Cagliari

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Aprile, Maggio, Giugno, Settembre, Ottobre, Novembre

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 14° 40 mm
Febbraio 14° 35 mm
Marzo 17° 45 mm
Aprile 19° 11° 49 mm
Maggio 23° 14° 38 mm
Giugno 28° 18° 11 mm
Luglio 32° 21° 2 mm
Agosto 32° 21° 8 mm
Settembre 27° 19° 32 mm
Ottobre 24° 16° 39 mm
Novembre 18° 12° 66 mm
Dicembre 15° 51 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Cagliari è un comune italiano di 145 729 abitanti capoluogo della regione autonoma della Sardegna e dell'omonima città metropolitana. La popolazione della sua area urbana funzionale, la zona di pendolarismo di Cagliari, è di 462.000 abitanti circa. Cagliari è la 27ª città più popolosa d'Italia e la più popolosa dell'isola di Sardegna.

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Guida pratica di Cagliari

3.614 parole scritte da viaggiatori, da Wikivoyage.

Da sapere

Cagliari è stata nominata Capitale italiana della cultura per il 2015, assieme a Ravenna, Lecce, Perugia e Siena.

Cenni geografici

Cagliari è stata costruita (come Roma) su sette colli, di cui Castello si situa in centro storico. Si affaccia sul Golfo degli Angeli ed è circondata da due stagni (a est lo stagno di Molentargius, a ovest quello di Cagliari). Il Poetto è la principale spiaggia di Cagliari e si estende per circa otto chilometri dalla Sella del Diavolo sino al litorale di Quartu Sant'Elena.

Cagliari confina con Assemini, Capoterra, Elmas, Monserrato, Quartu Sant'Elena, Quartucciu, Selargius e Sestu.

Quando andare

Il clima della città è mediterraneo, con inverni piuttosto miti (difficilmente si scende sotto lo zero, i mesi più freddi sono gennaio e febbraio) ed estati calde (con temperature fino a 40 gradi). I periodi migliori per visitare Cagliari sono aprile-maggio e settembre-ottobre, anche se la città è piacevolmente visitabile anche in autunno-inverno. D'estate può essere scelta come base da cui partire per visitare le spiagge del sud della Sardegna.

Da tenere presente che maestrale e scirocco soffiano di frequente, a volte -soprattutto il primo- a velocità orarie piuttosto sostenute (fino a 100 km/h).

Cenni storici

La zona dove sorge la città era abitata fin dal neolitico. I Fenici, che frequentarono i porti di Cagliari e di altre zone della Sardegna sin dall'VIII secolo a.C., si stanziarono nell'area di Santa Gilla finché, nel V secolo a.C., la città passò ai Cartaginesi e conobbe un rapido sviluppo. Dopo essersi affermata come il centro principale dell'isola, fu presa dai Romani con tutta la Sardegna e la Corsica, nel 238 a.C., in seguito alla prima guerra punica. La Karalis romana ebbe un periodo di grande tranquillità e crescita economica fino al V secolo, quando iniziò l'occupazione dei Vandali d'Africa. Fu riconquistata dai romani d'oriente nel 534 d.C., entrando a far parte del sistema amministrativo bizantino.

Nel Medioevo, con la divisione dell'isola in quattro giudicati, la città iniziò a subire le influenze di Pisa e Genova, fino a quando gli Aragonesi, nella loro guerra di conquista della Sardegna, assediarono e conquistarono Cagliari. Ai pisani fu permesso di continuare a risiedere nella zona della Marina (dove infatti ancora esiste via dei Pisani) e proseguire i loro traffici commerciali, come semplici cittadini. Sotto la dominazione spagnola, Caller divenne la capitale del nuovo regno di Sardegna.

Con il matrimonio di Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia (1469) si ebbe l'unione fra la Corona di Castiglia e la Corona d'Aragona (di cui il Regno di Sardegna faceva parte), che mantennero però istituzioni distinte. Con il passare dei secoli la città cominciò a provare una certa insofferenza per la dominazione spagnola. Nel 1708, durante la Guerra di successione spagnola, la città fu conquistata dagli inglesi e il regno passò agli Asburgo d'Austria.

Come deciso al Trattato dell'Aia del 1720, Cagliari passò con tutto il Regno sotto il dominio sabaudo. Nemmeno i piemontesi erano molto ben tollerati; i sardi, che si videro rifiutare la richiesta di una maggiore autonomia, con un'insurrezione durata pochi giorni (27-28 aprile 1794, i cosiddetti "Vespri Sardi", giornata oggi celebrata come Sa die de sa Sardigna) cacciarono temporaneamente i piemontesi.

Cagliari, rioccupata, divenne quindi il centro politico-amministrativo del Regno di Sardegna, ospitando anche la corte sabauda, cacciata da Torino dai francesi. In questo periodo ci fu un grande sviluppo della città, con l'installazione dell'illuminazione pubblica (1811) e la sistemazione della rete stradale.

Nel 1847, un moto popolare portò il re Carlo Alberto a riconoscere la fusione dell'isola con gli stati di terraferma (Piemonte, Savoia, Liguria). La Sardegna divenne quindi una regione di uno Stato più ampio, unitario, con un unico territorio doganale, un solo popolo, un unico parlamento ed un'unica legge costituzionale (lo Statuto Albertino).

Una volta raggiunta l'Unità, la Sardegna cambiò il proprio nome in Regno d'Italia.

Nel 1924 il Governo Mussolini stanziò più di un miliardo di lire per la modernizzazione della Sardegna, che in buona parte andrà a Cagliari per la realizzazione di importanti opere pubbliche.

Durante la seconda guerra mondiale, Cagliari subì pesanti bombardamenti (per i quali fu dichiarata Città Martire e ricevette una medaglia d'oro al valore militare), dei quali si possono ancora vedere i segni in alcune zone del centro storico.

Nel 1948 diventa ufficialmente capoluogo della Sardegna secondo l'articolo 2 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna.

Come orientarsi

Il centro della città non è molto vasto e può essere tranquillamente visitato a piedi. Da tenere presente che la zona di Castello risulta sopraelevata rispetto al resto della città, dove comunque non mancano salite e discese, a volte anche ripide.

Sono disponibili 3 ascensori per raggiungere Castello:

1 Scalette di Santa Chiara (porta al parcheggio di Via del Cammino Nuovo)

2 Bastione di Saint Remy

in Viale Regina Elena (3 ex Unione Sarda) (porta a Piazza Palazzo)

Via Roma è la strada che costeggia il porto e delimita la parte bassa della città sul mare.

Largo Carlo Felice divide i quartieri di Marina e Stampace, sfociando in una delle piazze più animate della città (Piazza Yenne). A partire da qui, si può imboccare Corso Vittorio Emanuele per raggiungere il quartiere Stampace. Salendo su Via Santa Margherita si può raggiungere Castello in auto. Verso destra invece si trova via Manno, che sfocia in Piazza costituzione e prosegue in via Garibaldi: qui si trovano i negozi per lo shopping e si può raggiungere il quartiere di Villanova.

Quartieri

Castello

Marina

Stampace

Villanova

Sant'Avendrace

Tuvixeddu

Is Mirrionis

San Michele

Mulinu Becciu

Bingia Matta

San Benedetto

La Vega

Fonsarda

CEP

Quartiere Europeo

Sant'Alenixedda

Genneruxi

Monte Urpinu

Bonaria

Monte Mixi

La Palma

Quartiere del Sole

Sant'Elia

San Bartolomeo

Poetto

Pirri, municipalità

Giorgino

Come arrivare

In aereo

L'1 aeroporto di Cagliari-Elmas si trova ad Elmas e dista a 7 km dal centro di Cagliari. È possibile raggiungere l'aeroporto in treno; tutti i treni da o per Cagliari effettuano la fermata Elmas Aeroporto e il tempo di percorrenza fra questa e la stazione di testa di Cagliari (in piazza Matteotti) è di circa 7 minuti.

In nave

Il porto di Cagliari si trova in pieno centro, le navi attraccano a pochi metri da via Roma (2 Molo Sabaudo. o 3 Molo Rinascita. ), che può essere raggiunta a piedi.

I traghetti della compagnia Tirrenia collegano il porto di Cagliari con quelli di Civitavecchia, Napoli, Palermo. Altre compagnie (Moby e Sardinia ferries) operano su Olbia, Golfo Aranci e Arbatax da Genova e Livorno. Da Olbia si raggiunge Cagliari in circa 3 ore percorrendo la SS131 in auto, altrimenti è disponibile il collegamento via treno (6 corse giornaliere disponibili, in alcuni casi bisogna cambiare a Ozieri-Chilivani).

In treno

Dalla 4 stazione ferroviaria situata in piazza Giacomo Matteotti.

Come spostarsi

La città è facilmente e piacevolmente visitabile a piedi, la zona di Castello è servita da ascensori per facilitare la salita. L'Associazione Urban center ha sviluppato la mappa Metrominuto con nove percorsi e relativa durata durante i quali è possibile apprezzare storia, cultura e tempo libero.

Con mezzi pubblici

L'azienda di autobus cittadina CTM serve tutta la città con molte linee, d'estate quelle per il Poetto vengono potenziate. La linea 7 è circolare e, con partenza da piazza Yenne, attraversa i quartieri di Castello e Villanova.

Il biglietto semplice costa 1,30€ (1,50€ se comprato a bordo) e dura 90 minuti (gennaio 2020). Si può acquistare anche tramite l'app su smartphone. Disponibili anche biglietti multipli e settimanali .

Le linee extraurbane dell'ARST collegano tutta la Sardegna e sono utili per raggiungere alcune spiagge del Sud come Chia e Villasimius. Partono dalla 5 stazione ARST, Piazza Matteotti.

In taxi

Le postazioni fisse di taxi sono presenti in Largo Carlo Felice (telefono +39 070 667 934), Piazza Yenne, Piazza Matteotti, Piazza Repubblica.

Le compagnie di radiotaxi operanti sono:

Cooperativa Radiotaxi 4 Mori, ☎ +39 070 400 101.

Cooperativa Radiotaxi Cagliari Rossoblu, ☎ +39 070 6655.

In auto

In aeroporto sono presenti tutte le grandi aziende di autonoleggio . Se volete noleggiare un'auto in zona porto, potete visitare questo sito, che offre anche biciclette e scooter.

Cosa vedere

Info point

In centro, nel palazzo civico di Via Roma, c'è un info point del Comune aperto dal lunedì alla domenica dalle 09.00 alle 20.00.

Chiese

1 Cattedrale di Cagliari, Piazza Palazzo, 4. Costruita nel corso del duecento, in stile romanico pisano, nel corso del seicento e del settecento subì un rinnovamento secondo lo stile barocco. L'attuale facciata in stile neoromanico risale alla prima metà del novecento.

2 Basilica di San Saturnino, Piazza San Cosimo.

3 Chiesa di Sant'Efisio, Via Sant'Efisio. La chiesa è dedicata al santo più venerato della città, che secondo la tradizione venne decapitato a Nora nel 430 d.C. La costruzione della chiesa viene fatta risalire al Duecento, poi successivamente modificata nel corso del 1500 e ancora nel XVIII secolo.

4 Basilica di Santa Croce, Via Corte D'Appello, 44.

5 Basilica di Bonaria, Piazza Bonaria 2, ☎ +39 070 301747.

6 Cripta di Santa Restituta, Via Sant'Efisio, 14. Mar-dom 10:00-13:00. Ipogeo risalente all'età tardo punica (III sec. a.C.), in parte scavato nella roccia.

Musei

7 Museo archeologico nazionale, Cittadella dei Musei - Piazza Arsenale. L'esposizione comprende reperti del Neolitico, dell'Eneolitico e del primo Bronzo, dell'epoca fenicia e della dominazione punica e infine di epoca romana. Di grande interesse gli esemplari di bronzetto nuragico, la Stele di Nora e la mostra sui Giganti di Mont'e Prama.

8 Orto botanico, Via Sant'ignazio Da Laconi, 11. Circa 51.000 mq

9 EXMA (Exmà), Via S. Lucifero, 71, ☎ +39 070 666399, info@exmacagliari.com. Mar-Dom 09:00-13:00 e 16:00-20:00. Principale centro di esposizione di Cagliari. Viene aperto al pubblico nel 1993, all'interno dell'ex mattatoio ottocentesco progettato da Domenico Barabino e attivo fino al 1966. Ospita, oltre alle mostre contemporanee, circa 650 stampe della "collezione Nicola Valle".

Monumenti

10 Anfiteatro romano, Via Sant'Ignazio da Laconi, 19. Per metà scavato nella roccia, edificato tra il I e il II secolo d.C.

11 Torre di San Pancrazio, Piazza Indipendenza. €1-3. Questa torre, insieme a quella dell'elefante, è di epoca medievale. Entrambe furono costruite dall'architetto Giovanni Capula e sono fatte di in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Si può salire in cima a entrambe e apprezzare il panorama. La Torre di San Pancrazio è più alta di quella dell'elefante.

12 Torre dell'Elefante, Via Santa Croce. € 1-3. Chiamata così per la presenza di una scultura raffigurante un elefante.

13 Bastione di S. Remy, Piazza Costituzione.

14 Necropoli di Tuvixeddu, Via Falzarego. Lun-Dom 7:00-21:00. La necropoli fenicio-punica più vasta di tutto il Mediterraneo

15 Castello di San Michele, Via Giovanni Cinquini, 09121 Cagliari CA, ☎ +39 346 667 3657, castellosanmichele@consorziocamu.it. Mar-Dom, 09.00-17.00. Edificio fortificato che sorge sll'omonimo colle di Cagliari. Il complesso presenta tre torri e un fossato che circonda la struttura. Fra il 1350 e il 1511 è abitato dalla nobile casata spagnola dei Carroz. Successivamente, viene abbandonato e nel 1652 è utilizzato come lazzaretto durante l'epidemia di peste. Nel XVIII secolo inizia una fase di decadenza sotto gli austriaci prima e i Savoia dopo, mentre fra il 1820 e il 1848 diventa una caserma degli invalidi, per poi essere acquistato, nel 1895, da un privato, Roberto di San Tommaso, che lo fa restaurare. Attualmente ospita il Centro d'Arte e Cultura.

Aree di interesse naturalistico e spiagge

16 Parco di Molentargius, Via La Palma, ☎ +39 070 379191, infopoint@parcomolentargius.it. Zona umida di circa 1600 ettari con bacini di acqua dolce e salata, luogo di sosta, svernamento e nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici (in particolare i fenicotteri). E' presente un percorso pedonale e si possono noleggiare le biciclette all'info point.

17 Spiaggia del Poetto, Viale Poetto. E' la principale spiaggia di Cagliari città, si estende per circa otto chilometri, dalla Sella del Diavolo sino al litorale di Quartu Sant'Elena. Si raggiunge con le linee CTM PQ, PN, PF con partenza da piazza Matteotti (via Roma), e dal 2015 anche con la nuova linea Poetto Express (PE) di cui si può usufruire con i normali titoli di viaggio o con biglietti validi solo sul PE, del costo di €1.50 comprensivo di andata e ritorno.

Eventi e feste

Festa di sant'Efisio. Festa cittadina più importante, benché non dedicata al patrono (che è San Saturnino), si tiene tra l'1 e il 4 maggio. La Processione parte dalla chiesa dedicata al Santo nel quartiere Stampace e raggiunge l'omonima chiesa nei pressi della spiaggia di Nora (Pula), con ritorno. È tra le più lunghe ed importanti d'Europa, un vero "cammino" di fede, devozione, tradizione e folklore al seguito del simulacro del Santo di Sardegna, reputato il salvatore del capoluogo dell'Isola dalla peste e festeggiato fin dal 1657. Presenziano migliaia di partecipanti tra cui i cavalieri che storicamente scortano il Santo, gruppi folcloristici, confraternite e persone in costume provenienti da numerose località di tutta l'Isola, che portano carri adornati a festa e carichi di prodotti tipici.

4 Cuccuruscottus. La festa degli abitanti del quartiere di Stampace (cuccuruscottus significa teste calde, dovuto alla testardaggine degli stampacini) si svolge a fine luglio e prevede spettacoli, musica, letture e cibo in giro per le vie e le piazze del quartiere.

5 Sagra del pesce. A settembre nel villaggio di pescatori di Giorgino si svolge la sagra del pesce, dove si potranno assaggiare alcuni piatti tipici della cucina cagliaritana quali pruppu a sa schiscionera (insalata di polpo), burrida (gattuccio di mare con salsa di noci e aceto), pesce a scabbecciu (in agrodolce), muggini arrosto.

Leggendometropolitano, segreteria@leggendometropolitano.it. Festival letterario che si tiene in vari punti della città normalmente a inizio giugno.

Marina Café Noir, info@marinacafenoir.it. Festival di letterature e saperi, cinema e teatro, musica e arti visive che si tiene normalmente i primi di settembre in luoghi caratteristici della città.

Acquisti

Prodotti alimentari

1 Enoteca Biondi 1959, Viale Regina Margherita 83, ☎ +39 070 667 0426, info@enotecabiondi.it. Ricca offerta di prodotti locali (vini, formaggi, salumi, pasta) ma anche champagne, caviale e tartufo.

2 Enoteca cagliaritana, Piazza Yenne, 8, ☎ +39 070 655611, info@enotecacagliaritana.it. Ampia selezione di vini sardi e non.

3 La spiga e l'uovo, Via Francesco Cocco Ortu, 53, ☎ +39 070 497371. Dolci tipici sardi e pasta fresca, tutto ottimo e sempre fresco.

4 Mercato di San Benedetto, Via Francesco Cocco Ortu, 50. Lun-Sab 7:00-14:00. 8000 mq. su due livelli, è il mercato civico coperto più grande d'Europa. Al piano inferiore trovate i banchi di pesce, al primo piano frutta, verdura, carne, formaggi e pane. C'è l'imbarazzo della scelta, vale la pena una visita anche se non volete comprare nulla per apprezzare lo spirito che si respira e la varietà di prodotti offerti.

5 Sapori di Sardegna, Via Baylle, 6, ☎ +39 070 6848747. Bottega dove acquistare vini, salumi, formaggi e altre prelibatezze sarde, che si possono gustare anche in loco con ottimi e abbondanti taglieri, accompagnati da vino o birra artigianale sempre sarda.

Area Wines (La vineria di Area Wines), Via Giosuè Carducci, ☎ +39 393 8982928, info@areawines.it. Assortimento di vini locali, nazionali e internazionali. Sommelier presente. Spedizioni e consegne.

Caffè dell’Arte Specialty Coffee, Via Caprera 3 (Pochi minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Piazza Matteotti), info@caffedellartecagliari.com. Lun-Gio 8:30-15:30, Ven-Dom 8:30-13:00. Colazioni internazionali e brunch ogni giorno. Selezione di Specialty Coffee da bere in loco e da acquistare per l’uso domestico; con micro torrefazione all’interno.

Artigianato sardo

6 Bistimentas, Vico Barcellona, 16, ☎ +39 070 2892074. Vestiti da uomo e donna con tagli tradizionali e tessuti tipici (velluto, orbace, lino), molto eleganti.

7 Bonu, Largo Carlo Felice, 33, ☎ +39 070 650745, webmaster@bonu.it. Il più classico dei negozi di prodotti tipici sardi. Spazia da alimentari a tappeti e ceramiche. I prodotti acquistati nel negozio in centro possono essere fatti recapitare al punto acquisto presente in aeroporto, consentendo di risparmiare un po' rispetto all'acquisto prima del volo.

Dove mangiare

Prezzi modici

1 Coccodi, via Santa Margherita 9, ☎ +39 070 670468. Lun - Sab: 7.00 - 22.30, Dom: 9.00 - 22.30. Panificio e pasticceria con gastronomia, a pranzo e cena è possibile prendere un piatto piccolo o grande scegliendo tra molte pietanze calde e fredde. Ambiente shabby chic molto carino e accogliente.

2 Lollove pizza, Viale Diaz, 47, ☎ +39 070 670997. 10-12€. Lun-Sab 19.00-22.30. Ottime pizze tonde (anche da asporto) con ingredienti di stagione tipicamente locali (lardo al mirto, cardi, finocchietto selvatico, salsiccia, casizolu, etc.)

3 Pizzeria Federico Nansen, Corso Vittorio Emanuele II, 269. Mar-Ven. Ottima pizza al taglio con varie farciture

Prezzi medi

4 Il Fanà, Corso Vittorio Emanuele II, 99, ☎ +39 070 680326. Ristorante di pesce. Tra gli antipasti imperdibili i gamberi fritti in pane carasau, ottimo l'astice come secondo e la spigola alla vernaccia.

5 Bistrot Luigi Pomata, Viale Regina Margherita 18, ☎ +39 070 672058, info@luigipomata.com. Antipasti/primi da 19€, secondi da 26€. Lun 20:00-23:00, Mar-Sab 13:00-15:00 e 20:00-23:00. Piatti caldi e freddi di pesce e carne, interpretati dal famoso Chef. Imperdibile la catalana di polpo, che non manca mai. Vale la pena chiedere anche i piatti fuori menu, a volte disponibili. Ottima scelta di vini sia locali sia nazionali e internazionali.

6 Locanda dei Buoni e Cattivi, Via Vittorio Veneto, 96, ☎ +39 070 7345223, +39 345 4419347, info@locandadeibuoniecattivi.it. Lun-Sab 13:00-15.00 e 20:00-23.00, Dom 13:00-15:00. Bellissima villa con giardino, offre oltre al ristorante anche delle camere a B&B. A pranzo sono disponibili menu a 12-16 euro, la cena offre piatti alla carta e la domenica a pranzo si può partecipare a "Sa Picchettada" (brunch). I ragazzi che lavorano qui sono stati formati da Roberto Petza, chef stellato sardo, i piatti vengono creati con prodotti locali e la scelta dei fornitori si basa su principi etici e sostenibili.

7 Mondo e Gianluca, Via Goffredo Mameli, 101, ☎ +39 070 670480. Lun-Sab. Ristorante di pesce semplice ma buono, permette all'avventore di scegliere il pescato disponibile (compresi molluschi e crostacei, tutto sempre freschissimo) al tavolo, nonché la cottura migliore (arrosto, frittura, etc.).

8 Cucina.eat, Piazza Galileo Galilei, 1, ☎ +39 070 099 1098. Menu pranzo 10/12€ e cena 20€. Lun-Ven 10:30-15:30, 17:30-23:30; Sab 10:30-15:30. Difficile classificare Cucina.eat. È un alimentari dove acquistare prodotti selezionati e utensili indispensabili, un locale per aperitivi o per assaggiare piatti gourmand, una scuola di cucina che ospita anche cene a tema con importanti chef. Provare per credere. Con la bella stagione c'è anche il dehors.

9 Sa domu sarda, Via Sassari, 51, ☎ +39 070 653400. Cucina tipica dell'entroterra, buoni antipasti e primi.

10 La Mola Sarda, Viale Trento 84, ☎ +39 070 280983, lamolasarda@hotmail.com. Mar-Sab 12:30-14:30 e 20:15-22:30; Dom 12:15-14:30. Ristorante di pesce.

Prezzi elevati

11 Luigi Pomata, Viale Regina Margherita, 14, ☎ +39 070 672058, info@luigipomata.com. Lun-Sab. La versione ristorante del Bistrot sopra indicato, qui si può mangiare anche il crudo di pesce (italiano o sushi). Da provare la tempura alla birra e i piatti a base di tonno. A pranzo potete trovare dei menu a prezzi contenuti.

12 Dal Corsaro, Viale Regina Margherita 28, ☎ +39 070 664318. Storico ed elegante ristorante cittadino. Cucina raffinata in un ambiente molto curato. Carta dei vini vasta e di qualità. Una stella Michelin.

Come divertirsi

Spettacoli

Di seguito una lista dei principali teatri cittadini.

1 Teatro Lirico di Cagliari, Via Sant’Alenixedda, ☎ +39 0704082230, fax: +39 0704082223. Il più grande teatro della Sardegna, allestisce stagioni annuali di opera e musica cameristico/sinfonica e altri eventi di danza, balletto, musical, concerti di musica classica e leggera.

2 Teatro Massimo, Via Edmondo De Magistris, 12 (angolo Viale Trento), ☎ +39 070 6778129. Dopo le grandi stagioni degli anni 50 e 60, il teatro è rimasto a lungo chiuso, ed è stato riaperto al pubblico nel 2009. Ospita e mette in scena soprattutto spettacoli di prosa.

Bar e locali per aperitivi

3 Florio, Via San Domenico, 90, ☎ +39 349 773 7721. Al centro della bellissima piazza San Domenico, il bar propone una scelta attenta di prodotti, in gran parte biologici, per pranzi, aperitivi e cene. Organizza quasi quotidianamente eventi culturali, manifestazioni, dj set, mostre.

4 Babeuf, Via Giardini 147/a, ☎ +39 339 7067706, babeufcagliari@gmail.com. Mar-Dom. Babeuf è un locale delizioso dove passare in tranquillità il proprio tempo, a leggere, chiacchierare e rilassarsi. Offrono tè, ottimi biscotti e dolci fatti in casa, taglieri di salumi e affettati, birre e vini biologici.

5 Libarium Nostrum, Via santa Croce, 33, ☎ +39 346 5220212. Il Libarium, locale storico di Cagliari, si affaccia sul bastione di Santa Croce e grazie alla sua terrazza offre una splendida vista sulla città fino al mare a agli stagni. Da provare l'aperitivo al tramonto.

6 Birroteca Al merlo parlante, Via Portoscalas, 69, ☎ +39 333 9774573. Mar-Dom. 10 birre artigianali a rotazione costante alla spina, oltre 200 etichette, da accompagnare a panini e nachos.

7 Civicozero la Prosciutteria, Viale Regina Margherita, 99, ☎ +39 344 1857538. Lun-Sab. Ottima selezione di vini al bicchiere (bollicine, bianchi e rossi), si può cenare con taglieri assortiti di salumi e formaggi.

Locali notturni

8 Covo art cafè, Via Barcellona, 49. Circolo privato, con musica (spesso dal vivo), eventi e altro. Aperto dalle 21 fino a notte fonda, a seconda delle giornate. Il posto giusto dove bere il bicchiere della staffa.

9 Bohémien, Via Oristano, 14, ☎ +39 347 8248304. Club dove si tengono spesso concerti, per lo più rock. L'interno è una grotta in tufo mentre all'esterno è disponibile un grazioso cortine.

10 Linea notturna, Via Mameli, 154, ☎ +39 328 8964529. Music club

11 Fabrik, Via Goffredo Mameli, 216, ☎ +39 339 6815784, info@fabrik.it. Concerti dal vivo e altri eventi organizzati durante tutto l'anno.

Dove alloggiare

Prezzi modici

1 Casa Marina B&B, Via Cavour 52, ☎ +39 327 3042552, bandbcasamarina@gmail.com.

2 Hostel Marina, Scalette San Sepolcro, ☎ +39 070 67 08 18, cagliari@aighostels.it.

Prezzi medi

3 Hotel Italia, Via Sardegna, 31, ☎ +39 070 660410, info@hotelitaliacagliari.com.

4 Residenza Kastrum, Via Nicolò Canelles, 78, ☎ +39 070 662304, info@kastrum.eu. Dotato di 4 camere e una suite panoramica, offre ai visitatori anche una terrazza per godere della vista spettacolare.

5 B&B Qaral, Vico II S. Giovanni, 1, ☎ +39 340 503 9060, info@qaral.it.

6 Appartamenti della Locanda dei buoni e dei cattivi, Via San Domenico 82, ☎ +39 070 7345223, info@locandadeibuoniecattivi.it. Tre appartamenti nel cuore del quartiere Villanova, due nella bellissima via San Domenico e uno in via Francesco Coco (tra via Garibaldi e via Sonnino). Gli appartamenti sono ristrutturati, dotati di tutti i confort e disponibili per 3-4 persone.

7 Hotel Due Colonne, via Sardegna, 4 (In zona porto), ☎ +39 070 658710, hotelduecolonne@libero.it. Tre stelle superiore molto comodo e accogliente.

Prezzi elevati

8 T Hotel, Via Dei Giudicati, 66, ☎ +39 070 47400, reservation@thotel.it. Le camere deluxe godono di una bella vista sulla città e il mare, oltre che di letti king size. La colazione è ottima e molto variegata (anche con prodotti sardi). Al piano terra c'è una Spa accessibile sia ai clienti dell'hotel sia agli esterni, dove è possibile prenotare massaggi, trattamenti estetici, il percorso Acqua journey (vasca idroterapica, docce cromoterapiche e aromaterapiche, bagno turco).

9 Hotel Regina Margherita, Viale Regina Margherita, 44, ☎ +39 070 670342, booking@hotelreginamargherita.com.

Sicurezza

Cagliari è una città piuttosto sicura.

Come dappertutto i turisti devono prestare attenzione ad eventuali borseggiatori che possono essere presenti in zone della città molto affollate e sui mezzi pubblici.

Nei dintorni

Spiagge

7 Chia – Alcune tra le spiagge più belle del Sud Sardegna (Su Giudeu, Cala Cipolla). SS 195 direzione Pula, poi SP71. Continuando su quest'ultima per altri 15 km si arriva a Tuerredda.

8 Villasimius – Altra zona turistica assai rinomata del sud, le spiagge migliori di Villasimius sono Porto Giunco e la Spiaggia del Riso. Prendere il lungomare verso Quartu Sant'Elena, poi la SP17

Siti archeologici

9 Area archeologica Su Nuraxi – Su Nuraxi è il villaggio nuragico più grande del mondo, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1997. Prendere la SS 131, uscire a Furtei/Barumini/Samassi e percorrere la SS197 fino alla destinazione.

10 Parco della Giara – Vasto altopiano boschivo con stagni temporanei e diverse specie animali, tra cui l'unico branco esistente in Italia e in Europa di cavalli selvatici. Come per arrivare all'Area archeologica Su Nuraxi, proseguire sulla SS97 fino a Gesturi, quindi seguire le indicazioni.

11 Nora, antica città fenicio-punica. Prendere la SS195 direzione Pula e seguire le indicazioni per Pula/Nora.

12 San Sperate – Paese-museo a 20 km da Cagliari famoso per i suoi murales.

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Cosa vedere a Cagliari

  1. Cattedrale di Santa Maria Assunta e di Santa Cecilia
  2. basilica di San Saturnino
  3. santuario di Nostra Signora di Bonaria
  4. Poetto
  5. Torre di San Pancrazio
  6. Museo archeologico nazionale di Cagliari
  7. Palazzo Regio
  8. torre dell'Elefante
  9. torre di Calamosca
  10. anfiteatro romano di Cagliari
  11. parco naturale regionale Molentargius - Saline
  12. orto botanico di Cagliari
  13. Parco di Monte Claro
Mappa di Cagliari con i luoghi numerati
I numeri corrispondono all'elenco qui sotto. Dati della mappa © OpenStreetMap

Cattedrale di Santa Maria Assunta e di Santa Cecilia

Cattedrale · Cagliari

Cattedrale di Santa Maria Assunta e di Santa Cecilia

Il duomo di Cagliari, ufficialmente cattedrale di Santa Maria Assunta e di Santa Cecilia, è il principale luogo di culto di Cagliari, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana e parrocchiale del quartiere storico Castello.

La chiesa si presenta come un connubio di diversi stili artistici e custodisce sette secoli di memorie storiche della città di Cagliari. Costruita nel corso del duecento, in stile romanico pisano, venne elevata al rango di cattedrale nel 1258. Quando Cagliari fu capitale del regno di Sardegna, al suo interno prestavano giuramento i rappresentanti dei tre stamenti (bracci del parlamento sardo). Nel corso del seicento e del settecento il tempio fu rinnovato secondo i canoni dello stile barocco. Negli anni trenta del novecento venne innalzata l'attuale facciata in stile neoromanico, ispirata al prospetto del duomo di Pisa.

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La cattedrale, oltre ad essere un importante luogo di culto cattolico, in cui si svolgono le principali celebrazioni dell'anno liturgico presiedute dall'arcivescovo, è uno dei più noti e visitati monumenti di Cagliari.

Storia

Il primo impianto della chiesa si deve ai pisani, che la costruirono entro le mura della loro roccaforte, il Castel di Castro.

Fondata probabilmente già nel 1217 (quando i pisani si insediarono nel colle di Castello), la prima menzione che attesta l'esistenza della chiesa di Sancte Marie de Castello risale al 1254. In forme romaniche, questa chiesa originaria aveva pianta rettangolare, divisa in tre navate da colonne, con volta a crociera sulle due navate laterali e copertura in legno della navata centrale ed era dedicata, come la cattedrale di Pisa, a santa Maria Assunta.

Nel 1258, dopo la distruzione da parte dei pisani della capitale giudicale Santa Igia e della cattedrale di Santa Cecilia, la chiesa di Santa Maria di Castello fu elevata al rango di cattedrale della diocesi cagliaritana, affiancando il culto a santa Cecilia nell'intitolazione.

Agli inizi del XIV secolo venne realizzato il transetto, che rese la pianta della chiesa a forma di croce latina, e le relative due porte laterali. Sulla facciata venne inoltre aperta una bifora gotica e vennero eseguiti interventi sul campanile. Al primo ventennio del XIV secolo si fa risalire la costruzione della prima cappella, in stile gotico italiano, innestata nel braccio sinistro del transetto.

Con la conquista di Cagliari da parte degli aragonesi venne completato il transetto destro ed edificate altre cappelle, delle quali solo quella della "Sacra Spina" (detta anche "Cappella Aragonese") è rimasta intatta.

Nel 1618 si conclusero i lavori con i quali l'arcivescovo Francisco Desquivel fece rialzare il presbiterio per costruire il santuario dei Martiri.

Il 22 novembre 1669 (giorno della festa di santa Cecilia) un altro vescovo, Pietro Vico, ordinò di rifare gli interni e la facciata in stile Barocco, affidando la direzione dei lavori a Domenico Spotorno.

La ristrutturazione, che durò fino al 1704, cancellò quasi completamente la primitiva chiesa romanica: nel 1702 la facciata fu rifatta dall'architetto Pietro Fossati in stile barocco, il pavimento venne sostituito con tarsie marmoree, pilastri calcarei presero il posto delle colonne romaniche, all'incrocio tra la navata centrale ed il transetto venne edificata la cupola e le cappelle gotiche del transetto vennero murate. Al loro posto vennero edificati i monumenti funebri degli arcivescovi Machin e La Cabra.

Nei primi anni del Novecento la facciata barocca fu demolita al termine di una disputa che vide protagonista l'allora soprintendente ai monumenti Dionigi Scano il quale confidava nella speranza di ritrovarvi sotto l'antica facciata romanica. La cattedrale rimase circa venti anni priva di facciata, finché, nel 1930 venne edificata l'attuale facciata neoromanica in stile pisano utilizzando la "pietra forte", una pietra calcare del colle di Bonaria e frammenti scultorei della chiesa originaria. Il progetto venne attuato su disegno dell'architetto Francesco Giarrizzo.

Nel 1999 è stato effettuato un restauro della cupola, del tetto e del campanile.

Il quartiere

La cattedrale di Cagliari è situata nel quartiere medievale del Castello, nel cuore fortificato del centro storico della città sarda.Il Castello fu, dal XIII secolo alla fine del XIX, il quartiere in cui, oltre alle massime autorità civili, militari e religiose, avevano le loro residenze i nobili cagliaritani. Coloro che si recavano nel Castello, come gli artigiani che lavoravano nelle botteghe del quartiere, a differenza dei nobili, la notte erano obbligati a tornare nelle proprie case negli altri quartieri cittadini, ovvero Stampace, Marina e Villanova, prima che le porte di Castello venissero chiuse.

Il Castello sta ora lentamente risorgendo dopo un lungo periodo di incuria e abbandono, attraverso numerosi interventi di recupero, restauro e abbellimento degli antichi palazzi, delle chiese, delle vie e delle piazze.La cattedrale sorge sulla vasta piazza Palazzo, dove si affacciano anche il Palazzo Reale, che oggi ospita uffici della Prefettura e della Città metropolitana di Cagliari e il vecchio palazzo comunale.

Descrizione
Esterno

L'edificio sacro si annuncia da lontano grazie all'alta cupola ottagonale che, insieme al profilo della torre trecentesca di San Pancrazio e della torre dell'Elefante, rende inconfondibile lo skyline di Castello.

Il prospetto principale (1933), come detto sopra in stile neoromanico, è a salienti. Nella parte bassa della facciata, scandita da lesene e archetti pensili, si aprono tre portali, architravati e sormontati da archi a tutto sesto. L'architrave del portale mediano è l'originale della fabbrica romanica, decorato con motivi floreali, mentre sulla lunetta soprastante si trova un mosaico raffigurante la Theotókos.

Nelle lunette sopra i portali laterali sono rappresentati, sempre in mosaico, a sinistra san Saturnino martire, patrono di Cagliari, raffigurato con una palma in mano, a destra santa Cecilia martire, compatrona della Cattedrale, raffigurata col suo simbolo, l'organo.

Nella parte superiore la facciata si sviluppa su tre livelli, decorati con finte logge, costituite da archetti romanici sostenuti da sottili colonnine. Sopra la loggia intermedia si legge l'iscrizione dedicatoria in latino: Sanctae Mariae Reginae Sardorum (a santa Maria regina dei sardi).

Affianca il prospetto l'imponente torre campanaria, originaria della fabbrica duecentesca romanico pisana, a canna quadra, decorata alla sommità da archetti pensili.

Alla fase costruttiva del primo ventennio del XIV secolo appartengono i prospetti laterali dei due bracci del transetto con i rispettivi portali, nei quali si nota chiaramente il passaggio dall'originario stile romanico - pisano al nuovo gusto gotico; infatti si presenta in stile tipicamente romanico il portale sul braccio settentrionale, mentre è già gotico e più elaborato quello del braccio meridionale, impreziosito fra l'altro da un frammento di sarcofago romano e da una scultura della Madonna col Bambino (XIV secolo) di scuola toscana.

Interno

L'interno della chiesa, con pianta a croce latina, è a tre navate con transetto e cappelle laterali; di queste, tre si aprono su ciascuna delle due navate laterali, quattro si aprono sul transetto.

All'ingresso sono poste due acquasantiere del XVII secolo.Il pavimento, rifatto nel 1956 ripetendo il disegno originale del Seicento, è in tarsie marmoree policrome.

Sulla volta della navata centrale sono rappresentate l'Esaltazione della croce, le Storie della diffusione della fede in Sardegna e la Pietà, di Filippo Figari (1885-1975).

Pergamo di maestro Guglielmo

Ai lati del portale centrale vi sono due pulpiti derivati da un unico ambone (commissionato nel 1158 e terminato nel 1162), opera di Guglielmo eseguito per il Duomo di Pisa.Nel 1312 l'ambone viene sistemato nella cattedrale di Cagliari. Originariamente si trovava a destra della navata centrale vicina alla terza colonna.

Durante la ristrutturazione del 1669 il pergamo fu rimosso e diviso ed i due pulpiti vennero trasportati nella loro posizione attuale.

Prima della divisione il pergamo doveva essere sostenuto da sette colonne di cui quattro poggiavano sui quattro leoni che ora sono collocati ai piedi del presbiterio.

Cappelle della navata destra

Cappella di Santa Cecilia

Dedicata a santa Cecilia, patrona della cattedrale, è in stile barocco-piemontese. Al centro vi è un dipinto raffigurante Le nozze mistiche di santa Cecilia con san Valeriano, opera di Pietro Angeletti. Sul tabernacolo in argento sbalzato è raffigurata La cena di Emmaus, attribuita a Lorenzo Lavy.

Cappella di Nostra Signora di Sant'Eusebio

È chiamata anche cappella della Madonna Nera per la presenza di una statua della Madonna che si vuole tradizionalmente gemella di quella del Santuario di Oropa, poiché portata da sant'Eusebio, sardo e vescovo di Vercelli, al ritorno dal suo esilio in Palestina nel 362 (la terza della serie è Crea). In realtà la Madonna non è nera, ma in legno dipinto e dorato, e viene ritenuta una probabile opera veneta della seconda metà del Trecento.

Cappella di San Michele

Sull'altare marmoreo, tra due coppie di colonne tortili, si trova la scultura che rappresenta San Michele mentre scaccia gli angeli ribelli, opera settecentesca di Giuseppe Maria Mazzetti. Ai lati le due statue rappresentano San Giovanni Evangelista e il Profeta Isaia. È stata restaurata nel 1939.

Cappelle della navata sinistra

Cappella del Battistero

Fu costruita da Domenico Spotorno (che per farlo demolì due lati del campanile) e venne ristrutturata da Francesco Cucchiari in stile neoclassico nel 1824. Dell'originale secentesco rimane il vascone marmoreo che serviva a conservare l'acqua benedetta.

Cappella di Santa Barbara

Venne costruita per volere di monsignor Raulo Costanzo Falletti, viceré di Sardegna e arcivescovo di Cagliari. La cappella presenta al centro un dipinto raffigurante Santa Barbara rifiuta di adorare gli idoli pagani, attribuito da alcuni a Corrado Giacquinto, da altri ad uno dei fratelli Carracci, e ai lati i monumenti a Raulo Costanzo Falletti e a suo fratello Gerolamo, anch'egli viceré.

Cappella della Madonna della Mercede

Fu fatta erigere da Bernardo di Cariñena, arcivescovo che apparteneva all'Ordine di Santa Maria della Mercede. Al centro, Madonna e santi dell'Ordine Mercedario, dipinto di Giacomo Altomonte. Sotto la tela, statua della Vergine del Pilar e statua dell'arcivescovo Cariñena. Ai lati: monumento di don Luigi Amat Malliano dei baroni di Sorso, cavaliere dell'Annunziata, e dell'arcivescovo mons. Paolo Maria Serci Serra, grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Transetto
Braccio destro

Nella parete destra si trova il Mausoleo dell'arcivescovo Bernardo de La Cabra, monumento funebre in stile barocco che ricorda monsignor Bernardo de La Cabra, arcivescovo di Cagliari e prima vittima in città della peste del 1655.

Alla parete di fondo è collocato l'imponente Altare di Sant'Isidoro, fatto erigere dall'arcivescovo e viceré della Sardegna Diego Fernandez De Angulo nel 1683 per celebrare la canonizzazione di sant'Isidoro agricoltore, la cui statua è alla sommità dell'altare. Al centro, la tela raffigurante la Madonna Immacolata col Bambino.

Il quadro è detto anche Madonna degli Stamenti Sardi perché davanti ad esso, il 7 marzo 1632, il Parlamento sardo giurava, a nome di tutto il regno di Sardegna, di difendere e insegnare la purissima Concezione di Maria.

Sotto la mensa dell'altare è il monumento a Diego Fernandez De Angulo; ai lati sono le statue di santa Barbara di Nicomedia, san Bonaventura di Bagnoreggio, san Francesco d'Assisi, san Diego D'Alcalà, san Saturnino (quest'ultima, in legni policromi, scolpita da Antonio Lonis nel 1759) e di due angeli.

Nella parete sinistra, sopra la porta di accesso alla sacrestia, si trova il Polittico della Crocifissione, dipinto tra il 1528 e il 1530 e attribuito a Michele o a Pietro Cavaro. Il dipinto comprende la Madonna col Bambino, la crocifissione di Gesù, l'Annunciazione, san Gerolamo, san Matteo e san Bartolomeo.

Poco oltre si apre la cappella Aragonese o della Sacra Spina, edificata intorno al 1328, anno in cui gli Aragonesi presero possesso del Castello di Cagliari. La cappella infatti, a pianta semiottagonale, è uno dei primi esempi di architettura in stile gotico - aragonese edificati in Sardegna. Sui capitelli che reggono l'arco ogivale e sulla chiave della volta ombrelliforme e costolonata vi è lo stemma della Casa d'Aragona; viene chiamata "della Sacra Spina" perché vi si conserva, in una nicchia sul lato destro, una spina che la tradizione vuole provenga dalla corona di Cristo. Dalla volta pende la lanterna in argento risalente al XVII secolo.

Nell'ambiente successivo, la cappella del Sacro Cuore di Maria, si conserva un organo positivo del 1758 costruito dal napoletano Carlo Mancini, proveniente dalla vicina chiesa della Purissima. Sopra l'altare vi è la statua della Madonna delle Grazie. Una volta questa cappella era dedicata a san Saturnino, patrono di Cagliari. Nella cappella è sepolto l'arcivescovo di Cagliari mons. Ernesto Maria Piovella, le cui spoglie vennero qui traslate dal cimitero di Bonaria nel 1965.

Sulla volta del braccio destro del transetto sono raffigurate La potenza di Maria e la sua protezione sui sardi e Santa Cecilia, sempre di Filippo Figari.

All'esterno nell'arco trilobato è incassato un frammento di sarcofago romano in cui, sul tondo centrale, attorniato da putti, si trova il ritratto del defunto.

Braccio sinistro

Nella parete destra del braccio sinistro del transetto si aprono due cappelle, simmetriche a quelle del Sacro Cuore di Maria e della Sacra Spina.

La prima, quella più prossima al presbiterio, è la cappella del Crocifisso, settecentesca, interamente ricoperta di marmo nero venato, che ospita nell'altare un crocifisso ligneo del XVI - XVIII secolo e le due statue secentesche in legno di san Sebastiano e san Rocco.

La successiva cappella, destinata alle celebrazioni nei giorni feriali, detta "cappella Pisana" (in passato chiamata anche del Sacro Cuore di Gesù o del SS. Sacramento), a pianta quadrata, con volta a crociera, in stile gotico toscano, è la cappella più antica della Cattedrale: risale infatti al primo ventennio XIV secolo.

Sotto la mensa vi è un frammento di leggio d'ambone del XIII secolo.

Nella parete di fondo si innalza il Mausoleo di Martino il Giovane, imponente monumento funebre a Martino I di Sicilia (1374-1409), Re di Sicilia, morto di malaria durante la guerra sardo-catalana, nel 1409.

Il suo nome è legato alla vittoria nella battaglia di Sanluri del 30 giugno 1409 contro il Regno di Arborea e alla ferocia dei suoi soldati, tanto che ancora oggi il luogo della battaglia si chiama S'ocidroxu (il mattatoio). Il re di Sicilia però contrasse la malattia e morì il 25 luglio a 33 anni.

L'autore del mausoleo, ispirato al barocco ligure-piemontese, è Giulio Aprile, che vi lavorò dal 1676 al 1680, anno in cui venne inaugurato il mausoleo (ma la salma di Martino vi fu collocata solo nel 1689).In basso vi sono 4 statue di guerrieri e due angeli che sostengono uno scudo, al centro lo stemma dei re d'Aragona e un'iscrizione che riporta la data della sua morte, in alto, tra due statue di leoni, l'urna contenente il corpo di Martino e la statua del re, della Morte, della Giustizia e della Fede.

Nella parete sinistra è posto il Monumento a Mons. Ambrogio Machìn, arcivescovo di Cagliari e maestro generale dell'Ordine Mercedario, opera di Domenico Martini. Al di sopra si nota la cosiddetta "Galleria Reale", una loggia in legno da cui la famiglia reale assisteva alla messa durante il periodo di esilio a Cagliari (1799 - 1814).

Sulla volta sono raffigurati Cristo Re e San Saturnino, del Figari.

Presbiterio

Il presbiterio del duomo è rialzato di circa un metro e mezzo dal pavimento della chiesa e cinto da una balaustra marmorea arricchita da pregevoli intarsi. Questa sistemazione si deve alla volontà dell'arcivescovo Francisco de Esquivel, il quale volle che sotto il presbiterio trovasse posto, nel 1614, il santuario dei Martiri.

Ai piedi della balaustra si trovano i quattro leoni stilofori, risalenti alla metà del XII secolo, in origine collocati alla base delle colonne che sostenevano il pulpito di maestro Guglielmo, quando era ancora integro.

Sul lato destro si trova una elegante credenza in marmo a forma di altare, fatta costruire dal canonico Pietro Sanna nel 1702, in cui è collocato in alto un bassorilievo con l'immagine di santa Cecilia, raffigurata con la palma del martirio e l'organo.

Al centro del presbiterio si trova l'altare maggiore, una semplice mensa marmorea sostenuta da cinque colonnine dello stesso materiale. Si tratta dell'originario altare dell'antica chiesa romanica, che nel corso dei secoli, particolarmente nel Seicento, venne ricoperto di numerosi ornamenti. Il paliotto che ricopre l'altare, in lamina d'argento lavorata a sbalzo e a cesello, fu realizzato a Madrid a metà del 1600, e vi cui sono raffigurati san Lucifero, santa Cecilia, san Saturnino, san Giorgio, sant'Efisio e san Sebastiano. Dietro l'altare, tra esso e il coro ligneo, è collocato un prezioso tabernacolo d'argento, risalente al 1610, opera dell'artigiano cagliaritano Giovanni Mameli. Si devono a mons. Giuseppe Mani i lavori dell'adeguamento liturgico postconciliare.

Dietro l'altare si trova il coro ligneo del XVII secolo, al centro del quale è posta la cattedra vescovile, ornata dallo stemma dell'arcivescovo Pietro Vico. Nella parete di fondo trova posto, in una preziosa nicchia, la statua marmorea della Madonna di Monserrato.

Nelle vele della cupola sono rappresentati I quattro evangelisti, sempre di Filippo Figari, mentre nella volta sopra il coro il quadro raffigurante la Gloria di santa Cecilia è opera di Antonio Caboni.

Organo a canne

Nella cattedrale si trova l'organo a canne Mascioni opus 712, costruito nel 1955. A trasmissione elettrica, è stato ampliato nel 2007 dalla stessa ditta organaria e il suo materiale fonico è situato nelle due tribune ai lati del presbiterio, mentre la consolle è posta nel braccio sinistro del transetto. Ha 46 registri disposti su tre manuali e pedale.

Cripta della cattedrale

Sotto i pavimenti marmorei del duomo esistono diversi ambienti sotterranei, la maggior parte non visitabile, destinati nel corso dei secoli alle sepolture di diversi personaggi, tra cui arcivescovi, nobili e viceré.

Santuario dei Martiri

La parte più nota dei sotterranei, l'unica attualmente visitabile, è il santuario dei Martiri, costituito da tre ambienti, scavati sotto il presbiterio per volontà dell'arcivescovo de Esquivel all'inizio del XVII secolo.

Ospita un sarcofago di epoca romana contenente le ossa di sant'Antioco e due tombe della Famiglia reale dei Savoia durante il periodo del soggiorno sardo dovuto all'occupazione del Piemonte da parte di Napoleone. Vi si trovano infatti le sepolture del principe ereditario Carlo Emanuele, morto di vaiolo in tenera età nel 1799, e di Maria Giuseppina di Savoia, regina di Francia quale moglie di Luigi XVIII, morta in esilio a Londra nel 1810 e traslata a Cagliari, in rispetto delle sue volontà, nel 1811.

La Dormitio Virginis

La titolare del duomo di Cagliari è la Vergine Assunta, colei alla quale i pisani dedicarono la chiesa romanica da loro eretta nel Castel di Castro. Nella cattedrale cagliaritana, come in diverse chiese dell'Isola, il culto dell'Assunta si fonde con quello strettamente connesso della Dormizione di Maria. Nei giorni immediatamente precedenti il 15 agosto, solennità dell'Assunzione di Maria, e per tutta l'ottava (la settimana successiva), il simulacro della Dormitio Virginis (la Vergine Maria raffigurata dormiente, in attesa della resurrezione e assunzione in cielo in anima e corpo) viene collocato, su di un catafalco preziosamente ornato da 10 angioletti dorati, nella navata centrale, per essere venerato dai fedeli. Il simulacro della Madonna dormiente, opera di scuola siciliana del XIX secolo, venne donato dalla futura regina Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice di Savoia, durante il periodo di permanenza della corte sabauda a Cagliari (1799 – 1814). Ancora oggi, in occasione della esposizione in duomo, il simulacro viene rivestito con sontuosi abiti dalle rappresentanti delle stesse famiglie nobili a cui appartenevano le dame di corte di Maria Cristina a Cagliari, ovvero le famiglie Amat, Manca di Villahermosa e Sanjust, in ossequio al privilegio loro concesso dalla stessa Maria Cristina per l'adempimento del singolare compito. La statua lignea della Madonna venne donata alla Municipalità di Cagliari e per questo era conservato inizialmente nel palazzo di Città, di fianco al duomo; quando, agli inizi del XX secolo, la municipalità si trasferì nel nuovo palazzo in via Roma, il simulacro venne affidato al Capitolo Metropolitano e quindi conservato nella sacrestia della cattedrale.

Il museo diocesano

Nel braccio destro del duomo c'è la Cappella Aragonese, che ospita il Museo diocesano di via Fossario, dove

sono custodite diverse opere d'arte e una reliquia la Sacra Spina, una spina donata alla cattedrale di Santa Maria da papa Clemente VII.

La Sacra Spina

La Sacra Spina è un oggetto di culto che i cattolici venerano come reliquia, in quanto si vuole appartenesse alla corona che cinse il capo di Gesù Cristo durante la sua passione. Tramite antichi documenti custoditi nell'archivio del Capitolo Metropolitano di Cagliari, si conosce che la Spina, insieme ad altre reliquie e preziose opere d'arte, giunsero nel settembre del 1527 nelle mani dell'arcivescovo di Cagliari, tale Gerolamo di Villanova. Le reliquie e gli altri oggetti, trafugati da varie chiese di Roma e dallo stesso appartamento pontificio durante il sacco di Roma, erano parte del carico di una nave che da Gaeta doveva fare approdo a Cagliari. Poco prima di giungere in porto, la nave si imbatté in una tempesta; questo fatto indusse chi era a conoscenza della presenza del prezioso carico a confessare il fatto ad alcuni religiosi presenti sulla nave, forse spinti dalla convinzione che la tempesta fosse espressione della collera divina per i furti sacrileghi.

Una volta giunti a Cagliari, i religiosi informarono dei fatti l'arcivescovo, il quale istruì un processo e si preoccupò di informare il pontefice, papa Clemente VII, affinché potesse rientrare in possesso degli oggetti rubati.

Il pontefice, appresi i fatti, decise, con breve pontificio del 23 luglio 1531, di lasciare in dono alla cattedrale di Cagliari alcune reliquie, tra cui la Sacra Spina, e un prezioso trittico fiammingo in segno di riconoscenza alla città, con obbligo di esporli durante la festa dell'Assunzione, tradizione che è stata conservata fino ad oggi.

Alla venerazione della Sacra Spina, durante l'esposizione di metà agosto, è legata la possibilità di ottenere l'indulgenza plenaria, previe le altre condizioni previste dalla Chiesa. L'indulgenza è stata riconfermata nel 1992 da papa Giovanni Paolo II.

Opere pittoriche

Il Trittico di Clemente VII risalente al XV secolo, attribuito al pittore fiammingo Rogier Van der Weyden, era proprietà dello stesso Clemente VII, il quale lo aveva collocato nella sua camera da letto. Il trittico era stato trafugato nel 1527 dai Lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V.

L'opera si compone di tre scomparti modanati in legno dipinto che raffigurano la Pietà con la Vergine addolorata e il Cristo incoronato di spine, mentre a sinistra vi è Sant'Anna, la Madonna ed il Bambino Gesù, e a destra Santa Margherita e il drago.

Altra opera importante, di ambito sardo/iberico del XVI secolo (1527- 1550) è il Retablo dei Beneficiati dove sono rappresentati Gesù crocifisso e i due ladroni, l'arcangelo Gabriele, san Bartolomeo.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza Palazzo
Biglietto
Ingresso libero
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.duomodicagliari.it

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basilica di San Saturnino

Museo del Ministero della Cultura italiano · Cagliari

basilica di San Saturnino

La basilica di San Saturnino o di San Saturno (in sardo basìlica de Santu Sadurru; intitolata anche ai santi Cosma e Damiano) è la chiesa più antica di Cagliari, dedicata al patrono della città. Si trova nel quartiere Villanova, in piazza San Cosimo. La chiesa e l'adiacente necropoli, che si estende anche sotto la vicina chiesa di San Lucifero, è uno dei più importanti e antichi complessi paleocristiani della Sardegna.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali la gestisce tramite il Polo museale della Sardegna, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

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Storia

Il primo a menzionare la chiesa di San Saturnino fu il diacono Ferrando, biografo di san Fulgenzio di Ruspe, il quale soggiornò due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero dotato di scriptorium da lui fondato iuxta basilicam sancti martyris Saturnini (presso la basilica di san Saturnino martire) che, specificava Ferrando, era procul a strepitu civitatis: lontano dal chiasso cittadino. Fulgenzio giunse a Cagliari insieme agli altri vescovi africani esiliati in Sardegna da re vandalo Trasamondo nel primo quarto del VI secolo (forse in tale circostanza arrivarono nell'isola le reliquie di sant'Agostino, che rimasero a Cagliari fino al 722).

La chiesa trovata da Fulgenzio era stata probabilmente eretta sul luogo dove la tradizione individuava il sepolcro del giovane cagliaritano Saturno o Saturnino, martirizzato nel 304 secondo la Passio sancti Saturni, un documento medievale che narra la vicenda del santo (tra l'altro molto simile alla storia di san Saturnino di Tolosa).

Nel 1089 il complesso venne donato dal giudice Costantino Salusio II di Cagliari ai monaci benedettini dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia (Vittorini), che vi stabilirono un priorato. I Vittorini restaurarono la chiesa secondo i canoni del romanico provenzale. La rinnovata basilica venne consacrata nel 1119.

Nel 1324, durante l'assedio del Castello da parte degli aragonesi, il monastero di San Saturnino venne danneggiato. Nel 1363 re Pietro IV concesse il sito ai cavalieri di San Giorgio de Alfama.

Nel 1444 entrò in possesso dell'arcidiocesi di Cagliari: il monastero fu lasciato in abbandono e la chiesa venne restaurata nel 1484. Fregi e decorazioni provenienti da San Saturno furono riutilizzati come materiali da costruzione nella ristrutturazione del castello di San Michele voluta dal conte Giacomo Carroz (1420-1469).

Seguì un lungo periodo di decadenza, in cui si collocano gli scavi che interessarono la necropoli paleocristiana intorno alla basilica dal 1614, allo scopo di ritrovare i cosiddetti "corpi santi" (reliquie di martiri o presunti tali), e, nel 1669, l'asportazione di materiali che vennero riutilizzati nella ristrutturazione barocca della cattedrale.

Nel 1714 la basilica venne concessa all'ordine dei medici e degli speziali e fu per questo intitolata anche ai santi medici Cosma e Damiano.

Nel 1943 la chiesa venne danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Riparata nel dopoguerra tra il 1948 e il 1952 e restituita al culto, veniva spesso scelta dai cagliaritani per la celebrazione dei matrimoni. Nel 1978 la chiesa venne chiusa per svolgere nuovi restauri. I lavori durarono fino al 1996, anno in cui la basilica venne riaperta alle visite. Il 30 ottobre 2004, festa di San Saturnino, la basilica dotata di un nuovo altare e di un ambone veniva riconsacrata e riaperta al culto dall'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani. Nel 2010 è stata avviata la riqualificazione dell'area circostante.

Descrizione

La basilica di San Saturnino si trova all'interno di un'area recintata, in cui è inclusa una necropoli paleocristiana tuttora interessata da scavi archeologici, ubicata tra la piazza San Cosimo e la via Dante. In realtà ci è pervenuta solo una parte dell'antica basilica, originariamente a pianta a croce greca e transetto con cupola emisferica all'incrocio dei bracci, tutti e quattro a tre navate; infatti l'attuale tempio è costituito unicamente dal vano cupolato, la parte più antica dell'edificio (V-VI secolo), sostenuto da piloni con colonne alveolate, e dal braccio orientale, a tre navate e chiuso da un'abside semicircolare.

La facciata occidentale, semicrollata, presenta la divisione in tre specchi. I due specchi laterali conservano i portali architravati e sormontati da lunette a tutto sesto. Oltre la facciata si accede al piano di calpestio dello scomparso braccio ovest, oltre il quale si trova l'attuale accesso alla chiesa, aperto su una vetrata a specchio sostenuta da intelaiatura in metallo scuro. Questa soluzione, impiegata nei restauri tra il 1978 e il 1996, è stata applicata per chiudere i tre arconi mediante i quali i tre bracci scomparsi si univano al corpo centrale cupolato; per fare questo sono state demolite le mura innalzate nel 1947 per tamponare le arcate.

Il braccio orientale si presenta esternamente ornato ai fianchi da archetti pensili, mentre l'abside si presenta con pietrame a vista in quanto ha perduto il paramento esterno in calcare di Bonaria. All'interno il braccio è diviso in tre navate da archi a tutto sesto su colonne. La navata centrale è coperta da volta a botte, mentre le navatelle laterali, costituite da due campate ciascuna, hanno volte a crociera.

Informazioni pratiche

Orari
Mo,Th 09:00-13:00; Tu off; We off, Su off
Telefono
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santuario di Nostra Signora di Bonaria

Santuario · Cagliari

santuario di Nostra Signora di Bonaria

Il santuario di Nostra Signora di Bonaria è un complesso religioso della città di Cagliari situato in cima al colle omonimo.

È uno degli edifici mariani più importanti della Sardegna ed è costituito:

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dal santuario in stile gotico catalano risalente alla prima metà del XIV secolo; qui è custodito il simulacro di "Nostra Signora di Bonaria" (o "Madonna di Bonaria"), titolo dato alla Madonna, come patrona massima della Sardegna e di Cagliari, protettrice dei naviganti.

dalla basilica risalente al XVIII secolo, in stile neoclassico, elevata a basilica minore da Pio XI nel 1926.

dal cimitero-parco monumentale omonimo.

dal convento omonimo gestito dall'Ordine dei padri mercedari, che altresì officiano, come sede parrocchiale, le funzioni religiose. Nel chiostro, è presente anche il Museo di Bonaria.

Storia

Il santuario è la parte più antica del complesso e fu il primo esempio di architettura gotico-catalana in Sardegna. Nel 1324, durante l'assedio di Castel di Castro, l'infante Alfonso fece costruire su questo colle, detto in catalano di Bon Aire ovvero "buona aria", una cittadella fortificata. Nel 1326 Pisa abbandonò per sempre la Sardegna e, nel 1335, il re donò l'area di Bonaria ai frati dell'Ordine di Santa Maria della Mercede, all'epoca nel suo massimo splendore, i quali vi fecero costruire un convento con annessa la chiesetta, di stile catalano-aragonese.

La costruzione della basilica, che affianca il santuario, risale al 1704, quando i frati mercedari decisero di edificare una chiesa più grande in onore della Vergine di Bonaria. La chiesa, costruita su progetto dell'architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, era stata progettata in origine in stile barocco; i lavori subirono però delle interruzioni, e verso la fine del XVIII secolo vennero affidati all'architetto Giuseppe Viana, che rielaborò il progetto in stile neoclassico.

Nel corso dell'Ottocento i lavori subirono ancora diversi rallentamenti. Il 24 aprile 1885 l'arcivescovo di Cagliari Paolo Maria Serci Serra riconsacrò il santuario dopo che erano stati effettuati dei lavori; una grande lapide, fu posta a ricordo del duplice avvenimento. L'edificio venne però terminato solo nel 1926, anno in cui il papa Pio XI gli conferì il titolo di basilica minore.

Durante la seconda guerra mondiale l'edificio subì gravi danni dovuti ai bombardamenti; venne ristrutturato tra il 1947 e il 1960 e poi di nuovo nel 1998.

Il santuario di Bonaria è stato visitato il 24 aprile 1970 da papa Paolo VI, da papa Giovanni Paolo II il 20 ottobre 1985, da papa Benedetto XVI il 7 settembre 2008 durante la sua visita a Cagliari e da papa Francesco il 22 settembre 2013, per sottolineare il legame tra le città di Cagliari e Buenos Aires, dato che proprio da questo santuario la capitale dell'Argentina prende il nome.

Descrizione
Il santuario

Il santuario trecentesco venne ampiamente rimaneggiato negli anni cinquanta del XX secolo, allo scopo di riportarlo alla forma originaria. La facciata, allineata a quella della basilica, è molto semplice, a capanna. Per accedere alla chiesa si entra dal portale, in stile gotico, che fu recuperato dalla medievale chiesa di San Francesco in Stampace, che fu demolita nel XIX secolo.

L'interno, sempre in stile gotico-catalano, è a navata unica con volta ogivale. Sul lato sinistro si aprono tre cappelle, anch'esse in stile gotico, voltate a crociera, mentre sul lato destro si trova l'arco che unisce il santuario alla basilica (le quattro cappelle che si aprivano su questo lato furono demolite in seguito ai lavori di costruzione della basilica).

In fondo all'aula, sopraelevato rispetto al pavimento, si trova il presbiterio che termina con l'abside poligonale dov'è l'altare maggiore; questo è il cuore del santuario, perché sull'altare è intronizzata l'imponente statua lignea trecentesca della Madonna col Bambino, detta Nostra Signora di Bonaria, meta della devozione dei fedeli che, per venerarla, salgono le scalette ai due lati dell'altare, trovandosi così all'altezza dei piedi della statua.

Alla base della balaustra, ai lati della scala d'accesso al presbiterio, vi sono le tombe di Domenico Alberto Azuni (sinistra) e quella del servo di Dio fra' Antonino Pisano (destra), frate mercedario di Cagliari, morto nel 1927. In tribuna è ubicato un organo (1886), costruito da Carlo Aletti di Monza.

La navicella sospesa

Nel corso dei secoli, al santuario di Bonaria sono stati donati numerosi oggetti ex voto che anticamente venivano appesi nelle pareti laterali. Tra questi una piccola statua raffigurante una navicella di avorio, lunga circa 30 cm che si trova nell'architrave immediatamente prima dell'abside dove è collocata la statua della Vergine. Tale oggetto è uno dei più antichi che il santuario possa vantare.

Secondo la leggenda, la navicella fu donata nel XV secolo da una tra i tanti pellegrini che si recavano al santuario per venerare la statua. La pellegrina, del quale non si conosce l'identità, inizialmente, aveva pensato di destinare l'ex voto alla Terra santa ma, rimasta colpita dalla storia del santuario, decise di donare la navicella alla Madonna di Bonaria. Questa fu appesa con una cordicella, sospesa sopra l'abside, e fin da subito fu meta di pellegrinaggio dei pescatori della zona, ed ivi è rimasta: si dice infatti che quest'oggetto indichi la direzione delle correnti che spirano nel Golfo di Cagliari. Per questo motivo i pescatori cagliaritani, prima di avventurarsi nel mare aperto, si recavano al santuario per chiedere informazioni e la navicella si spostava e con la prua indicava la direzione del vento.

La basilica
Esterno

La facciata della basilica si presenta in un semplice stile neoclassico, risalente al periodo 1704-1730, e costruita sempre grazie al contributo dell'Ordine Mercedario. È composta da pietre bianche in calcare con un ampio porticato, sopra il quale, in corrispondenza della navata centrale, vi è un timpano che racchiude lo stemma dell'Ordine della Mercede e, più in basso, sovrastata da un altro timpano e inquadrata da colonnine classicheggianti, si apre la loggia delle benedizioni.

La facciata fu ristrutturata intorno al 1958, ad opera dell'architetto perugino Gina Baldracchini.

Nell'atrio d'ingresso, sulla sinistra, si trova una scultura del milanese Enrico Manfrini raffigurante il papa Paolo VI, che visitò il santuario di Bonaria nel 1970. I portali laterali in bronzo, risalenti al periodo di ristrutturazione del 1985-1990, raffigurano figure alate che sorreggono lo stemma di Cagliari e vennero realizzate dallo scultore Ernesto Lamagna. Il portone principale invece, è stato restaurato con nuove 24 formelle di Stefania Ariu nel 2016, in occasione del centenario dell'Ordine mercedario (2018). Sul sagrato, sono altresì presenti due sculture di Franco D'Aspro.

Per giungere fino in cima al complesso, negli anni 30 del XX secolo il Comune di Cagliari intese costruire una gradinata in cemento, granito e calcare a partire dal sottostante viale Armando Diaz.

Tuttavia i lavori furono rimandati a causa della seconda guerra mondiale, per cui la scalinata fu costruita tra il 1962 e il 1967, ad opera degli architetti Adriano e Lucio Cambellotti (figli di Duilio Cambellotti).

Interno

Il vasto e luminoso interno ha pianta a croce latina, diviso in tre navate, con ampio transetto sovrastato da un'alta cupola (50 metri) ottagonale. Le navate sono separate da quattro arcate, poggianti su colonne binate in calcare bianco. La navata centrale, lunga 54 metri, ha una copertura a volta a botte, mentre quelle laterali sono coperte rispettivamente da quattro cupolette.

L'altare maggiore è sormontato da un baldacchino sorretto da quattro colonne di marmo verde decorato da figure di angeli in rame dorato, così come i capitelli e le arcate. Di fronte al presbiterio, all'altezza dell'ultima coppia di colonne a destra si trova una riproduzione della statua della Madonna di Bonaria.

Nelle navate laterali si aprono le cappelle, quattro a destra e tre sulla sinistra, in cui si trovano grandi tele raffiguranti la Madonna, risalenti agli anni cinquanta del XX secolo. Le tele raffiguranti Maria Ausiliatrice (prima cappella a destra), l'Assunta (seconda cappella a destra), la Madonna di Fátima (quarta cappella a destra), la Madonna del Rosario (prima cappella a sinistra), la Vergine Immacolata (terza cappella a sinistra) sono opera di Antonio Mura.

Nella terza cappella della navata destra, si trova il dipinto della Sacra Famiglia di Giuseppe Aprea, mentre la seconda cappella della navata sinistra racchiude la tela raffigurante la Madonna della Mercede, opera di Gina Baldracchini risalente al 1961.

Il transetto custodisce la statua della Madonna del Combattente, opera di Francesco Ciusa, realizzata tra il 1936 e il 1938. Sempre nel transetto si aprono due cappelle nei rispettivi bracci, in quello destro la cappella della Madonna della Vittoria o dei Caduti, edificata nel 1930 per desiderio delle madri dei caduti in guerra, ornata da un altare marmoreo in stile barocco con un bassorilievo raffigurante La Pietà, nel braccio sinistro la cappella del Santissimo Sacramento, in cui si trova un'altra tela di Antonio Mura, raffigurante la Cena in Emmaus.

Organo a canne

Nel transetto della chiesa, su due cantorie, si trova l'organo a canne Tamburini opus 438, costruito nel 1961.

Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32.

Il Centenario

L’anno 2026 porta ai devoti della Madonna di Bonaria due anniversari molto importanti. Il primo riguarda la ‘dedicazione’, avvenuta il 22 aprile 1926, della nuova grande chiesa di Bonaria a fianco del preesistente Santuario, anche se i lavori, iniziati nel lontano 1704, non erano ancora completamente terminati. Occorre infatti tenere presente che una ventina di anni prima, il 13 settembre 1907, su richiesta dei Vescovi della Sardegna, alla Madonna di Bonaria era stato attribuito da Papa Pio X il titolo di Patrona Massima della Sardegna. Da ciò era derivato l’impulso a riprendere i lavori di costruzione della nuova chiesa. Lavori che verranno però ultimati solo nel secondo dopoguerra (ricordiamo che nel 1943 anche la Basilica di Bonaria subì danni dai bombardamenti su Cagliari).

Tante le generose iniziative personali e di gruppi che hanno contribuito a sostenere gli oneri, talora rilevanti, dei vari lavori. Ed è facilmente intuibile che anche tantissime persone non agiate abbiamo contribuito con i loro piccoli e amorevoli sacrifici.

Una curiosità che prendiamo dal libro “Bonaria e la sua storia” di Padre Angelo Quero O. de M. circa la scelta della data della ‘dedicazione’. Di fatto fu Papa Pio XI che suggerì quella del 22 aprile 1926 «in quanto la Santa Sede aveva proibito qualsiasi manifestazione di carattere locale per il 1925, dovendosi celebrare l’Anno Santo».

L’altro momento particolare, tre giorni dopo, è stato quello della nuova incoronazione del Simulacro della Madonna di Bonaria, avvenuta domenica 25 aprile 1926, officiante sempre il Legato Pontificio, Card. Gaetano Bisleti.

Il museo

Nel chiostro del convento si trova il Museo del santuario, che conserva testimonianze archeologiche, modellini navali, arredi sacri ed ex voto.

Dopo i restauri degli anni cinquanta, l'edificio del santuario fu riportato alle sue linee architettoniche originali, cioè al più puro stile gotico-catalano; fu quindi necessario rimuovere tutte le sovrapposizioni precedenti. Anche gli ex-voto che vi si conservavano furono tutti rimossi e sistemati alla meglio in alcuni locali, in attesa di una sistemazione definitiva. Nel 1968, il rettore padre Pasquale Pasquariello creò un piccolo museo, destinato a conservare e preservare dalla distruzione gli ex-voto; tale museo fu inaugurato nel luglio 1968, in occasione della sagra estiva di Bonaria.

Storia della statua di Nostra Signora di Bonaria

Secondo la leggenda, il 25 marzo 1370 una nave partita dalla Catalogna fu sorpresa da una tempesta. I marinai decisero allora di gettare in mare tutto il carico, tra cui una pesante cassa. Appena la cassa venne gettata in mare, la tempesta si placò.

La cassa approdò quindi a Cagliari, proprio sotto il colle di Bonaria; i frati del convento, apertala, vi trovarono una statua in legno di carrubo della Vergine Maria che tiene con una mano in braccio il Bambino Gesù e nell'altra ha una candela accesa Santa Maria della Candelora. La devozione alla statua miracolosa si diffuse immediatamente in tutta la Sardegna, specie tra i marinai che la invocano come protettrice.

Narra infatti sempre la leggenda che la navicella d'avorio, offerta in ringraziamento alla Vergine da una devota, che era stata appesa davanti alla statua con una corda di canapa, avesse iniziato a muoversi segnando i venti che spiravano fuori dal golfo di Cagliari e che i marinai, prima di prendere il mare, si recassero sempre nel santuario.

I conquistadores spagnoli diedero per devozione il suo nome alla capitale dell'Argentina, Buenos Aires.

Il 13 settembre 1907 papa Pio X proclamò la Madonna di Bonaria patrona massima della Sardegna.

Cento anni dopo, nel 2007, si è celebrato il centenario di tale proclamazione, conclusosi il 7 settembre 2008 con la solenne celebrazione presieduta da papa Benedetto XVI, giunto in visita pastorale a Cagliari (l'annuncio ufficiale dell'evento è stato dato alla Sardegna intera dall'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani nella messa della Natività nel duomo, il 25 dicembre 2007). La visita a Cagliari è stato il terzo e ultimo viaggio apostolico in Italia per il 2008, dopo la Liguria e la Puglia.

Il 22 settembre 2013 papa Francesco ha visitato il santuario della Madonna di Bonaria per la sua prima visita pastorale.

La festa di Nostra Signora di Bonaria viene celebrata il 24 aprile.

Onorificenze

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Poetto

Quartiere di Cagliari · Cagliari

Poetto

Il Poetto (in sardo Poétu) è una spiaggia della città metropolitana di Cagliari, che ricade nel territorio comunale dei suoi più importanti centri abitati ed è pertanto suddivisa in Poetto di Cagliari e Poetto di Quartu Sant'Elena. Soprannominata spiaggia dei Centomila per via della sua elevata estensione e capienza, è un'importante località turistica e uno dei principali luoghi della vita notturna estiva della città e dell'area vasta.

Poetto-Medau su Cramu è anche il quartiere del capoluogo di 1 104 abitanti, ubicato nel tratto occidentale della striscia compresa fra la spiaggia e le saline di Molentargius, confinante col quartiere Is Arenas della città di Quartu Sant'Elena.

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Geografia fisica
Territorio

La spiaggia è un sottile lembo di spiaggia sabbiosa lungo circa 8 km, esteso nel litorale del golfo degli Angeli compreso tra la Sella del Diavolo in territorio cagliaritano e la frazione quartese del Margine Rosso, delimitato nella parte superiore dalle saline di Molentargius.

Origini del nome

Il nome deriva dal sardo Poétu, a sua volta dipendente dal catalano Pouet, diminutivo di Pou, ossia pozzo. La denominazione catalana Pouet è già attestata nei disegni di Rocco Cappellino in Descrizione della Sardegna del 1577.

Storia

La principale attività del Poetto era legata tradizionalmente all'estrazione del sale, intrapresa sin dal periodo romano e proseguita poi dal medioevo fino all'età contemporanea.

Nella seconda metà del XVI secolo il governo iberico decise di costruire su questo litorale diverse torri di avvistamento in funzione anti-barbaresca. Sia nel 1717 che nel 1793 il Poetto e il litorale quartese furono il punto di sbarco principale nel sud dell'Isola dei corpi di spedizione spagnolo e francese.

Prima del 1900 il Poetto era completamente nel comprensorio della città di Quartu Sant'Elena e non era particolarmente frequentato dai cagliaritani che preferivano il tratto occidentale del golfo, con le località di Sa Perdixedda e Giorgino. Fu infatti solo dalla fine del XIX secolo e soprattutto dai primi decenni del XX secolo che la popolazione incominciò ad apprezzare le bianche dune del Poetto e cominciarono a sorgere i primi stabilimenti balneari (il "Lido" e il "D'Aquila"), i chioschetti per i rinfreschi e durante il ventennio fascista una colonia estiva ubicata in una costruzione a tre piani sulla spiaggia (questa verrà poi trasformata in ospedale dopo la guerra e in seguito abbandonata). Imitando le prime cabine del Lido sorsero anche i casotti, colorate costruzioni in legno a metà strada tra lo spogliatoio e la minuscola casa in riva al mare.

I casotti, privi delle più elementari strutture igienico sanitarie, furono trasformati nella stagione estiva in vere e proprie case di abitazione. A seguito delle indagini della Unità Sanitaria Locale, il 2 Agosto 1985 la spiaggia viene dichiarata insalubre, accertata la presenza di focolai di batteri e parassiti con l'ordinanza n°3385 della Capitaneria di Porto. Vennero quindi abbattuti i primi casotti adiacenti a Marina Piccola, per essere rimossi interamente nel marzo 1986 per i suddetti motivi di natura igienico-sanitaria.

Lo studio del 1989 della Mediterranea Survey and Service MSS S.p.A. sull'erosione del Poetto, attraverso una serie di rilevazioni consentì di constatare che l'enorme degrado dell'arenile cagliaritano ebbe inizio dagli anni cinquanta con la ricostruzione che portò a massicci prelievi di sabbia; nel 1997 e nel 1999 furono effettuati dalla stessa società degli aggiornamenti allo studio che confermarono il trend dell'erosione, e identificarono quali cause del degrado la presenza della strada litoranea, l'incremento dell'azione ondosa a causa della scomparsa della Posidonia oceanica, e la costruzione degli stabilimenti e dei bracci a mare del Lido e D'Aquila, dei casotti e delle villette.

Per rimediare alla scomparsa della spiaggia del versante cagliaritano si è tentato un ripascimento nel 2002: attraverso un sistema di draghe, è stata prelevata la sabbia a qualche centinaio di metri dalla riva anziché dal luogo precedentemente scelto a varie miglia dalla spiaggia, vanificando così la buona intenzione di riportare il Poetto alle sue originaria bellezza e dimensione. Infatti il risultato si è dimostrato sconvolgente: la sabbia finissima e bianca di una volta è stata sostituita da un miscuglio completamente diverso per colore e granulometria, contenente non solo sabbia ma anche frammenti di conchiglie e concrezioni marine. A distanza di tempo la situazione non è migliorata; inoltre anche che il tratto quartese, in un primo momento rimasto intatto, dopo qualche anno ha cominciato a presentare gli stessi problemi dovuti all'asportazione della sabbia ad opera del vento, degli uomini e naturalmente del mare.

A gennaio 2012, per la prima volta dopo l'operazione di ripascimento, la spiaggia recupera metri, anche dieci in alcuni punti, come segnalato dall'Urban Center di Cagliari. Tuttavia, nel 2013, la forza erosiva delle correnti, sommata alla cattiva gestione e ai mancati studi sui processi erosivi, ha riportato la situazione a prima del 2002.

Società

È il penultimo quartiere della città per numero di abitanti, secondo solo al Quartiere Europeo. Questa caratteristica, unita alla sua elevata superficie, lo rende il meno densamente popolato da oltre 20 anni: è seguito da Sant'Avendrace-Santa Gilla, che però è nettamente più esteso.

Presenta un basso quoziente di immigrazione, raccoglie poi il più alto numero di divorziati per entrambi i sessi. Comprende il maggior numero di residenti della fascia di età compresa tra i 19 e i 29 anni.

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Negli ultimi due decenni risulta essere il quartiere che più si è spopolato con una flessione in negativo di quasi il 30%.

Infrastrutture e trasporti
Strade

Il viale omonimo lo collega all'Asse Mediano di Scorrimento passando per San Bartolomeo. Il lungomare è servito da una strada che scorre parallela alla costa e allo stagno di Molentargius, detta appunto via Lungo Saline e che prosegue fino all'Ospedale Marino. La strada prosegue anche in territorio quartese sotto la denominazione di viale Lungomare del Golfo.

Mobilità urbana

Il Poetto è popolarmente diviso in "fermate", ossia i vari tratti di spiaggia sono riconosciuti dal numero ordinale delle fermate dell'autobus delle linee urbane del CTM che collegano il centro cittadino al quartiere, coincidenti in realtà con le vecchie fermate del tram.

Dal 1913 fino alla fine degli anni sessanta la spiaggia era raggiungibile dal centro della città per mezzo di una linea tranviaria con caratteristiche extraurbane, inizialmente esercita a vapore e in seguito elettrificata. Tale impianto, denominato "Linea P" negli ultimi anni di servizio, aveva la peculiarità di correre lungo il perimetro della spiaggia, consentendo agli utenti la massima comodità nell'accesso agli arenili.

La fermate più frequentate sono la 1ª fermata (attigua al porticciolo di Marina Piccola), la 2ª, la 3ª (occupate rispettivamente dagli stabilimenti balneari de Il D'Aquila e de Il Lido) e la 4ª, occupata solo in parte dai chioschi e dagli stabilimenti delle forze dell'ordine. Le parti della spiaggia corrispondenti alla 6ª (dove si trova anche il vecchio Ospedale Marino) e alla 7ª sono invece meno affollate e più tranquille. Il punto di confine in cui inizia il litorale appartenente al Comune di Quartu Sant'Elena e termina quello cagliaritano è lo stabilimento dei Carabinieri, anche se per tradizione i locali la identificano simbolicamente con "La Bussola" per via del locale omonimo presente in passato in quel punto..

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Torre di San Pancrazio

Parco storico museo · Cagliari

Torre di San Pancrazio

La torre di San Pancrazio (in lingua sarda: sa turri de Santu Francau), costruita durante la dominazione pisana (1258-1326), è la torre più alta di Cagliari. L'edificio, uno dei simboli della città (tanto che le torrette nel palazzo civico di via Roma sono state ispirate proprio dalle due torri pisane), si trova nel punto più alto di Castello, a fianco del palazzo delle Seziate, ed è raggiungibile dalla piazza Indipendenza, dal viale Buoncammino tramite la Porta Cristina, e da via Ubaldo Badas tramite la porta di San Pancrazio. La visita al monumento consente di ammirare vasti panorami della città e del circondario.

== Storia ==

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La torre venne costruita nel 1305, sotto richiesta da parte dei Pisani, dall'architetto sardo Giovanni Capula, che progettò anche la torre dell'Elefante, edificata due anni dopo. Capula progettò anche una terza torre, la torre del Leone, da poco rinominata torre dell'Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl poiché venne in parte distrutta nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dalle cannonate spagnole e infine nel 1793 dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore.

Successivamente venne chiuso il lato della torre che da verso Castello per abitazioni di funzionari e magazzini. In epoca aragonese l'edificio venne utilizzato anche come carcere. Nel 1906, ad opera dell'ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all'aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese.

La torre serviva come baluardo difensivo per i numerosi attacchi genovesi e moreschi. Oltre a servire come difesa era ed è ancora, insieme alla torre dell'Elefante, la porta principale per entrare a Castello. Nel 2013 il complesso di San Pancrazio è stato al centro di un progetto di riallestimento volto alla razionalizzazione dei suoi spazi museali. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto stabilito dalla legge 662/96.

Aspetto

Come la gemella torre dell'Elefante, è fatta in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Nei tre lati chiusi, che son spessi ben 3 metri, presenta varie feritoie molto sottili. Il quarto lato, come la maggior parte delle torri pisane, si rivolge verso l'interno del Castello, e mostra i ballatoi situati sui quattro piani della torre.

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Museo archeologico nazionale di Cagliari

Museo del Ministero della Cultura italiano · Cagliari

Museo archeologico nazionale di Cagliari

Il Museo archeologico nazionale di Cagliari è il più importante museo archeologico della Sardegna. Situato dal 1993 all'interno del complesso museale della Cittadella dei musei, negli spazi progettati dagli architetti Piero Gazzola e Libero Cecchini.

Nelle sue vetrine sono esposti molti dei reperti più significativi della Sardegna provenienti principalmente dalle province di Cagliari e Oristano, anche se non mancano oggetti preziosi rinvenuti nelle altre province dell'isola. I materiali esposti sono datati a partire dal periodo preistorico sino all'epoca bizantina.

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Storia

La nascita del museo archeologico di Cagliari risale al 1800, quando il Viceré Carlo Felice, accogliendo la proposta del Cavaliere Lodovico Baylle, fece allestire in una sala del palazzo Viceregio il Gabinetto di Archeologia e Storia naturale affidato alla cura del Cavaliere De Prunner, che si occupò anche dell'ampliamento della collezione. Il Museo, concepito secondo i criteri dell'epoca come wunderkammer dove collezionare oggetti di pregio senza seguire precisi intenti scientifici, grazie al grande lavoro di raccolta di Baylle e de Prunner si arricchiva di oggetti di antichità, minerali e animali, nel 1802 fu, evento straordinario per l'epoca, aperto al pubblico. Nel 1805 il Viceré donò la collezione del Gabinetto alla Regia Università di Cagliari che nel 1806 venne trasferita nella sede universitaria a palazzo Belgrano. Gli spazi iniziali dedicati ai reperti archeologici zoologici e mineralogici vennero ampliati nel 1857. Una sala venne riservata a Museo mineralogico in cui vennero inclusi i reperti archeologici divisi in due settori una di cultura materiale e l'altro di reperti lapidei, nel 1858 i reperti mineralogici vennero smembrati nelle varie sedi universitarie e agli oggetti di antichità furono dedicati nuovi spazi.

Nonostante le diverse vicissitudini legate alla successione dei direttori del museo la collezione prosegue la sua espansione grazie delle numerose e importanti donazioni (prima Spano, poi Castagnino, Timon, Caput, Cara) e alle nuove campagne di scavo, per accogliere i nuovi oggetti venne creato da prima un gabinetto lapidario poi nel 1895 l'intero “Museo” venne spostato in alcune sale del Palazzo Vivanet in via Roma.

Nel 1904, l'edificio che ospitava la zecca in piazza Indipendenza venne adibito, su progetto di Dionigi Scano, a museo, e tra il 1901 e il 1931 il Soprintendente delle antichità della Sardegna, l'archeologo Antonio Taramelli, si occupò dell'allestimento. Il museo era costituito da 7 sale: Sardegna prenuragica, romana, punico-romana, galleria statuaria, medagliere, età cristiana, giardino lapidario romano, giardino lapidario medievale, ed al primo piano del palazzo delle Seziate erano esposti quadri e oggetti medievali. I reperti furono divisi per età storiche e per luogo di provenienza. Vetrine lignee a parete e bacheche al centro della sala. Nel 1914 con l'acquisizione dei 1500 reperti della collezione Gouin, in seguito l'esposizione subì diversi cambiamenti ed integrazioni con materiali provenienti da scavi.

Dal 1993 il museo, arricchitosi negli anni di numerosi nuovi reperti, si è trasferito nell'attuale sede.

Percorso espositivo

Il nuovo Museo archeologico fu concepito come articolato su quattro piani: il primo cronologico, esemplificativo delle principali culture e facies che si sono succedute in Sardegna dal Neolitico all'età bizantina.

Uno spazio importante fu dedicato alla ricostruzione del tophet di Tharros. Gli altri due piani, allestiti successivamente, illustrano topograficamente alcuni dei siti più importanti delle province di Cagliari e Oristano. Il quarto piano espositivo viene dedicato all'allestimento di mostre temporanee.

Nel marzo 2014 ha ospitato la mostra "Mont'e Prama 1974-2014", dedicata alle statue di Mont'e Prama.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Indirizzo
Piazza Arsenale 1
Orari
Mo-Su,PH 08:30-19:30
Biglietto
10 EUR
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Palazzo Regio

Palazzo · Cagliari

Palazzo Regio

Il palazzo Regio, chiamato anche palazzo Viceregio, è uno storico edificio di Cagliari, antica residenza del rappresentante del re durante le dominazioni aragonese, spagnola e sabauda e attualmente sede della Prefettura e della Città metropolitana di Cagliari. Si trova in piazza Palazzo, nel quartiere Castello.

== Storia ==

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Il palazzo ha origini duecentesche e divenne sede del governatore e dei viceré dal 1337, per volere di Pietro IV d'Aragona. Nel corso dei secoli l'edificio subì diverse modifiche e ampliamenti. Particolarmente significativi furono i restauri settecenteschi. Nel 1730, ad opera degli ingegneri piemontesi de Guibert e de Vincenti, fu realizzato lo scalone d'onore che conduce al piano nobile, le cui sale furono restaurate nel 1735 dall'ingegnere Augusto de la Vallée. La facciata ovest, col portale principale in asse con lo scalone, venne sistemata entro il 1769, come si evince dall'iscrizione posta sulla lunetta della porta finestra che si apre sul balcone centrale.

Tra il 1799 e il 1815 il palazzo fu residenza ufficiale della famiglia reale e della corte, in esilio da Torino, occupata da Napoleone.

Nel 1885 il palazzo divenne proprietà della Provincia, che vi stabilì la sua sede di rappresentanza e curò i restauri degli ambienti interni, al fine di adeguarli alla nuova funzione. Nel 1893 iniziarono i lavori di decorazione della sala del Consiglio, ad opera del perugino Domenico Bruschi per gli affreschi e dell'Angeletti per gli stucchi. L'opera si concluse nel 1896.

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torre dell'Elefante

Museo di un ente pubblico · Cagliari

torre dell'Elefante

La torre dell'Elefante (chiamata in lingua sarda nella variante cagliaritana sa Turri 'e su Lifanti o sa Turri 'e Susu) è la seconda torre medievale più alta di Cagliari, dopo la torre di San Pancrazio.

L'edificio, uno dei monumenti più importanti della città, si trova nel quartiere Castello al fianco della chiesa di San Giuseppe Calasanzio ed è raggiungibile dalla via Santa Croce, dalla via Università e dal Cammino Nuovo.

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La visita al monumento consente di ammirare vasti panorami della città e del circondario.

Storia

La torre venne costruita nel 1307, su ordine dei consoli pisani Giovanni De Vecchi e Giovanni Cinquini, dall'architetto sardo Giovanni Capula, che due anni prima aveva edificato la torre gemella di San Pancrazio. Progettò anche una terza torre, la torre del Leone, recentemente rinominata torre dell'Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl poiché venne gravemente danneggiata nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dai cannoni spagnoli e infine nel 1793 dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore.

Nel 1328 venne chiuso il lato nord della torre per creare abitazioni per funzionari e magazzini. In epoca spagnola l'edificio venne utilizzato anche come carcere e alle sue porte venivano appese le teste mozzate dei prigionieri condannati a morte e decapitati nella vicina plazuela (attuale piazza Carlo Alberto), come monito. A tal proposito si ricorda che, nella seconda metà del XVII secolo, la testa del marchese di Cea, implicato nell'omicidio del viceré Camarassa, vi rimase appesa per diversi anni.

Nel 1906, ad opera dell'ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all'aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese.

Oltre a servire come difesa era ed è ancora, insieme alla torre di San Pancrazio, la porta principale per entrare a Castello.

Descrizione

I tre lati esterni della torre furono costruiti con la pietra forte di Cagliari, un calcare bianco estratto dalle cave di Bonaria. Il quarto lato, invece, rivolto verso Castello, è aperto alla tipica maniera pisana e mostra i quattro piani costruiti su soppalchi in legno. La porta era ben difesa da numerosi sbarramenti, tre robusti portoni e due saracinesche. Invece per la difesa dall'alto una serie di mensole reggeva un'impalcatura fatta di legno.

In altezza raggiunge i 30 metri circa che, considerando anche il torrino, si elevano a 35. Invece dal lato di via Cammino Nuovo raggiunge fino ai 42 metri di altezza.

Chi arriva dalla via Università o dal Cammino Nuovo può scorgere, (alla base della torre) vicino alla porta, una lapide ormai scarsamente leggibile, posta a fine costruzione, in cui è riportato quando e da chi la torre fu costruita. Su di essa era presente questa iscrizione:

Più in alto si notano diversi stemmi del XIV secolo tra cui quello della città e, su una mensola che sporge dal muro, la piccola scultura raffigurante un elefante (scelto in quanto era uno dei simboli usati da Pisa).

Informazioni pratiche

Indirizzo
Via Santa Croce
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Sito ufficiale
www.beniculturalicagliari.it

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torre di Calamosca

Torre · Cagliari

torre di Calamosca

La torre di Calamosca, detta anche torre dei segnali, è un edificio storico di Cagliari situato sul colle Sant'Elia, in zona San Bartolomeo. La mole della torre, con l'adiacente faro, domina la spiaggetta di Calamosca, da cui prende il nome. Attualmente il complesso è di proprietà della Marina militare.

L'impianto originario della torre, di forma cilindrica, risale al 1638, come riportato nella lapide murata all'esterno e recante lo stemma del re di Spagna. La sua costruzione rientrava nel progetto difensivo degli spagnoli in Sardegna, in seguito al quale si ebbe nell'Isola la costruzione di diverse torri costiere. La torre di Calamosca era detta torre de armas, per i potenti cannoni che ospitava, o anche torre dei segnali, per via delle segnalazioni che da essa si inviavano allo scopo di comunicare al Castello di Cagliari eventuali passaggi di navi. Ebbe un ruolo rilevante nel respingere l'attacco della flotta francese nel 1793. Alla metà del XIX secolo la torre originaria venne innalzata con l'aggiunta del corpo cilindrico superiore e venne eretto il vicino faro.

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anfiteatro romano di Cagliari

Museo di un ente pubblico · Cagliari

anfiteatro romano di Cagliari

L'anfiteatro romano di Cagliari è un edificio di epoca romana, situato nel capoluogo sardo.

== Descrizione ==

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L'anfiteatro è per metà scavato nella roccia mentre la parte restante era in calcare bianco, e la facciata sud, oggi scomparsa, doveva superare i 20 metri d'altezza. L'anfiteatro ospitava combattimenti tra animali, tra gladiatori e tra combattenti specializzati che venivano reclutati anche fuori dalla Sardegna. In egual misura venivano eseguite le pene capitali davanti alla folla esultante nonché spettacoli teatrali.

Poteva contenere 8 000 o 10 000 spettatori circa, quasi 1/3 degli abitanti della Carales romana. Sopra l'arena vi era il podium, riservato ai personaggi di spicco. I cittadini liberi prendevano posto, a seconda del rango, nell'ima, media, summa cavea. Alle donne e agli schiavi era invece destinata l'ultima gradinata coperta.

Storia
Età romana e secoli successivi

Venne edificato tra il I e il II secolo d.C., quando la Sardegna, assieme alla Corsica, era sottoposta, ormai da secoli, alla dominazione romana (Sardinia et Corsica).

A seguito della diffusione del cristianesimo nei territori dell'Impero romano, le lotte gladiatorie divennero sempre più impopolari tant'è che nel 438 d.C. l'imperatore Valentiniano III le proibì per legge.

L'anfiteatro cadde così in disuso e a partire dal periodo altomedioevale fino al medioevo venne utilizzato come cava dai vari conquistatori (Bizantini, Pisani, Aragonesi ecc.) che necessitavano di materiali a buon mercato per la costruzione di nuove fortificazioni.

Epoca contemporanea

Nel XIX secolo l'area venne acquisita dal comune di Cagliari che affidò gli scavi archeologici al canonico Giovanni Spano.

Al tempo, l'anfiteatro era completamente sepolto sotto terra, così come i corridoi dei piani inferiori.

Gli scavi archeologici portarono alla luce non solo monete e altri reperti, ma anche una grande quantità di sottili lastre di marmo, che avevano la funzione di rivestivire l'arena.

Nei primi anni 2000 l'anfiteatro fu ricoperto da una struttura in ferro e legno che permetteva di ospitare spettacoli e concerti durante la stagione estiva. Queste strutture vennero poi rimosse dalle successive amministrazioni comunali per riportare l'anfiteatro alla sua originaria funzione di sito archeologico.

Curiosità

Nel 2005 ospitò un concerto tributo di Omaggio a Fabrizio De André da cui è stato tratto un DVD.

Il 22 settembre 2006 l'Anfiteatro ospitò quello che sarebbe stato l'ultimo concerto, nonché ultima apparizione pubblica, di Andrea Parodi, storica voce dei Tazenda. Il cantante, che da circa un anno combatteva contro un tumore allo stomaco ormai in fase terminale, morì il 17 ottobre successivo.

Informazioni pratiche

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Sito ufficiale
www.anfiteatroromano.it

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parco naturale regionale Molentargius - Saline

Parco regionale · città metropolitana di Cagliari

parco naturale regionale Molentargius - Saline

Il parco naturale regionale Molentargius-Saline (in sardo: Parcu naturale regionale Molentargius-Salinas) è un'area naturale protetta della Sardegna istituita nel 1999.

== Descrizione ==

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È una delle più importanti aree umide d'Europa. Lo stagno di Molentargius è riconosciuto negli elenchi ufficiali delle aree umide da sottoporre a tutela: è classificato Sito di Importanza Comunitaria (SIC), ai sensi della direttiva dell'Unione europea n. 43 del 1992 (cosiddetta direttiva Habitat), Zona di Protezione Speciale (ZPS), ai sensi della direttiva dell'Unione europea n. 409 del 1979 (cosiddetta direttiva Uccelli, abrogata e sostituita dalla direttiva n. 147 del 2009) e Zona umida di importanza internazionale, ai sensi della convenzione di Ramsar.

Ubicazione

Il sistema degli stagni di Molentargius e Quartu è compreso all'interno dell'area metropolitana dell'hinterland di Cagliari, immediatamente adiacente agli insediamenti urbani. È delimitato a nord dalla città di Quartu Sant'Elena e dagli insediamenti commerciali e industriali che formano la cintura di collegamento fra Cagliari e l'hinterland, a ovest e a sud da alcuni quartieri di Cagliari (San Benedetto, Genneruxi, La Palma, Quartiere del Sole, Poetto), a sud-est dalla striscia costiera del Poetto, a est dal Margine Rosso, quartiere periferico di Quartu Sant'Elena.

Si raggiunge facilmente da tutte le direzioni attraverso la rete di strade a scorrimento veloce che innerva l'area metropolitana. Le migliori viste panoramiche si hanno dal viale Europa sul colle di Monte Urpinu, dalla Sella del Diavolo, dal lungomare del Poetto e dal viale Colombo di Quartu.

Idrografia e geologia

L'origine del sistema degli stagni costieri di Molentargius e di Quartu risale al Pleistocene, i cui ripetuti cicli di ingressione e regressione marina hanno portato al deposito di due strisce sabbiose alluvionali. Quella più interna, Is Arenas (la cui denominazione in sardo campidanese significa le sabbie), è una spiaggia fossile che separa il bacino delle Saline dal Bellarosa maggiore. Quella più esterna, il Poetto, è un sistema retrodunale più recente che separa le Saline e lo stagno di Quartu dal Golfo degli Angeli.

Dal punto di vista idrologico il sistema di stagni è alquanto complesso e si distingue in più formazioni.

Il Bellarosa minore è lo stagno più interno, composto di acqua dolce, situato nella zona settentrionale del sistema di stagni ed è alimentato da alcuni torrenti e dalle acque affinate provenienti dall'impianto di fitodepurazione detto "Ecosistema Filtro". I torrenti sono:

Riu Mortu: attraversa il comune di Monserrato. Nel suo tratto finale passa fra i centri abitati di Monserrato e Pirri (frazione di Cagliari) confluendo sul lato nordoccidentale del Bellarosa minore presso il Viale Poetto di Cagliari

Riu Nou: attraversa il territorio del comune di Selargius. Nel suo tratto finale passa a ovest del centro abitato di Selargius confluendo sul lato settentrionale dello stagno, presso un noto centro commerciale.

Riu Is Cungiaus: scorre lungo il confine fra i comuni di Quartucciu e Quartu Sant'Elena. Nel suo tratto finale attraversa la periferia occidentale di Quartu confluendo sul lato nordorientale del Bellarosa minore.

L'"Ecosistema Filtro" è un grande impianto di fitodepurazione, o meglio un'area umida artificiale, costruita durante i lavori di risanamento che sfrutta le capacità autodepurative tipiche di questi ambienti per affinare una parte delle acque provenienti dal depuratore di Is Arenas e renderle idonee all'alimentazione degli stagni. Oggi è parte integrante del sistema degli stagni ad acqua dolce ed è esso stesso sito di sosta, svernamento e nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici, tra cui specie protette.

Il Bellarosa maggiore occupa il settore centrale degli stagni, compreso fra il Bellarosa minore e la striscia de Is Arenas e

costituisce il bacino di prima evaporazione della salina di Stato, ora dismessa.

Le Saline è costituito dal sistema di bacini compreso fra la striscia di Is Arenas e la città di Quartu a nord e la striscia del Poetto a sud. Da est a ovest è composto dal bacino di seconda evaporazione, da quello di terza evaporazione e dal sistema delle vasche salanti. Il settore orientale è noto anche con il nome di Stagno di Quartu.

Il regime idrografico, alquanto complesso, è il risultato di una modificazione strutturale dell'Uomo, finalizzata allo sfruttamento delle Saline e, in epoche più recenti, al risanamento ambientale dell'ecosistema.

Il regime naturale, realizzato in epoca Sabauda, si basava sull'alimentazione del Bellarosa minore con le acque dolci dei corsi d'acqua a regime torrentizio provenienti dal Campidano di Cagliari. Il sistema lacustre costiero, corrispondente ai bacini delle Saline e dello di Quartu, era fisicamente separato dal Golfo degli Angeli dal sistema retrodunale del Poetto e per natura sarebbe destinato al progressivo prosciugamento con il deposito di un suolo alluvionale sabbioso.

Nel 1985 la tracimazione di acque dolci inquinanti in alcune zone della salina ha portato il blocco dell'attività produttiva, ed oggi la circolazione delle acque viene mantenuta esclusivamente al fine di tutelare il delicato ecosistema ed evitare il suo prosciugamento.

Emergenze ambientali

L'evoluzione dell'ecosistema del Molentargius è strettamente legato alla storia e allo sviluppo dei centri urbani dell'hinterland di Cagliari che lo circondano. In origine le aree occupate dagli attuali stagni costituivano la vasca di espansione delle acque piovane ed il Bellarosa Minore era esclusivamente il recettore finale delle acque provenienti dal Rio Selargius, dal Rio Is Cungiaus e dal Riu Mortu. Per la scarsa portata dei piccoli corsi d'acqua a flusso effimero la superficie acquitrinosa è rimasta confinata ai margini dei territori di Selargius, Quartucciu e Quartu S. Elena sino a che, dopo gli anni 50, le stesse aree non divennero anche il recettore delle acque reflue dei comuni limitrofi, che ebbero in quegli anni un forte incremento dovuto all'aumento della dotazione idrica e all'espansione urbana. Da allora il sistema ha subito una profonda trasformazione: gli afflussi idrici hanno superato la capacità di assorbimento del terreno sabbioso, dando origine a specchi d'acqua permanenti, abbastanza estesi e relativamente profondi, delimitati da cannetti ed erbe palustri, ove hanno trovato dimora specie migratorie e stanziali.

Gli apporti fognari hanno così portato un duplice effetto: positivo e negativo. Da un lato i sedimenti portati dai rii affluenti e l'arricchimento del bacino con sostanze nutritizie portate dagli scarichi fognari ha fatto diventare il ciclo di trasformazione delle sostanze nelle biocenosi delle vasche un ciclo incompleto con conseguente accumulo sul fondo di materiali organici vegetali non decomposti, rischiando di far diminuire notevolmente gli specchi d'acqua liberi. Allo stesso tempo il processo di interrimento delle superfici d'acqua con il cannetto tipico di acque dolci (tipha e phragmites), iniziato nel 1961/1962, ha creato la parte più caratteristica del bacino del Bellarosa Minore aumentando notevolmente il numero di nicchie ecologiche e quindi la diversità biologica di tutto il complesso del Molentargius.

Negli anni '70 e '80 la zona umida di Molentargius viene considerata tra le aree umide di primaria importanza a livello internazionale e si riconosce la necessità di una sua tutela, si rileva che gli strumenti indispensabili per raggiungere tali obiettivi non erano ancora stati adottati, ovvero i pochi allora disponibili, come il Piano Territoriale Paesistico, non avevano avuto applicazione.

In quegli anni il livello di complessità nel rapporto città - ambiente arriva ad un punto tale da ritenere essenziale non affidarsi più solo allo spontaneo ricostituirsi naturale di nuovi punti di equilibrio, ma programmare un'attiva e consapevole pianificazione delle relazioni tra i ruoli, gli utilizzi, i vincoli e le salvaguardie per l'insieme dell'area e per i sotto - sistemi che la compongono.

Durante quegli anni infatti diversi fattori avevano contribuito al peggioramento della qualità dell'ecosistema e nel 1985 si ha la tracimazione delle acque dolci provenienti dal Bellarosa Minore nel Bellarosa maggiore e la sospensione del processo produttivo del sale con conseguenze sia economiche che di carattere ecologico, dati dalla compromissione delle vasche evaporanti e degli habitat in esse presenti.

Tra i principali problemi si ricordano:

l'eutrofizzazione delle acque dello stagno, con lo sviluppo considerevole di una vegetazione secondaria che invadeva progressivamente l'alveo del Bellarosa minore provocandone nel tempo l'interrimento;

l'alterazione degli equilibri del regime idrografico;

il rischio igienico-sanitario associato alla contiguità del Bellarosa minore con il Bellarosa maggiore, vasca di prima evaporazione delle Saline.

A questi problemi si sono affiancati altri, di diversa natura, ma fondamentalmente dovuti alla forte pressione antropica derivata dalla particolare posizione di un ambiente, fondamentalmente naturale, all'interno di un'area metropolitana:

La fascia sabbiosa di Is Arenas da lunga data è stata interessata da insediamenti agricoli che hanno modificato la composizione floristica, per quanto restino relitti della vegetazione arbustiva ed erbacea originaria, in parte inquinata dalla naturalizzazione di specie spontanee invadenti di provenienza esterna.

La stessa fascia è stata per lungo tempo interessata dall'abusivismo edilizio e dalla costituzione di cave di sabbia per l'estrazione del materiale a fini edilizi, mettendo a rischio la sopravvivenza dell'arenile fossile.

La fascia sabbiosa del Poetto ha subito nel corso di un secolo drastiche trasformazioni a causa degli insediamenti urbani che costituiscono il quartiere omonimo, della consistente frequentazione nella stagione balneare, della utilizzazione come cava di sabbia. La particolare finezza della sabbia, la sistematica eliminazione della vegetazione psammofila (che ha un effetto di stabilizzazione), unitamente ad altri fattori di natura antropica, hanno determinato una progressiva erosione dell'arenile per molti decenni, al punto che di recente si è reso necessario un drastico e discusso intervento di ricostituzione dell'arenile con l'apporto artificiale di sabbia dragata dai fondali al largo.

La presenza sulle acque del Bellarosa maggiore di tralicci e cavi dell'alta tensione rappresentava un fattore di deturpamento paesaggistico e di minaccia dell'incolumità di un numero imprecisato di volatili. I tralicci sono stati rimossi nel 2007 e attualmente di essi restano solo alcune tracce dei basamenti.

Secondo alcune associazioni ambientalistiche, la dismissione delle Saline è causa di una riduzione del sistema di argini, probabilmente a seguito di un innalzamento del livello delle acque. Poiché gli argini costituiscono un sito di nidificazione si accentua la competizione territoriale nell'ambito dell'avifauna con il possibile rischio di un ridimensionamento delle popolazioni stanziali. Questa emergenza è stata segnalata di recente.

Nel 1988 si ha lo stanziamento nella Finanziaria, da parte del Parlamento, di 120 miliardi per il recupero dell'ecosistema, affidato dal Ministero dell'Ambiente al Consorzio Ramsar Molentargius terminati nel 2005. I lavori del Piano di Risanamento hanno riguardato il sistema delle acque dolci, delle acque salate e la fascia di Is Arenas.

L'ecosistema filtro

La necessità di risolvere i problemi legati agli aspetti igienico - sanitari - ambientali e all'apporto di acque agli stagni del Bellarosa Minore e del Perdalonga porta alla realizzazione, nell'ambito del Piano di Risanamento, dell'impianto di fitodepurazione denominato “Ecosistema Filtro”, in grado di affinare ulteriormente le acque provenienti dal depuratore di Is Arenas e renderle adatte all'immissione diretta negli stagni.

L'Ecosistema Filtro è situato tra lo stagno del Bellarosa Maggiore, vasca di prima evaporazione delle saline, e il Bellarosa Minore. Ha una superficie complessiva di 37 ettari, una superficie totale delle vasche di circa 28 ettari, una larghezza media pari a circa 200 metri e una lunghezza di circa 1900 metri.

La depurazione avviene grazie al lungo tempo di contatto tra acqua, piante e lettiera che, a loro volta, assicurano un substrato di crescita per la flora microbica adesa, responsabile di una buona parte della depurazione; per assicurare una buona efficienza, la superficie attiva, ovvero la superficie a canneto, deve occupare la superficie massima possibile con una copertura molto elevata. Nella definizione di Ecosistema Filtro è implicita la sua funzione di “filtro”, cioè di riduttore della concentrazione di determinate sostanze inquinanti contenute nell'acqua che lo alimenta grazie a diversi processi ecologici che si svolgono naturalmente. Le piante acquatiche svolgono un duplice ruolo esplicando un'azione diretta di affinamento, attraverso l'assimilazione nei tessuti, e una indiretta, fornendo un ambiente idoneo ai microrganismi che trasformano gli inquinanti e ne riducono la concentrazione.

Attraverso una condotta a gravità, le acque provenienti dal depuratore di Is Arenas vengono recapitate all'interno dell'Ecosistema Filtro in una vasca di equalizzazione da cui vengono poi ripartite su due linee di trattamento.

Le acque depurate e affinate vengono immesse all'interno all'area umida del Bellarosa Minore tramite una condotta in pressione, negli stessi punti in cui si immettono le acque del Riu Mortu, del Rio Selargius e del Rio Is Cungiaus in modo da modificare il meno possibile lo schema idraulico naturale dello stagno del Bellarosa Minore, mantenendo quindi le condizioni che hanno reso possibile lo sviluppo della vegetazione e l'instaurarsi di numerose specie faunistiche protette.

La distribuzione al Perdalonga, in parte come canale e in parte come condotta in pressione passa attraverso alcuni laghetti artificiali e giunge nella vasca più ad est in prossimità dell'inizio di Via Fiume.

Flora

La flora dello stagno di Molentargius ha subito, per i motivi sopra esposti, una drastica trasformazione. Gli elementi floristici più importanti sono di quattro tipi:

Una vegetazione igrofita d'acqua dolce in progressiva espansione nel Bellarosa minore, di cui i componenti più evidenti sono i canneti con associazioni floristiche a Phragmites, Typha e Scirpus.

Una vegetazione alofita o xerofita composta da piante annuali o perenni nelle zone soggette a periodiche inondazioni con acque salmastre o a prosciugamenti e lungo i canali perimetrali, di cui sono tipici rappresentanti Juncus, Suaeda, Arthrocnemum, Halopeplis, Salicornia, Atriplex e altre Chenopodiaceae.

Una complessa vegetazione tendenzialmente xerofita o aloxerofita composta da specie arbustive o erbacee nelle aree a scarsa vocazione agronomica nella fascia di Is Arenas. Si tratta per lo più di aree con la fisionomia di vere e proprie nicchie che secondo le condizioni ospitano una vegetazione alofita (Arthrocnemum, Suaeda, Atriplex, Salsola, ecc.) o igrofita d'acqua salmastra o dolce (Tamarix, Typha, Arundo, Phragmites).

Una vegetazione idrofita rappresentata da alghe e piante acquatiche di specie differenti secondo la salinità delle acque. In particolare vanno citate le praterie sommerse Ruppia maritima nelle vasche delle Saline: i semi di questa specie hanno un ruolo non trascurabile nell'integrazione della dieta dei Fenicotteri e di altri uccelli.

Fauna

L'avifauna rappresenta l'elemento naturalistico di maggior rilievo per lo stagno di Molentargius. Nonostante la stretta vicinanza dell'area urbana e la potenziale minaccia della pressione antropica, gran parte delle specie ornitiche nidificanti ha trovato nel Bellarosa minore le condizioni ideali per la nidificazione.

Le specie di maggior interesse in quanto protette ai sensi della Direttiva n. 409 del 1979 ("Uccelli selvatici") dell'Unione europea (Allegato I) sono le seguenti:

Pellicaniformi: Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Ciconiformi: Airone bianco maggiore (Casmerodius albus), Airone rosso (Ardea purpurea), Garzetta (Egretta garzetta), Mignattaio (Plegadis falcinellus), Nitticora (Nycticorax nycticorax), Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), Spatola (Platalea leucorodia), Tarabusino (Ixobrychus minutus)

Fenicoteriformi: Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus)

Anseriformi: Alzavola (Anas crecca), Fischione (Anas penelope), Germano reale (Anas platyrhynchos), Mestolone (Anas clypeata), Moretta (Aythya fuligula), Moretta tabaccata (Aythya nyroca), Moriglione (Aythya ferina)

Accipitriformi: Falco di palude (Circus aeruginosus)

Gruiformi: Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), Porciglione (Rallus acquaticus)

Caradriformi: Avocetta (Recurvirostra avosetta), Beccapesci (Thalasseus sandvicensis), Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), Combattente (Philomachus pugnax), Fraticello (Sternula albifrons), Gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), Gabbiano roseo (Chroicocephalus genei), Mignattino (Chlidonias niger), Mignattino piombato (Chlidonias hybridus), Piro piro boschereccio (Tringa glareola), Sterna comune (Sterna hirundo), Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica)

Coraciformi: Martin pescatore (Alcedo atthis)

Passeriformi: Calandrella (Calandrella brachydactyla), Calandro (Anthus campestris), Usignolo di fiume (Cettia cetti), Magnanina (Sylvia undata), Pettazzurro (Luscinia svecica)

Oltre all'avifauna, fra i Vertebrati presenti nello stagno vanno citati anche gli Anfibi e i Rettili. Le specie di maggior interesse sono le seguenti:

Anfibi: Rospo smeraldino (Bufotes viridis), Raganella sarda (Hyla sarda)

Rettili: Testuggine d'acqua (Emys orbicularis), Testuggine comune (Testudo hermanni hermanni), Testuggine marginata (Testudo marginata), Lucertola campestre (Podarcis sicula cettii), Gongilo(Chalcides ocellatus), Biacco (Coluber viridiflavus), Colubro ferro di cavallo (Coluber hippocrepis)

Il fenicottero rosa

Un cenno particolare va fatto per il fenicottero rosa, adottato come simbolo delle zone umide del Cagliaritano.

Questa specie migratrice nidifica prevalentemente in Camargue e storicamente alcuni stagni costieri della Sardegna sono sempre stati importanti aree di sosta o siti di svernamento nel flusso migratorio fra il sud della Francia e il Nord Africa. A partire dagli anni novanta (1993), il fenicottero ha iniziato a nidificare anche nello Stagno di Molentargius. Il sito preferito dai fenicotteri è il Bellarosa maggiore, nelle cui acque saline trova i componenti fondamentali della sua dieta (Artemia salina).

Un aspetto negativo è la vulnerabilità di questa specie, documentata da un fatto di cronaca di particolare gravità. Nel 2001 la nidificazione del fenicottero nello stagno di Molentargius fu compromessa dalla devastazione ad opera di un branco di cani randagi. Passando fra i canneti di Is Arenas, i cani raggiunsero a nuoto l'isolotto del sito di nidificazione provocando la fuga in massa della colonia nel vicino Stagno di Cagliari e l'abbandono di circa 2000 uova. Il fatto fu scoperto da una scolaresca durante un'escursione e sollevò proteste da parte dei naturalisti per la scarsa vigilanza di cui gode il parco, dal momento che non si trattò di un fatto isolato.

Storia
Istituzione del parco

Il Parco naturale regionale Molentargius-Saline è stato istituito nel 1999 (L.R. 26/02/1999 n.5) al fine di tutelare questo territorio la cui importanza è stata riconosciuta a livello internazionale.

Nel 2005 sono terminati i lavori di risanamento iniziati in seguito allo stanziamento di 120 miliardi di lire da parte del ministero dell'Ambiente per la "salvaguardia del litorale e delle retrostanti zone umide di interesse internazionale (secondo la convenzione di Ramsar) dell'area metropolitana di Cagliari”.

Lo stesso anno viene istituito il Consorzio del Parco e nominato il primo Presidente (20/04/2005).

Il Consorzio del Parco Naturale Regionale Molentargius - Saline, tra la provincia di Cagliari ed i Comuni di Cagliari, Quartu S. Elena, Quartucciu e Selargius, deve svolgere le funzioni di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, storiche e culturali, la loro fruizione sociale, la promozione della ricerca scientifica e della didattica ambientale, nonché lo sviluppo delle attività economiche compatibili, in primo luogo di quelle connesse con la produzione del sale, tradizionali, agricole, zootecniche, artigianali e turistiche e la riqualificazione ecologica degli insediamenti.

Nel 2006 si nomina il primo direttore e nel 2007 l'Ente Parco inizia il suo lavoro di gestione, tutela, salvaguardia del territorio e di vigilanza e controllo in stretta collaborazione con il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna ed i Corpi di Polizia Municipale dei Comuni facenti parte del Consorzio. Il principale obiettivo dell'Ente di gestione del parco è oggi quello di riavviare un nuovo ciclo della programmazione che consenta di completare, anche a fini produttivi, gli interventi di risanamento ambientale, coniugando le primarie esigenze di salvaguardia e di tutela con le altrettanto importanti esigenze di sviluppo e di fruizione.

Diversi sono i fattori di rischio che possono compromettere il delicato equilibrio di questo ecosistema:

Il birdwatching: se non regolamentata, un'eventuale intensificazione di questa attività disturberebbe le colonie arrivando anche a compromettere la nidificazione di alcune specie.

Gli incendi: già in passato si sono verificate azioni di piromani che hanno distrutto parte dei canneti, uno dei siti più importanti per la nidificazione dell'avifauna stanziale.

Randagismo: periodicamente sono segnalate devastazioni ad opera di cani randagi attirati dai nidi.

Toponimo

Il nome Molentargius deriva dalla parola sardo molenti, parola che indica l'asinello sardo. Questi animali venivano usati in passato per trainare lungo le sponde del Terramàini le chiatte usate per il trasporto del sale. All'interno della salina gli asini erano usati per trainare i carretti per il trasporto fino al centro di raccolta. I carrettieri erano chiamati is molentargius ed erano considerati alla stregua dei padroni dello stagno. Letteralmente il nome dello stagno significa dunque stagno di proprietà dei guidatori d'asini.

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orto botanico di Cagliari

Orto botanico · Cagliari

orto botanico di Cagliari

L'orto botanico di Cagliari, appartenente all'Università di Cagliari, è situato in via Sant'Ignazio da Laconi nel quartiere Stampace.

== Storia ==

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Il primo tentativo di creazione di un orto botanico a Cagliari risale all'impianto realizzato tra il 1752 ed il 1769 in un quartiere ad est del capoluogo sardo, Su Campu de Su Rei (in italiano il "campo del Re") nell'attuale quartiere Villanova, in un luogo che successivamente aveva mantenuto a lungo la denominazione di “Sa Butanica” (la botanica).

Nel 1820 nella valle di Palabanda, tra l'anfiteatro romano e la villa di Tigellio, fu individuato il terreno dove oggi sorge l'attuale orto botanico; questo fu realizzato, su progetto del professor Giovanni Meloni Baylle, che si interessò anche dell'acquisto dei terreni idonei, con l'aiuto del ministro Giovanni Lanza.

I lavori di sterro e di allestimento dell'area, che era abbandonata ed adibita a discarica, iniziarono nel 1864, e durarono circa due anni. Fu inaugurato infatti il 15 novembre 1866 dal noto botanico Patrizio Gennari.

Attorno al 1874 l'Orto poteva già mettere in commercio 193 piante diverse.

Nel 1885 l'Orto ha iniziato a ospitare un Index seminum per la catalogazione e lo scambio dei semi.

Ai primi anni del Novecento, l'istituzione scientifica raggiunse il suo pieno sviluppo, contando 400 piante acclimatate, «provenienti dalle Indie occidentali e America australe (116), America boreale (64), Africa australe e Madagascar (66), Africa boreale, Arabia e Isole Atlantiche (30), Indie orientali, Cina e Giappone (92), Australia, Malaja e Isole Oceania (62)».

Dal 1926 al 1929 la direzione dell'Orto Botanico fu affidata alla studiosa sassarese Eva Mameli Calvino; la quale conosceva da tempo l'ambiente naturale di questo orto infatti, già nel 1906, aveva pubblicato i risultati delle sue ricerche, eseguite nel giardino, sul genere Fumaria.

Durante la seconda guerra mondiale l'orto, che era sede di un battaglione di cavalleria, nei primi mesi del 1943 fu bombardato. La biblioteca e l'erbario si salvarono, essendo stati prudenzialmente trasferiti in una chiesa sconsacrata a Ghilarza (OR).

Terminato il conflitto, occorsero molti anni di duro lavoro per ripristinare la funzionalità dell'istituzione.

Agli inizi degli anni ottanta, era però ancora rilevabile la povertà di specie presenti.

Resti archeologici

All'interno dell'Orto si trovano vestigia del periodo preromano e romano, fra queste: il pozzo romano, detto libarium, dove si abbeveravano gli attori che si esibivano nel vicino anfiteatro; la grotta Gennari, un Calidarium; una cisterna romana ed un tratto dell'acquedotto romano che, da Villamassargia, portava l'acqua in città. L'orto è stato recentemente risitemato.

Oggi l'orto, che si organizza fondamentalmente su una superficie di 5 ha, presenta specie arboree e arbustive tipiche delle fasce vegetazionali della Sardegna e mediterranea, compresi superbi esemplari di Ceratonia siliqua, Pinus halepensis, Olea europea, Rhamnus alaternus, Pistacia lentiscus, Quercus ilex, Arbutus unedo, Erica scoparia, Quercus coccifera, Juniperus spp., Buxus balearica e Buxus sempervirens, giganteschi Ficus magnolioides, un palmeto con numerose specie di differenti generi, bellissimi esemplari di cipressi e di Sterculie, una collezione di circa 1.000 piante succulente, aree rocciose popolate da Agave, Yucca, Aloe, Cereus, Euphorbia, Opuntia, Dracaena draco, mentre nelle varie vasche trovano posto esemplari di Nymphaea, Nelumbo e di papiri.

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Parco di Monte Claro

Parco cittadino · Cagliari

Parco di Monte Claro

Il parco di Monte Claro è un parco cittadino di Cagliari, di competenza della Città metropolitana, situato tra i quartieri di Is Mirrionis, La Vega, Fonsarda e la municipalità di Pirri.

== Storia ==

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Diverse sono le testimonianze del passaggio umano nel colle di Monte Claro nella seconda metà del III millennio a.C., del quale sono stati ritrovati consistenti ritrovamenti della cultura pre-nuragica che negli studi attuali viene definita proprio di Monte Claro (2400-2100 a.C.). Sono visibili anche i resti di un pozzo sacro di età nuragica sul quale non sono ancora stati effettuati i dovuti scavi e studi. Nel sito pare sia continuata l'antropizzazione anche durante l'età romana.

Durante l'età giudicale, l'area del colle pare essere stata inurbata da una comunità di monaci cistercensi che vi instaurarono un monastero e le relative dipendenze, o forse un semplice romitaggio; è da questo periodo che la zona inizia a essere chiamata Villa Santa Maria de Claro. Già nelle carte spagnole, questo villaggio appare abbandonato, ma rimase la presenza di una chiesetta dedicata a Santa Maria Chiara, demolita nel XX secolo.

A metà dell'Ottocento sul punto più alto del rilievo venne costruita la villa padronale di Pietro Ghiani Mameli e di sua moglie la Contessa Clara Cao di San Marco a cui è stata intitolata sia la proprietà che l'intero colle. Nel 1896, dopo che Pietro Ghiani Mameli fu arrestato e caduto in disgrazia la stessa tenuta, assieme ad altre strutture insistenti sulla zona furono acquisite dalla provincia di Cagliari per sopperire alle esigenze della sezione psichiatrica dell'Ospedale Civile, e nel 1900 venne ufficialmente fondato in loco l'Ospedale Provinciale Psichiatrico, che rimase attivo, a seguito della legge Basaglia, fino al 1998, nonostante fosse a tutti gli effetti un frenocomio.

Già dal 1995, le dipendenze agricole del manicomio sono state poste a bonifica e trasformate in parco urbano, comprendendo la metà nord delle proprietà fino alla Villa padronale. La restante metà, comprendente i vecchi edifici dell'ospedale psichiatrico, è divenuta sede della Cittadella della Salute dell'ASL.

Nel 1997 il parco è stato ufficialmente inaugurato, ma aperto in modo parziale. La totale e definitiva apertura al pubblico è avvenuta nel 2001. Il 19 dicembre 2005 l'arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani ha benedetto la cappella di Santa Maria Chiara all'interno del parco, a ricordo dell'antica presenza del culto nella zona.

Nella altura dove originariamente sorgeva la residenza Liberty della famiglia borghese Ghiani Mameli e poi gli appartamenti del direttore del manicomio, oggi sorge la Biblioteca Comunale "Emilio Lussu".

Descrizione

Il parco si estende per 25 ettari, distinto tra una parte prevalentemente pianeggiante e l’elevazione del colle, che qui raggiunge la sua altitudine massima. Di forma vagamente trapezoidale, confina a nord con via Cadello, a ovest con via Mattei e via Liguria, a sud con la Cittadella della Salute e a est con la zona residenziale di via Monte Claro. Ad eccezione del lato sud, il parco è delimitato dalle mura di confine del vecchio Manicomio.

Dall’ingresso principale di via Cadello si diramano cinque viali alberati; quello di mezzo si dirige verso la fontana centrale dove è presente una grande decorazione ispirata a quella del fondo di una ciotola rinvenuta a corredo della tomba ipogeica scoperta nel 1905 durante i lavori di realizzazione del manicomio provinciale. L'opera è iscritta nel Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura.In tutta l’estensione sono stati piantati vari alberi e arbusti mediterranei, siepi e prati, accanto a svariate aree giochi per bambini e zone fitness, un'area cani e una sala conferenze. Nel parco è presente anche un lago artificiale, dove sono presenti tartarughe d'acqua, anatre, oche e cigni. Tra la fauna è presente anche una colonia felina di proprietà del sindaco metropolitano.

Servizi

Biblioteca Metropolitana Emilio Lussu, nei locali della vecchia Villa Clara;

Biblioteca metropolitana ragazzi;

Campi sportivi: un campo di calcio a 5, tre campi di calcio a 7, uno di calcio a 11, una pista di pattinaggio.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Via Diego Gregorio Cadello 11a
Orari
Oct-Mar: 7:00-20:00; Apr-Sep: 7:00-24:00
Come arrivare
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Sito ufficiale
cittametropolitanacagliari.it

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Nei dintorni di Cagliari

3 luoghi nei dintorni, a Pula, Sarroch, città metropolitana di Cagliari

Mappa dei dintorni di Cagliari
Dati della mappa © OpenStreetMap

area archeologica di Nora

Museo del Ministero della Cultura italiano · Pula

area archeologica di Nora

Nora è un'antica città, sorta nei pressi di preesistenti insediamenti nuragici, di fondazione fenicia e successivamente punica e romana, capitale del popolo dei Noritani. È situata sul promontorio di capo Pula, sulla costa meridionale della Sardegna ad ovest di Cagliari, attualmente nel comune di Pula.

== Storia ==

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Pausania attribuisce la sua fondazione all'eroe eponimo Norace, alla guida degli Iberi. Il più tardo Solino attribuisce a Norace una provenienza dalla mitica città di Tartesso.

Il nome deriva da Norace, come confermato anche dallo stesso Solino: "a Norace Norae oppido nomen datum" (da Norace fu dato alla città il nome di Nora).

Sono state ritrovate tracce della presenza nuragica, attestanti una frequentazione del sito nell'età del bronzo (in particolare un pozzo nuragico presso le "Terme a Mare" e dei manufatti d'importazione del miceneo III b databili alla piena età nuragica). Nel territorio circostante sono attestati alcuni nuraghi (nuraghe "Sa Guardia mongiasa" sull'unico modesto rilievo nell'immediato entroterra; nuraghe Antigori di Sarroch, più distante, nel quale sono state rinvenute ceramiche micenee).

Tracce della ripopolazione nuragica-fenicia si riferiscono all'VIII secolo a.C. (stele di Nora, con iscrizione in un alfabeto simile al fenicio, con la più antica attestazione del nome della Sardegna), mentre i resti più antichi rinvenuti si riferiscono ad una necropoli con tombe databili tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.

Rimangono pochi resti della città originaria (tophet, fondazioni di una struttura sacra dedicata alla dea Tanit, resti di fortificazioni, impianti artigianali nella zona più prossima al mare). I materiali rinvenuti nelle tombe attestano tuttavia il fiorire della città nel V e soprattutto nel IV secolo a.C. e i precoci contatti con Roma antica.

All'epoca della conquista romana della Sardegna (238 a.C.) si trattava probabilmente della più importante città dell'isola, scelta inizialmente come capitale della provincia romana di Sardegna e Corsica. In epoca romana fu municipio. I resti attualmente presenti testimoniano dello sviluppo della città in particolare nel II e III secolo d.C. Della città romana si conservano i resti di numerosi edifici quali foro, teatro, anfiteatro (non ancora scavato), impianti termali e case di abitazione, mentre i materiali archeologici testimoniano la continuazione e la prosperità dei commerci con le regioni affacciate sul mar Mediterraneo.

L'abbandono della città dovette iniziare nel corso del V secolo, con l'occupazione da parte dei Vandali e la maggiore difficoltà dei traffici marittimi: gli abitanti si dovettero ritirare progressivamente nelle località più sicure dell'interno. Nel VII secolo l'anonima Cosmografia ravennate cita Nora come praesidium (fortezza e non più città). La frequentazione successiva del sito è legata alla tradizione del martirio qui avvenuto di sant'Efisio, al quale venne dedicata una piccola chiesa eretta nel 1089.

I ruderi ancora visibili vennero identificati con la città di Nora già dall'erudito cinquecentesco Giovanni Francesco Fara e citati ancora dai viaggiatori ottocenteschi. Alla fine dell'Ottocento risalgono i primi scavi (Giovanni Spano, Filippo Vivanet nel 1889, Filippo Nissardi 1891-1892). Lo scavo sistematico venne condotto negli anni tra il 1952 e il 1960 (Gennaro Pesce).

Tempio di Eshmun-Esculapio

Il grande complesso sacro è interessato da varie vicende costruttive, rifacimenti e distruzioni che hanno complicato la comprensione della planimetria generale e la funzione dei vani. Il tempio è disposto su diversi livelli. Interessanti alcuni ambienti, mosaicati, databili ad età imperiale; un'abside si apre sul lato meridionale dell'edificio. La duplicazione del penetrale, ottenuta disponendo un tramezzo, porta a supporre una preesistenza punica nella zona, essendo questa una caratteristica tipica dell'architettura sacra del mondo punico.

Lo scavo ha riportato in luce una serie di quattro statuette piccole e due più grandi, in ceramica, rivelatesi di notevole importanza, soprattutto cronologica. I reperti si inquadrano nel II secolo a.C., nel periodo romano repubblicano. La Sardegna, pur ormai politicamente romana era ancora permeata di cultura, materiale e tradizioni puniche. Le statuette raffigurano dei devoti offerenti; le due sculture più grandi, più significative, consentono l'identificazione della divinità a cui il tempio era dedicato. Una raffigura un uomo dormiente, disteso, attorno al cui corpo è avvolto un serpente. È noto che nei santuari della divinità salutifera Esculapio era praticato il rito dell'incubazione e che il serpente era animale sacro al dio; quindi il collegamento è evidente. Se si è certi di questo e di una fase almeno del II secolo a.C., non esistono tracce sicure di un impianto punico precedente, né di fasi intermedie fra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C. epoca in cui si data il mosaico. L'unica traccia di questi secoli è un'epigrafe frammentaria che si può datare agli inizi del III secolo d.C. ma non si è certi della sua collocazione originale.

Tofet

Il tofet di Nora fu scoperto nel 1889 grazie ad una mareggiata, con gli scavi realizzati nell'anno successivo. Qui sono stati ritrovati molti materiali, in particolar modo alcune stele in arenaria locale, perlopiù con raffigurazioni simboliche, comprese in piccole edicole, con accenni agli elementi architettonici. I materiali sono datati fra la fine del V e la fine del IV secolo a.C.

Le stele di Nora presentano una preferenza per le raffigurazioni simboliche: il betilo, pietra sacra sede della divinità, ed il segno di Tanit, dea del pantheon cartaginese, raffigurata come un triangolo sormontato da un cerchio, spesso arricchito da simboli astrali (disco solare e falce di luna). Meno frequenti sono le raffigurazioni di figure umane. Le dimensioni variano da stele piccole a veri e propri monumenti alti più di un metro. La datazione del tofet si può porre fra il V ed il III secolo a.C.

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Informazioni pratiche

Orari
10:00-16:30
Biglietto
8 EUR
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.nora.sardegna.it

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nuraghe Antigori

Sito archeologico · Sarroch

nuraghe Antigori

Il nuraghe Antigori è un complesso nuragico risalente al II millennio a.C. situato nel comune di Sarroch, nella città metropolitana di Cagliari.

== Descrizione ==

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Il sito sorge su una cima rocciosa detta Antigori, su cui sono sparsi i resti delle diverse torri, la maggior parte delle quali in precario stato di conservazione; l'unica torre visitabile all'interno è la torre C che presenta la classica copertura a thòlos. È rimasta inoltre quasi intatta una piccola cinta muraria mentre sono ancora osservabili le basi delle capanne che costituivano un piccolo villaggio.

Gli scavi

Il sito venne scavato nel 1982 da Maria Luisa Ferrarese Ceruti e nel 1994 da Roberta Relli. Gli scavi restituirono varie ceramiche nuragiche e micenee (provenienti dall'Argolide, da Creta, e da Cipro) del tipo Miceneo III B e Miceneo III C risalenti rispettivamente al XIV-XIII e al XIII-XII secolo a.C. a testimonianza degli importanti scambi che ebbero luogo fra la civiltà nuragica e quella micenea. La segnalazione venne effettuata dai fratelli Giulio e Roberto Copparoni che nel 1981 consegnarono alla Dottoressa Ceruti alcune scatole di frammenti ceramici rinvenuti in loco nella terra sconvolta da scavi clandestini. I giovani appassionati si resero subito conto della particolarità di questi frammenti ceramici, perché alcuni dei quali presentavano una tecnica di lavorazione assai particolare, inoltre oltre ad alcune decorazioni policrome si potevano scorgere delle figure geometriche e delle stilizzazioni di possibili figure marine, tipiche della civiltà micenea. Venne anche consegnata una piccola ascia bipenne in piombo.

Venne rinvenuto inoltre del ferro, che in quel periodo incominciò a diffondersi presso le popolazioni antiche, proveniente da Cipro.

Ipotesi

David Ridgway della University of Edinburgh ha ipotizzato che la Stele di Nora possa forse fare un riferimento alla distruzione di un villaggio nuragico, forse proprio il Nuraghe Antigori.

Informazioni pratiche

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Sito ufficiale
www.sardegnacultura.it

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Torre del Coltellazzo

Edificio militare museo · Pula

Torre del Coltellazzo

La torre del Cortellazzo o di Sant'Efisio è una torre costiera del golfo di Cagliari. Sorge sulla cima del promontorio che domina le rovine della città di Nora, nel territorio del comune di Pula.

La torre, edificata nei pressi dei resti dell'acropoli di Nora, entrò in funzione dal 1607, anche se l'esistenza di un precedente insediamento militare è attestato dagli inizi del XIV secolo. Jorge Aleo, nel 1680, ne fa menzione, chiamandola Fortalleza Coltellaz. Nel Settecento l'edificio venne inglobato in un forte, eretto tra il 1722 e il 1728 su progetto dell'ingegnere piemontese, capitano Antonio Felice de Vincenti. Ulteriori lavori vennero attuati nel XIX secolo, quando la torre venne dotata di un faro.

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La torre del Cortellazzo, dal XVIII secolo chiamata anche torre di Sant'Efisio, in ricordo del martire guerriero, che la tradizione vuole ucciso a Nora per decapitazione, era torre de armas o gagliarda, ovvero per difesa pesante, con una guarnigione di uomini comandati da un alcalde (comandante). È in contatto visivo con le torri di Cala d'Ostia, di San Macario e del Diavolo. Edificata in arenaria calcarea, di struttura tronco-conica, misura circa 11 metri di altezza per 12 metri di diametro alla base e presenta una camera interna voltata a cupola costolonata, sostenuta da un pilastro centrale.

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Da dove vengono queste informazioni

Questa guida è composta da basi di conoscenza aperte. Niente è scritto da noi e niente è inventato: dove una fonte tace, il campo semplicemente non c'è.

Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2026