordo della sua vendetta.
Rivalità con Pisa: Gli annali di Caffaro riportano che nel XII secolo una disputa tra Genova e Pisa fu risolta con una partita a scacchi vinta dai genovesi; in memoria di tale trionfo, la scacchiera sarebbe stata posta sulla facciata del duomo.
La Mano con la Croce
Un altro dettaglio enigmatico si trova vicino all'angolo della facciata principale: un blocco di marmo dove è scolpito un braccio con una mano che regge una piccola croce patente. Questo rilievo è stato interpretato come la raffigurazione della "mano pubblica", a indicare che la cattedrale era di proprietà della cittadinanza e non della diocesi fino al 1930. Una versione più romantica suggerisce invece che si tratti del ricordo di un giovane scultore morto prematuramente durante i lavori, il cui padre avrebbe scolpito la croce come lapide tombale aerea.
I Graffiti e il Filetto
Sui basamenti marmorei dei portali si notano numerosi graffiti medievali, tra cui figure che richiamano l'emblema di Trieste (la lancia di San Sergio), testimonianza dei contatti commerciali tra Genova e l'Adriatico. È presente anche un "filetto" (schema per il gioco della tria), inciso probabilmente dai fedeli o dai popolani che sostavano sui gradini della cattedrale. Il gioco, fu oggetto di polemiche poiché si diceva che gli uomini lo usassero per "sbirciare sotto le gonne" delle donne che uscivano dalla chiesa.
Le Torri e il Campanile: Un Prospetto Incompleto
Il progetto gotico del 1230 prevedeva una facciata a due torri gemelle integrate nel prospetto, un modello che avrebbe conferito alla cattedrale una simmetria perfetta. Tuttavia, gli eventi politici e le calamità, come l'incendio del 1296, impedirono il completamento di tale disegno. Attualmente, la torre di destra costituisce l'unico vero campanile della cattedrale. Completato nel 1522 da Pietro Carlone e alto 60 metri, il campanile risulta essere una delle torri campanarie più alte della Liguria e ospita un concerto di sette campane di diverse epoche e fusioni, con nota base do3.. La torre di sinistra rimase tronca e fu conclusa nel 1445 con l'aggiunta di una loggia rinascimentale progettata da Giovanni da Gandria, che oggi offre una vista panoramica spettacolare sulla città e sul porto.
Interno
L'impianto planimetrico di San Lorenzo segue il modello della basilica a tre navate con endonartece, transetto e coro triabsidato, separate da colonnati che sorreggono archi a sesto acuto, frutto della ricostruzione seguita al devastante incendio del 1296. Questo rifacimento, completato intorno al 1308, rappresenta un caso unico di simbiosi stilistica: i costruttori scelsero infatti di riutilizzare le antiche colonne romaniche della fabbrica precedente, sormontandole con nuovi capitelli e un sistema di falsi matronei che tradisce una profonda influenza dei modelli gotici francesi.
La parte gotica, in basso, dove le colonne sostengono una fila di arcate a strisce bianche e nere, anticipa visivamente la precedente serie di arcate in pietra grigia a tutto sesto e di epoca romanica, ad esse sovrapposta, risalenti al XI-XII secolo.
La sostituzione delle colonne lasciando intatta la parte superiore fu resa possibile grazie ad adeguate strutture di carpenteria in legno, la realizzazione delle quali era agevolata dalla grande esperienza in materia di cantieristica navale da parte delle maestranze genovesi. Si poté così cambiare le colonne inferiori lasciando intatte le arcate romaniche del soprastante matroneo.
Un dettaglio di estremo rilievo storico è l'epigrafe monumentale in caratteri gotici situata lungo il colonnato, tratta dalla Cronica di Jacopo da Varagine e datata 1312. Il testo celebra le origini nobili di Genova, collegandole alla figura mitica del principe troiano Giano, pronipote di Noè, che avrebbe scelto il sito per la sua posizione strategica.
Sopra la porta mediana ci sono due affreschi realizzati tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV che raffigurano il Giudizio universale e la Glorificazione della Vergine. Sono in stile bizantino e si richiamano agli stili di Costantinopoli di quel periodo; per il primo affresco è stato fatto il nome di Marco il Greco, pittore documentato in città nei primi anni del XIV secolo.
Le coperture a volta a botte vennero aggiunte nel XVI secolo dall'architetto perugino Galeazzo Alessi, sostituendo il tetto retto da capriate lignee.
Il Pulpito di Pierangelo Scala
Lungo la navata centrale, appoggiato a una delle colonne di fronte all'altare, si erge il pulpito marmoreo realizzato nel 1526 da Pierangelo Scala da Carona. L'opera, scolpita in marmo bianco, presenta una struttura raffinata dove sono raffigurati il Cristo Crocifisso, la Vergine e San Giovanni. L'importanza civica di questo arredo liturgico è sottolineata dall'incisione dei nomi dei "Patres Communi" (Giustiniani, Botto, Grimaldi e Spinola) che agirono come garanti del legame indissolubile tra le istituzioni cittadine e la cattedrale.
Il Presbiterio e la trasformazione manierista di Galeazzo Alessi
La zona presbiteriale rappresenta il cuore della trasformazione cinquecentesca della cattedrale. Nella metà del XVI secolo, l'architetto perugino Galeazzo Alessi ricevette l'incarico di ridisegnare l'intera parte finale del duomo, comprensiva del transetto, del coro e della cupola all'incrocio della crociera. Sebbene il progetto originale prevedesse un rifacimento radicale, l'intervento si concentrò sulla realizzazione di una nuova cupola (in sostituzione della precedente torre nolare) e di volte a botte sulle navate, che conferirono allo spazio una nuova monumentalità.
La Cupola e l'Area Absidale
La cupola di Alessi, funge da perno luminoso dell'intero edificio. Sotto di essa si apre il coro monumentale, la cui decorazione fu completata nel XVII secolo con una profusione di marmi, stucchi dorati e opere scultoree.
L'altare maggiore è dominato dalla statua bronzea della Madonna Incoronata, proclamata Regina di Genova nel 1632. L'opera fu eseguita da Giovanni Battista Bianco su disegno di Domenico Fiasella, e raffigura la Vergine nell'atto di proteggere la città, la cui immagine è scolpita con precisione nel basamento marmoreo dell'altare, accompagnata dal motto "Et rege eos" ("Governali Tu"). Ai lati dell'altare, entro nicchie appositamente progettate, si trovano le statue degli Evangelisti, realizzate da diversi maestri della scultura manierista:
San Matteo: attribuita a Giovanni Maria Passallo (prima metà del XVI secolo).
San Giovanni: opera di Giovanni Angelo Montorsoli (1541).
San Marco e San Luca: eseguiti da Gian Giacomo Della Porta (1553).
Il Coro Ligneo: un capolavoro di tarsia rinascimentale
Uno degli elementi più preziosi dell'area presbiteriale è il coro ligneo, situato dietro l'altare maggiore. Realizzato tra il 1527 e il 1565, l'opera è il frutto della collaborazione tra diversi maestri intagliatori che hanno creato uno dei cicli di tarsie lignee più significativi d'Italia.
I lavori iniziarono nel 1527 sotto la direzione di Anselmo de Fornari, Giovanni Michele de Pantaleoni e Giovanni Piccardo. Successivamente, intorno al 1540, intervennero Domenico e Francesco Zambelli per proseguire gli stalli, mentre la cassa dell'organo e gli ultimi dettagli furono affidati a Gaspare Forlani nel 1565. Il coro è interamente scolpito e intarsiato, con scene che variano da motivi geometrici e architettonici a raffigurazioni sacre. Sebbene il documento non dettagli ogni singola tarsia, è noto che nel XIX secolo lo scultore Santo Varni intervenne per un restauro conservativo che ha permesso di preservare l'integrità delle superfici lignee. Questo "Mutus Chorus", come definito in contesti simili di ebanisteria rinascimentale, fungeva da stimolo alla meditazione spirituale per i canonici durante la recita dell'ufficio divino.
La controfacciata e le Testimonianze Bizantine
Sulla controfacciata, sopra il portale centrale, si conservano preziose tracce di affreschi di ambito bizantino risalenti alla fine del XIII o all'inizio del XIV secolo. Il ciclo comprende il Giudizio Universale e la Glorificazione della Vergine, temi ricorrenti nella decorazione delle zone d'ingresso delle cattedrali medievali per richiamare il fedele alla riflessione escatologica al termine della liturgia.
Ulteriori frammenti bizantini sono visibili sulla parete settentrionale della navata sinistra, dove sono raffigurati i santi protettori della città: San Giorgio che uccide il drago, San Giovanni Battista e San Pietro. Questi dipinti, insieme agli affreschi del XII secolo che celebrano la vittoria dei genovesi sugli arabi a Tolosa nel 1148, documentano come la cattedrale sia stata storicamente il luogo di celebrazione dei successi militari e diplomatici della Repubblica.
Gli Affreschi di Lazzaro Tavarone nel Presbiterio
Il ciclo decorativo più imponente è senza dubbio quello realizzato da Lazzaro Tavarone tra il 1622 e il 1624 nella volta del presbiterio e nel catino absidale. Tavarone, che si era formato alla scuola di Luca Cambiaso e aveva lavorato all'Escorial di Madrid, portò a Genova un linguaggio barocco sontuoso e magniloquente.
Nel catino absidale, Tavarone affrescò la scena in cui San Lorenzo indica nei poveri il vero tesoro della Chiesa, un episodio centrale dell'agiografia del santo che serviva da monito etico per la nobiltà genovese dell'epoca. Nella volta del presbiterio è invece raffigurato il Giudizio e il Martirio di San Lorenzo, dove il santo viene mostrato sulla graticola in un’apoteosi di luce, circondato da stucchi ad altorilievo dorati che riproducono i profeti Zaccaria, Salomone, Daniele, Ezechiele, Davide e Isaia. Questi affreschi non sono solo celebrazioni religiose, ma riflettono il trionfo della committenza repubblicana che intendeva il duomo come il proprio specchio di gloria.
Le navate laterali
Lungo la navata sinistra si apre la ricca cappella di San Giovanni Battista ricostruita negli anni tra il 1450 e il 1465.
Nella navata destra è posto l'affresco dell'Ultima Cena, realizzato nel 1626 da Lazzaro Tavarone per l'Ospedale di Pammatone, poi staccato al momento della demolizione e qui riposto. Più avanti si trova una granata navale inglese da 381 mm che il 9 febbraio 1941 colpì la chiesa durante la seconda guerra mondiale, nel corso di un bombardamento da parte degli inglesi. La granata sfondò il tetto della cattedrale (che fu ricostruito ma intonacato in bianco senza più gli affreschi) senza esplodere. La granata gemella della stessa salva colpì invece l'edificio del vicino Archivio esplodendo e distruggendolo; tuttora è visibile presso la sede ricostruita un piccolo frammento dell'ogiva rimasto dopo l'esplosione).
In fondo alla navata sinistra si accede al museo del tesoro di San Lorenzo, capolavoro di Franco Albini, terminato nel 1956. Qui si possono ammirare oggetti sacri preziosi, tra cui il cosiddetto Sacro Catino (manufatto di arte vetraria di fattura islamica del IX-X sec.).
La Cappella di San Giovanni Battista
Lungo la navata sinistra si apre la grandiosa Cappella di San Giovanni Battista, destinata a custodire le ceneri del Santo Precursore, giunte a Genova nel 1098 dopo la Prima Crociata.
La struttura architettonica e la splendida facciata marmorea furono progettate e realizzate tra il 1450 e il 1460 da Domenico Gagini da Bissone, scultore ticinese formatosi alla scuola di Brunelleschi, coadiuvato dal nipote Elia. La facciata è un trionfo di intaglio rinascimentale, coronata dalle statue delle Virtù Teologali e Cardinali (Fede, Speranza, Carità, Fortezza, Temperanza e Prudenza) che simboleggiano il cammino spirituale del fedele verso la santità.
Il Ciclo Statuario: Civitali e Sansovino
L'interno della cappella ospita otto nicchie occupate da statue marmoree di eccezionale valore artistico:
Matteo Civitali (1496): Realizzò sei statue raffiguranti i profeti Abacuc e Isaia, i progenitori Adamo ed Eva, e le figure di Elisabetta e Zaccaria. Queste sculture sono caratterizzate da un forte realismo espressivo che influenzò profondamente la successiva scuola scultorea genovese.
Andrea Sansovino (1503-1504): Scolpì la Madonna col Bambino e il San Giovanni Battista, poste nelle nicchie ai lati dell'altare. Il classicismo armonioso del Sansovino crea un contrappunto visivo alla tensione drammatica delle opere del Civitali.
L'Arca e il Baldacchino
Al centro della cappella si trova l'altare, sormontato da un baldacchino marmoreo cinquecentesco (1530-1532) opera di Niccolò da Corte e Gian Giacomo Della Porta. Dietro l'altare, su un basamento, è collocata l'arca marmorea duecentesca (1217-1225 ca.), opera di scultori francesi legati alla scuola di facciata, che originariamente conteneva le ceneri del Battista. L'urna ha la forma di un edificio religioso e presenta un foro centrale a quadrifoglio che permetteva ai pellegrini di vedere il reliquiario d'argento contenuto all'interno.
Transetto e coro
Nel XVI secolo tutta la parte finale della cattedrale, costituita dal transetto, dal coro affiancato da due cappelle e dalla cupola sulla crociera; venne ridisegnato da Galeazzo Alessi. La sontuosa decorazione barocca a marmi, stucchi e dorature fu eseguita al XVII secolo. Gli affreschi delle volte della cappella sinistra, con l'Assunzione della Vergine, sono di Luca Cambiaso, mentre quelli del presbiterio sono opera del 1622 di Lazzaro Tavarone, che vi dipinse il Giudizio, nel catino absidale e il Martirio di San Lorenzo, nella volta.
Nella cappella absidale sinistra, Cappella Lercari, l'attuale ostensorio a tempietto è frutto di una manomissione operata nel 1817-18 da Carlo Barabino (per esso venne eliminata la gran macchina dell'ostensorio permanente) e risulta essere una ripetizione del tema del tempietto rotondo.
Nella cappella absidale destra, Cappella Balbi-Senarega, vi è un altro altare progettato da Carlo Barabino. Risulta una più pesante impostazione ma eguale indirizzo di sintetizzare architettura e teatro come nella corrispondente cappella Lercari. Qui nella mensa e nel tabernacolo si accordano bronzi dorati e marmi (la parte scultorea è di Filippo Peschiera).
Nel braccio sinistro del transetto è il bel monumento funebre della famiglia Cybo, realizzato in marmo nel XVI secolo da Giacomo e Guglielmo della Porta con Niccolò da Corte. Sormonta il monumento l'organo dalla bella cassa barocca.
Opere pittoriche conservate
Ignoto pittore bizantino del 1315 circa: affreschi nella lunetta interna del portale maggiore e nell'arco della stessa (Cristo in Gloria fra la Madonna e gli Apostoli, vedi figura ingrandita); nella lunetta interna del portale del fianco sinistro (con Cristo doloroso fra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, molto rovinato) e del muro ad esso sovrastante (una sorta di trittico con San Pietro recante in mano il modello del Battistero, San Giorgio e il drago, San Giovanni Battista, molto rovinati); nella lunetta interna del portale del fianco destro (con la Madonna col Bambino fra i santi Nicola da Mira, o da Bari, e Lorenzo)
Luca Cambiaso: affreschi nella volta della cappella di testa della navata sinistra
Barocci: Crocifisso con Santi (visione di San Sebastiano)
Gio Ansaldo: ante dell'organo con episodi della vita di San Lorenzo
Volta del presbiterio: affreschi di Lazzaro Tavarone (giudizio e martirio di San Lorenzo)
Affresco di Lazzaro Tavarone tolto dal demolito ospedale di Pammatone e portato sul muro della navata destra
Gaetano Previati (circa 1914): L'Assunta
Opere scultoree conservate
sculture romaniche di influsso comasco nel protiro esterno del portale di San Giovanni, XI secolo (fianco Nord)
sculture romaniche di influsso pisano nel protiro esterno del portale di San Gottardo (metà XII secolo) (fianco Sud)
Sculture gotiche nei portali maggiori di facciata (Cristo in Gloria con San Lorenzo nella lunetta del portale maggiore, negli stipiti dello stesso l'Albero di Jesse)
statue della cappella di San Giovanni, autori: Domenico Gaggini (fronte sulla navata, parte dei pinnacoli in alto, XV secolo); in seguito Matteo Civitali, da Lucca, che viene inserito nella seconda fase dei lavori per la cappella, nel 1492, e Andrea Sansovino per le statue nelle nicchie (la Vergine, San Giovanni Battista - del 1504 circa)
Nella cappella di San Sebastiano (a destra del presbiterio) si conservano quattro statue di Taddeo Carlone commissionate dall'ex doge Matteo Senarega nel 1594.
Giacomo e Guglielmo Della Porta: cappella di Giuliano Cybo.
Neoclassicismo, Cappella Senarega: il disegno di contratto tra Imperiali Lercari e gli esecutori, conservato presso la Collezione Topografica del Comune, è firmato da Imperiale Lercari, Giacomo Gaggini jr., Giovanni Gaggini jr.; l'opera venne eseguita dal Gaggini nel 1821.
cappella di testa della navata destra con altare progettato da Carlo Barabino e sculture di Ignazio Peschiera.
È inoltre ancor oggi ben visibile ad altezza d'uomo a destra di una delle due porte di accesso alla cattedrale (quella più prossima alla vicina via San Lorenzo) la piccola riproduzione di un cane. Si tratterebbe, secondo una leggenda metropolitana non molto conosciuta, del cane di un amico di uno degli scultori (o, secondo altre versioni, lo scultore stesso) che sarebbe morto in un crollo durante i lavori, salvando la vita al suo padrone. Per ricordarlo, ne fu scolpita l'immagine.
Organo a canne
La prima testimonianza a proposito di un organo a canne nella cattedrale risale al 1391, ed è un atto di pagamento per un intervento effettuato sull'organo. Nel secolo successivo venne costruito un nuovo strumento, sostituito da un altro nel 1554. Quest'ultimo, collocato nel braccio sinistro del transetto era opera dell'organaro bresciano Giovanni Battista Facchetti e venne affiancato, a partire dal 1603 da un nuovo organo, costruito dal pavese Giuseppe Vittani. Entrambi gli strumenti vennero più volte modificati durante il XVIII secolo e, nel 1826, quello di destra sostituito. Quello di sinistra, invece, fu ricostruito secondo i canoni dell'epoca nel 1890 da Camillo Guglielmo Bianchi su progetto di Pier Costantino Remondini. Negli anni '80 dello stesso secolo, George William Trice realizza due progetti per un nuovo organo della cattedrale, mai realizzato.
Nel 1932, la ditta organaria Parodi e Marin inizia la costruzione del nuovo organo della cattedrale utilizzando il materiale fonico dei due organi del transetto e di quello del coro, opera di Camillo Guglielmo Bianchi che lo realizzò nel 1866. L'organo viene terminato ed inaugurato quattro anni dopo, nel 1936, e restaurato nel 1967. A partire dal 2003, lo strumento è stato sottoposto ad un intervento conservativo, ad opera dei fratelli Marin; il concerto d'inaugurazione è stato tenuto da Olivier Latry il 15 ottobre 2005.
Attualmente (2012), lo strumento ha quattro tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32; il suo materiale fonico è suddiviso fra le due casse barocche sulle rispettive cantoria nelle testate del transetto, mentre la consolle, decorata con intagli, si trova nel transetto destro, al lato dell'area presbiterale; la trasmissione è elettronica.
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