Parigi

Parigi è una città iconica, famosa per la sua storia, arte e cultura. Gli amanti della gastronomia, dell'architettura e della moda troveranno in questa metropoli un luogo affascinante da esplorare. Cosa vedere e fare a …

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 73 mm
Febbraio 60 mm
Marzo 12° 77 mm
Aprile 15° 48 mm
Maggio 19° 77 mm
Giugno 23° 13° 67 mm
Luglio 25° 15° 46 mm
Agosto 25° 15° 58 mm
Settembre 21° 12° 66 mm
Ottobre 16° 76 mm
Novembre 11° 68 mm
Dicembre 85 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Parigi è la capitale e la città più popolata della Francia, capoluogo della regione Île-de-France ed unico comune francese a essere nello stesso tempo dipartimento.

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Guida pratica di Parigi

4.432 parole scritte da viaggiatori, da Wikivoyage.

Da sapere

La capitale cosmopolita della Francia, ha la reputazione di essere la più bella e romantica di tutte le città, ricca di storia e ancora oggi estremamente influente nei campi della cultura, dell'arte, della moda, della gastronomia e del design.

Soprannominata la Città della Luce (la ville lumière) e la Città dell'Amore (la ville de l'amour), ospita alcune delle più prestigiose e lussuose case di moda e cosmetiche del mondo, come: Chanel, Christian Dior, Yves Saint-Laurent, Guerlain, Lancôme, L'Oréal e Clarins. Gran parte della città, comprese le rive della Senna, è patrimonio mondiale UNESCO. Parigi vanta il secondo maggior numero di ristoranti stellati Michelin al mondo (dopo Tokyo, che è molto più grande) e ospita numerosi monumenti iconici come la Torre Eiffel, l'Arco di Trionfo, Notre-Dame de Paris, il Louvre, il Moulin Rouge e la Basilica del Sacro Cuore, il che la rende una delle destinazioni turistiche internazionali più popolari al mondo, con circa 14 milioni di visitatori all'anno.

Come orientarsi

Il comune di Parigi è diviso in 20 circondari, (Arrondissements), numerati da 1 a 20 secondo un tragitto a spirale che procede dal centro (noto come Kilomètre zéro e situato di fronte a Notre Dame) verso la periferia. Più alto è il numero, maggiore sarà la distanza del circondario dal centro. Gli arrondissement prendono il nome dal loro numero. Ad esempio, potreste alloggiare nel "5°", che in francese si scrive 5e . Il 12° e il 16° arrondissement comprendono grandi parchi: rispettivamente il Bois de Vincennes e il Bois de Boulogne.

Una particolarità è costituita dall'Île de la Cité, che appartiene sia al 1° che al 4° Arrondissement.

Poiché Parigi è una città troppo vasta per essere compendiata in un unico articolo dovrete cliccare sull'immagine a destra per conoscerla più in dettaglio. I numeri della mappa si riferiscono ai vari arrondissement.

Ogni arrondissement ha un carattere unico e una sua selezione di attrazioni per il viaggiatore:

Sobborghi

Oltre Parigi, le periferie sono chiamate "La Banlieue". In linea generale, quelle a ovest di Parigi (Neuilly-sur-Seine, Boulogne-Billancourt, Saint Cloud, Levallois, Versailles, Poissy, Rueil-Malmaison) sono quartieri residenziali benestanti, sebbene si possano trovare anche alcune zone più borghesi. Quelle a nord sono comunità più povere e molto etnicamente diverse. Quelle a sud sono un mix di quartieri degradati e poveri accanto a comunità molto ricche. Infine, quelle a est sono generalmente abitate dalla classe medio-bassa, con alcune zone di classe medio-alta.

Saint-Denis - 11 km a nord del centro, Saint-Denis è celebre per l'omonima basilica ove sono sepolti i reali di Francia.

Come arrivare

In aereo

Parigi ha tre aeroporti due dei quali (Orly e Charles de Gaulle) sono gestiti dalla società Aeroports de Paris.

Mese vuoto o non numerico

Aeroporto di Parigi Charles de Gaulle

L'1 Aeroporto di Parigi Charles de Gaulle (IATA: CDG) è il maggiore dei tre aeroporti parigini ed il principale della Francia. Vi operano tutte le principali compagnie di bandiera e rappresenta il punto di collegamento tra la Francia e il resto del mondo. Air France effettua infatti collegamenti con tutte le principali città del mondo. Tra le compagnie low-cost, vi opera EasyJet con numerosi voli da scali italiani ed europei, come Milano-Malpensa e Venezia-Marco Polo e Bologna BLQ.

L'aeroporto è composto da 3 terminal: 1, 2 e 3. Il terminal 2 è poi ulteriormente suddiviso in 7 sub-terminal: 2A-2G. I terminal 2A-2F sono interconnessi fra di loro, mentre per raggiungere il 2G è necessario prendere un bus. Per muoversi tra i terminal 1-2 e 3 è inoltre disponibile un collegamento con una metropolitana automatica: il CDGVAL. È importante controllare prima della propria partenza/arrivo in quale terminal sia il proprio volo in modo da pianificare i propri spostamenti.

L'aeroporto è connesso al centro dalla linea B dei treni suburbani RER B (Réseau express régional). Le fermate dell'aeroporto sono due: una per il terminal 1/3, l'altra per il 2. La RER B si snoda per il centro di Parigi con una direzione Nord-Sud, le principali stazioni del centro sono: Gare du Nord, Châtelet-Les Halles e Saint-Michel Notre-Dame. Le biglietterie automatiche accettano solo monete e non banconote, ma sono disponibili anche biglietterie con personale dedicato (anche se la coda per queste potrebbe essere più lunga delle biglietterie automatiche). Il costo di un biglietto per il centro è di 10€ (2019) e il tragitto dall'aeroporto al centro non è compreso nel normale abbonamento turistico Paris Visite zone 1-3. Il tragitto è invece incluso nell'abbonamento turistico per le zone 1-5 che ha un costo di 25,25€ per 1 giorno, 38,35€ per 2, 53,75€ per 3 e 65,80€ per 5 (2019). Un'altra opzione è rappresentata dall'abbonamento Navigo Forfait Semaine che ha un costo di 22,80€ a settimana (per settimana si intende dal lunedì alla domenica e non 7gg dal primo utilizzo. 5€ una tantum sono necessari per l'acquisto della tessera - 2019). Se si decide di optare per quest'ultima opzione è necessario portare con sé una fototessera.

Si può raggiungere il centro città anche con il RoissyBus che raggiunge la stazione centrale di Opera. Questo bus opera verso l'aeroporto, con frequenza variabile, dalle 5:30 a 0:30 e verso il centro dalle 6:00 a 0:30. Il tragitto è di circa 60 minuti.

I taxi ufficiali adottano una tariffa forfettaria per il centro di Parigi: 50€ per la riva destra della senna (Nord) e 55€ per quella sinistra (Sud) (2019).

Se siete solo di passaggio a Parigi, il terminal 2 è anche collegato con i treni ad alta velocità TGV e con Disneyland Paris.

Paris Airport Shuttle (da 13€/persona - 2018) e AbiTransport (da 79€ -2018) operano un servizio di shuttle porta a porta lasciandovi sulla soglia del vostro albergo. Dovrete prenotarli almeno 24h prima del vostro arrivo.

Aeroporto di Parigi Orly

L'2 Aeroporto di Parigi Orly (IATA: ORY), secondo per traffico, è situato a una ventina di km a sud del centro. Vi operano: EasyJet con voli da Milano-Linate, Napoli, Pisa, Roma-Fiumicino, Transavia con voli da Catania, Napoli e Palermo, Vueling con voli da Milano-Malpensa, Airfrance e Ita Airways.

L'aeroporto è composto da 4 terminal. Tre di questi (1-2-3) sono interconnessi tra loro e raggiungibili a piedi in meno di 10 minuti. Il terminal 4 è un po' più distante ma comunque raggiungibile a piedi (è necessario uscire fuori dal terminal). In alternativa il collegamento tra i terminal 1 e 4 è garantito anche da un trenino. Dopo i controlli di sicurezza il terminal ospita pochi negozi, quindi se avete intenzione di comprare qualche regalo dell'ultimo minuto valutate anche i negozi prima dei controlli.

L'aeroporto è servito dalla metro 14, la quale serve il centro di Parigi ed è l'opzione più veloce ed economica per la maggior parte dei viaggiatori. Il biglietto intero di sola andata costa 13 euro e i treni passano ogni 5 minuti. Il biglietto vi permetterà di passare alla RER e ad altre linee della metropolitana per completare il vostro viaggio.

L'aeroporto di Orly è inoltre connesso al centro dai treni suburbani della RER B che fermano alla stazione di Antony. Il collegamento tra questa stazione e l'aeroporto è assicurato dall'Orlyval, un tram che compie il tragitto in 7 minuti. È in funzione dalle 06:00 alle 23:00 tutti i giorni, compresi i festivi. Il biglietto dell'Orlyval è caro (circa 12,10 euro nel 2017), ma compreso nell'abbonamento turistico Paris Visite (zone 1-5) con un costo giornaliero di 25,25€ (meno se si acquista per 2 3 o 5 giorni) che vi permette anche di viaggiare su metro e bus cittadini. Non è invece compreso nell'abbonamento Navigo. L'Orlybus vi porta alla/dalla stazione del Metrò di Dentert-Rocheraeu (linee 4-6-8 e RER B) in meno di 50 minuti. In alternativa si può prendere il tram T7 che porta alla stazione della metro 7 Louis Aragon, Villejuif. Il biglietto per il tram è il normale ticket+ per i trasporti parigini. Anche il pass Navigo è utilizzabile. Esiste una tariffa fissa per i taxi dall'aeroporto al centro città: 30€ per la rive gauche e 35€ per la rive droite (2019).

Aeroporto di Beauvais Tillé

L'3 Aeroporto di Beauvais Tillé (IATA: BVA) è situato a metà strada tra Parigi e Amiens e dista 88 km dal centro. Esiste un servizio di autobus navetta che fa capolinea alla stazione metro di Porte Maillot sulla linea 1 e in corrispondenza della Gare de Neuilly. Il tragitto dura un'ora e un quarto in condizioni di traffico normali. Benché l'ente gestore del servizio consigli di prendere il bus 3 ore prima dell'orario di partenza, è consigliabile, soprattutto negli orari di punta, prenderne uno precedente in modo da arrivare in aeroporto in tempo anche se l'autostrada è molto trafficata. È possibile utilizzare anche SuperShuttle, una navetta che vi porta fino al vostro indirizzo di destinazione. È riservato alle compagnie low-cost. Vi opera Ryanair con voli da Bologna, Cagliari, Bergamo, Pisa, Roma-Ciampino, Trapani, Treviso. L'aeroporto è composto da due terminal, entrambi molto piccoli. Dal Terminal 2 partono i voli verso i principali scali europei e nel terminal sono presenti 4 negozi: due (bar) prima dei controlli di sicurezza e due (bar e duty-free) dopo i controlli di sicurezza. Nel caso si debba mangiare in aeroporto è conveniente mangiare prima dei controlli di sicurezza o portarsi del cibo da fuori. Nel terminal 2 è inoltre presente un ufficio informazioni.

In treno

I treni Thello provvedono a collegare Parigi a Venezia-Santa Lucia o Mestre con fermate intermedie a Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Milano con treni notturni che fanno capolinea a Gare de Lyon. È previsto (2018) un treno al giorno in entrambe le direzioni: partenza da Venezia alle 19:20 e arrivo a Parigi alle 9:37 e partenza da Parigi alle 19:15 e arrivo a Venezia alle 9:35. Il percorso passa per la Svizzera, quindi è necessario possedere i documenti che consentano l'accesso in territorio elvetico (si veda l'articolo sulla Svizzera). I prezzi vanno da 29€ per una cuccetta in una cabina da 6, sono disponibili anche altre sistemazioni.

Treni ad alta velocità TGV collegano Milano e Torino con Parigi con arrivo alla Gare de Lyon in circa 7 ore e mezza. Il collegamento è garantito da tre treni al giorno in entrambe le direzioni. I biglietti sono acquistabili su Oui.snfc e partono da circa 30 €. Molto spesso prevedono la cancellazione gratuita fino a un mese prima della partenza o, con una penale di 5€ a tratta, fino a 2 giorni prima della partenza. Come sempre vale il principio che prima si prenota più la probabilità di trovare tariffe competitive aumenta.

Principali stazioni ferroviarie

Parigi è un importante snodo ferroviario europeo. Dispone di più stazioni, collegate fra loro dalla metro. Vista la dimensione e l'enorme affluenza di passeggeri è bene calcolare un buon tempo di trasbordo.

4 Gare de Lyon. Vi fanno capolinea i treni provenienti da Milano e Torino più altri dalla Svizzera (Ginevra, Losanna) e dalla Francia del Sud e del sud-est (Lione, Avignone, Marsiglia, Cannes, Nizza, Monte Carlo, Nîmes, Montpellier, Narbona, Perpignano).

5 Gare d'Austerlitz. Capolinea dei treni Corail Téoz da/per Limoges, Tolosa e dei treni notturni Corail Lunéa da/per Cannes, Nizza, Monte Carlo, Tolosa, Perpignano, Narbona, Lourdes, Biarritz, Madrid e Barcellona.

6 Gare du Nord. Vi fanno capolinea treni provenienti dal nord della Francia (Lilla, Amiens, Boulogne, Calais, Dunkerque) e treni internazionali da Germania (Colonia, Berlino, Amburgo), Regno Unito (Londra), Belgio, Olanda e Russia (Mosca).

7 Gare de l'Est. Capolinea di treni provenienti dalla Francia dell'est, dalla Germania e dalla Svizzera. (Nancy, Strasburgo, Mulhouse, Reims, Basilea, Zurigo, Francoforte, Monaco di Baviera, Stoccarda).

8 Gare Montparnasse. Capolinea dei treni al alta velocità provenienti da località del sud-ovest (Tolosa, Bordeaux, Nantes, Biarritz, Lourdes, Brest, Rennes).

9 Gare de Bercy. Stazione di scambio per Gare de Lyon, alla quale è molto vicina. Qui per le auto al seguito. È servita dalla stazione metro omonima ove fermano i treni della linea 6 e 14

10 Gare St Lazare. Vi fanno capolinea treni provenienti da Dieppe e dintorni.

In autobus

I pullman di Eurolines e Flixbus provvedono a collegare varie città europee Parigi. Tra quelle italiane e svizzere servite da flixbus citiamo: Roma, Firenze, Genova, Milano, Venezia, Torino, Bologna, Parma, Bergamo (anche aeroporto di Orio al Serio), Verona, Padova, Berna, Zurigo, Losanna, Basilea e Ginevra.

Gli autobus Eurolines fanno capolinea alla Gare routière internationale de Paris-Gallieni nella periferia est. I collegamenti con il centro avvengono tramite autobus della RATP.

Il viaggio da Milano dura più di 12 ore, da Roma più di 17 ore.

Come spostarsi

Con mezzi pubblici

La metro di Parigi conta 16 linee (numerate da 1 a 14, più la 3bis e la 7bis), ciascuna identificata da un numero e da un colore. Il loro nome coincide con quello del capolinea.

Dal 2010 la linea 14 che va dalla gare de Saint-Lazare a quella delle Olympiades, è stata completamente automatizzata. È chiamata Méteor.

I treni sono in funzione dalle 05:00 alle 00:30 (fino alle 01:30 nelle notti tra il sabato e la domenica). In una decina di weekend all'anno il servizio è inoltre prolungato e attivo per 24 ore.

I mezzi pubblici si avvalgono inoltre di 5 linee di treni RER identificate ciascuna da una delle prime 5 lettere dell'alfabeto (da A ad E) e da treni suburbani che fermano alle stazioni ferroviarie.

La rete dei trasporti pubblici è gestita dalla RATP (Regia Autonoma dei Trasporti di Parigi).

Esistono varie opzioni per acquistare i titoli di viaggio per i mezzi pubblici parigini (i prezzi fanno riferimento a marzo 2019):

Ticket t+, valido per le zone centrali, 1,90€

Carnet da 10 ticket t+, 16,90€

Biglietti origine-destinazione, per le zone non centrali

abbonamento giornaliero Mobilis, da 7,50€ per le zone 1-2 fino a 17,80 per le zone 1-5

Abbonamento Paris Visite, l'abbonamento di 1, 2, 3 o 5 giorni è presente in due versioni (zone 1-3 e 1-5). La tessera (zone 1-5)permette anche di salire a bordo dei treni diretti a Disneyland e Fontainebleau, oltre ad autobus da/per gli aeroporti, quali Orlyval, Orlybus, Roissybus. ratp Può capitare che la tessera si smagnetizzi, in tal caso è necessario rivolgersi a una biglietteria (non automatica) dove un impiegato provvederà a stampare una tessera sostitutiva senza costi aggiuntivi. NB: Versailles, Disneyland e gli aeroporti sono fuori dalla zona 3. Questo abbonamento è un po' caro, ma rappresenta un buona opzione se si soggiorna a Parigi per un weekend.

Navigo Forfait Semaine che ha un costo di 22,80€ a settimana (per settimana si intende dal lunedì alla domenica e non 7gg dal primo utilizzo. L'acquisto di questa opzione non è più consentito dopo il giovedì. 5€ una tantum sono necessari per l'acquisto della tessera). Il vantaggio di questa tessera è che incluse tutte le zone di Parigi ed è quindi possibile raggiungere il centro città dall'Aeroporto di Charles de Gaulle con la RER B e anche Versailles.

Prima di ogni utilizzo del mezzo di trasporto e/o accesso alla metropolitana è necessario convalidare il biglietto: nelle stazioni può capitare (non di rado) di incontrare degli agenti della RATP che controllino i titoli di viaggio.

Con tour guidati

Tra le agenzie specializzate in visite a Parigi e dintorni Cityrama è quella più rinomata. L'agenzia propone city tours in tutte le salse ma quello più popolare e meno salato è l'Open Tour che si compie in pullman turistici a 2 piani e dal caratteristico colore giallo. Costa 29 € per un giorno, 32 per due giorni (anno 2010). Quest'ultimo è il più conveniente. Le spiegazioni sono in dieci lingue tra cui anche l'italiano.

L'Azienda dei trasporti organizza gite in battello (Batobus) sulla Senna.

Cosa vedere

Gli elenchi delle strutture possono essere trovati negli articoli dei singoli distretti urbani.

Parigi è ricca di attrazioni, antiche e moderne, che ne ripercorrono la storia e che attirano ogni anno milioni di turisti.

All'epoca romana risalgono le rovine dell'Arènes de Lutèce, antico anfiteatro localizzato nel V arrondissement a pochi passi dal quartiere latino.

Al periodo medievale risale la gotica Cattedrale di Notre-Dame, ubicata sull'Île de la cité nel IV arrondissement. Sempre sull'isola si trova anche la Sainte-Chapelle costruita per volere di Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei re di Francia al fine di custodirvi la Corona di spine. Di notevole interesse è la cappella superiore con il ricco apparato decorativo costituito dalle vetrate policrome. Medievale è anche il palazzo che ospita la prima sede dell'Università Sorbona, fondata nel 1253.

Il palazzo del Louvre famoso in tutto il mondo per l'omonimo museo, era in origine una fortezza del XII secolo che è stata più volte modificata nel corso dei secoli. Nel 1546 re Francesco I di Francia volle ampliare la residenza che poi subirà nuove modifiche ad ogni nuovo sovrano fin quando Luigi XIV di Francia trasferì la corte a Versailles nel 1678. La piramide che oggi rappresenta il principale punto d'accesso al museo fu invece completata solo nel 1989 e da allora è diventata uno dei simboli della ville lumière. A fianco del palazzo si trovano il Giardino delle Tuileries, un giardino alla francese creato da Caterina de' Medici e che si estende fino a Place de la Concorde.

Importante è anche il Palazzo del Lussemburgo, che oggi ospita il Senato, e gli omonimi giardini, ampi giardini pubblici "alla francese".

Sulla collina di Montmartre tappa d'obbligo di una vacanza alla capitale francese è la Basilica del Sacro Cuore. Dopo la visita alla cattedrale, nel quartiere degli artisti sono presenti anche altre attrazioni: il mulino de la Galette, raffigurato tra gli altri da Renoir, Van Gogh e Picasso, e la vigna di Montmarte per cui ogni anno ad ottobre si celebra la festa della vendemmia.

Dopo l'Esposizione Universale 1889, icona indiscussa della città è poi la Tour Eiffel, alta 324 m e da cui è possibile ammirare il panorama sulla città. Meno famosa e iconica, anche dalla Torre di Montparnasse si può godere di un ottimo skyline sulla città, soprattutto di notte.

In cima al colle di Sainte-Geneviève, il Pantheon è alto in tutto 80 m. Eretto come chiesa cattolica si è trasformato in una sorta di mausoleo dei resti mortali dei personaggi che hanno segnato la storia francese. Per gli amanti degli skyline, anche i suoi tetti meritano una visita.

Impossibile citare tutte le attrazioni parigine, ma mancano l'Arco di Trionfo e il moderno Arco de La Défense, collegati idealmente dal proseguimento degli Champs Elysées.

Come non citare poi gli altri musei parigini, il museo D'Orsay, l'Orangerie, il Centre Pompidu, il Museo di Picasso ..., e i due grandi parchi che segnano il confine della città a est e ovest: il Bois de Boulogne e il Bois de Vincennes.

Se siete un fan dei musei potete approfittare della gratuità di ogni prima domenica del mese, e negli altri giorni della "Paris Museum Pass" che vi concede l'ingresso gratis in circa 70 musei di Parigi e dintorni. Il pass è venduto in tagli da 2 a 6 giorni consecutivi. Vi dovrete sottoporre a un "Tour de force" e, ciò nonostante, è improbabile che riusciate a vederli tutti. Il pass è comunque conveniente se programmate di visitare almeno 4 dei musei parigini. Tenete presente che la sola visita del Louvre vi impegnerà minimo per mezza giornata senza tener conto del tempo perso nel mettervi in coda all'entrata del museo. Le file sono particolarmente lunghe nel mese di agosto e in corrispondenza delle vacanze natalizie. Potrete acquistare il Pass all'ingresso di uno dei musei convenzionati e in altri punti elencati sul sito www.parismuseumpass.fr (informazioni anche in lingua italiana).

Per coloro che amano la storia dell'arte, Parigi è ricca di spunti interessanti seguendo l'itinerario Luoghi degli impressionisti a Parigi.

Eventi e feste

Uno dei periodi più magici in cui visitare Parigi è certamente quello natalizio. Tra dicembre e gennaio infatti la città cambia aspetto e viene decorata con alberi di Natale ((FR) Sapin de Noël) e luminarie. Classico esempio sono gli Champs Elysées che vengono abbelliti dalle luci sugli alberi che li costeggiano e dalle decorazioni dei vari negozi. È possibile avere un'ottima visuale d'insieme salendo sull'Arco di Trionfo nelle ore serali. Altra importante attrazione è la Galerie Lafayette Haussmann (IX) con le vetrine a tema natalizio e il grande albero sotto la cupola che caratterizza il grande magazzino. Non mancano poi mercatini di Natale sparsi per tutta la città, tra i tanti i più famosi sono probabilmente quelli dei Jardin des Tuileries e de La Defense. Se si decide di festeggiare in città il capodanno, luogo ideale per la notte di San Silvestro sono ancora una volta gli Champs Elysées dove si celebra la Réveillon de fin d'année con fuochi d'artificio.

Le Printemps des Poètes. A marzo.

Paris Jazz Festival. A luglio.

Acquisti

Abbigliamento

Se vi piacciono gli abiti firmati, il vostro indirizzo a Parigi è avenue Montaigne ove negli anni seguenti la seconda guerra mondiale si installò la casa d'alta moda "Christian Dior". Oggi vi troverete a decine le boutiques dei più famosi coutouriers francesi e italiani. L'altra strada votata al commercio di lusso è la non distante rue du Faubourg-Saint-Honoré sempre nell'VIII arrondissement.

Famose in tutto il mondo sono le Galeries Lafayette, grande magazzino parigina. La sede principale e storica del brand è quella delle Galeries Lafayette Haussmann situate in zona Opera. Il grande magazzino è caratterizzato da due edifici, uno dei quali ha una cupola interna centrale, da non perdere (anche se non si effettuano acquisti) la passerella che porta al centro. Anche la terrazza del grande magazzino rappresenta un ottimo punto panoramico. In città si trovano poi altre due sedi: Galeries Lafayette Montparnasse e dal 2019 Galeries Lafayette Champs-Élysées.

I Parigini che non possono permettersi i prezzi esorbitanti delle boutiques di avenue Montaigne, hanno l'abitudine di migrare in periodo di saldi in uno dei tanti outlet sparsi nei dintorni. Tra questi il più rinomato è "La Vallée Village", un centro commerciale con circa un centinaio di negozi che vendono capi firmati. Il centro si trova a 5 minuti dal parco Disneyland, il che ne spiega la notorietà anche tra turisti ed è facilmente raggiungibile con la .

Nella città vera e propria si trovano poi altri centri commerciali dove è possibile trovare negozi delle varie catene internazionali con una fascia di prezzo più raggiungibile. come quello situato a Place d'Italie (centro commerciale Italie 2) nel XIII, quello situato sopra la stazione di Chatelet Les Halles o il Bercy Village nel XII. Appena fuori dai confini cittadini ci sono poi i numeri negozi e centri commerciali situati nella zona della Défense. Se si è alla ricerca di piccoli ricordi da portare ai parenti a casa, una soluzione è rappresentata dai negozi Pylones e Little Extra.

Antichità e oggetti artistici

Il quartiere di Montparnasse è famoso per un mercato open air che si svolge ogni domenica dalle 09:00 alle 19:00 presso l'omonimo grattacielo. Vi affluiscono artisti non noti che espongono le loro opere. Si tratta per lo più di oli su tela ma non mancano le sculture, le foto d'arte e accessori d'abbigliamento fatti a mano.

Molti oggetti di antiquariato si possono acquistare anche al Marché aux puces di Saint-Ouen appena fuori dai confini cittadini. Nel mercato una moltitudine di collezionisti vendo prodotti di vario genere: mobili, monete, francobolli, bambole, quadri, porcellane ... Appena fuori dal mercato, numerose bancarelle vi proporranno invece di comprare vestiti griffati, molto probabilmente contraffatti. Raggiungibile con la , capolinea settentrionale Porte de Clignancourt.

Dove mangiare

Se alloggiate in centro e volete concedervi una cena come si deve, magari in compagnia della vostra dolce metà indirizzatevi a "Le Tastevin " al nº 46 di Rue Saint-Louis sull'omonima isola della Senna. Il locale serve piatti di cucina francese. Non è grande ma a differenza di altri nomi famosi non spenderete una cifra. Non mancate in ogni caso di leggere le recensioni sul web. I gusti non sono tutti uguali e ad alcuni potrebbe non piacere.

Prezzi modici

Se vi piacciono ristoranti con ambiente famigliare e tovaglie a quadri sulla tavola e, ovviamente, una buona cucina tradizionale francese a costi contenutissimi, vi segnalo Restaurant de Bourgogne che si trova al 26 di rue des Vinaigriers. Vado frequentemente a Parigi, dunque il locale l'ho visitato diverse volte e non ha mai deluso. Per una cena completa spenderete, vino della casa (degnissimo) incluso, dai 16 ai 25 euro. È ubicato nel X arrondissemente, poco lontano da République e, soprattutto, a una cinquantina di metri dal bellissimo e romantico Canal St. Martin che è sempre animato, specie dal tardo pomeriggio a notte e lungo il quale è molto piacevole passeggiare anche dopo una buona cena.

Chiude la domenica.

Un altro buon ristorante, tipicamente parigino, sempre a conduzione famigliare, ambiente amicale e frequentato da indigeni, è La chope des compagnons dove il menu non è particolarmente ricco, ma dove potrete gustare carni eccellenti e squisiti formaggi, il tutto accompagnato da un buon rosso dell'oste. Il locale è molto piccolo per cui la prenotazione potrebbe essere, di fatto, obbligatoria. La Chope si trova nel IV arrondissement, all'86 del quai del l'Hotel de Ville. Conto per una cena completa tra i 20 e i 30 euro.

Chiude la domenica (come quasi tutti i più tipici ristoranti parigini non frequentati da americani, giapponesi, spagnoli, ecc.).

Come divertirsi

Pariscope è la più rinomata tra le riviste settimanali che informano sugli spettacoli del momento, nonché su tutti gli eventi, mostre ed esposizioni fotografiche, ecc. È pubblicata dalla casa editrice Hachette ed è reperibile in qualsiasi edicola al costo di 1 euro. Esce ogni mercoledì. Per uno sguardo d'insieme dei programmi serali potete consultare anche il sito Agence de Theatres de Paris , meno dispersivo di Pariscope.

I biglietti per teatri e cabaret parigini riportati di seguito si acquistano al botteghino oppure a prezzo scontato a "Le Kiosque Theatre" nei suoi tre punti di rivendita (a place de la Madeleine 15, all'uscita della stazione metro Le Ternes e a quello di Montparnasse).

Se vi rivolgete a rivendite private di biglietti rischiate invece di pagarli di più.

Spettacoli

Opéra Garnier.

Opéra Bastille, place de la Bastille.

Salle Pleyel, 252, rue du faubourg Saint-Honoré.

Théâtre des Champs-Élysées, 15 Avenue Montaigne (Stazione Metro: Alma-Marceau).

Olympia, 28, boulevard des Capucines (Stazioni metro: Opéra oppure Madeleine).

Comédie-Française.

I più celebri cabarets parigini

Crazy Horse, 12 avenue George V (Fermate Métro: George V & Alma Marceau), ☎ +33 1 47 23 32 32.

Folies-Bergère, 32 Rue Richer (Stazioni metro: Grands Boulevards & Cadet).

Lido de Paris, 116 Avenue des Champs-Elysées (Fermata Metro: George V).

Moulin Rouge, 90 Boulevard de Clichy (Stazione metro Blanche). Situato nel quartiere di Pigalle, (XVIII arrondissement) il Moulin Rouge è uno dei più famosi locali di Parigi e anche di più antica tradizione: aprì i battenti nel 1889.

Discoteche

Molte discoteche parigine sono concentrate nel quartiere di St-Germain-des-Prés. Hanno vita breve per adattarsi ai gusti mutevoli della loro clientela ma risorgono sempre dalle loro ceneri come l'Araba Fenice anche se sotto mutate spoglie. Per conoscere quelle attualmente più in voga o che più si confanno ai vostri gusti, date uno sguardo al sito Time Out o acquistate in edicola al prezzo di 35 cent "Officiel des Spectacles", un settimanale che esce ogni mercoledì.

Favela chic, 18 rue du faubourg du Temple 75011 Paris (Metro République). Per chi ama la musica brasiliana

Les Bains Douches, 7 Rue Bourg l'Abbé 75003 Paris, France. Inaugurata nel 1978, la discoteca ha preso il posto di bagni turchi frequentati una volta da gay famosi quali Marcel Proust

Le bateau Nix Nox. Per chi ama ballare a ritmi di musica latina. Il battello di 45 metri è ancorato sul Quai de la Gare ma può cambiare locazione

Locali gay

Per conoscere il programma delle serate gay di Parigi dovrete consultare una guida. Quella più stimata del settore è Têtu Magazine anche se Time Out non sfigura di molto al confronto.

Le Marais ha acquisito fama di quartiere gay di Parigi. Alcuni dei locali gay più famosi sono riportati di seguito.

Boite-a-Frissons, 13 rue au Maire (Métro: Arts et Métiers), ☎ +33 1 42 72 17 78. Discoteca per gay amanti del tango ma anche del rock ’n’ roll e cha-cha-cha.

Banana Cafe, 13 rue de la Ferronnerie (Métro:Châtelet–Les Halles), ☎ +33 1 42 33 35 31.

Le Dépot, 10 Rue aux Ours (Stazione metro: Etienne-Marcel). Famoso e labirintico Cruising club oggi surclassato da altri locali della stessa categoria.

Le Queen, 102 avenue des Champs-Elysées.

Nei dintorni

Versailles

Disneyland [1]

Foresta e Chateau di Rambouillet

Fontainebleau:

Chantilly

Chartres

Itinerari

Cammino di San Colombano — Il percorso tocca le località raggiunte da San Colombano (540-615), monaco irlandese, durante tutta la sua vita.

Luoghi di Vincent Van Gogh

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Cosa vedere a Parigi

  1. torre Eiffel
  2. Notre-Dame di Parigi
  3. Museo d'Orsay
  4. Bastiglia
  5. Arco di Trionfo
  6. Palazzo dell'Eliseo
  7. Pantheon
  8. basilica del Sacro Cuore
  9. Sainte-Chapelle
  10. Campo di Marte
  11. Museo delle Arti e Mestieri
  12. Palazzo del Lussemburgo
  13. Giardini del Lussemburgo
  14. bois de Boulogne
  15. giardino delle Tuileries
  16. bois de Vincennes
  17. Petit Palais
  18. chiesa della Madeleine
  19. Catacombe di Parigi
  20. Pont Neuf
  21. ponte Alessandro III
  22. Bataclan
  23. place Vendôme
  24. place Charles-de-Gaulle
  25. place de la Bastille
  26. Palazzo Borbone
  27. Museo nazionale di storia naturale di Francia
  28. Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris
  29. place des Vosges
  30. Musée Marmottan Monet
  31. Folies Bergère
Mappa di Parigi con i luoghi numerati
I numeri corrispondono all'elenco qui sotto. Dati della mappa © OpenStreetMap

torre Eiffel

Torre a traliccio · VII arrondissement di Parigi

torre Eiffel

La torre Eiffel (in francese tour Eiffel, pronuncia: [tuʁ ɛfɛl]) è una torre metallica completata nel 1889 in occasione dell'Esposizione universale e poi divenuta il monumento più famoso di Parigi, conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città stessa e della Francia.

== Storia ==

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La progettazione: Koechlin, Nouguier, Sauvestre

‍Il grande sviluppo industriale consentì la costruzione di edifici sempre più alti.. Ciò fu possibile grazie all'entrata in produzione di nuovi materiali edilizi, come le ghise e l'acciaio impiegati per produrre travi e altri elementi strutturali analoghi che, con le loro alte resistenze ai carichi, rivoluzionarono il modo di costruire. In questi anni, segnati dal progresso industriale, l'idea di una torre svettante che sfidasse la gravità era già nell'aria: basti pensare all'inglese Richard Trevithick, che già nel 1833 aveva progettato una colonna di ghisa traforata alta mille piedi, poi mai realizzata.

Quando, sul finire del 1884, il governo francese annunciò di voler salutare l'Esposizione universale del 1889 di Parigi - la decima di quelle rassegne consacrate ai fasti della produzione industriale - con un'opera di dimensioni colossali, Maurice Koechlin e Émile Nouguier aderirono entusiasticamente all'impresa. Koechlin e Nouguier erano due ingegneri alle dipendenze della Compagnie des Établissements Eiffel, una fiorente ditta gestita da Gustave Eiffel, uno dei più accreditati «architetti del ferro» del periodo, e l'idea che avevano avuto era ambiziosa: si trattava di un «imponente pilastro metallico, formato da quattro travi reticolari svasate in basso che si congiungono in cima, legate tra loro mediante traverse disposte a intervalli regolari». Il ferro era ovviamente l'unico materiale adeguato a una costruzione di una simile portata.

Eiffel, pur consentendo a Koechlin e Nouguier di proseguire i loro studi, inizialmente riservò al progetto iniziale solo un'attenzione distratta; in un secondo momento ne intuì la genialità e, pertanto, si avvalse della collaborazione di Stephen Sauvestre, ingegnere capo del dipartimento di architettura della sua società. L'apporto tecnico di Sauvestre fu fondamentale non solo sotto il profilo tecnico - egli, infatti, contribuì a correggere vari errori di fondo del progetto di Koechlin e Nouguier - bensì anche sotto quello estetico, in quanto modificò la forma della torre per renderla più accattivante agli occhi dell'opinione pubblica, con l'aggiunta di linee meno spigolose e più aggraziate, ingentilite anche con molti ornamenti.

Una «mostruosa opera» o «uno strano capolavoro di metallo»?

Lo stesso Eiffel contribuì al progetto con vari ritocchi e perfezionamenti, e iniziò a esaltarne pubblicamente le lodi, a tal punto da acquistare nel settembre del 1884 il brevetto per la «nuova configurazione che permetteva la costruzione di supporti metallici e piloni in grado di superare i 300 metri d’altezza», messa a punto dai suoi dipendenti. Ciò malgrado, il progetto della torre incontrò forti resistenze, e furono in molti a pensare che la costruzione di un monumento così impattante per il panorama urbano parigino non potesse essere affidata a un semplice costruttore di ponti (Eiffel, all'epoca, doveva infatti la propria notorietà alla costruzione di viadotti ferroviari in ferro). Il più aggressivo dei critici fu Jules Bourdais, costruttore del celebre palazzo del Trocadéro, il quale immaginò di erigere al posto della torre Eiffel una torre di dimensioni colossali «sormontata da una fonte d'energia elettrica per l'illuminazione di Parigi», così da illuminare «facilmente il Bois de Boulogne e l'intero territorio di Neuilly e Levallois fino alla Senna».

Tale progetto, tuttavia, non venne mai messo in essere, poiché era troppo costoso e segnato da difficoltà ingegneristiche insormontabili (non avrebbe mai potuto resistere alla furia dei venti, né il basamento era in grado di sorreggere un simile peso). Malgrado ciò, il progetto di Bourdais continuò a godere di grande popolarità nella scena architettonica parigina, che seguitò a osteggiare il progetto di Eiffel e, al contempo, a fare pressioni sul governo affinché si decidesse ad approvare la costruzione del monumentale faro. Particolarmente aspra fu la critica di Paul Planat, direttore della rivista di architettura La Construction moderne, il quale bollò la torre con clamorosi giudizi di demerito, definendola «un'impalcatura fatta di sbarre e di ferro angolare, priva di qualsiasi senso artistico», dotata di un aspetto mostruoso, «che dava la brutta sensazione di incompiutezza».

La ferocia di queste accuse non bastò tuttavia a far vacillare il parere di Édouard Lockroy, ministro per il Commercio e presidente della commissione della fiera. Era intenzione del Lockroy scegliere un monumento destinato a diventare «unico al mondo [...] una delle curiosità più interessanti della capitale» e, per questo motivo, non si lasciò intimidire dagli osteggi contro Eiffel e invitò tutti i competitori a presentare i propri progetti entro il 18 maggio 1886. Fra i progetti proposti ve ne era uno che prevedeva la costruzione di un gigantesco irrigatore, così da fronteggiare efficacemente siccità o altre emergenze analoghe che avrebbero potuto colpire Parigi; un altro architetto, invece, concepì persino una monumentale ghigliottina da erigere all'ingresso dell'Esposizione, così da ricordare le vittime del Terrore. Nonostante l'assurdità di questi progetti, la campagna denigratrice contro la torre attirò nuovi adepti, tutti notevolmente concordi nel denunciare la presunta impossibilità di costruire una struttura simile. Questi detrattori, infatti, accusavano Eiffel di non essere in grado di progettare una torre capace di contrastare adeguatamente l'azione del vento, ed erano scettici sul fatto che riuscisse a trovare manodopera disposta a lavorare ad altezze talmente elevate.

Eiffel, tuttavia, sapeva di possedere una robusta competenza nel campo della matematica e della fisica che gli avrebbe consentito di progettare un edificio che potesse resistere alla forza dei venti, e gli operai della sua ditta erano già abituati a lavorare sospesi ad altezze vertiginose. Ciò, tuttavia, non bastò a placare il pubblico parigino, che paventò persino l'assurda ipotesi che la torre Eiffel potesse magnetizzarsi e attrarre tutti gli oggetti ferrosi della capitale. Per agitare l'opinione pubblica venne addirittura pubblicato un pamphlet denominato La questione ebraica, nel quale si faceva leva sull'antisemitismo che covava nell'intimo di molti francesi e si affermava che Eiffel «null'altro era se non un ebreo tedesco»: per questo motivo, dunque, bisognava assolutamente impedire che venisse vergognosamente costruita «une tour juive». Se Eiffel non venne minimamente scalfito dai precedenti commenti, forte della propria esperienza ingegneristica, non poté certo ignorare questo scritto tracimante di disprezzo e di esterofobia e, pertanto, decise di pubblicare sulle colonne del quotidiano Le Temps il seguente commento: «Non sono né ebreo né tedesco. Sono nato a Digione, in Francia, da genitori francesi e cattolici».

Sembrava quindi impossibile che Édouard Lockroy, notoriamente un «uomo di gusto», potesse approvare l'edificazione della «mostruosa opera di Eiffel» o «lasciare in eredità la sua orribile impalcatura», per usare le sprezzanti parole di Planat. Lockroy, tuttavia, scelse proprio la Tour en fer de trois cent mètres, ritenendo gli altri progetti irrealizzabili o, nel caso della ghigliottina gigante, decisamente fuori luogo. Della torre, Lockroy stimava «il carattere particolare» e il fatto di essere «un originale capolavoro di metallo»: a suo giudizio, inoltre, si trattava della costruzione più idonea per ribadire la grandeur della Francia, offuscata dalla disfatta di Napoleone III nella guerra franco-prussiana e dalla cruenta rivolta della Comune di Parigi, e, anzi, per ribadirne la superiorità rispetto agli altri paesi rivali, come gli Stati Uniti. Già molti ingegneri americani avevano infatti tentato di costruire edifici dalle altezze vertiginose, ma non riuscirono a predisporre gli strumenti per attuare un simile progetto. Eiffel, secondo il giudizio di Lockroy, era invece riuscito a conciliare la propria esperienza nel campo della scienza delle costruzioni a un raffinatissimo gusto estetico. La torre, inoltre, sarebbe divenuta un importante sito turistico e avrebbe attratto all'Esposizione folle di visitatori impazienti di salire su un edificio alto 300 metri.

Tra allusioni maliziose e gentildonne attaccabrighe

A seguito dell'avallo di Lockroy, Eiffel passò un periodo di incertezze e di turbamenti. Per costruire la torre, infatti, ci volevano ben 5 milioni di franchi, e il governo francese - inizialmente favorevole a finanziare interamente l'intervento - si dichiarò poi disposto a contribuire con soli 1,5 milioni di franchi, relegando all'ingegnere l'onere di trovare altri investitori interessati a contribuire alla causa. Per reperire i fondi necessari, Eiffel dovette prendere la decisione di mantenere la torre in loco per venti anni, così da coprire le varie spese con la bigliettazione e le concessioni dei ristoranti. Siglato l'accordo, tuttavia, non si fecero avanti investitori, a tal punto che Eiffel temette seriamente di non vedere mai avviata la costruzione della torre, né tanto meno di vederla ultimata.

Né meno problematica fu la vexata quaestio dell'ubicazione della torre: «Ha senso costruirla al fondo della valle della Senna? Non è meglio scegliere una posizione elevata, un'altura che, fungendo da piedistallo, la renderebbe ancora più spettacolare? Svettando sui palazzi dello Champ de Mars, la gigantesca torre non li eclisserebbe? È una buona idea collocare un monumento permanente su un'area che sicuramente servirà a future esposizioni?». Eiffel, tuttavia, era fermamente intenzionato a erigere la torre sullo Champ de Mars, così da offrire un accesso monumentale all'Esposizione universale: ciò, tuttavia, scatenò le ire dei militari, tutt'altro che rallegrati dal fatto che un edificio così impattante sarebbe rimasto sulla piazza d'arme non per la sola durata dell'Esposizione, bensì per venti lunghi anni. Eiffel, dunque, fu costretto a traslare la torre in prossimità del fiume e, per di più, a progettare fondamenta ancora più sofisticate e, dunque, dispendiose: «queste fondamenta sono per me molto più costose di quelle che erano state progettate per lo Champ de Mars», si sarebbe poi rammaricato Eiffel.

Intanto la torre continuò a subire fasi alterne di apprezzamento e di aperta ostilità da parte dei parigini. Il potente politico Pierre Tirard, ad esempio, era fortemente contrario alla costruzione di un edificio così «anti-artistico, in stridente contrasto con la genialità dei francesi [...] , più adatto all'America (dove il gusto non è ancora molto sviluppato) che all'Europa, tanto meno alla Francia». Il repubblicano Georges Clemenceau, invece, tentennò di più, e ammise che la torre Eiffel era «una creazione straordinaria, magari brutta e assurda, ma in grado di attirare folle di visitatori stranieri [...] Dovremmo dare un milione e mezzo di franchi a Eiffel solo perché tutti gli inglesi possano salire trecento metri sopra il livello della Senna». Vi furono alcuni, come la contessa di Poix, che si sentirono persino minacciati dalla prospettiva di vivere all'ombra della torre (la quale non solo sarebbe potuta crollare rovinosamente, bensì anche attrarre pericolosi fulmini), e pertanto sporsero denuncia: «la nobildonna [la contessa di Poix, ndr] sostiene che la costruzione della torre Eiffel non solo costituisce una minaccia per la sua dimora, ma per anni bloccherà la zona più incantevole dello Champ de Mars, l'unica in cui ella è solita recarsi per i suoi quotidiani esercizi fisici», riporta il New York Times.

Non mancarono neanche i ferventi ammiratori, come monsieur Rastignac de L'Illustration, il quale - accusando Tirard e Clemenceau di essere incredibilmente ottusi - difese energicamente la torre, destinata a essere universalmente apprezzata dai francesi, popolo che andava «pazzo per gli eventi sensazionali e vertiginosi, inaspettati e colossali, divertenti e fantasiosi». L'entusiastico parere di Rastignac, tuttavia, non bastò a far cambiare idea a Paul Planat, il più battagliero degli oppositori della torre, che il 18 dicembre 1886 arrivò persino a organizzare una cena, alla quale vennero invitati numerosissimi studenti della École des Beaux-Arts: l'obiettivo di questo evento mondano, ovviamente, era quello di denigrare la torre, tra un bicchiere di champagne e l'altro. Eiffel fu particolarmente dispiaciuto quando seppe che persino Charles Garnier, l'ammiratissimo architetto dell'Opéra di Parigi, si era cimentato in sperticate chanson volte a screditare «quell'imbuto piantato sul suo grasso sedere». A preoccuparlo di più, tuttavia, era la denuncia della contessa di Poix, ma anche la prospettiva di vedere andare in fumo tutti gli sforzi compiuti per preparare le 1 700 tavole dell'intelaiatura della torre e i 3629 disegni necessari per fabbricare i 18 000 segmenti metallici per il traliccio portante della struttura.

La costruzione
Gli inizi

Mentre il 1887 si profilava all'orizzonte, Eiffel era un uomo completamente disincantato. Il 22 dicembre 1886 scrisse una lettera a Édouard Lockroy per comunicargli che «i ritardi occorsi nella chiusura del contratto stanno creando una situazione davvero molto grave». Arrivò persino a scrivere un documento da indirizzare al governo dove enunciava ordinatamente, uno dopo l'altro, i vari ostacoli che si erano opposti all'edificazione della torre:

Questa lettera, tuttavia, non venne mai spedita, siccome Eiffel decise di pagare di tasca propria le spese legali dovute alla denuncia della contessa di Poix e si dichiarò persino disposto a risarcire la parte lesa in caso di crollo parziale o totale della struttura, avvalendosi a tal fine anche del contributo di avvocati qualificati. In breve tempo, dunque, si sbloccò il contenzioso e il 7 gennaio 1887 Eiffel stipulò finalmente il contratto con la municipalità di Parigi e il governo francese. Tre settimane dopo, il 28 gennaio, ebbe inizio la costruzione della torre. Per prima cosa si provvedette all'erezione delle fondamenta, resa possibile grazie ad alcune trivellazioni con le quali ci si era accertati che «il sottosuolo dello Champ de Mars era composto da uno spesso strato di argilla in grado di sostenere un peso che variava tra i 20 e i 25 kg al cm2, ricoperto da uno strato di sabbia e ghiaia di vari spessori, ideale per sorreggere le fondamenta».

La «protesta degli artisti»

Non tutti, tuttavia, erano così soddisfatti. Il settimanale L'illustration, quando la torre iniziò a dotarsi di una propria fisionomia, tuonò sul progetto di Eiffel, ritenendolo «un faro, un chiodo, un candelabro [...] la cui costruzione non avrebbe mai dovuto essere permessa, ma che per i politici che ne hanno concepito l'idea rappresenta "il simbolo della civiltà industriale"». Gli eventi presero una piega ancora meno piacevole quando quarantasette tra gli artisti e intellettuali più prestigiosi del tempo, inquietati da quel colosso di ferro forgiato che cresceva giorno dopo giorno, decisero di mobilitarsi in extremis per bloccarne la costruzione. Fu così che il 14 febbraio venne sottoscritta una lettera traboccante d'ira, pubblicata sul giornale Les Temps e indirizzata al funzionario della municipalità di Parigi Adolphe Alphand, nella quale si chiedeva di bloccare immediatamente la costruzione di quella «torre ridicola e vertiginosa che sovrasta Parigi come la gigantesca ciminiera di una qualsiasi fabbrica, schiacciando ogni cosa con la sua massa barbara e sinistra». Nella lettera, firmata dai pittori Ernest Meissionier e William-Adolphe Bouguereau, l'architetto Garnier, gli scrittori Guy de Maupassant e Alexandre Dumas fils e decine di altri nomi altrettanto importanti, si leggeva:

La costruzione della torre, tuttavia, era già iniziata, e pertanto quest'iniziativa di protesta non riuscì a raggiungere i propri scopi. Di seguito si riporta la risposta di Lockroy:

La risposta di Eiffel fu invece:

La torre Eiffel prende forma

Nel 1887 Eiffel ingaggiò il fotografo Edouard Durandelle per documentare i lavori in corso della torre. Egli, tuttavia, non fu l'unico a interessarsi al brulicante cantiere, che fu sin da subito oggetto di numerosissimi scatti. Molto interessante è la serie proposta di seguito, la quale testimonia fedelmente l'ascesa della torre:

Le fondamenta vennero completate molto rapidamente. Per usare le parole di Joseph Hariss, alla fine «ogni pilastro era poggiato su un basamento massiccio di pietra e cemento sistemato in senso obliquo rispetto al terreno, in modo che le colonne ricurve, che dovevano sopportare il peso della torre, potessero esercitare la loro spinta ad angolo retto rispetto alla massa. All'interno di ogni buca veniva versato un letto di cemento a presa rapida dello spessore di sei metri circa che sarebbe servito come base provvisoria per la muratura. Sul cemento, Eiffel fece sistemare enormi blocchi di calcare estratto a Souppes-sur-Loing, nel centro della Francia [...]. Al centro di ogni massa furono incastrati due grandi bulloni di ancoraggio lunghi quasi otto metri e con un diametro di circa dieci centimetri, a cui venne fissata una puntazza cilindrica di ferro, munita di flangia; la colonna era assicurata alla puntazza, fissandosi così saldamente nella massa lapidea». Le fondamenta, completate alla fine di giugno 1887, erano dotate anche di sedici martinetti idraulici, grazie ai quali «ogni pilastro può essere spostato e alzato quanto basta con l'inserimento di un cuneo di acciaio», in modo da livellare opportunamente la prima piattaforma, che doveva essere perfettamente piana.

Il 1º luglio ebbe inizio la costruzione dei quattro enormi piloni a struttura reticolare, caratterizzati da un'inclinazione interna di cinquantaquattro gradi a causa della quale sembravano inesorabilmente destinati ad abbattersi: questa peculiarità destò la curiosità di Eugène-Melchior de Vogüé, il quale deviava ogni giorno la sua passeggiata per assistere alle «quattro zampe megalitiche di questo immenso elefante [che] poggiano sul terreno; dai basamenti di pietra si proiettano in alto gli elementi portanti, audaci travi a sbalzo che sconvolgono completamente tutte le nostre idee sulla stabilità di una costruzione». I vari segmenti metallici, preparati dai «ragazzi addetti ai lavori a terra» alle acciaierie Dupont e Fould di Pompey, erano calcolati, perforati e tagliati con grandissima precisione, e se anche uno solo dei pezzi giunti in cantiere non avesse rispettato gli standard, Eiffel lo avrebbe immediatamente rinviato in fabbrica.

Anche grazie a quest'efficienza i pilastri della torre, costruiti inizialmente a sbalzo e poi sostenuti da impalcature provvisorie di legno, continuarono inesorabilmente ad alzarsi sino a raggiungere un'altezza pari a trenta metri nell'ottobre del 1887. I lavori vennero rallentati solo da un'ulteriore denuncia, sporta da un altro cittadino risentito, e vi fu persino un professore francese di matematica che «predisse che se mai la struttura avesse raggiunto l'altezza di 227 metri, sarebbe inesorabilmente crollata». Altre polemiche interessarono ancora una volta le qualità estetiche della torre e, per di più, anche la sua presunta capacità di perturbare il clima di Parigi, generando una strana calura e persistenti temporali. Il seguente commento è di James Gordon Bennet junior: «Coloro che hanno avuto l'occasione di osservare da vicino la torre si sono accorti che nelle vicinanze cadono spesso forti piogge e nel cielo si formano nubi temporalesche che, private di parte della loro elettricità a causa dei parafulmini, si dirigono oltre e si sciolgono in pesanti rovesci in altre zone della città». Il poeta François Coppée arrivò persino a pubblicare i seguenti versi:

Eiffel, come da consuetudine, ignorò le critiche e ben prestò arrivo a poggiare la prima piattaforma della torre, che era già diventata più alta della cattedrale di Notre-Dame (69 metri), del Pantheon (83 metri) e della cupola degli Invalides, la quale con i suoi 104 metri era stata sino ad allora l'edificio più alto della città. Per celebrare il traguardo nel marzo 1888 Eiffel allestì sulla prima piattaforma un banchetto e vi invitò ottanta giornalisti, tutti impazienti di guardare il panorama parigino da una simile altezza: in quest'occasione, bicchiere di champagne alla mano, l'ingegnere brindò alla propria torre e dichiarò: «Gli inizi sono stati difficili e mi sono state mosse critiche aspre quanto premature. Sono rimasto saldo nella tempesta, soprattutto grazie al costante sostegno di monsieur Lockroy [...] e, grazie al continuo progresso della mia opera, ho fatto il possibile per guadagnare, se non l'opinione degli artisti, almeno quella degli ingegneri e degli scienziati. Desidero dimostrare che, per quanto io sia ben poca cosa, la Francia continua ad avere un posto insigne nell'arte delle costruzioni in ferro».

L'ascesa della torre continua

La costruzione della torre era ormai divenuta una corsa contro il tempo. Ogni pilastro contava sei squadre di rivettatori e ogni squadra era composta di quattro elementi: uno alla fucina per portare i rivetti al calore bianco; due per battere, uno per ribattere. Sulle rotaie del futuro ascensore scorreva una gru del peso di 12 tonnellate in grado di sollevare elementi prefabbricati anche da 3 000 chili.

Nel luglio 1888 venne completata la seconda piattaforma, a 117 metri di altezza: per celebrare l'avvenimento, e anche la ricorrenza della presa della Bastiglia (che cadeva il 14 luglio) Eiffel decise di far esplodere da tale livello diversi fuochi d'artificio, così da rendere omaggio alla capitale con un variopinto spettacolo pirotecnico. Gli operai, nel frattempo, lavoravano nove ore al giorno, e dovettero resistere sia alle vertigini sia al freddo glaciale dell'inverno 1888-1889. Convinti di essere pagati meno del dovuto, essi in questo periodo misero in essere molti scioperi, esigendo un aumento del 4% della paga base oraria. Per evitare ritardi la loro richiesta venne soddisfatta (anche se tale aumento venne dilazionato su un periodo di quattro mesi), e alle varie squadre vennero persino concessi indumenti di pelle di montone, una mensa, tute impermeabili e vino caldo.

Ciò malgrado le agitazioni continuarono ed Eiffel temeva che, se avesse continuato ad assecondare le loro richieste, avrebbe aperto la strada a ulteriori scioperi: per questo motivo decise di mostrar loro che il suo obiettivo «non era tanto d'ordine finanziario quanto dettato dal desiderio di veder coronato il successo dell'opera: promisi un premio di 100 franchi a tutti gli operai che avessero continuato a lavorare finché fosse stata issata la bandiera in cima alla torre», e dichiarò che «tutti coloro che non si fossero presentati a mezzogiorno del giorno seguente sarebbero stati licenziati e sostituiti da altri lavoratori». Gli operai che non si presentarono all'appello il giorno successivo furono solo due, e vennero prontamente sostituiti da due uomini che - come constatato da Eiffel - «salirono subito fino all'altezza dei 200 metri e in mezza giornata furono in grado di eseguire gli stessi compiti degli altri. Era stato quindi dimostrato che, con l'equipaggiamento adatto, un buon operaio può lavorare a qualsiasi altezza senza problemi».

Quanti si lamentavano di lavorare ad altezze troppo elevate vennero incaricati di installare gli archi decorativi merlettati al primo livello, anche se «i loro compagni li prendevano in giro, chiamandoli gli indispensables, e ben presto ci rinunciarono». Eiffel, d'altronde, studiò la modalità di lavoro in modo che gli operai difficilmente potessero cadere nel vuoto, soprattutto nelle fasi più avanzate dei lavori. Sotto alle postazioni di lavoro fece installare delle reti che resero il cantiere il più sicuro fino ad allora, considerando quelli di edifici particolarmente alti. Il suo sforzo produsse degli ottimi risultati: il cantiere, nella sua globalità, conobbe una sola morte, quella di un operaio italiano malauguratamente caduto dai ponteggi (non durante il suo turno lavorativo).

Anche grazie a queste iniziative la costruzione della torre proseguiva con rapidità e concitazione. A testimoniarcelo è ancora questa volta Eugène-Melchior de Vogüé, il quale visitava quotidianamente il cantiere, registrandone in questo modo i progressi:

Nel frattempo, la torre aveva registrato un importante primato, quello di edificio più alto del globo: prima di allora questo record era detenuto dal monumento di Washington, un obelisco di 169 metri eretto nel 1884 nella capitale americana, dopo quasi quarant'anni di lavori. Eiffel non esitò a ribadire la superiorità dei francesi sugli «americani, [che] malgrado il loro spirito imprenditoriale e l'entusiasmo nazionale pungolato» mai riuscirono a erigere una struttura ancora più alta del monumento di Washington. Gli americani, feriti nell'orgoglio, subito attaccarono la torre Eiffel ritenendola «una struttura senza la minima utilità» e la paragonarono, in senso negativo, «alla stele di Washington, a Washington D.C., che in ogni caso è più artistica della torre Eiffel [...] . Se la vertiginosa altezza [della torre Eiffel] non la farà sembrare troppo acuminata e se la cima è stata progettata con un certo gusto, potrebbe non essere spaventoso come è stato previsto». Ciò, in realtà, non era vero, siccome più la torre diveniva alta, più guadagnava in slanciatezza ed eleganza.

Un ultimo problema era ancora senza soluzione: quello degli ascensori. Eiffel, infatti, sapeva che i visitatori della torre sarebbero dovuti giungere sulla sommità della struttura in modo ragionevolmente rapido e in assoluta sicurezza: egli, tuttavia, rifiutò di adottare ascensori in verticale e li volle obliqui, con raggio di curvatura di 48 metri su una distanza di 15 metri. La loro costruzione, affidata alla ditta Otis, fu in effetti molto problematica, anche se fortunatamente non compromise sensibilmente la costruzione della torre, che riuscì comunque a essere portata a termine la domenica 31 marzo 1889.

L'inaugurazione
«Gloire à Mr. Eiffel et à ses collaborateurs!»

Erano passati ben cinque anni da quando Eiffel iniziò a interessarsi della monumentale Tour en fer de trois cent mètres e, pur tra infinite critiche e difficoltà, era ormai riuscito a portare a termine la sua costruzione appena in tempo per l'Esposizione universale. Il 1º aprile 1889 la tour fu aperta a un gruppo di giornalisti, politici e curiosi: fra di loro vi erano Édouard Lockroy, Pierre Tirard e vari inviati di diverse riviste, come Le Figaro e l'Herald. Insieme a questo gruppo - anche se alcuni, intimoriti dalle vertigini, si fermarono alle piattaforme inferiori - Eiffel giunse sulla sommità della torre. Come riporta Jill Jonnes, dalla torre «i parigini ammirarono estasiati l'inconsueto panorama della loro amata città. La Senna era come un nastro d'argento increspato che si srotolava in un paesaggio in miniatura. La gran parte di loro non aveva mai visto Parigi da una simile altezza. Era uno spettacolo entusiasmante, che destava tuttavia una certa inquietudine». Ancora più vivide sono le parole del giornalista di Le Figaro, il quale contemplando la città dalla torre si rese conto della piccolezza materiale dell'uomo:

A questo punto Eiffel issò il tricolore francese - 4,5 metri per 1,5, con le iniziali R.F. (République Française) ricamate in oro - e, dopo aver intonato La Marseillaise, fece tuonare ventuno colpi di cannone dalla seconda piattaforma.

L'apertura al pubblico

La torre venne ufficialmente aperta al pubblico alle ore 11:50 del 15 maggio 1889, nove giorni dopo l'inizio dell'Esposizione: erano passati esattamente due anni, quattro mesi e sette giorni da quando vennero inizialmente posate le fondamenta. Era naturalmente presente anche un registro degli ospiti, e il primo ad apporvi la propria firma fu lo stesso Eiffel, che scrisse: «Mezzogiorno meno dieci, 15 maggio 1889. La torre è aperta al pubblico. Finalmente!». Seguì prontamente Sauvestre, che lasciò un commento inebriante: «Midi moins neuf, ouf!» (si tratta di un gioco di parole basato sull'assonanza tra neuf e ouf e che letteralmente significa «Mezzogiorno meno nove, per un pelo!»). Erano presenti anche folle di giornalisti, che scrissero:

La torre, in effetti, presentava diverse imperfezioni, come il mancato funzionamento degli ascensori, anche se ciò non preoccupò minimamente i visitatori dell'Esposizione, disposti anche a salire a piedi pur di ammirare Parigi dall'alto. Anche quando le condizioni meteorologiche erano sfavorevoli circa undicimila-dodicimila persone visitavano la struttura, che divenne sin da subito oggetto indiscusso di ammirazione. Anche i vituperatori più incalliti riconobbero pienamente i loro torti, con la sola eccezione di Guy de Maupassant, il quale scrisse: «Ho lasciato Parigi e anche la Francia perché la torre Eiffel aveva finito per annoiarmi troppo. Non solamente la si vedeva dappertutto, ma la si trovava dappertutto, fatta di tutti i materiali conosciuti, esposta in tutte le vetrine, incubo inevitabile e straziante». L'aneddotica del tempo riporta persino che il Maupassant, pur di non vedere la torre, si ritrovò costretto a pranzare e cenare sui suoi ristoranti, ovvero gli unici luoghi dai quali, ovviamente, la struttura non era visibile.

I detrattori della torre, tuttavia, si erano ormai ridotti a un'esigua minoranza, tanto che la torre iniziò a godere a Parigi di una grande popolarità: la pâtisserie, la brasserie fiamminga, il bar anglo-americano e i vari ristoranti erano costantemente affollati di intellettuali e personaggi illustri, come Sarah Bernhardt, una delle più acclamate interpreti teatrali del tempo, o Auguste Bartholdi che, in visita alla torre, scrisse sul registro degli ospiti: «Omaggio a Eiffel, in ricordo della Statua della Libertà, di cui egli costruì l'ossatura in ferro». La torre fu particolarmente apprezzata anche dall'americano Thomas Edison, il quale - oltre a regalare a Eiffel un fonografo - gli lasciò la seguente dedica: «A Monsieur Eiffel l'Ingegnere, il coraggioso costruttore di questo esemplare originale e gigantesco d'ingegneria moderna, da parte di un uomo che nutre il massimo rispetto e ammirazione per tutti gli ingegneri, compreso il Grande Ingegnere, le Bon Dieu, Thomas Edison». Particolarmente emblematico fu anche il giudizio di Edmond de Goncourt, l'astro letterario del momento, il quale cenò in cima alla torre la sera di martedì 2 luglio in compagnia di Émile Zola e di altri scrittori e disse che «la torre Eiffel sembrava un faro abbandonato sulla terra da una generazione scomparsa, da una generazione di giganti». Si trattava, in effetti, della struttura più alta del mondo, primato che sarebbe stato superato solo nel 1930 dal Chrysler Building di Manhattan.

L'infatuazione per la torre, tuttavia, fu tutt'altro che passeggera, a tal punto che si decise all'unanimità di non abbatterla, andando quindi oltre i venti anni inizialmente pattuiti. A salvarla dalla distruzione vi fu anche l'installazione di una stazione radiofonica permanente sulla sua sommità, attuata nel 1906, la quale raggiungeva una notevole facilità di trasmissione radio. Si trattò, in effetti, di una decisione assai lungimirante: la torre, infatti, giocò un ruolo chiave nei primi collegamenti telefonici transoceanici e nelle comunicazioni militari della prima guerra mondiale, e nel 1921 si meritò il primato di trasmettere la prima trasmissione radiofonica pubblica d'Europa.

La finta vendita della torre

Nel maggio del 1925 Victor Lustig si stabilì a Parigi, una città ancora impegnata a risanare le ferite lasciate dalla guerra. In quei mesi la stampa dedicava ampio spazio alle condizioni sempre più precarie della Torre Eiffel. L’imponente struttura avrebbe dovuto essere smantellata o trasferita già nel 1909; tuttavia, l’elevato costo dell’operazione e l’utilità pratica della torre come supporto per le comunicazioni radio ne avevano garantito la sopravvivenza. Decenni di manutenzione insufficiente avevano però aggravato il suo stato di degrado, al punto da riaccendere il dibattito su una possibile demolizione o su una radicale ricostruzione.

Fu leggendo uno di questi articoli che Lustig ebbe l’intuizione della truffa destinata a renderlo celebre. Con l’aiuto di un complice, Robert Tourbillon, si procurò carta intestata del Ministero delle Poste e dei Telegrafi, l’ente formalmente responsabile della torre. Spacciandosi per un alto funzionario governativo, affittò una stanza all’Hôtel de Crillon, uno degli alberghi più prestigiosi della capitale. Da lì inviò lettere ai principali commercianti di rottami metallici della Francia, comunicando che, a causa delle gravi condizioni strutturali, lo Stato aveva deciso di procedere alla demolizione della Torre Eiffel. Gli invitati venivano convocati all’hotel per presentare le loro offerte per l’acquisto del metallo recuperabile. Lustig giustificava la necessità di mantenere il massimo riserbo con il timore di proteste popolari, qualora la notizia fosse trapelata prima della conclusione degli accordi.

Tra i destinatari cadde nella trappola André Poisson, che accettò di consegnare a Lustig una valigia contenente 250.000 franchi, una somma equivalente a circa un milione di euro attuali. Convinto di avere a che fare con un funzionario corrotto, Poisson aggiunse anche una cospicua tangente per garantirsi l’affare. Solo alcuni giorni più tardi, recatosi negli uffici del ministero, scoprì che i veri funzionari non sapevano nulla della presunta demolizione e comprese di essere stato raggirato. L’umiliazione fu tale da indurlo a non presentare denuncia, mentre Lustig e il suo complice si erano già dileguati.

Forte del successo ottenuto, il truffatore tentò di replicare lo schema pochi mesi dopo. Questa volta, però, la vittima riconobbe l’inganno e si rivolse immediatamente alla polizia. Per evitare l’arresto, Lustig fu costretto a lasciare in tutta fretta Parigi e a rifugiarsi negli Stati Uniti.

Descrizione
Posizione

La torre Eiffel si trova nella parte occidentale del VII arrondissement, nel pieno centro di Parigi, all'estremità nord-occidentale degli Champ de Mars. La struttura è eretta su un piano a 33,50 metri sul livello del mare, non lontano dalle rive della Senna, dove sono dislocati pontili destinati all'ormeggio di imbarcazioni da diporto. Tutt'intorno alla torre si ergono edifici di grande interesse storico e architettonico, come l'École militaire, il Pont d'Iéna, il Palais de Chaillot con Trocadéro e la sede dell'UNESCO.

La torre si trova in uno dei punti nevralgici della viabilità parigina, essendo a poca distanza da assi rotabili di primaria importanza come avenue Gustave Eiffel, avenue de la Bourdonnais, avenue de Suffren e infine la trafficata Quai Branly (che sfocia nel Pont d'Iéna, sulla Senna). Queste quattro direttrici, intersecandosi, descrivono un rettangolo all'interno del quale si inserisce la torre, circondata da un fitto boschetto e da alcuni laghetti, con le strade interne completamente pedonalizzate.

La zona è servita da numerose stazioni della metropolitana di Parigi, prime tra tutte Bir-Hakeim (sulla linea 6), Trocadéro (linee 6, 9) ed École Militaire (linea 8). Nella zona, inoltre, corre la linea ferroviaria suburbana RER C, la quale presta servizio alla stazione di Champ de Mars, ubicata a poca distanza dalla struttura. Oltre ai vari mezzi su rotaia, la torre Eiffel è servita anche da numerosissime linee di autobus.

Primo piano

Il primo piano, ubicato a 57,63 metri dal livello del suolo ed esteso per 4 250 metri quadrati, è in grado di accogliere tremila visitatori alla volta. Presso questa piattaforma si trova il ristorante minimalista 58 Tour Eiffel e il cinema a otto schermi Cineiffel che, oltre a narrare la storia della struttura, può essere anche impiegato come spazio espositivo per finalità didattiche. Il belvedere su Parigi è corredato di adeguati pannelli informativi, così da consentire ai visitatori di localizzare più agevolmente le varie attrazioni della città. Questa piattaforma, oltre a sfruttare una facciata in vetro a doppia curvatura, presenta anche un pavimento in cristallo trasparente, con il quale i visitatori sperimentano la sensazione di camminare sul vuoto. Qui, un tempo, erano inoltre ubicati la brasserie fiamminga e il bar anglo-americano, attività che hanno cessato di operare nel 1937.

Lungo il fregio che corre al di sotto di questa piattaforma, lungo i quattro lati della struttura, Eiffel fece incidere i nomi dei 72 cittadini illustri, tra scienziati, matematici e ingegneri, i cui studi hanno consentito la costruzione della torre stessa.

Secondo piano

Il secondo piano, ubicato a 115 metri dal livello del suolo ed esteso per 1 650 metri quadrati, è in grado di accogliere milleseicento visitatori alla volta. I visitatori possono arrivare alla seconda piattaforma in modo selettivo, scegliendo tra gli ascensori, più rapidi e costosi, o le scale, per un totale di 704 gradini. Per arrivare al terzo livello, invece, bisogna obbligatoriamente utilizzare gli ascensori.

Anche questo livello, come il primo, presenta ampie zone panoramiche che consentono ai visitatori di godere del panorama di Parigi. Peculiarità di questa piattaforma è il ristorante Jules Verne, molto ricercato e formale, che propone piatti ispirati alla tradizione gastronomica francese ma reinterpretati in chiave contemporanea: è servito persino da un ascensore dedicato ed è presente nella guida Michelin. Oltre alla consueta area ristoro, il secondo livello presenta anche un percorso corredato da un buon apparato cartografico, iconografico e testuale.

Terzo piano

Il terzo piano, ubicato a 276 metri dal suolo, è raggiungibile solo attraverso l'ascensore, per il semplice motivo che le scale sono vietate ai visitatori.

Resistenza al carico gravitazionale, al sovraccarico di esercizio e al vento

La sagoma della torre non è stata determinata da ragioni estetiche, o dall'estro artistico di Eiffel e dei suoi dipendenti, bensì da considerazioni di fisica e di matematica, legate all'esigenza di contrastare adeguatamente la forza del vento che esercita, sull'intera struttura, una spinta orizzontale, e che potrebbe potenzialmente comprometterne l'equilibrio. La curvatura degli spigoli della torre è dovuta proprio a questi calcoli, e il suo profilo sinuoso e dinamico converte le sollecitazioni di flessione e taglio in sollecitazioni di compressione alla base, scaricando così a terra non solo il proprio peso, bensì anche la spinta del vento. Altra escogitazione di Eiffel per ridurre le sollecitazioni del vento fu l'adozione di una struttura reticolare: la torre è formata da una robusta travatura metallica a maglie triangolari, la quale riduce l'area esposta al vento che, dunque, non ha a disposizione molto spazio per esercitare la sua pressione. Si tratta, dunque, di un'intuizione vincente per ottenere la minima resistenza possibile al vento.

Lo stesso Eiffel affrontò il problema del controventamento della torre il 30 settembre 1885 in una conferenza alla Società degli Ingegneri Civili:

Due studiosi statunitensi, Patrick Weidman e Iosif Pinelis, hanno persino ricavato un'equazione in grado di descrivere fedelmente il profilo della torre Eiffel. Lo studio, intitolato Model Equations for the Eiffel Tower Profile: Historical Perspective and a New Equation e pubblicato sulla rivista francese Comptes Rendus Mécanique, giunge comunque a formulare un'equazione integrale non lineare abbastanza complessa. Eiffel non poté certo usufruire di questi calcoli così avanzati, ma concepì la sagoma della torre basandosi sulla progressiva diminuzione dei momenti flettenti con l'altezza: la forma così ottenuta, in questo modo, trasforma gli sforzi di taglio in sforzi di compressione, ideali per una struttura reticolare, e minimizza le oscillazioni. Per quanto concerne l'angolazione dei quattro pilastri alla base, infine, rimandiamo alle osservazioni di Cari W. Condit riportate nello scritto Il controventamento dei fabbricati:

Caratterizzazione sperimentale dinamica della torre

Uno studio sperimentale ha mostrato che il primo modo di vibrare flessionale della torre avviene alla frequenza di 0,3 Hz e che essa insiste su un terreno che ha un modo di vibrare a 2 Hz. Gli studi della risposta dinamica delle strutture e dei terreni sono particolarmente rilevanti nelle zone sismiche. Parigi non è una città a elevata pericolosità sismica ma la caratterizzazione modale dinamica è ugualmente significativa in relazione al vento. Lo stesso studio ha portato alla costruzione di un modello agli elementi finiti della torre che ne riproduce il comportamento dinamico, calibrandolo sulla base dei dati sperimentali.

La torre in cifre

I dati qui riportati sono tratti integralmente dal libro The Eiffel tower.

Accoglienza

Sterminata è stata l'eco riscossa dalla torre Eiffel nel corso dei decenni. Dal punto di vista architettonico, la torre ha rappresentato il trionfo del funzionalismo, in ragione a quanto abbiamo già detto nel paragrafo Resistenza al carico gravitazionale, al sovraccarico di esercizio e al vento. Sulla scia della torre Eiffel vennero progettate la torre di Blackpool, struttura fortemente debitrice alla costruzione parigina, e il progetto della Watkin's Tower, ardita struttura in metallo da erigersi sul sito dell'attuale stadio di Wembley, a Londra, ma mai portata a compimento. Della torre Eiffel, inoltre, si contano varie repliche, come quella del parco divertimenti Window of the World di Shenzhen, in Cina, quella di Paris (in Texas) e quella celebre in scala 1:2 del Paris Las Vegas. Si indicano altre copie della torre Eiffel, con la data di costruzione e l’altezza: la torre di Tokyo, Giappone (1958, 333 m); Eiffel Tower di Tianducheng, Hangzou, Cina (2007, 108 m); torre metallica di Fourvière, Lione, Francia (1892-1894, 101 m); la torre panoramica di Petřín, Praga, Repubblica Ceca (1891, 63,5 m); Eiffel Tower, Slobozia, Romania (1996, 54 m); Eiffel Tower, Parizh, Chelayabinsk Oblast, Russia (2005, 50 m).

La torre Eiffel si impose rapidamente anche come un imprescindibile riferimento iconografico per decine di artisti: si trattava infatti di un monumento che, per usare le parole della critica d'arte Emanuela Pulvirenti, «non era caratteristico come la torre di Pisa, non era leggendario come la torre di Babele, ma emanava il fascino del progresso e la bellezza dell’essenzialità». Tra i primi a subire il fascino della torre vi fu certamente Georges Seurat, padre del pointillisme, il quale realizzò un dipinto che prende l'esatto nome di La Tour Eiffel. Troviamo la struttura, in ogni caso, anche nei dipinti di Robert Delaunay, che la raffigura attraverso i canoni propri del cubismo orfico, scomponendola su più piani in composizioni dal dinamismo elettrizzante e giocoso; il Delaunay riprese il soggetto della torre anche nella tarda maturità, rispettandone la forma e le proporzioni ma utilizzando prospettive estremamente scorciate o riprese dall'alto. Marc Chagall la descrisse con un linguaggio onirico e fiabesco, tipico della sua produzione, mentre Raoul Dufy preferì esaltarne il ruolo fondamentale all'interno dello scenario urbano parigino. Ancora più peculiare è il calligramma di Guillaume Apollinaire, caratterizzato da un'estrosa disposizione tipografica delle parole, disposte in modo da formare proprio il profilo della torre.

La valenza iconografica della torre Eiffel fu valorizzata anche da vari fotografi e, soprattutto, cinematografi. I fratelli Lumière vi realizzarono un cortometraggio denominato Panorama pendant l'ascension de la tour Eiffel [Panorama durante l'ascesa della torre Eiffel], e Georges Méliès non esitò a includerla nella propria pellicola sull'Esposizione universale del 1900, tenutasi sempre a Parigi. Molto spesso la torre Eiffel viene inclusa nei film per suggerire la collocazione geografica degli eventi narrati, ambientati totalmente o in parte a Parigi: è questo il caso di Parigi che dorme - Albert, uno dei protagonisti, è proprio il guardiano della torre - ma anche dei film Casablanca, Il ponte sul fiume Kwai, I 400 colpi e L'incredibile avventura di Mr. Holland.

La torre Eiffel, struttura alla quale sono stati dedicati numerosi omaggi filatelici, è stata inoltre interessata da una massiccia campagna di marketing. La sua immagine viene riprodotta in miriadi di portachiavi, souvenir, spille, cartoline, e nel 2013 è stato stimato che il suo brand sia equiparabile a una cifra dell'ordine di quattrocento miliardi di euro. Sono state molte, d'altronde, le aziende che si sono servite della torre Eiffel per pubblicizzare i propri prodotti: basti pensare alla Citroën, che nel 1923 iscrisse il proprio nome sul traliccio della torre Eiffel, impiegando 250 000 lampadine e seicento chilometri di filo elettrico, o agli spot di Air France, Yves Saint Laurent, Jean-Paul Gaultier, e Campari.

Incisioni

L'ingegnere Gustave Eiffel decise di far incidere, sotto la balconata del primo piano della torre, i nomi di 72 cittadini francesi - soprattutto scienziati e ingegneri - in segno di riconoscimento per i loro studi. I nomi, ben visibili dal suolo, si trovano su tutti i quattro lati della torre (18 per ciascun lato); erano stati ricoperti di vernice all'inizio del XX secolo, ma vennero recuperati e restaurati tra il 1986 e il 1987.

Qui di seguito si riporta la lista completa, facciata per facciata, dei nomi dei 72 cittadini incisi sulla torre Eiffel:

La facciata Trocadéro
La facciata Grenelle
La facciata École Militaire
La facciata La Bourdonnais

Informazioni pratiche

Indirizzo
Avenue Anatole France 5
Orari
09:30-23:45; Jun 21-Sep 02: 09:00-00:45; Jul 14,Jul 15 off
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.toureiffel.paris

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Notre-Dame di Parigi

Basilica minore · IV arrondissement di Parigi

Notre-Dame di Parigi

La cattedrale di Notre-Dame (in italiano vuol dire cattedrale di Nostra Signora; in francese: cathédrale Notre-Dame, pronuncia [nɔtʁə dam]) è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, chiesa madre dell'arcidiocesi di Parigi.

Ubicata nella parte orientale dell'Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l'edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica.

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La cattedrale, basilica minore dal 27 febbraio 1805, è monumento storico di Francia dal 1862 e patrimonio dell'umanità dell'UNESCO dal 1991. Il 15 aprile 2019 è stata gravemente danneggiata da un imponente incendio che ha portato alla distruzione della copertura e della guglia e al collasso di alcune volte sottostanti. Durante i lavori di ripristino, benché chiusa, la basilica è rimasta la sede della cattedra dell'arcivescovo di Parigi, senza l'istituzione di una procattedrale. I lavori di ricostruzione sono ufficialmente terminati nel 2024 e il 7 dicembre la cattedrale è stata riaperta.

Storia
Le origini

Nell'area in cui oggi sorge la cattedrale, si trovava un tempio pagano dedicato a Giove, frutto della ricostruzione di Lutezia da parte di Gaio Giulio Cesare dopo la resa di Vercingetorige del 52 a.C. Una più antica cattedrale, dedicata inizialmente a santo Stefano precedette l'attuale edificio. Si trattava di una basilica a cinque navate separate da colonne marmoree e sorgeva più a ovest rispetto alla cattedrale odierna; annesso vi era un battistero dedicato a san Giovanni Battista, con il nome di Saint-Jean-le-Rond, definitivamente demolito nel Settecento. La cattedrale di Santo Stefano venne affiancata (chiesa doppia) e quindi sostituita da un'altra dedicata alla Vergine Maria.

La costruzione

Il 12 ottobre 1160 il teologo Maurice de Sully divenne vescovo di Parigi. Egli promosse subito la costruzione di una nuova e più ampia cattedrale, risultando quella di Santo Stefano in rovina e la chiesa dedicate alla Vergine Maria insufficiente per la popolazione in crescita: la città, infatti, oltre a essere diventata con Filippo I capitale del regno di Francia, era anche un importante centro economico e culturale. Vennero demolite le due chiese di Santo Stefano e della Vergine e la prima pietra venne posata alla presenza di papa Alessandro III, che soggiornò a Parigi dal 24 marzo al 25 aprile 1163, sotto il regno di Luigi VII il Giovane.

Il nuovo edificio sarebbe sorto in stile gotico, che si era già affermato in Francia con la costruzione della basilica di Saint-Denis (1136-XIII secolo) e delle cattedrali di Sens (1135-1534), di Noyon (1145-1235) e di Laon (1155-1235). La chiesa avrebbe avuto una pianta simile a quella della cattedrale di Santo Stefano, con cinque navate senza cappelle laterali con l'eccezione di tre cappelle radiali. Il progetto non si limitava solo alla nuova chiesa, ma si estendeva anche sull'area circostante: infatti, prevedeva l'apertura di una grande piazza di fronte alla cattedrale raggiungibile da una nuova strada più larga per agevolare l'accesso dei fedeli, nonché la ricostruzione del palazzo vescovile.

La costruzione della cattedrale fu condotta in due fasi: entro il 1250 venne completato l'edificio, mentre fino alla metà del XIV secolo si ebbe una serie di interventi alla struttura sia interna, sia esterna, fino a raggiungere l'aspetto desiderato. L'edificazione dell'edificio venne finanziata sia dalla Chiesa, sia dalla corona di Francia e lavorarono al cantiere molti cittadini prestando la loro opera come fabbri, muratori e carpentieri.

1163-1250

La costruzione della nuova cattedrale cominciò sotto la supervisione del vescovo Maurice de Sully a partire dal coro.

La struttura, a cinque navate con doppio deambulatorio intorno all'abside, venne portata a termine nel 1182; il 19 maggio dello stesso anno, Henri de Château-Marçay, legato pontificio di papa Lucio III, consacrò l'altare maggiore, e nel 1185, nel corso della prima celebrazione all'interno della cattedrale, il patriarca di Gerusalemme Eraclio di Cesarea convocò la terza crociata.

Conclusi i lavori del coro, questo venne isolato con l'erezione di una parete provvisoria tale da comprendere sia l'area centrale, sia il deambulatorio, e iniziarono quelli per la costruzione del transetto e delle navate con i relativi matronei. Si fermarono nel 1190 dopo la costruzione delle tre campate più vicine alla crociera. In seguito, il cantiere si spostò nell'area della facciata, edificata a partire dal 1208 dopo lo scavo delle sue fondamenta e completata nel 1218. A partire dallo stesso anno si procedette al completamento delle navate. Queste avevano uno schema differente da quello odierno: il matroneo era illuminato da finestre poste in modo tale da essere più in alto rispetto alla chiave di volta, e di conseguenza la volta a crociera era asimmetrica; inoltre il cleristorio del transetto e della navata centrale presentava un doppio ordine di finestre sia nel piedicroce sia nel capocroce, con rosoni circolari in basso, che davano su un locale posto sopra il matroneo, e monofore in alto, che davano sull'esterno. Poiché in seguito a ciò l'interno della navata era buio, tra il 1225 e il 1250, contemporaneamente al completamento della facciata, al posto delle doppie finestre del cleristorio vennero aperte alte bifore; inoltre fu ridotta l'altezza delle finestre del matroneo, così da avere volte a crociera con le vele simmetriche. Negli stessi anni, tra i contrafforti, lungo le navate esterne, vennero aperte delle cappelle laterali e il transetto venne allungato.

Nel 1220 la costruzione della facciata era arrivata alla galleria dei Re. In seguito al completamento della parte superiore, iniziò l'edificazione della torre sud, terminata nel 1240 e poi della torre nord, portata a compimento nel 1250. Il progetto originale prevedeva per ciascuna torre un alto coronamento a cuspide, poi mai realizzato.

Dal 1250 alla metà del XIV secolo

Dopo il 1250, la cattedrale, ormai terminata, fu oggetto di una serie di importanti restauri e modifiche fino a farle acquisire, alla metà del XIV secolo, la struttura odierna.

I primi lavori furono intrapresi per volere di Renaud Mignon de Corbeil, vescovo di Parigi dal 1250 e il 1268: le due facciate del transetto, i cui portali erano in stile romanico, vennero ricostruite in stile gotico su progetto di Jean de Chelles, quella nord a partire dal 1250 circa e quella sud a partire dal 1258; quest'ultima venne completata da Pierre de Montereau che subentrò a de Chelles alla sua morte, nel 1265. Dagli stessi architetti fu curata la realizzazione del portale di Santo Stefano e del portale del chiostro.

Dopo la morte di de Montereau, nel 1267, divenne architetto della cattedrale Pierre de Chellese, nipote di Jean, che portò avanti la costruzione dei contrafforti e degli archi rampanti del coro; il lavoro venne completato da Jean Ravy, architetto della cattedrale dal 1318 al 1344, che si occupò anche delle transenne del presbiterio. Lo jubé venne realizzato da Raymond du Temple, successore di Jean le Bouteiller, nipote di Ravy.

Vicende successive alla costruzione
Dal XV al XVIII secolo

A partire dal Rinascimento, la cattedrale fu oggetto di una serie di restauri di entità minore, secondo i gusti delle varie epoche: questi interventi, nei secoli XV e XVI si limitarono all'aggiunta di decorazioni prima rinascimentali, poi barocche, di altari laterali e di monumenti funebri.

Il primo grande restauro lo si ebbe alla fine del XVII secolo, per volere del re di Francia Luigi XIV, che così avrebbe adempiuto a un voto fatto da suo padre Luigi XIII che, nel 1638, in seguito alla nascita, dopo ventitré anni di matrimonio, del primo figlio ed erede Luigi Deodato, dedicò il regno di Francia alla Madonna e si impegnò a costruire un nuovo altare per la cattedrale di Parigi. Il progetto fu affidato a Robert de Cotte: venne demolito lo jubé e sostituito da una cancellata in ferro battuto con decorazioni in oro; le tombe a pavimento del coro vennero rimosse e l'antico altare maggiore demolito, sostituito da uno nuovo in stile barocco, opera di Nicolas Coustou con statue di Guillaume Coustou e Antoine Coysevox; le colonne intorno a esse furono dotate di un rivestimento marmoreo.

Nuovi interventi vi furono nella seconda metà del XVIII secolo. Nel 1756, su richiesta del capitolo dei canonici della cattedrale, le vetrate policrome del cleristorio furono sostituite con vetri bianchi dai fratelli Le Vieil per far entrare più luce all'interno della chiesa; a questo scopo, le pareti furono ricoperte con intonaco chiaro. Successivamente l'architetto Jacques-Germain Soufflot alterò il portale centrale eliminando la colonna centrale e parte dell'apparato decorativo della lunetta, per favorire il passaggio delle processioni.

La Rivoluzione francese

Durante la Rivoluzione francese (1789-1799), come prassi la chiesa venne devastata: dopo che tutti gli oggetti in metalli preziosi vennero inviati alla zecca per essere fusi, nell'ottobre del 1793, per ordine della Comune di Parigi, tutte le statue della facciata, sia quelle della galleria dei Re, sia quelle dei portali, vennero distrutte e così anche la guglia. Nel dicembre dello stesso anno, il filosofo Claude-Henri de Saint-Simon, fondatore del movimento politico-religioso detto Sansimonismo, era in procinto di acquistare la cattedrale per poi distruggerla.

Nel 1794 tutte le campane (8 nella torre nord e 2 nella torre sud) vengono requisite, si salva solo la campana maggiore "Emanuel" del peso di 13.200 kg.)

Il 10 novembre 1793, con una celebrazione della libertà organizzata da Pierre-Gaspard Chaumette, la chiesa divenne tempio della Ragione; in seguito, dal 1798, ospitò anche gli uffici del clero costituzionale.

In seguito al Concordato del 1801, firmato il 15 luglio da Napoleone Bonaparte e papa Pio VII, la cattedrale tornò alla Chiesa cattolica e, dopo un sommario restauro, la prima messa fu celebrata il 18 aprile 1802 alla presenza di Napoleone e del legato pontificio Giovanni Battista Caprara Montecuccoli.

Il 2 dicembre 1804 venne solennemente celebrata nella cattedrale l'incoronazione di Napoleone come imperatore dei Francesi al termine di una messa votiva della Vergine celebrata da papa Pio VII. In tale occasione, davanti alla facciata, per coprirne lo stato di forte degrado, venne installato un protiro posticcio a pianta quadrata in stile neogotico posto in corrispondenza del portale maggiore e affiancato da due portici con archi ogivali.

I restauri ottocenteschi

Dopo i danni inflitti alla cattedrale durante la Rivoluzione francese e le sommosse anti-legittimiste del 29 luglio 1830 e del 14 febbraio 1831, era necessario un importante intervento di restauro: sebbene fosse stata riaperta al culto, la chiesa versava in pessime condizioni, tanto che, sotto il Primo Impero, le bandiere della battaglia di Austerlitz furono appese alle pareti per nasconderne il degrado. Alcuni interventi locali erano stati effettuati nel 1817 con il restauro del telaio del tetto e degli archi rampanti del coro; negli stessi anni venne incrementato l'arredo interno della cattedrale. Un importante ruolo nella campagna di sensibilizzazione per il restauro della cattedrale lo ebbe lo scrittore Victor Hugo con il suo romanzo Notre-Dame de Paris, pubblicato nel 1831; l'opinione pubblica si schierò a favore dell'impresa, come era nelle intenzioni di Hugo, e vi fu un grande interesse nei confronti dell'edificio.

In seguito all'approvazione del ministro degli Affari religiosi, al quale, il 31 maggio 1842 era stata presentata una petizione firmata da vari personaggi illustri, tra i quali Victor Hugo, Alfred de Vigny e Jean-Auguste-Dominique Ingres, vennero scelti gli architetti Jean-Baptiste-Antoine Lassus e Eugène Viollet-le-Duc, che si erano distinti nel restauro della Sainte-Chapelle, quest'ultimo già facente parte della Commissione per la salvaguardia delle opere d'arte, costituita sotto la direzione di Prosper Mérimée in seguito alla pubblicazione del libro di Hugo. I due architetti incaricati, nel 1845, presentarono all'Assemblea Nazionale un preventivo di 388.850 franchi che dovettero abbassare a 265.000 franchi per ottenere il finanziamento; l'inadeguatezza dei fondi, che dovevano servire non solo al restauro della cattedrale, ma anche alla costruzione di una nuova sacrestia, fece sì che nel 1850 i lavori dovettero essere sospesi per poi riprendere. Nel 1857, alla morte di Lassus, Viollet-le-Duc divenne il direttore unico dei lavori.

Il restauro ebbe come scopo quello di ricondurre la cattedrale alle originarie caratteristiche medioevali, creando un'unità di stili e integrando, tuttavia, elementi architettonici e artistici di epoche successive a quella medievale. Vennero quindi eliminati l'intonaco delle pareti e il rivestimento marmoreo degli archi nell'area dell'abside; le finestre dei matronei e delle cappelle laterali vennero sostituite da vetrate policrome e quelle danneggiate restaurate. Vi fu la realizzazione degli affreschi delle cappelle laterali e la riedificazione della cantoria dell'organo maggiore, costruito tra il 1862 e il 1867 da Aristide Cavaillé-Coll.

Esternamente, i contrafforti e gli archi rampanti vennero restaurati e rinforzati e, quelli che non li avevano più, completati con pinnacoli. Venne inoltre ricostruita nel 1858-1859 la flèche sulla crociera su progetto di Viollet-le-Duc. La facciata, in avanzato stato di degrado, fu oggetto di un importante restauro, che comportò il ripristino dei bassorilievi dei portali e la ricostruzione delle varie statue, tra le quali quelle della galleria dei Re, affidata a un gruppo di scultori guidati da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume; gli stessi realizzarono anche il resto dell'apparato decorativo statuario esterno. Le bifore alla base delle due torri vennero aperte nuovamente e realizzata una bassa copertura a spioventi per i due campanili; Viollet-le-Duc aveva ideato per le due torri due alte cuspidi di coronamento, che non vennero mai realizzate.

Terminati i lavori, la cattedrale venne solennemente dedicata il 31 maggio 1864 da Georges Darboy, arcivescovo di Parigi.

Il restauro di Viollet-le-Duc non fu esente da polemiche, criticato sia perché, secondo i romantici, le aggiunte successive alla costruzione della cattedrale andavano mantenute, sia perché l'architetto aveva fatto delle aggiunte alla struttura ritenute arbitrarie. In particolare, vi furono critiche alla realizzazione delle chimere della facciata, volute dall'architetto ma non presenti in origine, e allo spostamento di cinque gradi della parte centrale dell'intelaiatura del rosone del transetto sud per farle assumere un orientamento cruciforme.

Tra il 1860 e il 1870, nell'ambito della riqualificazione urbanistica della città, su progetto di Georges Eugène Haussmann, venne aperta una grande piazza di fronte al sagrato della cattedrale demolendo vari antichi edifici, tra le quali alcune case con intelaiatura a traliccio del XV secolo e l'antico Hôtel-Dieu.

Dal XIX al XXI secolo

Durante la Comune di Parigi del 1871, nella cattedrale, da poco restaurata e riaperta al culto, vennero incendiate alcune panche e sedie, senza gravi danni; l'edificio venne risparmiato durante le due guerre mondiali.

Nel 1935, il cardinale Jean Verdier, arcivescovo di Parigi, incaricò dodici artisti contemporanei della realizzazione di ventiquattro vetrate, dodici per il cleristorio della navata centrale e altrettante per il matroneo. Realizzate in stile moderno, raffiguravano (quelle della navata) ventiquattro santi legati alla città e vennero installate nel 1938. Furono poi rimosse in seguito a una serie di aspre critiche, dovute anche alle differenze stilistiche tra i vari autori. Nel 1952 il solo Jacques Le Chevallier ricevette l'incarico, dall'amministrazione dei monumenti storici, di realizzare un progetto per delle nuove vetrate basate sul disegno di quelle degli anni trenta. Le nuove finestre vennero realizzate tra il 1952 e il 1967 nella vetreria dell'artista, presso Fontenay-aux-Roses e installate tra il 1963 e il 1967. L'inaugurazione avvenne il 26 aprile 1966.

Negli anni novanta la cattedrale fu oggetto di restauri sia interni, con l'ampliamento dell'organo maggiore, sia esterni, con una radicale pulizia della facciata principale, terminata in occasione del giubileo del 2000.

Nel 2004, per volere del cardinale Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi, venne realizzato il nuovo presbiterio e, a partire dallo stesso anno, l'emittente televisiva francese KTO trasmette in diretta dalla cattedrale i vespri nei giorni feriali e la messa la domenica sera e nelle feste più importanti; tuttavia la prima trasmissione di una messa dalla cattedrale risale alla notte di Natale dell'anno 1948.

In occasione dell'850º anniversario della fondazione della cattedrale è stata fatta una serie di migliorie all'edificio, con la realizzazione di un nuovo allestimento per il museo del Tesoro, il restauro dell'organo e l'installazione di un nuovo apparato di illuminazione interna; quest'ultimo è stato progettato da Armand Zadikian ed è costituito da oltre 400 lampade a LED. Inoltre, la chiesa è stata dotata di un nuovo concerto di nove campane, benedetto dall'arcivescovo di Parigi, cardinale André Armand Vingt-Trois, il 2 febbraio 2013. I festeggiamenti sono stati solennemente aperti il 12 dicembre 2012 con la celebrazione di una messa solenne presieduta dal cardinale Vingt-Trois. In occasione di questo anniversario è stato temporaneamente installato, nella piazza antistante la cattedrale, il Cammino del Giubileo (in francese: Chemin du Jubilé), comprendente tre vetrate del 1937 di Jacques Le Chevallier raffiguranti Santa Genoveffa, San Marcello e lo Spirito Santo, e culminante con una gradinata con vista sulla facciata della cattedrale, utilizzata anche per spettacoli.

Papa Giovanni Paolo II ha visitato la cattedrale e vi ha celebrato la messa il 30 maggio 1980 (sul sagrato) e il 22 agosto 1997 (all'interno della chiesa) in occasione della beatificazione di Frédéric Ozanam; papa Benedetto XVI, il 12 settembre 2008, ha presieduto nella cattedrale la celebrazione dei vespri.

L'incendio

Il 15 aprile 2019, durante dei lavori di restauro della guglia, la cattedrale è stata colpita da un grave incendio che ha provocato la totale distruzione del tetto e il crollo di alcune volte sottostanti. Il lavoro incessante dei vigili del fuoco è riuscito a mettere in salvo la struttura portante e gran parte delle opere d'arte, tra cui quelle presenti nel tesoro della cattedrale. Il giorno successivo, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, durante il suo discorso alla nazione riguardo all'incendio, ha annunciato la ricostruzione della cattedrale in un arco di tempo di cinque anni. In poco meno di una settimana le donazioni per la ricostruzione del tetto sono ammontate a 1 miliardo di euro.

Il 15 giugno, in occasione della solennità della dedicazione della cattedrale, una celebrazione eucaristica è stata presieduta dall'arcivescovo Michel Aupetit all'interno dell'edificio; essa ha avuto luogo nella cappella assiale e ha visto la partecipazione di un gruppo ristretto di persone.

In seguito alla chiusura della cattedrale le principali celebrazioni che avevano luogo al suo interno sono state spostate nella chiesa di Saint-Sulpice, nel VI arrondissement, la più grande della città dopo Notre-Dame. A partire dal 1º settembre 2019 hanno ripreso anche quelle quotidiane del capitolo presso la chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, nel I arrondissement.

La riapertura

Il 7 dicembre 2024, a 2.059 giorni dall'incendio, l'arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich ha riaperto ufficialmente le porte della cattedrale restaurata alla presenza del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron e di numerosi capi di Stato e di governo mondiali, tra i quali anche il Presidente statunitense eletto Donald Trump, alla sua prima visita all'estero dalla vittoria alle elezioni.

Il giorno 8 dicembre 2024, in occasione della festività dell'Immacolata Concezione, lo stesso arcivescovo di Parigi ha celebrato la prima messa inaugurale nel corso della quale è stato consacrato l'altare maggiore.

L'importanza della cattedrale

La cattedrale, fin dalla sua fondazione, fu luogo di importanti eventi di rilevanza nazionale; proprio per questo venne scelta nel 1239 da re Luigi IX il Santo, in attesa del completamento della Sainte-Chapelle, come collocazione (al tempo provvisoria e poi diventata definitiva dopo il Concordato del 1801) della reliquia della Corona di spine.

All'interno della cattedrale sono state celebrate molte cerimonie religiose legate ai re di Francia: tra queste il matrimonio tra Maria Stuarda, regina di Scozia e Francesco di Valois, delfino di Francia (24 aprile 1558); quello per procura tra Elisabetta di Valois e Filippo II di Spagna (22 giugno 1559); le cosiddette nozze di sangue tra Enrico III di Navarra, poi Enrico IV di Francia, e Margherita di Valois, così chiamate perché vennero celebrate il 18 agosto 1572, sei giorni prima della Notte di San Bartolomeo; il matrimonio tra l'imperatore Napoleone III e Eugenia de Montijo (30 gennaio 1853). Nel XIX secolo, in Notre-Dame furono celebrati i battesimi del re di Roma Napoleone II (1811), del Conte di Parigi (1841) e del principe imperiale Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte (1856).

Nella cattedrale si svolsero alcune celebrazioni (come quella di apertura del 17 giugno) del concilio nazionale del 1811 (cui parteciparono 6 cardinali e 98 tra arcivescovi e vescovi francesi e del Regno d'Italia) voluto da Napoleone Bonaparte per trasferire l'istituzione canonica dei vescovi dal papa ai metropoliti, provvedimento cui l'assise conciliare si oppose chiedendo l'approvazione pontificia delle nomine; le riunioni si svolsero nell'annesso palazzo arcivescovile.

L'edificio è stato anche il luogo di eventi politici, come la prima convocazione degli Stati Generali, il 10 aprile 1302 da parte di Filippo il Bello, e il canto del Te Deum per varie imprese militari: nel 1447 per la riconquista di Parigi da parte di Carlo VII, il 22 maggio 1594 da Enrico IV per lo stesso motivo, il 9 maggio 1945 per la vittoria della Francia durante la seconda guerra mondiale, preceduto, il 26 agosto 1944, dal canto del Magnificat per la Liberazione di Parigi; durante quest'ultima celebrazione vi fu nella piazza antistante una sparatoria, che causò lievi danni all'esterno della struttura, tra alcuni cecchini (secondo Charles De Gaulle appartenenti ai rivoluzionari di matrice comunista) che si erano nascosti nella torre nord della cattedrale e che avevano aperto il fuoco, e la 2ª Divisione corazzata. La chiesa è stata inoltre luogo dell'incoronazione illegittima di Enrico VI d'Inghilterra a re di Francia (16 dicembre 1431), del processo di riabilitazione di Giovanna d'Arco (1456) e dell'abiura del Maresciallo di Francia Henri de La Tour d'Auvergne-Bouillon (1668). Inoltre è stata il luogo d'incoronazione di Napoleone a Imperatore dei Francesi, avvenuta il 2 dicembre 1804 in presenza di papa Pio VII.

All'interno della cattedrale sono stati celebrati vari funerali di Stato e cerimonie commemorative, come quella per Charles de Gaulle (12 novembre 1970), quella ecumenica per le vittime del volo Air France 447 (3 novembre 2009). e quella per le vittime degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi (15 novembre 2015)..

La cattedrale è stata anche luogo di atti clamorosi come suicidi, ad esempio quello del saggista e scrittore Dominique Venner, che si è ucciso il 21 maggio 2013 con un colpo di pistola alla tempia nei pressi dell'altare maggiore; similmente, l'11 febbraio 1931 una giovane intellettuale messicana Antonieta Rivas Mercado si era uccisa sparandosi al cuore all'interno della chiesa.

Dopo il Concilio Vaticano II, nella cattedrale è stata celebrata più volte la messa anteriore alla riforma liturgica del rito romano del 1970: la prima occasione in cui ciò accadde fu domenica 3 luglio 1988, quando celebrò personalmente l'arcivescovo di Parigi cardinale Jean-Marie Lustiger all'altare mobile posto sotto la crociera. Dopo la pubblicazione del motu proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum (7 luglio 2007), la messa secondo tale rito è stata celebrata solennemente in varie occasioni, in particolare all'inizio del pellegrinaggio verso la cattedrale di Chartres, organizzato ogni anno dall'associazione cattolica Notre-Dame de Chrétienté nel fine settimana di Pentecoste.

Descrizione
Ubicazione

La cattedrale è situata nella parte orientale dell'Île de la Cité, che si trova sulla Senna, nel centro della città di Parigi; l'edificio è collocato nell'area orientale dell'isola, all'interno del territorio del IV arrondissement.

La cattedrale è posta fra due piazze: Parvis Notre-Dame - place Jean-Paul-II e Place Jean-XXIII. La prima, situata davanti alla facciata, era originariamente chiamata soltanto parvis Notre-Dame (in italiano: corte di Notre-Dame) ed è stata intitolata, non senza polemiche, a papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2006. La piazza è caratterizzata dalla pavimentazione e dalle aiole disposte asimmetricamente, che ricalcano la posizione delle antiche case quattrocentesche prima della loro demolizione nella seconda metà del XIX secolo. Nella piazza si trova il point zéro des routes de France (in italiano: punto zero delle strade di Francia), dal quale vengono calcolate le distanze chilometriche da e per Parigi. Alle spalle della cattedrale, sorge un'ampia piazza dedicata a papa Giovanni XXIII, risalente, nel suo assetto attuale, al 1844; al centro dell'area vi è la neogotica fontana della Vergine, realizzata nel 1845 da Alphonse Vigoureux.

Architettura

La cattedrale di Parigi (Notre Dame), costruita tra il 1163 e il 1250, è stata una delle prime grandi chiese gotiche, venuta immediatamente dopo la ricostruzione del coro della basilica di Saint-Denis da parte dell'abate Sugerio, considerato il "padre" del gotico. Notre-Dame, a sua volta, divenne esempio per moltissime costruzioni gotiche successive.

La cattedrale ha pianta a croce latina con transetto poco sporgente, profondo coro terminante con un'abside semicircolare e cinque navate; le quattro navate laterali si congiungono intorno all'abside formando un doppio deambulatorio.

La cattedrale parigina si presenta in uno stile non ancora del tutto maturo, ancora con elementi di derivazione romanica, tra cui soprattutto le colonne cilindriche: la sua navata, infatti, non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del gotico maturo, in cui i pilastri polistili permettono la presenza di volte più alte e di grandi vetrate; con l'aggiunta delle cappelle, non presenti nel progetto originario, venne meno l'illuminazione delle navate laterali e quindi si dovettero sostituire le monofore della navata centrale con più grandi bifore. Notre-Dame presenta anche alcune differenze rispetto alla basilica di Saint-Denis, come nell'area del deambulatorio, doppio per entrambe le chiese, dove nella prima le cappelle radiali sono ben definite, mentre nella seconda sono leggermente sporgenti e integrate nelle campate, condividendo con queste la volta a crociera; inoltre vi è la presenza di un matroneo ben definito, differente da quello della cattedrale di Sens (delle bifore che danno su un locale sottotetto) e con finestre più articolate rispetto a quelle del matroneo della cattedrale di Noyon (bifore nella navata e nel coro, monofore nell'abside).

Un elemento architettonico peculiare della cattedrale di Parigi sono gli archi rampanti, secondo alcuni autori qui sperimentati per la prima volta; secondo altri, invece, sarebbero stati utilizzati per la prima volta nella chiesa abbaziale di Saint-Germain-des-Prés, poco distante da Notre-Dame, il cui coro venne consacrato nel 1163 da papa Alessandro III.

La struttura della cattedrale è interamente in calcare luteziano, pietra tipica dell'area di Parigi, con malta di calce come legante.

Misure e dimensioni
Esterno
Facciata occidentale

La facciata principale della cattedrale è rivolta a ovest e venne costruita a partire dall'episcopato di Eudes de Sully, successore di Maurice de Sully ma con lui non imparentato: iniziata nel 1208, venne completata nel 1250 con la costruzione della torre sud. È leggermente inclinata verso sinistra, a causa del cedimento delle fondamenta.

Il prospetto della cattedrale misura 43,5 metri di larghezza e 45 di altezza (escluse le torri) ed è suddiviso in quattro ordini orizzontali da cornicioni. In basso, si aprono i tre portali, che da sinistra sono il portale della Vergine (l'unico dei tre sormontato da una ghimberga), il portale del Giudizio universale e il portale di Sant'Anna. Essi sono ogivali e strombati e le porte sono divise in due fornici da un trumeau. I portali sono alternati a contrafforti quadrangolari, ciascuno dei quali decorato da una nicchia all'interno della quale vi è una scultura, risalente ai restauri ottocenteschi; le statue nelle nicchie raffigurano, da sinistra, Santo Stefano, l'Allegoria della Chiesa (con in mano la croce e il calice), l'Allegoria della Sinagoga (con gli occhi bendati da un serpente) e San Dionigi. Al di sopra dei portali, si apre la galleria dei Re, costituita da 28 statue dei re di Giudea ed Israele separate da colonnine. Più in alto, vi sono tre finestre, al centro un rosone e ai lati due bifore, precedute da una balconata con balaustra. L'ultimo livello della facciata è costituito da una serie di slanciate bifore sorrette da colonne con capitelli scolpiti, sormontata da una balconata detta galleria delle Chimere, posta a 46 metri di altezza e così chiamata per le statue raffiguranti delle chimere volute da Eugène Viollet-le-Duc; tra queste, ve n'è una raffigurante Strige che, nelle leggende dell'antica Roma, era un uccello notturno di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e carne umana.

Alla facciata della cattedrale di Parigi è ispirata quella della cattedrale dell'Assunzione di Covington, nel Kentucky (USA), costruita su progetto di Leon Coquard tra il 1908 e il 1910 e rimasta incompleta delle torri.

Portale del Giudizio universale

Il portale del Giudizio universale è il portale centrale della facciata occidentale. È il più recente dei tre portali della facciata e venne realizzato tra il 1210 e il 1240; nel 1771-1772, su progetto di Jacques-Germain Soufflot venne alterato con la creazione di un unico fornice e ricondotto alle caratteristiche originarie durante il restauro ottocentesco diretto da Viollet-le-Duc.

A ridosso del trumeau vi è la statua detta Le Beau-Dieu (in italiano: il Dio bello), opera di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume che la realizzò su disegno di Viollet-le-Duc. Essa raffigura Cristo in posizione eretta, con la mano destra in atto di benedizione e la sinistra che tiene il libro dei Vangeli, e poggia su un piedistallo raffigurante le Arti liberali.

Nella parte inferiore della strombatura vi sono dodici statue, sei per lato, raffiguranti i Dodici Apostoli, rifacimento ottocentesco di quelle originarie, distrutte durante la Rivoluzione francese. Al di sotto di esse si trovano ventiquattro bassorilievi disposti su due ordini sovrapposti e raffiguranti dodici virtù (ordine superiore, rappresentate come figure femminili) a ciascuna delle quali è correlato il rispettivo vizio (ordine inferiore, rappresentate attraverso concrete scene di peccato). L'archivolto è decorato con le Schiere celesti, con l'eccezione della fascia inferiore di destra, ove vi è una raffigurazione dell'Inferno, alternato a due dei cavalieri dell'Apocalisse.

La decorazione della lunetta, ordinata su tre fasce decorative sovrapposte, tratta il tema del giudizio finale in riferimento ai capitoli 24 e 25 del Vangelo secondo Matteo. Nell'architrave è raffigurata la risurrezione dei morti che, svegliati da due angeli che suonano la tromba, escono dalle rispettive tombe. Nella fascia decorativa superiore vi sono, al centro, l'arcangelo Michele e Satana che, con una bilancia, pesano le anime, tra i beati (a sinistra) e i dannati (a destra). In alto, al centro, assiso in trono, si trova Cristo giudice, vestito con una tunica che lascia vedere le stigmate, i cui piedi poggiano sulla Gerusalemme celeste; ai suoi lati stanno, in piedi, due angeli che portano i segni della sua Passione: la Croce (angelo di destra) e i chiodi e la Lancia di Longino (angelo di sinistra). Alle due estremità sono raffigurati la Madonna e Giovanni Evangelista inginocchiati. Gran parte delle sculture dei due ordini inferiori sono state distrutte nel 1771 da Soufflot e ricostruite nel secolo successivo in base ai disegni di quelle originarie. Alcuni frammenti del primitivo apparato decorativo a rilievo sono attualmente esposti presso il Museo di Cluny.

Portale della Vergine

Il portale della Vergine è il portale di sinistra della facciata. Venne realizzato tra il 1210 e il 1220 e, danneggiato durante la Rivoluzione francese, è stato ripristinato nel corso dei restauri ottocenteschi.

La decorazione a rilievo della lunetta è disposta su tre ordini sovrapposti. Nell'architrave vi è, al centro, la raffigurazione dell'Arca dell'Alleanza posta sotto un baldacchino gotico sorretto da colonnine; ai lati, trovano posto a sedere a sinistra tre profeti e a destra tre re di Giuda, con in mano le prefigurazioni della venuta di Cristo. Nella fascia superiore è raffigurata la scena della dormizione di Maria, ovvero la teoria sostenuta da una parte dei teologi, che Maria non sarebbe veramente morta, ma sarebbe soltanto caduta in un sonno profondo prima di essere assunta in cielo. Al centro della scena, vi è il corpo di Maria che viene sollevato dal sepolcro da due angeli per essere portato in Paradiso; intorno e alle spalle di esso si trovano gli apostoli tra i quali all'estrema sinistra Paolo, sotto un fico, e Pietro e, all'estrema destra, sotto un olivo, Giovanni. Al centro, Gesù che indica il ventre della madre, dal quale venne generato. Nella parte superiore della lunetta, è raffigurata l'Incoronazione di Maria: la Madonna siede in trono di fianco a Cristo e viene da lui benedetta e le consegna lo scettro, mentre un angelo pone sulla sua testa una corona. Ai lati, due angeli cerofori inginocchiati.

Nella parte inferiore della strombatura si trovano otto statue, ciascuna delle quali è sormontata da un baldacchino con arco trilobato e alta guglia. Quelle di sinistra raffigurano, dall'esterno, l'imperatore Costantino e San Dionigi, affiancato da due angeli e con la testa in mano, simbolo del suo martirio; a destra, dall'esterno, sono raffigurati San Silvestro papa, Santa Genoveffa, Santo Stefano e San Giovanni Battista. Intorno alla porta e sotto le statue sono raffigurati il ciclo della vita dell'uomo con i segni zodiacali, i mesi dell'anno e le stagioni. L'archivolto è decorato con figure di santi ricostruite durante il restauro del XIX secolo.

Il trumeau è decorato con una statua raffigurante la Madonna col Bambino, strettamente collegata alla soprastante Arca dell'Alleanza in quanto Maria è, come l'arca, il frutto di una promessa fatta da Dio al suo popolo e alle sculture sottostanti, in quanto nuova Eva. La statua poggia su piedistallo poligonale con episodi di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden: a sinistra la creazione di Eva da una costola di Adamo (Gen 2,20-22), al centro la tentazione di Adamo ed Eva (Gen 3,1-7) e a destra la cacciata di Adamo ed Eva (Gen 3,22-24); nella scena della tentazione, al posto del serpente nel ruolo di tentatrice si trova Lilith, personaggio non presente nel racconto biblico ma in alcuni miti mesopotamici e babilonesi; secondo gli antichi ebrei Lilith sarebbe stata la prima moglie di Adamo, poi ripudiata per aver rifiutato di essere sottomessa al marito, e in seguito a ciò sarebbe diventata un demone notturno.

Portale di Sant'Anna

Il portale di Sant'Anna è il portale di destra della facciata occidentale. È il più antico dei tre ingressi e l'apparato scultoreo venne realizzato tra il 1140 e il 1150 per uno spazio più piccolo e in seguito completato. Anche questo portale subì danneggiamenti durante la Rivoluzione francese e venne restaurato nel XIX secolo.

L'apparato decorativo scultoreo della lunetta tratta di Maria e dei suoi genitori Anna e Gioacchino ed è articolato su tre piani sovrapposti. Nell'ordine inferiore, scolpito nel XIII secolo per raccordare la decorazione già esistente al nuovo portale, sono raffigurate Scene del matrimonio di Gioacchino ed Anna; in quello mediano, invece, del XII secolo, da sinistra l'Annunciazione a Maria, la Visitazione ad Elisabetta, la Natività di Gesù, l'Annuncio ai Pastori, Erode e i Magi. Nella parte superiore, all'interno di una lunetta di dimensioni minori rispetto a quelle della lunetta del portale, è raffigurata al centro, sotto un baldacchino, la Madonna in trono col Bambino, con ai lati due angeli turiferari e, alle estremità della composizione, il vescovo Maurice de Sully con il decano del capitolo Barbedour e, sul lato opposto, inginocchiato, Luigi VII; secondo un'altra interpretazione, potrebbero essere il vescovo San Germano e il re Childeberto I. Intorno alla lunetta del XII secolo vi è un rilievo del secolo successivo con ai lati elementi vegetali e al centro due angeli.

Alla base della strombatura trovano luogo otto statue ottocentesche disposte in due gruppi di quattro ciascuna: quelle di sinistra, dall'esterno, raffigurano il profeta Elia, la vedova di Sarepta (Lc 4,25), Salomone e Pietro apostolo; quelle di destra, dall'esterno, il profeta Isaia, una Sibilla, (oppure un re e Betsabea), il re Davide e Paolo apostolo.

Il trumeau presenta una statua raffigurante San Marcello che schiaccia il drago; le due porte dispongono di finiture in ferro battuto risalenti al XIII secolo.

Cerniere delle porte

Le porte lignee della facciata occidentale sono caratterizzate dalle cerniere in ferro battuto, riccamente decorate; queste vennero realizzate non come una scultura unitaria, ma come l'unione di pezzi più piccoli saldati fra di loro anche attraverso passanti e uniti al legno della porta attraverso dei chiodi; il loro spessore è di 2 centimetri, mentre la loro larghezza è compresa tra il 16 e i 18 centimetri.

Secondo una leggenda, le cerniere sarebbero opera di un unico fabbro, Biscornet, il quale, dopo molti giorni di lavoro, insoddisfatto del risultato, avrebbe invocato il demonio in un momento di collera esso lo avrebbe aiutato, tanto che le porte, terminate nell'arco di una notte, non poterono esser aperte se non dopo esser state benedette con l'acqua santa. Un'altra leggenda vuole che le cerniere siano state forgiate dal demonio stesso nella fucina infernale.

In realtà, il manufatto attualmente in loco non è più quello originario medievale, risalente al XIII secolo ma, per quanto riguarda le porte laterali, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo; le cerniere del portale del Giudizio sono invece integralmente opera del fabbro Pierre François Marie Boulanger che le realizzò tra il 1859 e il 1867; infatti, con l'eliminazione del trumeau su progetto di Jacques-Germain Soufflot, fu necessaria la costruzione e l'installazione di una porta adatta alle nuove dimensioni del portale, con cerniere costruite ex novo raffiguranti la Madonna e Gesù.

Galleria dei Re

La galleria dei Re è posta al di sopra dei portali e consiste in un loggiato formato da ventotto archi trilobati poggianti su colonnine; all'interno di ciascuno di essi si trova una statua, alta 3,5 metri, raffigurante uno dei re di Giuda; sebbene questi siano stati venti, probabilmente il loro numero venne arbitrariamente accresciuto fino a farlo coincidere con quello dei re di Francia fino a Filippo il Bello. L'unico re identificabile è Davide, il quattordicesimo da sinistra, che poggia i piedi sopra un leone. Gli archi sono disposti asimmetricamente nei tre campi dettati dai quattro contrafforti della facciata: al centro e a sinistra sono in gruppi di otto, mentre a destra sono sette.

Le statue attualmente visibili risalgono al restauro ottocentesco e furono realizzate su disegno di Eugène Viollet-le-Duc dopo che quelle originarie erano andate distrutte nel 1793 durante la Rivoluzione francese in quanto ritenute raffigurazioni dei re di Francia; i resti di quest'ultime furono fortuitamente rinveuti nel 1977 durante i lavori di restauro nei sotterranei della sede della Banque Française du Commerce Extérieur in rue de la Chausséè-d'Antin, nel IX arrondissement, e attualmente sono esposti presso il Museo di Cluny.

Al di sopra della galleria dei Re vi è una balaustra con archetti ogivali poggianti su colonnine dai capitelli scolpiti. Alle sue spalle trovano luogo alcune sculture: in corrispondenza del rosone, vi è un gruppo scultoreo ottocentesco composto da una Madonna col Bambino fra due Angeli cerofori; in corrispondenza di ciascuna delle due grandi bifore laterali, Adamo (a sinistra) ed Eva (a destra).

Rosone

Al di sopra della galleria dei Re, in asse con il portale del Giudizio universale, si apre il rosone, che dà luce alla navata centrale della cattedrale ed è il punto focale di tutta la facciata; il suo diametro è di 9,7 metri. La vetrata venne realizzata intorno al 1220, e fu oggetto di restauro nel XVI secolo; venne in gran parte rifatta nel corso dei restauri di Viollet-le-Duc.

L'iconografia è incentrata sulla celebrazione del mistero dell'Incarnazione, della quale è simbolo la creazione stessa. La composizione è dominata dai numeri 3 e 12, ripresi dallo Speculum Maius di Vincenzo di Beauvais, opera in cui essi rappresentano rispettivamente il mondo di Dio e l'Incarnazione. L'iconografia si sviluppa su tre cerchi concentrici con, nel mezzo, la Madonna in trono col Bambino. Nel cerchio interno, sono raffigurati dodici profeti; in quello mediano, entro ventiquattro tondi, vi sono i vizi e i segni zodiacali; in quello esterno, entro altrettanti campi a forma di croce greca con angoli smussati, si trovano le virtù e i mesi dell'anno.

Torri

Al di sopra della galleria delle chimere, si elevano le due torri campanarie a pianta quadrangolare, leggermente asimmetriche, con quella di destra (torre sud, terminata nel 1250) leggermente più stretta rispetto a quella di sinistra (torre nord, terminata nel 1240).

All'altezza del cleristorio della navata centrale della chiesa, all'interno di ciascuna delle due torri, vi è una sala coperta con volta a crociera con otto vele e illuminata dalla rispettiva bifora di facciata posta al fianco del rosone.

Esternamente sono caratterizzate dalle celle campanarie che danno sull'esterno con due monofore ogivali per ogni facciata. Il coronamento, che si trova a 69 metri di altezza dal suolo e che si raggiunge tramite 378 gradini, è piano, con un basso tetto a ottuplo spiovente di dimensioni minori e balaustra scolpita decorata con gargolle.

Secondo vari architetti e studiosi, tra i quali Eugène Viollet-le-Duc, nel progetto originario era previsto un coronamento a cuspide, come nelle altre cattedrali gotiche francesi. Lo stesso Viollet-le-Duc aveva presentato un progetto per realizzare tale copertura ispirata alla cuspide della torre di destra della cattedrale di Chartres, che però non venne eseguito.

Fiancate

Le fiancate della cattedrale rispecchiano la struttura interna della chiesa, a cinque navate con matroneo e cappelle laterali, con tre livelli distinti: il più alto corrisponde al cleristorio della navata centrale; quello intermedio corrisponde al matroneo con finestre a lunetta ogivale; quello inferiore corrisponde alle cappelle, con quadrifore fornite di ghimberga.

Le cappelle sono ricavate nello spazio tra i contrafforti. Questi sono a pianta rettangolare e sono sormontati da pinnacoli aggiunti nel XIV secolo e restaurati e in parte ricostruiti da Eugène Viollet-le-Duc. I contrafforti vennero costruiti insieme agli archi rampanti a partire dal 1220 per assolvere un doppio scopo: il primo di carattere statico, il secondo di carattere pratico. Poiché erano state aperte nel cleristorio della navata centrale grandi bifore al posto del doppio ordine di rosoni e monofore, i contrafforti e gli archi rampanti avevano il compito di rafforzare la struttura scaricando al suolo le spinte dell'edificio. Dal punto di vista pratico, gli archi vennero concepiti e utilizzati anche come scolo delle acque meteoriche e perciò dotati di una gargolla, un doccione avente le sembianze di un mostro. Gli archi rampanti sono doppi: quello superiore corrisponde alla navata centrale, quello inferiore al matroneo.

Transetto
Facciata nord

La facciata del transetto rivolta verso settentrione venne costruita in stile gotico a partire dal 1250 su progetto di Jean de Chelles in sostituzione di quella precedente, in stile romanico.

Il prospetto dà su Rue du Cloître Notre-Dame ed è suddiviso orizzontalmente in più ordini. In basso si apre il portale del chiostro, posto fra due apparati decorativi con tre nicchie ciascuno, i resti delle cui statue, raffiguranti i Re Magi (a sinistra) e le Virtù teologali (a destra) si trovano al Museo di Cluny. Il portale è strombato ed è sormontato da una ghimberga decorata con, al centro, un oculo. Il trumeau è decorato con una statua del XIII secolo raffigurante la Madonna, risparmiata durante la Rivoluzione francese, sebbene sia stato distrutto il Bambino Gesù che teneva in braccio. L'iconografia della lunetta è incentrata sulla figura di Maria e si sviluppa su tre piani sovrapposti. In basso, da sinistra, vi sono la Natività di Gesù, la Presentazione di Gesù al Tempio, Re Erode, la Strage degli Innocenti e la Fuga in Egitto; nella fascia mediana, è riportata la leggenda di Teofilo di Andana, trattata anche nel dramma liturgico di Rutebeuf Il miracolo di Teofilo, secondo la quale Teofilo, dopo aver venduto la propria anima al demonio per diventare vescovo, attraverso l'invocazione della Madonna avrebbe ottenuto il perdono.

Al di sopra del portale, vi è una serie di nove bifore poggianti su colonnine e sormontate da un rosone il cui diametro è di 13,10 metri. L'iconografia di quest'ultimo è incentrata sulla glorificazione di Maria e si sviluppa su tre circonferenze concentriche entro tondi. Al centro è raffigurata la Madonna in trono con il Bambino, nella circonferenza interna i profeti, nella circonferenza mediana e in quella esterna personaggi dell'Antico Testamento, tra i quali giudici e re.

La facciata termina con una slanciata cuspide decorata con un rosone circolare (che dà luce al sottotetto) affiancato da tre più piccoli a forma di croce; ai suoi lati svettano due guglie la cui base, ottagonale, è formata da archi ogivali poggianti su colonnine.

Facciata sud

La facciata del transetto rivolta verso sud e la Senna venne iniziata, come reca un'iscrizione posta sopra la soglia della porta, il 12 febbraio 1258 su progetto di Jean de Chelles e, dopo la sua morte (1265), portata a compimento da Pierre de Montereau; è stata interessata dai restauri condotti da Viollet-le-Duc che ruotò di cinque gradi la parte centrale dell'intelaiatura del rosone per farle assumere un aspetto cruciforme.

Il prospetto, suddiviso orizzontalmente in più ordini, presenta al centro della parte inferiore il portale di Santo Stefano, terminato nel 1270 con il compito di collegare la cattedrale al palazzo vescovile Il portale è strombato ed è sormontato da una ghimberga al centro della quale si apre un oculo. Il trumeau è decorato da una statua raffigurante Santo Stefano, scolpita nel XIX secolo da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume in sostituzione di quella medievale, danneggiata durante la Rivoluzione francese e attualmente al Museo di Cluny. La lunetta raffigura gli avvenimenti inerenti al martirio del santo, narrati nei capitoli sesto e settimo degli Atti degli Apostoli. La decorazione a bassorilievo si sviluppa su tre fasce sovrapposte: in quella inferiore a sinistra vi è la Predicazione di Santo Stefano, a destra la Condanna alla lapidazione; in quella mediana vi sono a sinistra il Martirio e a destra la Sepoltura; in alto, Gesù fra due angeli. L'intradosso della strombatura è decorato con sculture di Martiri (fra questi, caso raro nell'arte medioevale, sono riconoscibili, a partire da destra, San Lorenzo, San Maurizio, San Dionigi, Sant'Eustachio, San Clemente e San Giorgio) e Angeli, mentre le statue alla base e ai lati del portale raffigurano, a gruppi di tre, gli Apostoli; sono presenti anche bassorilievi con scene dalla vita quotidiana di studenti e professori dell'Università di Parigi, fondata intorno al 1170.

Al di sopra del loggiato di otto bifore soprastante il portale, vi è il rosone, di 12,90 metri di diametro, ricostruito nel XIX secolo da Eugène Viollet-le-Duc al posto di quello precedente, danneggiato durante la Rivoluzione francese, e caratterizzato da un'ossatura marmorea più spessa in confronto a quella degli altri rosoni della cattedrale per resistere meglio alle intemperie. La vetrata, in parte con elementi originari del XIII secolo, è opera di Alfred Gérente che si ispirò a quella medioevale, con un'iconografia basata sui testimoni di Cristo. Al centro, vi è il Cristo dell'Apocalisse assiso in trono fra i simboli degli Evangelisti e con in bocca una spada, simbolo di separazione della sua Parola dalla menzogna; nei due cerchi interni vi sono figure di santi, martiri e apostoli, in quello successivo anche scene tratte dai Vangeli, mentre l'ultimo è prevalentemente costituito da angeli che portano doni; in basso, a sinistra la Discesa agli inferi e a destra la Resurrezione di Cristo. Le bifore sottostanti il rosone sono decorate con vetrate raffiguranti sedici profeti; al centro vi sono Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele, i quali portano rispettivamente sulle spalle gli evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni.

La facciata termina in alto con uno slanciato timpano triangolare, realizzato nel 1257 e caratterizzato dalla presenza di un rosone circolare che ne alleggerisce il peso dando allo stesso tempo luce all'ambiente sottotetto soprastante le volte del transetto. La composizione è decorata da due guglie ottagonali con alla base monofore ogivali e da tre sculture che richiamano quelle del portale: al centro Cristo appare in sogno a San Martino, con quest'ultimo situato in basso a destra e che, secondo la leggenda, indossa solo metà mantello; in basso a sinistra vi è Santo Stefano.

Coro e abside
Porta rossa

In corrispondenza della terza campata del deambulatorio, si apre sul fianco sinistro del coro un portale detto porta rossa (in francese: porte rouge) per il particolare colore dei suoi battenti. Venne costruita da Pierre de Montereau negli anni 1260 grazie a una donazione del re Luigi IX, con la funzione di ingresso alla cattedrale riservato ai canonici per gli uffici notturni, che grazie a essa potevano accedere alla chiesa direttamente dal chiostro. Nel XIX secolo, la porta venne smantellata per poi essere rimontata in loco con alcune integrazioni in gesso ove fossero andati perduti elementi originari come cornici e decorazioni a fogliame; a partire dal 2010, è stata oggetto di importante restauro conservativo, terminato nel primo semestre del 2012.

La porta è priva di trumeau ed è sormontata da una ghimberga affiancata da due guglie; gli archi ogivali dell'intradosso sono sottolineati dalla presenza di decorazioni vegetali. Ai lati dell'apertura, incorniciate da due colonnine e ciascuna sormontata da un baldacchino, vi sono due nicchie, attualmente vuote: esse originariamente erano occupate da due sculture, distrutte durante la Rivoluzione francese, il cui soggetto non è noto. Alla loro base, vi sono due alti bassorilievi che presentano una fitta decorazione a intreccio di losanghe all'interno della quale sono incorniciati centauri e animali mitologici, che riprende gli antichi tessuti orientali. La lunetta è ornata da un altorilievo con l'Incoronazione della Vergine, nella quale spiccano le figure della Madonna e di Gesù al centro e, ai lati, di Luigi IX (a sinistra) e di sua moglie Margherita di Provenza (a destra); in alto, un angelo. L'intradosso è decorato da sei bassorilievi raffiguranti scene della vita di san San Marcello: da sinistra: la Nascita di San Marcello; San Marcello battezzato dal vescovo Prudenzio; San Marcello che assiste alla Messa; Ammissione agli ordini sacri e lettorato di San Marcello; San Marcello che uccide il drago; San Marcello circondato dai chierici.

Bassorilievi del fianco sinistro

Sul fianco sinistro del coro, oltre la porta rossa, si trovano sette bassorilievi scolpiti intorno al 1320, dopo la fine della costruzione delle cappelle radiali, secondo alcune ipotesi collocati nella loro posizione attuale dopo la demolizione del muro di recinzione del coro ligneo all'interno della cattedrale, ove le sculture si sarebbero trovate in origine. Integrate nel XIX secolo dopo i danni causati dalla Rivoluzione francese, esse seguono tutte uno stesso schema, con la scena raffigurata all'interno di un quadrilobo decorato con motivi vegetali e affiancato da due piccole semi-guglie. L'iconografia è incentrata sulla gloria di Maria trattata raffigurando la sua morte e gli avvenimenti a essa successivi.

La prima scena raffigura la Morte della Vergine: il corpo di Maria è disteso sopra un letto coperto con un sudario ed è circondato dagli apostoli, in piedi, con espressioni di dolore; sopra di loro, vi sono due angeli che si lamentano. Segue il Funerale della Vergine, la cui bara è portata a spalla dagli apostoli; al centro, è raffigurato l'episodio, narrato nella Legenda Aurea, del sommo sacerdote Ieconia: egli, per bruciare il corpo della Madonna, si aggrappa al feretro e l'arcangelo Michele gli taglia le mani, che rimangono attaccate alla bara; la sua guarigione, non rappresentata nel rilievo, avverrà per intercessione di San Pietro. La terza scena tratta dell'Assunzione di Maria, la quale è portata in cielo da otto angeli all'interno di una mandorla fatta di nuvole. Quella successiva è, a causa del suo stato di conservazione, di interpretazione incerta: potrebbe raffigurare, infatti, o la Glorificazione del Cristo Risorto, oppure la Glorificazione di Maria col Bambino. Segue l'Incoronazione della Vergine: Gesù, seduto vicino alla madre, pone sul suo capo una corona, andata perduta, mentre sopra di loro ci sono due angeli musicisti che suonano un organo portativo (sopra la Madonna) e probabilmente una viola. Gli ultimi due bassorilievi raffigurano rispettivamente l'Intercessione della Vergine e il Miracolo di Teofilo. Nel primo, al centro si vede Gesù giudice in trono coronato di spine e affiancato da due angeli, mentre ai suoi piedi, inginocchiati, vi sono la Madonna e un personaggio identificabile in San Giovanni evangelista; nel secondo, invece, a destra si vede Teofilo in potere del diavolo, a sinistra lo stesso inginocchiato davanti a Maria.

Abside

L'abside, costruita tra il 1163 e il 1180, è la parte più antica della cattedrale ed è stata rimaneggiata nel XIII secolo con la costruzione delle cappelle radiali, dei contrafforti e degli archi rampanti.

L'abside si articola su tre livelli che seguono la struttura interna della chiesa: quello inferiore corrisponde alle cappelle radiali e alla navata esterna del deambulatorio ed è caratterizzato da quadrifore, ciascuna sormontata da una ghimberga; quello mediano, costituito dal matroneo presenta delle trifore, anch'esse con ghimberga; l'ultimo corrisponde al cleristorio dell'abside, formato da alte bifore leggermente strombate.

Gli archi rampanti, in totale quattordici, sono frutto di un rifacimento trecentesco di quelli del XIII secolo e hanno un raggio di 15 metri. La loro particolarità è quella di essere doppi, con un unico contrafforte sormontato da un pinnacolo che serve due archi: l'arco superiore, più ampio rispetto a quello inferiore, collega il contrafforte alla navata centrale, quello inferiore al matroneo; in corrispondenza della cappella centrale, vi sono due piccoli archi disposti ad angolo acuto.

Non si ha la certezza se gli archi rampanti dell'abside e del transetto siano stati costruiti contemporaneamente o successivamente rispetto alla chiesa; tuttavia, secondo l'ipotesi più accreditata, essi furono costruiti soltanto in un secondo momento, a partire dal 1230, essendo la struttura in grado di sorreggersi autonomamente.

Copertura
Tetto

Sino all'incendio del 15 aprile 2019 che lo ha distrutto integralmente, il tetto della cattedrale era ancora quello originario, sostituzione della copertura provvisoria dei tempi del vescovo Maurice de Sully (il quale alla sua morte lasciò per la sua costruzione 50.000 livre tournois) terminata nel 1326 con l'installazione delle tegole, costituite da lastre di piombo con uno spessore di 5 millimetri; il suo peso totale era di 210.000 chilogrammi.

Per la realizzazione del telaio di sostegno della copertura, in legno di quercia, è stato stimato l'impiego di circa 1.300 querce, corrispondenti a 21 ettari di foresta. Esso, insieme a quello della chiesa di Saint-Pierre-de-Montmartre (1147), era uno dei più antichi della città, essendo stato ricostruito a partire dal 1220 con il materiale (risalente all'VIII o al IX secolo) di uno più antico. Dei telai originari, realizzati tra il 1220 e il 1240, erano rimasti quelli nell'area della navata e del coro, mentre quelli del transetto e di sostegno alla flèche erano frutto della ricostruzione ottocentesca, sotto la direzione di Eugène Viollet-le-Duc. L'inclinazione dei due spioventi era di 55º e, lungo la linea di colmo si trovava un fregio metallico riccamente decorato.

Flèche

Sulla crociera, in corrispondenza dell'incontro tra il tetto del transetto, quello del coro e quello della navata centrale, si elevava la flèche. La struttura originaria, costruita nel 1250 circa con la funzione di terzo campanile, era stata demolita nel 1792. Successivamente ne fu costruita un'altra nel 1858-1859 dal carpentiere Bellu e dagli Ateliers Durand su disegno di Eugène Viollet-le-Duc, che si era ispirato alla cattedrale di Orléans; è andata completamente distrutta nel corso dell'incendio del 15 aprile 2019.

La flèche ottocentesca aveva un'altezza di 45 metri e pesava 750 tonnellate. La struttura portante in legno era appoggiata direttamente sui quattro pilastri della crociera. La sua base era costituita da un doppio ordine di finestre, bifore in quello inferiore e monofore in quello superiore. La copertura degli spioventi e l'intero rivestimento esterno della guglia erano in piombo. Sulla sua sommità, a 96 metri di altezza da terra, si trovava una statua in rame raffigurante un gallo (danneggiata ma non distrutta dall'incendio), contenente una spina tratta dalla Corona di spine e due reliquie di san Dionigi, di santa Genoveffa ivi collocate nel 1935 su iniziativa dell'arcivescovo di Parigi cardinale Jean Verdier.

La flèche era affiancata da quattro gruppi di statue in rame sbalzato realizzate da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume e raffiguranti i dodici apostoli (le tre statue interne di ciascun gruppo, alte ciascuna quasi 3 metri) e i simboli dei quattro evangelisti (la statua più esterna di ogni gruppo); a differenza di tutte le altre, che erano rivolte verso la città, la statua di San Tommaso, il cui volto riproduce le fattezze di Eugène Viollet-le-Duc, era girata verso la guglia. Le sculture sono sopravvissute all'incendio del 15 aprile 2019 in quanto erano state rimosse quattro giorni prima per il restauro.

Interno
Piedicroce

Il piedicroce è diviso in cinque navate.

Navate

La navata maggiore, alta 32 metri e larga 12, si articola in cinque campate, ciascuna delle quali è coperta da una volta a crociera a sei vele; le navate laterali, invece, sono coperte con volta a crociera a quattro vele e hanno ciascuna otto campate; sotto ognuna delle due torri della facciata occidentale si trova un'unica campata quadrata con volta a crociera a otto vele, comune alla coppia di navate laterali corrispondenti. Nella prima campata della navata esterna di destra, addossato alla parete, si trova il cosiddetto Crocifisso di Napoleone III; la scultura, commissionata da Napoleone III di Francia, è in bronzo e poggia su una colonna marmorea. Sul lato opposto, nella prima campata della navata esterna di sinistra, vi è una statua marmorea raffigurante la Madonna col Bambino, di scultore anonimo, sostenuta anch'essa da una colonna. La prima campata della navata centrale è occupata dalla cantoria in pietra che sorregge l'organo maggiore, con parapetto ligneo scolpito, ricostruita su progetto di Viollet-le-Duc. Sotto la settima arcata di destra della navata centrale, si trova il pulpito ligneo neogotico, anch'esso realizzato su progetto di Viollet-le-Duc. A ridosso del pilastro di destra della crociera, nella navata centrale, si trovava la statua equestre di Filippo il Bello, poggiante su una piattaforma sorretta da due colonne; la scultura, distrutta durante la Rivoluzione francese, era stata offerta dal re come ex voto dopo la vittoria ottenuta presso Mons-en-Pévèle nel 1304 contro le truppe della Contea delle Fiandre.

Sotto l'arcata che divide la navata laterale interna di destra dal transetto, a ridosso del pilastro di sinistra, vi è il Memoriale dei soldati dell'Impero britannico morti durante la prima guerra mondiale, una lapide ornata con lo stemma reale del Regno Unito che commemora il milione di soldati britannici morti in Francia e per la maggior parte ivi sepolti. L'inaugurazione si tenne il 7 luglio 1924 alla presenza dell'allora principe di Galles il futuro Edoardo VIII del Regno Unito. Lapidi similari si trovano in diverse altre cattedrale francesi (la prima venne apposta nel 1922 dalla Commonwealth War Graves Commission nella cattedrale di Amiens) e nel 1926 ne venne collocata una all'interno dell'abbazia di Westminster, a Londra.

Le navate sono divise da pilastri di forme differenti. I cinque pilastri più vicini al transetto, risalenti alla fine del XII secolo, sono quelli più antichi e riprendono la forma cilindrica di quelli dell'abside e del coro; la parte superiore è costituita da un capitello scolpito con foglie d'acanto. I quattro pilastri più vicini alla facciata, invece, vennero costruiti intorno al 1220 e, mentre i primi tre sono polistili, il quarto riprende la forma dei pilastri antichi con l'aggiunta di una colonnina dalla parte della navata centrale; anche gli otto pilastri del XIII secolo terminano in alto con capitelli con foglie d'acanto. I lampadari risalgono al XIX secolo e sono in bronzo dorato.

Al di sopra delle navate laterali interne, vi è il matroneo, coperto da volta a crociera con quattro vele, che affianca il transetto e continua intorno all'abside e il coro. Le due gallerie, nell'area relativa al piedicroce, si aprono sulla navata centrale con trifore ogivali (nella prima campata con una bifora per lato). Soltanto le finestre del matroneo di destra dispongono di un'ulteriore apertura circolare, nel caso delle trifore sopra il fornice centrale, nel caso delle bifore in asse con la colonnina. Il matroneo è illuminato dall'esterno attraverso delle finestre a forma di lunetta ogivale all'interno della quale si articolano più rosette circolari (solo nella prima campata si trova una monofora); le vetrate che le chiudevano vennero realizzate negli anni 1960 da Jacques Le Chevallier contemporaneamente a quelle della navata centrale.

Il cleristorio della navata centrale è costituito da due finestre per parete per ciascuna campata (con l'eccezione della prima, priva di aperture all'infuori di due piccoli oculi a forma di quadrilobo); esse sono di tre tipologie: monofore, bifore e rosoni. Le monofore appartengono al cleristorio originale del XII secolo e sono poste all'inizio e alla fine della navata; nei pressi del transetto, sotto di esse vi sono dei rosoni che non danno sull'esterno, ma su un ambiente sottotetto; la ricostruzione del cleristorio originario è frutto dei restauri ottocenteschi. le bifore, in totale sei per lato, vennero aperte tra il 1225 e il 1250 per favorire una migliore illuminazione dell'interno della navata.

Le vetrate, rimosse dopo l'incendio dell'aprile 2019, vennero realizzate in stile astratto da Jacques Le Chevallier tra il 1952 e il 1967 e installate tra il 1963 e il 1967, contemporaneamente a quelle del matroneo, e sono tutte l'una diversa dall'altra. Esse sostituivano quelle settecentesche, trasparenti con bordo blu decorato con gigli e monogrammi mariani, installate in luogo di quelle del XIII secolo, policrome, che raffiguravano personaggi stanti.

Le vetrate attuali, realizzate a partire dal 1964 e occupanti complessivamente una superficie di oltre 400 metri quadri, furono ideate in progressione, dalla controfacciata, dove predomina il colore blu, al transetto, dove vi è prevalenza del colore rosso, avendo come tema la Gerusalemme celeste in relazione al XX secolo. L'artista volle tradurre in un linguaggio moderno quello delle antiche vetrate medioevali, anche per ovviare all'aspra polemica che era stata suscitata dalla volontà di installare opere di arte contemporanea all'interno di un monumento storico.

Cappelle laterali

Lungo le navate laterali esterne, si aprono varie cappelle, ricavate intorno al 1225 nello spazio tra i contrafforti: nell'area del piedicroce esse sono complessivamente quattordici, sette per lato, a pianta quadrangolare, coperte con volta a crociera a quattro vele e illuminate ciascuna da una bifora o quadrifora esternamente sormontata da una ghimberga. Le vetrate a grisaille (presenti in tutte le cappelle eccetto quella di Sant'Anna) furono realizzate nel 1864-1865 su disegno di Eugène Viollet-le-Duc da Édouard Didron (cappelle di sinistra) e Alfred Gérente (cappelle di destra).

Tra il 1630 e il 1707, quasi ogni anno, la corporazione degli orafi parigini donò alla cattedrale il 1º maggio, come omaggio alla Madonna, un dipinto con scene tratte dagli Atti degli Apostoli; tali pitture, chiamate Mays, erano in totale settantasei e trovavano collocazione nelle cappelle laterali, nelle cappelle radiali e sopra le arcate della navata e del deambulatorio; attualmente rimangono nella cattedrale tredici dipinti, situati nel transetto e nelle cappelle del piedicroce.

Cappelle di sinistra

La prima cappella di sinistra, già dedicata a san Leonardo, è il battistero; al centro di essa si trova il fonte battesimale (1860), realizzato in bronzo dallo scultore Louis Bachelet su disegno di Eugène Viollet-le-Duc; caratterizzato dalla forma a quadrilobo della vasca, la quale è sorretta da colonnine, è decorato alla base dalle statue degli Evangelisti ed è sormontato da una statua raffigurante San Giovanni Battista. Di fianco al fonte, si trova il cero pasquale, poggiante su un candelabro in stile moderno, opera di Jean e Sébastien Touret. Sulle pareti laterali dell'ambiente si trovano due dipinti: a sinistra vi è la Discesa dello Spirito Santo di Jacques Blanchard, donata dalla corporazione degli orafi per il maggio 1634; a destra, invece, l'Adorazione dei pastori di Jérome Francken (1585).

La seconda cappella di sinistra è dedicata a san Carlo Borromeo; all'interno di essa si trovano due dipinti: sulla parete di sinistra vi è uno dei quadri dono della corporazione degli orafi, raffigurante San Paolo che acceca il falso profeta Barjesu e converte il proconsole Sergio, di Nicolas Loir (1650); sulla parete di destra, soprastante l'altare, vi è una tavola di Lubin Baugin, raffigurante la Pietà, risalente alla metà del XVII secolo. Davanti alla quadrifora, poggiante su un piedistallo, vi è una statua marmorea raffigurante San Carlo Borromeo realizzata nel 1867 da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume che prese come modello il canonico e arciprete della cattedrale Claude-Marie-Charles Deplace.

La terza cappella di sinistra, già dedicata a santa Genoveffa, prende il nome attuale di cappella della Santa Infanzia dall'omonima opera missionaria fondata nel 1843; sopra l'altare vi è un gruppo scultoreo marmoreo raffigurante l'episodio biblico del Sinite parvulos ad me venire, di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume (1864). Sulla parete opposta, vi è la tavola della Flagellazione di San Pietro e San Silvano, di Louis Testelin, donata dalla corporazione degli orafi nel 1655. Sopra la mensa dell'altare è posta una teca contenente le reliquie di san Paolo Tchen, martire in Cina nel 1861 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2000, che furono portate nella cattedrale nel 1920; nella cappella sono esposte due tele realizzate dal cinese Yin Xin nel 2017, facenti parte di un ciclo intitolato Métamorphoses e raffiguranti San Paolo Tchen (a lato dell'altare) e Santa Madre con suo Figlio (sotto la quadrifora, secondo l'iconografia di Nostra Signora di Cina).

Segue la cappella dedicata a san Vincenzo de' Paoli. A pavimento, a ridosso della parete di fondo si trova il Monumento funebre di Léon-Adolphe Amette, cardinale e arcivescovo di Parigi dal 1908 al 1920; la statua, realizzata da Hippolyte Lefèbvre nel 1923, raffigura il cardinale inginocchiato rivestito della cappa magna. Sull'altare, la cui mensa è sorretta da due colonnine, vi è una statua, anch'essa marmorea, di San Vincenzo de' Paoli realizzata intorno al 1864 da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume. Sulla parete opposta vi è il dipinto Sant'Andrea che gioisce alla vista della croce del suo martirio di Louis-Gabriel Blanchard, dono della corporazione degli orafi per il maggio 1670.

La cappella successiva, già intitolata a san Giuliano l'ospitaliere e a santa Maria Egiziaca, è attualmente dedicata a Nostra Signora di Guadalupe, la cui immagine è raffigurata nel mosaico collocato sopra l'altare e realizzato nel 1949 dallo Studio del mosaico vaticano, che venne arricchita di una corona recante sia i gigli francesi, sia i simboli del Messico (quella attuale è una copia dell'originale, custodita nel tesoro della cattedrale). Sulla parete opposta, invece, vi è il dipinto donato dalla corporazione degli orafi per il maggio 1687, il quale raffigura la Predicazione del profeta Agabo a San Paolo, di Louis Chéron. Nella cappella si trovano anche un ritratto di San Juan Diego Cuauhtlatoatzin, che secondo la tradizione avrebbe ricevuto l'apparizione della Madonna di Guadalupe, e una copia di Dante Meza del Señor de Los Milagros, patrono di Lima e del Perù, donata nel 2014.

La sesta cappella di sinistra, già di Santa Caterina d'Alessandria, è dedicata a san Landerico, il quale è raffigurato in una statua (di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume, 1865) in atteggiamento benedicente, con i paramenti liturgici e le insegne episcopali. Nella cappella si trovano due dipinti donati dalla corporazione degli orafi, Il figlio di Sceva percosso dal demonio, di Mathieu Elyas (1702) e la Crocifissione di Sant'Andrea di Charles Le Brun (1647)..

L'ultima cappella di sinistra è dedicata a santa Clotilde, la cui statua policroma, di Claude Anthime Corbon (1864), è posta sopra l'altare. Sotto la quadrifora che si apre nella parete di fondo, trova luogo la Lapide del canonico Etienne Yver, opera di anonimo, risalente al 1468 e monumento storico di Francia dal 1905. Già situata nella demolita cappella di San Nicola adiacente al chiostro, la lastra marmorea è decorata con un bassorilievo raffigurante il cadavere del defunto mangiato dai vermi e, sopra, il canonico nel suo sarcofago affiancato da Santo Stefano e San Giovanni; in alto, Cristo giudice in trono benedicente circondato dalle schiere angeliche mentre con la sinistra tiene il libro della vita e in bocca ha due spade incrociate.

Cappelle di destra

La prima cappella di destra, già cappella della corporazione degli orefici, è dedicata al loro patrono, Sant'Eligio di Noyon. Il 1º maggio 1963, gli orefici di Parigi donarono a questa cappella l'altare, il crocifisso e i due candelabri dorati, questi ultimi caratterizzati dal fatto di sporgere dalla parete cui l'altare è addossato, realizzati da Philippe Kaeppelin. In una nicchia posta sotto la quadrifora che dà luce all'ambiente, si trova la statua raffigurante il santo dedicatario, anch'essa donata dagli orafi nel 1963 e dagli stessi restaurata nel 2005 dopo che era stata danneggiata da un atto vandalico; il 13 dicembre di ogni anno, memoria liturgica di sant'Eligio, essa viene portata in processione all'interno della cattedrale. Sulla parete di destra, vi è il dono degli orefici per il maggio del 1651, una tavola raffigurante la Lapidazione di Santo Stefano, opera di Charles Le Brun.

La cappella che segue è dedicata a San Francesco Saverio; l'altare, realizzato come il confessionale su disegno di Eugène Viollet-le-Duc, è sormontato da una statua del 1860 di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume raffigurante San Francesco Saverio che battezza; questa cappella, come la successiva dedicata a Santa Genoveffa, è adibita a luogo per la Confessione e per il dialogo con i sacerdoti.

La cappella di Santa Genoveffa ospita varie opere d'arte. Sulla parete di destra vi è la Crocifissione di San Pietro, dipinto donato per il maggio 1643 dalla corporazione degli orafi e realizzato da Sébastien Bourdon; la composizione è caratterizzata da un'elevata dinamicità dei personaggi, tipica dello stile barocco. Sulla parete opposta, al centro, vi è una statua marmorea raffigurante la santa dedicataria della cappella, di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume (1865 circa); questa è affiancata da due dipinti: a sinistra il Martirio di Santa Caterina d'Alessandria di Joseph-Marie Vien (1752) e a destra il Martirio di San Bartolomeo, di Lubin Baugin (1650 circa).

La quarta cappella di destra è dedicata a san Giuseppe, il quale è raffigurato insieme a Gesù fanciullo in una statua policroma di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume (1865), posta al di sopra dell'altare, sulla parete di sinistra dell'ambiente. Sulla parete opposta vi è un dipinto raffigurante la Predicazione di San Pietro a Gerusalemme, opera di Charles Poërson e dono della corporazione degli orafi per il maggio 1642; San Pietro è raffigurato mentre predica all'interno del Tempio di Gerusalemme, caratterizzato quest'ultimo dalla presenza di due colonne tortili simili a quelle del baldacchino della basilica di San Pietro in Vaticano, di Gian Lorenzo Bernini. Su una mensola addossata alla parete di fondo vi è un ostensorio monumentale, realizzato su disegno di Viollet-le-Duc nel 1868 da Placide Poussielgue-Rusand e donato alla cattedrale degli orafi parigini per il maggio dell'anno 1949.

Segue la cappella di San Pietro apostolo. Il suo altare, addossato alla parete di sinistra, è caratterizzato dalla presenza di una boiserie in legno scuro, risalente al XVI secolo e facente parte dell'arredamento dell'antica sala capitolare della cattedrale; questa presenta una fitta decorazione a bassorilievo, con figure di santi ciascuna all'interno di una propria nicchia con arco a tutto sesto. Sulla sommità, vi è una statua lignea di San Pietro che tiene in mano la croce, simbolo del suo martirio (1865 circa, di Claude Anthime Corbon su disegno di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume). Sulla parete opposta vi è il dipinto di Aubin Vouet Il centurione Cornelio ai piedi di San Pietro, donato dagli orafi parigini per il maggio 1639.

La sesta cappella che si apre sulla navata laterale di destra è quella dedicata a Sant'Anna, madre di Maria. La vetrata policroma che chiude la quadrifora fu realizzata dal mastro vetraio Édouard Didron su disegno di Viollet-le-Duc nel 1864 e raffigura l'Albero di Iesse. Sulla parete di destra si trova il dipinto del maggio 1637, la Conversione di San Paolo, opera di Laurent de La Hyre. La statua di Sant'Anna con Maria bambina è di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume (1864) e nella cappella si trova anche un medaglione proveniente dal mausoleo di Charles de la Grange-Trianon (canonico morto nel 1733 e sepolto nella cappella di Santa Clotilde), realizzato nel 1752 da Henri Nicolas Cousinet. Sopra l'altare, il quale è addossato alla parete di sinistra, vi è la Natività della Vergine, pala dei fratelli Le Nain (1640 circa).

La settima e ultima cappella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù e ospita la statua di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume Cristo mostra le sue piaghe (1864) e un dipinto su tela dell'artista contemporaneo Hubert Damon raffigurante Gesù Crocifisso, Albero della Vita (2004), commissionato dall'arcivescovo cardinale Jean-Marie Lustiger in occasione della missione diocesana di quell'anno.

Transetto e crociera

Il transetto della cattedrale si compone di due bracci simmetrici e della volta a crociera, per una lunghezza totale di 48 metri e una larghezza di 14 metri (2 metri in più rispetto alla larghezza della navata). Ciascuno dei due bracci laterali si compone di due campate; quella esterna, sporgente dal corpo di fabbrica della cattedrale, è coperta con volta a crociera a quattro vele e, nella parte superiore delle pareti laterali, è decorata con finestre cieche disposte su due ordini, una quadrifora in quello superiore e tre bifore in quello inferiore. Le pareti della campata interna, invece, presentano uno schema analogo a quello della navata, con in basso due arcate che danno sulle navate laterali e sul deambulatorio (queste ultime sormontate da ghimberga); al di sopra di esse il matroneo con trifore nella parete occidentale e bifore in quella orientale; più in alto il cleristorio, composto da due livelli, quello inferiore con monofore e quello superiore con rosoni circolari. La crociera, già sormontata dalla flèche, era coperta da una volta a crociera con quattro vele sorretta da spessi pilasti polistili, in gran parte crollata durante l'incendio del 15 aprile 2019; questa venne integralmente ricostruita nel XVIII secolo ed era caratterizzata dalla presenza, al centro della chiave di volta, di un dipinto raffigurante Nostra Signora di Parigi su fondo stellato, con intorno quattro sculture barocche dorate ciascuna delle quali raffigurava una testa d'angelo.

Fino agli inizi del XXI secolo, dalla volta della crociera pendeva la Grande corona luminosa (in francese: Grande couronne de lumière), dal 2007 nel deambulatorio settentrionale, un lampadario realizzato dall'orafo Placide Poussielgue-Rusand su disegno di Eugène Viollet-le-Duc.

Al centro della parete di fondo del braccio di destra del transetto, vi è il portale, sormontato da una ghimberga; alla sommità di quest'ultima, vi è una statua marmorea raffigurante Cristo benedicente, risalente al 1260 circa. Ai lati del portale, si trovano, ciascuna sopra un proprio piedistallo, due statue: quella di destra raffigura a grandezza naturale Santa Teresa di Gesù Bambino e venne realizzata in stucco dallo scultore Louis Castex nel 1929; la scultura di destra, raffigurante Santa Giovanna d'Arco, è in marmo ed è opera di Charles Desvergnes, che la fece tra il 1900 e il 1920. Sulla parete di sinistra, vi è un dipinto di Antoine Nicolas, raffigurante San Tommaso d'Aquino (1648), donato dal convento domenicano dell'Annunciazione di Parigi nel 1947, in occasione del settimo centenario della morte del santo; questi è raffigurato seduto su un trono posto sopra un piedistallo sul quale sta scritto l'appellativo di Doctor angelicus e intorno al quale vari religiosi si protendono verso la fonte della saggezza, posta davanti a Tommaso. Su uno dei pilastri polistili, vi è un'iscrizione che ricorda la presa di possesso della cattedra parigina da parte di Jean-Marie Lustiger, avvenuta il 27 febbraio 1981. Nel braccio destro del transetto si trovava la scultura medievale in pietra policroma dell'Adamo, risalente al 1260 e opera di Pierre de Montreuil, che faceva parte dell'antico jubé della cattedrale; considerato uno dei capolavori della scultura gotica e caratterizzato da un forte richiamo all'arte classica, attualmente si trova al Museo di Cluny.

Nel braccio sinistro del transetto, sulla parete di sinistra, si trova il quadro che fu donato dalla corporazione degli orafi parigina per il maggio dell'anno 1635: realizzato da Laurent de La Hyre, esso raffigura San Pietro che guarisce i malati con la sua ombra. Sotto di esso vi è un'icona raffigurante la Madonna col Bambino. Davanti alla parete di fondo, alla destra del portale, vi è una statua marmorea raffigurante San Dionigi di Parigi, opera di Nicolas Coustou (1713), in precedenza collocata nella crociera, all'interno dell'area presbiterale, a ridosso del pilastro di sinistra del coro. Ai piedi della statua, vi è il Reliquiario di Santa Genoveffa, pregevole manufatto d'oreficeria in stile neogotico, opera di Placide Poussielgue-Rusand che lo realizzò nel 1850 su disegno di Arthur Martin. Alla sinistra della statua, invece, vi è la Madonna degli Studenti, statua marmorea scolpita da Antoine Vassé nel 1772 e raffigurante la Madonna con in braccio Gesù; collocata nel 1726 nella cappella assiale, acquisì la sua attuale ubicazione nel corso dei restauri diretti da Viollet-le-Duc e nel XIX secolo acquisì il particolare titolo con il quale viene tuttora chiamata. Sulla parete di destra del transetto si trova una tela di Guido Reni, raffigurante il Trionfo di Giobbe. L'opera era stata commissionata al pittore italiano dall'Arte della Seta di Bologna per esser collocata nella propria cappella, all'interno della chiesa di Santa Maria della Pietà; giunse a Parigi in seguito alle spoliazioni napoleoniche e venne collocata all'interno della cattedrale, prima nei pressi della controfacciata, poi nel transetto.

Coro e abside

Il coro, dal punto di vista architettonico, segue lo schema della navata. Esso è composto da due campate, ciascuna delle quali è coperta da volta a crociera con sei vele (parzialmente danneggiate nell'incendio dell'aprile 2019 con la caduta di alcune pietre), e termina con l'abside semicircolare, divisa da pilastri polistili in cinque sezioni, ciascuna delle quali corrisponde a una vela della volta e a una cappella radiale del deambulatorio. Le pareti del coro e dell'abside seguono anch'esse lo schema della navata centrale del piedicroce: in basso si trovano le arcate ogivali poggianti su pilastri cilindrici con capitello che li mettono in comunicazione con il deambulatorio; più in alto vi è il matroneo, che si apre sull'interno della chiesa con delle bifore, particolarità peculiare della cattedrale di Parigi e dell'abbazia di Saint-Remi a Reims, e, sull'esterno, nell'area dell'abside con delle trifore, in quella del coro da rosoni circolari. Il cleristorio è interamente composto da alte bifore, con l'eccezione della coppia composta da monofora e rosone presente nella prima campata del coro. Oltre il transetto, le due coppie di navate laterali continuano fino a congiungersi intorno all'abside formando un doppio deambulatorio; nella sesta campata della navata meridionale interna, a pavimento, si trova il cenotafio del cardinal Luis-Ernest Dubois di Henri Bouchard (1929).

L'attuale assetto del coro e dell'abside è dovuto prevalentemente agli importanti lavori di restauro condotti su progetto di Robert de Cotte tra il 1708 e il 1725 per adempiere al voto di Luigi XIII, con alcune modifiche successive. Nel corso dei restauri settecenteschi, vennero realizzati in stile barocco il nuovo altare maggiore e il rivestimento marmoreo delle arcate intorno a esso. Già nel secolo precedente, su commissione del cardinale Richelieu, erano stati realizzati quattordici arazzi raffiguranti scene della vita della Vergine, poi venduti nel 1739 alla cattedrale di Strasburgo; quattro di essi, raffiguranti l'Annunciazione, la Visitazione, l'Assunzione e l'Incoronazione di Maria, sono stati esposti all'interno del transetto della cattedrale di Parigi dal 27 luglio 2013 all'8 settembre successivo per gli 850 anni dalla fondazione della chiesa. A partire dal 1715, anno in cui vennero realizzate e installate le tre grandi sculture della Pietà, di Luigi XIII e Luigi XIV, il canonico de La Porte commissionò vari artisti otto tele per decorare le pareti del coro: l'Annunciazione a Claude Guy Hallé, la Visitazione a Jean Jouvenet, la Natività e l'Adorazione dei Magi a Charles de La Fosse, l'Assunzione e Gesù nel tempio a Antoine Coypel, la Fuga in Egitto e la Purificazione a Louis Boullogne II. Nel 1753 vennero realizzati i nuovi stalli lignei del coro e venne demolito lo jubé, costruito nel XIV secolo da Raymond du Temple e in seguito modificato con aggiunte barocche. Durante i restauri ottocenteschi, Eugène Viollet-le-Duc eliminò il rivestimento barocco degli archi e sostituì la mensa barocca dell'altare con una nuova in stile neogotico.

Le vetrate policrome del cleristorio del coro e dell'abside, rimosse precauzionalmente in seguito all'incendio del 15 aprile 2019, vennero installate durante i restauri ottocenteschi sotto la direzione di Eugène Viollet-le-Duc, che volle sostituire tutte le vetrate trasparenti del XVIII secolo per ripristinare lo stato delle cose medievale. La realizzazione delle vetrate che chiudono le tre bifore dell'abside venne affidata a Laurent-Charles Maréchal; esse sono incentrate sulla Madonna e raffigurano la Glorificazione della Vergine (al centro), l'Annunciazione (a sinistra) e la Visitazione (a destra).

Luigi Filippo di Francia, nel 1841, donò alla cattedrale un tappeto monumentale per coprire il pavimento del coro; il manufatto era stato realizzato tra il 1825 e il 1833 su disegno di Jacques-Louis de La Hamayde de Saint-Ange dalle prestigiose manifatture della Savonnerie e dei Gobelins. Esso consiste in una superficie di oltre 200 metri quadrati sulla quale sono raffigurati elementi architettonici, floreali e simboli della Chiesa cattolica. In seguito a un intervento di restauro, l'opera venne esposta per la prima volta dopo trent'anni nel gennaio 2014.

Fino al giugno 2018 nelle celebrazioni feriali venivano utilizzati un semplice altare marmoreo cubico, posto al centro del coro, e l'ambone realizzato da Jean e Sébastien Touret per il presbiterio della crociera, successivamente rimossi. Il coro è attualmente destinato anche alla celebrazione del sacramento del battesimo: infatti, non viene più utilizzato il fonte battesimale ottocentesco situato nella prima cappella laterale di sinistra, ma uno più moderno, mobile, realizzato nel 1987 dall'artista Goudji.

Presbiterio

Il presbiterio originario della cattedrale, secondo la ricostruzione di Eugène Viollet-le-Duc, si trovava nell'abside, separato dal coro da una balaustra traforata: l'antico altare maggiore, del XIII secolo, era circondato da una tenda e, dietro a esso, in posizione sopraelevata all'interno di un baldacchino in stile gotico, vi era il reliquiario di San Marcello, al quale si accedeva tramite una scala a chiocciola in legno. Tra il 1698 e il 1700, era stato elaborato da Jules Hardouin Mansart un progetto, mai realizzato, per un nuovo presbiterio da collocarsi non più nell'abside, ma nell'area della crociera; questo sarebbe stato notevolmente sopraelevato rispetto al resto della chiesa con una confessione davanti all'altare maggiore, il quale sarebbe stato sovrastato da un baldacchino simile a quello della chiesa del Val-de-Grâce, opera di François Mansart, prozio di Jules Hardouin, ispirato al baldacchino della basilica vaticana del Bernini. Nel corso dei restauri della prima metà del XVIII secolo condotti da Robert de Cotte, venne costruito un nuovo altare in sostituzione di quello medievale con paliotto raffigurante l'Ultima Cena e, alle sue spalle, il gruppo scultoreo La Pietà con Luigi XIII e Dio Padre (rimosso entro il 1715). Nel 1803, in sostituzione dell'altare distrutto durante la Rivoluzione francese, ne venne costruito uno nuovo, in marmo bianco, decorato con bassorilievi dorati raffiguranti la Resurrezione di Gesù al centro e Angeli con gli strumenti della Passione ai lati e, sul tabernacolo, l'Agnello di Dio. Viollet-le-Duc costruì un nuovo altare in stile neogotico, attualmente in loco.

Dopo il Concilio Vaticano II, su progetto di monsignor Jehan Revert, canonico e maestro di cappella, il presbiterio venne spostato dall'abside, dove tuttavia rimase l'altare antico, alla crociera, dove venne utilizzata stabilmente a tale scopo una struttura provvisoria, già in uso per le celebrazioni minori o per alcune a carattere eccezionale, con un altare in legno sostituito, durante l'episcopato di Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi dal 1981 al 2005, da uno più piccolo, il cui paliotto era costituito da un bassorilievo in pietra riproducente l''Incoronazione della Vergine'' dai bassorilievi del fianco sinistro della cattedrale, attualmente nella chiesa parigina di Saint-Joseph des Nations. Nel 1989 l'allestimento del presbiterio venne ulteriormente cambiato, con nuovi arredi in stile moderno, opera di Jean e Sébastien Touret: l'altare bronzeo, dedicato il 16 giugno dello stesso anno, venne posizionato sopra una pedana ottagonale preceduta da cinque gradini, con sulla destra l'ambone e sul lato opposto sette candelabri; la nuova cattedra era addossata al pilastro di sinistra della crociera, di fianco alla statua marmorea di San Dionigi di Parigi. Successivamente, nel 2004, l'area è stata ulteriormente modificata su progetto di Jean-Marie Duthilleul e Benoît Ferré, con la rimozione della statua di San Dionigi, della cattedra moderna e della cancellata di divisione fra la crociera e il coro, la realizzazione di nuovi ambone e sede e gli spostamento e ulteriore sopraelevazione dell'altare. Nel corso dell'intervento, è stato allestito un presbiterio provvisorio nell'ultima campata della navata centrale, con al centro un altare mobile in legno dipinto.

Il presbiterio della cattedrale occupa la metà orientale della crociera ed è rialzato rispetto al piedicroce, della quale ha la medesima pavimentazione; al centro, ulteriormente sopraelevato da due gradini, si trova l'altare maggiore. Esso venne realizzato da Jean e Sébastien Touret in stile moderno, è integralmente in bronzo, ha la forma di un parallelepipedo rettangolo; ed è alto 1,20 metri; la parte anteriore e le due fiancate sono decorati ad altorilievo con i Quattro Evangelisti (lato anteriore, da sinistra a destra: Matteo, Marco, Luca e Giovanni), Ezechiele e Geremia (fiancata sinistra) e Isaia e Daniele (fiancata destra), mentre quella posteriore è liscia. La croce moderna d'altare, mobile, è appoggiata al centro della mensa e reca al centro un bassorilievo raffigurante la Cena di Emmaus. A ridosso del pilastro di sinistra del coro, vi è l'ambone, dalle semplici forme moderne, costituito da base in marmo e da un leggio in bronzo, al quale si accede mediante alcuni gradini anch'essi in bronzo; esso è sovrastato da tre sculture lignee raffiguranti San Dionigi di Parigi tra i Santi Eleuterio e Rustico, anch'esse dei Touret. L'altare e l'ambone sono stati notevolmente danneggiati durante l'incendio del 15 aprile 2019, schiacciati dalle pietre della volta della crociera crollata per il collasso del tetto e della flèche. Sul lato opposto, di fianco al parallelepipedo marmoreo che costituisce la sede per i celebranti non vescovi, vi è la statua marmorea di Nostra Signora di Parigi, poggiante su una colonna, risalente al XIV secolo e portata nella cattedrale nel 1818 per decorare il trumeau del portale della Vergine, poi collocata da Viollet-le-Duc nella sua posizione attuale, ove nel XII secolo si trovava un altare dedicato alla Vergine. La statua è in marmo e presenta solo alcune tracce dell'originaria policromia sugli ornamenti del manto, ripristinate nel 2004 durante un intervento di ripulitura effettuato in occasione del rifacimento del presbiterio; essa raffigura Maria incoronata che tiene sul braccio sinistro il Gesù Bambino con il globo e nella mano destra un fiore. Durante il periodo pasquale viene posizionato nel presbiterio, tra l'altare e l'ambone il candelabro del cero pasquale, realizzato da Placide Poussielgue-Rusand su disegno di Viollet-le-Duc nella seconda metà del XIX secolo; in bronzo dorato, è caratterizzato da una base triangolare e da una ricca decorazione a girali vegetali in stile neomedioevale.

Coro ligneo

In corrispondenza delle prime tre arcate del coro, sui due lati, si trovano gli stalli che compongono il coro ligneo; in totale 78 (52 nell'ordine superiore e 26 in quello inferiore), il loro ordine venne invertito dopo la demolizione dello jubé, che comportò anche l'eliminazione di parte dei seggi, che in origine erano 114. I primi due seggi di entrambe le serie sono sormontati da un baldacchino e circondati da un parapetto; quello di destra ospita la cattedra dell'arcivescovo di Parigi, mentre quello di sinistra viene utilizzato durante le concelebrazioni da vescovi ospiti.

I seggi superiori sono sormontati da un'elaborata boiserie, realizzata su disegni di René Charpentier e Jean Dugoulon da Luois Marteau (a destra) e di Jean Noel (a sinistra); la decorazione si articola all'interno di riquadri con un'iconografia incentrata sulla vita della Vergine, intorno ai quali si trovano dei bassorilievi raffiguranti gli strumenti della Passione di Gesù e i simboli del re di Francia. All'interno dei riquadri di sinistra, a partire dalla crociera sono raffigurate le seguenti scene: la Natività della Vergine, la Presentazione di Maria al Tempio, Sant'Anna che istruisce sua figlia, lo Sposalizio della Vergine con Giuseppe, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività di Gesù, e l'Adorazione dei Magi. All'interno dei riquadri di destra, a partire dall'abside, sono raffigurati i seguenti episodi: Maria ai piedi della Croce, la Deposizione di Gesù dalla Croce, la Discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, l'Assunzione della Vergine, l'Allegoria della Religione (raffigurata con una donna inginocchiata), l'Allegoria della Prudenza (rappresentata da una donna con in mano un serpente), l'Allegoria dell'Umiltà (raffigurata con una donna con in mano lo scettro miracoloso) e l'Allegoria del Dolore (rappresentata da una donna con la testa bassa). La boiserie dei due seggi vescovili presenta due bassorilievi: a sinistra San Dionigi e i compagni Rustico ed Eleuterio; a destra la Guarigione di Clodoveo I per intercessione di san Germano. Le parti della boiserie rimosse dopo la demolizione dello jubé si trovano nella torre sud della facciata, nella sala soprastante la prima campata delle due navate laterali.

Transenne del coro

Esternamente, il coro è chiuso da due transenne, realizzate tra il XIII e il XIV secolo, terminate mentre erano architetti della cattedrale Pierre de Chelles, Pierre de Montreuil e Jean de Chelles; mutilate durante i restauri settecenteschi, sono state restaurate nel secolo successivo nell'ambito dei lavori condotti da Eugène Viollet-le-Duc. Verso il deambulatorio, esse presentano una decorazione policroma a bassorilievo disposta su due fasce: in quella inferiore vi è una serie di archetti con, dipinti, gli stemmi degli arcivescovi di Parigi; in quella superiore, invece, scene tratte dai Vangeli.

La narrazione ha inizio a partire dall'abside nella transenna di sinistra; qui sono raffigurate scene della Natività e della vita di Gesù disposte secondo il seguente ordine: la Visitazione, l'Annuncio ai pastori, la Natività di Gesù, l'Adorazione dei Magi, la Strage degli Innocenti, la Fuga in Egitto, la Presentazione di Gesù al Tempio, Gesù che discute con i dottori, il Battesimo di Gesù, le Nozze di Cana, l'Ingresso di Gesù a Gerusalemme, l'Ultima Cena, la Lavanda dei piedi e Gesù nell'Orto degli Ulivi. La narrazione continua sulla transenna di destra, più antica rispetto a quella di sinistra, saltando la Crocifissione (che si trovava sullo jubé) e trattando le vicende successive alla risurrezione di Gesù: Gesù appare alla Maddalena, Gesù appare alle pie donne, Gesù appare a San Pietro, Gesù appare ai discepoli di Emmaus, Gesù appare ai discepoli nel Cenacolo, Gesù appare a San Tommaso, la Pesca miracolosa, Cristo appare agli apostoli in Galilea, Gesù appare agli apostoli presso il Giardino degli Ulivi.

Altare della Pietà

Nell'abside si trova ancora il presbiterio settecentesco, con pavimento in marmi policromi raffigurante lo stemma del re di Francia circondato dal collare dell'Ordine dello Spirito Santo; al centro, vi è il neogotico altare della Pietà, già altare maggiore (attualmente utilizzato per alcune celebrazioni feriali in alternanza con l'odierno altare maggiore), decorato con archetti trilobati poggianti su semicolonnine; originariamente, sopra la mensa, lungo il lato opposto alla navata, vi era un rialzo per collocarvi i candelabri e il crocifisso, con una fitta decorazione vegetale a bassorilievo, rimosso dopo il Concilio Vaticano II. Alla sinistra dell'altare, ove trovava luogo la cattedra fino alla realizzazione dell'attuale presbiterio, vi è il tabernacolo in stile neogotico. I manufatti vennero realizzati su disegno di Viollet-le-Duc, che presentò il progetto nel novembre 1857.

Sotto l'arcata centrale dell'abside, vi è il gruppo scultoreo della Pietà, opera di Nicolas Coustou che lo realizzò tra il 1714 e il 1715. La scultura è in marmo di Carrara e poggia su un basamento decorato da un bassorilievo dorato raffigurante Gesù deposto dalla Croce e portato nel sepolcro; quest'ultimo proviene dalla chiesa dell'ex convento dei cappuccini situato nei pressi di place Vendôme, per la quale lo realizzò François Girardon. Nel gruppo marmoreo di Coustou, Maria appare addolorata per la morte del figlio, il cui corpo lei tiene sulle ginocchia; di fianco a lei si trovano due angeli, l'uno sostiene la mano sinistra di Gesù, l'altro porta la Corona di spine. Alle spalle del gruppo scultoreo, vi è la grande Croce in bronzo dorato realizzata da Marc Couturier nel 1993, sormontata dalla Gloria dello stesso autore (1997). Sotto di essa, nel deambulatorio, vi è il marmoreo monumento funebre del vescovo Simon Matifas de Bucy, degli inizi del XIV secolo restaurato nel 2014 dall'atelier Arcoa, mentre nelle campate limitrofe vi sono due medaglioni bronzei realizzati da Henri Navarre nel 1953 che commemorano rispettivamente i cardinali Jean Verdier (sud) e Emmanuel Célestin Suhard (nord). Nell'abside, ai lati della Pietà vi sono altre due statue in marmo bianco, entrambe del 1715: la statua di sinistra raffigura Luigi XIV inginocchiato, di Antoine Coysevox; la statua di destra, invece, ritrae Luigi XIII nell'atto di offrire la corona alla Vergine, di Guillaume Coustou. Queste ultime due statue e quella della Pietà vennero rimosse nel 1793 e ricollocate nella cattedrale nel 1815, quelle dei sovrani su nuovi piedistalli completati nel 1816 con lo stemma del re di Francia.

Davanti ai sei pilastri dell'abside vi sono altrettante statue in bronzo raffiguranti degli angeli. Ognuno di essi tiene in mano un oggetto specifico di quelli usati durante la Passione di Gesù: da sinistra, il primo porta la Lancia di Longino, il secondo i Chiodi, il terzo la canna per bere, il quarto la Corona di spine, il quinto la spugna e il sesto il Titulus crucis.

Cappelle del deambulatorio

Lungo il deambulatorio esterno si aprono in corrispondenza del coro cinque cappelle a pianta rettangolare per lato, e la zona dell'abside ha cinque cappelle radiali. Nel progetto originario, secondo la ricostruzione di Eugène Viollet-le-Duc, le cappelle radiali dovevano essere tre e avere forma semicircolare; i loro santi dedicatari sarebbero stati rispettivamente la Vergine, Santo Stefano e la Santissima Trinità. La decorazione ad affresco delle pareti è in stile neomedievale ed è frutto dei restauri ottocenteschi.

Cappelle laterali di sinistra

Le vetrate a grisaille delle cappelle laterali di sinistra risalgono al 1864 e sono opera di Antoine Lusson che le realizzò su disegno di Viollet-le-Duc.

Le prime due cappelle sono adibite ad ambiente di servizio, mentre la terza corrisponde alla porta rossa.

Segue la cappella di San Ferdinando, priva di altare; al suo interno si trovano le tombe dell'arcivescovo di Parigi Christophe de Beaumont du Repaire (di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume, 1869) e del maresciallo di Francia Jean-Baptiste Budes de Guébriant e di sua moglie Renée du Bec-Crépin (anch'essa di Geoffroy-Dechaume) e il monumento funebre del cardinale François-Nicolas-Madeleine Morlot, il quale è ritratto in posizione orante (di Joseph-Stanislas Lescorné, 1870 circa); sulla parete di destra, affreschi con Scene della vita di san Ferdinando, mentre nel rosone della quadrifora vi è lo stemma della famiglia La Riboisière; la statua lignea di Sant'Antonio di Padova risale al 2013 ed è opera dell'atelier delle suore di Betlemme del monastero di Mougères, nel comune di Caux.

La quinta cappella di sinistra è dedicata a San Germano, dal 2018 dedicata anche alla Madonna di Częstochowa, la cui effigie è posta sotto la quadrifora; essa ospita il monumento funebre dell'arcivescovo Antoine-Eléonore-Léon Le Clerc de Juigné, progettato da Eugène Viollet-le-Duc nel 1865 riutilizzando una statua del prelato opera di Pierre Cartellier risalente al 1824; sulla parete opposta, al di sopra dell'altare, un affresco con Scene della vita di san Germano, mentre nel rosone della quadrifora vi è una vetrata ottocentesca raffigurante la Discesa dello Spirito Santo.

Cappelle radiali di sinistra

Le cappelle radiali seguono l'andamento semicircolare del matroneo e sono adornate da affreschi in stile neomedioevale di Viollet-le-Duc; all'architetto si deve anche il disegno delle vetrate a grisaille, realizzate nel 1862-1864 da Antoine Lusson. Le cappelle esterne si compongono di due campate ciascuna, le tre centrali di tre ciascuna.

La prima cappella da sinistra è dedicata a San Luigi IX di Francia e alle pareti presenta affreschi raffiguranti: San Luigi IX, San Clodoaldo, San Ludovico di Tolosa, Carlomagno sulla parete dell'altare; Santa Clotilde, Santa Radegonda, Beata Isabella di Francia e Santa Giovanna di Valois sulla parete opposta. Nella cappella vi sono anche alcune statue di piccole dimensioni realizzate da Claude-Anthime Corbon intorno al 1864 e raffiguranti Gesù Cristo, Maria Vergine, San Giovanni, San Dionigi, San Rustico e Sant'Eleuterio. Di fronte all'altare, a pavimento, è posto il settecentesco monumento funebre del cardinale Louis Antoine de Noailles; esso è costituito dalla figura del cardinale inginocchiata in marmo bianco, posta sopra un sarcofago in marmo nero ed è opera di Germain Boffrand, che lo realizzò dopo il 1729. Di fianco all'altare, poggiante su una colonnina, vi è una moderna statua lignea di Sant'Antonio di Padova. I rosoni di entrambe le quadrifore recano delle vetrate risalenti agli anni 1750 e realizzati da Jean Le Vieil, con gli stemmi dell'arcivescovo di Parigi cardinale Louis-Antoine de Noailles (vetrata est) e del maresciallo di Francia Adrien Maurice de Noailles (vetrata ovest).

Segue la cappella di San Marcello, illuminata da tre quadrifore; le pitture della parete occidentale sono di Théodore Maillot, risalgono al 1868 e rappresentano in alto la Traslazione delle reliquie di san Marcello nella cattedrale di Parigi e San Marcello in gloria, in basso Sant'Eligio, Sant'Aurea di Parigi, Santa Genoveffa e San Germano. Nella cappella trovano posto i monumenti funebri, entrambi in marmo bianco e nero, di due arcivescovi di Parigi: addossato alla parete di sinistra vi è quello di Hyacinthe-Louis de Quélen, opera di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume che lo fece nel 1852; sulla parete opposta vi è quello del cardinale Jean-Baptiste de Belloy-Morangle, realizzato nel 1819 circa da Louis-Pierre Deseine. Nella cappella si trovano stabilmente due modellini: il primo risale al 1980, fu realizzato sotto la direzione di Marie-Jeanne Coloni e raffigura la Costruzione di una cattedrale; il secondo fu fatto nel 2000 da Michel Devred e rappresenta in scala la cattedrale parigina.

Cappella assiale

La cappella posta in asse con l'altare maggiore è dedicata alla Madonna dei Sette Dolori. Al centro di essa trova luogo l'altare, in stucco dipinto policromo, sulla cui mensa poggia un dipinto di scuola italiana del XIX secolo del Volto di Cristo; mentre sul suo dossale è raffigurata la Deposizione di Gesù dalla Croce, al di sopra di esso vi è la statua della Vergine Addolorata. Alla sua sinistra vi è il seicentesco monumento funebre del maresciallo di Francia Alberto Gondi; posto simmetricamente a esso si trova quello di Pierre de Gondi, cardinale e arcivescovo di Parigi. Sulla parete di destra, vi è un affresco del XIV secolo, di autore ignoto, raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i santi Dionigi e san Nicasio mentre accoglie l'anima del vescovo Simon Matifort de Bucy. Gli stalli lignei risalgono al XVIII secolo e si trovavano in origine nel coro della cattedrale.

In ciascuna delle tre campate della cappella si apre un'ampia quadrifora verso l'esterno; queste sono chiuse da vetrate policrome ottocentesche, realizzate da Alfred Gérente, che riproducono quelle del XIV secolo. I soggetti delle composizioni attuali sono: la Vita della Vergine Maria (vetrata centrale), i Pellegrinaggi a Notre-Dame (vetrata di destra, su disegno di Louis Charles Auguste Steinheil), con nel rosone l'Assunzione di Maria, e Sibille e profeti che annunziarono la venuta di Gesù (vetrata di sinistra).

Dal 2008 all'interno della cappella è custodita la reliquia della Corona di spine. Questa venne portata a Parigi nel 1239 da Luigi IX di Francia, il quale, per custodirla, fece costruire la Sainte-Chapelle, dove la reliquia rimase fino alla Rivoluzione francese, quando venne prima depositata presso l'abbazia di Saint-Denis, poi, in seguito al Concordato del 1801, consegnata nel 1804 all'arcidiocesi di Parigi. Il 6 marzo 2009, con una celebrazione presieduta da Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei Latini, l'ambiente è divenuto cappella capitolare dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, al quale è affidata la reliquia della Corona di Spine, collocata al centro di un anello a sezione circolare in vetro e metallo dorato con pietre preziose, posto all'interno di una moderna teca in vetro rosso e metallo, disegnata da Jean-Marie Dutilleul e Benoit Ferré e realizzata dell'Atelier Duchemin e da Bruno e Nicole Martin nel 2008, che vuole ricordare il mantello fatto indossare a Gesù durante la sua Passione; essa sostituisce il fastoso reliquiario disegnato da Eugène Viollet-le-Duc e realizzato nel 1862 dall'orafo Placide Poussielgue-Rusand, attualmente nel museo del Tesoro della cattedrale.

Cappelle radiali di destra

La cappella alla destra di quella della Madonna dei Sette Dolori è adibita a cappella del Santissimo Sacramento: è dedicata a San Giorgio e presenta nelle due campate laterali stalli lignei disposti su più file e, in quella centrale, l'altare marmoreo con tabernacolo; questo è sormontato dai sei candelabri e dal crocifisso che furono utilizzati per ornare l'altare maggiore durante l'incoronazione di Napoleone. All'interno della cappella, il santo titolare è raffigurato in una statua posta nell'angolo nord-orientale dell'ambiente sopra un proprio piedistallo. Gli affreschi che adornano le volte e le pareti sono opera di Louis Charles Auguste Steinheil, al quale si deve anche il disegno la vetrata che chiude la quadrifora centrale, raffigurante la Vita di Santo Stefano, realizzata da Eugène Oudinot; le altre due sono invece opera di Adolphe-Napoléon Didron e raffigurano rispettivamente la Vita di san Luigi (a sinistra) e la Vita di sant'Eustachio (a destra). A ridosso della parete di destra vi è il marmoreo monumento funebre dell'arcivescovo Georges Darboy, di Jean-Marie Bonnassieux (1872 circa).

Segue la cappella di San Guglielmo e del Beato Pietro di Lussemburgo, originariamente era dedicata a san Pietro (campata di sinistra) e ai santi Stefano e Remigio. Nel 1746 essa venne concessa dal capitolo al decano onorario Abraham-Louis d'Harcourt-Beuvron affinché vi collocasse la tomba della sua famiglia; alla morte del conte Charles-Henry d'Harcourt (1769), la moglie volle che fosse collocato all'interno dell'ambiente il suo monumento funebre, la cui realizzazione fu affidata allo scultore Jean-Baptiste Pigalle, che lo iniziò nel 1771 per terminarlo cinque anni più tardi, nel 1776. Il gruppo scultoreo, intitolato Incontro coniugale, si articola su due piani: in quello inferiore è raffigurata la vedova protesa verso il marito; quest'ultimo si trova nel piano superiore, in parte all'interno di un sarcofago in marmo scuro affiancato dalle figure dell'angelo custode (a sinistra) e della morte (a destra). Nella cappella vi sono anche il monumento funebre di Jean Juvenel des Ursins et de Michelle de Vitry, raffigurati inginocchiati, della seconda metà del XV secolo, e la Visitazione di Jean Jouvenet (1716). Le due vetrate risalgono al 1868 e furono realizzate su disegno di Viollet-le-Duc (che progettò anche i dipinti murali) da Alfred Gérente e incorniciano, nei rosoni, vetrate del 1230 circa raffiguranti la Tentazione di Adamo ed Eva (campata est) e il Sacrificio di un toro (campata ovest).

Cappelle laterali di destra

Le cappelle laterali del deambulatorio di destra, a differenza delle altre, non presentano quadrifore, ma trifore, chiuse con vetrate a grisaille progettate da Eugène Viollet-le-Duc e realizzate da Alfred Gérente nel 1865 circa.

La prima dalle cappelle radiali a partire dal deambulatorio, è dedicata a Santa Maria Maddalena. Addossato alla parete di destra, poggiante su un proprio piedistallo, vi è il marmoreo monumento funebre dell'arcivescovo Marie-Dominique-Augustin Sibour, risalente al 1862 e opera degli scultori Paul Dubois, Joseph Lescorné e Jospeh-Marius Ramus: il defunto è raffigurato inginocchiato, rivolto verso l'altare, con il proprio stemma sopra il drappo che copre l'inginocchiatoio. Lungo le pareti, affrescate in stile neomedievale su disegno di Viollet-le-Duc con Scene della vita della Maddalena, si trovano diverse lapidi che commemorano alcuni vescovi inumati nella cattedrale: l'arcivescovo di Parigi cardinale Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord, i due vescovi ausiliari della medesima diocesi Pierre Brot e Claude Frikart, l'arcivescovo di Bogotà Manuel José Mosquera y Arboleda (le cui spoglie mortali trovarono sepoltura in questa cappella fino al 1936); la vetrata che chiude il rosone della trifora reca lo stemma di Antonio Garibaldi, nunzio apostolico in Francia dal 1850 al 1853.

Mentre la cappella più vicina al transetto è adibita a locale di servizio, la seconda e la quarta mettono in comunicazione la chiesa con la sacrestia. La cappella mediana è dedicata a san Dionigi di Parigi. L'altare è in pietra ed è addossato alla parete di sinistra, la quale è decorata da un affresco in stile neomedioeveale progettato da Viollet-le-Duc; questo raffigura scene della vita e del martirio del santo: a destra Il Papa invia Dionigi e i suoi compagni ad evangelizzare la Gallia; al centro Benedizione abbaziale di Dionigi; a sinistra Martirio di Dionigi; al di sopra della scena centrale, vi è San Dionigi in gloria; all'architetto si deve anche il disegno dell'armadio che custodisce gli oli santi, situato sotto la trifora. Sul lato opposto della cappella c'è il monumento funebre dell'arcivescovo Denis-Auguste Affre (il cui stemma episcopale è raffigurato nella vetrata policroma del rosone della trifora), opera di Auguste-Hyacinthe Debay (1860). Nella cappella trovano stabilmente luogo il fonte battesimale mobile di Goudji attualmente in uso e l'analogo candelabro del cero pasquale; entrambi furono realizzati nel 1987 su commissione del cardinale Jean-Marie Lustiger e utilizzati da papa Giovanni Paolo II per amministrare il battesimo presso l'ippodromo di Longchamp durante la giornata mondiale della gioventù 1997; sono in rame argentato con elementi in granito grigio e rosa, granito rosso di Bretagna e orthoceras, e la vasca è esternamente ornata con rilievi di pesci (sopra le maniglie) e di cervi. Nella cappella è inoltre esposta un'icona raffigurante San Dionigi l'Areopagita donata alla cattedrale nel 2002 dall'assemblea dei vescovi ortodossi di Francia in occasione della prima celebrazione dei vespri secondo il rito ortodosso avvenuta nella basilica il 13 ottobre di quell'anno.

Sagrestia

Alla sinistra della cattedrale si trova la sagrestia, costruita tra il 1845 e il 1850 su progetto di Eugène Viollet-le-Duc in sostituzione di quella barocca, edificata nel 1758 su disegno di Jacques-Germain Soufflot e andata distrutta durante le sommosse anti-legittimiste del 29 luglio 1830 e del 14 febbraio 1831.

L'edificio è in stile neogotico e, dalla parte della cattedrale, presenta un piccolo chiostro, con tre gallerie coperte con volte a crociera e che si aprono sul cortile centrale con bifore; queste presentano delle vetrate policrome raffiguranti la Storia di santa Genoveffa e vennero realizzate nel 1860 da Alfred Gérente basandosi su cartoni di Louis Steinheil. Nel rosone della bifora principale è raffigurata l'Incoronazione della Vergine. Esternamente le gallerie sono sormontate da statue raffiguranti San Luigi e Santa Clotilde (ovest), San Dionigi e San Landerico (sud), Santa Genoveffa e San Marcello (sud). L'ambiente più vasto dell'edificio è costituito dalla Sacrestia del capitolo, ampia sala di due campate voltata anch'essa a crociera e illuminata da due trifore (sulle pareti laterali) e una quadrifora (sulla parete di fondo) con vetrate policrome di Laurent-Charles Maréchal raffiguranti numerosi Vescovi di Parigi; entro altrettante nicchie, quattro busti marmorei raffiguranti arcivescovi di Parigi del XIX secolo (Denis-Auguste Affre, Marie Dominique Auguste Sibour e Georges Darboy) e il cardinale Jean Verdier. Accanto a essa vi è la Sala capitolare, costituita da un ambiente di due campate coperte con volta a crociera e illuminato da quattro trifore, con gli stalli lignei del canonici disposti lungo tre pareti; essa ospita tre ritratti del XVIII secolo raffiguranti rispettivamente il Canonico Antoine de la Porte (di Jean Jouvenet), il Cardinale Louis-Antoine de Noailles (di autore ignoto) e il Canonico Guillot de Montjoye (di Joseph Duplessis). La Sagrestia delle messe è situata all'angolo sud-occidentale dell'edificio e ospita i ritratti dell'Arcivescovo Hyacinthe-Louis de Quélen (1839), dell'Arcivescovo Marie Dominique Auguste Sibour (1852) e dell'Arciprete de Place (anni 1860).

Sopra il tetto della sacrestia, dalla primavera del 2013, è ospitato un alveare di Apis mellifera x Buckfast, installato e gestito dall'apicultore Nicolas Géant.

Museo del Tesoro

Nella galleria orientale del chiostro, nella Sacrestia del capitolo e nella Sala capitolare si trova il museo del Tesoro, il cui ultimo allestimento risale ai mesi di gennaio-febbraio dell'anno 2013. Al suo interno, si trovano oggetti liturgici, paramenti (tra cui i completi donati da Carlo X e Napoleone III) e alcune reliquie.

Tra di esse sono di notevole importanza quelle, custodite nella Sacrestia del capitolo, della Passione di Gesù costituite dalla punta di uno dei chiodi e dalla pregevole Croce della Principessa Palatina, stauroteca ottocentesca all'interno della quale si trova un frammento della croce di Cristo, donata da Anna Maria di Gonzaga-Nevers nel 1683 all'abbazia di Saint-Germain-des-Prés e facente parte del tesoro della cattedrale dal 1828; vi è anche un altro reliquiario della Croce, donato nel 1900 e in stile neogotico, opera dell'orafo Placide Poussielgue-Rusand, alla cui base sono raffigurati Renato d'Angiò e San Claudio di Besançon. Fanno parte del Tesoro anche i due Reliquiari della Corona di spine, quello fatto nel 1806 da Charles Cahier, e quello realizzato nel 1862 su disegno di Viollet-le-Duc in oro, argento, bronzo dorato, diamanti e pietre preziose da Placide Poussielgue-Rusand, con sculture di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume; queste ultime sono poste alla base del manufatto e raffigurano Sant'Elena, Baldovino II di Gerusalemme e San Luigi IX di Francia; la parte superiore, che costituisce il vero e proprio reliquiario all'interno del quale fino al 2008 era custodita la Corona di Spine, è decorata con le statue dei Dodici Apostoli, ciascuna all'interno di una nicchia. Nella stessa sala vi sono anche il grande Ostensorio (disegnato da Viollet-le-Duc e realizzato da Placide Poussielgue-Rusand nel 1867), l'artistico badalone in bronzo degli stessi autori (1868). Nella galleria del chiostro è esposta la statua argentea della Vergine col Bambino, realizzata nel 1819 da Jean-Baptiste-Claude Odiot e donata nel 1826 da Carlo X di Francia, che viene portata in processione ogni anno per le vie della città in occasione della solennità dell'Assunzione di Maria.

All'interno della sala capitolare sono esposti oggetti liturgici in argento precedenti alla Rivoluzione francese e la collezione dei Cammei dei Papi, costituita 268 cammei raffiguranti i papi da Pietro e Benedetto XVI: i primi 258 (fino a Pio IX) vennero realizzati dagli artisti di Torre del Greco e donati al capitolo della cattedrale di Parigi nel 1887; i restanti (da Leone XIII a Benedetto XVI) sono stati fatti in occasione della visita di quest'ultimo a Parigi (settembre 2008) dall'orafo Goudji e dall'incisore Pierre Rouge-Pullon.

Musica
Musica vocale

Un coro a servizio della cattedrale di Parigi esisteva prima della costruzione dell'edificio gotico ed era legato alla scuola vescovile, nata intorno al 350 per volere del vescovo San Marcello, dove venivano insegnate le sette arti liberali; nei secoli successivi, fecero parte della schola personaggi importanti, come Pietro Abelardo. Nella seconda metà del XIII secolo, dopo l'inizio della costruzione della cattedrale, la Scuola di Notre-Dame, anche grazie al vicino Collegio della Sorbona fondato nel 1257 dal canonico della cattedrale Robert de Sorbon, ebbe una notevole fioritura caratterizzata dalla nascita della polifonia e dalla presenza dei compositori Léonin e Pérotin, inventori rispettivamente dell'organum e del discanto; nell'ambito della Scuola nacque anche il mottetto, del quale Filippo il Cancelliere è considerato uno degli iniziatori.

Nel XIV secolo, la scuola vescovile fu oggetto di un'importante riforma che, dal punto di vista musicale, vide l'abbandono del discanto in favore del canto gregoriano e del contrappunto; assunse maggiore importanza l'organo a canne, con la costruzione del primo strumento di cospicue dimensioni, mentre fino ad allora erano stati utilizzati soltanto organi portativi. Inoltre, con Antoine Brumel, nominato maestro di cappella nel 1498, venne introdotta la polifonia franco-fiamminga. I secoli XVII e XVIII furono caratterizzati dall'organo che acquisiva sempre più importanza e spazio all'interno della liturgia, spesso con musiche di carattere profano.

Dopo la Rivoluzione francese, nel 1807, venne fondata la nuova scuola musicale della cattedrale, finanziata dallo Stato: questa aveva sia il compito di educare i suoi allievi in tutte le discipline, sia quello di prestare servizio presso la cattedrale. Con la Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, i finanziamenti pubblici vennero diminuiti e la scuola, mantenuta in parte dalla diocesi, in parte dal capitolo e in parte dalle famiglie degli studenti, divenne una sorta di preseminario.

Il 1991 è l'anno di fondazione, da parte di Michel-Marc Gervais, dell'associazione Musique sacrée à Notre-Dame de Paris, il cui ruolo è quello di gestire il coro e gli avvenimenti musicali della cattedrale.

Presta servizio presso la cattedrale la Maîtrise Notre-Dame de Paris, sia maschile, sia femminile, la quale è così composta: Chœur d'Enfants, formato da 35-40 bambini dagli 8 ai 14 anni; Jeune Ensemble, formata da 15-20 studenti e studentesse; Chœur d'adultes, formato da una ventina di adulti; Ensemble vocal de Notre-Dame de Paris, costituita da cantori professionisti e specializzata nella musica medioevale.

Strumenti musicali
Organi a canne
Storia

La prima volta in cui è registrata la presenza di un organo a canne all'interno della cattedrale di Parigi risale al 1299 quando lo strumento, avente un'unica tastiera e collocato sopra una cantoria a nido di rondine su una parete laterale della navata centrale, venne suonato dal compositore e teorico della musica Petrus de Cruce. Questo strumento, ritenuto inadeguato, venne affiancato nel 1403 e poi sostituito nel 1425 da uno nuovo, opera di Frédéric Schambantz, posto sulla cantoria in controfacciata e con blockwerk per l'unica tastiera e pedaliera costantemente unita alla prima. Nei secoli successivi, l'organo quattrocentesco venne più volte restaurato e notevolmente ampliato nel 1609 da Valéran de Héman che aggiunse una nuova tastiera e nuovamente nel 1620, quando lo stesso organaro dotò lo strumento di un'ulteriore tastiera, portandolo a 20 registri. Nel medesimo secolo l'organo fu interessato da due ulteriori ampliamenti, quello del 1672 per opera di Jacques Carouge, che aggiunse una quarta tastiera e rese indipendente la pedaliera con registri propri, e quello condotto da Alexandre Thierry e Hippolyte Ducastel tra il 1689 e il 1691.

Nell'ambito dei restauri in stile barocco della cattedrale, nel 1730 François Thierry fu incaricato della costruzione di un nuovo strumento mantenendo di quello precedente soltanto la cassa e parte del materiale fonico del positivo tergale. Il nuovo organo, terminato nel 1733, aveva 47 registri su cinque tastiere e pedaliera, con ripieno su base di 32'. Restaurato e ulteriormente ampliato nel 1788 da François-Henri Clicquot, durante la Rivoluzione francese non subì danneggiamenti, ma venne utilizzato nell'ambito delle cerimonie del culto della Ragione e patriottiche. Dopo la riapertura al culto dell'edificio, l'organo venne restaurato e adeguato ai nuovi canoni da Louis-Paul Dallery (1833-1838) e affiancato da uno strumento costruito dalla ditta Daublaineet et Callinet per l'accompagnamento del coro durante le liturgie.

Nel luglio 1863, l'organaro Aristide Cavaillé-Coll venne incaricato della costruzione di un nuovo strumento per la cattedrale riutilizzando la cassa di quello barocco; la sua costruzione, caratterizzata da un cambio di progetto in corso d'opera, terminò nel 1867; l'organo, inaugurato il 6 marzo 1868, aveva 86 registri su cinque tastiere e pedaliera. Nel 1863 l'organaro Joseph Merklin, che nel 1862 era stato interpellato per la costruzione dell'organo maggiore, sostituì l'organo Daublaineet et Callinet con uno nuovo, posizionato sul lato sinistro del coro, con 17 registri su due tastiere e pedaliera. L'organo Cavaillé-Coll subì, nel corso del Novecento, una serie di restauri e rifacimenti, i più importanti nel 1931-1932 per opera di Joseph Beuchet (che cambiò l'ordine dei manuali e modificò la disposizione fonica su progetto di Louis Vierne), mentre nel 1963 avvenne l'elettrificazione della trasmissione e il conseguente cambio della consolle originale di Cavaillé-Coll con una nuova di concezione americana. I lavori, sotto la direzione di Pierre Cochereau, vennero eseguiti dall'organaro Jean Hermann. Nel 1991-1992 da parte di Jean-Loup Boisseau e Bertrand Cattiaux è avvenuto il restauro con l'introduzione della trasmissione elettronica, una nuova consolle e la riarmonizzazione di tutto lo strumento. Tra il 2012 e il 2013 lo strumento è stato ulteriormente restaurato e dotato di una nuova consolle e di una sezione Résonance, assegnabile ai vari manuali e al pedale; il lavoro è stato condotto da Bertrand Cattiaux e Pascal Quoirin.

Organo maggiore

L'organo a canne principale della cattedrale è situato in controfacciata, sulla cantoria appositamente costruita su progetto di Eugène Viollet-le-Duc.

Lo strumento è composto da 8000 canne le quali sono situate all'interno della cassa lignea in stile barocco costruita nel 1733 su progetto di François Thierry e in seguito modificata; la mostra, dell'ordine dei 24', è composta da canne di principale, con ance en chamade. La consolle è anch'essa in cantoria ed ha cinque tastiere di 56 note ciascuna e pedaliera dritta di 32 note. L'organo dispone di una doppia trasmissione: elettronica numerica per i manuali e il pedale e MIDI per i registri.

Organo del coro

L'organo del coro è situato sotto la seconda arcata di sinistra, al di sopra degli stalli lignei settecenteschi.

Lo strumento attuale, integralmente ricostruito nel 1969 da Robert Boisseau e successivamente ampliato, è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale ed elettronica per i registri e le combinazioni; dispone di 30 registri per un totale di circa 2000 canne. Il materiale fonico è situato all'interno di una cassa in stile neogotico, mentre la consolle, avente due tastiere di 56 note ciascuna e pedaliera dritta di 30 note, si trova a pavimento, tra gli stalli di sinistra del coro.

Campane
Storia

La presenza di campane all'interno del complesso della cattedrale di Parigi è testimoniata fin dal XII secolo. Alla fine del XIV secolo nella torre sud si trovavano le due campane con il suono più grave, chiamate rispettivamente Jacqueline (donata nel 1400 da Jean de Montaigu, ciambellano di Carlo VI di Francia, che successivamente verrà denominata Emmanuel) e Marie (fusa per la prima volta nel 1378); in quella nord, invece, vi erano quattro campane chiamate, Chambellan, Guillaume, Pasquier e Pugnèse. Nel corso dei secoli il concerto venne accresciuto di numero tanto che nel 1769 esso contava venti bronzi: i due della torre sud, otto in quella nord e sette nella flèche; l'orologio posto sul transetto di destra disponeva di tre campane. Durante la Rivoluzione francese, tra il 1791 e il 1792, andarono perdute tutte le campane con l'eccezione dell'Emmanuel. In sostituzione delle altre, nel 1856 vennero realizzate per la torre nord dalla fonderia Fonderia Guillaume-Besson di Angers quattro campane in Re♭ maggiore:

Nel 1867 vennero aggiunte tre campane nella flèche e altre tre nel sottotetto.

In occasione dell'850º anniversario della fondazione della cattedrale, è stato deciso di dotare la cattedrale di un nuovo concerto e le quattro campane della torre nord sono state rimosse il 20 febbraio 2012 facendole passare attraverso un'apertura circolare della volta sotto la torre appositamente ideata da Eugène Viollet-le-Duc. La realizzazione delle nuove otto campane per la torre nord è stata affidata alla fonderia Cornille-Havard di Villedieu-les-Poêles e a Virginie Bassetti per le decorazioni, mentre quella per la campana Marie, da collocarsi nella torre sud, è opera della fonderia olandese Royal Eijsbouts.

Le nuove campane sono arrivate nella cattedrale il 31 gennaio 2013 e sono state posizionate lungo la navata centrale per la benedizione, presieduta dall'arcivescovo di Parigi, cardinale André Armand Vingt-Trois, il 2 febbraio 2013. Successivamente sono state installate nelle torri e inaugurate il successivo 23 marzo, vigilia della domenica delle Palme, alla presenza di autorità politiche e religiose. Il costo complessivo della rimozione delle vecchie campane, della realizzazione di quelle nuove e della loro installazione è stato di 3,5 milioni di dollari.

Nell'incendio del 2019 sono andati perduti i due concerti, di tre campane ciascuno, che erano collegati all'orologio situato nel sottotetto del transetto sud, realizzato nel 1867 da Armand-François Collin, i cui quattro quadranti si trovavano sugli spioventi della navata trasversa: quello situato all'interno del secondo piano della base della flèche (installato nel 1866) e quello posto nel sottotetto immediatamente al di sopra della volta della crociera, udibile dall'interno della chiesa. I due concerti erano così composti:

Campane attuali

Attualmente la cattedrale dispone di dieci campane (in passato ve ne erano 20): due nella torre sud e otto nella torre nord. Le campane situate all'interno delle due torri della facciata principale, sono sorrette da un'intelaiatura lignea che è soltanto appoggiata su una rientranza della muratura situata all'altezza della base della galleria delle chimere, così da evitare la vibrazione delle torri.

Le nove campane installate nel 2013 hanno ciascuna un nome proprio, riferito a personaggi e a santi legati alla storia dell'arcidiocesi di Parigi e della Chiesa cattolica. Le attuali campane della cattedrale sono le seguenti:

Le campane della cattedrale suonano non soltanto prima delle celebrazioni liturgiche, ma anche, tra le 8 e le 21, ogni quarto d'ora. L'Emmanuel e la Marie, oltre che nell'ambito del Grand Solemnel, del Gros Solemnel e del Grand Vésperal, suonano in occasione delle ordinazioni nel momento dell'imposizione delle mani: insieme per le ordinazioni episcopali, l'Emmanuel per quelle presbiterali, la Marie per quelle diaconali. Inoltre, quando muore una personalità, una delle campane della cattedrale, in base all'importanza del defunto, suona tanti rintocchi quanti gli anni di vita della persona morta.

Nelle arti
Pittura

Le più antiche raffigurazioni pittoriche della cattedrale sono presenti nel Libro d'Ore di Étienne Chevalier di Jean Fouquet (1452-1460), in particolare nelle scene La mano di Dio che protegge i fedeli, la Discesa dello Spirito Santo (entrambe al Metropolitan Museum of Art di New York) e il Miracolo di San Verano (al Musée Marmottan Monet di Parigi); la cattedrale appare anche nelle Très riches heures du Duc de Berry dei Fratelli Limbourg (inizi del XV secolo).

Successivamente, la cattedrale è stata raffigurata in varie opere. Tra queste, la Messa del canonico de La Porte di Jean Jouvenet (1708-1711), dipinto in cui si vede l'allestimento del presbiterio barocco prima della realizzazione delle tre statue marmoree della Pietà, di Luigi XIII e di Luigi XIV, risalenti al 1714-1715.

All'interno della cattedrale è ambientata la scena raffigurata ne L'incoronazione di Napoleone, di Jacques-Louis David (1805-1807), conservata al Museo del Louvre: i personaggi si trovano nell'abside, ancora con le sovrastrutture barocche e l'altare del 1803.

La cattedrale è presente nelle opere di vari artisti della seconda metà dell'Ottocento e del Novecento: viene raffigurata in alcune opere degli impressionisti Albert Lebourg e Eugène Galien-Laloue e da Honoré Daumier ne Il pittore davanti a Notre-Dame.

Letteratura

La cattedrale di Parigi dà il titolo al romanzo storico Notre-Dame de Paris, scritto da Victor Hugo e pubblicato nel 1831: l'autore, infatti, vi ambienta gran parte della vicenda presente nella sua opera, che volle scrivere per sensibilizzare l'opinione pubblica circa la necessità di restaurare l'edificio che, dopo la Rivoluzione francese, versava in pessime condizioni. Tra i protagonisti del romanzo compaiono il campanaro deforme della cattedrale (Quasimodo) e l'arcidiacono (Claude Frollo).

La chiesa appare anche in altre opere letterarie: fra queste, Les Proscrits (1831) e L'Envers de l'histoire contemporaine (1848) di Honoré de Balzac, entrambe ambientate nei pressi della cattedrale; Les pigeons de Notre-Dame (2001) di Patrick Virelles, con scene che si svolgono sulle torri della chiesa; i Colloqui di Poissy di Agostino di Bondeno (2018), dove è descritto lo scenario delle guerre di religione del Cinquecento, al tempo in cui le chiese cittadine e le immagini sacre erano fatte oggetto di devastazione da parte degli Ugonotti.

Musica

La cattedrale di Parigi è presente nell'opera popolare di Luc Plamondon e Riccardo Cocciante Notre-Dame de Paris, tratta dall'opera di Victor Hugo. È inoltre citata nelle seguenti canzoni:

Notre-Dame de Paris (Paul Burani et Alfred Isch-Wall);

Notre-Dame de Paris, chanson (Édith Piaf);

Au Pied Des Tours De Notre-Dame (Francis Carco);

Les cloches de Notre-Dame (Léo Ferré);

Les oiseaux de Notre-Dame (Suzy Solidor);

Oct. 61 (La Tordue).

Informazioni pratiche

Indirizzo
Parvis Notre-Dame - Place Jean-Paul II 6
Orari
Mo,Tu,We,Fr 07:50-19:00; Th 07:50-22:00; Sa,Su 08:15-19:30
Telefono
+33 1 42 34 56 10
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.notredamedeparis.fr

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Museo d'Orsay

Museo d'arte · VII arrondissement di Parigi

Museo d'Orsay

Il Museo d'Orsay (Musée d'Orsay /myˈze dɔʁˈsɛ/) è un museo che si trova in Francia a Parigi, in Rue de la Légion d'Honneur, 1.

Il museo, celebre per i numerosi capolavori dell'impressionismo e del Postimpressionismo esposti al suo interno, è situato di fronte al Musée du Louvre, dal lato opposto della Senna, in un'ex-stazione ferroviaria (la Gare d'Orsay), costruita in stile eclettico alla fine dell'Ottocento. Espone opere d'arte create tra il 1848 e il 1914 e le sue collezioni comprendono moltissime pitture, sculture, oggetti d'arti decorative, fotografie, medaglie, disegni e stampe. Il progetto di ristrutturazione museografica diede fama internazionale alla designer italiana Gae Aulenti.

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Storia

L'edificio fu progettato dall'architetto Victor Laloux a partire dal 1898 dove in precedenza sorgevano una caserma di cavalleria e il vecchio Palazzo d'Orsay. I lavori furono terminati dopo soli due anni, perché la stazione fosse pronta per l'Esposizione Universale del 1900.

Nel 1939 le grandi linee ferroviarie furono spostate alla stazione d'Austerlitz e la stazione continuò a servire solo il traffico locale.

Negli anni successivi, lo stabile ebbe vari usi: nel 1945 fu destinato a sede di transito dei prigionieri di guerra e negli anni 1950 cessò completamente il servizio. Nel 1961 ne fu decisa la demolizione.

I provvedimenti presi da Pompidou nell'ambito del progetto di rinnovamento della capitale prevedevano che al suo posto nascesse un grande parallelepipedo di cristallo (già molti anni prima era stata progettata al suo posto una piscina coperta con pavimento mobile, come sede di eventi sportivi); ma gli sforzi di molti cittadini illustri che si battevano per la sua salvaguardia fecero sì che la stazione venisse risparmiata dalla demolizione e che venisse classificata monumento nazionale.

Nel 1973 fu scelto come sede stabile della compagnia teatrale Renaud-Barrault e nel 1974 divenne sede della casa d'aste Drouot. Nel 1978, sotto la presidenza Giscard d'Estaing fu finalmente decisa la trasformazione in museo.

Il restauro venne affidato al gruppo ACT-Architecture, i cui componenti decisero di rispettare il più possibile la struttura e i materiali preesistenti.

All'architetta italiana Gae Aulenti venne invece affidata la disposizione degli spazi interni e la progettazione dei percorsi espositivi. A lei si deve la scelta della pietra calcarea chiara, che fornisce luminosità alle sale sfruttando al meglio la luce proveniente dalla volta in vetro e metallo e che nello stesso tempo rende unitario l'insieme. Il progetto di light design fu realizzato da Piero Castiglioni.

Il percorso si articola su tre livelli, utilizzando la navata centrale (quella lungo la quale una volta correvano i binari) come tronco principale da cui si dipartono terrazze e passaggi.

A 86 anni dall'inaugurazione della stazione ferroviaria, il Museo D'Orsay venne aperto al pubblico il 1º dicembre 1986.

Collezioni

Il museo è famoso soprattutto per i quadri degli impressionisti (Claude Monet, Paul Cézanne, Édouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Alfred Sisley, Camille Pissarro, Berthe Morisot, Gustave Caillebotte, ecc.) e post-impressionisti (Paul Gauguin, Vincent van Gogh, ecc.), ma contiene anche opere che partono dalla seconda metà del XIX secolo (Jean-Léon Gérôme, William Bouguereau, ecc.) e non espone esclusivamente dipinti, ma anche importanti lavori di architetti, scultori come Antoine-Louis Barye, fotografi e creatori d'arte decorativa e industriale dal 1848 al 1914. Una galleria è interamente dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec, un'altra a Gustave Courbet e ci sono anche sculture di Auguste Rodin.

La direzione del museo ha scelto di esporre opere che si collocano tra due limiti storici: l'inizio della Seconda Repubblica (1848) e indicativamente l'inizio della grande guerra (1914). In questo modo il museo d'Orsay va a colmare la lacuna esistente tra la collezione del Louvre e quella esposta al Museo Nazionale d'Arte Moderna dal fauvismo in 1905, che si trova nel Centre Pompidou.

Le opere provengono principalmente da tre fonti:

dal Louvre provengono i lavori degli artisti nati a partire dal 1820, o emergenti dal mondo dell'arte nel periodo della Seconda Repubblica; molti di questi lavori giacevano nei depositi del Louvre e non era possibile esporli per mancanza di spazio

dall'ex-museo del Jeu de Paume, attualmente una struttura per esposizioni d'arte contemporanea, che ha ceduto la sua ricchissima collezione di impressionisti, ormai troppo sacrificata nei suoi spazi espositivi, e che ha trovato nel musée d'Orsay una ben più idonea valorizzazione;

dal Museo Nazionale d'Arte Moderna, collocato nel Beaubourg, che ha contribuito con le opere più recenti, e che rimane il punto di riferimento a Parigi per le testimonianze d'arte dal 1914 in poi.

Il limite del 1914 non è tassativo: le opere del cubismo sono ad esempio esposte al Beaubourg, mentre al museo d'Orsay sono collocate le ultime opere di Renoir o di Monet che, pur datate 1920 o 1930, appartengono ancora alla corrente impressionistica.

I criteri con cui sono esposte le opere sono principalmente due: un criterio cronologico, che si può seguire attraverso appositi percorsi, e un criterio monografico, per cui alcune sale sono dedicate a un singolo autore o a una corrente.

Il visitatore è pertanto in grado di collocare gli oggetti secondo i periodi e secondo gli stili di appartenenza.

Alcune opere esposte

Louis-Ernest Barrias

Ragazza di Megara, 1870

I Nubiani, 1894

La natura che si svela alla scienza, 1899

Pierre Bonnard

La camicia a scacchi, 1892

L'indolente, 1899 circa

William-Adolphe Bouguereau

Uguaglianza davanti alla morte, 1848

Dante e Virgilio, 1850

Nascita di Venere, 1879

Edward Burne-Jones

La ruota della fortuna, 1883

La figlia del re

La principessa Sabra

Paul Cézanne

La Maddalena, 1865-1866 circa

Zuccheriera, pere e tazza blu, 1866

Ritratto di Achille Emperaire, 1867-1868

Natura morta in bianco e nero - Vaso, caffettiera e frutta, 1867-1869

Pastorale, 1870

La casa dell'impiccato, 1872-1873

La casa del dottor Gachet a Auvers, 1872-1873

Una moderna Olympia, 1873-1874

Tre bagnanti, 1874-1875

La tentazione di Sant'Antonio, 1875-1877

I pioppi, 1879-1880

Il ponte di Maincy, 1879-1880

Autoritratto, 1880

Autoritratto, 1882 circa

Il golfo di Marsiglia visto dall'Estaque, 1882-1885

Bagnanti, 1890 circa

I giocatori di carte, 1893-1896

Donna con caffettiera, 1895 circa

Natura morta con cipolle, 1896-1898

Natura morta con mele e arance, 1899

Bagnanti, 1899-1900

Paul Chenavard

Divina Tragedia, 1869

Gustave Courbet

Funerale a Ornans, 1849-1850

Donna nuda con cane, 1861-1862

L'origine del mondo, 1866

Giuseppe De Nittis

Place des Pyramides, 1875

La Senna

La Senna a Parigi

Edgar Degas

Autoritratto, 1854-1855

La famiglia Bellelli, 1858-1867

Semiramide alla costruzione di Babilonia, 1860-1862

Cavalli da corsa davanti alle tribune, 1866-1868

Ritratto di giovane donna, 1867

L'orchestra dell'Opéra, 1868 circa

Lorenzo Pagans e Auguste de Gas, 1869 circa

Marie Dihau al piano, 1869-1872

Jeantaud, Linet et Lainé, 1871

La classe di danza, 1871-1874

La pedicure, 1873

Prove di balletto in scena, 1874

Madame Jeantaud allo specchio, 1875 circa

L'assenzio, 1875-1876

Ballerina con bouquet sulla scena, 1877 circa

Ballerina con bouquet, 1877 circa

Donne in un caffè, 1877

Carrozza alle corse, 1877-1880

Amici del pittore dietro le quinte, 1879 circa

Donna che fa il bagno, 1883 circa

Le stiratrici, 1884 circa

La tinozza, 1886

Donna che si asciuga il piede, 1886

Donna che si asciuga il collo, 1895-1898

Paul Gauguin

Due donne tahitiane, 1891

Jean-Léon Gérôme

Combattimento fra galli, 1846

Consummatum est, 1867

Ricevimento del Grand Condé a Versailles, 1878

Tanagra, 1890

Édouard Manet

Ritratto del signore e della signora Manet, 1860

Colazione sull'erba (Le déjeuner sur l'herbe), 1863

Olympia, 1863

Il pifferaio (Le Fifre), 1866

Ritratto di Émile Zola, 1868

Chiaro di luna sul porto di Boulogne, 1869

Henri Matisse

Lusso, calma e voluttà, 1904

Jean-François Millet

Le spigolatrici, 1857

L'Angelus, 1857-1859

Primavera, 1868-1873

Claude Monet

Natura morta, 1864

Donne in giardino, 1867

L'Hotel des Roches Noires à Trouville, 1870

Regate ad Argenteuil, 1872

Il bacino di Argenteuil, 1872 circa

I papaveri, 1873

Riposo sotto i lillà, 1873

Colazione in giardino, 1873 circa

Il ponte della ferrovia ad Argenteuil, 1873-1874

Il ponte ad Argenteuil, 1874

Le barche, regate ad Argenteuil, 1874

I tacchini, 1877

La Gare Saint-Lazare, 1877

La rue Montorgueil, 1878

Tempesta a Belle-Île, 1886

Donna con il parasole girata verso sinistra, 1886

Donna con il parasole girata verso destra, 1886

La barca a Giverny, 1887 circa

La Cattedrale di Rouen, primo sole, 1894

La Cattedrale di Rouen, effetti di luce mattutina, 1894

La Cattedrale di Rouen in pieno sole, 1894

La Senna a Giverny, 1897

Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899

Lo stagno delle ninfee, armonia rosa, 1900

Il Parlamento di Londra, 1904

Autoritratto, 1917

Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il morticino

Pierre-Auguste Renoir

Ritratto di William Sisley, 1864

Ritratto di Bazille, 1867

La Senna ad Argenteuil, 1873

Il sentiero nell'erba alta, 1874 circa

Ritratto di Charles Le Cœur, 1874

Ritratto di Claude Monet, 1875

Nudo al sole, 1875

La liseuse, 1875-1876

Bal au moulin de la Galette, 1876

La balançoire (L'altalena), 1876

Giovane donna con veletta, 1876 circa

Ritratto di Madame Charpentier, 1876–1877

Testa di donna di profilo, 1878

Ritratto di Alphonsine Fournaise, 1879

Ballo in campagna, 1883

Ballo in città, 1883

Jeunes filles au piano, 1892

Nudo di donna visto di schiena, 1909

La toilette (Donna che si pettina), 1910

Roses dans un vase, 1910

Gabrielle à la rose, 1910

Le bagnanti, 1918-1919

Henri Rousseau

Ritratto della signora M., 1890 circa

La guerra, 1894

L'incantatrice di serpenti, 1907

Georges-Pierre Seurat

Omaggio a Puvis de Chavannes, 1881

Giovane contadino in blu, 1881-1882

Limite di bosco in primavera, 1882-1883

Giovani a bagno. Studio per la Baignade, 1883

A destra. Media distanza. Studio per la Grande-Jatte, 1884

Media distanza, sinistra, due personaggi. Studio per la Grande-Jatte, 1884

Rovine di un vecchio mulino, Grandcamp, 1885

Paesaggio rosa, 1886

Modella seduta, di profilo, studio per Le modelle, 1886

Modella seduta, di spalle, studio per Le modelle, 1886

Modella in piedi, studio per Le modelle, 1886-1887

Port-en-Bessin, molo, alta marea, 1888

Studio definitivo per Il circo, 1891

Il circo, 1891

Paul Signac

Palazzo dei Papi, Avignone, 1900

Port de La Rochelle, 1921

Femme lisant

Félix Vallotton

Misia alla toletta, 1898

Il pallone, 1899

Vincent van Gogh

Restaurant de la Sirène ad Asnières, 1887

L'Italiana, 1887

Ritratto di Eugène Boch, 1888

Autoritratto, 1889

La siesta, 1889-1890

Casolari con il tetto di paglia a Cordeville, 1890

Marguerite Gachet nel giardino, 1890

La chiesa di Auvers, 1890

Ritratto del dottor Gachet, 1890

James Abbott McNeill Whistler

Arrangiamento in grigio e nero, ritratto n. 1, 1871

Informazioni pratiche

Indirizzo
Rue de la Légion d'Honneur 1
Orari
Tu-Su 09:30-18:00; Th 09:30-21:45
Telefono
+33140494814
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.musee-orsay.fr

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Bastiglia

Castello · IV arrondissement di Parigi

Bastiglia

La Bastiglia (in francese: Bastille Saint-Antoine) fu una grande fortezza eretta dentro le mura di Parigi, sul luogo dove allora sorgeva una delle porte principali della città, per volontà di Carlo V tra il 1367 e il 1382, con lo scopo di rafforzare le mura orientali della città a difesa della Porte St-Antoine. Il 14 luglio 1789, fu assaltata dai parigini insorti per rubarne le armi, e soprattutto per spaventare il re Luigi XVI, poi lentamente venne demolita per recuperarne materiali edili.

== Storia ==

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La leggenda vuole che il prevosto Hugues Aubriot, che aveva officiato la posa della prima pietra il 22 aprile 1370, ne sia stato il primo ospite.

Era alta 24 metri, a pianta rettangolare di 66 metri di lunghezza per 34 di larghezza, quattro torri (altre quattro ne furono aggiunte in seguito), due cortili interni detti Cortile grande e Cortile del pozzo. Inoltre, era circondata da un fossato alimentato dalla Senna vicina, sicché vi si accedeva solo tramite ponte levatoio.

La sua funzione era anche di proteggere il re in caso di rivolta del popolo, perché rendeva più sicura la strada che collegava palazzo Saint-Pol (residenza di Carlo V) al castello di Vincennes, dove il sovrano aveva stabilito il centro amministrativo del regno. All'insaputa del popolo, veniva usata anche per conservare gli archivi della polizia, beni illegali presi dalla corona ed equipaggiamenti per l'ordine pubblico.

Durante la guerra dei cent'anni, che fu in gran parte una guerra civile francese, la Bastiglia si arrese nel 1413 agli Armagnacchi durante la rivolta dei rappresentanti delle corporazioni guidati da Simon de Coustellier Caboche, detti Cabochiens, poi nel 1418 ai Borgognoni, nel 1436 al re, nel 1565 al principe di Condé, nel 1591 dai Leghisti, nel 1594 alle truppe reali, nel 1649 e il 2 luglio 1652 durante la Fronda. Quindi fu costruita una nuova cinta muraria. Sotto Luigi XI fu utilizzata come prigione di Stato, quindi come deposito d'armi e luogo di ricevimento da parte di Francesco I e come forziere delle ricchezze reali sotto Enrico IV.

Durante la Giornata delle Barricate (ottava guerra di religione), la Bastiglia si arrese il 13 maggio 1588 e Jean Bussy-Leclerc ne divenne governatore. Alla caduta della Lega cattolica, con l'ingresso di Enrico IV a Parigi il 22 marzo 1594, Bussy-Leclerc rifiutò di consegnare la Bastiglia che fu assediata e resistette quattro giorni.

La Bastiglia fu nuovamente presa nel 1649 durante la Fronda e ne fu nominato governatore un frondista, Louvière, figlio di Pierre Broussel.

La prigione

Già dal regno di Luigi XI, la Bastiglia era stata usata occasionalmente come prigione: Luigi di Lussemburgo, conte di Saint-Pol, connestabile di Francia, vi fu imprigionato il 27 novembre 1475 e fu decapitato il 19 dicembre di quello stesso anno sulla piazza di Grève. Fu prigioniero nella Bastiglia anche Jacques d'Armagnac, duca di Nemours e conte di La Marche, recluso in una gabbia di ferro, accusato di alto tradimento e decapitato il 4 agosto 1477 a Les Halles.

Durante le guerre di religione francesi vi furono imprigionati François de Montmorency (1574-1575), Charles d'Angoulême (1604-1616), il principe di Condé (1616-1619) e Michel de Montaigne (1588). Durante la dominazione della Lega cattolica, sotto il governo di cui la Bastiglia ospitò i magistrati fedeli al re e Montaigne, vi furono imprigionati i magistrati del parlamento di Parigi rimasti fedeli al re, tra i quali l'artista protestante Bernard Palissy (che vi morì) e Achille de Harlay, primo presidente del parlamento sotto Enrico III.

Carlo di Gontaut, duca di Biron, pari e maresciallo di Francia, accusato di tradimento, fu giustiziato nella corte della Bastiglia per ordine di Enrico IV che, nonostante l'edificio fosse ormai adibito a prigione, vi fece custodire il tesoro reale.

Nel XVII secolo, con Richelieu, divenne prigione di Stato dove custodire le vittime delle lettres de cachet, e vi furono rinchiusi celebri personaggi: Maschera di Ferro, presunto fratello gemello di Luigi XIV; Voltaire nel 1717; il marchese de Sade; Cagliostro; Fouquet; Mirabeau. Va detto che le condizioni di detenzione erano migliori di quanto si creda: i prigionieri non erano abbandonati a marcire, ma avevano accesso ai giornali, smentendo l'immagine di un luogo di puro orrore.

Nella Bastiglia il re e i suoi più stretti collaboratori facevano rinchiudere per anni, e a volte per tutta la vita, sudditi ostili alla monarchia, nemici personali e altri scomodi personaggi, senza aver loro concesso un regolare processo. I malcapitati potevano essere arrestati su presentazione di semplici lettres de cachet (cachet, sigillo), cioè di lettere firmate in genere dallo stesso re o da persone da lui delegate.

Le condizioni dei prigionieri della Bastiglia erano spaventose, fatta eccezione per alcuni il cui trattamento era abbastanza umano. I più marcivano in vere e proprie tombe sotterranee, umide e malsane, dove contraevano gravissime malattie; altri venivano rinchiusi in celle poste sulle torri della fortezza, dove in inverno si gelava per il freddo e d'estate si bolliva per il calore del sole. Tutto ciò che avveniva nella fortezza era tenuto nel più scrupoloso segreto. Basti pensare che, quando giungeva qualche nuovo prigioniero in una carrozza ermeticamente chiusa, le sentinelle dovevano girarsi con la faccia verso il muro per non vedere. I guardiani non potevano scambiare alcuna parola con i prigionieri, i quali ignoravano spesso anche il motivo del loro arresto e quanto si sarebbe prolungata la loro prigionia.

Essendo divenuto inutilmente costoso il mantenimento della grande struttura, che aveva perduto quasi ogni utilità, la stessa monarchia francese ne aveva deciso la demolizione nel 1784, ma gli elevati costi avevano spinto Luigi XVI a rimandare l'intervento.

Ironia della sorte, appena trentasei giorni prima della presa della Bastiglia, il re aveva ordinato la distruzione dell'ingombrante prigione, la quale avrebbe dovuto far spazio alla Place Louis XVI, con un monumento che lo raffigurava nelle vesti di un Liberatore.

Dunque, era piuttosto per la sua imponenza che veniva considerata dal popolo di Parigi, come la Tour du Temple, un clamoroso simbolo dell'oppressione assolutista, tanto che ne era stata richiesta la demolizione già con i Cahiers de doléances.

Fu assaltata il 14 luglio 1789 dai rivoluzionari per rubarne le armi. Quel giorno c'erano soltanto sette prigionieri: quattro falsari di documenti (Jean La Corrège, Jean Béchade, Bernard Laroche de Beausablon e Jean-Antoine Pujade) dal gennaio 1787, un libertino (Charles-Joseph-Paulin-Hubert de Carmaux, conte de Solages) dal 28 febbraio 1784 e due malati mentali (il maggiore Jacques-François-Xavier de Whyte, conte de Malleville, inglese o irlandese, che credeva di essere Giulio Cesare, San Luigi o Dio, dal 29 febbraio 1784, e Claude-Auguste Tavernier, complice nell'attentato del 1757 di Damiens contro Luigi XV, dal 4 agosto 1759). Erano presenti anche centinaia di libri che erano stati confiscati a causa della censura della monarchia. Il marchese de Launay, comandante della fortezza pressoché inutile, non voleva arrendersi in difesa del dispotismo reale e, piuttosto che lasciare ai ribelli la polvere da sparo, preferì recarsi nei sotterranei con una torcia accesa per dare fuoco alla polveriera e far saltare in aria la fortezza con tutto il quartiere, ma alcuni Invalidi della guarnigione non glielo permisero e aprirono da soli le porte al popolo. La Bastiglia fu quindi invasa e conquistata dai ribelli solo perché il governatore, devoto al sovrano, venne abbandonato dalle sue truppe.

La presa della Bastiglia divenne poi, come è noto, l'icona dell'inizio della rivoluzione francese e il 14 luglio il giorno della festa nazionale francese, che commemora peraltro, almeno ufficialmente, la celebrazione del primo anniversario della rivoluzione, tenutasi il 14 luglio 1790, la mattina stessa si radunarono circa 900 persone davanti alla Bastiglia.

L'edificio fu poi saccheggiato e raso al suolo, lentamente e sistematicamente. Il suo demolitore, un imprenditore edile di nome Pierre-François Palloy, ebbe fra l'altro l'idea di rivenderne le pietre come reliquie, esempio seguito, duecento anni dopo, nella demolizione del muro di Berlino. Altri materiali servirono a costruire il Pont de la Concorde, mentre il fossato entrava a far parte del bacino dell'Arsenale di Parigi.

La Colonna di luglio, che è al centro della piazza, fu voluta da Luigi Filippo in memoria della sollevazione che aveva rovesciato l'assolutista Carlo X, e inaugurata nel 1840. La base circolare su cui poggia la colonna venne realizzata durante il Primo Impero francese e sorreggeva una fontana con un elefante al centro.

La grande spianata fu tuttavia lasciata abbastanza in abbandono per gran parte dell'Ottocento, con al centro un monumento non finito voluto da Napoleone, citato da Victor Hugo in I miserabili, dal quale, al momento della demolizione nel 1847, fuggirono centinaia di ratti, invadendo per alcuni giorni l'intero quartiere.

Durante i grandi lavori dell'epoca di Haussmann tornarono alla luce alcuni resti delle fondamenta al n. 49 dell'avenue Henri-IV, e durante i lavori per la costruzione della Metropolitana di Parigi riaffiorarono i resti della Torre della Libertà, che furono rimontati lì vicino, in place Galli, oggi Square Henri-Galli, nel 1899. Altri resti sono stati lasciati in vista nella stazione Bastille del Métro.

L'area su cui sorgeva la fortezza è oggi Place de la Bastille, uno dei luoghi più frequentati di Parigi e uno dei due poli delle grandi manifestazioni di massa della città: l'altro è Place de la République.

Poco distante dalla piazza sorge la Promenade plantée, una passeggiata fiorita sopraelevata.

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Arco di Trionfo

Arco trionfale · VIII arrondissement di Parigi

Arco di Trionfo

L'Arco di Trionfo (in francese Arc de Triomphe) è un monumento di Parigi. Si trova alla fine dell'avenue des Champs-Élysées, al centro di place Charles-de-Gaulle, anticamente chiamata piazza della Stella (in francese place de l'Étoile). Il monumento fu voluto da Napoleone Bonaparte per celebrare la vittoria nella battaglia di Austerlitz.

== Storia ==

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Napoleone Bonaparte, dopo la battaglia di Austerlitz, disse ai soldati che con lui avevano combattuto: "si tornerà alle vostre case solo sotto archi di trionfo" ed infatti un famoso decreto imperiale datato 18 febbraio 1806 ordinò la costruzione di un arco trionfale dedicato appunto alle vittorie conseguite dall'esercito francese. Nell'intento dell'imperatore, la realizzazione dell'arco era il punto di partenza per un grande viale che avrebbe congiunto il Louvre alla Piazza della Bastiglia.

Per la progettazione del monumento, l'architetto Jean-François Chalgrin entrò in concorrenza con il collega Jean-Arnaud Raymond, al punto che tra i due non fu possibile una collaborazione. Il ministero quindi scelse solo Chalgrin per la realizzazione del monumento, e la prima pietra venne posta il 15 agosto 1806, ma le sole fondamenta richiesero due anni di lavoro e nel 1810 i quattro pilastri erano ancora alti appena un metro. In occasione del suo matrimonio con l'arciduchessa Maria Luisa d'Austria, l'imperatore volle che lo stesso Chalgrin costruisse un modello in scala con stucchi e tele dipinte per ricreare così il progetto definitivo, intenzionato a mostrare alla consorte la grandiosità dell'opera da lui voluta. L'architetto morì improvvisamente nel 1811, seguito otto giorni dopo dal suo collega Raymond.

Tra le prime sconfitte napoleoniche (campagna di Russia del 1812), e gli eventi del 1814, la costruzione dell'Arco di Trionfo venne ripresa e interrotta due volte, per poi venire addirittura abbandonata sotto la Restaurazione: Luigi XVIII infatti non riprese i lavori che nel 1824, anno della sua morte, con gli architetti Louis-Robert Goust, Jean-Nicolas Huyot e poi Guillaume Abel Blouet. Nel 1830 Luigi Filippo decise di riprendere l'idea iniziale di Napoleone, ma con un nuovo spirito di riconciliazione, attribuendo allo stesso monumento la celebrazione di tutti coloro che combatterono per la Francia tra il 1792 ed il 1815, che fossero rivoluzionari, monarchici o imperiali.

L'Arco di Trionfo è stato classificato tra i monumenti storici della Francia dal 6 febbraio 1896.

Un simbolo storico

L'Arco di Trionfo si ispira all'Arco di Tito nel Foro Romano a Roma. Il monumento ha un'altezza di 49,54 metri, una larghezza di 44,82 e una profondità di 22,21 metri, e ciò ne fa il secondo arco di trionfo in ordine di grandezza, dopo quello costruito in Corea del Nord nel 1982 in occasione del settantesimo compleanno di Kim Il-sung. Le pareti interne dell'arco espongono i nomi di 660 generali francesi; alcuni di questi nomi sono sottolineati per indicare che morirono in battaglia.

Alla base dell'Arco di Trionfo, venne posta nel 1920 la tomba del Milite Ignoto e una fiamma perenne, in memoria dei morti della prima guerra mondiale mai identificati. Sulla tomba è inciso l'epitaffio: Ici repose un soldat français mort pour la Patrie, 1914-1918. ("Qui riposa un soldato francese morto per la Patria, 1914-1918."). Dal 1945 in poi, la tomba è stata dedicata anche alla memoria dei morti della seconda guerra mondiale. Ogni 11 novembre viene eseguita una cerimonia ufficiale, anniversario dell'armistizio del 1918 tra Francia e Germania.

Alla base di ognuna delle colonne dell'arco vi è una scultura allegorica: Il Trionfo del 1810 di Jean-Pierre Cortot, La Resistenza del 1814 e La Pace del 1815 entrambe di Antoine Étex e La Partenza dei volontari del 1792 comunemente chiamata La Marsigliese di François Rude.

Ogni sera alle 18:30 i membri dell'Associazione dei Combattenti o delle Vittime di Guerra ravvivano la fiamma. Questo accade fin dal 1923, anno dell'accensione, e anche il 14 giugno del 1940, giorno in cui l'armata tedesca entrò a Parigi e sfilò in Place de l'Étoile, alcuni ufficiali autorizzarono l'operazione. L'associazione La Flamme sous l'Arc de Triomphe, che raggruppa 41 membri di tutte le nazionalità, organizza la cerimonia per accogliere le associazioni che, a loro volta, vengono a ravvivare la fiamma della memoria.

Il Tour de France, dal 1975, si conclude sotto l'Arco di Trionfo.

I rilievi e le sculture

I quattro altorilievi più importanti rappresentano:

La Partenza dei volontari del 1792, detta anche La Marsigliese, dello scultore François Rude (facciata sud, a destra). Questo altorilievo in stile romantico rappresenta l'assemblamento di tutti i francesi per difendere la nazione in armi. L'insieme dei soldati rappresentati raduna tutti i combattenti insieme: rivoluzionari, bonapartisti e realisti, giovani e vecchi. Davanti a tutti sta la Vittoria che li guida.

Il Trionfo del 1810, di Jean-Pierre Cortot (facciata sud, a sinistra).

La Resistenza del 1814, di Antoine Étex (facciata nord, a destra).

La Pace del 1815, di Antoine Étex (facciata nord, a sinistra).

Sei bassorilievi si trovano sulle quattro facciate dell'arco e ritraggono scene della rivoluzione e dell'impero. Essi sono in numero di sei dal momento che in corrispondenza delle aperture arcuate i bassorilievi sono spezzati in due:

La battaglia di Abukir il 25 luglio 1799, di Bernard Seurre (facciata sud, a sinistra).

I funerali del generale Marceau il 21 settembre 1796, di Henri Lemaire (facciata sud, a destra).

La battaglia di Jemappes il 6 novembre 1792, di Carlo Marochetti (facciata est).

La presa di Alessandria il 3 luglio 1798, di John-Étienne Chaponnière (facciata nord, a sinistra).

Il passaggio del ponte di Arcole il 15 novembre 1796, di Jean-Jacques Feuchère (facciata nord, a destra).

La battaglia di Austerlitz il 2 dicembre 1805, di Théodore Gechter (facciata ovest).

L'attico è ornato da 30 scudi con gladi. Sotto gli scudi sono incisi i nomi delle grandi battaglie della rivoluzione e dell'impero: Valmy, Jemappes, Fleurus, Montenotte, Lodi, Castiglione, Rivoli, Arcole, Piramidi, Abukir, Alkmaer, Zurigo, Heliopolis, Marengo, Hohenlinden, Ulma, Austerlitz, Jena, Friedland, Somosierra, Essling, Wagram, Moskova, Lützen, Bautzen, Dresda, Hanau, Montmirail, Montereau e Ligny.

Il bassorilievo del fregio del grande basamento superiore gira attorno a tutto il monumento: Esso rappresenta:

La partenza dell'esercito, di Joseph-Silvestre Brun, Georges Jacquot e Charles-René Laitié. Su questo fregio è possibile vedere la rappresentazione delle più importanti personalità della rivoluzione e dell'impero. Da sinistra a destra si distinguono Chenier, Moitte, Roland, Me Roland, Penthièvre, Marceau, Hoche, Soult, Carnot, Cambronne, Joubert, Latour d'Auvergne, Championnet, Jourdan, Beurnonville, La Fayette, Sieyes, il duca d'Orléans, Bailly, il duca di Borbone, Talleyrand, Mirabeau, Custine, Foy, Desaix, il duca di Chartres, Masséna, Kléber, Houchard, Kellermann, Daboville, Lefebvre, Augereau, Dumouriez, Miranda, Gouvion St Cyr, Eugène e Joséphine de Beauharnais, David, Gossec, Rouget de l'Isle.

Il ritorno dell'esercito, di Louis-Denis Caillouette, François Rude e Bernard Seurre.

Le grandi arcate sono decorate da figure allegoriche che rappresentano personaggi della mitologia romana, realizzate dallo scultore James Pradier.

Sulle facce interiori dei pilasti delle grandi arcate, sono incisi i nomi delle grandi battaglie della rivoluzione e dell'impero.

Le piccole arcate sono decorate da figure allegoriche che rappresentano i corpi principali dell'esercito: La fanteria di Théophile Bra, La cavalleria di Achille Valois, L'artiglieria di Joseph Debay e La marina di Charles Émile Seurre.

Sulle facciate interne delle piccole arcate sono incisi i nomi delle personalità di rilievo della rivoluzione e dell'impero. I nomi dei morti in combattimento sono sottolineati.

Quattro bassorilievi si situano appena sopra i nomi:

Attributi della vittoria del pilastro nord, di François Joseph Bosio. La scena rappresenta le battaglie di Austerlitz, Jena, Friedland, Ulma, Wagram ed Eylau.

Attributi della vittoria del pilastro est, di Valcher. La scena rappresenta le battaglie di Alessandria, Piramidi, Abukir e Heliopolis.

Attributi della vittoria del pilastro sud, di Antoine-François Gérard. La scena rappresenta le battaglie di Marengo, Rivoli, Arcole e Lodi.

Attributi della vittoria del pilastro ovest, di Jean-Joseph Espercieux. La scena rappresenta le battaglie di Jemmapes e Fleurus.

Il monumento è circondato da cento colonnine di granito che simbolizzano i Cento giorni.

Il monumento è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 22:30.

Galleria cronologica

Informazioni pratiche

Orari
Apr 2-Jan 31: Mo-Su 10:00-22:30; Apr 1,Sep 30: Mo-Su 10:00-23:00; Oct 1,Dec 31: Mo-Su 10:00-22:30; Jan 1,May 1,May 8,Jul 14,Nov 11,Dec 25: off
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.paris-arc-de-triomphe.fr

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Palazzo dell'Eliseo

Residenza ufficiale · VIII arrondissement di Parigi

Palazzo dell'Eliseo

Il Palazzo dell'Eliseo (in francese: Palais de l'Élysée) è la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Francese. Si trova al 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré a Parigi, nell'VIII arrondissement.

Appartenuto alla celebre Madame de Pompadour, costituisce un notevole esempio di architettura e decorazione rococò.

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Storia e descrizione

Imponente dimora signorile, sorse fra le modeste botteghe del faubourg Saint-Honoré. Venne edificato dall'architetto Armand-Claude Mollet fra il 1718 e il 1720 per Louis Henri de La Tour d'Auvergne, conte d'Évreux. Il complesso venne concepito, secondo il gusto del tempo, sul tipico impianto dell'hôtel particulier: palazzo inserito lungo un asse trasversale dove sul davanti si apre la corte d'onore e, dietro, i giardini. Ne rappresenta uno dei migliori esempi.

Sulla via un grande portale monumentale a colonne ioniche binate immette nella corte semicircolare cinta da arcate sormontate da balaustra. In fondo si erge il palazzo, a due piani, ai cui lati si aprono due piccoli cortili usati dai servitori e fornitori per i lavori domestici. All'interno si accede per un vestibolo, che immette al piano terra, secondo l'uso del tempo destinato alla ricezione, e in seguito al primo piano, destinato alla famiglia nobile e ad accogliere i più intimi.

Vista l'ingente spesa della costruzione, il conte decise di allestire solo il pian terreno, che venne decorato fra il 1720 e il 1722 dal successore, i Mollet, Jules Michel Alexandre Hardouin. Costituisce un bell'esempio dello stile "Reggenza" improntato sulle boiserie a motivi floreali e belle sovrapporte scolpite, realizzate da Michel Lange.

Nel 1753 il palazzo venne acquistato per 730 000 lire dal re Luigi XV, il quale, il 24 dicembre dello stesso anno, ne fece dono alla sua favorita Madame de Pompadour, destando l'ammirazione della corte di Versailles per questo luogo, allora alle porte di Parigi.

Madame de Pompadour, sostenuta dal re, intraprese numerose trasformazioni atte a decorare gli ambienti con ricche boiserie in bianco-oro tipiche dello stile rococò del quale sarà la grande promotrice. Incarica il suo architetto preferito, Lassurance, di costruire una scala d'onore, di allestire il primo piano e di organizzarvi una sontuosa Camera da letto, la grande alcôve. A Verbreck è dato l'incarico delle sculture, a Charles-André van Loo, François Boucher e Dubois le pitture di medaglioni e pannelli. Grande donna, colta e raffinata, la marchesa sceglierà di persona le stoffe, i motivi decorativi, i marmi, gli arazzi di Gobelins, i lampadari in cristalli di Boemia come pure i servizi da tavola, gli orologi, ecc. facendo della residenza un grande esempio dello stile rococò.

Lo sfarzo si manifesta anche all'esterno nei giardini, guarniti di portici, labirinti, cascate e anche di una grotta dorata, che secondo le tendenze del tempo, ispirate dalle celebri scene favolistico-campestri del grande pittore Watteau, si amava distrarsi in giochi pastorali; una sorta di retour à la nature.

Il 15 novembre 1757, all'età di 36 anni, la Marchesa nominò suo fratello, il Marchese di Marigny, suo erede universale. Ma alla sua morte, il 15 aprile 1764, il re destinò il palazzo agli Ambasciatori. Tutto il mobilio, con le opere d'arte, venne venduto e il parco notevolmente ridotto, destinato in parte ad aumentare la Promenade degli Champs-Élysées.

Nel 1773 venne acquistato dal banchiere Nicolas Beaujon e nel 1783 passò alla duchessa Batilde di Borbone-Orléans, ultima proprietaria della residenza. Durante la Rivoluzione francese, divenuto proprietà pubblica, il palazzo fu abitato da Carolina Bonaparte e poi dall'imperatrice Giuseppina di Beauharnais. Il 22 giugno 1815 Napoleone vi firmò l'atto di abdicazione.

Il nome, risalente alla fine del Settecento (prima il palazzo era detto Hôtel de Bourbon, dall'ultima abitante), molto presumibilmente è dovuto alla splendida passeggiata che costeggiava l'ampio giardino alla francese e il palazzo medesimo.

Dal 1873 è la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica francese.

Il Palazzo dell'Eliseo in cifre

L'area sfruttata del sito è di 11179 m², di cui 300 m² di appartamenti privati, 365 camere (di cui 90 sotterranee), mentre il parco ha una superficie di 1,5 ettari. Vi sono piantate un centinaio di specie diverse, in particolare dei platani risalenti a prima del 1789, di cui uno ha raggiunto un'altezza record di 40 metri.

Poco più di 800 persone lavorano all'Eliseo, un centinaio assegnato alla corrispondenza (ricevimento tra 1 500 e 2 000 lettere al giorno) e 350 militari.

Numero di orologi: 320, un orologiaio in guanti bianchi viene ogni martedì mattina prima del Consiglio dei Ministri.

Numero di mobili: 2000 mobili di pregio tra cui 200 arazzi, 6 000 pezzi d'argenteria e 3 000 pezzi di vetreria di Baccarat.

Flotta di 75 vetture, in aggiunta a quelle del Presidente della Repubblica (Raymond Poincaré è stato il primo presidente a utilizzare per il corteo presidenziale una vettura ufficiale nel 1913, la coupé de ville Panhard & Levassor).

Numeri di entrate: 6. L'indirizzo ufficiale è No. 55 Rue du Faubourg Saint-Honoré, cui può essere inviata la corrispondenza, che corrisponde alla veranda e alla loggia del portiere.

Il bilancio del 2014 è stato poco inferiore ai 100 milioni di euro.

Informazioni pratiche

Come arrivare
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Sito ufficiale
www.elysee.fr

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Pantheon

Chiesa · V arrondissement di Parigi

Pantheon

Il Pantheon di Parigi (in francese Panthéon de Paris), eretto come chiesa cattolica dedicata a Sainte-Geneviève, è un monumento situato nella capitale francese nel cuore del quartiere latino (V arrondissement), in cima al colle di Sainte-Geneviève. È alto in tutto 106 metri. È circondato dalla chiesa Saint-Étienne-du-Mont, dalla biblioteca Sainte-Geneviève, dalla Sorbona e da altri edifici monumentali. Particolarmente suggestiva è la vista da rue Soufflot, vicino ai giardini del Lussemburgo.

Fu dapprima una semplice chiesa, ma nel corso del tempo si trasformò in una sorta di mausoleo dei resti mortali dei personaggi che hanno segnato la storia francese, specialmente repubblicana. Progettata da Jacques-Germain Soufflot è il primo grande monumento neoclassico. Dal 1920 è monumento storico di Francia.

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Storia

Il sovrano francese Luigi XV fece un voto nel 1744 in base al quale, se si fosse ripreso da una grave malattia, avrebbe fatto edificare sulle rovine della chiesa di Santa Genoveffa una nuova costruzione degna della santa patrona di Parigi.

Nonostante le fondamenta venissero gettate nel 1758, a causa di gravi problemi economici, il completamento della costruzione venne eseguito solo dopo la morte di Soufflot, per opera di un suo pupillo, Jean-Baptiste Rondelet, nel 1789, proprio in coincidenza con lo scoppio della Rivoluzione francese, al seguito della quale la destinazione dell'edificio venne commutata dal governo rivoluzionario da santuario a mausoleo per le importanti personalità nazionali. E tale rimase fino al 1821 quando il re Luigi XVIII decise di riconsegnare il Pantheon a quella che avrebbe dovuto essere la sua destinazione originaria e cioè una chiesa cattolica consacrata al culto di Santa Genoveffa, patrona di Parigi.

Tuttavia il 15 agosto 1830 la monarchia di luglio toglie il monumento al culto religioso e ne ripristina la destinazione laica. Questo stato di cose perdurerà sino al 1851 quando la Seconda Repubblica francese fa ridiventare chiesa l'edificio. Durante tutto questo periodo nessuna personalità viene sepolta nel Pantheon (ad eccezione di Jacques-Germain Soufflot, architetto del monumento stesso, inumato nel 1829). Soltanto nel 1885 con la solenne sepoltura di Victor Hugo, viene decisa la definitiva soppressione della chiesa di Sainte Geneviève e la perenne destinazione laica del Pantheon.

Parallela a tutti questi cambiamenti è la storia dei vari simboli che sono stati via via posti sulla sommità dell'edificio. Si comincia nel 1790 con una croce provvisoria, tolta l'anno dopo in occasione dei funerali di Mirabeau e la destinazione laica del monumento. Al suo posto viene collocata una statua di Claude Dejoux rappresentante una donna che dà fiato ad una tromba. La scultura sarà però rimossa il 3 gennaio 1822 con l'inaugurazione ufficiale della chiesa di Santa Genoveffa e rimpiazzata con una croce di bronzo dorata. Nel 1830, nuova laicizzazione e sostituzione della croce con la bandiera tricolore francese.

Nel 1851 fa ritorno la croce dorata. Tuttavia, il 2 aprile 1871 i Comunardi ne tagliano i bracci laterali e l'utilizzano come asta per la bandiera, questa volta, rossa. Infine, nel luglio 1873, viene piazzato il simbolo attuale e cioè una croce di pietra alta 4 metri e pesante 1500 kg e che, da allora, nessuno ha più ritenuto necessario rimuovere, nonostante la definitiva destinazione laica del monumento.

Nel 1851 il fisico francese Léon Foucault scelse il Pantheon per realizzare una sua dimostrazione scientifica della rotazione della Terra installando nella cupola centrale della costruzione un pendolo della lunghezza di circa 67 metri. Nel 1995 la sfera metallica originale, dal peso di 28 kg, che servì per l'esperimento, è stata donata al Pantheon dal Conservatoire National des Arts et Métiers.

Architettura

Il monumento attuale è una chiesa a cupola, con pianta a croce greca (navata e transetto della stessa lunghezza, una scelta all'epoca inedita su così grande scala in Francia), che prevedeva un ampio portico con un colonnato in stile corinzio a sostenere una costruzione lunga circa 110 m, larga 45 m e alta 106 metri. Con il pronao a sei colonne e il frontone triangolare con colonne corinzie, ispirato al Pantheon di Roma, viene definito un'opera in stile neoclassico. La chiesa origina da una sintesi stilistica incentrata sull'arte classica, ma con la leggerezza tipica dell'architettura gotica e la cupola di copertura è ispirata a esempi del Rinascimento.

La cupola, il cui aspetto richiama quello della cattedrale di Saint Paul a Londra (costruita da Christopher Wren tra il 1675 e il 1710), è costituita da tre calotte, di cui una sola visibile dall'esterno, incastrate le une nelle altre. La cripta copre tutta la superficie dell'edificio, con quattro gallerie sotto ciascuno dei bracci della navata. Dopo l'ingresso costituito una sala decorata da colonne doriche, al centro dell'edificio, si trova la vasta sala a volta di forma circolare.

Nel suo insieme, il progetto rompe con gli stili classico e barocco dei secoli precedenti grazie alla perfetta simmetria, l'originale altezza delle colonne che lo distinguono, ad esempio, da Saint-Louis des Invalides- e il rifiuto di qualsiasi eccesso decorativo.

Monumenti

Oltre ai monumenti funebri delle personalità sepolte, vi sono statue e monumenti celebranti persone non inumate al Pantheon, come il cenotafio di Denis Diderot, il gruppo scultoreo del 1903 dedicato agli oratori e pubblicisti della Restaurazione francese (Benjamin Constant, Pierre de Serre, Casimir Perier, Armand Carrel, Maximilien Foy, Jacques-Antoine Manuel e François-René de Chateaubriand), l'altare dedicato alla Convenzione nazionale della Rivoluzione francese (tra gli altri vi sono le statue di Danton, Marat e Robespierre) e numerose placche e bassorilievi commemorativi.

Lista completa delle personalità sepolte

Prima del 1791 vi erano sepolti solo santa Genoveffa (le cui ossa furono rimosse nel 1793; la cassa che conteneva le reliquie della santa fu bruciata pubblicamente dai giacobini nella Place de Grève durante il periodo della scristianizzazione) e Cartesio (trasferito altrove nel 1819).

Informazioni pratiche

Indirizzo
Place du Panthéon
Orari
Mo-Su 10:00-18:00; Apr 1-Sep 30: Mo-Su 10:00-18:30; Jan 1,May 1,Dec 25: off
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.paris-pantheon.fr

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basilica del Sacro Cuore

Chiesa · XVIII arrondissement di Parigi

basilica del Sacro Cuore

La basilica del Sacro Cuore, (in francese basilique du Sacré-Cœur) è un luogo di culto cattolico di Parigi, in Francia, situato sulla sommità della collina di Montmartre.

Papa Benedetto XV l’ha elevata al rango di Basilica minore nel 1919. La sua pietra calcarea ha inoltre la caratteristica di non trattenere polvere e smog, così dopo ogni pioggia il "Sacré-Cœur" risulta ancora più splendente.

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Storia

La basilica si trova sopra Montmartre (Monte dei Martiri), all'interno dell'area urbana del XVIII arrondissement di Parigi, a nord del centro della città. Fino al 1873, anno dell'inizio della costruzione del Sacré-Coeur, l'area non era altro che un piccolo villaggio quasi disabitato.

La basilica sorge sul luogo dove sarebbe stato martirizzato nel III secolo san Dionigi con la decapitazione. Secondo la leggenda, il santo avrebbe preso poi la testa mozzata e avrebbe fatto alcune miglia portandola fra le mani.

La costruzione, sollecitata anche dall'arcivescovo di Parigi, Joseph Hippolyte Guibert, fu decretata da una votazione dell'Assemblea nazionale il 23 luglio 1873 dopo la sconfitta del 1871 nella guerra franco-prussiana e per espiare i crimini dei Comunardi, e anche per rendere omaggio alla memoria dei numerosi cittadini francesi deceduti durante la guerra stessa, in pieno sentimento revanscista. L'architetto Paul Abadie progettò la basilica dopo aver vinto una competizione contro altri 77 architetti, ma morì nel 1884, e quindi altri architetti continuarono il lavoro.

La costruzione, iniziata nel 1875, prevedeva uno stile romanico-bizantino, ma vide diversi cambiamenti nel progetto. Quando finirono i lavori, nel 1920, si ottenne una struttura senza una caratteristica predominante, ma non per questo meno affascinante.

La prima pietra di marmo fu posata il 16 giugno 1875, ma la chiesa fu conclusa solo nel 1914 e consacrata nel 1919, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Inaugurata solennemente, in un primo periodo venne evitata dagli abitanti di Montmartre preferendo andare a messa alla chiesa di Saint Pierre, una delle più antiche di Parigi.

Descrizione
Architettura e arte

Dopo la Tour Eiffel (324 m.), la Tour Montparnasse e l'Hôtel des Invalides, la basilica del Sacro Cuore è il luogo più alto della città.

Lo stile architettonico del Sacre Coeur è fortemente ispirato a quello della Cattedrale di Périgueux, anch'essa progettata dall'architetto Abadie, e noto per le diverse cupole presenti.

Caratterizza la struttura il materiale esterno, ovvero la pietra di Château-Landon (Senna e Marna), un travertino resistente al gelo e capace di divenire ancora più bianco e lucido con l'età e al contatto della pioggia.

All'ingresso, davanti al portico ha tre archi.

Nel campanile, posto dietro l'abside, vi è la Savoiarde, nome con cui è nota la campana maggiore, con un esplicito riferimento all'annessione della Savoia avvenuta nel 1859; essa pesa 19 tonnellate e, per portarla fino alla sommità di Montmartre, furono necessari 34 cavalli. È attualmente la maggiore campana di Francia.

Gli interni sono piuttosto spogli, fatta eccezione per il mosaico d'oro dell'abside, uno dei più grandi del mondo. La pianta è a croce greca, con una grande cupola alta 83 metri sull'incrocio dei quattro bracci. Il coro è circondato da un deambulatorio con cappelle radiali che si apre sull'abside con undici arcate sorrette da colonne con capitelli scolpiti.

Organi a canne

Nella basilica si trovano due organi a canne:

l'organo maggiore, situato sulla cantoria in controfacciata, venne costruito nel 1898 da Aristide Cavaillé-Coll (opus 678) per il castello del barone Albert de l'Espée a Biarritz; quando il castello fu venduto nel 1903, lo strumento venne riacquistato da Charles Mutin che lo reinstallò nel 1913-1914 nell'attuale collocazione, dotandolo di una nuova cassa; da allora è stato più volte restaurato ed ampliato. L'organo è a trasmissione meccanica con leva Barker e dispone di 79 registi disposti su quattro manuali e pedale.

L'organo del transetto, situato sul matroneo del transetto di destra, venne costruito da Charles Mutin nel 1914; a trasmissione meccanica con leva Barker, ha 21 registri su due manuali e pedale.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Orari
06:00-22:30
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.sacre-coeur-montmartre.com

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Sainte-Chapelle

Cappella · I arrondissement di Parigi

Sainte-Chapelle

La Sainte-Chapelle, detta anche Sainte-Chapelle du Palais, situata a Parigi, nell'Île de la Cité, è uno dei più importanti monumenti dell'architettura gotica, rinomata per i suoi archi rampanti.

Venne costruita per volere di Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei re di Francia al fine di custodirvi la Corona di spine, un frammento della Vera Croce e diverse altre reliquie della Passione che il sovrano aveva acquisito a partire dal 1239. Nella cappella erano presenti gli archivi reali, i Trésor des Chartes.

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Nell'autunno del 1241 sarebbero cominciati i primi lavori, seppur la data iniziale della costruzione è ancora ignota, gli storici la catalogano non più tardi del 1244, e conclusa tra la fine del 1248 e i primi mesi del 1249.

È la prima di una serie di Saintes chapelles erette in Francia tra il XIII e il XVI secolo. Concepita come un vasto reliquiario quasi interamente vetrato, la Sainte-Chapelle parigina si distingue per l'eleganza e l'arditezza della propria architettura, che si manifesta attraverso una notevole altezza e la prevalenza delle vetrate sulla muratura al livello delle finestre della cappella superiore.

Sebbene edificata speditamente, in meno di sette anni, la cappella non ha mai mostrato difetti di costruzione né gli elementi decorativi sono stati trascurati.

Per quest'ultimo aspetto si è fatto particolare ricorso alla scultura, alla pittura e all'arte vetraria. È per le grandi vetrate istoriate che, ancora oggi, la Sainte-Chapelle si fa ammirare nonostante abbia perso la sua funzione originaria dopo essere stata spogliata delle sue reliquie durante la Rivoluzione francese.

Insieme alla Conciergerie, la Sainte-Chapelle costituisce una delle vestigia del Palais de la Cité, antica residenza dei sovrani di Francia dal X al XIV secolo, che si estendeva sul luogo in cui è attualmente sito il Palazzo di giustizia.

La cappella è gestita dal Centre des monuments nationaux, che l'ha acquisita a titolo di donazione attraverso un arrêté del 2 aprile 2008.

Servito dalla stazione della metropolitana Cité, il monumento ha accolto nel 2011 più di 900 000 visitatori, risultando il terzo più visitato fra quelli gestiti dal Centre des monuments nationaux dopo Mont Saint-Michel e l'Arc de Triomphe.

Storia

La costruzione della cappella fu approvata nel 1241, venne iniziata nello stesso anno (o comunque entro il 1244) e venne rapidamente portata a termine: infatti fu consacrata già il 26 aprile 1249. La decisione della costruzione si deve al devotissimo re Luigi IX di Francia, re di Francia, (canonizzato dopo la morte), che la volle come cappella palatina e reliquiario.

La Sainte-Chapelle fu infatti eretta per accogliere le importanti reliquie della corona di spine di Gesù. Infatti, il devoto re Luigi IX di Francia portò la preziosa reliquia della Passione a Parigi nell'agosto del 1239, avuta dall'imperatore Latino di Costantinopoli, Baldovino II (imperatore latino di Costantinopoli, marchese di Namur e signore di Courtenay), come pegno per un ingente prestito in denaro. La corona di spine costò la somma di centotrentacinquemila lire tornesi. Per paragone, l'intera costruzione della Sainte-Chapelle costò quarantamila lire tornesi. Furono poi aggiunti un pezzo della Vera Croce e altre reliquie.

In tal modo la cappella, secondo il programma stabilito da re Luigi, divenne un prezioso reliquiario. Allo stesso tempo, rivela quali fossero le ambizioni politiche e culturali di Luigi: diventare il principale monarca dell'Occidente cristiano, quando il trono di Costantinopoli era occupato da un semplice Conte di Fiandra e il Sacro Romano Impero era in profonda crisi. Come l'imperatore latino d'Oriente poteva passare dall'interno dei suoi palazzi alla Hagia Sophia a Costantinopoli, così ora Luigi IX poteva accedere direttamente dal suo palazzo alla Sainte-Chapelle. Il re fu successivamente nominato santo dalla Chiesa cattolica e per questo è anche chiamato Luigi il Santo.

Nella cappella vennero sistemati gli archivi reali, i Trésor des Chartes.

Negli archivi relativi alla costruzione della cappella non è menzionato nessun architetto. Tuttavia una tradizione risalente al XVI secolo indica il nome di Pierre de Montreuil, già autore del nuovo coro della basilica di Saint-Denis e del completamento della facciata della cattedrale di Notre-Dame e che, morto nel 1267, ebbe una sepoltura, oggi non più esistente, nella cappella della Vergine dell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés a Parigi che egli avrebbe costruito.

In seguito il palazzo reale divenne sede del Parlamento di Parigi e distrutto da vari incendi e in seguito più volte ricostruito e ristrutturato. La cappella perse dunque la sua originaria destinazione di cappella palatina. Fu comunque servita da un collegio di canonici sino al 1787.

Durante la Rivoluzione francese la cappella fu sottratta al culto verso il 1790, svuotata del suo contenuto e destinata a fungere da sede del Club de la Sainte-Chapelle, un'organizzazione politica costituita dai membri dell'Assemblea elettorale di Parigi. Nel 1797 fu adibita a deposito degli archivi del Palazzo di giustizia di Parigi e le finestre furono oscurate da enormi schedari. La loro bellezza fu così inavvertitamente salvata dai vandalismi che invece distrussero i banchi del coro, devastarono lo schermo protettivo del crocifisso, abbatterono la guglia e dispersero le reliquie. L'espansione degli uffici giudiziari minacciò l'esistenza stessa dell'edificio. La sua conservazione, sotto la pressione dell'opinione pubblica, fu decisa nel 1836 e il suo lungo restauro, ebbe inizio l'anno successivo sotto la direzione di J. B. A. Lassus che progettò l'attuale guglia. Nel frattempo, un anno prima del completamento dei lavori, nel 1862 fu inserita nella lista dei monumenti storici francesi in quanto edificio rappresentativo dello stile gotico radiante.

Ora la Sainte-Chapelle è circondata dal Palazzo di Giustizia di Parigi, che perpetua una delle funzioni del palazzo reale, che ospitava anche il "letto di giustizia" dove importanti aristocratici peroravano le loro cause di fronte al re.

Attualmente sconsacrata, costituisce spesso lo sfondo suggestivo per concerti e rassegne musicali, e le preziose reliquie oggi sono conservate nella Cattedrale di Notre-Dame.

Descrizione
Struttura

L'edificio presenta una pianta rettangolare con abside poligonale e si sviluppa su due livelli. In basso, a pianterreno, si apre la Cappella inferiore, che era destinata al popolo; e sopra, s'innalza la Cappella superiore, destinata alla famiglia reale, a cui originariamente si accedeva solo con strette scale a chiocciola.

Misure e dimensioni
Esterno

La facciata è orientata verso nord-ovest ed è comune ad entrambe le cappelle. Particolarmente slanciata, presenta uno sporgente avancorpo, in cui si aprono un portico sormontato da una loggia, entrambi con un prospetto tripartito da archi a sesto acuto poggianti su pilastri e coperti con volte ad ogiva. Nel portico, che costituisce l'ingresso principale alla cappella inferiore, si apre un portale leggermente strombato sormontato da una lunetta raffigurante l'Incoronazione di Maria fra due angeli; sul trumeau che divide i due battenti, vi è una statua della Madonna con il Bambino. Analogo è il portale della cappella superiore, sormontato da una lunetta con Cristo in trono fra i segni della Passione e santi e la statua della colonnina raffigurante Gesù redentore. L'architrave presenta una ricca scultura a rilievo con il Giudizio universale. Nella parte superiore della facciata si aprono il grande rosone gotico-fiammeggiante del XV secolo e, nella cuspide triangolare, un rosone più piccolo, affiancato da due guglie con base ottagonale.

Le fiancate della cappella sono caratterizzate dalla presenza delle molteplici polifore su due livelli, alternate a contrafforti a pianta rettangolare, ciascuno dei quali è sormontato da una guglia. Lungo il fianco destro, in corrispondenza della quarta campata, si apriva un secondo portale della cappella inferiore, del quale rimane il protiro. Prima dei restauri ottocenteschi, a ridosso della fiancata destra della chiesa vi era una scalinata che univa la corte alla loggia.

Poco oltre la metà della chiesa, sul tetto, si eleva la flèche, costruita nell'ottocento su progetto di Eugène Viollet-le-Duc in sostituzione dell'originale, demolita nel 1777.

Cappella inferiore

La cappella inferiore è alta meno di 7 metri e presenta una struttura a tre navate separate da esili colonnine con capitelli scolpiti. Le due navate laterali sono notevolmente più strette rispetto a quella centrale e si congiungono intorno all'abside, andando a formare un deambulatorio eptagonale. L'area dell'abside, un tempo adibita a presbiterio, è rialzata di alcuni gradini rispetto al resto della cappella e presenta al centro due semplici colonnine di sostegno alla struttura soprastante. Sulla sinistra, vi è una statua marmorea dipinta di San Luigi IX.

Il ricco apparato pittorico, ampiamente restaurato nel corso dei lavori del XIX secolo, svolge principalmente il ruolo di decorazione dei vari elementi architettonici. Le volte, a crociera, sono su sfondo blu, con gigli dorati, richiamo allo stemma del re di Francia. Tale motivo è presente anche in alcune strombature e su alcune semicolonne. Le pareti presentano due fasce decorative: quella inferiore è costituita da archetti ogivali sorretti da colonnine, con la parete retrostante affresca; quella superiore, invece, consta in una finestra, nelle navate una lunetta e nel deambulatorio una bifora.

Cappella superiore

La cappella superiore è un esempio mirabile di grande eleganza e leggerezza, dove le finissime pareti, ridotte all'ossatura dei contrafforti, lasciano immensi squarci vuoti riempiti dallo straordinario ciclo delle preziose vetrate duecentesche, l'elemento più famoso della cappella.

La sua struttura è a navata unica di quattro campate con alte volte a crociera, terminante con un'abside eptagonale. In controfacciata, vi sono in basso tre arcate cieche decorate con affreschi, mentre quella centrale si apre sull'esterno con il portale; in alto, invece, sopra la stretta cantoria con balaustra ad archetti ogivali, si trova il rosone quattrocentesco.

L'abside è interamente occupata dal complesso apparato dell'altare-reliquiario, costruito nel 1267 ed in seguito ampliato. Questo si articola su due livelli sovrapposti, uniti da due scale a chiocciola. Il livello inferiore, al centro, ha una profonda abside poligonale, ove originariamente si trovava l'altare; quello superiore, invece, ospita un ciborio dalle forme slanciate, poggiante su quattro esili pilastri polistili e coronato da guglie, ideato per essere custodia e reliquiario delle reliquie della Corona di spine.

Di notevole importanza è il ricco apparato decorativo costituito dalle vetrate policrome che chiudono le quadrifore della navata, le bifore dell'abside e il rosone della controfacciata. Le vetrate della navata e dell'abside, in totale quindici, risalgono al XIII secolo, e ad oggi si stima che una larghissima percentuale dei materiali utilizzati per la loro realizzazione (tra il 65 e il 75%) sia originale. Esse seguono un preciso programma iconografico incentrato sulle storie dell'Antico Testamento: il ciclo inizia a partire dalla prima campata della navata, con la vetrata settentrionale (parete destra), che tratta del Libro della Genesi; seguono il Libro dell'Esodo (seconda vetrata), il Libro dei Numeri (terza vetrata), il Libro di Giosuè (quarta vetrata), il Libro dei Giudici e il Libro di Isaia (quinta vetrata); il ciclo si interrompe in corrispondenza delle quattro vetrate centrali dell'abside, con Vita di San Giovanni Evangelista (sesta vetrata) e Infanzia di Gesù (settima vetrata), Passione di Gesù (vetrata centrale) e Vita di San Giovanni Battista (settima vetrata di sinistra); il ciclo continua lungo il fianco sinistro con il Libro di Daniele (sesta vetrata); Libro di Ezechiele (quinta vetrata), il Libro di Geremia e il Libro di Tobia (quarta vetrata), il Libro di Giuditta e il Libro di Giobbe (terza vetrata), il Libro di Ester (seconda vetrata), i Libri dei Re (seconda vetrata), per terminare con la Storia delle reliquie della Passione (prima vetrata). La vetrata del rosone risale agli anni novanta del XV secolo e raffigura scene dall'Apocalisse.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Boulevard du Palais 8
Orari
Jan-Mar 09:00-17:00; Apr-Sep 09:00-19:00; Oct-Dec 09:00-17:00
Telefono
+33153406080
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
sainte-chapelle.monuments-nationaux.fr

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Campo di Marte

Parco cittadino · VII arrondissement di Parigi

Campo di Marte

Il Campo di Marte (in francese Champ-de-Mars) è un giardino pubblico di Parigi che si trova sulla rive gauche. È delimitato a nord-ovest dalla Torre Eiffel e a sud-est dall'École militaire.

== Storia ==

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Il suo nome deriva dal Campo Marzio romano (e dunque dal dio romano Marte, divinità della guerra) che indicava un'area destinata all'addestramento militare. Il giardino fu realizzato per volontà di Luigi XV, che decise che qui dovesse sorgere una scuola militare per l'istruzione di allievi ufficiali provenienti da famiglie poco abbienti ed un campo per le manovre militari. Presso l'École militaire nel 1784 studiò anche il giovane Napoleone Bonaparte. Fra il 1908 e il 1920 l'area antistante la scuola venne progressivamente trasformata in un giardino.

Durante la Rivoluzione francese fu teatro di importanti avvenimenti:

il 14 luglio 1790, primo anniversario della presa della Bastiglia, vi fu celebrata la Festa della Federazione;

il 17 luglio 1791 vi venne depositata una petizione delle società popolari, avanzata dal Club dei Cordiglieri, che esigeva la decadenza del re Luigi XVI. In quell'occasione un incidente innescò una sparatoria che causò più di cento morti;

il 12 novembre 1793 vi fu ghigliottinato Jean Sylvain Bailly;

nel 1794 Robespierre vi celebrò la Festa dell'Essere supremo;

il 22 settembre 1796, prima Olimpiade della Repubblica.

Il giardino ha ospitato numerose esposizioni universali: quella del 1867, quella del 1878, quella del 1889 (in occasione della quale fu innalzata la Torre Eiffel), quella del 1900 e l'Exposition Internationale des Arts et Techniques dans la Vie Moderne del 1937.

Sotto la presidenza di François Mitterrand vi è stato edificato il Monumento dei diritti dell'uomo e del cittadino, in occasione del bicentenario dell'omonima dichiarazione.

Tra il 27 luglio e il 10 agosto 2024 il giardino ha ospitato le partite di beach volley dei Giochi della XXXIII Olimpiade, mentre tra il 1º e il 7 settembre è stato la sede delle gare di calcio a 5 per ciechi dei XVII Giochi paralimpici estivi. Per l'occasione è stato realizzato un impianto temporaneo nella piazza Jacques-Rueff in grado di ospitare 12 860 spettatori e denominato Stade Tour Eiffel.

Descrizione

Il giardino occupa circa un chilometro in lunghezza e circa 220 metri in larghezza. È suddiviso in aiuole all'interno delle quali si trovano archi, cascate, un laghetto e grandi viali.

Informazioni pratiche

Orari
24/7
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Museo delle Arti e Mestieri

Museo scientifico · III arrondissement di Parigi

Museo delle Arti e Mestieri

Il Musée des arts et métiers (pronuncia: [myze dez‿aʁz‿e Metje]) (Museo di arti e mestieri) è un museo di disegno industriale di Parigi che ospita la collezione della Conservatoire national des arts et métiers, che è stata fondata nel 1794 come deposito per la conservazione degli strumenti scientifici e delle invenzioni.

== Storia ==

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Fin dalla sua fondazione, il museo è stato ospitato nel convento di Saint-Martin-des-Champs, in rue Réaumur nel III arrondissement di Parigi. Oggi il museo, che ha subito un importante restauro nel 1990, comprende un ulteriore edificio adiacente all'abbazia, con oggetti più grandi rimasti nell'abbazia stessa.

Collezioni

Il museo ha oltre 80 000 oggetti e 15 000 disegni nella sua collezione, di cui circa 2 500 sono in mostra a Parigi. Il resto della collezione è conservato in un magazzino a Saint-Denis. Tra la sua collezione c'è una versione originale del pendolo di Foucault, il modello originale della Libertà che illumina il mondo (comunemente conosciuta come la Statua della Libertà) di Frédéric Auguste Bartholdi, alcuni dei primi aerei (Ader Avion III di Clément Ader, il Blériot XI di Louis Blériot) e Pascalina di Blaise Pascal (il primo calcolatore meccanico).

Il museo presenta sette diverse collezioni: strumenti scientifici, materiali, energia, meccanica, edilizia, comunicazione e trasporti. Nell'ex chiesa del priorato di St-Martin-des-Champs sono esposti automobili, aerei, il pendolo di Foucault e alcuni altri oggetti monumentali.

Galleria d'immagini
Riferimenti culturali

Il museo appare in letteratura come la scena del culmine del romanzo del 1988 Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, ed è presente nel film documentario del 2019 sulla Statua della Libertà, Liberty: Mother of Exiles.

Trasporti

Il museo è accessibile dalla stazione della metropolitana di Parigi Arts et Métiers.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Rue Réaumur 60
Orari
Tu-Th 10:00-18:00; Fr 10:00-21:00; Sa-Su 10:00-18:00
Telefono
+33 1 53 01 82 20
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.arts-et-metiers.net

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Palazzo del Lussemburgo

Palazzo

Palazzo del Lussemburgo

Il palazzo del Lussemburgo (in francese Palais du Luxembourg) è un edificio storico-monumentale di Parigi. Nato come residenza della regina Maria de' Medici, dal 1958 è sede del Senato francese. Dal 1862 il palazzo è classificato Monumento storico di Francia.

== Storia ==

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Maria de' Medici

Il nome del palazzo deriva da un primo edificio eretto nella metà del XVI secolo e appartenuto a François de Luxembourg, primo Duca di Piney-Luxembourg.

La regina Maria de' Medici, vedova di Enrico IV di Francia e reggente al trono, acquistò nel 1612 il palazzo e la tenuta detta del Lussemburgo. Alla fine della sua reggenza, quando suo figlio Luigi XIII divenne maggiorenne, volle un palazzo in una zona allora periferica, come aveva fatto la sua lontana parente Caterina de' Medici con il palazzo delle Tuileries. Così nel 1615 commissiona la costruzione della residenza all'architetto Salomon de Brosse.

Dopo aver fatto abbattere numerose case e una parte del vecchio palazzo, detto oggi Petit-Luxembourg, Maria de' Medici posa la prima pietra il 2 aprile 1615.

L'edificio, importante esempio di architettura barocca francese, ha una pianta a "U" con un porticato al pian terreno e due ali laterali dove erano situati gli appartamenti privati della regina. Ricorda sia palazzo Pitti di Firenze (per l'uso del bugnato) sia una villa di campagna, circondata dai vasti giardini del Lussemburgo.

Ma il cantiere viene tolto a Salomon de Brosse e, su consiglio della regina-madre, viene affidato a Marin de la Vallée il 26 giugno 1624 per terminarne i lavori secondo i progetti originali. Maria de' Medici si trasferì al palazzo già nel 1625, al primo piano dell'ala ovest, anche se il cantiere non era ancora terminato.

I lavori di edificazione vennero, probabilmente, terminati nella primavera del 1626, e nel giugno dello stesso anno si inizia il completamento del cortile. In seguito si proseguì con la decorazione interna.

L'ala occidentale era destinata alla regina, mentre quella orientale a suo figlio, Luigi XIII. Nel 1621 la regina commissionò il grande Ciclo di Maria de' Medici a Peter Paul Rubens, una serie di 24 tele atte alla decorazione degli appartamenti. Era composto da due cicli, uno sulla vita della regina, destinato alle sue stanze, e uno sulla vita di Enrico IV, mai terminato. Entrambi sono oggi esposti al Museo del Louvre.

L'allestimento degli interni non era ancora stato terminato quando, nel 1631, Maria de' Medici dovette lasciare il palazzo al momento dell'esilio emesso da suo figlio stesso in seguito alla Journée des Dupes.

Passaggi di proprietà

Maria de' Medici, alla sua morte nel 1642, dona il suo dominio al suo figlio prediletto, Gastone d'Orléans, fratello minore di Luigi XIII. In seguito passa in successione alla sua vedova, Margherita di Lorena, poi alla sua figlia maggiore la duchessa di Montpensier, che nel 1660 lo vende alla sua sorella minore la duchessa di Guisa. Infine quest'ultima lo dona nel 1694 a suo cugino, il Re Sole.

Alla morte di Luigi XIV, nel 1715, il dominio del Lussemburgo ritorna alla famiglia d'Orléans col reggente Filippo II, che lo cederà alla sua figlia maggiore la duchessa di Berry e infine a quella minore Luisa Elisabetta di Borbone-Orléans, regina consorte di Spagna.

Primo Museo di Francia

Il 14 ottobre 1750, su iniziativa di Charles François Paul Le Normant de Tournehem, sovrintendente ai Bâtiments du Roi, la Galerie royale de peinture è aperta nel luogo stesso della Galerie de Marie de Médicis, nell'ala est del palazzo del Lussemburgo. Esponendo una selezione di quadri del re in prossimità del Ciclo di Rubens, sarà il primo museo d'arte aperto al pubblico in Francia, precursore del Museo del Louvre, inaugurato nel 1793. L'attuale Museo del Lussemburgo, è l'erede di questa tradizione museale.

Con un editto di dicembre del 1778 il re Luigi XVI di Francia accorda il Lussemburgo in appannaggio a suo fratello, il conte di Provenza e futuro re Luigi XVIII.

Rivoluzione francese

Dopo la fuga del conte di Provenza del 1791, il Lussemburgo venne dichiarato Propriété nationale. Durante il Terrore, nel giugno del 1793, viene destinato a prigione, e poi il 18 settembre 1795 viene assegnato al Direttorio. I cinque direttori vi si installano il 3 novembre dello stesso anno.

Napoleone, divenuto Primo console, s'insedia al palazzo del Lussemburgo il 15 novembre 1799, e il Sénat conservateur, assemblea creata nell'anno VIII, vi si installa il 28 dicembre 1799.

Storia moderna

Nel 1814 il palazzo è attribuito alla Camera dei pari di Francia e in seguito conserva la sua vocazione parlamentare.

Il palazzo originale cinquecentesco, ormai chiamato Petit Luxembourg, divenne dal 1825 la residenza ufficiale del presidente del Senato.

Sotto la Monarchia di luglio il numero dei senatori cresce notevolmente e per accogliere tutti nella Sala delle Sedute, nel 1836 si decide di creare una nuova ala verso il giardino. I lavori, iniziati nel 1837 e terminati nel 1841, vengono affidati all'architetto Alphonse de Gisors, che concepirà una nuova facciata sullo stile delle altre di Salomon de Brosse e la grande aula monumentale dell'Emiciclo.

In seguito l'edificio accoglierà tutte le Alte Camere dei governi successivi fino al 1871, quando, fino al 1879, il parlamento si sposta a Versailles e al Lussemburgo s'installa il prefetto della Senna.

Nel 1940 il palazzo è occupato dallo Stato maggiore della Luftwaffe occidentale, prima di divenire, nel 1944, sede dell'Assemblea Nazionale Costituente del governo provvisorio.

Dal 1958 è sede del Senato francese.

Architettura

Il palazzo del Lussemburgo rassomiglia più a una residenza secondaria che a un palazzo ufficiale urbano. Infatti riflette nella sua planimetria le forme dei castelli francesi.

Salomon de Brosse ha composto il corpo principale del palazzo, affiancandolo da due doppi padiglioni angolari, e vi ha posto, di fronte, un cortile quadrato circondato da ali porticate e balaustrate che s'incontrano nel corpo d'ingresso, a due ordini, sormontato da cupola.

Il palazzo del Lussemburgo è il risultato della libera ispirazione di de Brosse di Palazzo Pitti a Firenze, come domandato da Maria de' Medici, la quale annoiandosi al Louvre voleva ritrovare lo spirito fiorentino.

Nonostante le forme e decorazioni, gli alti tetti e l'impostazione planimetrica erano tipicamente francesi; De Brosse, a questo scopo, si concentrò sull'impiego del bugnato in pietra, rispetto all'uso in auge allora in Francia del bicromismo creato dai mattoni e dalla pietra.

Sala del Libro d'Oro

La Salle du Livre d'Or era destinata ad accogliere il Libro d'Oro, dove venivano annotati i visitatori illustri della Camera dei Pari.

Venne completamente rinnovata nel 1816 dall'architetto Thomas Pierre Baraguey di Rouen che riutilizzò tutte le decorazioni seicentesche originali del palazzo. Baragueuy cercò infatti le boiseries e i decori nei depositi del palazzo e del Louvre per ricreare questo ambiente. Soprattutto costituivano gli appartamenti di Maria de' Medici al palazzo del Lussemburgo e quello d'estate di Anna d'Austria al Louvre.

Le candelabre sui pilastri furono dipinte da Charles Errard e sono fra le più belle mai realizzate nel XVII secolo.

Sul soffitto furono poste delle tavole attribuite a Jean Mosnier (1600-1656) insieme a pannelli raffiguranti Angeli e Sibille, realizzati probabilmente da Philippe de Champaigne.

Al centro del soffitto è la grande tavola con Maria de' Medici che ristabilisce la Pace in Francia, recentemente attribuito a Philippe de Champaigne.

Sala delle Sedute, l'Emiciclo

Quando, nel 1799, il palazzo venne destinato a sede del Senato, l'architetto Jean-François Chalgrin venne incaricato di trasformare gli interni al fine di realizzare la Sala delle Sedute. Terminata nel 1807 divenne la Camera dei pari di Francia sotto la Restaurazione. Con la Monarchia di luglio il numero dei senatori passò dai 200 ai 380, così questa sala dovette essere completamente ridisegnata per essere ampliata. Alphonse de Gisors, allievo di Chalgrin, avanzerà la facciata del palazzo verso il giardino di ben 31 metri, e nell'interspazio ricavato vi allestirà il nuovo Hémicycle fra il 1836 e il 1842. Tuttavia la sala fu ricostruita dopo il grave incendio del 1859 sempre dal Gisors.

Dietro il bancone presidenziale, posto di fronte all'emiciclo senatoriale, sono sette statue monumentali in marmo raffiguranti personaggi illustri di Francia:

Turgot, Controllore generale delle Finanze di Luigi XVI, opera di Jean-François Legendre-Héral;

D'Aguesseau, Cancelliere di Francia, di Hippolyte Maindron;

Michel de l'Hôspital, Sovrintendente delle Finanze, poi Cancelliere di Francia, di Achille Valois;

Jean-Baptiste Colbert, Controllore generale delle Finanze di Luigi XIV, di Jean Baptiste Joseph De Bay;

Mathieu Molé, Presidente del Parlamento di Parigi, poi Guardasigilli all'epoca della Fronda;

Malesherbes, sostenitore dell'Encyclopédie e difensore di Luigi XVI al suo processo;

Portalis, un redattore del Codice civile, di Joseph Marius Ramus.

Inoltre, alle due estremità dell'emiciclo si trovano altre due statue commissionate verso il 1840 dall'allora ministro dell'interno Charles de Rémusat:

San Luigi, consegnata nel 1846 da Auguste Dumont;

Carlomagno, consegnata nel 1847 da Antoine Etex.

Sala delle Conferenze

La Salle des Conférences occupa uno spazio dapprima occupato dallo scalone di Salomon de Brosse, e all'inizio del XIX secolo dal vecchio Hemicycle del Sénat conservateur.

Nel 1852, Napoleone III commissiona a Alphonse de Gisors (1796-1861) la realizzazione di una Galleria del Trono per il Senato imperiale. L'architetto riunisce allora il vecchio Emiciclo con i due saloni adiacenti in uno spazio monumentale di 57 metri di lunghezza, per 10,6 di larghezza e 15 d'altezza.

La fastosa decorazione venne realizzata fra il 1852 e il 1854. A Jean Alaux si deve la cupola centrale con l’Apoteosi di Napoleone, a Henri Lehmann i catini degli estremi della galleria con la Storia di Francia dalle origini a Carlomagno, in quello occidentale; e l'Epopea francese dalla Prima crociata a Luigi XIV, in quello orientale. Nella volta sono tondi e riquadri con la Storia della Francia imperiale, di Adolphe Brune.

Alle pareti pendono una serie di otto arazzi dei Gobelins raffiguranti la Metamorfosi di Ovidio. Recentemente è stato riposto nella sala il trono di Napoleone, opera in legno dorato realizzata nel 1804 dall'ebanista François-Honoré-Georges Jacob-Desmalter.

Biblioteca

La Grande sala-galleria della biblioteca venne realizzata durante i lavori di ampliamento del palazzo a partire dal 1837. Commissionata da Adolphe Thiers all'architetto Alphonse de Gisors la sala, lunga ben 52 metri e larga 7, occupa tutta la lunghezza della facciata sul giardino, sul quale si apre per sette finestre.

La cupola del soffitto venne dipinta da Eugène Delacroix fra il 1840 e il 1846 con una composizione ispirata al Canto quarto dell'Inferno di Dante.

Galleria di Jordaens

Annessa alla Biblioteca è questa galleria, dove nella volta sono stati ricomposti i riquadri affrescati da Jacob Jordaens verso il 1640 e rappresentanti i Segni dello Zodiaco.

Giardini del Lussemburgo

Il giardino (circa 22 ettari) venne aperto al pubblico per la prima volta nel 1778. Presenta davanti al palazzo una vasta area semicircolare che assomiglia ad un anfiteatro, come nel giardino di Boboli, ma qui il centro dello spiazzo è occupato da una grande vasca ottagonale. Attorno si dispongono varie terrazze con filari di ippocastani e numerose statue delle Regine e Donne illustri di Francia, create dallo scultore Guillaume Berthelot.

Davanti alla facciata occidentale del palazzo vi è un piccolo canale con in fondo la Fontana de' Medici, voluta dalla stessa Maria de' Medici e realizzata da De Brosse in stile manierista.

Il gruppo scultoreo ispirato alla Metamorfosi di Ovidio, dove il gigante Polifemo sorprende Galatea fra le braccia di Aci.

Il frutteto, con seicento qualità diverse di mele e pere, risale al 1650. Il giardino all'inglese fu aggiunto da Napoleone Bonaparte.

Citazioni e omaggi

Il Palazzo del Lussemburgo è presente nel videogioco Assassin's Creed Unity.

La copertina dell'album Lonerism dei Tame Impala mostra una foto dei giardini del Palazzo del Lussemburgo.

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Giardini del Lussemburgo

Parco cittadino · VI arrondissement di Parigi

Giardini del Lussemburgo

I giardini del Lussemburgo (in francese jardin du Luxembourg) sono i giardini alla francese pubblici del Palazzo del Lussemburgo, a Parigi.

== Storia ==

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Il giardino fu progettato a partire dal 1611 o 1612 per ordine di Maria de Medici, per il suo palazzo di campagna che era allora in costruzione fuori dai confini della città. Questo era basato almeno in parte sui piani di Palazzo Pitti a Firenze, dove Maria de Medici era cresciuta. Il giardino era rifornito d'acqua da quello che fu poi chiamato l' Acquedotto Medici sotto la direzione di Tommaso Francini, che ricopriva il ruolo di Maestro delle fontane reali. Anche se l'ala sud del Palazzo e il giardino adiacente hanno subito grandi cambiamenti nel XIX secolo, hanno conservato un leggero tocco italiano, che è sottolineato dalle palme piantate nei palchi.

Il giardino originale aveva già grandi stand di alberi, bordure di fiori e anche bacini d'acqua, per l'alimentazione dei quali l'Aqueduc Médicis, che veniva da vicino Rungis, fu costruito tra il 1613 e il 1624. La rampa a ferro di cavallo davanti alla facciata del giardino intorno al bacino centrale dell'acqua rivolto a sud con le sue terrazze rialzate esisteva anch'essa in una forma simile all'inizio del XVII secolo, ma ricevette le sue statue di marmo, tra cui quella della regina Maria de Medici, solo nel XIX secolo. Il parco contiene numerose altre statue e opere d'arte, tra cui una copia della Statua della Libertà di Auguste Bartholdi (ingresso al parco: Rue de Fleurus).

Dopo che il giardino fu ampliato nel 1617 con lo scambio di una parte dei terreni della vicina Certosa, Luigi XIV, nipote di Maria de Medici, fece completare la rampa a ferro di cavallo con la grandiosa prospettiva dell'Avenue de l'Observatoire, che guida la vista attraverso il primo meridiano parigino precedentemente stabilito qui all'Osservatorio di Parigi. Già nel XVII secolo, il parco attirava un pubblico più vasto. Nel XVIII secolo, il giardino era una passeggiata popolare per i personaggi letterari: Jean-Jacques Rousseau e Denis Diderot, tra gli altri, hanno trascorso del tempo qui.

Nel corso del tempo, l'area del giardino subì diversi altri cambiamenti: nel 1782, fu amputata di sei ettari dall'allora proprietario, il Conte di Provenza, fratello di Luigi XVI e poi re Luigi XVIII. Fu nuovamente ingrandito durante la Rivoluzione in occasione della confisca dei beni rimasti alla Certosa; infine, nel 1865, sotto Napoleone III e il suo prefetto Georges-Eugène Haussmann, fu notevolmente ridotto dalla costruzione della rue Auguste Comte e di case a est e a sud. Questo ha interessato, tra l'altro, il sito del vivaio (Pépinière) e il giardino botanico, che Guy de Maupassant apprezzava particolarmente. Cinque petizioni di cittadini che protestavano, una delle quali con il numero allora elevato di 12.000 firme, rimasero vane.

Il divieto per i giovani e i giovani adulti di entrare nel parco intorno al 1970 è il tema della canzone Entre 14 et 40 ans (1973) dello chansonnier Maxime Le Forestier.

Monumenti e statue

Il giardino è ricco di sculture e monumenti, di cui uno tra i più celebri è la fontana dei Medici.

Statue

Il mercante di maschere, di Zacharie Astruc;

L'Acteur grec di Charles-Arthur Bourgeois;

La Statua della Libertà, riproduzione dell'originale donato agli Stati Uniti, inaugurata nel 1886;

Reines de France et Femmes illustres;

il Monumento a Théodore de Banville, inaugurato nel 1892.

Nella cultura di massa

Il giardino viene citato nel romanzo I miserabili di Victor Hugo, come luogo di incontro tra Marius Pontmercy e Cosette.

Informazioni pratiche

Orari
open "check website https://www.senat.fr/visite/jardin/horaires.html"; (sunset-00:30)-(sunrise-00:15) closed; Mar01-Sep30 (sunset-00:30)-07:30 closed
Telefono
+33 1 42 34 23 62
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Sito ufficiale
www.senat.fr

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bois de Boulogne

Foresta · XVI arrondissement di Parigi

bois de Boulogne

Il Bois de Boulogne (AFI: /bwa d(ə) buˈlɔɲ/) è un parco situato al limite occidentale del XVI arrondissement della città di Parigi, lungo la Senna e al confine con Boulogne-Billancourt e Neuilly-sur-Seine. Progettato da J. C. A. Alphand.

Il Bois de Boulogne si estende su una superficie di 846 ettari ed è, insieme al Bois de Vincennes, uno dei più grandi e più frequentati spazi verdi della capitale francese: ogni anno vi si recano circa 6 milioni di visitatori.

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Storia

All'interno di questo bosco nel 1527 Francesco I re di Francia iniziava la costruzione del castello di Madrid, sua residenza di caccia.

Storicamente questo parco è stato un luogo di caccia e di svago per i parigini come la nobile contessa de Polignac, la migliore amica di Maria Antonietta; in epoca ottocentesca la proprietà del terreno passò in mano al comune.

Al Bois de Boulogne trovò la morte nel 1965 in un incidente d'auto il diplomatico e playboy dominicano Porfirio Rubirosa.

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giardino delle Tuileries

Parco cittadino · I arrondissement di Parigi

giardino delle Tuileries

Il giardino delle Tuileries (in lingua francese Jardin des Tuileries, /ʒaʁdɛ̃ de tɥilʁi/) è un giardino alla francese collocato fra il Museo del Louvre e Place de la Concorde nel I arrondissement di Parigi. Creato da Caterina de' Medici come giardino del Palazzo delle Tuileries nel 1564, venne aperto al pubblico nel 1667 e divenne un parco pubblico dopo la Rivoluzione francese. Nel XIX e nel XX secolo è stato il luogo celebrato dai parigini per il passeggio ed il relax.

== Il giardino di Caterina de' Medici ==

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Nel luglio 1559, dopo la morte del marito, Enrico II, la regina Caterina de' Medici decise di spostare la sua residenza al castello di Tournelles, vicino alla Bastiglia, lasciando il palazzo del Louvre, assieme a suo figlio, il nuovo re Francesco II. Decise che avrebbe costruito lì un nuovo palazzo per se stessa, separato dal Louvre, con un giardino sul modello dei giardini della sua Firenze.

A quel tempo c'era un'area vuota delimitata dalla Senna a sud, da rue Saint-Honoré a nord, dal Louvre a est, e dalle mura della città e da un profondo fossato pieno d'acqua ad ovest. Dal XIII secolo questa zona era occupata da botteghe, chiamate tuileries, che fabbricavano tegole per i tetti degli edifici. Alcuni dei terreni erano stati acquistati all'inizio del XVI secolo dal re Francesco I. Caterina acquistò altri terreni e cominciò a far costruire un nuovo palazzo e il giardino.

La regina fece venire un architetto paesaggista da Firenze, Bernardo Carnesecchi, per far realizzare un giardino rinascimentale all'italiana, con fontane, un labirinto e una grotta, decorata con immagini di faience, rappresentanti piante ed animali, realizzate da Bernard Palissy, al quale Caterina aveva ordinato di scoprire il segreto della porcellana cinese.

Il giardino di Caterina de' Medici era uno spazio chiuso, lungo cinquecento metri e largo trecento, separato da una strada dal nuovo castello. Era diviso in scomparti rettangolari da sei viottoli e le sezioni erano piantate con prati, aiuole, e piccoli gruppi di cinque alberi, chiamati Quinconces, e, più praticamente, con orti e vigneti.

Le Tuileries furono al loro tempo il più bello e grande giardino di Parigi. Caterina lo utilizzò per sontuose feste reali in onore degli ambasciatori della regina Elisabetta I e per il matrimonio di sua figlia, Margherita di Valois, con il futuro Enrico IV.

Il giardino di Enrico IV

Re Enrico III fu costretto a fuggire da Parigi nel 1588, e il giardino cadde in rovina. Il suo successore, Enrico IV e il suo giardiniere, Claude Mollet, restaurarono i giardini e costruirono una passeggiata coperta della lunghezza del giardino, e una pista parallela piantumata con alberi di gelso, visto che sperava di coltivare i bachi e dar vita ad una industria della seta in Francia. Egli fece anche costruire una vasca rettangolare di 65 metri per 45 metri con una fontana alimentata tramite una nuova pompa chiamata La Samaritaine, che era stata costruita nel 1608 sul Pont Neuf. L'area compresa tra il palazzo e l'ex fossato di Carlo V fu trasformato nel "Nuovo Giardino", con una grande fontana al centro. Anche se Enrico IV non visse mai nel Palazzo delle Tuilieries, che era continuamente in fase di costruzione, utilizzò i giardini per il relax e l'esercizio fisico.

Il giardino di Luigi XIII

Nel 1610, alla morte del padre, Luigi XIII, all'età di nove anni, divenne il nuovo proprietario dei giardini delle Tuileries che divennero il suo enorme parco giochi, usato per la caccia e nel quale teneva un serraglio di animali. Sul lato nord dei giardini, Maria de' Medici aveva istituito una scuola di equitazione, scuderie e un maneggio coperto per i cavalli.

Quando il re e la corte erano assenti da Parigi, i giardini si trasformavano in un luogo di piacere per la nobiltà. Nel 1630 una conigliera presso il bastione ovest del giardino venne trasformata in una passeggiata fiorita e un cabaret. La figlia di Gastone d'Orleans e nipote di Luigi XIII, conosciuta come La Grand Mademoiselle, tenne una sorta di corte nel cabaret e il "Giardino Nuovo" di Enrico IV (oggi Carosello) divenne noto come il Parterre de Mademoiselle. Nel 1652 la Grand Mademoiselle venne espulsa dal castello e dal giardino per aver sostenuto una rivolta, la Fronde, contro suo cugino, il giovane Luigi XIV.

Il giardino di Luigi XIV e Le Nôtre

Il nuovo re impose rapidamente il proprio senso dell'ordine ai giardini delle Tuileries. I suoi architetti, Louis Le Vau e François d'Orbay, terminarono finalmente il palazzo delle Tuileries, facendone una vera e propria residenza reale. Nel 1662, per celebrare la nascita del suo primo figlio, Luigi XIV tenne un grande corteo di cortigiani a cavallo nel nuovo giardino alla francese che era stato ampliato riempiendo il fossato di Carlo V e trasformato in campo da parate. Successivamente, la piazza divenne nota come la Place du Carrousel.

Nel 1664, Colbert, il sovrintendente degli edifici del re, incaricò l'architetto paesaggista André Le Nôtre, di ridisegnare l'intero giardino. Le Nôtre era il nipote di Pierre Le Nôtre, uno dei giardinieri di Caterina de' Medici, e suo padre Jean era stato anch'egli giardiniere alle Tuileries. Egli iniziò trasformando le Tuileries in un formale giardino alla francese, uno stile che aveva sviluppato a Vaux-le-Vicomte e perfezionato a Versailles, sulla base di simmetria, ordine e lunghe prospettive.

I giardini di Le Nôtre erano progettati per essere visti dall'alto, da un edificio o da una terrazza. Eliminò la strada che separava il palazzo dal giardino, e la sostituì con una terrazza che guardava, dall'alto in basso, il parterre delimitato da basse siepi di bosso e aiuole con disegni di fiori. Al centro delle aiuole pose tre vasche con fontane. Di fronte, al centro della prima fontana disegnò la grande allée, lunga 350 metri. Costruì altri due viottoli, fiancheggiati da alberi di castagno, su entrambi i lati. Questi tre viali principali erano attraversati da piccoli vicoli, per creare compartimenti contenenti diversi alberi, arbusti e fiori.

Sul lato sud del parco, vicino alla Senna, costruì una lunga terrazza alberata, chiamata la Terrasse du Bord-de-l'eau, con una vista sul fiume. Una seconda terrazza venne costruita sul lato nord, con vista sul giardino, chiamata Terrasse des Feuillants.

Sul lato ovest del giardino, accanto all'odierna Place de la Concorde, costruì due rampe a forma di ferro di cavallo e due terrazze con vista su un bacino ottagonale del diametro di sessanta metri, con una fontana al centro. Queste terrazze incorniciavano l'ingresso occidentale del giardino, e costituivano un altro punto di vista per vedere il giardino dall'alto.

Le Notre voleva che la prospettiva dal palazzo, alla fine occidentale del giardino, continuasse anche al di fuori del giardino stesso. Nel 1667 fece il progetto per un viale, con due file di alberi su entrambi i lati, che continuavano ad ovest verso l'attuale Rond-Point des Champs Elysées.

Le Nôtre e le sue centinaia di muratori, giardinieri e addetti al movimento terra, lavorarono sul giardino nel periodo 1666-1672. Ma, nel 1671, il Re, furioso con i parigini perché si opponevano alla sua autorità, abbandonò Parigi e si trasferì a Versailles.

Nel 1667, su richiesta del celebre autore di La bella addormentata e altre fiabe, Charles Perrault, il Giardino delle Tuileries venne aperto al pubblico, ad eccezione dei mendicanti, "lacchè" e soldati. Fu il primo giardino reale ad essere aperto al pubblico

Il giardino delle Tuileries nel XVIII secolo

Dopo la morte di Luigi XIV, il futuro Luigi XV divenne proprietario del giardino delle Tuileries all'età di cinque anni. Il giardino, abbandonato da quasi quarant'anni, venne rimesso in ordine. Nel 1719, due grandi gruppi statuari equestri, La Renommée e Mercure, opera dello scultore Antoine Coysevox, vennero spostati dalla residenza del Re a Marly e posti all'ingresso ovest del giardino. Altre statue di Nicholas e Guillaume Coustou, Corneille e Cleve Sebastien Slodz, Thomas Regnaudin e Coysevox vennero collocate lungo il Canal Allée Un ponte mobile (pont-tournant) venne posto sul lato ovest sopra il fossato, per rendere più facile l'accesso al giardino. La creazione della piazza Luigi XV (ora Place de la Concorde) ha creato un grande vestibolo al giardino.

Alcune festività, come il 25 agosto, festa di san Luigi, sono state celebrate con concerti e fuochi d'artificio nel parco. Un pallone aerostatico ante litteram venne realizzato nel giardino il 1º dicembre 1783 da Jacques Alexandre César Charles e Nicolas Louis Robert. Vennero approntati anche piccoli stand gastronomici e le sedie potevano essere noleggiate a basso prezzo. Le toilette pubbliche vennero realizzate nel 1780.

Il giardino delle Tuileries durante la rivoluzione francese

Il 6 ottobre 1789, all'inizio della Rivoluzione francese, re Luigi XVI venne portato, contro la sua volontà, al Palazzo delle Tuileries. Il giardino venne chiuso al pubblico tranne nel pomeriggio. Alla regina Maria Antonietta e al Delfino venne concessa una parte del giardino per il loro uso privato, prima sul lato ovest della Promenade Bord d'eaux, quindi ai margini della piazza Luigi XV.

Dopo il fallito tentativo del re di fuggire dalla Francia, la sorveglianza della famiglia venne aumentata e fu loro permesso di passeggiare nel parco la sera del 18 settembre 1791, durante la festa organizzata per celebrare la nuova Costituzione francese, quando i viali del parco erano stati illuminati con piramidi e file di lanterne.

Il 10 agosto 1792, una folla assaltò il Palazzo, e le guardie svizzere del re vennero inseguite attraverso i giardini e massacrate.

Dopo la rimozione del Re dal potere e la sua esecuzione a morte, le Tuileries divennero il Giardino nazionale (Jardin National) della nuova Repubblica francese. Nel 1794 il nuovo governo assegnò il rinnovamento dei giardini al pittore Jacques-Louis David, e a suo cognato, l'architetto August Cheval de Saint-Hubert i quali concepirono un giardino decorato con portici romani, portici monumentali, colonne e altre decorazioni classiche. Il progetto di David e di Saint-Hubert non venne però mai completato. Tutto ciò che rimane oggi sono due esedre, muretti semicircolari coronati con statue nei pressi dei due stagni al centro del giardino.

Mentre il progetto di David non era ancora finito, un gran numero di statue vennero trasferite da residenze reali per essere esposte al pubblico. I giardini vennero utilizzati anche per feste rivoluzionarie. L'8 giugno 1794, una cerimonia in onore del Culto dell'Essere Supremo venne organizzata alle Tuileries da Robespierre, con scene e costumi disegnati da Jacques-Louis David. Dopo un inno scritto per l'occasione, Robespierre diede fuoco a manichini che rappresentavano l'ateismo, l'ambizione, l'egoismo e le false semplicità, rivelando una statua della saggezza.

Il giardino delle Tuileries nel XIX secolo

Nel XIX secolo, il giardino delle Tuileries divenne il luogo preferito dai parigini per rilassarsi, incontrare amici, passeggiare, godersi l'aria fresca e il verde, e divertirsi.

Napoleone Bonaparte, in procinto di diventare imperatore, si trasferì nel Palazzo delle Tuileries il 19 febbraio 1800 e iniziò ad apportare miglioramenti per soddisfare le esigenze di una residenza imperiale. Venne creata una strada nuova tra il Louvre e Place du Caroussel, un recinto chiuso dal cortile, e venne costruito un piccolo arco di trionfo, modellato sull'arco di Settimio Severo a Roma, al centro di Place de Carrousel, come ingresso cerimoniale al suo palazzo.

Nel 1801 Napoleone ordinò la costruzione di una nuova strada lungo il bordo settentrionale delle Tuileries, attraverso lo spazio che era stato occupato dalla scuola di equitazione e maneggio costruita da Maria de' Medici, e i giardini privati di aristocratici e di conventi e ordini religiosi che erano stati chiusi durante la Rivoluzione. Questa nuova strada ha assorbito anche parte della Terrasse des Feuillants, che era stata occupata da caffè e ristoranti. La nuova strada, fiancheggiata da portici sul lato nord, venne nominata rue de Rivoli, dopo la vittoria di Napoleone nel 1797.

Napoleone fece pochi cambiamenti all'interno del giardino. Continuò a utilizzare il giardino per le parate militari e per celebrare eventi speciali, tra cui il passaggio del suo corteo di nozze il 2 aprile 1810, quando sposò l'arciduchessa Maria Luisa d'Austria.

Dopo la caduta di Napoleone, il giardino divenne, per breve tempo, l'accampamento dei soldati austriaci e russi occupanti. La monarchia venne restaurata e il nuovo re, Carlo X, rinnovò una tradizione antica celebrando il giorno di San Carlo in giardino.

Nel 1830, dopo una breve rivoluzione, un nuovo re, Luigi Filippo, divenne proprietario delle Tuileries. Voleva un giardino privato all'interno delle Tuileries e pertanto una sezione del giardino antistante il palazzo venne separata da una recinzione dal resto delle Tuileries. Un piccolo fossato, aiuole e otto nuove statue di scultori del periodo, decorarono il nuovo giardino privato.

Nel 1852, a seguito del colpo di stato che pose fine al breve governo della Seconda Repubblica Francese, il nuovo imperatore, Luigi Napoleone, divenne proprietario del giardino. Ampliò la sua riserva privata all'interno del giardino più a ovest fino al viale nord-sud che attraversa il grande bacino circolare, in modo da comprendere le due piccole vasche rotonde. Decorò il suo nuovo giardino con aiuole di piante e fiori esotici, e con nuove statue. Nel 1859 trasformò la Terrasse du Bord-de-l'Eau in un parco giochi per il figlio, il principe imperiale. Fece anche costruire i padiglioni gemelli, lo Jeu de Paume e l'Orangerie, sul lato ovest del giardino, e una nuova balaustra di pietra all'ingresso ovest. Quando l'imperatore non era a Parigi, di solito da maggio a novembre, tutto il giardino, tra cui il suo giardino privato e il parco giochi, venivano aperti al pubblico.

Nel 1870, l'imperatore Luigi Napoleone fu sconfitto e catturato dai tedeschi, e Parigi fu teatro della rivolta della Comune. Una bandiera rossa prese a sventolare sul palazzo e questo poteva essere visitato per cinquanta centesimi. Quando l'esercito combatté per riconquistare la città, i comunardi, deliberatamente, bruciarono il palazzo delle Tuileries e cercarono di bruciare anche il Louvre. Le rovine del palazzo non furono abbattute fino al 1883 e il luogo dove sorgeva il palazzo, tra i due padiglioni del Louvre, divenne parte del giardino.

Il giardino delle Tuileries nel XX secolo

Alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, il giardino delle Tuileries era pieno di intrattenimenti per il pubblico; acrobati, teatri di marionette, stand di bibite, piccole imbarcazioni sui bacini, passeggiate sull'asino, e vendita di giocattoli. Nel 1900, in occasione dei Giochi della II Olimpiade, il Giardino ospitò le gare di scherma. La pace del giardino venne interrotta dalla prima guerra mondiale nel 1914; le statue vennero protette da sacchi di sabbia, e nel 1918, due colpi di artiglieria a lungo raggio dei tedeschi colpirono il giardino.

Nel periodo fra le due guerre, lo Jeu de Paume venne trasformato in una galleria d'arte, e la parte occidentale venne utilizzata per esporre le Ninfee di Claude Monet. L' Orangerie divenne invece una galleria di arte contemporanea occidentale.

Durante la seconda guerra mondiale, lo Jeu de paume venne usato dai tedeschi come magazzino per la conservazione delle opere d'arte confiscate agli ebrei.

La liberazione di Parigi nel 1944, vide aspri combattimenti nel giardino e i dipinti di Monet, le ninfee, vennero gravemente danneggiati durante la battaglia .

Fino agli anni 1960, quasi tutte le sculture del giardino datavano al XVIII e XIX secolo. Nel 1964-65, André Malraux, ministro della Cultura per il presidente Charles De Gaulle, fece rimuovere le statue del XIX secolo che circondavano la Place du Carrousel e le fece sostituire con sculture contemporanee di Aristide Maillol.

Nel 1994, come parte del progetto del Grand Louvre lanciato dal presidente François Mitterrand, l'architetto paesaggista belga Jacques Wirtz rifece il giardino del Carrousel, con l'aggiunta di labirinti e con siepi basse che si irradiavano dall'arco di trionfo alla piazza.

Nel 1998, durante la presidenza di Jacques Chirac, sono state collocate nel giardino opere di scultura moderna di Jean Dubuffet, Henri Lawrence, Étienne Martin, Henry Moore, Germaine Richier, Auguste Rodin e David Smith. Nel 2000, sono state aggiunte le opere di artisti viventi, comprese opere di Magdalena Abakanowicz, Louise Bourgeois, Tony Cragg, Roy Lichtenstein, Francois Morrellet, Giuseppe Penone, Anne Rochette e Lawrence Weiner. Un altro insieme di tre opere di Daniel Dezeuze, Erik Dietman e Eugene Dodeigne, chiamato priere toucher (prego toccate) è stato poi aggiunto.

Il giardino delle Tuileries nel XXI secolo

Agli inizi del XXI secolo, l'architetto paesaggista francese Pascal Cribier e Louis Benech si sono adoperati per ripristinare alcune delle soluzioni create da André Le Nôtre.

Jardin du Carrousel

Conosciuta anche come Place du Carrousel, questa parte del giardino era precedentemente racchiusa dalle due ali del Louvre e dal Palazzo delle Tuileries. Nel XVIII secolo è stata utilizzata come piazza d'armi per la cavalleria e altre festività. L'elemento centrale è l'Arc de Triomphe du Carrousel, costruito per celebrare le vittorie di Napoleone, con sculture in bassorilievo delle sue battaglie realizzate da Jean-Joseph Espercieux. Il giardino è stato rifatto nel 1995 per presentare una collezione di ventuno statue di Aristide Maillol, che erano state messe alle Tuileries nel 1964.

La Terrasse

La terrazza sopraelevata tra il Carrousel e il resto del giardino era utilizzata per essere uno spiazzo a fronte del Palazzo delle Tuileries. Dopo che il palazzo fu bruciato nel 1870, è stata trasformata in una strada, che è stata interrata nel 1877. La terrazza è decorata da due grandi vasi provenienti dai giardini di Versailles, e due statue di Aristide Maillol, il Monumento a Cézanne a nord e il Monumento ai caduti di Port Vendres a sud.

Il fossato di Carlo V

Due scalinate scendono dalla Terrasse al fossato detto di Carlo V, che ricostruì il Louvre nel XIV secolo. Faceva parte delle antiche fortificazioni che originariamente circondavano il palazzo. Sul lato ovest rimangono le tracce lasciate dai combattimenti durante l'assedio infruttuoso di Parigi da parte di Enrico IV di Francia nel 1590 durante le Guerre di religione francesi. Dal 1994 il fossato è stato decorato con statue della facciata del vecchio palazzo delle Tuileries e con bassorilievi realizzati nel XIX secolo durante la Restaurazione della monarchia francese, che avrebbero dovuto sostituire i napoleonici bassorilievi sull'Arc de Triomphe du Carrousel, ma non sono mai stati messi in sito.

Le Grand Carré de le Tuileries

Le Grand Carré (Grande piazza) è la parte orientale del giardino delle Tuilieries, che segue ancora il progetto di giardino alla francese realizzato da André LeNôtre inel XVII secolo.

La parte orientale del Grand Carré, intorno al bacino circolare, era il giardino privato del re sotto Luigi Filippo e Napoleone III, separata dal resto delle Tuileries da una cancellata.

La maggior parte delle statue del Grand Carré vi vennero sistemate nel XIX secolo. Fra esse:

Nymphe (1866) e Diane Chasseresse (Diana cacciatrice) (1869), di Louis Auguste Lévêque, posta all'inizio del viale centrale che attraversa il parco da est ad ovest.

Tigre terrasant un crocodile (Tigre che attacca un coccodrillo) (1873) e Tigress portant un paon a ses petits (Tigre che porta un pavone al suo piccolo) (1873), entrambe di Auguste Cain, presso i due piccoli stagni.

Il bacino rotondo di grandi dimensioni è circondato da statue su temi dell'antichità, allegoria e mitologia antica. Statue con espressioni violente si alternano ad altre che ispirano serenità. Sul lato sud, a partire dall'ingresso est del grande bacino sono visibili:

La Misère (miseria), di Jean-Baptiste Hugues, (1905).

Périclès distribuant les couronnes aux artistes (Pericle consegna le corone agli artisti), di Jean-Baptiste Debay Pėre (1835)

Le Bon Samaritain (il buon samaritano) di François Sicard (1896)

"Alexandre Combattant" (Alessandro in combattimento), di Charles-François Lebœuf (1836)

Cincinnato, di Denis Foyatier (1834)

Médéa, di Paul Jean Baptiste Gasq (1896)

(sul lato nord, iniziando dall'entrata occidentale del bacino.)

Le Serment de Spartacus (il giuramento di Spartaco), di Louis Ernest Barrias, (1869)

La Comédie, di Julien Toussaint Roux (1874)

Le Centaur Nessus enlevant Dėjanire (Il centauro Nesso che rapisce Deianira), di Laurent Honoré Marqueste (1892)

Thésée combattant le Minotaure (Teseo contro il Minotauro), di Étienne-Jules Ramey (1821).

Cassandre se met sous la protection de Pallas, di Aimé Miller, (1877)

Cain venant de tuer son frére Abel (Caino di ritorno dopo l'uccisione di Abele), di Henri Vidal, (1896)

Le Grand Couvert delle Tuileries

Il Grand Couvert è la parte di giardino coperta da alberi. I due bar del Grand Couvert prendono il nome da due famosi caffè presenti un tempo nel giardino, la caffetteria Very, presente sul terrazzo des Feuiillants dall XVIII al XIX secolo, e la caffetteria Renard, che XVIII secolo era stata luogo di ritrovo sulla terrazza occidentale.

Il Grand Couvert comprende anche le due esedre, muretti curvi costruiti per contornare le statue, sopravvissuti alla Rivoluzione Francese. Vennero costruiti nel 1799 da Jean Charles Moreau, parte di un più ampio progetto incompiuto realizzato dal pittore Jacques-Louis David nel 1794. Ora sono decorate con calchi in gesso di modanature sui temi mitologici provenienti dal parco di Luigi XIV a Marly.

Il Grand Couvert contiene numerose ed importanti opere del XX secolo e di autori contemporanei:

L'Échiquier, Grand,(1959) di Germaine Richier

La Grande Musicienne, (1937) di Henri Laurens

Personnages III (1967), di Étienne Martin

Primo Piano II (1962), di David Smith

Confidence (2000) di Daniel Dezeuze

Force et Tendresse (1996) di Eugène Dodeigne

L'Ami de personne, (1999) di Erik Dietman

Manus Ultimus, (1997) di Magdalena Abakanowicz

Arbre des voyelles, (2000) di Giuseppe Penone

Brushstroke Nude (1993) di Roy Lichtenstein

Un, deux, tros, nous (2000) di Anne Rochette

Jeanette, (circa 1933), Paul Belmondo

Apollon, (circa 1933), Paul Belmondo

L'Orangerie, il Jeu de Paume, e la Terrazza occidentale delle Tuileries

L'Orangerie (Musée de l'Orangerie), sul limite occidentale del giardino confinante con la Senna, venne costruita nel 1852 dall'architetto Firmin Bourgeois. Dal 1927 vi sono stati esposti i dipinti ninfee di Claude Monet. Vi si trova anche la collezione Walter-Guillaume di Impressionisti.

Sulla terrazza dell'Orangerie si trovano quattro sculture di Auguste Rodin: Le Baiser (1881–1898); Eve (1881) e La Grande Ombre (1880) e La Meditation avc bras (1881–1905). Vi è anche un'opera moderna, Grand Commandement blanc (1986), di Alain Kirili.

il Jeu de Paume (Galerie nationale du Jeu de Paume) venne costruito nel 1861 dall'architetto Viraut, e poi ampliato nel 1878. Nel 1927 divenne un annesso del Museo del Palazzo del Lussemburgo per esporre lavori di arte contemporanea provenienti dal di fuori dalla Francia. Durante l'occupazione tedesca e la seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1944, venne utilizzato dai tedeschi come deposito per la conservazione delle opere d'arte che avevano espropriato alle famiglie ebree. Dal 1947 fino al 1986, è divenuto Musée du Jeu de Paume, che esponeva molte importanti opere di pittori impressionisti poi trasferite al museo d'Orsay. Oggi, il Jeu de Paume è utilizzato per mostre di arte moderna e contemporanea.

Sulla terrazza di fronte al Jeu de Paume si trova la scultura Le Bel Costumé (1973) di Jean Dubuffet.

Galleria di sculture presenti nel giardino delle Tuileries

Informazioni pratiche

Indirizzo
Rue de Rivoli 113
Orari
Mo-Su 07:30-21:00
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.parisinfo.com

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bois de Vincennes

Parco cittadino · XII arrondissement di Parigi

bois de Vincennes

Il Bois de Vincennes (AFI: /bwa d(ə) vɛ̃ˈsɛn/) è un parco pubblico sito a est di Parigi. Il parco prende il nome della città di Vincennes nelle cui vicinanze è ubicato. È costruito come giardino all'inglese.

Il Bois de Vincennes è ubicato nel XII arrondissement.

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Occupa un'area di 995 ettari, pari a 9,95 km², che significa tre volte più grande di Central Park a New York e sette volte l'estensione di Hyde Park a Londra. Si tratta della più estesa area verde parigina, di poco più grande dell’altro grande parco parigino situato ad ovest della capitale, il Bois de Boulogne, che si estende per 8,46 km².

L’estensione del Bois de Vincennes equivale pressappoco al 10% della superficie totale della città di Parigi, ed è grande all’incirca quanto l’insieme degli arrondissement del centro della capitale (dal I al VI).

Storia

Esso era originariamente una riserva di caccia dei re di Francia e divenne un'area per esercitazioni militari dopo la Rivoluzione francese fino ad essere dichiarato parco pubblico da Napoleone III nel 1860.

Il Bois de Vincennes venne ufficialmente annesso alla città di Parigi nel 1929 e incorporato nel XII arrondissement.

Descrizione

Esso ospita il Parco floreale di Parigi, parco urbano e giardino botanico, e l'Arboreto della scuola di Breuil.

A nord del Bois de Vincennes è ubicato lo Château de Vincennes, che fu a lungo utilizzato come seconda residenza da molti re di Francia nel XIV secolo. Oggi è in fase di restauro ed è parzialmente aperto al pubblico. Nel sud-ovest del parco vi è la Redoute de Gravelle, un rifugio militare costruito sotto il regno di Luigi Filippo nel XIX secolo.

Il Bois de Vincennes è anche un sito in cui si praticano diversi sport. Nella zona est è situato un ippodromo adibito alle corse al trotto e il velodromo di Vincennes per le gare di ciclismo su pista, oltre che un istituto nazionale per lo sport.

Nella zona ovest è ubicato uno zoo permanente, costruito nel 1934 in sostituzione di uno più piccolo e temporaneo costruito l'anno prima in occasione della Exposition coloniale internationale.

Laghi

Il Bois de Vincennes ospita quattro laghi alimentati dal fiume Marna:

Lac Daumesnil, nell'ovest del parco, ha una superficie di 12 ettari e contiene due isolette

Lac des Minimes, nel nord-est, occupa un'area di 6 ettari ed ha tre isolette

Lac de Saint-Mandé, sito nel nord-ovest

Lac de Gravelle, nel sud-est, ha una superficie di un ettaro

Informazioni pratiche

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Petit Palais

Museo d'arte · VIII arrondissement di Parigi

Petit Palais

Il Petit Palais (dal francese: Palazzo piccolo) è un padiglione espositivo di Parigi, oggi divenuto museo, che fu progettato per l'Esposizione universale del 1900 dell'architetto Charles Girault. È situato nell'VIII arrondissement; la facciata d'ingresso corre lungo il viale Winston Churchill (avenue Winston-Churchill). Oggi è classificato come monumento storico da parte della Repubblica francese.

Costruito insieme al Grand Palais - posto dirimpetto - e al ponte Alessandro III, ospita oggi il Museo di belle arti della città di Parigi (Musée des beaux-arts de la ville de Paris). Si trova nello spazio dei Giardini degli Champs Élysées.

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Architettura
Progetto originario

La composizione del palazzo è organizzata intorno al giardino interno ad emiciclo ed all'esposizione erano dedicate in origine solamente gli ampi locali voltati al piano nobile. Il piano terra, corrispondente al basamento bugnato visibile dall'esterno, nacque in origine come sede degli uffici e dei magazzini, sebbene anch'esso oggi ospiti importanti oggetti da collezione.

La facciata si sviluppa per circa 150 metri, ed è fortemente connotata dal grande arco di ingresso centrale e dalla cupola che lo sovrasta. Colonne di Ordine ionico dalle volute fortemente sporgenti ornano sia l'affaccio su strada che il peristilio semicircolare della corte interna. Numerosi bassorilievi completano la composizione. L'architetto concepì inoltre il padiglione come successione di spazi da illuminare interamente tramite luce naturale, inondandone le sale sia grazie alle ampie finestrature che tramite i maestosi soffitti vetrati a centrovolta.

Le stesse tematiche saranno nuovamente riprese dal progettista Charles Girault pochi anni più tardi nella progettazione del Museo reale per l'Africa Centrale, realizzato a Tervuren - in Belgio - a partire dal 1904.

Il Petit Palais di Parigi viene inoltre spesso accostato al Teatro dell'Opera di Ho Chi Min, progettato negli stessi anni da Eugène Ferret, architetto - tra le sue varie realizzazioni - anche del Casinò di Sanremo.

Il restauro del XXI secolo

A partire dal 2000 e fino al 2005, il Petit Palais fu sottoposto ad un'accurata opera di rinnovamento e restauro, costata più di 72 milioni di euro e curata dall'architetto Philippe Chaix. L'attuale Museo di belle arti ospitato al suo interno è rapidamente divenuto una delle nuove principali attrazioni cittadine.

L'intervento si è concentrato in maniera particolare sulla rimozione di tutti i tramezzi ed altri elementi aggiunti a posteriori che corrompevano l'ideale originario di palazzo illuminato di giorno solo da luce naturale. Visto il buono stato di conservazione delle strutture originarie, è stato dunque possibile riportare l'edificio alla sua conformazione iniziale. Le grandi finestre che caratterizzano i locali principali affacciano - oltre che su avenue Churchill laddove possibile - anche sulla corte interna, rendendo omogenea e naturale l'illuminazione delle opere d'arte.

La superficie espositiva permanente venne inoltre ampliata, passando dai precedenti 3 000 agli attuali 5 000 metri quadrati disponibili. I locali posti al piano terra - in origine pensati come esclusivamente di servizio - sono stati anch'essi parzialmente aperti al pubblico. Tra le numerose opere ivi esposte, spiccano opere dello scultore e pittore Jean-Baptiste Carpeaux, così come di Paul Cézanne, Gustave Courbet e Auguste Rodin. La sala Ludovico VI ospita invece ceramiche e mobili di particolare pregio.

La collezione
Storia delle acquisizioni

A partire dal 1902, il palazzo venne ribattezzato «Palais des beaux-arts de la ville de Paris » e destinato ad accogliere esposizioni temporanee ed una collezione permanente contenente opere databili dall'antichità fino al XIX secolo. Le opere di epoca successiva sarebbero state ospitate al Palais de Tokyo.

La collezione originaria è stata, nel corso degli anni, ampliata grazie a numerose donazioni, tra le quali si possono ricordare per qualità e quantità di opere d'arte i seguenti lasciti:

Eugène e Auguste Dutuit cedettero le proprie collezioni - comprendenti circa 20.000 opere d'arte - nel 1902. Si contano al loro interno numerosi capolavori della scuola olandese (tra cui un autoritratto di Rembrandt e il Ratto di Proserpina di Rubens), dell'antichità greca e romana, oggetti risalenti al Medioevo ed al Rinascimento, disegni ed incisioni di maestri quali Martin Schongauer, Albrecht Dürer, Rembrandt e Fragonard.

Edward Tuck e la moglie Julia donarono al museo nel 1930 la propria collezione di oggetti d'arte francese del XVIII secolo.

Ambroise Vollard donò numerose opere d'arte moderna al museo, tra cui suoi numerosi ritratti ad opera di Pierre Bonnard (1924), Paul Cézanne (1899) ed altri.

Roger Cabal diede in lascito al museo la propria collezione di icone nel 1998.

Oltre a ricevere donazioni, il museo si è anche impegnato in prima persona nell'acquisto di opere d'arte, specialmente di Gustave Courbet.

Dopo il restauro, il Petit Palais ha aperto le proprie porte anche alla fotografia contemporanea con una grande mostra fotografica sulle civiltà del mondo. Alcune delle immagini esposte vennero in seguito acquisite dal museo stesso.

Elenco degli artisti in catalogo (non esaustivo)

Pittura fiamminga e olandese :

Pittura francese :

Pittura italiana :

Altro

Scultura

Émile-Joseph-Nestor Carlier

Jean-Baptiste Carpeaux

Jules Dalou

Pierre Puget

Auguste Renoir

Auguste Rodin

Arti grafiche

Il fondo d'arti grafiche del museo è costituito da circa 18.000 incisioni e 9.000 disegni, antichi e moderni. La collezione di disegni comprende opere di Rembrandt, Jacob van Ruisdael, Adriaen van Ostade, Antoon Van Dyck, Le Lorrain, Antoine Watteau, Jean-Honoré Fragonard e Hubert Robert.

Tra le incisioni si ricordano opere di Martin Schongauer, Albrecht Dürer, Luca da Leida, Rembrandt (una collezione eccezionale di oltre 350 pezzi), Antoon Van Dyck, Jean-Honoré Fragonard e Antoine Watteau.

Accesso

Il Petit Palais, data la posizione privilegiata è facilmente raggiungibile dalla stazione Champs-Élysées-Clemenceau sulle linee e e via Bus RATP tramite le linee 42 e 73

Informazioni pratiche

Indirizzo
Avenue Winston Churchill
Orari
Tu-Su 10:00-18:00
Biglietto
Ingresso libero
Telefono
+33153434000
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.petitpalais.paris.fr

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chiesa della Madeleine

Chiesa · VIII arrondissement di Parigi

chiesa della Madeleine

La chiesa di Santa Maria Maddalena, o chiesa della Maddalena (in francese: église Sainte-Marie-Madeleine, detta anche La Madeleine), è un luogo di culto cattolico di Parigi situato nell'area degli Champs-Élysées, nell'VIII arrondissement, nella piazza omonima.

La chiesa, monumento storico di Francia dal 1915, è sede dell'omonima parrocchia appartenente all'arcidiocesi di Parigi, all'interno del cui territorio rientra anche il palazzo dell'Eliseo.

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La chiesa si trova nei pressi della stazione della metropolitana di Parigi Madeleine (linee , e ), e di quella della RER A Auber.

Storia

L'attuale chiesa della Maddalena sorge ai margini dell'antico agglomerato urbano chiamato Ville l'Évêque, originariamente fuori dalla città di Parigi e ad essa annesso solo nel 1722. Esso comprendeva anche una chiesa dedicata a santa Maria Maddalena, attestata fin dal XII secolo e ricostruita nel 1492, quando per volontà di re Carlo VIII divenne sede della confraternita omonima, legata alla corona di Francia. La chiesa, divenuta sede di parrocchia nel 1639, risultò insufficiente in seguito allo sviluppo del vicino faubourg Saint-Honoré avvenuto agli inizi del XVII secolo; fu deciso di edificarne una più ampia, la cui prima pietra venne posata l'8 luglio 1659 da Anna Maria Luisa d'Orléans, che sorse dove oggi si intersecano boulevard Malesherbes, rue Pasquier e rue de la Ville-l'Évêque.

Nel 1757 venne commissionato a Pierre Contant d'Ivry il progetto di una nuova e più grande chiesa in sostituzione di quella seicentesca, divenuta a sua volta troppo piccola a fronte della crescente popolazione; egli, ispirandosi alla tardobarocca cappella reale dell'Hôtel des Invalides, opera di Jules Hardouin Mansart, ideò una grande edificio a croce latina con alta cupola,in uno stile non lontano da quello del contemporaneo Panthéon di Jacques Germain Soufflot e Jean-Baptiste Rondelet, e della cattedrale di Arras dello stesso Contant d'Ivry; come sito per la costruzione, venne individuata un'area leggermente a sud-est rispetto alla chiesa esistente, nei pressi del monastero benedettino femminile di Notre-Dame-de-Grâce che verrà demolito nel 1790. La prima pietra venne posata il 3 aprile 1764 alla presenza di Luigi XV di Francia e dell'arcivescovo di Parigi Christophe de Beaumont.

Nel 1777, alla morte di Contant d'Ivry, i lavori erano giunti al basamento; Étienne-Louis Boullée propose un grandioso progetto di completamento in stile neoclassico, tuttavia l'incarico venne affidato a Guillaume-Martin Couture, allievo dell'architetto defunto, il quale modificò profondamente i disegni originari ispirandosi alla chiesa di Soufflot e Rondelet, tra le altre cose introducendo un peristilio attorno al piedicroce. La costruzione venne interrotta dallo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789, quando le colonne avevano raggiunto circa due terzi della loro altezza.

Nel periodo rivoluzionario venne avanzata la proposta di riconversione dell'edificio con finalità civili, destinato ad accogliere dapprima l'Assemblea nazionale legislativa, poi a divenire un salone per le feste su progetto di Jean-François Chalgrin o la sede della biblioteca nazionale su impulso di Alphonse de Gisors. Nel 1802 François-Antoine Davy de Chavigné propose di completare l'edificio per trasformarlo in "Tempio della Concordia" (in francese: Tempre de la Concorde), ovvero un luogo di culto cattolico che commemorasse la pacificazione europea in seguito al trattato di Amiens del 25 marzo di quello stesso anno, e la rappacificazione con la Chiesa cattolica frutto del Concordato del 1801. In occasione della venuta a Parigi di papa Pio VII per incoronare Napoleone Bonaparte imperatore dei francesi il 2 dicembre 1804, Pierre-Alexandre Vignon presentò un progetto per mantenere la chiesa tale e dedicarla a san Pio V; Napoleone, però, avrebbe voluto edificare nel medesimo luogo un ampio complesso nel quale riunire la sede centrale della Banca di Francia, la Borsa e il tribunale di commercio affidando i lavori a Pierre-François-Léonard Fontaine, suo architetto di fiducia, il quale però gli suggerì di spostare il polo finanziario in un'area più centrale della città e di realizzare al suo posto un teatro d'opera. In quegli stessi anni, in seguito alla demolizione della chiesa seicentesca della Maddalena avvenuta nel 1801, la parrocchia si era spostata nella chiesa di Notre Dame de l'Assomption, in rue Saint-Honoré.

Il 2 dicembre 1806, primo anniversario della vittoria di Austerlitz, l'imperatore decretò di convertire l'erigenda chiesa in "Tempio della gloria della Grande Armata" (in francese: Temple de la Gloire de la Grande Armée) e indisse un concorso con giuria presieduta da Jean-François Heurtier che selezionò i progetti di Étienne de Beaumont, Antoine-Laurent-Thomas Vaudoyer e Pierre-Alexandre Vignon; l'imperatore, ritenendo i primi due troppo legati all'architettura ecclesiastica, scelse quello di Vignon che invece meglio rispondeva alla sua idea di tempio. I lavori iniziarono nel 1808 con la demolizione di quanto in precedenza costruito, e procedettero con difficoltà a causa della diretta supervisione dell'imperatore, il quale in più occasioni ipotizzò di spostare il tempio sulla collina di Montmartre, e di problemi finanziari per ovviare ai quali Napoleone propose un'autotassazione ai membri del Corpo legislativo. In seguito alle sconfitte francesi nella guerra d'indipendenza spagnola e nella campagna di Russia, già nel 1813 Napoleone aveva espresso la volontà di riconvertire il tempio in luogo di culto cattolico purché fosse completato e fruito; il cambiamento di destinazione venne sancito da Luigi XVIII con ordinanza del 14 febbraio 1816. La chiesa sarebbe stata intitolata a santa Maria Maddalena e avrebbe accolto i monumenti espiatori di Luigi XVI, Maria Antonietta, Luigi XVII, Madame Élisabeth e Luigi Antonio di Borbone-Condé. In seguito all'edificazione della non lontana Chapelle expiatoire tra il 1815 e il 1826, la chiesa della Maddalena perse la sua funzione commemorativa dei Borbone ghigliottinati in Place de la Concorde. Nel 1828 morì Vignon, al quale subentrò il suo collaboratore Jacques-Marie Huvé. L'edificio, portato a termine nel 1842, venne aperto al culto il 24 marzo di quello stesso anno, mentre fu dedicato dall'arcivescovo di Parigi Denis-Auguste Affre il 9 ottobre 1845. Sino alla fine del XIX secolo proseguirono i lavori per la realizzazione della decorazione interna.

La chiesa fu oggetto di un fallito attentato il 15 marzo 1894 da parte dell'anarchico belga Amédeé Pauwels, il quale avrebbe preso di mira la Maddalena in quanto luogo di molti matrimoni borghesi. L'attentatore stesso morì nello scoppio della bomba che recava con sé, mentre tentava di introdurla nell'edificio, e il suo corpo venne ritrovato smembrato nel pronao; gli unici danni registrati alla struttura furono i vetri andati in frantumi per la detonazione.

Fin dalla sua apertura, la chiesa è stata utilizzata per i funerali di importanti personalità. Il 30 ottobre 1849 ebbero luogo quelli imponenti di Fryderyk Chopin, che aveva chiesto per tale occasione l'esecuzione della Messa di Requiem in Re minore K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart, per la quale fu necessario introdurre nel coro della chiesa per la prima volta cantanti donne, cosa resa possibile grazie ad una dispensa dell'arcivescovo di Parigi. Fra gli altri funerali figurano quelli di musicisti e artisti quali Camille Saint-Saëns (24 dicembre 1921), Gabriel Fauré (8 novembre 1924), Joséphine Baker (11 aprile 1975), Dalida (8 maggio 1987), Charles Trenet (19 febbraio 2001) e Johnny Hallyday (9 dicembre 2017).

A partire dal 2000 è iniziato un complessivo intervento di restauro dell'intero edificio, resosi necessario per l'avanzato stato di degrado della struttura e delle decorazioni.

Nel 2018, in alcuni locali sottostanti la chiesa è stato aperto da Massimo Bottura il ristorante "Refettorio", con l'intento di offrire a prezzi bassi pasti gourmet per le persone indigenti; gli ambienti sono stati arredati con installazioni degli artisti contemporanei JR e Prune Nourry.

Descrizione
Architettura

La chiesa della Maddalena è opera di Pierre-Alexandre Vignon (al quale si devono l'esterno e l'impianto generale) e Jacques-Marie Huvé (autore dell'interno). In stile neoclassico, ha la forma di un tempio greco diptero pseudodiptero octastilo ed è ispirato, esternamente, al tempio di Zeus Olimpio di Atene (515 a.C.-129 d.C.) e alla Maison Carrée di Nîmes (19-16 a.C.); a sua volta, la facciata principale del palazzo Borbone, situato dirimpetto alla chiesa al di là del pont de la Concorde lungo l'asse della rue Royale, venne rifatta da Bernard Poyet tra il 1806 e il 1810 en pendant con quella della Maddalena. L'interno della chiesa, invece, riprende l'architettura del frigidarium delle terme di Caracalla e la policromia del Pantheon di Roma; esso è caratterizzato da un ricco apparato decorativo costituito da monumentali elementi architettonici, pregiate varietà di marmi francesi, dorature ed estese superfici dipinte.

Le principali misure della chiesa sono le seguenti:

Esterno

La chiesa, orientata lungo l'asse nord-sud ed impostata su un alto stilobate, presenta due facciate gemelle precedute da un'ampia scalinata. Mentre il timpano del prospetto posteriore è vuoto, quello della facciata principale, rivolta verso meridione, è ornato da un elaborato frontone scolpito, opera di Philippe Joseph Henri Lemaire, raffigurante il Giudizio universale (1830-1833): al centro vi è Gesù Cristo giudice, ai piedi del quale Maria Maddalena, inginocchiata, intercede per i dannati. Sotto il pronao, in posizione centrale, si apre il grande portale d'accesso alla chiesa, con battenti bronzei finemente scolpiti da Henri de Triqueti (1834-1838) e raffiguranti varie scene bibliche, ciascuna collegata ad uno dei dieci comandamenti.

Le pareti esterne della cella presentano un paramento in bugnato liscio rettangolare; lungo di esse si aprono trentadue nicchie rettangolari (alcune delle quali celano delle finestre) volute da Jacques-Marie Huvé per accogliere altrettante statue di santi. Esse sono ordinate secondo un programma iconografico ben preciso: sulla facciata posteriore vi sono i quattro evangelisti, rispettivamente da sinistra San Luca di Jules Ramey (decapitata da una granata nel 1918), San Giovanni di Joseph Coupon, San Matteo di Louis Desprez e San Marco di Henri Lemaire; sugli altri lati, santi legati alla famiglia Borbone-Orléans, all'evangelizzazione della Francia e alla pietà popolare, in particolare sulla facciata anteriore San Luigi IX (a sinistra) e San Filippo apostolo (a destra) di Charles-François Nanteuil-Leboeuf; sul lato destro (a partire da sud) San Gabriele Arcangelo di François Duret, San Bernardo di Honoré Jean Aristide Husson, Santa Teresa d'Avila di Jean-Jacques Feuchère, Sant'Ilario di Victor Huguenin, Santa Cecilia di Augustin Dumont, Sant'Ireneo di Pierre Gourdel, Sant'Adelaide di François Joseph Bosio, San Francesco di Sales di Dominique Molknecht, Sant'Elena di Michel-Louis Mercier, San Martino di Tours di François-Alfred Grevenich, Sant'Agata di Antoine Laurent Dantan, San Gregorio di Tours di Victor Thérasse, Sant'Agnese di Jean Duseigneur, San Raffaele arcangelo di Dantan; sul lato sinistro (a partire da nord) l'Angelo custode di Théophile Bra, Santa Margherita di Scozia di François Augustin Canois, San Giovani Crisostomo di Jean-François-Théodore Gechter, Santa Genoveffa di Jean Baptiste Joseph De Bay senior, San Gregorio di Valois di Hippolyte Maindron, Santa Giovanna di Valois di Anatole Guillot, San Girolamo di François Lanno, Santa Cristina di Jacques François Walcher, San Ferdinando di Jean-Louis Jaley, Santa Elisabetta di Louis-Denis Caillouette, San Carlo Borromeo di François Jouffroy, Sant'Anna di Antoine Desboeufs, San Dionigi di Jean Debay junior e San Michele arcangelo di Nicolas Raggi.

Interno
Aula

La struttura interna della chiesa si discosta notevolmente da quella delle celle dei templi antichi: l'aula, infatti, è costituita da un'unica, ampia navata in tre campate, ciascuna delle quali è coperta con cupola e ha lungo le due pareti laterali uno stretto matroneo sorretto da colonne ioniche al centro del quale, entro un'edicola con nicchia.

Le tre cupole, non visibili dall'esterno, sono prive di tamburo e lanterna, quest'ultima sostituita da un ampio lucernario circolare che costituisce l'unica fonte di luce naturale. La calotta è ornata con cassettoni ottagonali, mentre i pennacchi recano bassorilievi in pietra su fondo oro, raffiguranti rispettivamente alla base della prima cupola San Simone, San Paolo, San Giuda Taddeo, San Mattia (iniziati da Jean-Baptiste Roman e portati a termine da François Rude); della seconda San Filippo, San Bartolomeo, San Tommaso, San Matteo (di Denis Foyatier); della terza San Pietro, San Giovanni evangelista, San Giacomo maggiore, Sant'Andrea di James Pradier.

La navata è preceduta da una campata rettangolare coperta con volta a botte cassettonata con le Virtù teologali a bassorilievo, ai lati della quale si aprono due cappelle semicircolari, chiuse da balaustre marmoree: quella di destra è dedicata a san Giuseppe e ospita, sull'altare, il gruppo scultoreo delle Nozze della Vergine di Pradier (1840), mentre quella di sinistra è il battistero ed accoglie il Battesimo di Cristo di Rude (1843, ispirato a quello realizzato da Andrea Sansovino nel 1502 per il battistero di Firenze) e il fonte battesimale (disegnato da Huvé) con i bassorilievi di Gesù adolescente tra i dottori e Sinite parvulos e, sul coperchio bronzeo, gli Evangelisti. Le due acquasantiere, ciascuna sormontata da un Angelo, sono di Antonin Moine.

I sei altari laterali sono rispettivamente dedicati a san Vincenzo de' Paoli (primo a sinistra, con statua realizzata da Moine), alla Madonna (secondo a sinistra, con statua della Madonna col Bambino di Charles-Émile-Marie Seurre che propone le tematiche dell'Immacolata Concezione della Vergine e dell'idoloclastia), a sant'Agostino d'Ippona (terzo a sinistra, con statua di Antoine Etex), a santa Clotilde (terzo a destra, con statua di Antoine-Louis Barye), a Gesù Salvatore (secondo a destra, con statua del Cristo risorto di Francisque Joseph Duret) e a sant'Amelia (primo a destra, con statua di Théophile-François Bra). Fra la prima e la seconda campata, a sinistra, vi è la statua in marmo bianco di Giovanna d'Arco del 1909 (copia da François-Raoul Larche), mentre sul basamento della colonna dirimpetto vi è una lapide che commemora Jean-Gaspard Deguerry, parroco della Maddalena dal 1849 al 1871, anno in cui venne ucciso durante la Comune di Parigi. Fra la seconda e la terza campata della navata, a pavimento sulla destra, trova luogo il monumentale pulpito ligneo, opera dello scultore Tuevenbourg, al quale si accede tramite una doppia scalinata, con piattaforma ottagonale coperta da baldacchino.

La parte superiore delle pareti laterali della navata sono decorate con sei grandi dipinti a lunetta; il ciclo pittorico, con scene della vita della santa titolare era stato inizialmente affidato alla fine del 1833 a Hippolyte Delaroche da Adolphe Thiers, ministro dell'interno, e avrebbe dovuto includere anche il grande affresco del catino absidale con la Gloria di santa Maria Maddalena; il celebre pittore trascorse due anni in Italia (dapprima presso l'abbazia di Vallombrosa, poi a Roma) per la realizzazione dei bozzetti, ma rifiutò l'incarico quando nel 1836 gli fu comunicato che il dipinto dell'abside era stato affidato a Jules-Claude Ziegler. Le sei lunette furono dunque realizzate da altrettanti artisti: la prima a destra raffigura la Conversione della Maddalena ed è di Victor Schnetz; la prima a sinistra l'Unzione di Betania ed è di Auguste Couder; la seconda a destra la Maddalena sul Calvario ed è di François Bouchot; la seconda a sinistra la Maddalena al Sepolcro ed è di Léon Cogniet; la terza a destra la Maddalena in preghiera visitata dagli angeli ed è di Abel de Pujol; la terza a sinistra la Morte della Maddalena ed è di Émile Signol.

Abside

La navata termina con l'abside semicircolare, la quale è interamente occupata dal presbiterio; quest'ultimo è notevolmente sopraelevato rispetto al resto della chiesa e cinto da una balaustra marmorea, e vi si accede tramite un'ampia scalinata sul lato anteriore chiusa da una cancellata in bronzo dorato del 1843-1845. A ridosso delle grandi colonne che sostengono l'arco absidale, entro reliquiari realizzati nel 1846 da François-Désiré Froment-Meurice in bronzo dorato e argentato e smalti policromi, vi sono le reliquie di santa Maria Maddalena (a destra, fatte estrarre nel 1781 da Luigi XVI dai resti mortali conservati presso la basilica di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume) e di san Vincenzo de' Paoli (a destra).

Al centro vi è l'altare maggiore, interamente realizzato in marmo bianco con dorature da Carlo Marochetti tra il 1834 e il 1846. Il paliotto raffigura l'Ultima cena, mentre al di sopra della mensa si trovano il tabernacolo in forma di tempietto corinzio (sullo sportello, Noli me tangere) ed un alto zoccolo con ghirlande, motivi vegetali e teste di cherubini; ai lati della stessa, poi, due coppie di mensole delle quali le più esterne sorrette da putti stanti. Il grande gruppo scultoreo centrale raffigura l'Estasi della Maddalena, con la santa in ginocchio su una sorta di cesto di vimini capovolto, sollevato da tre angeli; alle estremità dell'altare, altri due angeli in preghiera.

Alle spalle dell'altare e degli stalli lignei del coro, la parete curva dell'abside presenta un deambulatorio sopraelevato costituito da un colonnato ionico all'interno del quale Vincent-Nicolas Raverat dipinse su fondo oro arabeschi e (da destra) San Paolo, Sant'Elena, San Giacomo, due Angeli simmetrici, San Filippo, Sant'Amelia e San Pietro. Più in alto, trova luogo un grande mosaico in stile neo-bizantino, disegnato da Charles-Joseph Lameire nel 1888 ed eseguito da Guilbert Martin cinque anni dopo in luogo dell'originaria decorazione ad intarsio marmoreo: esso raffigura Cristo risorto trionfante tra i santi evangelizzatori della Gallia. Il catino, invece, è interamente decorato con un affresco di Jules-Claude Ziegler in stile nazareno, il cui soggetto è l'Assunzione di Maria Maddalena (1837); il pittore ha voluto rappresentare la scena «come una storia sintetica del cristianesimo, dove vediamo muoversi, sotto un gruppo celeste, falangi di confessori, re, papi». La santa titolare è raffigurata mentre è portata in cielo su di una nube da alcuni angeli ed intercede presso Gesù, il quale è circondato dagli apostoli e dalla Madonna e benedice la Francia; ai lati, vi sono personaggi e santi legati alla storia del cristianesimo francese (ciascuno rivestito degli abiti della propria epoca) e, in basso al centro, papa Pio VII e Napoleone Bonaparte che stipulano il Concordato del 1801.

Organi a canne
Organo maggiore

Sull'alta cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne Aristide Cavaillé-Coll opus 26, costruito nel 1846 e successivamente più volte restaurato e rimaneggiato: una prima volta nel 1927 da Charles Mutin, poi nel 1957 da Roethinger, nel 1971 da Danion-Gonzalez (che elettrificò la trasmissione) e ampliato nel 1988 da Dergassies.

Lo strumento è a trasmissione mista, pneumatica per i manuali e il pedale ed elettrica per i registri, e conta 58 registri, dieci in più rispetto allo strumento originario, che era caratterizzato da un gran numero di fondi di 16', 8' e 4' e di registri ad ancia, con numero limitato di ripieni. La consolle, situata in cantoria e rivolta verso la navata, dispone di quattro tastiere di 56 note ciascuna e pedaliera di 32 note, con i registri azionati da pomelli ad estrazione posti, come in origine, su più file ai lati dei manuali.

Fra gli importanti musicisti che prestarono servizio come organisti, vi furono Louis James Alfred Lefébure-Wély, Camille Saint-Saëns, Théodore Dubois, Gabriel Fauré e Jeanne Demessieux.

Organo del coro

Al centro dell'abside, alle spalle dell'altare maggiore, si trova l'organo a canne Aristide Cavaillé-Coll opus 15, costruito nel 1843 e più volte restaurato e modificato successivamente. Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha 20 registri e la sua consolle dispone di due tastiere di 56 note ciascuna ed una pedaliera di 32.

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Informazioni pratiche

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Place de la Madeleine
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Catacombe di Parigi

Catacombe · XIV arrondissement di Parigi

Catacombe di Parigi

Le catacombe di Parigi sono un ossario sotterraneo nel comune di Parigi, Francia, e si estendono per alcuni chilometri, tra la rete di passaggi molto più ampia, ricavati da una cava sotterranea di una lunghezza complessiva di circa 285 km. Situato a sud della precedente porta della città (la "Barrière d'Enfer", l'attuale piazza Denfert-Rochereau), l'ossario conserva i resti di circa 6 milioni di persone, che ne fanno la più grande necropoli del mondo, e occupa una parte di caverne e gallerie di un'antica cava. Inaugurato nel tardo XVIII secolo, il cimitero sotterraneo è diventato un'attrazione turistica su piccola scala all'inizio del XIX secolo ed è stato aperto al pubblico in modo regolare dal 1874. A seguito di un episodio di vandalismo, è stato chiuso al pubblico nel settembre 2009 per poi essere riaperto il 19 dicembre dello stesso anno.

Il nome ufficiale delle catacombe è "l'ossuaire municipal". Anche se questo cimitero copre solo una piccola sezione dei tunnel sotterranei che comprende "les carrières de Paris" ("le cave di Parigi"), i parigini oggi spesso fanno riferimento all'intera rete di tunnel come "le catacombe".

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Storia
Cimiteri parigini

Fin dai tempi romani i parigini seppellivano i propri morti nella periferia della città, ma questa abitudine cambiò con l'avvento del cristianesimo e la diffusione della pratica di seppellire i fedeli in terra consacrata sotto e intorno alle chiese, a prescindere dalla loro ubicazione. Dal X secolo molti dei cimiteri parrocchiali di Parigi che sorgevano entro i limiti della città, a causa della loro posizione centrale e della densa crescita urbana, non erano più in grado di espandersi divenendo molto affollati. Un tentativo di ovviare a questa situazione arrivò all'inizio del XII secolo con l'apertura di un terreno centrale, per la sepoltura di massa per chi non era abbastanza ricco da permettersene una nei pressi della chiesa. La chiesa di San Opportune, nel quartiere centrale delle Halles, fu la prima a usare la sepolture di massa e per questo il cimitero entro la fine del secolo venne denominato cimitero degli Innocenti. Alla fine altre chiese adottarono questa tecnica di sepoltura. Una volta che lo scavo del cimitero era pieno, veniva ricoperto per poi aprirne un altro. Tuttavia le sostanze provenienti dalla decomposizione della materia organica, il cui processo chimico veniva accelerato per via dell'uso della calce, defluirono direttamente nel terreno creando una situazione inaccettabile per una città la cui fonte principale di acqua erano i pozzi.

Nel XVII secolo le condizioni sanitarie nei pressi degli Innocenti erano insostenibili. Dato che era uno dei più ambiti cimiteri di Parigi e una grande fonte di entrate per la parrocchia e la chiesa, il clero ha continuato a seppellirci i morti anche quando le fosse erano piene fino a traboccare. Da allora il cimitero fu circondato su tutti e quattro i lati da tombe "riservate" alle ossa dei defunti riesumati dalle fosse comuni, dopo che fossero stati sepolti abbastanza a lungo affinché i tessuti molli si decomponessero completamente. In questo modo, una volta svuotate, le fosse sarebbero state utilizzate di nuovo.

Una serie di decreti atti a limitare l'utilizzo del cimitero fecero ben poco per porre rimedio alla situazione ed è solo nel XVIII secolo che si decise di creare tre nuovi grandi cimiteri suburbani alla periferia della città e di chiudere tutti i cimiteri parrocchiali esistenti entro i limiti cittadini.

I nuovi cimiteri vennero creati al di fuori della zona centrale della capitale, nel XIX secolo: cimitero di Montmartre a nord, Père-Lachaise a est e cimitero di Passy a ovest. Più tardi sorse il cimitero di Montparnasse a sud.

Ex cava di Parigi

Per una lunghezza di circa 1,7 km, le catacombe fanno in realtà parte di un circuito artificiale di 100 km, una cava dalla quale venivano estratti calcare, gesso e argilla. Sfruttata fin dall'epoca gallo-romana, nel XVIII secolo, venne chiusa per salvaguardare la città dai numerosi crolli che aveva provocato.

Il governo aveva cercato a lungo di consolidare la cava dentro e intorno alla capitale dal 1777 ed era il tenente di polizia Alexandre Lenoir a sovrintendere ai lavori di ristrutturazione. Fu lui che per primo ebbe l'idea di utilizzare i vuoti sotterranei della periferia della capitale al fine di ospitare le ossa. Il suo successore, Thiroux de Crosne, scelse come luogo la "Barrière d'Enfer", una porta a sud della città. L'esumazione e il trasferimento di tutti i morti di Parigi iniziò nel 1786, e venne completata nel 1788.

Costruzione e decorazione

Dalla vigilia della cerimonia di consacrazione il 7 aprile dello stesso anno, una processione di sacerdoti seguiti da carri trainati carichi di ossa hanno continuato, negli anni a venire, a trasferire i defunti. Nel lavoro supervisionato dal generale ispettore delle cave, Charles-Axel Guillaumot, le ossa sono state depositate in un ampio pozzo scavato nel terreno acquistato da una proprietà, "La maison de la Tombe Issoire", per poi essere distribuite in tutte le caverne sotterranee dai lavoratori. Depositate presso la stessa casa anche croci, urne e cimeli recuperati dalle necropoli di altri cimiteri di Parigi.

Le catacombe nei primi anni erano soprattutto un deposito di ossa, ma il successore di Guillaumot dal 1810, Louis-Étienne Héricart de Thury, ha supervisionato i lavori di ristrutturazione che trasformarono le caverne sotterranee in una sepoltura reale e visitabile alla pari di qualsiasi altro mausoleo. Oltre a dirigere il riarrangiamento di crani e femori nell'attuale disposizione, ha trovato e usato le lapidi e le decorazioni dei cimiteri (molte erano sparite dopo il 1789, durante la Rivoluzione francese), per completare le mura di ossa.

Altri eventi nelle catacombe

I corpi dei morti dagli scontri in Place de Grève, l'Hôtel de Brienne, e Rue Meslée sono stati deposti nelle catacombe il 28 e 29 agosto 1788.

Le pareti delle catacombe sono coperte di graffiti databili a partire dal XVIII secolo.

Victor Hugo ha usato la sua conoscenza del sistema di tunnel nel libro I miserabili.

Nel 1871 i comunardi uccisero un gruppo di monarchici in una camera delle catacombe.

Durante la seconda guerra mondiale, i membri parigini della Resistenza francese hanno utilizzato il sistema di tunnel. Sempre in questo periodo, i soldati tedeschi istituirono un bunker sotterraneo nelle catacombe sotto Lycée Montaigne e venne istituita una scuola superiore sotto il VI arrondissement.

Anche se le catacombe sono state utilizzate per seppellire i morti in un luogo più ampio, avevano degli svantaggi per le strutture edili. Poiché le catacombe sono proprio sotto le strade di Parigi, non possono essere costruiti edifici di grandi dimensioni. Per questo motivo, a Parigi non ci sono molti edifici alti.

I film horror Necropolis - La città dei morti (diretto da John Erick Dowdle) e Catacombs - Il mondo dei morti sono ambientati nelle catacombe di Parigi.

Nel videogioco Assassin's Creed: Unity sono presenti e visitabili completamente le cripte di Parigi come luogo della mappa.

Visite

Un cartello sopra le catacombe recita Arrête! C'est ici l'empire de la Mort ("Fermati! Qua giace l'impero della Morte"). Le catacombe di Parigi divennero una curiosità per i parigini più privilegiati fin dalla loro creazione, tant'è che uno dei primi visitatori fu il conte d'Artois (in seguito Carlo X di Francia) nel 1787. Le visite pubbliche iniziarono dopo la loro ristrutturazione in un vero e proprio ossario e dopo la guerra del 1814-1815. Inizialmente consentite solo poche volte all'anno con il permesso di un ispettore minerario autorizzato, ma in seguito più frequentemente e consentite da qualsiasi sovrintendente della miniera, tuttavia un flusso di visitatori degradò l'ossario al punto che fu ripristinata la regola del solo permesso a partire dal 1830. Furono poi chiuse completamente nel 1833 a causa dell'opposizione della Chiesa all'esposizione di resti umani al pubblico. Riaperte per quattro visite all'anno dal 1850, la richiesta del pubblico spinse il governo a permettere delle visite mensili a partire dal 1867, poi visite quindicinali il primo e il terzo sabato di ogni mese dal 1874 (con un'apertura supplementare per la festa di Ognissanti del 1º novembre) e infine visite settimanali durante le Esposizioni Universali del 1878, 1889 (il maggior numero di visitatori quell'anno) e 1900. Successivamente riaprirono per visite giornaliere regolari. Dopo un episodio di vandalismo, le catacombe furono chiuse al pubblico nel settembre 2009 e riaperte il 19 dicembre dello stesso anno.

Informazioni pratiche

Indirizzo
Avenue du Colonel Henri Rol Tanguy 1
Orari
Tu-Su 09:45-20:30
Telefono
+33 1 43224763
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.catacombes.paris.fr

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Pont Neuf

Ponte ad arco · VI arrondissement di Parigi

Pont Neuf

Il Pont Neuf /põ nœf/ (Ponte Nuovo) è, nonostante il nome, il ponte più antico tuttora esistente a Parigi. Attraversa la Senna in corrispondenza della punta ovest dell'Île de la Cité. Costituito da diverse arcate in pietra, nel 1889 è stato classificato monumento storico della Francia, e nel 1991 l'UNESCO lo ha dichiarato Patrimonio dell'Umanità.

== Storia ==

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Il ponte

Il Pont Neuf è attualmente, a dispetto del nome («Pont Neuf» significa dal francese «Ponte Nuovo») il ponte più antico di Parigi. Con una lunghezza di 238 metri, rappresenta il terzo ponte più lungo della capitale francese, superato solo da quelli situati a monte e a valle della tangenziale urbana, il Boulevard périphérique di Parigi (ovvero il Pont aval, 313 m, e il Pont amont, 270 m).

La decisione di edificare il Pont Neuf risale al 1577, e il 2 novembre di quell'anno il re Enrico III già istituì una commissione incaricata di supervisionare l’esecuzione dell’opera e garantire il corretto svolgimento dei lavori. Claude Marcel, controllore generale delle finanze, fu nominato intermediario ufficiale tra la corona e la suddetta commissione.

L’autorizzazione formale alla costruzione fu concessa il 16 marzo 1578 tramite lettere patenti reali. La posa della prima pietra avvenne il 31 maggio dello stesso anno, alla presenza della regina madre Caterina de' Medici e della regina consorte Luisa di Lorena-Vaudémont. Secondo le cronache, in occasione della cerimonia il sovrano, ancora scosso dalla recente perdita di due suoi favoriti, si commosse visibilmente: da questo episodio deriverebbe il primo soprannome attribuito al ponte dai parigini, «pont des larmes» [ponte delle lacrime].

I lavori di costruzione si protrassero fino al 1607, sotto il regno di Enrico IV. Tuttavia, il cantiere subì un’interruzione significativa tra il 1588 e il 1598, a causa della rivolta cittadina contro il sovrano. Nel 1599, Enrico IV ordinò la ripresa dei lavori, affidandone la direzione a Guillaume Marchant e François Petit. Al 1636, in un manoscritto censitario di tutte le strade di Parigi, è già documentato il toponimo «Pont Neuf».

Il ponte fu costruito con una serie di archi brevi, caratteristica comune alle infrastrutture coeve. Il motivo per cui il Pont Neuf rappresentò un punto di svolta nella storia urbanistica di Parigi, tuttavia, fu che costituì il primo ponte della città a non essere fiancheggiato da edifici residenziali. Inizialmente, il progetto prevedeva la costruzione di abitazioni sul ponte, secondo la prassi consolidata dell’epoca; l'architetto incaricato dei primi lavori, Baptiste Androuet du Cerceau, aveva infatti predisposto la realizzazione di cantine all’interno dei pilastri e sotto gli archi, in previsione dell’edificazione di case, analogamente a quanto avveniva sugli altri ponti parigini. Tuttavia, al momento della ripresa dei lavori nel 1599, dopo dieci anni di interruzione, Enrico IV decise di modificare radicalmente il progetto, optando per un ponte spoglio di costruzioni residenziali. Le cantine già realizzate furono comunque mantenute e inizialmente collegate tra loro da un passaggio sotterraneo, che fu successivamente murato.

Il Pont Neuf, con la sua ariosa vista sulla Senna, divenne così un importante luogo di vita sociale e commerciale, frequentato da venditori ambulanti, tosatori di cani, noleggiatori di ombrelli e ciarlatani. Vi si svolgevano anche attività legate al commercio librario: i venditori di libri usati (bouquinistes) operavano direttamente sul ponte, entrando in concorrenza con le librerie circostanti. Tale concorrenza fu oggetto di una prima proibizione nel 1619, richiesta dai librai del quartiere, e confermata successivamente da un’ordinanza reale del 1742.

Nel 1702, il ponte — situato nel quartiere della Cité — contava 20 lanterne. L'infrastruttura si estendeva dal quai des Augustins, di fronte a Place Dauphine, fino all’intersezione dei quai de la Vieille-Vallée-de-Misère e del quai de l'École, in corrispondenza dell’incrocio denominato des Trois-Maries. Al 1843, invece, risale l'installazione della prima illuminazione elettrica sul ponte.

La statua equestre di Enrico IV

L’idea di collocare una statua equestre a Parigi, ispirata a quella di Marco Aurelio sul Campidoglio a Roma, risale già ai progetti della dinastia dei Valois, ma fu effettivamente messa in essere solo durante il regno dei Borbone. La regina Maria de' Medici, nel 1605, promosse attivamente il progetto, chiedendo l’assistenza dello zio Ferdinando I de' Medici, granduca di Toscana, per la fusione di una statua in bronzo raffigurante Enrico IV a cavallo, da erigersi in una piazza pubblica della capitale («faire l’effigie du roy monseigneur à cheval, en bronze, pour mettre en une place de la ville de Paris»).

Per la realizzazione dell’opera si ricorse agli stampi del cavallo precedentemente utilizzati per le statue equestri di Ferdinando e Cosimo de' Medici, opere legate alla bottega di Giambologna. La fusione fu eseguita a Firenze, nella fonderia del maestro, tra il 1606 e il 1607, mentre la figura del sovrano fu modellata con la collaborazione del suo allievo Pierre de Francqueville, autore anche della testa in cera del re.

La statua, completata nel 1611, affrontò un lungo e accidentato trasporto via mare e fiume attraverso Livorno, Marsiglia, Le Havre e Rouen, fino ad arrivare a Parigi nel luglio del 1614. L’inaugurazione ufficiale ebbe luogo il 24 agosto 1614, segnando un evento storico: si trattava della prima statua reale collocata in una piazza pubblica francese. L’opera era originariamente orientata verso il quai des Orfèvres.

Descrizione

Il Pont Neuf è un ponte in muratura lungo 238 metri e largo 20,50 metri. La carreggiata centrale misura 11,50 metri, affiancata da due marciapiedi larghi 4,50 metri ciascuno. L'infrastruttura è composta da due rami: il braccio maggiore, lungo 154 metri, comprende sette arcate con aperture variabili tra 16,40 e 19,40 metri; il braccio minore, lungo 78 metri, presenta cinque arcate con luci comprese tra 9 e 16,70 metri.

Questo ponte si distingue nettamente dagli altri ponti storici di Parigi per diverse innovazioni strutturali e funzionali. Fu infatti il primo a oltrepassare la Senna nella sua interezza, collegando direttamente la rive gauche, la rive droite e l’estremità occidentale dell’Île de la Cité. Inoltre, introdusse per la prima volta in città l’uso dei marciapiedi, e fu dotato di balconi semicircolari (uno per ciascun pilastro), spazi concepiti per ospitare piccoli commerci e botteghe artigiane. Un altro elemento di rottura rispetto alla tradizione fu l'assenza di edifici residenziali lungo i bordi del ponte, caratteristica comune agli altri ponti parigini dell'epoca. Infine, per la prima volta, un ponte parigino venne decorato con una statua equestre, in omaggio a Enrico IV, posta sull’Île de la Cité nel 1614, a pochi anni dal completamento dell’opera.

Un ulteriore elemento decorativo di rilievo è costituito dalle 381 maschere grottesche scolpite lungo i cornicioni, raffiguranti volti ispirati a divinità silvestri e campestri della mitologia greco-romana: satiri, silvani e altre figure apotropaiche, tradizionalmente associate alla protezione degli spazi urbani dagli spiriti maligni. Gli scultori incaricati realizzarono ogni mascherone con tratti distintivi, giocando con barbe, espressioni e acconciature per garantirne l’unicità. Una tradizione, risalente allo storico Henri Sauval (XVII secolo), ascrive la realizzazione di queste sculture a Germain Pilon, celebre scultore di gusto manierista dell’epoca: questa attribuzione, tuttavia, rimane oggetto di discussione tra gli studiosi. Oggi le maschere visibili sono riproduzioni; gli originali sono stati rimossi e conservati per ragioni di tutela.

I lampioni del ponte furono progettati nel 1854 dall'architetto Victor Baltard, nell’ambito degli interventi di riqualificazione urbana promossi durante il Secondo Impero. Ogni lampione si compone di un piedistallo in pietra sormontato da una base ornamentale, decorata con quattro figure raffiguranti Nettuno e delfini. La colonna, impreziosita da motivi vegetali stilizzati, sostiene una lanterna coronata da una struttura che rappresenta un castello.

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ponte Alessandro III

Ponte ad arco a via superiore · VII arrondissement di Parigi

ponte Alessandro III

Il ponte Alessandro III è un ponte di Parigi sulla Senna, che collega il Grand Palais e il Petit Palais all'Hôtel des Invalides.

== Ubicazione ==

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Il ponte Alexandre III è situato nel centro di Parigi e attraversa la Senna collegando l'Esplanade des Invalides (settimo arrondissement) e l'Avenue Winston-Churchill (ottavo arrondissement), nei pressi del Petit Palais e del Grand Palais. Sulla Senna, il ponte si trova tra il Pont de la Concorde e il Pont des Invalides.

A livello trasportistico, il sito è servito dalla stazione della metropolitana Invalides sulle linee 8 e 13 e dalla stazione Invalides sulla linea C della RER.

Origine del nome

Il ponte prende il nome dallo zar di Russia Alessandro III (1845-1894).

Storia
Il progetto

Inaugurato in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1900, il ponte era destinato a simboleggiare l'amicizia franco-russa, suggellata dall'alleanza firmata nel 1891 tra l'imperatore Alessandro III di Russia (1845-1894) e il presidente della Repubblica francese Sadi Carnot. La posa della prima pietra avvenne il 17 dicembre 1891, con la partecipazione dello zar Nicola II di Russia e dell'imperatrice Alexandra Feodorovna e del presidente Félix Faure.

La realizzazione del ponte fu affidata agli ingegneri Jean Résal, Amédée Alby e Joseph Grison, mentre il progetto architettonico fu curato da Cassien-Bernard e Gaston Cousin. Costruito lungo l'asse dell'Esplanade des Invalides, il ponte collega quest'area al Petit e al Grand Palais, strutture anch'esse progettate per l'Esposizione Universale.

Sulla colonna della riva destra, a valle, è stata incisa un'iscrizione che recita:

La costruzione

Nel 1824 Henri Navier aveva già avviato la costruzione di un ponte sospeso in questo zona, ma complicazioni tecniche verificatesi in corso d'opea ne costrinsero la demolizione già nel 1828, prima che il progetto fosse completato.

Quando si decise di organizzare un'Esposizione Universale nel 1900, si decise di demolire il Palazzo dell'Industria e sostituirlo con due nuovi edifici, uno su ciascun lato di una strada che avrebbe prolungato Place des Invalides. Inoltre, sempre nel contesto di questi sviluppi, il Ponte della Trinità (un altro ponte molto simile al Ponte Alessandro III) fu costruito dalla Società di Costruzioni Batignolles sul fiume Neva a San Pietroburgo, in Russia.

Il ponte doveva rispettare specifiche precise: doveva essere sufficientemente basso da garantire una vista ininterrotta degli Invalides dagli Champs-Élysées, non ostacolare la navigazione fluviale e aveva un tirante d'aria almeno pari a quello dei ponti più moderni. La larghezza inizialmente progettata di 50 metri fu ridotta a 40 per non interferire troppo con il traffico fluviale. La struttura doveva essere simmetrica e decorativa, con banchine larghe 22,5 metri, stabilendo così un equilibrio tra funzionalità e estetica.

Il ponte fu realizzato in acciaio fuso e dotato di spalle particolarmente massicce per resistere alle forti spinte orizzontali. Le fondamenta furono scavate a pressione con il processo Triger, che, seppur innovativo, comportò numerosi incidenti da decompressione, 29 dei quali causarono infortuni di diversa gravità, ma nessuno mortale. Un solo operaio perse la vita a causa di un incidente nei cassoni.

Il Ponte Alessandro III è stato classificato monumento storico dal 29 aprile1975; è anche etichettato «Patrimoine du XXè siècle» e inserito all'interno del perimetro del «secteur sauvegardé» del 7 distretto di Parigi, nonché nel site naturel inscrit «Ensemble urbain à Paris» registrato con decreto del 1975.

Descrizione

Il Ponte Alessandro III è largo 45 metri ed è caratterizzato da una singola campata di 107 metri con tre punti di cerniera, che gli permettono di attraversare la Senna senza bisogno di supporti intermedi. Le sue spalle, di imponenti dimensioni (44 metri di larghezza e 30 metri di spessore), sono progettate per resistere alla grande spinta orizzontale esercitata dall'arco ribassato. A causa della sua lunga campata e dell'altezza relativamente contenuta, il Ponte Alessandro III esercita una notevole spinta laterale. Per contrastare questa forza e prevenire che gli la divaricazione degli ancoraggi, le spalle del ponte sono state rinforzate con enormi blocchi di cemento. Queste spalle, inoltre, sono attraversate da due gallerie in pietra, che facilitano la circolazione sulle rive del fiume.

L'esuberante decorazione del ponte si concentra principalmente sui quattro piloni d'ingresso. Composti da quattro colonne ioniche trabeate scolpite in calcare oolitico bianco di Chauvigny, questi elementi sorreggono gruppi equestri in bronzo dorato, raffiguranti le figure allegoriche della fama (renommée) e del trionfo della Francia in vari ambiti, come le arti, l'agricoltura e la guerra. Numerose altre sculture, tuttavia, popolano il ponte: nereidi, geni acquatici, amorini, tritoni, tutti in generale simboli delle forze marine e fluviali che il ponte, attraversando la Senna, celebra e incarna.

Il ponte ha cambiato colore più volte nel corso del tempo, passando dal grigio al verde-marrone e successivamente al grigio perla. Tuttavia, durante il restauro del 1998, il ponte è stato riportato ai suoi colori originali, restituendo così l'aspetto che aveva all'inizio del XX secolo.

Caratteristiche

Tipo di costruzione: ponte ad arco a tre cerniere

Costruzione: 1897-1900

Inaugurazione:14 avril 1900

Architetti: Joseph Cassien-Bernard e Gaston Cousin

Ingegneri: Jean Résal, Amédée Alby e Joseph Grison

Decorazione: Georges Récipon, Emmanuel Frémiet, Jules Félix Coutan, Henri Désiré Gauquié, Grandzlin, Pierre Granet, Alfred Lenoir, Laurent Honoré Marqueste, André Paul Arthur Massoulle, Gustave Michel, Léopold Morice, Abel Poulin, Clément Steiner

Materiale: acciaio

Lunghezza totale: 160 m

Lunghezza della campata principale: 107,50 m

Larghezza dell'impalcato : 45 m

Freccia: 1/17 (rapporto altezza/campata)

Costruttori: Fives-Lille e Schneider et Cie, tra gli altri

Classificazione come monumento storico : 1975

Apparato decorativo

Gli architetti Joseph Cassien Bernard e Gaston Cousin ricevettero l'incarico della parte decorativa alla fine del 1896 e iniziarono il loro lavoro nel marzo 1897, dopo l'aggiudicazione dei lavori degli impalcati metallici. La parte strutturale era stata stabilita molto prima, nel 1895, quando gli ingegneri Résal e Alby furono assunti al servizio dell'Esposizione.

La forte valenza urbana del ponte Alessandro III determinò una particolare attenzione nella progettazione del suo fastoso apparato decorativo. I due architetti si impegnarono a realizzare una decorazione ricca e articolata, confermando così il seguente giudizio espresso da Jean Résal:

Il ponte è illuminato da 32 candelabri in bronzo, realizzati dalla ditta Lacarrière, nota anche per la realizzazione del lampadario monumentale dell'Opéra Garnier.

Le quattro fame (renommées) in cima ai pilastri d'ingresso rappresentano:

Le figure allegoriche alla base dei quattro piloni impersonificano:

I gruppi di leoni condotti da bambini all'ingresso del ponte hanno per autori:

I diversi gruppi in bronzo o rame scaglionati sul ponte sono:

Sport

Durante i Giochi olimpici di Parigi 2024, il Ponte Alessandro III ebbe un ruolo di grande rilievo, fungendo da punto di partenza e di arrivo per le gare di triathlon, incluse le competizioni maschili, femminili e della staffetta mista.

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Bataclan

Teatro · XI arrondissement di Parigi

Bataclan

Il Bataclan (in origine Ba-Ta-Clan), è una "sala da spettacolo" di Parigi, situata nell'XI arrondissement. Costruito nel 1864 su progetto dell'architetto Charles Duval, trae il suo nome dall'operetta in un atto di ambientazione cinese Ba-ta-clan di Jacques Offenbach, rappresentata nel 1855.

L'11 marzo 1991 l'edificio che lo ospita è stato dichiarato monumento storico ai sensi della legge francese.

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Storia

Il Bataclan in origine era una grande sala da café-concert dallo stile orientaleggiante ispirato all'architettura cinese, la cui facciata era dotata di una articolata pagoda ricca di statue di divinità, dragoni cinesi e aste portabandiera. Il caffè e il teatro erano situati al piano terra, mentre al piano superiore c'era un'ampia sala da ballo. Vi andavano in scena concerti e spettacoli di vaudeville di Scribe, Bayard, Mélesville e Dumersan.

La struttura venne inaugurata il 3 febbraio 1865. Nel 1892 fu acquistato dal cantante Paulus. Nel corso degli anni successivi la sala alternò periodi di successi ad altri meno felici a causa dei frequenti cambiamenti di proprietà, ma visse un nuovo momento di gloria dopo il 1910, grazie a un restauro e un programma incentrato esclusivamente sulla rivista, specialmente gli spettacoli messi in scena da José de Bérys. Fu al Bataclan che Maurice Chevalier ottenne i suoi primi successi. Spinta dal successo ottenuto, la troupe del Bataclan decise di organizzare un tour all'estero recandosi in Sud America, ma l'iniziativa si rivelò economicamente disastrosa.

Nel 1926 l'auditorium del Bataclan venne venduto e trasformato in un cinema, che però nel 1933 andò a fuoco con danni soprattutto al tetto a pagoda. L'edificio originale venne poi parzialmente demolito nel 1950 per adeguarlo alle nuove norme di sicurezza allora in vigore. Nel 1969 il cinema chiuse e l'auditorium diventò nuovamente una sala da spettacolo.

Al giorno d'oggi il Bataclan è noto per il suo programma assai vario che comprende concerti rock e pop, spettacoli comici, serate disco e di café-théâtre. La facciata è stata ridipinta nel 2006 con i colori originali, anche se il tetto originale non esiste più da molto tempo.

Attentato terroristico del 2015

La sera del 13 novembre 2015, durante un concerto degli Eagles of Death Metal, mentre gli stessi suonano la canzone "Kiss the Devil", il Bataclan è teatro di un attacco terroristico sferrato da un gruppo armato ricollegabile all'autoproclamato Stato Islamico, comunemente noto come ISIS, che ha causato 90 vittime.

Un anno dopo l'attentato dell'ISIS, il 12 novembre 2016 il celebre teatro riapre al pubblico con un concerto di Sting, che registra il tutto esaurito.

Nel giugno del 2018, lo street artist Banksy ha dipinto su una delle porte d'uscita di sicurezza del locale una ragazza velata e addolorata, utilizzando stencil e vernice bianca. Nel gennaio del 2019 la porta viene rubata, per poi essere ritrovata in un casolare nelle campagne di Sant'Omero dai Carabinieri.

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Sito ufficiale
www.Le-Bataclan.com

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place Vendôme

Piazza · I arrondissement di Parigi

place Vendôme

La piazza Vendôme /vɑ̃ˈdom/ (in francese: place Vendôme) è una famosa piazza di Parigi.

== Descrizione ==

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Ha un aspetto regolare per l'uniformità simmetrica degli edifici che vi si affacciano. Fu fatta costruire da Luigi XIV con un decreto firmato nel 1686, per accogliervi la Biblioteca Reale, le Accademie e una sua statua equestre, analogamente a quanto aveva fatto Enrico IV a Place Dauphine.

Il progetto, con la tipica forma ottagonale, i palazzi caratterizzati da arcate piene al pian terreno, le finestre alternate a lesene nei due ordini superiori, i colonnati corinzi e i frontoni triangolari sugli anticorpi, si deve a Jules Hardouin-Mansart, l'architetto da cui deriva il termine mansarda.

La statua equestre di Luigi XIV fu abbattuta e fusa durante la Rivoluzione francese (solo un piede si conservò ed oggi si trova al Museo Carnavalet), mentre la piazza fu rinominata Piazza delle Picche.

A partire dal Secondo Impero, la piazza si trasformò in un luogo di richiamo per i più importanti gioiellieri parigini, che ancora oggi hanno le proprie vetrine in questo luogo. Al № 13 si trova il Ministero della giustizia francese: sulla facciata dell'edificio un curioso metro scolpito divenne l'unità di misura nazionale durante il periodo della Rivoluzione.

Al № 15 si trova l'Hotel Ritz, inaugurato nel 1898, dove sono ospitate numerose personalità in visita a Parigi: qui Marcel Proust organizzò un grand diner; qui, Coco Chanel visse in una suite, dal 1931 fino alla morte (la geometria della sua forma ottagonale ispirò il profilo della bottiglia e del tappo del profumo Chanel nº 5). E qui, la principessa Diana trascorse le sue ultime ore prima del mortale incidente nel sottopasso del Pont de l'Alma.

Al № 12 della piazza abitò Fryderyk Chopin.

La colonna di Austerlitz

Nel 1806 Napoleone Bonaparte dopo la grande vittoria della battaglia di Austerlitz pensò di fondere il bronzo dei 1200 cannoni catturati agli austriaci e russi (cifra simbolica e sicuramente esagerata a fini di propaganda; gli storici calcolano circa 130 cannoni presi ad Austerlitz) e realizzare una colonna per onorare l'esercito. Venne realizzata una colonna convenzionale, ispirandosi alla colonna Traiana di Roma. La costruzione della colonna iniziò il 25 agosto 1806 e i lavori terminarono nel 1810. Sul bassorilievo furono raffigurate scene comprese nel tempo tra la creazione della "Grande Armée" a Boulogne-sur-Mer il 29 agosto 1805 e la Pace di Presburgo 26 dicembre 1805 firmata dopo Austerlitz. La colonna venne dapprima chiamata "Colonna d'Austerlitz", poi "Colonna delle Vittorie" e in ultimo "Colonna della Grande Armée". Uno dei rilievi fu scolpito dall'italiano Lorenzo Bartolini. Dopo la battaglia di Parigi, nel 1814, soldati dell'esercito russo occupante tentarono di abbattere la colonna senza riuscirci. Riuscirono però a far cadere la statua di Napoleone posta alla sommità. Una statua di Napoleone in abiti da petit caporal (piccolo caporale) realizzata da M. Seurre venne posta nuovamente sulla colonna nel 1831 dopo la abdicazione dell'ultimo re Borbone Carlo X. Secondo la leggenda Girolamo Bonaparte portò la notizia alla Madame mère Letizia, la vecchia madre di Napoleone ormai gravemente inferma, questa si rianimò e cercò con gli occhi il busto del figlio: «L'imperatore è tornato a Parigi», sussurrò. Ma una nuova variazione venne introdotta da Napoleone III; questi fece sostituire la statua con un'altra realizzata dallo scultore Dumont nella quale Napoleone era rappresentato in abiti imperiali.

La colonna venne fatta cadere su un letto di letame e distrutta dai comunardi nell'aprile 1871 perché considerata un monumento allo sciovinismo. In seguito alla caduta della comune, la colonna venne ricostruita.

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place Charles-de-Gaulle

Piazza · XVI arrondissement di Parigi

place Charles-de-Gaulle

La piazza Charles de Gaulle (in francese place Charles-de-Gaulle) è una delle più grandi piazze di Parigi, chiamata così dal 1970 quando fu rinominata in onore del generale e presidente francese de Gaulle. In precedenza, essa era chiamata piazza della Stella (in francese place de l'Étoile) poiché il suo centro è il punto di intersezione di sei viali, i quali, dipartendosi dal centro della piazza, danno origine a dodici strade, di cui la più famosa è l'avenue des Champs-Élysées. L'Axe historique di Parigi passa attraverso la piazza e la divide quasi esattamente a metà.

== Storia ==

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Tra il 1806 e il 1836 nella piazza fu edificato l'Arco di Trionfo, mentre durante il secondo impero francese (1852 - 1870), nell'ambito della trasformazione di Parigi voluta da Haussmann, furono creati i vari viali che intersecano la piazza.

Nonostante la nuova denominazione, avvenuta più di quaranta anni fa, la piazza, in genere, è ancora indicata con il suo nome originario o con l'abbreviazione l'Étoile.

Descrizione

La piazza ha un diametro di 241 metri ed è servita dalle linee n. 2, 6 e 1 della Metropolitana di Parigi, confluenti nella stazione stazione Charles de Gaulle-Étoile. Per evitare l'intersezione di pedoni e traffico stradale, sono disponibili sottopassi ad ogni angolo della piazza, tra i quali quello più famoso è il Passage du Souvenir.

Situazione e accessi

La piazza è nota soprattutto perché in corrispondenza del suo centro si erge l'Arco di Trionfo, uno dei monumenti più famosi al mondo.

Informazioni pratiche

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place de la Bastille

Piazza · XII arrondissement di Parigi

place de la Bastille

Place de la Bastille è una piazza di Parigi, luogo simbolo della rivoluzione francese, dove sorgeva l'omonima fortezza assalita il 14 luglio 1789.

La piazza si trova a cavallo di 3 arrondissement: il IV, l'XI e il XII.

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Al centro sorge la Colonne de Juillet, come ricordo della Rivoluzione di luglio del 1830. Inoltre, si trovano qui anche l'Opéra Bastille, la fermata della metropolitana Bastille e il bacino dell'Arsenal, sezione del Canal Saint-Martin.

La piazza ospita inoltre concerti e altri eventi culturali; nell'area nord-est si trovano numerosi bar, night club e auditorium.

Per il profondo significato storico, la piazza è un luogo di ritrovo per le manifestazioni di carattere politico.

Storia
La Bastiglia

La Bastiglia fu costruita fra il 1370 e il 1383, durante il regno di Carlo V, per rinforzare le difese della città, e convertita in prigione nel XVII secolo dal cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII. La prigione divenne tristemente nota per ospitare le vittime delle lettres de cachet. La Bastiglia fu assaltata il 14 luglio 1789 dalla popolazione di Faubourg Saint-Antoine, in quello che viene comunemente considerato l'inizio della Rivoluzione francese.

Luogo di danza

Il 14 luglio 1790, l'imprenditore Pierre-François Palloy organizzò una festa in parallelo alla Fête de la Fédération: piantò accanto alle rovine una tenda con su scritto «ici on danse» («qui si danza»); si trattò del primo ballo del 14 luglio, che rimane tutt'oggi come tradizione di questo giorno. La tenda è visibile anche su un dipinto, situato al Museo Carnavalet, di Henri-Joseph Van Blarenberghe, artista che dipinse anche altre fasi della presa della Bastiglia.

Il 16 giugno 1792 fu deciso di trasformare l'area dove sorgeva la Bastiglia in una piazza simbolo della libertà e di erigere una colonna al suo centro. La prima pietra fu posata dallo stesso Palloy, ma i lavori non furono mai completati; fu invece costruita una fontana nel 1793.

La ghigliottina

Una ghigliottina rimase dal 9 al 14 giugno 1794 in questa piazza, denominata place Antoine e ormai libera dai resti della fortezza. I cittadini chiesero che la ghigliottina fosse spostata in place du Trône-Renversé, oggi nota come Place de la Nation. Nei pochi giorni di attività, furono ghigliottinate qui 75 persone.

L'elefante della Bastiglia

Napoleone, nell'ambito dei suoi progetti di miglioramento urbano della città, pianificò nel 1808 la costruzione di un monumento a forma di elefante che avrebbe dovuto essere il corrispondente ad est dell'Arco di Trionfo, costruito ad ovest. Il monumento avrebbe dovuto essere alto 24 metri e costruito con il bronzo delle palle di cannone provenienti dalla Spagna. L'architetto Jean-Antoine Alavoine iniziò i lavori nel 1833, ma fu posizionato solo un modello in gesso a grandezza naturale. La memoria di questo monumento ci è stata tramandata da Victor Hugo, che lo inserì nel suo romanzo I miserabili. Il monumento fu abbattuto nel 1846, e ne rimase solo la base circolare.

La Colonne de Juillet

Nel 1830, Luigi Filippo decise la costruzione della Colonne de Juillet, originariamente prevista nel 1792, ma questa volta con lo scopo di commemorare la Rivoluzione di luglio. La colonna fu inaugurata nel 1840.

Le Arene nazionali

Place de la Bastille costituiva l'ingresso delle Arènes nationales, sede di spettacoli all'aperto inaugurata il 1º luglio 1851.

Il corteo carnevalesco del Bœuf Gras fece il suo ingresso il lunedì grasso 23 febbraio 1852.

L'attività delle Arènes nationales fu breve: nel 1854 il terreno fu venduto per costruirvi nuovi edifici.

La Gare de la Bastille

Gare de la Bastille è stata una stazione ferroviaria di Parigi, funzionante fra il 1859 e il 1969. Era il capolinea della tratta che collega Parigi a Verneuil-l'Étang.

Al termine dell'attività ferroviaria, l'edificio viaggiatori della stazione ha ospitato diverse mostre d'arte fino al 1984, anno in cui è stato demolito per permettere la costruzione dell'opéra Bastille.

I combattimenti del 1871

Durante l'insurrezione della Comune del 1871, il 24 maggio i comunardi tentarono di distruggere la Colonna di luglio, così come avevano fatto 8 giorni prima con la colonna Vendôme. Tentarono l'impresa con una chiatta piena di petrolio proveniente dal Canal Saint-Martin, la quale sprigionò fiamme alte fino a 50 metri che arrivarono a lambire la sommità della colonna. Bersagliarono inoltre la colonna di proiettili, ma nonostante tutto essa rimase intatta.

Monumenti e siti d'interesse

La Colonna di luglio, costruita tra il 1833 e il 1840;

L'Opéra Bastille;

Il Bassin de l'Arsenal;

La stazione della metro Bastille, dove si trovano dei resti delle fondamenta della prigione;

Il perimetro della Bastiglia, impresso sulla pavimentazione della piazza.

Attività e manifestazioni

Place de la Bastille ospita regolarmente diverse fiere, concerti e mercati. Durante la Terza Repubblica francese, nell'ufficializzazione della Festa nazionale francese, la piazza diviene sede di manifestazioni repubblicane.

Ha inoltre ospitato alcune importanti manifestazioni politiche, fra cui quella del Mouvement de l'École libre nel 1984 e quella organizzata dal candidato alle elezioni presidenziali Jean-Luc Mélenchon il 18 marzo 2012, data in cui si ricorda l'inizio della Comune del 1871. Sempre in questa piazza si è celebrata la vittoria alle elezioni dei candidati socialisti, fra cui quella di François Mitterrand nel 1981 e di François Hollande nel 2012.

La piazza è anche il tradizionale luogo di ritrovo della manifestazione attuale del Gay pride dal 1980 e in particolare dalla metà degli Anni 1990, con picchi di affluenza fra le 200.000 e le 700.000 persone.

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Palazzo Borbone

Palazzo · VII arrondissement di Parigi

Palazzo Borbone

Il Palazzo Borbone (in francese: Palais Bourbon) è un edificio storico di Parigi che si trova sulla Rive Gauche, la riva sinistra della Senna, sul Quai d'Orsay, davanti al Pont de la Concorde. È la sede dell'Assemblée Nationale, la camera bassa francese.

== Storia ==

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L'edificio fu realizzato fra il 1722 e il 1728 per volere della duchessa di Borbone Luisa Francesca, figlia di Luigi XIV: a realizzarlo si prestarono Lorenzo Giardini, seguito da Pierre Cailleteau detto "Lassurance" e infine da Jean Aubert e Jacques Gabriel, che lo portarono a compimento. Successivamente, nel 1764, fu rilevato da Luigi-Giuseppe di Borbone-Condé, che ne decise l'ampliamento e fece realizzare, fra le altre strutture, le due ali che cingono il cortile d'onore rivolto verso la piazza che del palazzo porta il nome. Alla fine del XVIII secolo, dal 1798, ospitò il Consiglio dei Cinquecento. Successivamente, fra il 1803 e il 1807, Napoleone ordinò che fosse realizzata la facciata neoclassica che dà sulla Senna.

Descrizione

Il palazzo risente delle modifiche effettuate nel corso del XVIII secolo, senza per questo perdere armonia. L'entrata principale dell'edificio dà sulla piazza omonima e conserva l'aspetto settecentesco.

Interno

Il palazzo è stato decorato in gran parte da Eugène Delacroix, massimo esponente della pittura romantica nella prima metà dell'Ottocento. All'interno vanno segnalati:

la Sala delle Sedute, realizzata nel 1832, un emiciclo intorno al quale si trovano 20 imponenti colonne ioniche marmoree, alcuni bassorilievi e arazzi della scuola dei Gobelins;

la Sala dei Passi Perduti, con un soffitto dipinto da Claude-Joseph Vernet;

la Sala delle Conferenze, che conserva alcuni dipinti e sculture di pregio, e l'annesso vestibolo;

la Biblioteca, che conserva decorazioni realizzate fra il 1838 e il 1847 da Delacroix, fra i quali merita una menzione la Storia della Civiltà dipinta nella volta, e che ospita i busti commemorativi di Voltaire e Denis Diderot realizzati da Jean-Antoine Houdon; la Biblioteca custodisce preziose opere tra le quali vanno segnalate il Codice Borbonicus, gli atti originali del processo di Giovanna d'Arco e vari manoscritti del filosofo Jean-Jacques Rousseau.

il Salone del Re, che conserva le raffigurazioni della Giustizia, dell'Agricoltura, dell'Industria e della Guerra realizzate da Delacroix.

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Museo nazionale di storia naturale di Francia

Museo di storia naturale · V arrondissement di Parigi

Museo nazionale di storia naturale di Francia

Il Muséum national d'histoire naturelle (detto anche semplicemente Le Muséum o, in sigla, MNHN) è il museo nazionale di storia naturale francese, con sede a Parigi, posto sotto la tutela congiunta dei ministeri dell'Educazione nazionale, della Ricerca e dell'Ambiente.

== Storia ==

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Il museo fu formalmente costituito il 10 giugno 1793, durante la Rivoluzione francese, ma le sue origini, in realtà, risalgono al Jardin royal des plantes médicinales (Giardino reale delle piante medicinali), uno dei più antichi istituti scientifici di Francia, che fu fondato dall'editto reale del 1635 durante il regno di Luigi XIII. Visto lo scopo inizialmente previsto per l'istituzione, l'intendente e i titolari delle cariche più importanti erano tutti dottori in medicina.

Durante il XVIII secolo, però, l'attività del Giardino cambiò, passando dall'arte di guarire con le piante allo studio della storia naturale, e con la dichiarazione reale del 31 marzo 1718 si separò la carica di primo medico del re da quella di intendente del Giardino.

Nel 1739, Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707 - 1788) fu nominato intendente di quello che in quel tempo veniva chiamato Jardin du roi; ricoprì tale carica per 50 anni. La notorietà internazionale e il suo lavoro accanito resero il luogo uno dei fari scientifici del XVIII secolo.

Dopo la sua morte, nel 1788, il re nominò a capo del Giardino un militare, Charles-François de Flahaut, conte de La Billarderie. Il personale del Giardino, condotto da Louis Jean-Marie Daubenton, fece conoscere il suo malcontento presso il re, ma senza successo.

La Rivoluzione cambiò profondamente il funzionamento del Giardino. Il 20 agosto 1790, un decreto dell'Assemblée nationale chiese agli insegnanti di redigere un progetto per la sua riorganizzazione. La prima assemblea votò la rimozione dall'incarico del conte de La Billarderie ed elesse all'unanimità Daubenton come presidente. Questi formò una commissione (comprendente Antoine-François, conte di Fourcroy, Bernard de Lacépède e Antoine Portal), incaricata di redigere il regolamento della nuova istituzione e di fissarne il funzionamento. La commissione determinò inoltre quelle che sarebbero state le missioni del museo: insegnare al pubblico ma anche costituire delle collezioni e partecipare attivamente alla ricerca scientifica. Il corpo docenti e il loro direttore, eletto e rinnovato ogni anno, sarebbero dovuti essere i garanti dell'indipendenza della ricerca.

Ma il progetto non decollò, in quanto l'Assemblée nationale non proseguì l'iter legislativo. Nel 1791, La Billarderie si dimise e fu sostituito da Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre. Fu solamente nel 1793 che Joseph Lakanal (1762 - 1845), portando al museo le collezioni del principe di Condé, incontrò Daubenton e scoprì il progetto del 1790. Lakanal lo portò all'Assemblée nationale e, il 10 giugno 1793, ottenne il voto del decreto che costituì il Muséum national d'histoire naturelle, dandogli inoltre una propria esistenza giuridica. La carica di intendente venne allora sostituita dalla funzione del direttore; la vecchia gerarchia, costituita da dimostratori e sotto-dimostratori, fu abolita. Dodici posti di professore assicurarono, in maniera uguale e collegiale, l'amministrazione del museo. Gli insegnamenti furono divisi in 12 cattedre professorali.

Durante la prima metà del XIX secolo, il Muséum conobbe un periodo di grande prosperità. Con la nomina a direttore, nel 1836, del chimico Michel Eugène Chevreul (1786 - 1889), il campo d'interesse si spostò verso le scienze sperimentali, come avvenuto anche per l'Università, sua rivale. Questo periodo terminò con l'arrivo di Alphonse Milne-Edwards, nel 1890, e con la promulgazione del decreto del 12 dicembre 1891 che sancì il ritorno in forza della storia naturale (questa politica resterà in vigore fino alla vigilia della Seconda guerra mondiale).

La legge delle finanze del 31 dicembre 1907 accordò al Muséum un'autonomia finanziaria dotandolo di un proprio budget da amministrare.

Parallelamente ai nuovi campi d'attività aperti dal colonialismo, il Muséum iniziò un movimento d'espansione fuori dalla capitale francese. Per favorire le attività di ricerca e studio del mare, nel 1928 installò il suo laboratorio marittimo a Saint-Servan, e poi a Dinard. Non essendo venuta meno la sua attività botanica, nel 1934 divenne proprietario per lascito della tenuta di Chèvreloup. Inoltre ereditò la proprietà dell'entomologo Jean Henri Fabre a Sérignan-du-Comtat, vicino ad Orange, nel 1822.

In seguito alla decolonizzazione, il Muséum concentrò i suoi sforzi sulla presa di coscienza degli squilibri causati alla natura dall'espansione umana. Nel 1948, partecipò alla creazione dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (UICN). Più tardi, installò all'interno dei suoi edifici un servizio di conservazione della natura (1962), il segretariato della fauna e della flora (1979) e una delegazione permanente al ministero dell'Ambiente (1992).

Altre acquisizioni vennero fatte in provincia: il riparo Pataud in Dordogna (1957), il parco zoologico della Haute-Touche nel dipartimento dell'Indre (1958), il giardino botanico di Val Rameh a Mentone (1966), la stazione di biologia vegetale di Cherré nel dipartimento della Sarthe e la stazione di biologia marina di Concarneau (1996).

Nel 1975, un piano di ristrutturazione dei locali e di raggruppamento dei laboratori permise delle spettacolari realizzazioni, come la zooteca sotterranea (1986) e la trasformazione della vecchia galleria di zoologia in Grande Galleria dell'Evoluzione (1994). Lo statuto del 1985 ha messo fine al ruolo di amministratori dei professori, ed ha creato tre consigli che si occupano della gestione del Muséum in sostituzione dell'assemblea dei professori, che esisteva dal 1793. Più recentemente, il decreto del 2001 ha creato dei livelli gerarchici intermedi tra la direzione e la ricerca, oltre che delle strutture trasversali per rinforzare la coordinazione delle azioni collegate alle grandi missioni.

Presieduto oggi da Bernard Chevassus-au-Louis, il Muséum continua a mantenere una grandissima importanza a livello nazionale e internazionale nello sviluppo della storia naturale.

Gli istituti del Muséum

Attualmente il Muséum possiede:

il Jardin des Plantes, a Parigi

il parco zoologico di Vincennes

il Musée de l'Homme, a Parigi

la Grande Galerie de l'Evolution, a Parigi

la Galerie de Minéralogie de Géologie, a Parigi

la Galerie de Paléontologie et d'Anatomie comparée, a Parigi

la Ménagerie du Jardin des Plantes, a Parigi

l'Arboretum di Chèvreloup, a Rocquencourt

il parco zoologico di Clères

il Museo del mare - Stazione marittima di Dinard

la Stazione di biologia marina di Concarneau

il parco zoologico della Haute-Touche, a Obterre

il museo del sito del rifugio Pataud, a Les Eyzies

il Giardino botanico alpino "La Jaÿsinia" a Samoëns

il Giardino botanico esotico di Val Rameh, a Mentone

il Laboratorio di ecologia generale, a Brunoy

Direzione

Direttori eletti per un anno:

1793 - 1794: Louis Jean-Marie Daubenton.

1794 - 1795: Antoine-Laurent de Jussieu.

1795 - 1796: Bernard de Lacépède.

1796 - 1797: Louis Jean-Marie Daubenton.

1797 - 1798: Louis Jean-Marie Daubenton.

1798 - 1799: Antoine-Laurent de Jussieu.

1799 - 1800: Antoine-Laurent de Jussieu.

Direttori eletti per due anni:

1800 - 1801: Antoine-François, conte di Fourcroy.

1802 - 1803: René Louiche Desfontaines.

1804 - 1805: Antoine-François, conte di Fourcroy.

1806 - 1807: René Louiche Desfontaines.

1808 - 1809: Georges Cuvier.

1810 - 1811: René Louiche Desfontaines.

1812 - 1813: André Laugier.

1814 - 1815: André Thouin.

1816 - 1817: André Thouin.

1818 - 1819: André Laugier.

1820 - 1821: René Louiche Desfontaines.

1822 - 1823: Georges Cuvier.

1824 - 1825: Louis Cordier.

1826 - 1827: Georges Cuvier.

1828 - 1829: René Louiche Desfontaines.

1830 - 1831: Georges Cuvier.

1832 - 1833: Louis Cordier.

1834 - 1835: Adrien de Jussieu.

1836 - 1837: Michel Eugène Chevreul.

1838 - 1839: Louis Cordier.

1840 - 1841: Michel Eugène Chevreul.

1842 - 1843: Adrien de Jussieu.

1844 - 1845: Michel Eugène Chevreul.

1846 - 1847: Adolphe Théodore Brongniart.

1848 - 1849: Adrien de Jussieu.

1850 - 1851: Michel Eugène Chevreul.

1852 - 1853: André Marie Constant Duméril.

1854 - 1855: Michel Eugène Chevreul.

1856 - 1857: Marie-Jean-Pierre Flourens.

1858 - 1859: Michel Eugène Chevreul.

1860 - 1861: Isidore Geoffroy Saint-Hilaire.

1862 - 1863: Michel Eugène Chevreul.

Direttori nominati per cinque anni:

1863 - 1879: Michel Eugène Chevreul.

1879 - 1891: Edmond Frémy.

1891 - 1900: Alphonse Milne-Edwards.

1900 - 1919: Edmond Perrier.

1919 - 1931: Louis Mangin.

1932 - 1936: Paul Lemoine.

1936 - 1942: Louis Germain.

1942 - 1949: Achille Urbain.

1950 - 1950: René Jeannel.

1951 - 1965: Roger Heim.

1966 - 1970: Maurice Fontaine.

1971 - 1975: Yves Le Grand.

1976 - 1985: Jean Dorst.

1985 - 1990: Philippe Taquet.

1994 - 1999: Henry de Lumley.

Presidenti nominati per 5 anni:

2002 - 2006: Bernard Chevassus-au-Louis.

2006 - 2008: André Menez (deceduto il 2 febbraio 2008)

2008 - : Gilles Bœuf

Le cattedre

La trasformazione del Jardin du roi in museo nazionale ha determinato la creazione di dodici cattedre. Nel tempo, il loro numero e il loro soggetto di interesse sono cambiati; alcune cattedre sono state suddivise, altre soppresse.

Anatomie des animaux (Anatomia degli animali):

1793 - 1802: Jean-Claude Mertrud.

1802 - 1832: Georges Cuvier.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anatomie comparée (Anatomia comparata):

1832 - 1850: Henri Marie Ducrotay de Blainville.

1850 - 1855: Louis Duvernoy.

1855 - 1868: Antoine Serres.

1868 - 1879: Paul Gervais.

1879 - 1894: Georges Pouchet.

1894 - 1902: Henri Filhol.

1903 - 1921: Edmond Perrier.

1922 - 1941: Raoul Anthony.

1942: senza titolare.

1943 - 1960: Jacques Millot.

1961: senza titolare.

1962 - 1984: Jean Anthony.

1984 - 2001: senza titolare.

Anatomie humaine (Anatomia umana):

1793 - 1832: Antoine Portal.

1832 - 1838: Marie-Jean-Pierre Flourens.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anatomie et histoire naturelle de l'Homme (Anatomia e storia naturale dell'Uomo):

1839 - 1855: Antoine Serres.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anthropologie (Antropologia):

1855 - 1892: Jean Louis Armand de Quatrefages de Breau.

1892 - 1908: Ernest Hamy.

1909 - 1927: René Verneau.

1928 - 1936: Paul Rivet.

Questa cattedra viene allora ridenominata Ethnologie des hommes actuels et des hommes fossiles (Etnologia degli uomini odierni e degli uomini fossili), al momento della creazione del Musée de l'Homme:

1937 - 1940: Paul Rivet.

1941 - 1944: Henri Vallois.

1945 - 1949: Paul Rivet.

1950 - 1959: Henri Vallois.

1960 - 1967: Henri Vallois.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anthropologie et ethnologie (Antropologia ed etnologia):

1968 - 1970: Robert Gessain.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anthropologie (Antropologia):

1970 - 1979: Robert Gessain.

1980 - 1983: Yves Coppens.

1983 - 1985: non assegnata.

Arts chimiques (Arti chimiche):

1779 - 1793: Antoine-Louis Brongniart.

1804 - 1830: Louis-Nicolas Vauquelin.

1830 - 1850: Michel-Eugène Chevreul.

Questa cattedra viene allora rinominata Chimie appliquée aux corps organiques (Chimica applicata ai corpi organici):

1850 - 1889: Michel-Eugène Chevreul.

1890 - 1915: Léon-Albert Arnaud.

1915 - 1919: non assegnata.

1919 - 1925: Louis-Jacques Simon.

1926 - 1927: non assegnata.

1928 - 1936: Richard Fosse.

Questa cattedra viene fusa con quella di Physique végétale e diviene Chimie organique et physique végétale (Chimica organica e fisica vegetale):

1936 - 1940: Richard Fosse.

1941: non assegnata.

Questa cattedra viene allora ridenominata Chimie appliquée aux corps organisés (Chimica applicata ai corpi organizzati):

1941 - 1957: Charles Sannié.

1958 - 1967: Charles Mentzer.

1968: non assegnata.

1969 - 1989: Darius Molho.

Chimie générale (Chimica generale):

1793 - 1809: Antoine-François, conte de Fourcroy.

1809 - 1811: non attribué.

1811 - 1832: André Laugier.

1832 - 1850: Joseph Louis Gay-Lussac.

Questa cattedra viene allora ridenominata Chimie appliquée aux corps inorganiques (Chimica applicata ai corpi inorganici):

1850 - 1892: Edmond Frémy.

Questa cattedra viene allora soppressa.

Botanique dans la campagne (Botanica in campagna):

1793 - 1826: Antoine-Laurent de Jussieu.

1826 - 1853: Adrien de Jussieu.

Questa cattedra viene allora soppressa e sostituita da una cattedra di Paléontologie.

Botanique dans le muséum (Botanica nel museo):

1793 - 1833: René Desfontaines.

1833 - 1857: Adolphe Théodore Brongniart.

Questa cattedra viene allora ridenominata Botanique et physiologie végétale (Botanica e fisiologia vegetale):

1857 - 1874: Adolphe Théodore Brongniart.

Questa cattedra viene allora ridenominata Botanique, organographie et physiologie végétale (Botanica, organografia e fisiologia vegetale):

1874 - 1876: Adolphe Théodore Brongniart.

1876 - 1879: non assegnata.

1879 - 1914: Philippe Van Tieghem.

1914 - 1918: non assegnata.

1919 - 1932: Julien Noël Costantin.

1933: non assegnata.

Questa cattedra viene allora ridenominata Anatomie comparée des végétaux actuels et fossiles (Anatomia comparata dei vegetali odierni e fossili), ma viene soppressa nel 1934. Viene ricostituita nel 1937:

1938 - 1944: Paul Bertrand.

1945 - 1958: Auguste Loubière.

Questa cattedra viene allora trasformata in Physique végétale (Fisica vegetale):

1857 - 1897: Georges Ville.

1898 - 1925: Léon Maquenne.

1926 - 1931: Marc Bridel.

1931 - 1934: non assegnata.

Questa cattedra viene soppressa, e poi ricostituita nel 1959:

1959 - 1960: Pierre Donzelot.

1961 - 1962: Charles Sadron.

Questa cattedra viene allora ridenominata Biophysique (Biofisica):

1962 - 1975: Charles Sadron.

1976 - 2001: Claude Hélène.

Botanique (classification et familles naturelles) [Botanica (classificazione e famiglie naturali)]:

1874 - 1905: Édouard Bureau.

Questa cattedra viene allora divisa in due: Botanique (classification et familles naturelles de phanérogames) e Botanique (classification et familles naturelles de cryptogames).

Botanique (classification et familles naturelles de phanérogames) [Botanica (classificazione e famiglie naturali delle fanerogame)]:

1906 - 1931: Henri Lecomte.

1931 - 1933: Jean-Henri Humbert.

Questa cattedra viene allora rinominata Phanérogamie (Fanerogamia):

1933 - 1957: Jean-Henri Humbert.

1958 - 1968: André Aubréville.

1969 - 1985: Jean-François Leroy.

1986 - 2001: Philippe Morat.

Botanique (classification et familles naturelles de cryptogames) [Botanica (classificazione e famiglie naturali delle crittogame)]:

1905 - 1931: Louis Mangin.

1932 - 1932: Pierre Allorge.

Questa cattedra viene allora ridenominata Cryptogamie (Crittogamia):

1933 - 1944: Pierre Allorge.

1945 - 1973: Roger Heim.

1974: non assegnata.

1975 - 1982: Suzanne Jovet-Ast.

1982 - 2001: non assegnata.

Culture (agriculture et culture des Jardins, des arbres fruitiers et des bois) [Coltura (agricoltura e coltivazione dei giardini, degli alberi da frutto e dei boschi)]:

1793 - 1824: André Thouin.

1825 - 1828: Louis-Augustin Bosc d'Antic.

1828 - 1850: Charles-François Brisseau de Mirbel.

1850 - 1882: Joseph Decaisne.

1883: non assegnata.

1884 - 1901: Maxime Cornu.

1901 - 1919: Julien Costantin.

1920 - 1932: Désiré Bois.

1932 - 1956: André Guillaumin.

1956 - 1956: non assegnata.

Questa cattedra viene allora ridenominata Biologie végétale appliquée (Biologia vegetale applicata):

1961 - 1985: Jean-Louis Hamel.

Écologie et protection de la nature (Ecologia e protezione della natura):

1955 - 1958: Georges Kuhnholtz-Lordat.

Questa cattedra viene allora rinominata Écologie générale (Ecologia generale):

1960 - 1962: Paul Rémy.

1963 - 1983: Claude Delamare-Deboutteville.

Zoologie (quadrupèdes, cétacés, oiseaux, reptiles, poissons) [Zoologia (quadrupedi, cetacei, uccelli, rettili, pesci)]:

1793 - 1794: Étienne Geoffroy Saint-Hilaire.

La cattedra viene divisa in due.

Zoologie (mammifères et oiseaux) [Zoologia (mammiferi e uccelli)]:

1794 - 1841: Étienne Geoffroy Saint-Hilaire.

1841 - 1861: Isidore Geoffroy Saint-Hilaire.

1862 - 1876: Henri Milne Edwards.

1876 - 1900: Alphonse Milne-Edwards.

1900 - 1906: Émile Oustalet.

1906 - 1926: Édouard Trouessart.

1926 - 1947: Édouard Bourdelle.

1948: non assegnata.

1949 - 1962: Jacques Berlioz.

1963: non assegnata.

1964 - 1985: Jean Dorst.

Zoologie (reptiles et poissons) [Zoologia (rettili e pesci)]:

1795 - 1825: Lacépède; il 1825 è la data della morte di Lacépède, ma in pratica viene sostituito da Duméril già nel 1803 poiché Lacépède, occupato dalle sue funzioni politiche, abbandona l'insegnamento.

1825 - 1857: André Marie Constant Duméril.

1857 - 1870: Auguste Duméril.

1870 - 1875: Émile Blanchard, che occupa la cattedra provvisoriamente.

1875 - 1909: Léon Vaillant.

1910 - 1937: Louis Roule.

1937 - 1943: Jacques Pellegrin.

1944 - 1956: Léon Bertin.

1957 - 1975: Jean Guibé.

A questo punto i pesci sono trasferiti nella cattedra di dynamiques des populations aquatiques; questa cattedra viene allora ridenominata zoologie (reptiles et amphibiens).

Zoologie (reptiles et amphibiens) [Zoologia (rettili e anfibi)]:

1977 - 1998: Édouard-Raoul Brygoo.

Dynamique des populations aquatiques (Dinamica delle popolazioni acquatiche):

1975: Jacques Daget.

Questa cattedra viene allora ridenominata Ichtyologie générale et appliquée (Ittiologia generale e applicata):

1976 - 1984: Jacques Daget.

1985 - 2001: non assegnata.

Zoologie (insectes, vers et animaux microscopiques) [Zoologia (insetti, vermi e animali microscopici)]:

1793 - 1829: Jean-Baptiste Lamarck.

Alla morte di Lamarck, questa cattedra viene divisa in due:

Histoire naturelle des crustacés, des arachnides et des insectes ou animaux articulés (Storia naturale dei crostacei, degli aracnidi e degli insetti o animali articolati):

1830 - 1833: Pierre André Latreille.

1833 - 1841: Victor Audouin.

1841 - 1862: Henri Milne Edwards.

1864 - 1894: Émile Blanchard.

1895 - 1917: Louis Bouvier.

Questa cattedra viene allora ristretta ai soli insetti e ridenominata Entomologie (Entomologia):

1917 - 1931: Louis Bouvier.

1931 - 1950: René Jeannel.

1951 - 1955: Lucien Chopard.

1956 - 1960: Eugène Séguy.

1961: non assegnata.

1962 - 1963: Alfred Balachowsky.

Questa cattedra viene allora ridenominata Entomologie générale et appliquée (Entomologia generale e applicata):

1963 - 1974: Alfred Balachowsky.

1975 - 1987: Jacques Carayon.

1987 - 2000: Claude Caussanel.

2000 - 2001: Loïc Maile.

Histoire naturelle des mollusques, des vers et des zoophytes (Storia naturale dei molluschi, dei vermi e degli zoofiti):

1830 - 1832: Henri Marie Ducrotay de Blainville.

1832 - 1865: Achille Valenciennes.

1865 - 1869: Henri de Lacaze-Duthiers.

1869 - 1875: Paul Deshayes.

1876 - 1903: Edmond Perrier.

1903 - 1917: Louis Joubin.

Questa cattedra viene allora ristretta ai molluschi ed agli zoofiti e ridenominata Malacologie (Malacologia):

1917 - 1935: Louis Joubin.

1935 - 1942: Louis Germain.

1943 - 1970: Édouard Fischer-Piette.

Questa cattedra viene allora fusa con quella di Biologie des invertébrés marins (Biologia degli invertebrati marini):

1966 - 2001: Claude Lévi.

Zoologie (vers et crustacés) [Zoologia (vermi e crostacei)]:

1917 - 1937: Charles Gravier.

1938 - 1954: Louis Fage.

1955 - 1955: Max Vachon.

Questa cattedra viene allora divisa in due:

Zoologie (vers) [Zoologia (vermi)]:

1960 - 1978: Alain Chabaud.

Zoologie (arthropodes) [Zoologia (artropodi)]:

1960 - 1978: Max Vachon.

1979 - 2001: Yves Coineau.

Entomologie agricole coloniale (Entomologia agricola coloniale):

1942 - 1958 Paul Vayssière.

Questa cattedra viene allora ridenominata Entomologie agricole tropicale (Entomologia agricola tropicale):

1958 - 1960 Paul Vayssière.

Questa cattedra viene allora soppressa.

Minéralogie (Mineralogia):

1793 - 1800: Louis Jean-Marie Daubenton.

1800 - 1802: Déodat Gratet de Dolomieu.

1802 - 1822: René Just Haüy.

1822 - 1847: Alexandre Brongniart.

1847 - 1857: Armand Dufrénoy.

1857 - 1876: Gabriel Delafosse.

1876 - 1892: Alfred Des Cloizeaux.

1893 - 1936: Alfred Lacroix.

1937 - 1967: Jean Orcel.

1968 - 2000: Jacques Fabriès.

Géologie (Geologia):

1793 - 1819: Barthélemy Faujas de Saint-Fond.

1819 - 1861: Louis Cordier.

1861 - 1891: Auguste Daubrée.

1892 - 1919: Stanislas-Étienne Meunier.

1920: non assegnata.

1921 - 1940: Paul Lemoine.

1941 - 1962: René Abrard.

1963 - 1980: Robert Laffitte.

1980 - 1991: Lucien Leclaire.

Physique appliquée aux sciences naturelles (Fisica applicata alle scienze naturali):

1838 - 1877: Antoine-César Becquerel.

1878 - 1891: Edmond Becquerel.

1892 - 1908: Henri Becquerel.

1909 - 1948: Jean Becquerel.

1949 - 1977: Yves Le Grand.

Questa cattedra viene allora fusa con la cattedra di Physico-chimie de l'adaptation biologique (Chimica-fisica dell'adattamento biologico).

Iconographie naturelle ou de l'art de dessiner et de peindre toutes les choses de la nature (Iconografia naturale o arte di disegnare e dipingere tutte le cose della natura):

1793 - 1822 Gérard van Spaendonck.

Questa cattedra viene allora soppressa.

Informazioni pratiche

Come arrivare
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Sito ufficiale
www.mnhn.fr

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Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris

Museo d'arte · XVI arrondissement di Parigi

Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris

Il Musée d'art moderne de la Ville de Paris è un museo d'arte moderna e d'arte contemporanea di Parigi, in Francia. Ha sede all'interno del Palais de Tokyo, all'11 di Avenue du Président-Wilson.

Il museo espone opere di Marc Chagall, Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso e altri artisti.

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Direttori

René Héron de Villefosse (1961-?)

Suzanne Pagé (1988-2006)

Fabrice Hergott (2007-)

Le opere maggiori
Pablo Picasso

Evocazione (1901)

Lista delle mostre
Monografiche
Collettive
Furti celebri

Nel maggio 2010, anche a causa di falle nel sistema di sicurezza, furono rubati cinque dipinti, rispettivamente di Picasso, Modigliani, Matisse, Braque e Léger.

Informazioni pratiche

Orari
Tu-Su 10:00-18:00
Telefono
+33 1 53 67 40 00
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.mam.paris.fr

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place des Vosges

Piazza · IV arrondissement di Parigi

place des Vosges

Place des Vosges (/plas de voʒ/) è una piazza di Parigi, situata nel quartiere Marais.

Costruita tra il 1605 e il 1612 per volere di Enrico IV, dal quale trasse il nome originale di place Royale, rappresenta uno dei primi esempi di pianificazione urbanistica razionale in Francia, con i suoi edifici in laterizio, ardesia e calcare che si affacciano sui quattro lati.

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Toponomastica

Il suo nome rende omaggio al dipartimento dei Vosgi (in lingua francese Vosges), una regione della Francia che si distinse per il suo impegno durante la Rivoluzione; fu, infatti, il primo dipartimento a versare il proprio tributo fiscale con il pagamento delle tasse alla neocostituita Prima Repubblica francese. I Vosgi si distinsero anche inviando, nel 1792, i primi volontari nazionali, provenienti in particolare dal distretto di Remiremont, a difendere la nazione minacciata dalle forze straniere e interne.

Nel corso dei secoli, tuttavia, la piazza ha conosciuto numerosi cambiamenti di denominazione. Intitolata inizialmente «place Royale» per la glorificazione della monarchia, durante la Rivoluzione francese, il 19 agosto 1792, fu ribattezzata «Place des Fédérés» (Piazza dei Federati), in onore dei volontari che avevano combattuto per la causa rivoluzionaria. Successivamente, il 4 luglio 1793, la Convenzione Nazionale adottò il nome «Place de l'Indivisibilité» (Piazza dell'Indivisibilità), in riferimento ai principi di unità e indivisibilità della Repubblica. La piazza era anche conosciuta, sebbene in modo non ufficiale, come "Place du Parc-d'Artillerie" (Piazza del Parco dell'Artiglieria) o "Place de la Fabrication-des-Armes" (Piazza della Fabbricazione delle Armi), a causa delle sue vicinanze con strutture militari e manifatturiere. Con la restaurazione della monarchia nel 1814 la piazza riprese il nome originario di «place Royale», denominazione che mantenne fino al 1830 e nuovamente dal 1852 al 1870, per poi assumere definitivamente il nome attuale.

Storia

Il 30 giugno 1559 nei pressi dell'odierna Place des Vosges si consumò un tragico episodio, che segnò la morte del re Enrico II di Francia. Durante una giostra celebrativa in occasione del matrimonio di sua figlia Elisabetta di Valois con Filippo II di Spagna, Enrico II fu ferito gravemente da Gabriele I di Montgomery, capitano della sua Guardia scozzese. Un colpo di lancia all'occhio del sovrano, nonostante gli interventi dei medici più esperti dell'epoca, tra cui Ambroise Paré e il fiammingo Vesalio, portò alla sua morte il 10 luglio dello stesso anno, dopo giorni di atroci sofferenze.

Nel periodo successivo il sito in cui si era consumato tale tragico evento restò in stato di abbandono per circa cinquant'anni. Fu solo sotto il regno di Enrico IV che, nel 1605, venne concepito il progetto di trasformare l'area in un centro industriale per la produzione della seta, con l'intento di rilanciare l'economia nazionale e sanare i debiti derivanti dalle guerre d'Italia. Ciò malgrado, questa proposta incontrò l'opposizione di figure come François Miron e Massimiliano di Béthune, i quali suggerirono piuttosto la creazione di un quartiere di lusso, destinato alla nobiltà, bisognosa di un luogo di passeggio e di incontro.

I lavori di costruzione della Place Royale ebbero inizio nel 1605 e, benché destinata a essere inaugurata in onore di Enrico IV, vennero completati solo nel 1612, due anni dopo l'assassinio del re, per mano stavolta di François Ravaillac. Enrico IV, in ogni caso, predispose che gli edifici fossero costruiti identici sui quattro lati, uno dei primi esempi di pianificazione urbanistica razionale in Francia. La piazza fu inaugurata in occasione del fidanzamento di Luigi XIII e Anna d'Asburgo con una grande festa, che includeva uno spettacolo equestre diretto da Antoine de Pluvinel.

Il centro della piazza, inizialmente pianeggiante e sabbioso, divenne un luogo di svago, dove si tenevano cavalcate, tornei, giochi con gli anelli e persino duelli. Successivamente, nel 1670, la piazza fu trasformata in un giardino recintato, con la piantumazione di un prato e la creazione di vialetti sabbiosi che seguivano le linee mediane e diagonali del quadrato. Furono imposti severi divieti, fra cui quello di calpestare i prati o di giocare a pallone, a birilli o a bocce nei viali. Nel 1687 venne installata una grata in ferro battuto con quattro accessi e l'ingresso ai giardini venne vietato a chi indossava abiti inadeguati, pur consentendo l'accesso alla piazza una volta all'anno, il 25 agosto, in occasione della festa di Saint-Louis.

Nel 1738 il Comune di Parigi istituì la figura di un guardiano del parco, con il compito di far rispettare il regolamento riguardante l'accesso e l'uso della piazza. Verso la fine del secolo, su richiesta degli abitanti, furono piantati degli alberi, completando così la trasformazione della piazza in uno spazio pubblico curato e ornamentale.

Descrizione

La Place des Vosges, configurata come un quadrato con lati di 140 metri, è caratterizzata da una spiccata uniformità architettonica. La piazza è circondata da edifici residenziali a due piani, costruiti in mattoni rossi, fasce verticali e cornici di conci in pietra calcarea bianca e tetti in ardesia blu a falde molto pendenti, con un effetto di raffinata tricromia. L'aspetto omogeneo degli edifici è il risultato di un editto reale del XVII secolo che imponeva l'uniformità nella composizione degli edifici e nell'altezza delle strutture. L'unica eccezione a questa regola riguarda i padiglioni reali: si tratta del padiglione del re, situato al centro del lato sud della piazza, e del padiglione della regina, che lo fronteggia sul lato nord, i quali sono volutamente più alti rispetto agli altri edifici circostanti.

La piazza è composta da trentasei padiglioni, nove per lato, che corrispondono ai trentasei palazzi signorili costruiti all'epoca. Ogni padiglione è largo quattro campate e si articola su un piano terra con arcate e quattro piani, dei quali due mansardati. I lavori per la costruzione della piazza furono commissionati da Enrico IV, tra gli altri, agli architetti Louis Métezeau e Claude Chastillon.

Per preservarne l'unità e l'integrità, dagli anni sessanta la Place des Vosges è tutelata dal piano di salvaguardia e valorizzazione del Marais, il che implica che nessun intervento sulle facciate degli edifici possa essere effettuato senza l'autorizzazione degli ABF (architectes des bâtiments de France).

Il cuore della piazza è occupato dal giardino Louis-XIII, un ampio spazio verde circondato da filari di alberi e ornato da quattro fontane progettate da Jean-Pierre Cortot, alimentate dalle acque del canale dell'Ourcq. Al centro del giardino si erge un monumento equestre dedicato a Luigi XIII, scolpito da Charles Dupaty, completato da Jean-Pierre Cortot e inaugurato nel 1825. La statua equestre originaria, realizzata nel 1639, è stata distrutta durante la Rivoluzione francese.

Cartografia
Residenti famosi

Francis Blanche (1921-1974), attore, cantante e umorista, al nº 28;

Jacques-Bénigne Bossuet (1627-1704), uomo di chiesa, vescovo di Meaux, predicatore e scrittore francese;

Pierre Bourdieu (1930-2002), sociologo;

Jean-Claude Brialy (1933-2007), al nº 3 (albero nel cortile);

Marc-Antoine Charpentier (1643-1704), compositore;

Colette (1873-1954), scrittrice;

François Couperin (1668-1733), compositore;

Alphonse Daudet (1840-1897), scrittore;

Georges Dufrénoy (1870-1943), pittore;

Isadora Duncan (1877-1927), ballerina;

Rachel Félix (1821-1858), attrice;

Théophile Gautier (1811-1872), al nº 8 dal 1828 al 1834 (targa commemorativa);

Annie Girardot (1931-2011) e Renato Salvatori hanno abitato un appartamento il cui ingresso era al nº 17 ma dava sulla rue de Turenne;

Jean-Edern Hallier (1936-1997), scrittore, pamphlettista, giornalista e critico letterario, prima del nº 2 (ingresso dal 16 rue de Birague);

Gilonne d'Harcourt (1619-1699), dama di compagnia;

Victor Hugo (1802-1885), scrittore, ha soggiornato nell'attuale casa che porta il suo nome;

Jack Lang (1939-), ex ministro della Cultura;

Thomas de Mahy (1744-1790), marchese di Favras, militare realista, al nº 4;

Juste Olivier (1807-1876), scrittore, poeta, romanziere, giornalista, e sua moglie Caroline Olivier-Ruchet (1803-1879), anche poetessa;

Armand Jean du Plessis de Richelieu (1585-1642), ecclesiastico e uomo di stato francese;

Madame de Sévigné (1626-1696), epistolarista, al nº 1 bis;

Delphine Seyrig (1932-1990), attrice, al nº 21;

Georges Simenon (1903-1989), scrittore, al nº 21;

Anne Sinclair (1948-), giornalista, ex moglie di Dominique Strauss-Kahn;

Dominique Strauss-Kahn (1949-), ex ministro dell'economia e delle finanze, ex direttore generale del FMI, ex marito di Anne Sinclair.

Informazioni pratiche

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Musée Marmottan Monet

Museo d'arte · XVI arrondissement di Parigi

Musée Marmottan Monet

Il Musée Marmottan Monet è un museo di impressionismo ed arte francese dell'Ottocento, si trova in rue Louis Boilly 2, vicino al Jardin du Ranelagh, nella zona NO di Parigi in Francia.

Il museo ha avuto origine dal dono dello storico d'arte Paul Marmottan del suo palazzo particolare e delle sue collezioni dell'arte rinascimentale e dell'epoca napoleonica all'Académie des beaux-arts nel 1932.

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Storia

L'edificio era in origine il padiglione di caccia del terzo duca di Valmy, François Christophe Edmond Kellermann, figlio di un generale napoleonico. Jules Marmottan, storico e collezionista d'arte, acquistò l'edificio che lasciò in eredità al figlio Paul (1856-1932). Quest'ultimo, appassionato dell'arte del Primo Impero e della Restaurazione, raccolse una grande quantità di stampe, quadri, disegni, libri, sculture e mobili trasformando il padiglione in una sontuosa dimora cittadina.

Alla sua morte, dispose che l'edificio e le collezioni fossero lasciate all'Académie des beaux-arts affinché venisse aperto un museo a suo nome. Il museo venne aperto al pubblico il 21 giugno 1934 e, nel corso degli anni, si arricchì delle donazioni di numerosi collezionisti, prima fra le quali quella di M.me Victorine de Monchy. Suo padre, il dottor Georges de Bellio, aveva collezionato opere di numerosi artisti che erano soliti sdebitarsi con i loro dipinti per le cure che prestava loro.

Alla morte di Michel Monet, secondogenito di Claude Monet, nel 1966 il museo accolse la più grande collezione di opere di Claude Monet al mondo. Attraverso questa donazione e quella successiva della figlia del pittore Henri Duhem (1985), il museo cominciò ad ospitare non solo oggetti d'arte del Primo Impero, ma anche opere di pittori come Eugène Boudin, Gustave Caillebotte, Paul Gauguin, Édouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley. Nel 1996 entrò a far parte del patrimonio del museo un'altra importante raccolta, comprendente opere di Berthe Morisot, Edgar Degas e Henri Rouart.

Alla fine degli anni novanta, per il prestigio acquisito grazie alla grande quantità di dipinti impressionisti, il museo cambiò la sua denominazione diventando Musée Marmottan Monet.

Collezioni

Oltre ad esporre oggetti d'arte del Primo Impero e dipinti impressionisti, il museo tiene periodicamente mostre temporanee e può anche ospitare eventi privati.

Le opere maggiori

Jean Fouquet

Fogli del Libro d'Ore di Étienne Chevalier, 1452-1460

Claude Monet

Impression, soleil levant, 1872

Pierre-Auguste Renoir

Monet che legge, 1872

Trasporti

La stazione del Metrò più vicina al museo è quella di La Muette, come anche la fermata del Bus RATP n. 32, accanto a quella del Metrò.

Galleria di dipinti

Informazioni pratiche

Indirizzo
Rue Louis Boilly 2
Orari
Tu-We 10:00-18:00; Th 10:00-21:00; Fr-Su 10:00-18:00
Telefono
+33 1 44 96 50 33
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.marmottan.fr

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Folies Bergère

Teatro · IX arrondissement di Parigi

Folies Bergère

Folies Bergère /fɔˈli bɛʁˈʒɛʁ/ è un famoso music-hall di Parigi situato in rue Richer 32, all'interno del IX arrondissement. Nato con il nome di Folies Trévise, divenne un locale di successo durante la Belle Époque, presentando un cartellone con spettacoli di varietà, operette, canzoni popolari e balletti.

== Storia ==

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Le Folies Bergère, il cui nome originale era Folies Trévise, dal nome della strada adiacente allo stabile, venne inaugurato il 2 maggio 1869: il progetto era dell'architetto Plumeret, che distrusse il preesistente edificio ospitante un grande magazzino. Con molta probabilità, la volontà di creare un teatro nacque grazie a un'attrice socia della Comédie-Française, Madame Cornelie. Quest'ultima, essendo intimamente legata agli alti vertici della municipalità francese, riuscì a far abrogare le leggi che restringevano di molto le attività dei nuovi teatri.

Il 13 settembre 1872 prese l'attuale nome. Il cambiamento non venne dettato da ragioni artistiche, ma unicamente dal fatto che la precedente denominazione, Trévise, urtava la sensibilità dell'omonima famiglia che non voleva vedere il proprio nome accostato a un teatro di varietà. Fu così che venne scelto il più comodo Bergère, dal nome di una strada sempre nei pressi dello stabile cui tuttavia non era legato il nome di nessuno.

Più volte il teatro ospitò riunioni politiche e dibattiti, ma fu soprattutto il luogo della rappresentazione di balletti, operette, pantomime, vaudeville e dei più svariati spettacoli di varietà. All'interno vi si poteva bere grazie a un fornito bar, mangiare, fumare, giocare d'azzardo e ballare, tutto all'insegna del bel vivere.

Tutt'oggi funzionante, propone sia ristorazione sia spettacoli dal vivo.

Artisti delle Folies Bergère

Loïe Fuller, attrice, cantante e ballerina, che vi esordì nel 1892

La Bella Otero, ballerina e attrice, che vi esordì nel 1894

Ilka DeMynn, ballerina burlesque

Cléo De Mérode

Maurice Chevalier, cantante, che vi esordì nel 1909

Raimu, comico che vi lavorò dal 1910 al 1914

Mistinguett, che vi esordì nel 1911

Renée Adorée, attrice di cinema franco-statunitense che vi lavorò un anno nel 1916

Jean Gabin vi esordì nel 1922 all'età di 18 anni in coppia con Charles-Joseph Pasquier

Joséphine Baker, ballerina e cantante

Louisa Baïleche, ballerina e cantante

Lisette Malidor, cantante

Grock, clown

Charlie Chaplin

W. C. Fields, giocoliere

Stan Laurel

Fernandel

Régine, nel 2004

Clienti celebri

Édouard Manet frequentava abitualmente il locale e lo dipinse tra il 1881 e il 1882 ne Il bar delle Folies-Bergère.

Toulouse-Lautrec

Toulouse-Lautrec fu tra i clienti abituali assistendo tra il 1894 e il 1896 agli spettacoli d'arte varia, in cui si alternavano i numeri di illusionismo dei fratelli Isola, l'incantatrice di serpenti Nala Damajenti, il canguro pugile e la danzatrice Loïe Fuller, che dava vita a fantastiche coreografie agitando i lunghissimi veli in cui era avvolta.

Citazioni
Guy de Maupassant

Nel primo capitolo del romanzo Bel Ami il protagonista e un suo amico finiscono la serata in questo locale, puntualmente descritto.

Marcel Proust

Ne I Guermantes (Alla ricerca del tempo perduto) di Marcel Proust, l'autore parla di questo locale in quanto frequentato da Rachel, l'amante di Saint-Loup.

Inoltre nel volume À l'ombre des jeunes filles en fleur, Madame Bontemps parla con Odette del locale dicendo:

Nella cultura di massa

Nel film Una sposa per due con Sandra Dee nei panni della protagonista Chantal, viene detto che sua madre Germaine da giovane fu ballerina alle Folies Bergère.

Nel cartone animato Anastasia, durante la canzone Parigi ha la chiave del cuor, vengono citate le Folies Bergère.

Informazioni pratiche

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Sito ufficiale
www.foliesbergere.com

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Nei dintorni di Parigi

9 luoghi nei dintorni, a VII arrondissement di Parigi, Saint-Germain-l'Auxerrois, IV arrondissement di Parigi, VIII arrondissement di Parigi, Saint-Merri, Quartiere degli Champs-Élysées

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Dati della mappa © OpenStreetMap

Museo del Louvre

Museo archeologico · Saint-Germain-l'Auxerrois

Museo del Louvre

Il Museo del Louvre (in francese Musée du Louvre, AFI: /myˈze dy luvʁ/) di Parigi, in Francia, è uno dei più celebri musei del mondo e il primo per numero di visitatori (9,6 milioni nel 2019). Si trova sulla rive droite, nel primo arrondissement, tra la Senna e rue de Rivoli.

== Descrizione ==

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Il museo ha preso il nome dal palazzo che lo ospita. Originariamente il museo era una fortezza, costruita alla fine del XII secolo durante il regno del re capetingio Filippo II, nei rifacimenti successivi fu sede reale e governativa.

La conformazione attuale del palazzo origina dai lavori ordinati da Carlo V di Francia nella seconda metà del XIV secolo. Fu la sede effettiva della monarchia francese fino al 1682, quando Luigi XIV si trasferì nella reggia di Versailles. Il Louvre rimase comunque la sua sede formale fino al termine dell'Ancien Régime nel 1789. Fu il governo rivoluzionario a dare piena attuazione a progetti già avviati di trasformazione in museo, inaugurandolo come tale nel 1793, anche se il palazzo continuò a ospitare enti governativi fino agli anni novanta del novecento.

Per iniziativa del presidente Mitterrand fu sottoposto a lavori di ampliamento negli anni ottanta e novanta secondo il progetto denominato Grand Louvre, che comprende la caratteristica piramide di vetro e acciaio nel cortile principale. Il ruolo centrale della Francia nella storia dell'Ottocento contribuì grandemente all'accrescimento della collezione museale, che comprende alcune delle più famose opere d'arte del mondo e manufatti di grande valore storico, come la stele degli avvoltoi e quella di Hammurabi.

Vi sono esposte la Gioconda e la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, le Nozze di Cana (Veronese), due Prigioni di Michelangelo Buonarroti, Bacco e Arianna di Giovanni Battista Pittoni, Amore e Psiche di Antonio Canova, Il giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David, La zattera della Medusa di Théodore Géricault, La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia, il Codice di Hammurabi.

La statua equestre di Luigi XIV rappresenta il punto di origine del cosiddetto Axe historique, anche se il palazzo non è allineato con l'asse stesso.

Accesso al museo

L'accesso principale al museo è il Hall Napoléon sotto la piramide, dove si trovano le biglietterie e gli accessi alle tre ali del museo. Vi si può arrivare direttamente dalla metropolitana, in quanto la fermata Palais Royal-Musée du Louvre porta alla zona commerciale sotterranea. Altri ingressi sono il passage Richelieu da rue de Rivoli, la porte des Lions che dà sul quai François Mitterrand e quello del jardin du Carrousel.

Sezioni e collezioni

La collezione del Museo del Louvre comprende oltre 496 710 oggetti e opere d'arte.

Sono in esposizione permanente 35 000 opere, scelte dai curatori delle sue otto sezioni, ed esibite nei 60600 m² a loro dedicati.

Il vanto del museo è la sua raccolta di 11 900 dipinti (6 000 in esposizione permanente e i rimanenti conservati in deposito), che rappresenta la seconda più grande collezione di arte pittorica del mondo dopo quella del museo dell'Ermitage di San Pietroburgo in Russia (da notare però che la collezione pittorica del Louvre si ferma a metà Ottocento, mentre quella dell'Ermitage comprende anche opere di fine Ottocento e del Novecento).

La collezione di disegni con circa 140 000 pezzi è una delle più cospicue al mondo. La sezione stampe e disegni è stata notevolmente ampliata nel 1935, grazie alla donazione della collezione del barone Edmond James de Rothschild (1845 – 1934) che comprendeva più di 40 000 incisioni, quasi 3 000 disegni e 500 libri miniati.

Il museo del Louvre dispone di un grande gruppo di mecenati, costituito da associazioni e aziende. L'associazione "Amici del museo" ha comprato più di 700 opere per arricchirlo e aiutarlo finanziariamente.

Storia
Le origini

Il Palazzo del Louvre è il frutto di una serie di costruzioni realizzate nel corso degli ultimi 800 anni.

La vera origine del termine louvre è dibattuta. Altre località francesi portano il medesimo nome. La più conosciuta fa derivare louvre dal latino lupara, cioè "luogo abitato dai lupi". Un'altra ipotesi è quella di Sauval che propone che il nome derivi dall'antico termine anglo-sassone leouar che significava castello o fortezza. Edwards, invece, sostiene che il nome derivi dal termine rouvre, che significa quercia, e che si riferisca al fatto che originariamente il palazzo era stato costruito in un bosco.

Si ipotizza che il re Filippo II abbia parlato della costruzione chiamandola L'Œuvre (in francese il capolavoro), perché era il palazzo più grande di Parigi nel XII secolo.

In ogni caso, una struttura che serviva da fortezza fu edificata tra il 1190 e il 1202 sotto il regno di Filippo II, allo scopo di difendere Parigi dalle incursioni normanne. Non è certo se si trattasse proprio del primo edificio innalzato in quel punto, anche se alcune fonti del tempo si riferiscono al primo Louvre come alla "Nuova Torre", che indicherebbe che in precedenza esistesse una "Vecchia Torre". L'unica parte tuttora rimasta di quell'edificio sono le fondamenta dell'angolo sud-orientale del palazzo. In seguito la struttura venne ampliata, principalmente per opera di Carlo V che nel 1358 fece costruire un muro difensivo attorno alla fortezza e trasformò il Louvre in una sontuosa residenza reale, anche se sovrani di epoca successiva la utilizzarono come prigione.

Luigi IX (San Luigi) e Francesco I fecero aggiungere rispettivamente una prigione sotterranea e un edificio collaterale. Francesco fece inoltre ricostruire il Louvre secondo il progetto dell'architetto Pierre Lescot. Dopo la morte di Francesco, sopraggiunta nel 1547, il suo successore Enrico II mantenne il progetto dell'architetto e fece completare le ali occidentale e meridionale decorandole con i bassorilievi di Jean Goujon.

L'opera di rinnovamento di Lescot modificò la struttura del Louvre da quella tipica di una fortezza a quella attuale.

Nel 1594 re Enrico IV fece unire il Palazzo del Louvre con il Palazzo delle Tuileries, che era stato fatto costruire da Caterina de' Medici. Questo grande progetto richiese la costruzione della Grande Galerie che unì quindi il Pavillon de Flore all'estremità meridionale del complesso con il Pavillon de Marsan che si trova invece a quella settentrionale. Secondo gli storici dell'epoca l'edificio era uno dei più lunghi del mondo.

Nel 1624 Jacques Lemercier progettò la Cour Carrée, che fu chiusa da altre tre ali da Louis Le Vau (originariamente a due piani, ma in seguito rialzate): la corte, realizzata sotto i regni di Luigi XIII e Luigi XIV, quadruplicò le dimensioni dell'antico cortile interno. I lavori si interruppero quando Luigi XIV scelse Versailles come propria residenza. Il Louvre rimase così immutato fino al XVIII secolo quando, su iniziativa di Luigi XV iniziò la sua trasformazione in museo. I lavori tuttavia non procedettero molto fino alla Rivoluzione francese.

La Rivoluzione francese

Nel maggio 1791 l'Assemblea nazionale costituente decretò che Louvre e Tuileries avrebbero formato il Palazzo Nazionale, destinato a residenza del re e a ospitare un'esposizione di scienze e arti a scopo educativo. I sostenitori dell'idea miravano a dimostrare la superiorità del nuovo regime sul vecchio, che nei decenni precedenti non era riuscito a completare la trasformazione in museo, e a fare di Parigi la capitale delle arti e una nuova Atene.

Il Ministro dell'interno Roland nominò una commissione di sei membri per sovrintendere ai lavori. Gli avvenimenti successivi contribuirono all'accelerazione del processo, anche grazie alla confisca di opere d'arte alla Chiesa e agli émigré. Nell'aprile 1793 a Roland succedette Garat e il museo aprì le sue porte il 10 agosto 1793, in occasione di un festival per la celebrazione del primo anniversario della repubblica. Da novembre dello stesso anno fu ufficialmente Musée central des Arts de la République.

Dal 1794 in poi le vittorie dell'esercito rivoluzionario francese fecero affluire in patria un numero sempre maggiore di opere d'arte provenienti da tutta Europa, con l'obiettivo di trasformare il museo nel più importante del continente.

Particolarmente significativo fu l'arrivo nella collezione di tanti capolavori oggetto delle spoliazioni napoleoniche in Italia, tra cui anche il Gruppo del Laocoonte e l'Apollo del Belvedere che facevano parte della collezione papale, giunti a Parigi nel luglio 1798 e accolti con fastose cerimonie (per l'occasione venne anche realizzato un vaso di Sèvres celebrativo).

Uguale sorte toccò al gruppo bronzeo dei Cavalli di San Marco a Venezia e ai tanti capolavori nelle varie corti italiane: Raffaello, Perugino, Andrea del Sarto, Tiziano, Moroni, Correggio, i Carracci, Guercino, Domenichino, Guido Reni, Taddeo Gaddi, Lorenzo Monaco, Benozzo Gozzoli, e molti altri.

Il gran numero di queste opere costrinse i curatori del museo a riorganizzare l'esposizione. Il palazzo fu restaurato e inaugurato nel 1800, per essere poi ribattezzato "Musée Napoléon" nel 1802.

La collezione continuò a crescere sotto la direzione di Vivant Denon, grazie ad acquisizioni regolari e altre forzose (ad esempio la cessione forzata di parte della Collezione Borghese, però pagata da Napoleone più del doppio dell'estimazione fatta da Vivant-Denon) perseguendo il proposito di creare un museo delle arti universale, che racchiudesse tutte le sculture migliori.

Bonaparte infatti aveva dato disposizione di prelevare sculture, piuttosto che dipinti antichi. Vivant-Denon, più interessato alle pitture, riuscì a riunire un'eccezionale collezione, prelevando opere nelle grandi collezioni tedesche (Kassel, Braunschweig e Berlino), austriache e nelle chiese italiane (nel 1811 fece un viaggio in Toscana con lo scopo di prelevare opere dei primitivi del Duecento e del Trecento, all'epoca quasi dimenticati).

La Grande galerie lunga quattrocento metri fu adattata dall'architetto di Napoleone, Fontaine, e fu pronta per il matrimonio imperiale del 1810. La galleria era divisa in tre sequenze: scuola francese, scuole del Nord, scuola italiana.

La collezione si ridusse però notevolmente quando quasi tutte le opere requisite durante le guerre dovettero essere rese ai legittimi proprietari dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815: più di 5 000 opere d'arte vennero infatti restituite. Antonio Canova fu incaricato del recupero e riuscì a riportare in patria molti dei capolavori italiani. Di molti tuttavia fu impossibile ottenere la restituzione, come ad esempio le Nozze di Cana di Paolo Veronese.

Per quanto riguarda i regni italiani, su 506 dipinti ne fu restituita solamente la metà, 249 opere; i rimanenti 248 (per la gran parte dallo Stato Pontificio) sono rimasti in Francia e nove furono dichiarati smarriti.

Il Grand Louvre e la piramide

Verso il 1874-75, con la ricostruzione del Pavillon de Flore e del Pavillon de Marsan, distrutti durante la Terza Repubblica francese, il palazzo aveva raggiunto la conformazione attuale grossomodo rettangolare. A est il pavillion Sully (da Massimiliano di Béthune, duca di Sully), di forma quadrangolare con al centro la piazza Cour Carrée, a nord e a sud due ali, rispettivamente la Richelieu, che dà su Rue Rivoli, e la Denon, che dà sulla Senna, a comprendere la Cour Napoléon, il grande cortile centrale.

Negli anni ottanta, il presidente Mitterrand propose come una delle sue Grandes Opérations d'Architecture et d'Urbanisme il rinnovamento dell'intera area. Il progetto fu ideato da Ieoh Ming Pei e comprendeva una piramide di vetro e acciaio posizionata nella Cour Napoléon, a illuminare un grande atrio sotterraneo che avrebbe funto da nuovo ingresso principale, oltre al Carrousel du Louvre, una vera e propria città sotterranea con negozi, bar, servizi, auditorium, una grande libreria e una sala per le esposizioni temporanee. Il progetto sollevò molte polemiche e resistenze; malgrado ciò la piramide e l'atrio sotterraneo furono inaugurati il 15 ottobre 1988 e completati nel 1989.

La seconda fase del piano, comprendente la Pyramide Inversée che illumina il Carrousel, fu completata nel 1993, in occasione del bicentenario del museo. Nello stesso anno fu aperta anche l'ala Richelieu, in precedenza occupata da uffici direzionali del Ministero delle Finanze, dopo molte resistenze allo spostamento nei nuovi uffici di Bercy. Nel 2002 la presenza di visitatori era già raddoppiata rispetto all'apertura della piramide.

Furto del 2025

Il 19 ottobre 2025, un gruppo di ladri travestiti da operai ha rubato otto gioielli della corona francese esposti nella Galerie d’Apollon, al secondo piano del museo. L’azione, durata pochi minuti, è avvenuta in pieno giorno mediante l’uso di una piattaforma elevatrice posizionata lungo la facciata sul Quai François-Mitterrand. Secondo il Ministero della Cultura francese, gli oggetti sottratti hanno un valore storico “inestimabile”. I ladri sono entrati in azione intorno alle 9:30 del mattino forzando una portafinestra con smerigliatrici angolari e rompendo le teche che contenevano i “Gioielli di Napoleone” e i “Gioielli dei Sovrani francesi”. L’intera azione è durata circa sette minuti ed è avvenuta mentre il museo era già aperto al pubblico.

Secondo quanto dichiarato dalla procura di Parigi il 2 novembre 2025, tre dei quattro sospettati sono stati arrestati a fine ottobre; si tratta di piccoli criminali residenti nella Senna-Saint-Denis, e non di appartenenti a reti di criminalità organizzata. Almeno un complice risulta ancora ricercato.

Il Louvre-Lens

Dal momento che molte delle opere della collezione del Museo del Louvre sono state esposte solo all'interno delle loro sezioni museali - e alcune di esse vi si trovano da circa duecento anni - è stato deciso di creare una sede staccata lontana da Parigi, per sperimentare gli esiti dell'allestimento di nuove esposizioni e per permettere la visione di alcune opere a un pubblico più vasto. Il patrimonio artistico della nuova sede - precisamente a Lens, nel nord della Francia - è composto da opere che attualmente fanno parte dell'esposizione permanente del Louvre e non, come molti pensano, da opere da molto tempo dimenticate nei magazzini sotterranei. Vengono esposte fianco a fianco opere di tutte le epoche e di tutte le culture, con l'intenzione di creare un nuovo modo di concepire l'esperienza di una visita al museo. Il Louvre-Lens è stato inaugurato nel 2012, con un costo totale di 150 milioni di euro e una superficie di 28000 m².

Direzione

Il Museo del Louvre è stato per lungo tempo gestito dallo Stato, affidato alla Réunion des Musées Nationaux; recentemente invece al Museo è stato concesso un certo potere di autogestione configurandolo come un Établissement Public Autonome, allo scopo di razionalizzare e migliorare il suo sviluppo.

Nel 2026, Laurence des Cars si dimette dalla direzione del Louvre in un contesto di crisi istituzionali, segnato in particolare da un rilevante furto di gioielli, critiche sulla sicurezza e tensioni interne legate alla gestione e allo stato delle infrastrutture; lascia quindi l’incarico e dovrebbe essere sostituita da Christophe Leribault, allora presidente del Château de Versailles.

Direttori

In passato il direttore del Louvre era noto con il nome di "Conservateur", mentre attualmente viene definito "Président directeur général". Questi i direttori che si sono succeduti nel tempo, e in particolare nel XX secolo:

Dominique Vivant: 1804-1815

...

Albert Kaempfen: 1887-1904

Théophile Homolle: 1904-1911

Eugène Pujalet: 1911-1913

Henri Marcel: 1913-1919

Jean Balluet d'Estournelles de Constant: 1919-1926

Henri Verne: 1926-1939

Jacques Jaujard: 1940-1944

Georges Sales: 1945-1957

Edmond Sidet: 1957-1960

Henri Seyrig: 1960-1962

Jean Chatelain: 1962-1968

André Parrot: 1968-1972

Emmanuel de Margerie: 1975-1977

Hubert Landais: 1977-1986

Michel Delignat-Lavaud: 1986-1987

Michel Laclotte: 1987-1994

Pierre Rosenberg: 1994-2001

Henri Loyrette: 2001-2013

Jean-Luc Martinez: 2013-2021

Laurence des Cars (da settembre 2021 a febbraio 2026).

Christophe Leribault (a partire da febbraio 2026).

Patrimonio

Secondo il resoconto annuale del 2023, i pezzi di proprietà del museo si dividono come segue:

151 089 pezzi di archeologia mediorientale

71 351 pezzi di archeologia egizia

82 234 pezzi di archeologia greca, etrusca e romana

15 031 pezzi di arte islamica

15 032 pezzi di arte bizantina e cristiana d'Oriente

5 912 pezzi di sculture

24 030 pezzi di arti decorative

11 925 dipinti

197 500 pezzi di stampe e disegni di cui:

140 500 disegni

43 000 (dal lascito Edmond de Rothschild; la collezione nazionale di stampe è conservata alla Biblioteca nazionale di Francia)

14 000 lastre calcografiche

Le maggiori opere

Il museo contiene alcuni dei maggiori capolavori della storia dell'arte, tra cui:

Arte antica
Scuola italiana
Scuola francese
Scuola fiamminga e olandese
Scuola spagnola

Bartolomé Esteban Murillo

Giovane mendicante, 1645-1651 circa

Jusepe de Ribera

Lo storpio, 1642

Diego Velázquez

Infanta Margherita, 1653

Francisco de Zurbarán

Esposizione del corpo di san Bonaventura, 1629

Scuola tedesca

Albrecht Dürer

Autoritratto con fiore d'eringio, 1493

Lucas Cranach il Vecchio

Tre Grazie, 1531

Scuola inglese

Joshua Reynolds

Ritratto di Francis George Hare, 1788-1789 circa

Oggetti d'arte

Avorio Barberini, prima metà del VI secolo

Aquila di Suger, ante 1147

Onorificenze

Informazioni pratiche

Orari
Mo,Th,Sa-Su 09:00-18:00; Tu off; We,Fr 09:00-21:00; Jan 01,May 01,Dec 25 off
Telefono
+33 1 40 20 52 29
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.louvre.fr

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Centro Georges Pompidou

Museo · Saint-Merri

Centro Georges Pompidou

Il Centro nazionale d'arte e di cultura Georges Pompidou è un centro culturale multifunzionale che si trova a Parigi, in Rue Beaubourg 19. In francese è conosciuto anche semplicemente come Beaubourg, nome mutuato dal quartiere. Il progetto dell'edificio è opera di Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers, anche se al progetto lavorarono solo Rogers e Piano.

Il Centro nacque per merito di Georges Pompidou, presidente della Repubblica francese dal 1969 al 1974, che volle creare nel cuore di Parigi un'istituzione culturale all'insegna della multidisciplinarità, interamente dedicata all'arte moderna, a cui si affiancassero anche una vasta biblioteca pubblica, un museo del design, attività musicali, cinematografiche e audio-visive.

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Per questo il Centro comprende una grande biblioteca pubblica, la Bibliothèque Publique d'Information (BPI), il Musée National d'Art Moderne e l'IRCAM, un centro, quest'ultimo, dedicato alla musica e alle ricerche in materia di acustica una cui estensione, progettata nel 1971 da Renzo Piano, è situata a place Igor-Stravinsky, a fianco del Centre Georges-Pompidou. Collocato all'interno dell'edificio è il Centro del design industriale.

Il Centro Georges-Pompidou è stato inaugurato il 31 gennaio 1977 dal presidente della Repubblica Valéry Giscard d'Estaing in presenza del Primo ministro Raymond Barre, della vedova di Georges Pompidou, Claude Pompidou, e di numerosi capi di Stato esteri. Alla fine degli anni novanta l'edificio è stato interessato da una radicale ristrutturazione, su progetto di Renzo Piano, e ha riaperto il 1º gennaio 2000.

Oggi è uno dei musei più visitati al mondo e custodisce una collezione di circa 100 mila opere, in cui accanto alle arti visive trovano posto il design, l'architettura, la fotografia e le opere multimediali. Queste opere vengono proposte attraverso forme espositive costantemente rinnovate e vengono spesso accompagnate da cicli di conferenze, incontri, dibattiti, concerti e spettacoli.

Ogni anno il Centro organizza una trentina di esposizioni monografiche o tematiche, raccogliendo in mostre temporanee anche materiale proveniente da altre collezioni.

Storia

Secondo il pensiero di Georges Pompidou, l'ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo di istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era motivato da una serie di esigenze:

il desiderio di frenare il declino di Parigi sulla scena artistica e di mantenere il suo status di importante scenario per l'arte contemporanea a livello mondiale, sempre più contesogli da New York;

allo stesso modo, la volontà di aprire la creatività francese verso il mondo e favorire l'espressione di nuove forme d'arte attraverso l'interdisciplinarità;

la convinzione che l'arte contemporanea potesse tornare a un più ampio pubblico, a condizione che il governo svolgesse appieno il suo ruolo di mediatore;

il desiderio di creare a Parigi un grande edificio che rappresentasse l'architettura della seconda metà del XX secolo, che nella Capitale era stata fino a quel momento irrilevante o poco rappresentata.

Queste aspirazioni, in particolare, generarono dibattiti, riguardanti l'opposizione tra la cultura di massa e la cultura d'élite, le questioni del decentramento culturale e il rapporto tra potere e creatività.

Origini del progetto

Alle origini del Centro convergono due distinti progetti, concepiti e sviluppati parallelamente nel corso degli anni sessanta:

André Malraux, ministro della Cultura dal 1958 al 1969, aveva immaginato di costruire un "Museo del XX secolo", alla cui progettazione avrebbe dovuto attendere l'architetto Le Corbusier: l'obiettivo era di rilanciare il Musée National d'Art Moderne situato nel Palais de Tokyo, allora in condizioni di trascuratezza. Questo museo, che all'epoca poteva contare su scarse risorse finanziarie, ospitava i più importanti artisti del XX secolo, ma aveva un pubblico molto limitato (165 000 visitatori solo nel 1971). Si era prevista, pertanto, la costruzione di una nuova sede per il Museo di Arte Moderna, per la quale furono inizialmente stanziati 8 milioni di franchi per l'acquisto del terreno e per gli studi preparatori.

Il progetto di una grande biblioteca pubblica, nel centro di Parigi, destinata a supportare la Biblioteca nazionale di Francia ormai a corto di spazi e oberata di visitatori, risale al periodo in cui Georges Pompidou era Primo ministro (1962-1968). Il nuovo edificio sarebbe dovuto sorgere nel "plateau Beaubourg", un'area di proprietà pubblica rimasta libera per effetto di una serie di demolizioni effettuate a partire dal 1940. Il programma fu approvato dall'allora ministro dell'Educazione nazionale Alain Peyrefitte l'11 dicembre 1967.

Sviluppo

Nel dicembre 1969 Georges Pompidou, eletto sei mesi prima presidente della Repubblica, decise la realizzazione di un nuovo Centro di arte contemporanea, e nel febbraio 1970 fu destinata a tale scopo l'area del "plateau Beaubourg". E giacché questa sede, in base a un progetto di massima approvato in precedenza, avrebbe dovuto ospitare la grande biblioteca pubblica di almeno 40.000 metri quadrati, si optò per la soluzione di fondere i due progetti all'interno di un'unica struttura. Il Centro d'arte contemporanea avrebbe dovuto accogliere il Museo nazionale d'arte moderna, un insieme di spazi espositivi destinati alle cosiddette "arti viventi", un museo del design, un centro di creazione industriale e, infine, la biblioteca pubblica. Il tutto caratterizzato da sale comuni d'animazione che avrebbero ospitato, tra l'altro, anche il teatro, il cinema e la musica sperimentali.

Nell'idea del presidente Pompidou, il Centro avrebbe dovuto dare un'immagine della creazione artistica nel suo insieme in un'epoca in cui le concezioni tradizionali dell'arte, o meglio della cultura, sono messe in discussione. "Mi piacerebbe - aveva spiegato - che Parigi avesse un centro culturale come già hanno cercato di proporre gli Stati Uniti con un successo finora discontinuo, che sia museo e centro di creazione, dove le arti visive si accompagnino alla musica, al cinema, ai libri, alla ricerca audio-visiva e così via. Il museo non può essere che di arte moderna, dal momento che abbiamo il Louvre. La biblioteca attirerà migliaia di lettori che a loro volta saranno messi in contatto con le arti."

Realizzazione

Nel luglio del 1971, tra i 681 progetti presentati, una giuria internazionale presieduta da Jean Prouvé assegnò il primo premio al progetto degli architetti Renzo Piano, Gianfranco Franchini, Richard Rogers e Susan Jane Brumwell Rogers. Nel gennaio 1972 il consigliere di Stato Robert Bordaz, che dal 26 agosto 1970 aveva avuto l'incarico di occuparsi del dossier, fu nominato presidente dell'ente pubblico che avrebbe dovuto sovraintendere alla costruzione e all'allestimento del nuovo centro. Il 15 settembre 1976 sarà infine nominato primo presidente del Centro Georges-Pompidou.

Il 2 aprile 1974 Georges Pompidou morì nel corso del suo mandato. Il successivo 30 aprile, il consiglio dei ministri presieduto dal presidente del Senato Alain Poher stabilì di intitolare al presidente scomparso il centro ormai in fase di costruzione. Lo status definitivo della nuova istituzione fu istituito con la legge del 3 gennaio 1975: nel frattempo, il Primo ministro Jacques Chirac, aveva dovuto lottare duramente contro il nuovo presidente della Repubblica, Valery Giscard d'Estaing, fermamente intenzionato ad abbandonare il progetto del suo predecessore.

Descrizione

Il Centro Pompidou è stato progettato da Gianfranco Franchini, Renzo Piano, Richard Rogers e Susanne "Su" Rogers, assieme all'ingegnere britannico Edmund Happold e all'ingegnere strutturista irlandese Peter Rice. L'assegnazione del primo premio a questo gruppo di giovani al concorso del 1971 rappresentò una sorpresa generale.

Il New York Times, in occasione della vittoria da parte di Rogers del Premio Pritzker nel 2007, scrisse che il design del centro "ha rovesciato l'architettura mondiale". Sin dalla sua costruzione, l'edificio audacemente colorato e dalla struttura evidente è divenuto uno dei simboli dell'architettura del XX secolo.

I diversi colori delle tubature esterne del prospetto del Centre Pompidou sono differenziati in base al loro utilizzo: quelle gialle per l'elettricità, le rosse per gli ascensori e le scale mobili, verde per l'acqua, blu per l'aria.

Bibliothèque publique d'information

La Bibliothèque publique d'information, conosciuta anche semplicemente come BPI è collocata su tre livelli all'interno dell'edificio del Centro Georges-Pompidou, è la principale biblioteca pubblica parigina, potendo accogliere fino a 2200 visitatori. Si accede alla biblioteca attraverso l'entrata al 19 di rue Beaubourg. Su un totale di otto piani e 45000 M² del Centro Pompidou, la Bpi occupa un terzo del primo piano e l'intera superficie del secondo e terzo piano, ovvero circa 17 000 m², di cui 10 400 m² dedicate alle sale di lettura. Offre alla consultazione del pubblico circa 400 000 documenti, di cui:

350.000 libri

2.500 riviste, giornali e periodici

7000 mappe

Rassegna stampa digitalizzati dai bibliotecari su temi culturali e sociali

2000 spartiti

13.000 CD

2000 documenti audio

1600 documentari

Film d'animazione

1.300 materiali didattici per 208 lingue

11 canali televisivi,

2000 documenti elettronici

9000 fotografie della collezione Windenberger

La vocazione principale è quella di una biblioteca d'informazione e la composizione dell'offerta documentale è orientata allo studio generale non specializzato. Le collezioni interessano tutte le discipline e comprendono tanto la produzione straniera quanto la produzione francese.

La Bpi ha alcune caratteristiche che la distinguono dalla maggioranza delle altre biblioteche pubbliche:

è un ente pubblico autonomo ed è indipendente dal circuito delle biblioteche municipali di Parigi

è aperta tutto l'anno, chiusa solo il martedì e in poche altre occasioni

non consente il prestito a domicilio, i documenti sono consultabili esclusivamente sul posto

la Bpi non è dotata di magazzino, tutte le collezioni sono ad accesso libero

offre un servizio di auto-formazione che propone ai visitatori di apprendere da soli una lingua a scelta

Musée National d'Art Moderne

Il Musée National d'Art Moderne (Museo nazionale d'arte moderna) è un museo d'arte moderna, situato al quarto e quinto piano del Centre Pompidou, allestito negli anni 1980 dall'architetto e designer italiana Gae Aulenti.

Il museo espone opere di: Georges Braque, Marc Chagall, Henri Matisse, Pablo Picasso, Maurice Utrillo, Vasily Kandinsky, Joan Miró e altri artisti.

Fontana Stravinsky

La vicina fontana Stravinsky (chiamata anche Fontaine des automates), mette in mostra opere di Jean Tinguely e Niki de Saint-Phalle.

Opere maggiori
Marc Chagall

Le nozze (1910)

Le porte del cimitero (1917)

Il mercante di bestiame (1922-1923)

Resistenza (1937-1948)

Resurrezione (1937-1948)

Liberazione (1937-1952)

La guerra (1943)

Mosè riceve le tavole della legge (1950-1952)

Re Davide (1951)

Esodo (1952-1966)

Il passaggio del Mar Rosso (1955)

Il profeta Geremia (1968)

Henri Matisse

La camicetta rumena (1940)

La tristezza del re (1952)

Pablo Picasso

Ritratto di ragazza (1914)

Bottiglia di Bass, clarinetto, chitarra, violino, giornale, asso di fiori (1914)

Sipario per Parade (1917)

Arlecchino - Ritratto di Jacinto Salvado (1923)

L'atelier della modista (1926)

La Musa (1935)

Serenata al mattino o L'aubade (1942)

Vasilij Kandinskij

Chiesa della Natività della Vergine a Mosca (1886)

Vecchia città II (1902)

Mulini a vento (1904)

Murnau. Paesaggio con torre (1908)

Primo acquerello astratto (1910)

Dipinto con arco nero (1912)

Semplice (1916)

Nel grigio (1919)

Giallo, rosso, blu (1925)

Accento in rosa (1926)

13 Rettangoli (1930)

Insieme multicolore (1938)

Blu di cielo (1940)

Slancio moderato (1944)

Principali mostre temporanee

Informazioni pratiche

Indirizzo
Rue Beaubourg 19
Orari
closed
Telefono
+33144781233
Come arrivare
Apri le indicazioni
Sito ufficiale
www.centrepompidou.fr

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place de la Concorde

Piazza · Quartiere degli Champs-Élysées

place de la Concorde

Place de la Concorde, in italiano Piazza della Concordia, è una piazza dell'VIII arrondissement di Parigi.

== Ubicazione ==

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Situata sulla riva destra della Senna, nel VIII arrondissement di Parigi, la Place de la Concorde si trova ai piedi degli Champs-Élysées, dei quali costituisce il punto di raccordo con il Giardino delle Tuileries, che si estende in direzione sud-est. A nord, attraverso la rue Royale, la piazza si proietta verso la chiesa della Madeleine; a sud, il Pont de la Concorde la collega alla riva sinistra del fiume, nel VII arrondissement, in corrispondenza del Palais Bourbon, sede dell'Assemblea Nazionale.

Dal punto di vista amministrativo, la piazza appartiene al quartiere degli Champs-Élysées, del quale rappresenta il limite orientale. Tuttavia, i due edifici che ne delimitano il lato settentrionale, situati ai lati opposti della rue Royale, ricadono nel quartiere della Madeleine, anch'esso nell'VIII arrondissement. I Giardini delle Tuileries, invece, che costeggiano la piazza a sud-est, si trovano nel quartiere di Saint-Germain-l'Auxerrois, nel I arrondissement.

Collocata in posizione centrale all'interno del tessuto urbano della capitale, la Place de la Concorde occupa un punto strategico di snodo tra due assi principali della città:

l'asse nord-sud, che si estende da Montmartre ai grandi magazzini di Boulevard Haussmann, fino alla chiesa della Madeleine e alla Assemblea Nazionale;

l’asse ovest-est (il cosiddetto axe historique), che attraversa la Grande Arche della Défense, l'Arco di Trionfo, gli Champs-Élysées, i Giardini delle Tuileries e il Museo del Louvre.

Toponomastica

Il toponimo "Place de la Concorde" fu scelto dal Direttorio, e poi ristabilito dalla Monarchia di Luglio, con l'intento di simboleggiare le virtù civiche e la riconciliazione del popolo francese dopo gli eccessi del Terrore, e di invitarlo a un rinnovato spirito di concordia nazionale.

La piazza nel tempo ha assunto diverse denominazioni, riflesso delle alterne vicende politiche che hanno attraversato la storia francese a partire dal 1789. Nata come "Place Louis XV", fu ribattezzata "Place de la Révolution" dopo gli eventi del 10 agosto 1792. In seguito, assunse il nome di "Place de la Concorde" sotto il Direttorio, il Consolato e l'Impero. Tornò a essere "Place Louis XV", quindi "Place Louis XVI" durante la Restaurazione, e "Place de la Charte" nel 1830, prima di ricevere nuovamente, sotto la Monarchia di Luglio, il nome attuale di "Place de la Concorde".

Storia
XVIII secolo

Nel XVIII secolo l'area che sarebbe poi divenuta la Place de la Concorde si presentava come una semplice spianata, in parte circondata da un fossato, utilizzata come deposito di marmi destinati agli edifici reali. Essa comunicava, mediante una barriera, con un posto di tassazione del sale e con il porto dei marmi. Due grandi condotti di scolo a cielo aperto attraversavano l'area alle sue estremità: uno si riversava nel fossato delle Tuileries, l'altro correva lungo gli Champs-Élysées.

Nel 1748, la città di Parigi - rappresentata dai suoi assessori e dal prévôt des marchands - decise di erigere una statua equestre in onore di Luigi XV, così da festeggiare per la guarigione del sovrano da una grave malattia che aveva contratto a Metz. Fu quindi indetto un concorso per individuare il sito più idoneo alla collocazione del monumento. Vi parteciparono diciannove architetti, tra cui Germain Boffrand, Gabriel de Lestrade e Jacques-Germain Soufflot. Tra le proposte presentate, quella di Ange-Jacques Gabriel previde l'utilizzo proprio spianata terrosa e priva di funzione situata all'estremità occidentale del Giardino delle Tuileries, allora nota come "esplanade du Pont-Tournant" [Spianata del ponte girevole], in riferimento a un ponte in legno che attraversava il fossato adiacente alla terrazza del giardino. Sebbene la posizione fosse decentrata rispetto al cuore della città, essa appariva favorevole allo sviluppo urbanistico dei nuovi quartieri che cominciavano a svilupparsi verso ovest, nella zona del Faubourg Saint-Honoré. Gran parte dei terreni circostanti apparteneva al re, fatto che ridusse notevolmente la necessità di procedere a espropri.

Già prima dell'adozione ufficiale del progetto, vennero avviate trattative con gli eredi di John Law, i quali possedevano appezzamenti che interferivano con l'area destinata alla creazione della nuova place royale. Tale piazza si sarebbe inserita nel più ampio programma di piazze monumentali già realizzate in altre città francesi - come Rennes, Rouen, Bordeaux, Digione, Nantes e Montpellier - concepite come scenografia celebrativa per le statue equestri del sovrano. A Parigi, tale spazio avrebbe assunto una configurazione più aperta, inserendosi in un'area ancora poco urbanizzata. La futura piazza, valorizzata dalle facciate simmetriche progettate da Gabriel, avrebbe così costituito un raffinato raccordo architettonico tra il verde dei Giardini delle Tuileries e la prospettiva alberata degli Champs-Élysées.

Nel 1753 fu bandito un concorso per la sistemazione definitiva della spianata, riservato ai membri dell'Académie royale d'architecture. In qualità di Primo Architetto del Re e direttore dell'Accademia, Gabriel fu incaricato di redigere il progetto definitivo, integrando le proposte più convincenti tra quelle presentate dai concorrenti. Con il sostegno determinante di Madame de Pompadour, che supervisionò l'intero progetto, il piano di Gabriel venne infine approvato nel 1755. L'accordo formale tra la città di Parigi, i rappresentanti della corona e gli eredi di Law fu stipulato nel 1758. In cambio dei terreni ceduti, questi ultimi ottennero la proprietà dell'edificio situato a nord-ovest della piazza e di alcuni lotti edificabili su entrambi i lati della futura rue Royale. Accettarono inoltre di finanziare la costruzione delle facciate degli edifici di loro competenza e di concedere il diritto di servitù per le gallerie pubbliche che si affacciavano sulla piazza.

Iniziata dallo scultore Edme Bouchardon e completata, dopo la morte di quest'ultimo, da Jean-Baptiste Pigalle, la statua equestre di Luigi XV venne inaugurata il 20 giugno 1763. Fu collocata al centro della spianata, orientata verso est, nel punto di intersezione tra l'asse della nuova rue Royale - che collegava la chiesa della Madeleine alla Senna - e l'asse che univa i Giardini delle Tuileries all'avenue des Champs-Élysées. La statua raffigurava il sovrano drappeggiato in abiti di ispirazione romana, con la testa ornata da una corona d'alloro e la capigliatura raccolta in una coda di cavallo. Il basamento, progettato da Jean-François-Thérèse Chalgrin, era decorato da bassorilievi e ornato, ai quattro angoli, da statue in bronzo allegoriche che rappresentavano le virtù regali: la Forza, la Giustizia, la Prudenza e la Pace. Poiché però quest'ultimo era diventato, all'epoca dell'inaugurazione della statua, dopo la guerra dei sette anni, largamente impopolare, lo si canzonava in questi termini:

Il 30 maggio 1770 la piazza fu teatro di un tragico evento passato alla storia come il "grand étouffement" [grande soffocamento]. In occasione dei festeggiamenti per il matrimonio del Delfino, futuro Luigi XVI, con l'arciduchessa Maria Antonietta d'Austria, fu organizzato uno spettacolo pirotecnico. Durante l'evento, la caduta accidentale di un razzo provocò un incendio che generò un improvviso panico tra la folla. Nella calca che ne seguì, 132 persone persero la vita, travolte e soffocate dalla ressa.

Nel 1771, la fiera di Saint-Ovide, precedentemente allestita in Place Louis-le-Grand, fu trasferita in Place Louis XV. Tuttavia, l'attività fieristica scomparve definitivamente nel 1777, in seguito a un incendio. In risposta alla tragedia, diversi direttori di spettacoli organizzarono rappresentazioni il cui ricavato fu destinato alle vittime dell'incendio: si trattò del primo gesto caritatevole documentato di questo genere.

La sistemazione architettonica della piazza fu completata nel 1772. Per delimitare il vasto spazio, fu realizzato un recinto ottagonale costituito da una balaustra, fiancheggiata da garitte e circondato da fossati larghi 20 metri. Soltanto il lato settentrionale della piazza fu edificato, mantenendo libera la visuale verso la Senna. Alcuni elementi previsti dal progetto originario di Ange-Jacques Gabriel non vennero mai realizzati: tra questi, gruppi scultorei raffiguranti trofei destinati a sormontare le garitte, due fontane da collocare ai lati della statua equestre, e due hôtels particuliers simmetrici e arretrati, pensati per incorniciare i due grandi edifici settentrionali. Nel 1776, la piazza - ormai ufficialmente battezzata "Place Louis XV" - fu infine oggetto di un intervento paesaggistico che suddivise lo spazio interno in quattro compartimenti erbosi, delimitati da barriere verniciate di verde.

Nel 1789, l'architetto Bernard Poyet presentò al re un ambizioso progetto di riqualificazione della piazza, che prevedeva la costruzione di edifici agli angoli dell'area e l'installazione di un teatro dell'opera nell'angolo nord-orientale. Tuttavia, il progetto non fu mai realizzato.

Rivoluzione

Durante la Rivoluzione francese, la piazza divenne un luogo di transito obbligato per i cortei, improvvisati o ritualizzati che fossero, dal cerimoniale delle feste rivoluzionarie. Fu uno dei principali spazi pubblici del periodo, acquisendo un valore simbolico e politico particolarmente forte con l'installazione della ghigliottina, che ne fece uno dei luoghi emblematici del Terrore.

Il 12 luglio 1789, dopo le dimissioni del ministro delle finanze Jacques Necker, interpretata come un segno di restaurazione assolutistica da parte del re, si riunisce nella piazza una folla inferocita brandente i busti di Necker e del duca Philippe d'Orléans. Il Royal-Allemand, un reggimento di dragoni tedesco comandato dal principe di Lambesc, un lontano cugino della regina Maria Antonietta, venne richiamato a Parigi dal re col compito di occuparsi del mantenimento dell'ordine pubblico nella capitale, e vi giunse cinque giorni prima. Rimaste fedeli al re e obbedendo agli ordini del barone de Besenval di disperdere i dimostranti nel centro cittadino con la forza, le truppe reali spararono sulla folla ed erano riuscite a riportare la calma nella piazza, ma alla sera furono costrette a ritirarsi dall'ammutinamento di molti militari francesi. L'aver caricato violentemente i manifestanti nei pressi della piazza contribuì a inasprire la tensione popolare. Il giorno seguente, il 13 luglio 1789, la folla saccheggiò l'Hôtel du Garde-Meuble de la Couronne (oggi noto come Hôtel de la Marine, situato nell'angolo nord-orientale della piazza) per appropriarsi delle armi da impiegare nella presa della Bastiglia.

La ghigliottina fu temporaneamente trasferita in Place de la Révolution dall'originaria collocazione in Place du Carrousel nell'ottobre 1792, per procedere all'esecuzione, sul luogo stesso del crimine, di alcuni dei ladri coinvolti nel furto dei Gioielli della Corona, tra cui il celebre Diamante della Corona Blu. Successivamente, la ghigliottina fece la sua apparizione in piazza il 2 piovoso anno I (21 gennaio 1793) per l'esecuzione di Luigi XVI, un evento unico nel quale il patibolo venne eretto a ovest della piazza, a metà strada tra il piedistallo centrale e l'ingresso degli Champs-Élysées.

L'11 agosto 1792, all'indomani della caduta della monarchia e della proclamazione della Repubblica, la statua equestre di Luigi XV fu abbattuta e destinata alla fusione. Nello stesso contesto, la piazza assunse ufficialmente il nome di "Place de la Révolution". Il 23 termidoro anno I (10 agosto 1794), sul piedistallo un tempo occupato dalla statua del re - rimasto vuoto per oltre un anno - fu collocata una statua allegorica della Libertà, opera dello scultore François-Frédéric Lemot; realizzata in gesso, rappresentava una figura femminile con un berretto frigio sul capo e una picca nella mano destra. Questa scultura fu rimossa nel giugno 1800.,

La ghigliottina fu temporaneamente trasferita in Place de la Révolution dall'originaria collocazione in Place du Carrousel nell'ottobre 1792, per procedere all'esecuzione, sul luogo stesso del crimine, di alcuni dei ladri coinvolti nel furto dei Gioielli della Corona, tra cui il celebre Diamante Blu della Corona. Successivamente, la ghigliottina fece la sua apparizione in piazza il 2 piovoso anno I (21 gennaio 1793) per l'esecuzione di Luigi XVI, un evento storico nel quale il patibolo venne eretto a ovest della piazza, a metà strada tra il piedistallo centrale e l'ingresso degli Champs-Élysées. Fu infine il 22 floreale anno I (11 maggio 1793) che la ghigliottina venne stabilita in modo permanente nella piazza, rimanendovi fino al 21 pratile anno II (9 giugno 1794), in concomitanza con l'inizio del Grande Terrore. Questa volta, il patibolo fu collocato a est della piazza, tra il centro e l'ingresso dei Giardini delle Tuileries.

Durante la Rivoluzione, delle 2.498 persone giustiziate a Parigi mediante ghigliottina, 1.119 furono messe a morte in Place de la Révolution. Tra di esse figuravano, oltre a Luigi XVI, nomi celebri come Maria Antonietta, Charlotte Corday, Madame Roland, i Girondini, Philippe d'Orléans, Madame du Barry, Danton, Malesherbes e Lavoisier...

Dopo una permanenza di quattro giorni in Place Antoine (oggi Place de la Bastille), la ghigliottina fu trasferita il 25 pratile anno II (13 giugno 1794) in Place du Trône-renversé, l'attuale Place de la Nation, per poi fare ritorno in Place de la Révolution in occasione dell'esecuzione di Maximilien de Robespierre e dei suoi seguaci il 10 termidoro anno II (28 luglio 1794). Il 12 termidoro anno II (30 luglio 1794), la ghigliottina fu nuovamente riportata in Place de Grève, sua collocazione originaria tra il 25 aprile e il 21 luglio. Nel 1795, invece, all'ingresso degli Champs-Élysées, furono collocati i cosiddetti cavalli di Marly, opere dello scultore Guillaume Coustou. Infine, il 3 brumaio anno IV (25 ottobre 1795), ultimo giorno della Convenzione e alla vigilia dell'istituzione del Direttorio, il governo decretò la ridenominazione di Place de la Révolution in "Place de la Concorde".

XIX secolo

Funestata dal sanguinoso ricordo del Terrore e dall'esecuzione della famiglia reale, Place de la Concorde rappresentò una questione politica delicata per i governi del XIX secolo. Dopo il fallimento dei progetti di erigere una statua dedicata a Carlo Magno o una fontana monumentale, fu infine Luigi XVIII a prendere in considerazione la costruzione di un monumento centrale in memoria del fratello Luigi XVI: una statua del re martirizzato, circondata da una cappella e da un salice piangente. Carlo X pose la prima pietra il 3 maggio 1826. Nello stesso anno, Place de la Concorde fu ribattezzata "Piazza Luigi XVI", nome che rimane tuttora viisibile sull'angolo di rue Boissy-d'Anglas. In ogni caso, il progetto della statua non venne mai completato, interrotto dalla Rivoluzione di luglio del 1830, che restituì alla piazza la denominazione di "Place de la Concorde".

Nel 1830 il viceré d'Egitto, Mehemet Ali, donò alla Francia due obelischi che segnavano l'ingresso al Tempio di Luxor. Solo uno di essi fu trasportato in Francia e giunse a Parigi il 21 dicembre 1833: fu re Luigi Filippo a decidere di erigerlo in Place de la Concorde, sottolineando come l'obelisco, collegato a un passato illustre ma remoto, "non avrebbe ricordato alcun evento politico", rappresentando così un simbolo neutro e solenne, capace di unire senza dividere.

Questa impresa tecnica di notevole complessità fu realizzata il 25 ottobre 1836 sotto la direzione dell'ingegnere navale Apollinaire Lebas, alla presenza di oltre 200.000 persone. Il re e la famiglia reale, incerti sull'esito dell'operazione, presero parte all'evento dai saloni dell'Hôtel du Garde-Meuble, affacciandosi al balcone solo per ricevere gli applausi della folla nel momento in cui il monolite si ergeva ormai in posizione verticale. Nel 1835 fu progettata la costruzione di una stazione monumentale all'ingresso del Cours la Reine, destinata a diventare il punto di partenza di una ferrovia tra Parigi e Versailles, ma mai costruita.

Tra il 1836 e il 1846, invece, l'architetto Jakob Ignaz Hittorff promosse una riorganizzazione urbanistica della piazza, mantenendo il progetto originario di Gabriel, ma aggiungendo due fontane monumentali in ghisa ai lati dell'obelisco, accompagnate da lampioni e colonne rostrate per celebrare il genio navale francese, in riferimento alla presenza del Ministero della Marina in uno degli edifici di Gabriel. Le fontane rappresentavano la navigazione fluviale (con figure allegoriche del Reno, del Rodano, della vendemmia e del raccolto) e la navigazione marittima (con rappresentazioni del Mediterraneo, dell'Oceano e della pesca) realizzate da artisti come Jean-François-Théodore Gechter e James Pradier. Le colonne rostrate, con prue di nave, richiamavano la medesima iconografia delle fontane oltre che lo stemma di Parigi, mentre statue allegoriche raffiguravano otto città francesi, tra cui Strasburgo, drappeggiata di nero dal 1871 in segno di lutto per l'annessione dell'Alsazia-Lorena alla Germania. Il 28 settembre 1870, durante la guerra franco-prussiana, la statua di Strasburgo divenne un simbolo di rivalsa, attirando la deposizione di corone e bandiere; poco dopo, il 1° marzo 1871, al termine dell'assedio di Parigi, i soldati prussiani scelsero proprio la piazza per l'esecuzione di una serie di fotografie di propaganda a favore della vittoria tedesca.

Nel 1854 furono colmati i fossati che Hittorff aveva mantenuto così da adattare la piazza al crescente traffico e di ridurre il rischio di incidenti dovuti a movimenti di folla, come quello tragico del 1770. Napoleone III, successivamente, concepì un progetto che prevedeva di trasformare la piazza in una vasta spianata libera, con il centro sgombro e l'eventuale rimozione dell'obelisco; su un lato sarebbe stata inoltre allestita una tribuna destinata a feste, parate o cerimonie. Nell'ottobre 1896, infine, durante una visita ufficiale in Francia, lo zar Nicola II e sua moglie Alessandra attraversarono la piazza, allora decorata e animata per l'occasione, proseguendo verso l'ambasciata russa.

XXI secolo

Tra il 27 luglio e il 10 agosto 2024 la piazza ha ospitato le gare di BMX freestyle, break dance, pallacanestro 3x3 e skateboard dei Giochi della XXXIII Olimpiade, mentre il 28 agosto è stata la sede della cerimonia di apertura dei XVII Giochi paralimpici estivi. Per l'occasione erano state realizzate delle strutture temporanee in grado di ospitare fino a 30 000 spettatori.

Architettura

Dal punto di vista urbanistico il complesso monumentale della Place de la Concorde rappresenta la realizzazione più significativa del XVIII secolo a Parigi, emblema della sensibilità estetica e culturale del Secolo dei Lumi. Esso segna un momento di svolta nell'evoluzione del gusto francese, coincidente con il declino dello stile rococò e l'affermazione di un nuovo classicismo. Questo cambiamento trova espressione nelle opere di Ange-Jacques Gabriel, che nel 1755 progettò la piazza come un ottagono delimitato dagli Champs-Élysées e dai Giardini delle Tuileries. Le fontane, aggiunte successivamente dall'architetto Jakob Ignaz Hittorff, si ispirano a quelle della Basilica di San Pietro a Roma.

Una delle caratteristiche distintive di Place de la Concorde risiede nella sua delimitazione ariosamente aperta su tre lati - verso gli Champs-Élysées, i Giardini delle Tuileries e la Senna - a differenza della maggior parte delle piazze, circondate da edifici lungo tutto il perimetro.

Edifici

All'estremità settentrionale della piazza due imponenti edifici gemelli in pietra ne chiudono la prospettiva. Separati dalla rue Royale, tali costruzioni rappresentano alcuni tra i migliori esempi dell'architettura del XVIII secolo. Le facciate, progettate da Ange-Jacques Gabriel e realizzate tra il 1766 e il 1775, si ispirano al colonnato del Louvre di Claude Perrault, riprendendo il principio di un colonnato elevato su un basamento segnato da un robusto bugnato e caratterizzato da una trabeazione imponente, padiglioni angolari e dettagli decorativi, come medaglioni ovali ornati da ghirlande. I frontoni, invece, sono impreziositi da allegorie raffiguranti l'agricoltura, il commercio, la magnificenza e la felicità pubblica, opera di Michel-Ange Slodtz e Guillaume II Coustou.

L'edificio situato a est di rue Royale, l'Hôtel de la Marine, fu realizzato su progetto di Gabriel sotto la direzione di Jacques-Germain Soufflot e, sin dall'origine, rimase di proprietà esclusiva della Corona. Inizialmente destinato al Garde-Meuble, l'istituzione incaricata della mobilia del re le cui gallerie erano aperte al pubblico ogni primo martedì del mese, ospita a partire dal 1799 il Ministero della Marina, il quale sotto la guida di Denis Decrès ampliò significativamente i suoi uffici fino a occupare l'intero edificio. Le decorazioni interne, di grande sfarzo e raffinatezza, furono opera dell'architetto Jacques Gondouin e rappresentano una tappa fondamentale nell'evoluzione del gusto del XVIII secolo. Purtroppo, tali decorazioni subirono profonde modifiche durante le trasformazioni del Secondo Impero, anche se le grandi sale cerimoniali e la Galleria d'Oro conservano ancora alcuni elementi originali.

L'edificio situato a ovest di rue Royale era originariamente destinato ad ospitare la nuova Zecca, la cui costruzione era stata pianificata fin dal 1768. Tuttavia, questa localizzazione fu poi ritenuta troppo distante dal centro finanziario della città, e un'ordinanza del Consiglio stabilì che la Zecca sarebbe stata edificata nella sua sede attuale, sul Quai de Conti. Il terreno retrostante il colonnato occidentale fu quindi suddiviso in quattro lotti ceduti a privati, con la condizione che le residenze costruite mantenessero la facciata disegnata da Gabriel.

L'Hôtel Coislin (n. 4), il più vicino a rue Royale, fu progettato dallo stesso Gabriel; oggi restano solo alcuni pannelli di quercia decorati con ghirlande e fiori nei saloni del piano superiore.

I due hôtels noti come Hôtel du Plessis-Bellière (n. 6) e Hôtel Cartier (n. 8), affacciati sul colonnato, furono realizzati dall'architetto Pierre-Louis Moreau-Desproux, rispettivamente per il suo amico Rouillé de l'Estang e per sé stesso. Dopo il 1901 furono uniti per l'Automobile Club de France e trasformati nel 1912 dall'architetto Gustave Rives.

L'Hôtel d'Aumont, futuro Hôtel de Crillon (n. 10), all'angolo con rue Boissy-d'Anglas, fu costruito da Louis-François Trouard, con decorazioni interne di Pierre-Adrien Pâris. Acquistato nel 1788 dal conte di Crillon, nel 1907 divenne un hotel di lusso grazie a una ristrutturazione di Walter-André Destailleur, che mantenne intatto lo scalone d'onore e le facciate del cortile nello stile di Gabriel, ma smantellò gran parte delle decorazioni interne originali. In particolare, nella Sala delle Aquile al primo piano, conservò la scultura del soffitto e sostituì le boiserie, le porte monumentali, le cornici e gli specchi con copie opera dell'ebanista Bellangé, mentre gli originali furono trasferiti all'Hôtel de La Tour d'Auvergne (attuale Ambasciata del Cile). Altre boiserie originali sono oggi esposte al Metropolitan Museum of Art di New York e nella Villa Île-de-France a Saint-Jean-Cap-Ferrat. Proprio in questo hotel, tra il 3 febbraio e l'11 aprile 1919, il presidente Wilson e i delegati alleati firmarono il patto costitutivo della Società delle Nazioni, come ricordato da una targa commemorativa.

In conformità con il progetto di Gabriel e con le lettere patenti promulgate il 21 giugno 1757 e il 30 ottobre 1758, tuttora in vigore, gli edifici agli angoli nord-est e nord-ovest della piazza furono essere realizzati secondo principi architettonici uniformi e coerenti, garantendo così un'armonia stilistica rispettosa della concezione originale della piazza.

All'angolo nord-est di Place de la Concorde, sul lato di rue Saint-Florentin, si trova l'Hôtel de Talleyrand (oggi proprietà del governo degli Stati Uniti e sede dello studio legale Jonesday), progettato dall'architetto Jean-François-Thérèse Chalgrin.

Sul lato nord-ovest, un tempo sorgeva il Deposito dei Marmi della Corona, demolito nel 1775. Il terreno fu poi concesso a Laurent Grimod de La Reynière, che costruì un edificio simile all'Hôtel de Saint-Florentin, chiamato Hôtel Grimod de La Reynière, decorato da Charles-Louis Clérisseau con motivi ispirati alle opere murali di Pompei ed Ercolano. Dopo varie trasformazioni, l'edificio originale fu demolito e sostituito, tra il 1931 e il 1933, da un pastiche neoclassico progettato da William Delano e Victor Laloux per ospitare l'Ambasciata degli Stati Uniti. Questa nuova costruzione ristabilisce la simmetria del lato nord della piazza come prevista dal progetto originale di Gabriel.

Vale la pena notare che gli hôtel di Place de la Concorde conservano uno dei più antichi sistemi di numerazione civica di Parigi, introdotto nel 1805 in seguito al decreto del 4 febbraio di quell'anno, firmato dal prefetto Frochot, che stabilì i numeri civici per tutta la città.

Obelisco

L'obelisco egizio del tempio di Luxor, risalente al XIII secolo a.C. e datato a circa 3.300 anni fa, fu trasportato in Francia nel 1836 come dono dell'Egitto, in segno di riconoscenza verso Jean-François Champollion, il primo studioso a decifrare la scrittura geroglifica degli antichi Egizi. Re Luigi Filippo ne ordinò la collocazione al centro della piazza durante la sua ristrutturazione, affidata all'architetto Hittorff. Alto 22,86 metri (33,37 m considerando il basamento), il monolite, realizzato in sienite rosa di Assuan, pesa 222 tonnellate. È posto su una base di 9 metri e i geroglifici incisi celebrano la gloria del faraone Ramses II. La sommità dell'obelisco è coronata da un pyramidion di circa 3,5 metri, aggiunto nel luglio 1998 su iniziativa dell'egittologa Christiane Desroches Noblecourt; esso sostituisce un ornamento originario, presumibilmente rimosso durante le invasioni in Egitto nel VI secolo.

Statuaria

Nel 1794, i due gruppi scultorei realizzati da Antoine Coysevox, raffiguranti la Fama e Mercurio a cavallo del Pegaso alato, furono collocati ai Giardini delle Tuileries. Successivamente, furono sostituiti dai Cavalli di Marly di Guillaume Coustou, originariamente destinati all'abbeveratoio del castello di Marly. Nel 1795, su iniziativa del carpentiere Huzard, che temeva atti di vandalismo, questi gruppi furono trasferiti all'ingresso dell'Avenue des Champs-Élysées. Nel 1984, i quattro gruppi furono sostituiti da copie.

Ad ogni angolo della piazza ottagonale c'è una statua che rappresenta una città francese:

Brest e Rouen da Jean-Pierre Cortot, all'angolo nord-ovest (lato Hôtel de Crillon) della piazza;

Lilla e Strasburgo da James Pradier e collocate all'angolo nord-est, lato rue de Rivoli. Si dice che Pradier abbia preso come modello per Strasburgo Juliette Drouet, sua ex amante prima di d Catégorie:Article à référence nécessaire iventare quella di Victor Hugo; altre fonti indicano Louise Colet o Ludovica d'Arcet, sua moglie. La statua di Strasburgo fu a lungo velata di nerp e adornata di fiori in segno di lutto per l'Alsazia-Lorena, annessa all'Impero tedesco nel 1871.

Lione e Marsiglia, scolpite da Louis Petitot, situate all'angolo sud-est, lato Museo dell'Orangerie.

Bordeaux e Nantes, opera di Louis-Denis Caillouette, collocate all'angolo sud-ovest, lato Cours la Reine.

Fontane

Le due fontane di Place de la Concorde, situate ai lati dell'obelisco, sono opera dell'architetto Jakob Ignaz Hittorff. Queste due imponenti fontane monumentali comprendono la Fontana dei Mari, collocata a sud verso la Senna, e la Fontana dei Fiumi, posta a nord sul lato di Rue Royale.

Alcune persone ghigliottinate in Place de la Révolution

Luigi XVI di Francia, il 21 gennaio 1793.

Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, il 16 ottobre 1793.

Marie-Jeanne Bécu, Madame Du Barry, l'8 dicembre 1793.

Charlotte Corday, il 17 luglio 1793.

I Girondini, il 30 e 31 ottobre 1793.

Luigi Filippo Giuseppe d'Orléans, il 6 novembre 1793.

Marie-Jeanne Roland de la Platière, l'8 novembre 1793.

Jacques-René Hébert, il 24 marzo 1794.

Georges Danton, il 5 aprile 1794.

Camille Desmoulins, il 5 aprile 1794.

Jean-Joseph de Laborde, il 18 aprile 1794.

Jean-Baptiste Tavernier de Boullongne de Préninville, l'8 maggio 1794.

Elisabetta di Francia (Mme Élisabeth), il 10 maggio 1794.

Louis-Antoine-Léon Saint-Just, il 28 luglio 1794.

Georges Couthon, il 28 luglio 1794.

François Hanriot, il 28 luglio 1794.

Maximilien de Robespierre, il 28 luglio 1794.

I corpi vennero seppelliti inizialmente nel cimitero della Madeleine e, a partire dal 1794, nel cimitero degli Errancis.

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Opéra Garnier

Teatro d'opera · Chaussée-d'Antin

Opéra Garnier

L'Opéra Garnier, o Palais Garnier (in italiano palazzo Garnier), è un teatro d'opera situato nel IX arrondissement di Parigi, fino al 1989 primo teatro della capitale francese nonché sede del Balletto dell'opera di Parigi, successivamente, dopo l'inaugurazione dell'Opéra Bastille, è diventato parte dell'Opéra national de Paris che lo utilizza principalmente per rappresentazioni di danza e opere barocche. Il teatro Garnier dal 16 ottobre 1923 è monumento storico di Francia.

== Il contesto storico ==

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Prodromi

Dal 1821 la sede dell'Opéra di Parigi era l'Opéra Le Peletier, considerata tuttavia provvisoria. Con l'instaurazione del Secondo Impero il progetto per una nuova sede riprese vigore. Ciò che diede l'impulso definitivo fu l'attentato subito da Napoleone III il 14 gennaio 1858 ad opera di un gruppo di anarchici italiani guidati da Felice Orsini. Furono infatti considerate un fattore pericoloso per l'incolumità dell'imperatore le strette strade di accesso al palazzo. Da notare che a sua volta lo spostamento precedente dell'Opéra era seguito a un attentato politico: l'uccisione del duca di Berry.

Entro il 1860 un decreto imperiale individuò la nuova sede e lanciò un concorso per la progettazione del palazzo. Lo vinse Charles Garnier, di ritorno da una serie di viaggi di studio in Grecia, in Turchia e ancora a Roma (dove fu ospite dell'Accademia di Francia).

Testimonianza dell'epoca

L'Opéra è uno degli elementi caratterizzanti del IX arrondissement di Parigi e del panorama della capitale francese. Situato all'estremità dell'avenue de l'Opéra, vicino all'omonima stazione della metropolitana Opéra, l'edificio si presenta come un monumento particolarmente rappresentativo dell'architettura eclettica della seconda metà del XIX secolo e si inserisce nella continuità delle trasformazioni di Parigi sotto il Secondo Impero effettuate da Napoleone III e dal prefetto Haussmann.

Una nuova posizione nel panorama culturale cittadino

Questa costruzione è stata conosciuta per tanto tempo come l'«Opéra de Paris», ma dopo l'inaugurazione dell'Opéra Bastille nel 1989, le è stato dato il nome del suo autore: Charles Garnier. I due Teatri sono oggi riuniti nello stabilimento pubblico, industriale e commerciale, "Opéra national de Paris".

Storia dell’edificazione

Il Palais Garnier fa parte della grande ricostruzione parigina del Secondo Impero francese voluta dall'imperatore Napoleone III, che scelse il barone Haussmann per seguire i lavori. È uno degli edifici più grandi e rappresentativi della sua epoca, tale da aver segnato molto Parigi, con la sua grandiosità e ricchezza, divenendo proprio simbolo di bellezza della città in quel periodo.

Progettazione

Nel 1858 l'imperatore autorizzò Haussmann a demolire i 12.000 metri quadrati necessari per costruire l'opéra. Il progetto fu nel 1861 assegnato a Charles Garnier (1825-1898). La prima pietra fu posta nel 1862, seguita dall'inizio della costruzione nel 1862. Si dice che la moglie dell'imperatore, l'imperatrice Eugenia, chiese a Garnier durante la costruzione se l'edificio sarebbe stato in stile greco o romano, alla quale l'architetto rispose: "È in stile Napoleone III, Madame"; uno stile molto ricercato alla ricerca di molti dettagli e commistioni, che si può definire eclettico.

Costruzione

La costruzione dell'opéra ebbe diverse battute d'arresto. Il lavoro dovette essere interrotto per la scoperta di grotte con acque sotterranee nel corso degli scavi, una delle quali dovette essere prosciugata con pompe per 8 mesi. Fu anche interrotta dopo il disastro della guerra franco-prussiana, con la caduta del secondo impero francese e la Comune di Parigi del 1870. Durante questo periodo il lavoro continuò sporadicamente e girava la voce che la costruzione dell'opera sarebbe stata abbandonata.

Si ebbe un incentivo per completare la costruzione di questo edificio quando la vecchia Opera di Parigi, conosciuta come Teatro dell'Accademia Imperiale di Musica, fu distrutta da un incendio durato 27 ore il 29 ottobre 1873, lasciando una Parigi disperata. Questo teatro era stata la sede del Balletto dell'Opéra di Parigi e dal 1821 aveva presentato i più grandi capolavori. Dopo il 1874, Garnier e il suo team completarono il teatro.

Inaugurazione

Il Palais Garnier fu formalmente inaugurato alle ore 20 del 5 gennaio 1875, in una sontuosa cerimonia che comprendeva la rappresentazione del terzo atto dell'opera La Juive, di Halevy, e brani tratti dal Les Huguenots di Meyerbeer. Il corpo di ballo presentò uno spettacolo gestito dal maestro di ballo Luigi Merante costituito dalla famosa scena di Giuseppe Mazilier, Le Jardin Animé, ricreata dal suo balletto Le Corsaire alla presenza del Presidente della Repubblica Mac Mahon, di Alfonso XII di Spagna, Isabella II e Léo Delibes.

«Quella sera, è fuor di dubbio, il nuovo edificio fu il protagonista assoluto. Secondo la stampa dell'epoca la serata di gala ne segnò il trionfo, e quello del suo architetto, Charles Garnier - che, per inciso, non era neppure stato invitato, e aveva dovuto pagare di tasca propria 120 franchi (circa due milioni di lire attuali), per un posto nel secondo ordine di palchi».

Descrizione
Architettura e stile

Il Palais Garnier è un edificio di imponenza eccezionale. Lo stile è monumentale e considerato tipicamente Secondo Impero, con l'uso della simmetria assiale nel piano, la sua decorazione esterna. Il suo pubblico si siede sotto un lampadario centrale che pesa più di sei tonnellate, e ha un grande palcoscenico con spazio per ospitare fino a 450 artisti.

Esterno

L'architetto sorprende per la diversità dei materiali utilizzati. Egli usa, in effetti, una decorazione eclettica, talvolta caricata, ma sempre fastuosa ed elegante. All'esterno come all'interno, il gioco della pietra di Euville dalle sfumature bionde, dei marmi colorati e delle parti ricoperte d'oro sottolinea la qualità del disegno e delle proporzioni e offre all'occhio esperto una profusione di dettagli architettonici. Per spiegare questa scelta d'una grande diversità cromatica, Garnier pretende di voler andare incontro «alla tristezza dell'urbanismo haussmanniano».

È decorato con molti elaborati fregi in marmo multicolore, colonne e statue ricche, molte delle quali ritraggono divinità della mitologia greca. Busti in bronzo dorato di molti dei grandi compositori si trovano tra le colonne della facciata anteriore del teatro e raffigurano da sinistra a destra: nella parte del colonnato dell'ingresso principale Bach, Pergolesi, Haydn e Cimarosa e nella parte sovrastante Rossini, Auber, Beethoven, Mozart, Spontini, Meyerbeer e Halévy, mentre Rispettivamente sul lato sinistro e destro della facciata sono collocati i busti dei librettisti Eugène Scribe e Philippe Quinault.

Il gruppo scultoreo Apollo, Poesia e Musica, che si trova al vertice del timpano sud è opera di Aimé Millet, e le due piccole figure in bronzo di Pegasus alle estremità del timpano sud sono di Eugène-Louis Lequesne. I due gruppi dorati figurali l'Armonia e la Poesia, che, rispettivamente, coronano gli apici della facciata principale di sinistra e destra, sono stati entrambi disegnati da Charles Gumery. Le basi dei due avancorpi sono decorate (da sinistra a destra) con quattro gruppi principali multifigure scolpite da: François Jouffroy, Jean-Baptiste-Claude-Eugène Guillaume, Jean-Baptiste Carpeaux e Jean-Joseph Perraud.

La facciata incorpora anche altri lavori da Gumery, Alexandre Falguière, e altri.

Busti
Facciata

Daniel Auber (1782-1871), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Ludwig van Beethoven (1770-1827), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Philippe Quinault (1635-1688), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Gaspare Spontini (1774-1851), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Facciata nord-ovest

Vincenzo Bellini (1801-1835), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Henri-Montan Berton (1767-1844), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

François-Adrien Boieldieu (1775-1834), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Luigi Cherubini (1760-1842), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Étienne Nicolas Méhul (1763-1817)

Giuseppe Verdi (1813-1901), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Carl Maria von Weber (1786-1826)

Facciata nord-est

Adolphe-Charles Adam (1803-1856), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Gaetano Donizetti (1797-1848)

Ferdinand Hérold (1791-1833), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

Nicolas Isouard (1775-1818)

Jean-François Le Sueur (1760-1837)

Facciata sud

Fromental Halévy (1799-1862), scolpito da Victor Évrard (1807-1877)

Giacomo Meyerbeer (1791-1864), scolpito da Louis-Félix Chabaud (1824-1902)

Gioachino Rossini (1792-1868), scolpito da Victor Évrard (1807-1877)

Facciata sud-ovest

André Campra (1660-1744)

Giovanni Paisiello (1740-1816)

Niccolò Piccinni (1728-1800)

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Eugène Scribe (1791-1861)

Facciata sud-est

Robert Cambert (1628-1677), scolpito da Louis-Émile Durandelle (1839-1917)

François-André Danican Philidor (1726-1795)

Facciata est

Francesco Durante (1684-1755)

André Grétry (1741-1813)

Niccolò Jommelli (1714-1774)

Pierre-Alexandre Monsigny (1729-1817)

Claudio Monteverdi (1567-1643)

Antonio Sacchini (1730-1786)

Medaglioni

Johann Sebastian Bach (1685-1750), scolpito da Charles Gumery (1827-1871)

Domenico Cimarosa (1749-1801), scolpito da Charles Gumery (1827-1871)

Franz Joseph Haydn (1732-1809), scolpito da Charles Gumery (1827-1871)

Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), scolpito da Charles Gumery (1827-1871)

Interno

L'interno è costituito da intrecci di corridoi, vani, scale, nicchie e pianerottoli che permettono il movimento di un gran numero di persone e lo spazio per socializzare durante l'intervallo.

Ricco di velluto, foglia d'oro, e cherubini e ninfe, l'interno è caratterizzato da una sontuosità barocca. Il ridotto, o foyer, è l'emblema della ricchezza dell'edificio, insieme allo scalone interno, costruito apposta affinché gli spettatori dei palchi potessero mettersi in mostra nella società.

La superficie del soffitto, che circonda il lampadario, contiene dal 1964 un dipinto di Marc Chagall, che è stato installato su un telaio rimovibile sulle scene originali e mostra le opere di 14 compositori - Musorgskij, Mozart, Wagner, Berlioz, Rameau, Debussy, Ravel, Stravinskij, Čajkovskij, Adam, Bizet, Verdi, Beethoven e Gluck. Sebbene lodato da alcuni, altri sentono che Chagall crea "una nota stonata nell'opera di Garnier, attentamente orchestrata negli interni”.

Nelle quinte situate alla sinistra del palcoscenico si trova l'organo a canne, costruito nel 1875 da Aristide Cavaillé-Coll (opus 432/429), dal 1968 in completo stato di abbandono sebbene integro nelle sue caratteristiche originarie; a trasmissione integralmente meccanica ed interamente racchiuso in cassa espressiva, dispone di 18 registri (dei quali 14 reali) su due manuali e pedale.

L'Opéra Garnier ospita inoltre la Bibliothèque-musée de l’Opéra, che mette in mostra dipinti, scenografie e costumi utilizzati nel teatro dall'inaugurazione fino ai giorni nostri. Fondata nel 1866 per iniziativa del librettista Charles Nuitter, la biblioteca conserva circa 600.000 documenti storici.

Statue

Caroline Branchu (1780-1850)

Michele Carafa (1787-1872)

Casimir Delavigne (1793-1843)

Théophile Gautier (1811-1872)

Christoph Willibald Gluck (1714-1787)

Georg Friedrich Händel (1685-1750)

Jean-Baptiste Lully (1632-1687)

Pierre Perrin (1620-1675)

Jean-Philippe Rameau (1683-1764)

Claude Joseph Rouget de Lisle (1760-1836)

Giacomo Torelli (1608-1678)

Opere letterarie ambientate all'Opéra

Marcel Proust frequentava assiduamente l'Opéra dove amava ammirare la Contessa Greffulhe (uno dei modelli di donna con cui costruì il personaggio della duchessa di Guermantes nella sua opera Alla ricerca del tempo perduto).

Lo scrittore Gaston Leroux vi ambientò il famoso romanzo Il fantasma dell'Opera chiedendo anche all'architetto Garnier disegni e progetti, per agevolare la stesura del romanzo.

Galleria d'immagini

Informazioni pratiche

Orari
10:00-17:00
Telefono
0 892 89 90 90
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.operadeparis.fr

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basilica di Saint-Denis

Cattedrale cattolica · Saint-Denis

basilica di Saint-Denis

La basilica di Saint-Denis (in francese: basilique Saint-Denis) è un famoso edificio gotico, situato nell'omonimo comune della cintura di Parigi, in Francia. Nel 1966 è diventata cattedrale della diocesi di Saint-Denis. Anche se è universalmente conosciuta come la "basilica" di Saint-Denis, in realtà il tempio non ha il titolo di basilica minore, concesso dal Papa.

Rappresenta la prima opera assoluta dell'architettura gotica, dove il suo creatore, l'abate Sugerio, impiegò per la prima volta l'arco acuto e gli archi rampanti, un modello che poi si irradiò in tutta l'Europa medievale. È monumento storico di Francia dal 1862.

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Origini
Leggenda

Secondo la tradizione, anche riportata da Jacopo da Varazze nella sua agiografia della Legenda Aurea, san Dionigi (in francese Denis), primo vescovo di Lutezia, venne martirizzato con il taglio della testa nel 258, durante le persecuzioni di Valeriano. Il luogo del martirio, sotto il Mons Martyrum, l'odierna Montmartre, sembra essere quello dove oggi si trova la chiesa di Saint-Denys de la Chapelle, in rue de la Chapelle.

A questo punto vi sono due versioni. Una, scritta dall'abate Ilduino nell'835 nella quale, dopo il martirio, San Dionigi si rialzò, prese la sua testa fra le mani e si diresse verso nord. Circa sei chilometri dopo consegnò la sua testa a una donna pia di origine della nobiltà romana, Catulla, e poi crollò. In un'altra versione, i corpi martirizzati di san Dionigi e dei due compagni Eleuterio e Rustico vennero recuperati da Catulla perché non fossero gettati nella Senna, e poi trasportati dalla nobildonna nel suo possedimento a nord.

La donna seppellì il corpo, secondo le usanze cristiane, in un campo di sua proprietà, poi denominato vicus Catulliacus, antico nome dell'odierna città di Saint-Denis.

Fondazione

Delle campagne archeologiche hanno attestato che già dal Tardo impero romano in questo luogo vi era una necropoli gallo-romana. Probabilmente sviluppatasi attorno alla sepoltura dei martiri dopo l'Editto di Milano del 313, quando vi fu eretto un mausoleo. Infatti numerosi sarcofagi trovati, in pietra o gesso, appartenevano ad aristocratici Franchi.

Dall'agiografia di santa Genoveffa, scritta verso il 520, la santa patrona di Parigi visitò il luogo di sepoltura dei santi martiri e convinse la diocesi parigina di acquistare le terre del vicus Catulliacus e di erigervi un nuovo edificio. La prima basilica gallo-romana venne eretta fra il 460 e il 480.

Merovingi e Necropoli reale

Un primo ampliamento della cappella del cimitero gallo-romano di Catolacus vede una prolunga verso ovest di 11 metri realizzata, secondo l'archeologo Michel Fleury, fra il 540 e il 550.

Infatti Fleury nel 1959 esegue degli scavi archeologici e trova una testimonianza assai importante: il sarcofago della regina Aregonda, moglie (bigama) di Clotario I e nuora di Clodoveo I, morta nel 570/580. La scoperta permise di trovare la prima persona reale sepolta in questo luogo.

La sepoltura ad sanctos ('vicino ai santi') venne quindi rapidamente imitata dall'aristocrazia, che sviluppò una vasta necropoli di almeno 8000 metri quadrati a nord del santuario.

Le Gesta Dagoberti, scritte verso l'835 probabilmente da Incmaro, allora monaco e allievo dell'abate Ilduino, raccontano la scoperta miracolosa della tomba dei tre martiri (san Dionigi e i suoi compagni Eleuterio e Rustico) dal re Dagoberto I e che i re Franchi fecero trasferire le loro spoglie verso la basilica.

Inoltre, Dagoberto I, fra il 628 e il 637, fondò l'abbazia di Saint-Denis.

La tradizione di basilica
La chiesa carolingia

Dopo una breve fioritura, l'abbazia conobbe un lungo periodo di decadenza a causa dell'incuria degli abati e delle guerre. Nel 750, con la nomina ad abate di Fulrado, l'abbazia si avviò a un periodo di grande ricchezza e splendore grazie all'attività instancabile di questo abate, consigliere e diplomatico prediletto da Pipino il Breve, da Carlomanno I e dallo stesso Carlo Magno, nonché dai papi Zaccaria, Stefano II, Paolo I e Adriano I. Tutti costoro concessero all'abbazia guidata da Fulrado privilegi e beni.

Sembrerebbe che in occasione della sua seconda incoronazione a Saint-Denis, Pipino il Breve fece voto di voler ricostruire l'antica basilica. Così Fulrado, come rappresentante del re, viaggiò più volte a Roma per prendere l'ispirazione di ricostruire Saint-Denis. I lavori cominciarono solo dopo la sua morte, verso il 768-769 e il nuovo edificio fu consacrato, in presenza di Carlomagno, il 24 febbraio 775.

Era un edificio carolingio, dedicato a san Pietro, con pianta basilicale a tre navate con transetto e abside semicircolare, lungo 80 metri. Sotto l'abside vi era una cripta anulare, costruita sui modelli romani, che permetteva ai fedeli di deambulare intorno alle reliquie dei santi martiri. Ancora oggi le vestigia di questo corridoio circolare si possono vedere nella cripta attuale.

Il IX secolo è caratterizzato dalle diverse incursioni dei Vichinghi che rimontarono la Senna fino a Parigi e i suoi dintorni. Nell'856 Parigi fu messa sotto assedio e nell'857 l'abbazia venne saccheggiata più volte e diversi dei suoi monaci rapiti per chiedere forti riscatti. Fra i quali vi fu l'abate Louis e suo fratellastro Gauzlin (834-886), vescovo di Parigi.

Nell'867 l'influenza degli abati nella politica è tale che il re Carlo il Calvo s'appropria del titolo di Abate di Saint-Denis. Nell'869 fortifica l'abbazia contro le minacce vichinghe.

Il nuovo stile gotico di Sugerio

Nella prima metà del XII secolo Sugerio, consigliere dei re Luigi VI e Luigi VII e abate di Saint-Denis dal 1122 al 1151, volle rinnovare la vecchia chiesa carolingia. Spinto da esigenze estetiche, come chiarisce nelle proprie opere De administratione e De consacratione, ma anche da necessità teologiche e politiche ben precise, diede vita allo stile gotico ispirandosi alla dottrina neoplatonica del filosofo Dionigi, identificato con lo stesso santo a cui era dedicata la chiesa, e chiamato «areopagita» perché il suo ricordo si era fuso a sua volta col Dionigi del I secolo convertitosi al cristianesimo dopo la predicazione di San Paolo sulla collina dell'Areopago ad Atene.

Elemento centrale di questa dottrina, pervenuta a Sugerio attraverso il filtro di Scoto Eriugena, era la metafisica della luce.

Come la teologia negativa di Dionigi intendeva risalire a Dio eliminando ciò che Egli non è, scartando la corporeità dispersa nel molteplice fino alla sintesi unitaria dello spirito, fonte di illuminazione, Sugerio si sarebbe proposto di negare visivamente ciò che l'Uno non è, svuotando le pareti della materialità in mattoni per sostituirla con enormi vetrate inondate dalla luce trascendente.

La facciata armonica

Sugerio inizia i lavori nel 1136 apportando in un primo momento significative e profonde modifiche alla facciata dell'edificio.

La struttura romanica originaria viene abbattuta per essere sostituita da una monumentale Facciata armonica con nartece. Reinterpretazione normanna del Westwerk romanico, dove la massa architettonica appare tripartita verticalmente, aperta in basso da tre portali dalle ricche decorazioni scultoree e serrata da due torri; come nella celebre Chiesa di Santo Stefano a Caen.

Per la prima volta Sugerio dotò la facciata di un rosone, al posto dei classici finestroni, e questo tipo di struttura diverrà un motivo ricorrente nelle cattedrali francesi. L'opera venne inaugurata il 9 giugno 1140.

Il coro di Sugerio

Già nel 1135 era stata iniziata la ricostruzione della Cattedrale di Sens, dove già si intravedeva un'elevazione importante delle strutture architettoniche aperte da grandi finestre che lasciavano penetrare molta luce all'interno. Su questo impulso, il 14 luglio 1140 Sugerio posa la prima pietra del nuovo coro, introducendo soluzioni architettoniche ancora più radicali che inaugureranno il gotico d'Oltralpe.

Si ritiene, dal momento che nei documenti ufficiali non si accenna al nome di un architetto, che lo stesso Sugerio abbia rivestito un ruolo determinante nell'ideazione del nuovo coro, sintetizzando l'unione tra dottrina religiosa, pensiero politico e forma artistica sancita dalla presenza in scultura e in vetrata di immagini di principi e sovrani, di vescovi locali e patroni.

Si tratta di un corpo a tre navate a terminazione semicircolare circondato da un doppio deambulatorio, ovvero due corridoi concentrici impostati a raggiera, retrostante l'altare principale, che consentiva l'afflusso dei fedeli. L'innovazione fu anche nell'innesto di sette cappelle radiali, fino ad allora isolate, separandole solo da un pilastro. Ognuna delle cappelle è dotata di una coppia di finestroni ogivali gemelli vetrati. Per la copertura si adotta la tecnica delle volte a crociera ogivali che permette di ripartire meglio le forze verso le colonne.

A suddividere gli ambienti interni si articolano due serie, anch'esse concentriche, di colonne e non di pilastri, di reminiscenza romana e pertanto dotate di forte valenza politica: non a caso infatti il nuovo ambiente che viene a crearsi trasmette una ben precisa concezione del potere, inseparabile dalla monarchia cristiana, che in Francia è incarnata nella dinastia capetingia. La diffusione geografica del modello gotico di Saint-Denis coincide con l'estensione territoriale della corona francese, che nel XII secolo si poneva l'obiettivo di raggiungere un'effettiva unità politica, ostacolata dalla frammentazione del potere in una miriade di contee e marchesati: adottare tale paradigma architettonico equivale anche ad allinearsi con quello che è il primo embrione di Stato nazionale francese e riconoscere il potere di Parigi come capitale.

Il coro viene consacrato l'11 giugno 1144, cioè qualche decennio prima della cattedrale di Chartres, facendo della basilica una pietra miliare dell'opus Francigenum, più tardi detta architettura gotica; il primo edificio di grandi proporzioni dove appaiono per la prima volta tutti gli elementi del gotico: l'introduzione dell'arco a sesto acuto, gli archi rampanti e la notevole luminosità conferita dalle grandi pareti a vetrata (claristori).

Le vetrate per i finestroni vennero realizzate fra il 1144 e il 1151 commissionandole a diversi artisti di differenti nazionalità. Oggi ne rimane qualche frammento in sei finestre.

Con la morte di Sugerio nel 1151, i lavori si arrestano, ma l'abbazia benedettina da allora divenne un luogo prestigioso e ricco, tanto che a partire dal regno di Luigi VI i re di Francia si rendono alla basilica per prendere l'Orifiamma prima di partire in guerra o per le crociate.

La chiesa nel XIII secolo

Nel XIII secolo il bisogno di spazio per la necropoli reale impone la ripresa dei lavori di ricostruzione da dove Sugerio li aveva arrestati. Fino a questo momento la chiesa presentava ancora il transetto e il piedicroce carolingi, assai vetusti, e incastrati fra i due grandi corpi della facciata e del coro di Sugerio.

Quindi, per volere del giovane re Luigi IX di Francia, di sua madre Bianca di Castiglia, sua reggente, e dell'abate Eudes Clément (1228-1245), dal 1231 al 1281 si intraprende la ricostruzione del piedicroce, con volte alte 28 metri, e del vasto transetto. Anche il coro di Sugerio venne ritoccato, rifacendone la parte superiore; e la facciata, ricostruendo tra il 1190 e il 1230 la torre nord, culminante a 86 metri d'altezza, oggi smontata.

L'architetto, il cosiddetto Maestro di Saint-Denis, decise di conservare il doppio deambulatorio di Sugerio e le relative cappelle radiali; ma fa distruggere la parte superiore del coro. L'abate Eudes Clément vuole, infatti, che l'edificio sia raccordato all'altezza della facciata di Sugerio, quindi con coro e transetto più elevati, tuttavia mantenendo la caratteristica di una grande luminosità interna.

Il nuovo impianto s'imposta su tre livelli: arcate, triforio e cleristorio. Il piano delle arcate è aperto sulle navate laterali, a sua volta chiuse da una schermata di grandi vetrate. Il triforio appare come una galleria di bifore binate totalmente aperte da vetrate verso l'esterno; le pareti del cleristorio spariscono quasi completamente, ridotte alla sola struttura dei pilastri, per lasciar spazio a enormi finestroni.

Per consentire una maggiore altezza all'edificio le colonne di Sugerio intorno al presbiterio vennero rimpiazzate con degli imponenti pilastri a fascio. Tuttavia la crociera risultò più larga del coro e le arcate più alte di quelle del deambulatorio di Sugerio. Così il nuovo architetto, per raccordare le due costruzioni, usa un sistema ingegnoso: intervenne sulle prime due campate all'imbocco del coro rendendole leggermente oblique; inoltre crea delle arcate gradualmente più basse per armonizzarle con quelle del coro di Sugerio e, al contrario, il triforio più alto man mano che si procede verso l'abside. Questi interventi sono talmente sottili che la transizione fra i due corpi di fabbrica resta quasi impercettibile, a ne aumenta il senso di grandiosità.

Nel 1247, succede al Maestro di Saint-Denis il celebre architetto Pierre de Montreuil, che sembra intervenire sul rosone del fronte meridionale del transetto.

Nel 1260 il transetto venne terminato, verso il 1270 la chiesa venne finita e nel 1281 venne infine consacrata.

Storia moderna

La chiesa era anche il sacrario dei re di Francia, infatti tutti i sovrani defunti dal X secolo al 1789, ad eccezione di tre, vennero sepolti qui, e l'abbazia contiene anche alcuni notevoli esempi di monumenti sepolcrali.

La Rotonda dei Valois

Verso il 1560 Caterina de' Medici, regina di Francia, commissionò il progetto di costruzione di una cappella funeraria per la Casa di Valois a Primaticcio. L'idea di Caterina era inspirata al celebre Mausoleo di Alicarnasso, una delle Sette meraviglie del mondo antico. Primaticcio invece s'ispirò ai templi italiani antichi, concependo un edificio esagonale di stile rinascimentale.

La costruzione, adiacente alla facciata settentrionale del transetto della basilica, iniziò nel 1568, impiegando marmi bianchi, neri, grigi e rossi. Nel 1570 Primaticcio muore e nel 1572 re Carlo IX di Francia e sua madre Caterina approvano il definitivo progetto della cappella presentato da Jean Bullant. Manteneva l'impianto del Primaticcio ma vi aggiungeva un anello dodecagonale intorno che poneva le tombe di famiglia in sei cappelle laterali invece di addossarle alle pareti. Ora l'edificio presentava 30 metri di diametro e doveva essere coronato da cupola.

Tuttavia a causa dei problemi finanziari legati alle Guerre di religione la costruzione avanza molto lentamente fino ad essere abbandonata nel 1586 quando si era arrivati al livello del secondo cornicione. Nel 1589 Caterina de' Medici muore e i successivi Borbone realizzarono solo un tetto provvisorio, conico, nel 1621.

Completamente abbandonata, la rotonda, venne smantellata nel 1719 e la tomba portata all'interno della basilica.

La Cappella dei Borbone

Nel 1665 il giovane Re Sole voleva erigere una cappella sepolcrale per la Casa di Borbone e incarica il suo sovrintendente e consigliere Jean-Baptiste Colbert di studiarne un progetto. Colbert si indirizzò a François Mansart e Gian Lorenzo Bernini, i quali presentarono ciascuno due progetti molto ambiziosi.

Colbert infine li rifiutò tutti col pretesto di considerarli troppo costosi e imponenti in confronto alla chiesa stessa che ne diventava un accessorio.

Malgrado i due architetti rifecero dei progetti minori, niente venne mai realizzato.

La Rivoluzione francese

Durante la Rivoluzione francese le tombe vennero profanate e i resti dei re gettati in fosse comuni. La maggior parte dei monumenti funerari fu salvata dall'archeologo Alexandre Lenoir, che li richiese come oggetti per il suo museo dei monumenti francesi.

Restauri
Ripristino della Necropoli reale

Napoleone Bonaparte fece riaprire la chiesa nel 1806 e costituì un capitolo di dieci canonici, da lui scelti, per la cura della Basilica; con il suo primo esilio all'Elba i Borbone ritornarono al potere.

Luigi XVIII ordina nel 1816 a Alexandre Lenoir di riabilitare la basilica e il 19 gennaio 1817, fece riaprire la fossa comune dove erano sepolti i re di Francia per riportarne i resti nella cripta della chiesa. I resti di Luigi XVI e Maria Antonietta furono ritrovati già il 21 gennaio 1815. Tuttavia, a causa dell'impiego della calce, fu impossibile identificare gli altri, che furono pertanto raccolti in un ossario sigillato da lastre di marmo nero con suscritti i nomi dei monarchi inumati. Il sovrano non restituì la Basilica alla comunità benedettina ma confermò nel 1817 l'esistenza di un capitolo di canonici secolari da lui ampliato rispetto a quello napoleonico e formato da ben 34 membri, di cui 10 "canonici maggiori" scelti tra i vescovi francesi (inizialmente scelti tra i vescovi che erano stati privati delle proprie diocesi in seguito al Concordato del 1801) sotto l'autorità del Grande elemosiniere di Francia, rendendolo quindi esente dall'arcidiocesi di Parigi, come suo primicerio (tale capitolo fu poi abolito dal governo repubblicano nel 1895, ma già nel 1838 i canonici effettivi erano ridotti a 14 di cui uno, nominato d'accordo con la diocesi, era il parroco).

Luigi XVIII, alla sua morte nel 1824, fu sepolto al centro della cripta, vicino alla tomba di Luigi XVI e Maria Antonietta. Vennero inoltre ricollocati i monumenti funerari trasportati al museo dei monumenti francesi sotto la direzione dell'architetto Eugène Viollet-le-Duc, famoso restauratore di edifici gotici. Venne infine trasportato nella cripta anche il corpo del re Luigi VII che era stato in precedenza sepolto nell'abbazia di Saint-Pont e la cui tomba non era stata distrutta dai rivoluzionari.

Restauro del complesso

Delle grandi campagne di restauro sono intraprese a partire dal 1813, e diversi architetti ne partecipano anche reinterpretando o innovando certe parti dell'edificio. Fu il caso di François Debret, architetto per i monuments historiques (ACMH), allora responsabile dell'edificio, che utilizzò delle maniere più rinnovatrici che non restauratrici, come il rialzo della pavimentazione interna infossando i pilastri e la soppressione di sculture sulla facciata. Soprattutto Debret è conosciuto per un fatto assai importante: lo smantellamento della torre nord della facciata. Infatti, nel 1846 una tempesta detta "Trombe de Gonesse" s'abbatté su Saint-Denis e danneggiò la guglia del campanile nord, mentre dodici campanili della regione crollano. François Debret giudica la guglia pericolante e nel 1847 decreta di smontarla, pietra per pietra, numerandola, secondo l'uso del tempo. Ancora oggi tutte le pietre sono perfettamente conservate e si attende un'autorizzazione statale per poter rimontare la torre, secondo un progetto avviato già nel 1987 da Marcelin Berthelot e più volte rilanciato.

Dal 1846 al 1879 fu Eugène Viollet-le-Duc a essere incaricato di recuperare i danni gravosi fatti da Debret, salvando la basilica dalla rovina. Portò a termine i lavori di restauro e rimediò agli interventi "fatalistici" di Debret, riorganizzò le tombe all'interno e presentò un nuovo progetto per la ricostruzione delle due torri della facciata, mai realizzato.

Descrizione
Esterno

L'esterno è ritmato dalla cadenza dei contrafforti e archi rampanti che inquadrano e sostengono le masse architettoniche del piedicroce e del coro.

Domina la struttura il grande tetto rivestito da lastre di rame, che gli conferisce il caratteristico colore verdastro, sormontato da una caratteristica cresta traforata.

Intorno all'edificio si aprono tre facciate: la principale, verso ovest all'inizio del piedicroce, romanico-gotica e una per ogni testata del transetto, aperta da grandi rosoni. In particolare la facciata del transetto meridionale presenta il rosone e il portale disegnati da Pierre de Montreuil nel 1259; inoltre il portale ingloba statue-colonna risalenti al 1170.

Facciata

La facciata principale, verso ovest, venne realizzata fra il 1136 e il 1140 in uno stile di transizione dal romanico al gotico. Infatti se la sua verticalità e il rosone la invia verso lo stile gotico, i portali a tutto sesto la ritengono ancora ancorata al romanico.

Appare divisa verticalmente in tre parti da robusti pilastri; aperta in basso dai portali scolpiti e in seguito da gallerie cieche, finestroni e rosone. In alto è coronata da una merlatura da dove s'innalza la torre sud, l'unica rimasta dopo la demolizione di quella nord da parte di Debret nel 1847.

Portale di sinistra

Detto anche Portale del martirio in quanto raffigura nel timpano il martirio dei santi Dionigi, Eleuterio e Rustico, presenta nei piedritti i segni zodiacali.

Portale centrale

Conosciuto come Portale del Giudizio, presenta le Vergini sagge e le vergini stolte sui piedritti; il Giudizio universale con Cristo in mandorla al centro appare nel timpano e prosegue nel primo archivolto interno con scene del paradiso, nella metà sinistra, e dell'inferno in quella destra. Gli altri archivolti raffigurano i 24 Vecchi dell'Apocalisse.

La porta, mutilata del pilastro centrale nel 1719, venne rifatta nel XIX secolo fedele a quello bronzee medievali, e rappresentano la Passione e la Resurrezione.

Portale di destra

Anche detto Portale della Comunione, deve il nome al rilievo del timpano dell'Ultima Comunione, dove san Dionigi e i suoi compagni ricevono per l'ultima volta la Comunione direttamente dalle mani di Cristo, prima del loro martirio. Nei piedritti vi è rappresentato il Calendario, dove i mesi dell'anno sono raffigurati dai lavori agricoli.

Interno

Il grandioso interno, preceduto da nartece, è a pianta a croce latina, con transetto, coro a doppio deambulatorio sul quale s'innestano sette cappelle radiali e cripta sottostante. Piedicroce e transetto appaiono divisi in tre navate da pilastri a fascio che inquadrano tre livelli: le arcate, il triforio e il cleristorio. Tutte le finestre accolgono grandi vetrate che inondano di luce l'ambiente.

Tombe reali

Tutte le tombe reali sono disseminate nel transetto, nel deambulatorio e nella cripta romanica. Molte vennero profanate durante la Rivoluzione francese e costituiscono una superba collezione d'arte funeraria francese dal Medioevo al Rinascimento. Fra esse spiccano:

Tomba di Dagoberto I (610-639), fu il primo re sepolto nella basilica. La sua tomba, monumentale, venne realizzata nel XIII secolo.

Tomba di Francesco I e di sua moglie Claudia di Francia, grandiosa opera disegnata da Philibert Delorme nel 1548 con statue di Pierre Bontemps, François Marchant, Jacques Chanterel e Ambroise Perret.

Tomba di Luigi XII di Francia e Anna di Bretagna, opera eseguita a Tours nel 1516-22 dai fiorentini Giovanni e Giusto Betti

Tomba di Enrico II e Caterina de' Medici, opera del 1570 disegnata da Primaticcio con statue di Germain Pilon

Opere d'arte

Innumerevoli sono le opere d'arte ancora conservate nella basilica malgrado le distruzioni della Rivoluzione francese:

Madonna col Bambino, opera romanica in legno policromo del XII secolo.

Stalli lignei. Alla fine della navata centrale, prima della crociera, si trovano degli stalli rinascimentali di finissima fattura, eseguiti nel XVI da un artista italiano per il Castello di Gaillon.

Urna col cuore di Francesco I, opera in marmo bianco del 1556 eseguita da Pierre Bontemps

Colonna col Cuore di Francesco II, opera in marmo bianco disegnata da Primaticcio

Statue giacenti di Enrico II e Caterina de' Medici, di Germain Pilon

Organo

Il grande organo in controfacciata venne realizzato da Aristide Cavaillé-Coll fra il 1834 e il 1840.

Titolare:

1840-1866: Charles-Prosper Simon

1866-1870: Delahaye

1896-1937: Henri Libert

1937-1977: Henri Heurtel

1987-2018: Pierre Pincemaille

dal 2018: Quentin Guérillot

Dimensioni
Sovrani sepolti

I sovrani sepolti sono:

Clodoveo I

Filippo il bello

Giovanni II il Buono

Filippo V il Lungo

Carlo V di Francia

Carlo VI il Folle

Carlo VIII

Luigi XII

Francesco I

Enrico II

Francesco II

Carlo IX

Enrico III

Enrico IV

Luigi XIII

Luigi XIV

Luigi XV

Luigi XVI

Luigi XVII (solo il cuore imbalsamato)

Luigi XVIII

Isabella di Hainaut, moglie di Filippo Augusto

Isabella d'Aragona, moglie di Filippo l'Ardito

Giovanna di Borbone, moglie di Carlo V

Isabella di Baviera, moglie di Carlo VI

Anna di Bretagna, moglie di Carlo VIII in prime nozze e di Luigi XII in seconde nozze

Claudia di Francia, duchessa di Bretagna, prima moglie di Francesco I

Caterina de' Medici, moglie di Enrico II

Luisa di Lorena-Vaudémont, moglie di Enrico III

Margherita di Valois, prima moglie di Enrico IV

Maria de' Medici, seconda moglie di Enrico IV

Anna d'Austria, moglie di Luigi XIII

Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV

Maria Leszczyńska, moglie di Luigi XV

Maria Antonietta d'Austria, moglie di Luigi XVI

San Luigi rifiutò l'inumazione di Ingeburge di Danimarca.

Altri personaggi sepolti

Carlo Martello

Bertrand du Guesclin

Carlo II d'Alençon (trasferito nel XIX secolo)

Leone VI d'Armenia

Carlo di Valois

Carlo I d'Angiò

Enrichetta Maria di Borbone (1609-1669), regina d'Inghilterra come moglie di Carlo I d'Inghilterra e figlia di Enrico IV;

Sophie (Mademoiselle), figlia di Carlo X, (1776-1783, ebbe il titolo di petite-fille de France);

Marie Thérèse (Mademoiselle d'Angoulême), seconda figlia di Carlo X, nata e morta infante nel 1783, ebbe il titolo di petite-fille de France;

Luigi Giuseppe di Borbone, figlio maggiore di Luigi XVI (1781-1789), ebbe il titolo di Delfino;

Sofia Elena Beatrice di Borbone detta Madame Sophie, seconda figlia di Luigi XVI (1786-1787), ebbe il titolo di fille de France;

Luisa Isabella d'Artois, figlia maggiore di Carlo Ferdinando d'Artois, nata e morta infante nel 1817, ebbe il titolo di petite-fille de France e di Mademoiselle;

Luigi d'Artois, primo figlio maschio di Carlo Ferdinando d'Artois, nato e morto infante nel 1818, ebbe il titolo di petit-fils de France;

Luigi-Giuseppe di Borbone-Condé (1736-1818), duca di Borbone di Enghien e di Guisa;

Carlo Ferdinando d'Artois, secondo figlio di Carlo X (1778-1820), petit-fils de France, duca di Berry;

Luigi-Enrico-Giuseppe di Borbone-Condé (1756-1830), principe di Condé, duca di Borbone, duca di Enghien e duca di Guisa.

Priorati delle case dipendenti da Saint-Denis

L'abbazia di Saint Denis controllava un certo numero di conventi retti da un priore, ma dipendenti dall'abbazia stessa.

Gli archivi di Saint-Denis hanno conservato i nomi dei priori che hanno governato i conventi dipendenti dall'abbazia di Saint-Denis:

Priorato di Saint-Hippolyte, presso Sélestat (Alto Reno)

Priorato de Saint-Alexandre a Lièpvre (Alto Reno)

Priorato del Mont Saint-Michel, presso Verdun

Saint-Dieudonné (Saint-Dié-des-Vosges)

Saint-Véron o Asberting, diocesi di Metz

Saint-Vital, presso Metz

Celle d'Adalonge o Saint-Georges, diocesi di Metz

Elenco degli abati e dei gran priori di Saint Denis

Informazioni pratiche

Come arrivare
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Palazzo delle Tuileries

Palazzo · Saint-Germain-l'Auxerrois

Palazzo delle Tuileries

Il Palazzo delle Tuileries (in francese Palais des Tuileries, /palɛ de tɥilʁi/; raramente italianizzato in Tuglierì o Tuglierie) era un antico palazzo reale che sorgeva a Parigi in Francia, sulla riva destra della Senna, fino al 1871, quando fu distrutto da un incendio e a cui fece seguito la demolizione.

Costruito nel XVI secolo e ampliato nel tempo fino a riunirsi al Palazzo del Louvre nel 1857, le Tuileries avevano un'immensa facciata (lunga 266 metri per il Palazzo scomparso, e circa 328 metri se contiamo i padiglioni di Flore e Marsan che sono sopravvissuti) ed è stato il punto focale del grande asse storico di Parigi (prospettiva in fila dell'avenue des Champs-Élysées, Place de la Concorde e del giardino delle Tuileries).

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Il Palazzo fu residenza a Parigi per tutti i sovrani di Francia da Enrico IV a Luigi Filippo, passando poi anche per Napoleone I e Napoleone III. Fu anche sede del governo della prima repubblica francese e del Consolato. Il suo ruolo come sede ufficiale del potere in Francia venne interrotto solo dalla sua distruzione da incendio doloso il 23 maggio 1871, appiccato dai comunardi Jules-Henri-Marius Bergeret, Victor Bénot ed Étienne Boudin. Le rovine del Palazzo delle Tuileries furono demolite nel 1883 e da allora i Presidenti della Terza Repubblica si installarono al Palazzo dell'Eliseo.

Storia
Il sito del palazzo

Nel XIII secolo, il luogo dove poi sorgerà il palazzo delle Tuileries era occupato da una serie di lotti liberi di terreno e da fornaci per la cottura delle tegole (in francese tuiles) che occupavano l'area, da cui poi il futuro nome del palazzo. Nel XIV secolo, il prevosto di Parigi, Pierre des Essarts, vi possedeva qui una propria abitazione assieme a quaranta acri di terreno coltivabile. Il sito era posto al di fuori delle mura di Carlo V costruite tra il 1356 e il 1383, dalle quali era separato da un fossato le cui acque erano alimentate dal corso della Senna.

Nel 1500, Nicolas de Neufville de Villeroy, segretario delle finanze del re, vi fece costruire un proprio Hôtel particulier.

La prima costruzione del palazzo

Dopo la conquista di Milano avvenuta il 23 ottobre del 1515, Francesco I re di Francia si diede ai piaceri e ai divertimenti più svariati trasformando il castello de la Tournelle in un suo personale gineceo; tale contesto provocò il disappunto della madre Luisa di Savoia che decise di trasferire la sua sede a Parigi per stare quanto più lontana dal figlio. La regina madre, nella capitale, aveva fatto erigere, con i denari accumulati durante la reggenza, un sontuoso palazzo sulle rive della Senna, il quale fu l'ubicazione originaria del palazzo delle Tuileries, che fu in seguito abbellito e reso opulento dal figlio.

Successivamente dopo la morte accidentale di Enrico II di Francia nel 1559, la sua vedova Caterina de' Medici (1519-1589) progettò la costruzione di un nuovo palazzo. Ella cominciò la costruzione del palazzo delle Tuileries nel 1564 sul sito, sotto la guida dell'architetto Philibert de l'Orme. Il palazzo era costituito da una serie di lunghi edifici dalle volte molto alte che includevano due cortili di dimensioni diverse. I giardini delle Tuileries vennero creati, su ordine di Caterina, dal fiorentino Bernardo Carnesecchi nel 1564 (furono poi ristrutturati da Mollet nel 1609 e successivamente da André Le Nôtre nel 1664, la cui impronta è ancora individuabile nonostante le successive trasformazioni).

Durante il regno di Enrico IV (1589–1610), la struttura venne espansa a sud così da potersi riunire con il lato verso il fiume, la Grande Galerie, che correva lungo tutta l'ala est del vecchio palazzo del Louvre.

Luigi XIV

L'edificio venne notevolmente ingrandito nel XVII secolo così che l'angolo di sud-est si unisse al Louvre.

Luigi XIV risiedette al palazzo delle Tuileries mentre Versailles era in costruzione. Il palazzo venne completante trasformato con la costruzione delle facciate laterali e il padiglione centrale, rimpiazzando il grande scalone centrale con un vestibolo a colonne al piano terra e con la costruzione della Salle des Cents Suisses (Sala delle cento guardie svizzere), aggiungendovi poi a completamento una cupola rettangolare. Venne creato inoltre un nuovo enorme scalone di rappresentanza verso l'entrata dell'ala nord del palazzo. Gli appartamenti del re si trovavano al piano terra, proprio davanti al Louvre, mentre quelli della regina erano posti al piano superiore, rivolti verso il giardino.

Il 7 febbraio 1662 avvenne l'inaugurazione della Salle (Théâtre) des Machines da 7000 posti con la prima assoluta di Ercole amante di Francesco Cavalli. Nello stesso anno si è tenuto lo spettacolo Grand Carrousel, con oltre 10000 spettatori, in onore del primogenito Luigi.

L'architetto dei giardini del re, André Le Nôtre, sistemò il terreno per le Tuileries nel 1664, ma quando il re andò via, l'edificio fu abbandonato; si usò solamente come teatro, e i suoi giardini vennero aperti al pubblico e divennero un luogo classico per il passeggio dei parigini.

Luigi XV

Il giovane Luigi XV si spostò con la sua corte da Versailles al Palazzo delle Tuileries dal 1º gennaio 1716, quattro mesi dopo essere asceso al trono di Francia. Tornò a Versailles il 15 giugno 1722, tre mesi prima della sua incoronazione. Entrambi gli spostamenti vennero decisi dal reggente, il duca d'Orléans. Il re risiedette inoltre alle Tuileries per brevi periodi negli anni '40 del Settecento.

Luigi XVI

Durante la Rivoluzione francese, Luigi XVI e la sua famiglia furono costretti a ritornare da Versailles alle Tuileries sotto sorveglianza dei rivoluzionari a partire dal 6 ottobre 1789. Per i successivi due anni, il palazzo fu la residenza dell'intera famiglia reale francese. Il 9 novembre 1789 l'Assemblea Nazionale Costituente (ex Stati Generali) si spostò di sede dalla sala della pallacorda di Versailles alle Tuileries, dopo lo spostamento del supremo tribunale di Parigi.

Il 9 novembre 1789, l'Assemblea nazionale costituente, gli ex Stati generali del 1789, si trasferì da Versailles alle Tuileries, a seguito del trasferimento del re a Parigi. La Salle du Manège, sede dell'accademia equestre reale, era allora la più grande sala coperta di Parigi e servì come luogo di riunione per l'Assemblea costituente, per l'Assemblea legislativa, per la Convenzione nazionale e per il Consiglio dei Cinquecento durante il Direttorio, prima che quest'ultimo si trasferisse al Palais Bourbon nel 1798.

Mentre si trovavano nel palazzo, i membri della famiglia reale tentarono di fuggire la sera del 20 giugno 1791, ma vennero catturati a Varennes e riportati alle Tuileries. Il palazzo venne poi assaltato il 10 agosto 1792 dalla folla parigina in rivolta che massacrò la Guardia reale; la famiglia reale fuggì attraverso i giardini e si rifugiò assieme ai componenti dell'Assemblea legislativa.

Napoleone

Quando Napoleone Bonaparte salì al potere come Primo console fece delle Tuileries la sua residenza e quindi, successivamente, la residenza imperiale. Nel 1808 cominciò la costruzione di una nuova ala che collegò il palazzo con il Louvre creando così un grande cortile.

A seguito della scelta come residenza ufficiale di Napoleone, il palazzo venne ridecorato in stile neoclassico (stile impero) da Charles Percier e Pierre François Léonard Fontaine oltre che da alcuni dei più noti architetti e mobilieri dell'epoca, tra i quali l'ebanista Georges Jacob. A Pierre Paul Prud'hon venne commissionata la ristrutturazione dell'appartamento della imperatrice Maria Luisa d'Asburgo-Lorena. Per la stanza nuziale dell'imperatrice disegnò i mobili e la decorazione degli interni in una rivisitazione dello stile greco antico.

Nel 1809, Jacob-Desmalter, principale fornitore di arredamenti dell'imperatore, cominciò a lavorare a una stanza da letto per l'imperatrice Giuseppina Beauharnais nel palazzo delle Tuileries (che venne infine usata dall'imperatrice Maria Luisa). Questo monumentale mobilio disegnato dall'architetto era impreziosito da numerosi intarsi in bronzo; il pannello centrale, in bronzo dorato, rappresentava la "Nascita della regina della terra alla quale Cupido e le dee fanno delle offerte" dello scultore Pierre-Philippe Thomire, su di un bassorilievo di Antoine-Denis Chaudet. Jacob-Desmalter completò il grande lavoro nel 1812 con due piccoli mobili, nello stesso stile, usando del legname non esotico.

La Restaurazione

Il palazzo delle Tuileries servì come residenza reale anche dopo la restaurazione della monarchia borbonica. Nel corso della Rivoluzione di luglio del 1830, il palazzo venne attaccato e saccheggiato per la terza volta nella sua storia dai parigini in rivolta.

Luigi Filippo vi stabilì la propria residenza il 21 settembre 1831, trasferendosi su impulso dell'allora presidente del consiglio dei ministri francese Casimir Perier dall'antico Palais-Royal, sempre a Parigi. La regina Maria Amalia lo trovò triste e lo paragonò nelle sue lettere a una casba. Per più di un anno dall'insediamento del sovrano, vennero eseguiti una serie di importanti lavori di riqualificazione del palazzo che costarono in tutto più di 5.000.000 di franchi dell'epoca che diedero al palazzo un aspetto ancora più grandioso, in particolare dopo la costruzione, da parte degli architetti Percier e Fontaine, di una grande scalinata nel Pavillon de l'Horloge. Il re fece anche scavare un fossato nel giardino delle Tuileries, consentendo così di ricavare un giardino privato, recintato da cancelli, lungo la facciata occidentale del palazzo, separandolo dal resto del parco che rimase a uso pubblico dei parigini. Luigi Filippo dovette però rinunciare, per mancanza di denaro, al progetto di riunire il Louvre e le Tuileries sul lato nord, idea presentatagli nel 1833 ma attuato poi solo sotto Napoleone III.

Luigi Filippo e la sua famiglia, ad ogni modo, vi rimasero sino al 1848, quando il palazzo fu nuovamente attaccato, il 24 febbraio. Le guardie svizzere a custodia del palazzo, a conoscenza di quanto accaduto ai loro predecessori nel 1792, abbandonarono il palazzo.

Il secondo impero francese

Il palazzo venne utilizzato ancora una volta come residenza imperiale dopo il colpo di Stato del 1852; quando il presidente Luigi Napoleone Bonaparte divenne l'imperatore Napoleone III, si spostò dal Palazzo dell'Eliseo a quello delle Tuileries. Durante il secondo Impero, il palazzo venne profondamente modificato nelle decorazioni e nell'arredamento dopo i danni subiti a seguito della rivoluzione del 1848. Alcune sale dell'appartamento di Stato, pregevolmente ridecorate, vennero impiegate per i ricevimenti di stato e in particolare quello della regina Vittoria d'Inghilterra del 1855. Sotto il secondo Impero venne completata l'ala nord del Louvre lungo Rue de Rivoli, che collegava le Tuileries con il resto del palazzo del Louvre. Si completava così il progetto realizzato tre secoli prima.

La linea dei tetti del palazzo, e particolarmente quella della cupola centrale, venne adottata in molte costruzioni in Inghilterra e negli Stati Uniti nella costruzione di alberghi, edifici commerciali e privati.

L'utilizzo del palazzo sotto Napoleone III

Napoleone III, dopo essere asceso al trono, decise di installarsi al palazzo delle Tuileries. I suoi appartamenti erano posti al piano terreno dell'ala sud del palazzo ed erano composti da "sale in stile primo impero". L'imperatrice Eugenia aveva il proprio appartamento al primo piano, collegato a quello dell'imperatore da una scala a scomparsa, in pieno contrasto invece con Versailles dove gli appartamenti del sovrano e della sovrana si trovavano sul medesimo piano e quello del re era il maggiore dei due.

Le stanze di rappresentanza del palazzo sotto Napoleone III - poste sul lato del Carrousel a est - vennero utilizzate in diverse occasioni formali. Napoleone III aveva dato disposizione per le cene più informali che si utilizzasse il Salone d'Apollo, posto vicino alla Sala dei Marescialli (presso il padiglione centrale) e presso la Sala del Primo Console o Salone Bianco. Passata la sala del trono, si sarebbe raggiunto il Salone Luigi XIV dove di solito si svolgevano le cene importanti. Per gli eventi più prestigiosi, ad ogni modo, l'imperatore diede disposizione di utilizzare la più grande Galleria di Diana, posta a sud. Nel caso di un ballo di stato, invece, la Galleria sarebbe stata utilizzata per il rinfresco, mentre si sarebbe usato il padiglione centrale come sala da ballo.

L'ala nord del palazzo, che conteneva la cappella, la Galleria della Pace e la Sala degli Spettacoli vennero meno utilizzate da Napoleone III rispetto ai suoi predecessori. Il teatro, nello specifico, vide un grande rappresentazione trionfale con una cantata di Auber che venne messa in opera la sera del giorno in cui si tenne il matrimonio civile tra Napoleone ed Eugenia, il 29 luglio 1853,. L'ultima occasione formale in cui le sale di quest'ala vennero utilizzate fu il 10 giugno 1867 quando qui si tenne una festa con concerto in occasioen dell'Esposizione Universale. Durante la guerra franco-prussiana il teatro venne utilizzato come ospedale.

Il padiglione più a sud, detto Pavillon de Flore, era il retro del palazzo, con diversi corridoi di servizio e la possibilità di legarsi direttamente alle cucine che erano poste sotto l'attuale Rue de Rivoli.

L'incendio e la demolizione

Dopo il crollo del secondo impero francese, quando a Parigi si installò il governo della Comune, le Tuileries divennero un teatro di festival e concerti: al Salon des Maréchaux si svolgevano così i "Concerti dei comunardi" a cui prese parte anche l'attrice Marie Léonide Charvin. Il 10 maggio 1871, venne organizzata una serata di beneficenza a favore dei feriti della Guardia Nazionale. Il 18 dello stesso mese si svolsero tre concerti consecutivi, attirando una folla enorme al palazzo.

Il 23 maggio 1871, durante la repressione della Comune, dodici uomini agli ordini dell'estremista Dardelle diedero fuoco al palazzo alle sette di sera, sfruttando la complicità di Bénot, garzone di un macellaio che, con Bergeret e Boudin, riuscirono ad attraversare tutti gli appartamenti del palazzo spruzzando le pareti e i pavimenti con secchi pieni d'olio. Il fuoco venne appiccato da Bénot e verso le 23:00, un'enorme esplosione colpì il padiglione centrale (alla base del quale erano stati posti barili di polvere da sparo e altro materiale infiammabile), facendo crollare la cupola in una pioggia di fiamme. L'incendio arse per 48 ore e bruciò completamente l'edificio. Soltanto il 25 maggio i pompieri e il 26º battaglione riuscirono a domare il fuoco; solo il museo fu miracolosamente risparmiato dalle fiamme, anche per interessamento diretto di Henry Barbet de Jouy e di Martian Bernardy de Sigoyer che ordinarono di fare il possibile per evitare che il fuoco si propagasse oltre verso altri edifici. La potenza del fuoco che si sviluppò, fuse completamente i bronzi presenti e ridusse in polvere il marmo. Bergeret e i suoi uomini, dopo aver ordinato un pasto freddo, cenarono sulla terrazza del Louvre, contemplando il fuoco.

Le rovine delle Tuileries rimasero sul luogo per molti anni. Nonostante i tetti e gli interni del palazzo fossero stati distrutti dall'incendio, lo scheletro rimase in piedi e sarebbe stato quindi possibile operare una ricostruzione dell'edificio. Altri monumenti di Parigi bruciati dai comunardi, come l'Hôtel de Ville, vennero ricostruiti dopo il 1870. Dopo molte esitazioni, il governo della Terza Repubblica decise di non restaurare il Palazzo delle Tuileries in quanto simbolo degli antichi regimi monarchico e imperiale.

D'altra parte la porzione del Louvre che fu bruciata dall'incendio venne ricostruita nel suo stile originale dal governo francese.

Nel 1882 l'Assemblea nazionale francese votò per la demolizione delle rovine che vennero vendute a un imprenditore privato per la somma di 33.300 franchi d'oro (approssimativamente 130.000 euro del 2005), nonostante le proteste del barone Haussmann, di Hector-Martin Lefuel, di Eugène Viollet-le-Duc, di Léonce Reynaud e altri membri di circoli artistici parigini che dichiararono che l'operato del governo era un crimine contro l'arte e la storia di Francia. Il progetto di ricostruzione, ad ogni modo, si arenò principalmente per la morte di Viollet-le-Duc (il 17 settembre 1879), di Reynaud (il 14 febbraio 1880) e infine di Lefuel (il 26 dicembre 1880). Il nuovo architetto responsabile del sito, Charles Garnier, era stato uno degli oppositori al restauro e in una sua relazione stesa il 30 maggio 1881, accennò alle difficoltà nel ricostruire il palazzo: ruderi troppo a lungo esposti alle intemperie per essere conservati, poca profondità delle ali, necessità di realizzare cantine contro l'umidità, proponendo invece la costruzione di un nuovo edificio sul sito. Spronato da questa relazione il nuovo ministro scelto dal governo Gambetta, Antonin Proust, varò una legge per la demolizione del palazzo.

La demolizione cominciò nel febbraio del 1883 e venne completata il 30 settembre dello stesso anno. Pietre e marmi del palazzo vennero venduti ai privati come ricordo: Achille Picart, riuscì a costruirvi un castello in Corsica, presso Ajaccio, il Castello de la Punta. La base del padiglione centrale si trova oggi nella piazza Georges Cain di Parigi, mentre parti del cortile centrale si trovano nei giardini del Trocadéro. Altri pezzi del palazzo si trovano al Louvre, al Museo delle Arti Decorative. Ad oggi, dell'antico palazzo, rimangono unicamente il Pavillon de Flore e il Pavillon de Marsan oltre a due gallerie che si estendono sino alle biglietterie del Louvre.

Proposte di ricostruzione

Sin dal 2003, il Comitato per la Ricostruzione delle Tuileries (in francese Comité national pour la reconstruction des Tuileries) nacque col proposito di ricostruire il Palazzo delle Tuileries sul modello di altre imprese simili compiute in Europa come per il Berliner Stadtschloss di Berlino o il Castello di Herrenhausen ad Hannover. Sin dalla demolizione del complesso nel 1883, infatti, la famosa prospettiva degli Champs-Élysées, che terminava con la maestosa facciata del palazzo delle Tuileries, terminava invece con l'Arco di Trionfo del Carrousel, un tempo centrato sull'ingresso alle Tuileries ma posto invece oggi in un enorme spazio vuoto. Il Louvre, con la sua piramide da un lato e l'Axe historique di Place de la Concorde-Champs-Élysées-Arco di Trionfo sull'altro, non sono allineati sul medesimo asse architettonico.

Il Palazzo delle Tuileries, che era collocato nel punto di giunzione di questi due assi divergenti tra loro, era stato concepito proprio per dissuadere la vista da questa incongruenza e per questo i sostenitori del progetto, con l'appoggio di architetti, hanno cercato di promuovere la ricostruzione del palazzo per riarmonizzare l'area. Così facendo, inoltre, i giardini delle Tuileries riacquisirebbero il loro scopo originario, ovvero essere giardini di un palazzo.

Il Louvre ha dato informalmente il proprio appoggio al progetto data la ricerca continua di nuovi spazi espositivi e nell'impossibilità di espandere la struttura nella quale si trova collocato il museo. I progetti di ricostruzione portati all'attenzione dei media, inoltre, hanno proposto di ricostruire gli appartamenti di stato come dovevano apparire nel 1871, ovvero all'epoca del secondo impero francese, servendosi del materiale fotografico e dei rilievi architettonici conservati presso gli Archives Nationales. L'utilizzo di mobilio non solo d'epoca ma originale del palazzo, sarebbe inoltre possibile dal momento che buona parte dei mobili presenti all'interno dell'area si salvarono dall'incendio in quanto trasferiti altrove nel 1870 in vista della guerra franco-prussiana e di possibili razzie. Tali oggetti (mobili, oggetti, dipinti), si trovano inoltre oggi stoccati in magazzino e non sono visibili al pubblico per la mancanza di spazio nel Louvre.

Nel 2006 venne stimato per la prima volta un progetto di ricostruzione del complesso per un costo di 300.000.000 di euro. Il piano per finanziare il progetto è stato pensato con una sottoscrizione pubblica e il lavoro affidato a una fondazione privata, quindi senza che il governo francese dovesse sborsare denaro per l'impresa. All'epoca della presentazione del progetto, il presidente francese Jacques Chirac chiese un dibattito pubblico in materia. Sulla questione della ricostruzione del palazzo si era già espresso anche l'ex presidente Charles de Gaulle che si era detto entusiasta del progetto per riportare "un gioiello nel centro di Parigi."

Nel 2008, Michel Clément, direttore del dipartimento d'architettura e monumenti dello stato francese disse: "Dal nostro punto di vista, la ricostruzione del palazzo delle Tuileries non è una priorità. Inoltre non fa parte della cultura francese far risorgere monumenti ex nihilo (dal nulla), ma piuttosto quello di conservare i resti che sono sopravvissuti."

I giardini delle Tuileries

Quando il grande spazio vuoto fra l'ala nord e quella sud del Louvre, a noi così familiare, si realizzò nel 1883 con la demolizione di cui si è detto, per la prima volta il cortile del Louvre si affacciò sui giardini delle Tuileries. I giardini, Jardin des Tuileries in francese, vennero circondati dal palazzo del Louvre a est, dalla Senna a sud, dalla Place de la Concorde a ovest e da Rue de Rivoli a nord. Ancora a nord, per Rue de la Paix si raggiunge Place Vendôme.

I giardini delle Tuileries ricoprono oggi una superficie di 25 ettari, furono, come detto, inizialmente creati su ordine di Caterina dei Medici dal fiorentino Bernardo Carnesecchi nel 1564, ristrutturati da Mollet nel 1609 e dall'architetto André Le Nôtre nel 1664. Nonostante successive trasformazioni conservano l'impronta data loro da André Le Nôtre. La loro pianta spaziosa si riflette sulle due vasche poste sull'asse centrale ai due estremi fino all'Arc du Carrousel.

La Galleria nazionale del Jeu de Paume è un museo d'arte contemporanea ubicato nell'angolo nord-ovest dei giardini su Place de la Concorde. Simmetricamente disposto verso l'angolo di sud-ovest vi è l'Orangerie, dove re Luigi XVI aveva fatto attrezzare una serra idonea a ospitare alberi d'aranci. Dopo un lungo restauro, nel 2005 l'Orangerie è tornata alla sua funzione museale e raccoglie famose opere di impressionisti (Renoir, Manet, Cézanne, Rousseau e, specialmente, le notissime "ninfee" di Monet, disposte a 360° in due saloni ovali perfettamente idonei allo scopo). Dopo il Musée d'Orsay, ma prima del Marmottan, l'Orangerie è quindi il terzo polo museale dedicato all'Impressionismo in Francia.

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Palais-Royal

Residenza reale · Palais Royal

Palais-Royal

Il Palais-Royal, insieme monumentale (palazzo, giardino, gallerie, teatro) a nord del palazzo del Louvre nel I arrondissement di Parigi, è un luogo importante della storia della Francia e della vita parigina. Fino al 1848 appartenne alla dinastia d'Orléans.

Al suo interno ospita il Consiglio di Stato, il Consiglio costituzionale ed il Ministero della cultura, oltre ad una sala della Comédie-Française chiamata Salle Richelieu. Nel 1830 la Cour d'Honneur venne chiusa a nord dal più famoso porticato ad arcate di Parigi, la cosiddetta Galerie d'Orléans, in seguito demolita. Dal 1986 il cortile principale del palazzo accoglie l'opera di Daniel Buren dal titolo Les Deux Plateaux, nota come «le colonne di Buren»

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Dal 1994 è classificato come Monumento storico di Francia.

Storia
Dal Palais-Cardinal al Palais-Royal

Il palazzo venne costruito sul terreno dove un tempo sorgeva l'hôtel de Rambouillet con un tratto delle Mura di Carlo V, per volere del Cardinale Richelieu (per questo motivo il palazzo fu inizialmente chiamato Palais Cardinal) come propria residenza personale a Parigi. Il progettista incaricato dei lavori, l'architetto Jacques Lemercier, iniziò i lavori di progettazione nel 1629, iniziando la costruzione nel 1633 e terminandola nel 1639.

Alla morte di Richelieu nel 1642, il palazzo passò in eredità al re ed allora acquisì il nome di Palais-Royal. Dopo la morte di Luigi XIII che avvenne l'anno successivo, il palazzo divenne residenza della regina madre Anna d'Austria e dei suoi giovani figli, Luigi XIV e Filippo, duca d'Angiò, che qui vissero con il consigliere di stato, il Cardinale Mazzarino.

Dal 1649, il palazzo divenne anche la residenza delle esiliate Enrichetta Maria e Enrichetta Anna Stuart, rispettivamente moglie e figlia del deposto re Carlo I d'Inghilterra. Le due erano fuggite dall'Inghilterra nel bel mezzo della Guerra civile inglese ed avevano cercato aiuto presso il nipote di Enrichetta Maria, re Luigi XIV.

La residenza dei duchi di Orleans

Enrichetta Anna sposò in seguito il fratello minore di re Luigi, Filippo, duca di Orleans nella cappella del palazzo il 31 marzo 1661. L'anno successivo la nuova duchessa d'Orleans diede alla luce nel palazzo una figlia, Maria Luisa d'Orleans. Dopo il matrimonio dei due, il palazzo divenne la principale residenza della Casa degli Orleans dal momento che il re con la sua corte si era trasferito dapprima al Louvre e poi a Versailles reputando il palazzo troppo piccolo per le esigenze della corte e troppo al centro della caotica capitale, lasciandolo quindi al fratello.

La nuova duchessa, si impegnò da subito per ammodernare la residenza creando splendidi giardini ornamentali che si disse fossero i più belli di tutta Parigi. Sotto la nuova coppia ducale proprietaria, il Palais-Royal divenne uno dei centri sociali più noti della capitale, essendo spesso sede di sontuosi balli di corte a cui era invitata solo la crème de la crème della società francese. Tra gli ospiti fissi di questi eventi era possibile notare alcune delle personalità principali dello scenario di stato dell'epoca come la regina madre Anna d'Austria, la duchessa di Montpensier, la principessa de Condé e la de Conti. Anche i favoriti di Filippo furono assidui frequentatori del palazzo.

Il palazzo venne ridecorato e vennero creati nuovi appartamenti da destinare alle servitrici ed allo staff della duchessa. Molte di quelle che poi divennero amanti e favorite di Luigi XIV si trovavano qui al servizio: Louise de La Vallière, che diede qui alla luce due figli del re nel 1663 e nel 1665, Françoise-Athénaïs de Montespan, che soppiantò Louise e Angélique de Fontanges, che fu al servizio della seconda duchessa d'Orleans.

Dopo la morte di Enrichetta Anna nel 1670 il duca si risposò con Elisabetta Carlotta del Palatinato che al contrario preferì risiedere al Castello di Saint-Cloud, facendo convergere verso questa opinione anche il successivo duca di Orleans, Filippo Carlo noto col titolo di duca di Chartres.

Francesca Maria di Borbone, duchessa d'Orleans

Nel 1692, in occasione del matrimonio del duc de Chartres con Francesca Maria di Borbone, mademoiselle de Blois, figlia legittimata di Luigi XIV e di madame de Montespan, il re decise di supportare i desideri degli Orleans nel voler migliorare ed ingrandire il palazzo.

Sfruttando la ricorrenza del matrimonio, vennero costruiti nuovi appartamenti e venne fornito un nuovo mobilio nell'ala est verso l'attuale rue de Richelieu. Fu in quest'occasione che Filippo diede commissione di realizzare una galleria per accogliere la famosa Collezione Orleans con dipinti famosi di inestimabile valore, che venne aperta poco dopo al pubblico. L'architetto incaricato dei nuovi lavori fu Jules Hardouin-Mansart, ed il costo totale della ricostruzione si aggirò attorno alle 400.000 livre. L'assistente di Hardouin-Mansart, François d'Orbay, realizzò una cartografia dettagliata del sito prima di intervenire e dopo gli interventi, affidando il disegno dei giardini al celebre architetto del verde André Lenôtre che stava operando anche alla Reggia di Versailles.

Dopo l'allontanamento di Madame de Montespan e l'arrivo del suo successore, Madame de Maintenon che fece pressione sul re per proibire ogni intrattenimento lascivo a Versailles, il Palais-Royal tornò nuovamente alla ribalta sociale. Quando il duca d'Orleans morì nel 1701, suo figlio divenne il nuovo capo della casata. I nuovi duca presero residenza al Palais-Royal e qui infatti nacquero due delle loro figlie, Carlotta Aglae di Borbone-Orléans, poi duchessa di Modena, e Luisa Diana di Borbone-Orléans, poi principessa di Conti.

Il palazzo durante La Régence ed il regno di Luigi XV

Alla morte di Luigi XIV nel 1715, questi venne succeduto dal suo pronipote di appena cinque anni. Il duca di Orleans divenne reggente per il giovane Luigi XV, ponendo le basi del governo della Francia proprio al Palais-Royal, mentre il giovane re continuò a vivere nel vicino Palazzo delle Tuileries.

Dopo la reggenza, la vita sociale del palazzo tornò ad ogni modo sottotono. Luigi XV, quando crebbe a sufficienza per governare autonomamente, spostò nuovamente la corte a Versailles e Parigi tornò ad essere ignorata. Lo stesso accadde quindi per il Palais-Royal: Luigi di Borbone-Orléans, che succedette al padre come duca d'Orleans, e suo figlio Luigi Filippo vissero prevalentemente a Saint-Cloud, che era rimasto perlopiù disabitato dalla morte della principessa palatina nel 1722.

Il Palais-Royal tornò alla ribalta con il matrimonio tra Luisa Enrichetta di Borbone che qui sposò Luigi Filippo nel 1743. Per l'occasione vennero infatti realizzati nuovi appartamenti (collocati in quella che attualmente è la sezione nord verso Rue-de-Valois) realizzati a metà del secolo dall'architetto Pierre Contant d'Ivry. La duchessa morì all'età di soli 32 anni nel 1759.

Il palazzo durante la proprietà di Luigi Filippo II d'Orleans

Alcuni anni dopo la morte di Luisa Enrichetta, suo marito segretamente sposò la sua amante, la marchesa di Montesson, e la coppia decise di prendere residenza la Castello di Sainte-Assise dove il duca morì nel 1785.

Nel 1785, Luigi Filippo II di Borbone-Orléans succedette così a suo padre come capo della casata d'Orleans. Questi era nato al castello di Saint-Cloud ma successivamente si era trasferito al Palais-Royal con la moglie e qui aveva preso residenza stabile grazie anche alle copiose sostanze portate in dote dalla moglie Luisa Maria Adelaide di Borbone che aveva sposato nel 1769. Il figlio primogenito della coppia, Luigi Filippo III d'Orleans nacque in questo palazzo nel 1773.

Luigi Filippo II a partire dal 1780 prese possesso pienamente del palazzo, espandendo e ridisegnando l'intero complesso degli edifici e dei giardini tra il 1781 ed il 1784. Nel 1784, vennero realizzate strutture per il commercio, sedi di botteghe e luoghi di intrattenimento. Sebbene il corps de logis rimase residenza privata degli Orleans, le arcate che circondavano i suoi giardini si arricchirono di ben 145 negozi, caffè, saloni, parrucchieri, librerie, musei e chioschi di bevande e rinfreschi. Il palazzo tornò così nuovamente al centro dell'attenzione della vita sociale di Parigi, divenendo uno dei centri commerciali della capitale. Esso era infatti frequentato dall'aristocrazia, dalla borghesia e dal popolo, vivendo le contraddizioni delle grandi discussioni letterarie e culturali unite alle iniziative estroverse dei debosciati (fu un noto luogo di ritrovo per prostitute) oltre che di attivisti della massoneria.

La costruzione dei teatri del Palais-Royal

Il Palais-Royal conteneva già da diverso tempo uno dei più importanti teatri pubblici di Parigi, posto nell'ala ovest verso rue Saint-Honoré (su un sito posto presso l'attuale rue de Valois). Il primo teatro costruito in loco venne realizzato tra il 1637 ed il 1641 su disegno dell'architetto Lemercier e divenne inizialmente col nome di Salone del Palais-Cardinal. Questo teatro fu una delle sedi principali della troupe di Molière dal 1660, quando già esso era divenuto il Théâtre du Palais-Royal. Dopo la morte di Moliere nel 1673 il teatro venne concesso a Jean-Baptiste Lully che lo utilizzò come sede per la sua Académie Royale de Musique (il nome ufficiale dell'Opera di Parigi all'epoca).

Il teatro dell'Opera venne distrutto da un incendio nel 1763 e venne pertanto ricostruito su disegno dell'architetto Pierre-Louis Moreau Desproux in un luogo di poco ad est del sito originario (dove attualmente si trova rue de Valois) e riaperto al pubblico nel 1770. Questo secondo teatro continuò ad essere utilizzato come sede dell'Opera parigina sino al 1781, quando venne nuovamente distrutto da un incendio, ma questa volta non venne ricostruito.

Su richiesta di Luigi Filippo II, vennero costruiti poco dopo due nuovi teatri per il Palais-Royal. Entrambi vennero progettati Victor Louis, architetto che disegnò anche le gallerie per il complesso. Il primo teatro, che aprì ufficialmente il 23 ottobre 1784, era un teatro delle marionette ed era posto nei giardini, all'intersezione della Galerie de Montpensier con la Galerie de Beaujolais.

Noto inizialmente col nome di Théâtre des Beaujolais, divenne poi Théâtre Montansier dopo che Victor Louis lo ampliò per recitarvi opere più ampie. Successivamente, con l'inizio dei tumulti politici della Rivoluzione francese, il teatro divenne noto con molti altri nomignoli. Nel 1812 venne convertito in caffè teatro, ma nel 1831 venne riaperto ancora una volta solo come teatro, acquisendo il nome di Théâtre du Palais-Royal, con cui è noto ancora oggi.

Il secondo teatro voluto da Luigi Filippo II era di dimensioni maggiori rispetto al primo e si trovava nell'angolo sud-ovest del complesso del palazzo, su rue de Richelieu. Esso venne inteso dalle sue origini come teatro dell'opera, ma molte compagnie si rifiutarono di recitarvi disponendo già di altre sedi, sino a quando l'offerta non venne rivolta al Théâtre des Variétés-Amusantes, già in boulevard du Temple. Questa compagnia cambiò il nome della struttura in Théâtre du Palais-Royal il 15 dicembre 1789, e quando questo venne completato il 15 maggio 1790 vi si installò in maniera stabile. Il 25 aprile 1791 la fazione anti-realista della Comédie-Française, guidata da François-Joseph Talma, lasciò il teatro della compagnia e si spostò in rue de Richelieu, cambiando il proprio nome di Théâtre Français de la rue de Richelieu. Con la fondazione della Prima Repubblica francese nel settembre del 1792, il teatro del nome venne nuovamente cambiato in Théâtre de la République. Nel 1799 gli attori che si erano divisi in due compagnie, si riunirono al Palais-Royal ed il teatro divenne ufficialmente noto col nome di Comédie-Française o Théâtre-Français, nomi che conserva tutt'oggi.

Palais de l'Égalité e la Rivoluzione

Durante il periodo della Rivoluzione francese, Filippo d'Orleans divenne noto col nome di Philippe Égalité e la sua stessa residenza parigina divenne nota col nome di Palais de l'Égalité, dal momento che durante la fase più radicale della rivoluzione, egli si era reso particolarmente popolare a Parigi aprendo i giardini ed il palazzo a tutti i parigini e impiegando l'architetto neoclassico Victor Louis nella ricostruzione delle strutture attorno ai giardini del palazzo, facendo circondare i giardini da un colonnato regolare costellato di piccole attività (in una di queste Charlotte Corday comprò il coltello che poi utilizzò per pugnalare a morte Jean-Paul Marat).

Fu durante questo stesso periodo che qui venne aperto lo storico ristorante "Le Grand Véfour" che ancora oggi li si trova. Nel 1786, venne posizionato un cannone per il segnale orario del mezzogiorno in cima al palazzo: posto sul primo meridiano di Parigi, il meccanismo si attivava automaticamente grazie alla concentrazione dei raggi solari all'azimut tramite l'uso di una lente che concentrava i raggi stessi verso la miccia del cannone, attivandone il funzionamento a salve. L'abate Delille disse del palazzo in quest'epoca ironizzando proprio su questo segnale orario disapprovato da molti per la sua rumorosità:

Si dice che il Marchese de Sade faccia più volte riferimento al palazzo nel suo La filosofia nel boudoir (1795) come luogo di prolifici pamphlet.

Durante il periodo della rivoluzione, il palazzo fu teatro di almeno due eventi importanti per lo sviluppo della rivolta:

L'episodio del 12 luglio 1789 in cui Camille Desmoulins, non appena udito del licenziamento di Necker chiamò i parigini all'insurrezione. La cavalleria per tutta risposta caricherà la folla in piazza Luigi XV e la reazione di difesa dei parigini li porterà alla Presa della Bastiglia due giorni dopo.

L'episodio del 20 gennaio 1793, dove il montagnardo Louis-Michel Lepeletier de Saint-Fargeau, che aveva votato per la morte del re, fu assassinato da un monarchico in una delle sale del ristorante locale, tra gli attuali numeri civici 114 e 118. Divenne uno dei martiri della rivoluzione assieme a Marat e a Joseph Chalier.

Con l'abolizione della monarchia e la proclamazione della repubblica francese, il 2 aprile 1793 il duca d'Orleans venne arrestato nel palazzo col figlio più giovane. Il 6 novembre successivo, giorno della sua esecuzione, il palazzo divenne proprietà dello stato che gli diede l'asettico nome di Palais du Tribunat. Il cortile continuò ad essere garantito ai negozianti che sino a quell'epoca lo avevano sfruttato, ma il moralismo di Robespierre lo portò ad un "risanamento" generale della struttura, evitando il gioco d'azzardo e la prostituzione.

Dopo la caduta di Robespierre, il palazzo divenne uno dei principali centri di opposizione alla Convenzione Nazionale. Il Consiglio di Stato decise di vendere il palazzo, ma il Consiglio dei Cinquecento preferì dapprima venderne l'arredamento interno e poi affittarne gli spazi interni come appartamenti singoli.

La restaurazione borbonica

Nel 1814, dopo l'abdicazione di Napoleone Bonaparte il palazzo fu restituito a Luigi Filippo, duca d'Orleans, tornato dalla Sicilia.

Dopo la Restaurazione dei Borboni, al Palais-Royal trovò impiego il giovane Alexandre Dumas nell'ufficio del potente duca d'Orleans, che nel 1830 divenne re. Durante la Rivoluzione del 1848, la folla di Parigi irruppe al Palais-Royal e rovesciò il governo di Luigi Filippo, saccheggiando le sale del palazzo, bruciando e riducendo in pezzi molti dipinti, oggetti d'arte e mobili che vi erano conservati.

Tornato ancora una volta sotto il dominio dello stato francese, divenne noto col nome di Palais National.

Luigi Napoleone Bonaparte, come presidente della rinata repubblica francese, dedicò il palazzo alle mostre artistiche tenendone ben due, una nel 1850 ed una nel 1852. Divenuto imperatore dei Francesi, mise il palazzo a disposizione dello zio Girolamo Bonaparte, fratello minore del celebre Napoleone, e da allora il palazzo divenne residenza ufficiale di quel ramo collaterale della famiglia Bonaparte. Alla morte del principe, il palazzo passò a Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, generale e cugino dell'imperatore Napoleone III.

Il Palais Royal oggi

Oggi il Palais-Royal ospita il Consiglio di Stato ed il Consiglio costituzionale francese, oltre ad una sala della Comédie-Française chiamata Salle Richelieu. Nel 1986 nel cortile del palazzo fu installata un'opera dell'artista concettuale Daniel Buren: una serie di colonne disposte in un'area di 3.000 metri quadrati. L'opera, denominata Les Deux Plateaux (ma meglio conosciuta come Le Colonne di Buren), aprì un acceso dibattito sull'integrazione tra arte antica e moderna.

I giardini, molto ben curati, sono aperti al pubblico e possono liberamente essere visitati. Per arrivare al Palais-Royal bisogna prendere le linee 1 e 7 della metropolitana e scendere alla fermata Palais Royal - Musée du Louvre.

Gli anni delle follie al Palais-Royal

«Tutto ciò che è possibile trovare a Parigi si trova al Palais-Royal», così scriveva lo storico russo Nikolaj Michajlovič Karamzin nel 1790), mentre Étienne-Léon de Lamothe-Langon nel suo La Province à Paris del 1825 scrisse: «Parigi è la capitale della Francia, il Palais-Royal è la capitale di Parigi. ». Il Palais-Royal era infatti una tappa obbligatoria per gli stranieri e i provinciali in visita a Parigi. Le distrazioni e gli intrattenimenti presenti in questo luogo dalle riforme volute da Philippe Egalité erano infatti delle più varie:

Gli spettacoli

La storia moderna della Comédie-Française iniziò proprio al Palais-Royal con la costruzione del nuovo teatro locale costruito su progetto di Victor Louis. La compagnia del 1791, guidata da Talma e dai suoi amici, portò ad una rottura della troupe per ragioni politiche sino al 1799 quando le compagnie si riunirono nuovamente. Il teatro Montansier (futuro théâtre du Palais-Royal), ricostruito da Victor Louis, contava 1300 posti e tre palchi. Il suo foyer era particolarmente animato. Il Palais-Royal vide fiorire una profusione di numerosi divertimenti e di teatri minori, tra cui ad esempio il Théâtre de Séraphin che attirava gente da tutto il mondo per i suoi particolarissimi spettacoli di ombre cinesi. Anche quello delle marionette era un genere particolarmente apprezzato. Curtius presentò nelle sale del palazzo la sua collezione di statue di cera ispirate ai personaggi celebri del momento. Ogni giorno nei giardini si riunivano dalle cento alle duecento persone per assistere allo spettacolo del segnale orario del mezzogiorno. Tra gli artisti più apprezzati si ricorda Dumaniant.

I ristoranti e i caffè

I ristoranti, con raffinati menù e tavoli singoli (separati dalla locanda propriamente detta), nacquero già sotto l'Ancien Régime come esercizi stabili al Palais-Royal e si moltiplicarono nelle nuove gallerie progettate da Victor Louis. Vi si trovano ancora oggi i caffè più celebri d'Europa come "Very" (nº 83-85), "Le Grand Véfour" (nº 79-82), "les Frères provençaux" (nº 96-98), ma anche locali più alla mano per tasche più modeste. Tra i café più noti vi è indubbiamente il Mille Colonnes (nº 36) che, oltre ad interni lussuosi, venne aperto nel 1807 e da subito si specializzò nella sua celebre Belle Limonadière, una limonata particolarmente gustosa, il "café de Foy" (nº 56-60) davanti al quale Camille Desmoulins lanciò la sua famosa frase «aux armes» ("alle armi!"), il "café Lamblin" (nº 100-101), luogo di incontro degli ufficiali dell'Impero così come dei nostalgici napoleonici durante la Restaurazione, il "café Valois", frequentato da realisti, il "café de la Rotonde" (nº 89-92) che ottenne da Cambacérès l'autorizzazione di creare appunto una rotonda presso il giardino per la clientela, il "café des Aveugles" (nº 99-102) un café-caveau sotterraneo con tanto di orchestra, il "café Corrazza" (nº 9-12) noto luogo di incontro di giacobini, frequentato anche da Napoleone Bonaparte, il "café Borel" (nº 114) col suo proprietario ventriloquo che attirava i curiosi.

Le boutiques

Per il commercio, il successo del Palais-Royal risiedeva essenzialmente nell'abbondanza e nella varietà delle merci proposte al pubblico. La densità delle boutiques era incredibile: presso il palazzo avevano sede in totale 400 attività. Vi si trovavano negozi di articoli di lusso, soprattutto gioiellerie e orologerie, ma anche sartorie, librerie e molto altro come mercanti di stampe e pubblicazioni licenziose. L'installazione della bourse de commerce nel 1816 portò qui anche le personalità della vita finanziaria parigina e quanti erano legati strettamente al mercato come istituti di cambio e di credito.

Il gioco

Il Palais-Royal fu soprattutto un casinò: creps, passe-dix, trente-un, biribi prosperarono ai numeri 9, 14, 18, 33, 113, 129, 154, senza comprendere i venti tavoli de le Cirque. La più celebre casa da gioco era posta al numero 113 che possedeva otto sale con sei tavoli da roulette. Al nº 154 si trovava la famosa "table d'or" così chiamata perché vi si giocavano solo somme forti, pagate appunto in oro e non in carta moneta. Presso una di queste sale avviene l'evento chiave de La Comédie humaine di Raphaël de Valentin. Louis Verron dedicò l'intero dodicesimo capitolo del suo Mémoires d'un bourgeois de Paris a raccontare le sue avventure al gioco presso il Palais-Royal nel 1818.

La prostituzione

Tutto il denaro circolante al Palais-Royal non poteva che attirare l'attenzione del mondo della prostituzione e delle ragazze di facili costumi: «È soprattutto la sera - scriveva Berthier de Sauvigny quando le luci si fanno soffuse, che il Palais-Royal riprende la sua anima caratteristica; è in quel momento che le ragazze escono dalle loro abitazioni e si mescolano tra la folla alla ricerca di clienti.» I clienti abituali si trovavano nei cafés-caveaux che erano molto alla moda durante il Primo Impero francese e durante i primi anni della Restaurazione. Un acquerello di Opiz mostra degli ufficiali d'esercito alla fine del 1815 intenti a discutere le tariffe con alcune di queste ragazze davanti alla casa di gioco posta al nº 113 (il celebre feldmaresciallo Blücher, una volta giunto a Parigi con le truppe occupanti, si dice si sia recato al Palais-Royal e che in una sola sera vi abbia perso più di 1 milione e mezzo di franchi).

La spinta moralizzatrice dapprima contro il gioco d'azzardo (1822) e poi contro la prostituzione voluta dallo stesso Luigi Filippo (1836) portarono lentamente alla scomparsa di questo mondo e degli anni delle follie a palazzo.

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Opéra Bastille

Teatro d'opera · Quinze-Vingts

L'Opéra Bastille è il secondo teatro dell'Opéra National de Paris, insieme al Palais Garnier che dal 1990 ospita prevalentemente spettacoli di danza e opere barocche.

Con una capienza complessiva di 2745 posti è considerato il più grande teatro d'Europa e il secondo al mondo dopo il Metropolitan Opera House di New York.

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Costato una somma equivalente a 500 milioni di euro attuali, è stato inaugurato con un concerto diretto da Georges Prêtre il 13 luglio del 1990 dal presidente della Repubblica François Mitterrand, in occasione di una cerimonia alla quale parteciparono i capi di Stato e di governo riuniti in quei giorni a Parigi per il vertice del G7 convocato nella capitale francese in occasione del Bicentenario della Rivoluzione. Al concerto inaugurale presero parte l'orchestra, il coro e il corpo di ballo dell'Opéra de Paris, nonché i solisti June Anderson, Teresa Berganza, Barbara Hendricks, Ruggero Raimondi e Plácido Domingo. La prima stagione lirica si è aperta il 17 marzo 1990 con Les Troyens di Hector Berlioz.

Il concorso per un nuovo Teatro dell'opera a Parigi

Dopo la sua elezione il presidente della Repubblica francese nel maggio 1981, François Mitterrand decise che era venuto il momento di dotare Parigi di un nuovo teatro dell'opera, destinato ad accogliere un vasto numero di spettatori e a offrire delle condizioni di visibilità molto più soddisfacenti rispetto a quelle del sontuoso ma poco funzionale Palais Garnier.

Scartata l'ipotesi della Villette, come area venne prescelto un terreno a Place de la Bastille, nel XII arrondissement, in gran parte occupato da una stazione ferroviaria dismessa, da un vecchio cinema e da una stazione di servizio destinati ad essere demoliti. Trattandosi di una vasta area a forma di pianoforte a coda, era inevitabile che l'inserimento di un edificio di dimensioni così enormi avrebbe presentato complicazioni di ogni sorta. Nel 1983 fu indetto un concorso internazionale, in cui furono presentati 756 progetti. A rendere la partita ancora più difficoltosa, contribuirono le pesanti condizioni imposte ai progettisti. La giuria selezionò sei schizzi, che furono sottoposti a Mitterrand in settembre. Questi ne scelse tre, senza che se ne conoscessero gli autori. Una volta tolto l'anonimato, si scoprì che i tre disegni erano stati presentati da progettisti stranieri, sconosciuti e poco più che trentenni: rispettivamente, Carlos Ott, lo studio franco-rumeno Munteanu-Perianu-Munteanu e Rocco Sen-ee Yim di Hong Kong.

Fu quindi organizzata una seconda selezione in novembre, nel corso della quale si scatenò una lotta dietro le quinte. Da parte di alcuni, si premeva affinché si recuperasse uno dei tre progetti eliminati. Di questi, il più riuscito era certamente quello di Christian de Portzamparc, scartato solo perché prevedeva un allineamento sulla rue de Charenton non conforme alle prescrizioni del concorso. Altri, invece, decantavano le virtù del progetto Munteanu che, pur essendo entrato nella terna vincitrice, se realizzato avrebbe comportato un vero e proprio sconvolgimento urbanistico della zona della Bastille. Per uscire dall'impasse, Mitterrand optò per la soluzione che, almeno sulla carta, sembrava meno dirompente dal punto di vista dell'inserimento ambientale.

Fu così che fu prescelto il progetto di Carlos Ott, un uruguaiano trentasettenne a quell'epoca attivo soprattutto in Canada. L'anno successivo, Portzamparc si prenderà la sua rivincita aggiudicandosi la progettazione della Cité de la Musique.

I risultati del concorso scatenarono polemiche a non finire. Il 3 settembre 1983, il quotidiano della sera Le Monde titolò La Bastille sans génie (la Bastiglia senza talento). Si disse addirittura che in settembre il progetto di Ott fosse stato inserito nella sestina da sottoporre a Mitterrand, solo perché a qualche giurato era parso d'individuare in quegli schizzi la mano di Richard Meier. Ott fu immediatamente fatto oggetto di pressioni assillanti affinché rimettesse le mani sui suoi disegni, soprattutto per migliorarne l'estetica. Ma gli effetti furono controproducenti, perché Ott si chiuse a riccio e, almeno per quel che riguarda l'aspetto esterno dell'edificio, non modificò di un millimetro il progetto iniziale; anzi, l'architetto sudamericano ebbe a dichiarare alla stampa specialistica di aver puntato esclusivamente sulla funzionalità del nuovo edificio, sacrificando l'estetica.

Le critiche

A lavori ultimati, le critiche non si contarono: l'inserimento troppo brutale di un edificio mastodontico e sgraziato nel contesto urbano; l'erezione, accanto al portico del nuovo teatro, di una struttura in cemento armato riproducente un edificio settecentesco che si trovava sulla piazza e che fu necessario demolire; l'acustica un po' fredda della grande sala, curata dagli esperti Helmut Muller e Jean-Paul Vian; l'eccessiva distanza delle poltrone dal palcoscenico, comprese quelle delle prime file; gli scaloni interminabili, e solo quattro ascensori a disposizione degli spettatori; le toilettes esigue e mal distribuite. Ebbero una migliore accoglienza, soprattutto dal punto di vista estetico, la grande sala e i foyer panoramici.

Il teatro

Complessivamente, il teatro ha una capienza di 3.309 posti, suddivisi in tre differenti sale:

La Sala grande, di 2.703 posti, è dotata di una grande platea rettangolare e due balconate (esistono anche dei palchi ma hanno una capienza limitata).

L'Anfiteatro, situato sotto la Sala grande, da 450 posti.

Lo Studio, piccola sala da 230 posti ricavata nell'edificio all'angolo della rue de Charenton, facsimile dell'immobile settecentesco demolito per ragioni di stabilità.

Non è stato possibile completare, per mancanza di finanziamenti, la "salle modulable" (ribattezzata sala Rolf Liebermann) fino a 1.200 posti, attualmente utilizzata come sala prove. Nel settembre 2011, il ministro della Cultura e della Comunicazione Frédéric Mitterrand aveva annunciato l'apertura della sala, da assegnarsi alla Comédie-Française, nel 2013. Tuttavia, un anno dopo il successore di Mitterrand, la socialista Aurélie Filippetti, ha preferito sospendere sine die l'operazione per motivi legati essenzialmente alla mancanza di fondi.

Sempre per ragioni finanziarie, sono stati realizzati solo in parte i laboratori scenografici sulla rue de Lyon per la realizzazione e la conservazione delle scenografie.

Il nuovo teatro dispone di un complesso sistema di piattaforme mobili su carrelli e di montacarichi manovrati da un computer, che permette di cambiare le scenografie "stoccandole" nel sottosuolo. Di qui la possibilità di passare da uno spettacolo all'altro nel giro di 24 ore, e quindi di utilizzare la sala anche 365 giorni l'anno alternando le rappresentazioni.

Il marmo bianco utilizzato per rivestire le pareti del foyer e l'amphithéatre proviene da Verona. Il granito dei rivestimenti della grande sala proviene dalla Bretagna, e il legno delle poltrone è ricavato da un albero di pero che si trova in Cina. "Le Monde", la grande scultura che si trova nel foyer, è di Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle.

I problemi di manutenzione

Dal 1996, i rivestimenti esterni dell'Opéra Bastille hanno incominciato a staccarsi, con grave rischio per l'incolumità dei passanti, tanto che è stato necessario imbrigliare l'intero edificio con delle grosse reti protettive. Il recente esito di una vertenza giudiziaria ha permesso di stabilire le responsabilità. I lavori sono iniziati nell'aprile 2007, per una durata di 18 mesi. La spesa prevista ammonta a 12,5 milioni di euro.

Informazioni pratiche

Telefono
+33 1 73 60 26 26; +33 1 71 25 24 23
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.operadeparis.fr

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Arco di Trionfo del Carrousel

Arco trionfale · Saint-Germain-l'Auxerrois

Arco di Trionfo del Carrousel

L'Arco di Trionfo del Carrousel (in francese Arc de triomphe du Carrousel) è un arco trionfale di Parigi costruito tra il 1807 ed il 1809 in stile neoclassico.

== Posizione ==

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Congiunge il cortile del Louvre ai giardini delle Tuileries. All'epoca della sua costruzione, era situato molto vicino all'oggi distrutto Palazzo delle Tuileries. Fa parte della cosiddetta Axe historique, linea delineatasi durante lo sviluppo urbanistico della capitale che percorre in linea retta diverse zone centrali di Parigi: a partire dal Louvre, passa per l'Arc de Triomphe de l'Étoile, per poi arrivare al postmoderno Arco de La Défense, simbolo del quartiere omonimo. Dal punto di vista amministrativo si trova nel I° arrondissement.

Storia della costruzione

È una copia dell'Arco di Settimio Severo a Roma e ha le stesse proporzioni e gli stessi princìpi. Nell'arco del Carrousel sono presenti anche delle aperture laterali che consentono di passare sotto l'arco da sinistra a destra e viceversa. Vennero incaricati della sua costruzione gli architetti Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine. Venne inoltre scelto Charles Meynier per il progetto delle decorazioni plastiche. Ispirate alla battaglia di Austerlitz, queste furono eseguite da scultori vari e riproducono anche diverse scene ispirate alle trattative di pace.

Tra i vari fregi e iscrizioni, si identificano vari riferimenti alla Pace di Presburgo, firmata appunto a Presburgo (oggi Bratislava), allora capitale dell'Ungheria. La quadriga posta sulla costruzione era stata trasferita da piazza San Marco in precedenza (nel 1798 dopo le campagne d'Italia). Dopo la Restaurazione, con la disfatta napoleonica, essa ritornò comunque a Venezia, per poi essere sostituita, sull'arco del Carrousel, da una nuova opera sullo stesso tema realizzata dallo scultore monegasco François Joseph Bosio.

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Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2026

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