Smirne

Smirne è una città di 4 224 000 abitanti della Turchia centro-occidentale, la terza del paese per numero di abitanti dopo Istanbul e Ankara, capoluogo della provincia omonima.

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Aprile, Maggio, Ottobre

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 12° 4° 142 mm
Febbraio 14° 5° 77 mm
Marzo 16° 7° 81 mm
Aprile 21° 10° 41 mm
Maggio 26° 15° 43 mm
Giugno 31° 20° 30 mm
Luglio 36° 23° 5 mm
Agosto 35° 23° 8 mm
Settembre 31° 19° 19 mm
Ottobre 25° 14° 37 mm
Novembre 19° 10° 105 mm
Dicembre 14° 6° 95 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Smirne è una città di 4 224 000 abitanti della Turchia centro-occidentale, la terza del paese per numero di abitanti dopo Istanbul e Ankara, capoluogo della provincia omonima.

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Guida pratica di Smirne 12 sezioni

5.021 parole scritte da viaggiatori, da Wikivoyage.

Da sapere

Smirne è una città turistica che vanta buone infrastrutture turistiche. Grazie anche al clima mite tutto l'anno e ai numerosi luoghi d'arte ricchi di storia, è visitata da molti turisti. La città è anche un grande ed efficiente porto situato sull'omonimo golfo, nel mar Egeo. Il centro storico della città è costituito da piazza Konak e dai quartieri intorno. Smirne figura inoltre, tra le località che si contendono l'onore di aver dato i natali al leggendario poeta Omero.

Il nome "Smirne" (Smyrna) significa "mirra" in greco antico, pertanto si riferisce alla presenza di tale arbusto nella zona dove la città è stata fondata. Izmir è il nome turco, ufficializzato solo nel 1930 e negli ultimi decenni diffuso anche all'estero. In greco, come anche in italiano e in altre lingue (prevalentemente latine), il nome Smirne è rimasto consolidato nel lessico al posto del più recente nome turco.

Smirne è più progredita rispetto alla media della Turchia in termini di libertà, qualità della vita e parità fra i sessi.

Quando andare

Smirne è caratterizzata da estati calde e inverni miti e piovosi. Le precipitazioni nell'arco dell'anno sono concentrate quasi per l'80% da novembre a marzo.

Le temperature massime in inverno sono mediamente comprese fra i 12 e i 14 °C. I mesi estivi (fra giugno e settembre) hanno una temperatura media di oltre 28 °C.

Cenni storici

Il primo insediamento umano a Smirne può risalire al III millennio a.C. Si pensa che il suo sviluppo sia coinciso con quello di Troia. Intorno al 1500 a.C. essa venne occupata dagli Ittiti. Nel VIII secolo a.C. passò sotto il controllo di Mileto, ma la sua prosperità attirò l'interesse dei Persiani, i quali la occuparono, causandone così la decadenza e la distruzione. Rifondata da Alessandro Magno nel 333 a.C., divenne romana nel 133 a.C. e, in seguito, subì un terremoto disastroso che la devastò nel 178, cosicché l'imperatore Marco Aurelio ordinò di ricostruirla.

Sotto l'Impero bizantino il suo sviluppo si fermò, soprattutto a causa della crescita d'importanza della vicina Efeso. Tuttavia, nel 1076 essa fu occupata dai Turchi Selgiuchidi e decadde, non riuscendo a rifiorire neanche dopo la riconquista comnena avvenuta nel 1098.

Fu ceduta ai Genovesi nel 1261 e nacque allora una piccola colonia genovese. Successivamente fu ceduta da questi ai cavalieri ospitalieri (1320-1402) e infine conquistata dai turchi ottomani, che la possedettero per più di cinque secoli. L'impero ottomano, uscito sconfitto dalla prima guerra mondiale, cedette Smirne alla Grecia col trattato di Sèvres (1920).

Dopo l'invasione greca dell'Asia minore e la sconfitta greca a Dumlupınar, la città fu riconquistata dall'esercito turco repubblicano comandato da Mustafa Kemal (1922) e devastata da un catastrofico incendio che distrusse gran parte della città vecchia; durante l'incendio, tra devastazioni e saccheggi, le popolazioni cristiane, principalmente quelle greca e armena, in parte massacrate, si imbarcavano sulle navi dell'Intesa alla fonda nel porto, trovando poi rifugio in Grecia.

Come orientarsi

Distretti

Smirne è suddivisa in una trentina di distretti (İzmir'in ilçeleri) che abbracciano l'intero territorio della provincia omonima. Di seguito una rassegna di quelli turisticamente più interessanti e dei quartieri che li compongono. Altri, più distanti dal centro, sono riportati nella sezione "Nei dintorni":

Centro

1 Konak. È il distretto centrale che prende il nome dall'omonima piazza recentemente riqualificata come spazio ricreativo e per tanto sempre molto affollata. La piazza è famosa per la torre dell'orologio del 1901, uno dei simboli distintivi di Smirne.Konak propriamente detta è anche il quartiere intorno alla piazza. Altri quartieri che compongono il distretto centrale di Konak sono riportati di seguito:

2 Kemeraltı. — L'area del mercato storico compreso tra piazza Konak e Mezarlıkbaşı. Il suo viale centrale (viale Anafartalar) ha una forma curvilinea che un tempo separava la terra ferma dall'acqua che bagnava il porto. Ancora oggi Kemeraltı è il principale centro dei commerci cittadini e nei suoi mercati è possibile trovare di tutto.

3 Alsancak. La zona della passeggiata a mare a Nord di Konak detta Kordon che si prolunga per più di 3 km fino al sobborgo di Bornova. In epoca ottomana Alsancak era chiamata con il termine italiano La Punta. Di norma la zona comprende, oltre ad Alsancak propriamente detta, anche i quartieri (mahalle) di Kültür (così chiamata per l'alta concentrazione di musei), Umurbey, Mimar Sinan, İsmet Kaptan e Akdeniz. Alsancak è il quartiere dei grandi alberghi ma abbondano anche quelli di categoria media e non mancano ostelli e pensioni a prezzi modici. In definitiva Alsancak è un gran bel posto dove tutti i turisti di passaggio a Smirne possono trovarsi l'alloggio adatto alle loro esigenze e alle loro disponibilità economiche.

Distretti periferici

I distretti periferici riportati di seguito hanno poca importanza per turisti di passaggio anche perché la loro capacità ricettiva è minima se confrontata con quella del distretto centrale di Konak. Vanno bene per escursioni di mezza giornata, magari imbarcandosi su uno dei vapurlar ormeggiati al molo di Konak.

4 Balçova. Il distretto immediatamente a Sud di Konak ha una certa importanza turistica grazie alla presenza nel suo territorio di una marina dove attraccano yacht privati e di ben quattro alberghi a 5 stelle delle più famose catene internazionali (Kaya Hotel, Wyndham, Ramada Encore e Hyatt Regency). Anche le sorgenti termali di Agamemnon hanno contribuito ad attrarre a Balçova un significativo numero di turisti stranieri, in gran parte scandinavi. Il monte Dede, situato al centro del distretto, ha pendici ricoperte di boschi ed è ricco di acque.

5 Bornova (Bornova ilçesi). — Gli scavi che negli anni 2000 son stati effettuati nel quartiere Bornova (primo centro urbano di Smirne) hanno portato alla luce una gran quantità di reperti con i quali è stato possibile dimostrare che Smirne è stata sempre abitata negli "ultimi 8.500 anni".

6 Bayraklı (Bayraklı ilçesi). Il distretto, che è il nuovo centro direzionale della città di Smirne, vanta un gran numero di grattacieli, molti già completati, altri sono in costruzione o progettati.

7 Karşıyaka. — Situata sulla riva settentrionale del golfo di Smirne, proprio di fronte al centro, Karşıyaka è famosa soprattutto per le ricche magioni di mercanti levantini costruite nel periodo ottomano e quasi tutte disposte sul lungomare.

Come arrivare

In aereo

8 Aeroporto Adnan Menderes (IATA: ADB), ☎ +90 232 274 21 87, fax: +90 232 274 20 71. È il principale aeroporto di Smirne ed è situato a 16 km a sud del centro della città.Al 2023 gli unici voli diretti da scali italiani (Milano, Venezia), erano quelli stagionali gestiti dalla compagnia SunExpress.

Dall'aeroporto, ci sono più modi per raggiungere la città:

Navette aeroportuali (Havataş). 10 TL a persona. Partono circa 30 minuti dopo l'atterraggio dei voli in arrivo e vanno verso il centro città. Assicuratevi di scendere dal bus nel centro della città, perché poi prosegue verso nord per Tersane.

Autobus pubblici. 3,70 TL a persona se avete un Kentkart. Gli autobus pubblici sono gestiti da ESHOT (dipartimento dei trasporti del consiglio comunale) e sono più economici degli Havataş, meno rispetto Havaş.

Tram (İzban). Operativo dalle 05:00 a mezzanotte. Rinnovato ad agosto 2010, collega l'aeroporto con la stazione Alsancak nel centro della città, a nord di Konak Square, con intervalli di circa 10 minuti. Dalla stazione Halkapınar (che è, in effetti, l'ultima stazione per alcuni dei servizi) è possibile accedere alla metropolitana per avvicinarsi ulteriormente al centro, come ad esempio Piazza Konak.

Treno. 2,50 TL a persona. Dall'aeroporto si raggiunge a piedi in pochi minuti l'adiacente stazione che prende il nome dell'aeroporto e da lì in 20 minuti (passando prima dalla fermata Gaziemir) si giunge alla stazione centrale di Basamane. Dalla quale è possibile raggiungere a piedi le principali attrazioni e strutture del centro.

In nave

C'è un traghetto che ogni fine settimana collega Smirne a Istanbul impiegando 19 ore.

Fino a due volte a settimana è operativo un altro traghetto che opera sulla rotta Salonicco-Smirne.

9 Izmir Alsancak Port (Alsancak Vapur İskelesi) (2 km a nord del centro urbano), ☎ +90 232 4648864, +90 232 4648 889, fax: +90 232 4647 834. È il terminal dove tutti i traghetti e crociere internazionali fanno scalo. È anche uno dei porti di traghetti utilizzati per il trasporto urbano a Izmir. Si trova a nord-est del molo dei traghetti di Konak e del molo dei traghetti di Passport. È gestito da İzdeniz, l'organizzazione municipale responsabile del trasporto marittimo urbano. Il traffico passeggeri è particolarmente intenso sulla rotta Alsancak-Karşıyaka, sulla sponda opposta.

In treno

Sono due le stazioni principali di Smirne:

10 Stazione di Basmane (Basmane Garı) (Situata all'interno della città), ☎ +90 232 484 86 38. Servita principalmente da treni regionali e Metro, anche se le piattaforme metropolitane sono separate da quelle ferroviarie.

11 Stazione di Alsancak (Alsancak garı) (Situata a nord della città), ☎ +90 232 458 31 31.

Tra i principali collegamenti ci sono:

Ankara — Col velocissimo Mavi Tren che impiega 14 ore.

Denizli — Con tre espressi al giorno che impiegano 5/6 ore.

Isparta — Impiegando 9 ore.

Istanbul — Per raggiungere Istanbul ci sono due opzioni. Una interamente in treno con un treno notturno (~12 ore), oppure con un treno che raggiunge in giornata Bandirma per poi proseguire in traghetto (~8 ore).

Selçuk — Cittadina nei pressi di Efeso, con otto treni giornalieri che impiegano circa 1 ora e mezzo al costo di 5,75 TL a persona (gennaio 2014).

In autobus

12 Stazione degli autobus extraurbani (İzmir Şehirlerarası Otobüs Terminali), Karacaoğlan, Kemalpaşa Caddesi (Bornova). La stazione dista 6 km dal centro, anche se ci sono molti dolmuş che coprono questa tratta. La stazione degli autobus è enorme ed è dotata di internet cafè, strutture di ristoro e vari venditori di biglietti per i pullman in partenza imminente (riconoscibili dal nome della destinazione che stanno gridando). Ha anche servizi igienici a pagamento.Gli autobus per Istanbul impiegano 9 ore (compreso un breve viaggio su un traghetto) e ai viaggiatori vengono gratuitamente fornite (all'interno del prezzo del biglietto di sola andata da 50 TL) bevande calde e snack; inoltre effettua soste regolari per servizi igienici. Controllare il sito obilet.com per i prezzi dei biglietti autobus da Smirne verso tutte le destinazioni in Turchia.

Come spostarsi

Con mezzi pubblici

Metropolitana

Una moderna linea di metropolitana percorre la città da sud-ovest a nord-est.

Tram

Il sistema ferroviario urbano (o Izban) si compone di due linee:

una collega il centro città o piazza Konak con il sobborgo nord-orientale di Bornova.

Un'altra va da Cumaovasi (a sud) e Aliağa (a nord). Fornisce anche la connessione a Foça e in altri luoghi a nord di Smirne.

Autobus

Vi è un ampio sistema di autobus pubblici che coprono l'intera città.

Traghetti

I traghetti che servono i vari distretti che si affacciano sul golfo di Smirne sono gestiti dalla compagnia Izdeniz. Sono comodi e veloci e offrono belle viste sul golfo.

In taxi

Ci sono molti taxi a prezzo ragionevole.

Treno

Il treno è comodo ed economico per spostarsi dal centro città all'aeroporto, anche grazie alle frequenti corse giornaliere.

Inoltre per chi arriva in treno e vuole visitare la città in giornata per poi ripartire verso altre destinazioni, può usarle il deposito bagagli automatico situato nella sala d'attesa. Ci sono scomparti di varie dimensioni con tariffe differenti; il più grande costa 7,5 TL (gennaio 2014) e vale per quattro ore. Il pagamento è anticipato e le ore successive vengono pagate al ritiro al costo di 0,5 TL ogni ora (gennaio 2014). Il deposito è automatico nel senso che si deve posizionare il proprio bagaglio nello scompartimento desiderato, si chiude lo sportello (la luce di tale sportello passerà da verde a rossa), sul monitor comparirà la tariffa da pagare entro un tempo massimo di circa un minuto. Se non si paga lo sportello si riapre, altrimenti viene emesso uno scontrino con un codice a barre. Tale codice è la chiave per riaprire in automatico lo sportello pertanto non deve assolutamente essere smarrito e deve essere conservato con cura.

Cosa vedere

A causa del grande incendio del 1920, vi è una relativa mancanza di monumenti storici in Izmir, soprattutto se considerato che è una città di più di 5000 anni!

Konak

1 Torre dell'orologio (Saat Kulesi) (Piazza Konak). Simbolo della città fin dall'anno della sua costruzione (inizio del '900) a memoria del 25° anniversario della salita al trono del sultano Abdul-Hamid II. L'orologio è stato donato dall'imperatore Guglielmo II di Germania come segno d'amicizia tra i due sovrani e conseguentemente tra i due paesi. Ai quattro angoli sono presenti delle fontanelle.

2 Palazzo del governatore (Piazza Konak). Palazzo del 1872, ricostruito nel 1980 dopo essere stato distrutto da un incendio nel 1970. La bandiera che oggi sventola sopra il palazzo, è a memoria di quella che fu issata nel 1922 a testimonianza della liberazione della città.

3 Moschea di Konak (Konak Camii). Nonostante le dimensioni ridotte, la moschea di Konak è considerata uno dei simboli di Smirne, al pari della vicina torre dell'orologio.La moschea, dalla caratteristica forma ottagonale, fu eretta nel 1755 su commissione di Ayşe Hanım, moglie di Katipzade Mehmet Paşa, all'epoca governatore di Smirne. Ha una sola cupola, un solo minareto e, fatto insolito per una moschea, un solo ingresso. Le mura esterne sono decorate con piastrelle provenienti dalla famosa fabbrica di ceramiche di Kütahya mentre all'interno si nota un elaborato lampadario, opera del ceramista turco e pittore Ümran Baradan (1945-2011). Altre opere in ceramica dell'artista di Smirne sono esposte nel vicino museo a lui dedicato (Museo del gioco e del giocattolo Ümran Baradan / Ümran Baradan Oyun ve Oyuncak Müzesi).

4 Museo d'arte e scultura (T.C Kültür Bakanlığı Resim ve Heykel Müzesi), Konak Mahallesi, Mithat Paşa Cad. No:94, ☎ +90 232 482 03 93. Piccolo museo che espone principalmente dipinti e sculture di artisti turchi del XX secolo. L'artista più rappresentato è Turgut Pura.

5 Museo archeologico (Arkeoloji ve Entografya Müzesi), Halit Rıfat Paşa Caddesi 4, ☎ +90 232 483 72 54. Vi sono esposti reperti provenienti da scavi archeologici nella regione intorno a Smirne, dall'età del Bronzo fino al periodo bizantino. Le collezioni sono disposte su due piani mentre il Lapidarium è collocato nel giardino del museo.

6 Museo etnografico (Etnografya Müzesi), Halil Rıfatpaşa Caddesi No:4 35250 (Di fronte al museo archeologico), ☎ +90 232 489 07 96. L'edificio del museo fu costruito sul Cimitero Ebraico nel 1831 in stile neoclassico. Il museo contiene una bella collezione di display colorati, tra cui diorami, foto e pannelli informativi. Vi sono esposti manufatti artigianali in ceramica, stagno e feltro oltre a ricami. Interessanti anche le collezioni di armi, gioielli e di manoscritti illustrati.

7 Agorà di Smirne (İzmir Agorası), Tarik Sari Sokağı No:29. Ingresso a pagamento. Originariamente costruita dai Greci nel IV secolo a.C., l'agorà (foro) fu distrutta da un terremoto nel 178 d.C. al tempo dell'imperatore romano Marco Aurelio che ne ordinò la ricostruzione. Nel periodo ottomano la zona divenne un cimitero musulmano. Gli scavi, iniziati nel 1933, hanno riportato alla luce il colonnato corinzio, l'arco di Faustina, moglie di Antonino Pio e zia di Marco Aurelio, i porticati di due basiliche e le camere a volta sotterranee che sorreggevano le varie strutture del foro.

8 Kadifekale. Situato su una collina di 186 m. da cui si gode un panorama a 360º della città e del golfo di Smirne, Kadifekale (Letteralmente "castello di velluto") fu eretto in epoca bizantina sul luogo dell'acropoli costruita nel 334 a.C. da Lisimaco, uno dei generali di Alessandro Magno. Al periodo bizantino risalgono le cisterne, il monastero e la chiesa trasformata in moschea in epoca ottomana. Nel 2015 il tratto di mura superstite con 5 torri merlate è stato ristrutturato e illuminato di notte. a

9 Sinagoga Bet Israel. È una delle due principali sinagoghe di Smirne, l'altra è la sinagoga Shaar Hashamaym di recente costruzione. Risale al 1908 e nel 2019 è stato oggetto di un attacco con bombe molotov.

10 Asansör (Ascensore). È stato costruito da un uomo d'affari ebreo nel 1907. Lo scopo era quello di aiutare i residenti ad andare al loro distretto sulla cima della collina. L'ascensore funzionava con un meccanismo ad acqua. Più tardi, fu restaurata dal comune di İzmir e ora funziona con l'elettricità. Vi è un ristorante situato sulla cima, con una vista a perdita d'occhio.

11 Villa Uşakizade (Uşakizade Köşkü), Çankaya Mahallesi, Mithatpaşa Cd. No:687, ☎ +90 232 244 05 00. Una villa del 1860 che porta il nome del suo primo proprietario, Bey Uşakizade Sadık. La proprietà fu ereditata dalla nipote del bey, Latife Hanim, divenuta in seguito, moglie di Mustafa Kemal Ataturk. L'incontro fra i due avvenne proprio qui nei giorni seguenti alla liberazione di Smirne dall'esercito di occupazione greco (10 settembre 1922). L'anno seguente i due convolarono a nozze con una cerimonia tenutasi a villa Uşakizade. Dopo restauri terminati nel 2003, la villa è stata aperta al pubblico come museo.

Kemeraltı

12 Moschea Hisar. Moschea del 1598, tra le più grandi di Smirne e molto apprezzata per il suo stile raffinato. È dotata di cupola centrale, sostenuta da otto grandi pilastri e tre cupole su ogni lato, oltre ad altre tre nella parte posteriore. Nel cortile d'ingresso, anch'esso a cupola, è presente un şadırvanı (fontana delle abluzioni). La Moschea è stata restaurata più volte, l'ultima nel 1980. All'interno si notano tre mihrab di influenza italiana. Si chiama così perché era posta all'ingresso del castello (Hisar).

13 Kızlarağası Hanı. Un edificio che serviva da locanda/albergo (Hani) costruito nel 1744 su commissione di Hacı Beşir Ağa, un eunuco molto influente che aveva l'incarico di sorvegliare gli harem del sultano durante i regni di Ahmed e Mahmud I. Oggi è uno dei luoghi dello shopping turistico e storico di Kemeraltı .

14 Sinagoga Signora Giveret (Sinyora giveret sinagogu). Risale al XVI secolo ed è ancora in funzione. Fu costruita su commissione di un commerciante sefardita di origine portoghese.

Alsancak

15 Museo navale Zübeyde Hanim (Zübeyde Hanım Eğitim ve Müze Gemisi), Atatürk Cd. No:82. Ingresso gratuito. Nave museo che prende il nome dalla madre di Atatürk, Zübeyde Hanım ed è stata inaugurata come museo e centro educativo nel marzo 2014. La nave è uscita dai cantieri navali nel 1987 ed è stata in servizio per molti anni come traghetto passeggeri sul Bosforo.

16 Museo della storia commerciale di Izmir.

17 Chiesa di San Policarpo (Aziz Polikarp Kilisesi). Chiesa cattolica dedicata a san Policarpo, allievo di Giovanni, uno dei dodici apostoli, e vescovo di Smirne. Costruita nel 1625 con il permesso del sultano ottomano Solimano I e sotto la protezione del re di Francia Luigi XIII, la chiesa fu distrutta da incendi nel 1688 e del 1763 ma restaurata con sovvenzioni dei Borboni di Francia. Andò completamente distrutta nel grande incendio di Smirne del 1922 ma fu ricostruita nel 1929. L'interno è stato decorata con affreschi realizzati dall'architetto francese Raymond Charles Péré e raffiguranti la vita di san Policarpo.

18 Centro Artistico Arkas (Arkas Sanat Merkezi), Kültür, 1380 . Sk. 3-1. Ingresso gratuito. Mar-Dom 10:00-18:00. Un centro espositivo di arte contemporanea che occupa gli spazi del consolato onorario francese. Il centro è stato istituito per il desiderio di Lucien Arkas, presidente della Holding omonima, di condividere la sua collezione privata con gli amanti dell'arte di tutto il mondo.

19 Museo di storia cittadina Ahmet Priştina (Ahmet Piriştina Kent Arşivi ve Müzesi), Çankaya, A 1, Şair Eşref Boulevard, 35210 Konak, ☎ +90 232 293 39 00. L'edificio del museo, la cui costruzione è iniziata nel 1930, è stato utilizzato come centro dei vigili del fuoco tra il 1932 e il 2001. Il museo, inaugurato nel gennaio 2004, è dedicato al sindaco di Smirne in carica dal 1999 al 2004, anno della sua morte. Il museo, che espone reperti e documenti inerenti alla storia di Smirne ha ricevuto il premio Archive and Collection Museum assegnato dall'Associazione delle Città Storiche. Nel dicembre 2019, l'archivio del museo è stato messo a disposizione dei ricercatori via Internet.

20 Museo Atatürk, Gündüğdu Caddesi No:242, ☎ +90 232 464 80 85. Museo che espone gli scritti di Atatürk e i suoi effetti personali. L'edificio che ospita il museo risale al 1880 ed era la residenza di un ricco commerciante di tappeti armeno, tale Takfor Spartalian. Durante ka guerra greco-turca il palazzo servì da quartier generale di Atatürk. Nel dopoguerra fu adibito ad albergo di lusso con il nome di Naim Palas.

21 Galleria d'arte Selçuk Yaşar (Yaşar Eğitim ve Kültür Vakfı Resim Müzesi ve Sanat Galerisi), Cumhuriyet Boulevard 252, ☎ +90 232 422 65 32. Fondata nel 1985 dall'uomo d'affari Selçuk Yaşar, la galleria espone al piano terra oli su tela di artisti turchi.

22 Museo di storia e arte (Tarih ve Sanat Müzesi), Mimar Sinan Mahallesi, Kültür Park Fuar Alanı İçi, 35220, ☎ +90 232 445 68 18. Inaugurato nel 2004, il museo accoglie collezioni di reperti che non trovavano più spazio nel museo archeologico. Le collezioni sono esposte in tre edifici contigui situati all'interno del parco della Cultura. Il palazzo che accoglie le collezioni di opere in pietra di epoca arcaica è il più interessante. Nella Sala dei Monumenti Sepolcrali a forma di "U" sono conservate diverse stele sbalzate di epoca ellenistica e romana e due sarcofagi romani. Nella piccola stanza al centro della sala sono esposte tre statue di Afrodite. Varie teste di statue e figurine del periodo romano furono rinvenute durante gli scavi dell'Agorà di Smirne. Nel corridoio di sinistra sono esposte le iscrizioni rinvenute durante la costruzione della stazione della metropolitana di Basman. Gli altri due edifici del museo sono dedicati ai lavori in ceramica e in metalli preziosi.

23 Museo ferroviario (TCDD Müzesi), Atatürk Caddesi No: 444 (Di fronte alla stazione Alsancak), ☎ +90 232 464 31 31. Fuori dal museo sono esposti locomotive e vagoni d'epoca tra cui il famoso "treno bianco", utilizzato da Atatürk per i suoi spostamenti all'interno della Turchia. Nel vagone lungo 8 metri, adibito a zona notte e soggiorno, si nota un grande tavolo, un letto e un soffitto tutti rivestiti in ebano e poltrone in mogano.L'edificio del museo era in origine un deposito merci di commercianti britannici installatisi a Smirne intorno al 1860. A 200 m. di distanza stava il consolato britannico che presenta le stesse caratteristiche architettoniche della Chiesa Anglicana ad esso adiacente. Con l'ultimo restauro effettuato nel 2002 -2003, il piano superiore del museo ferroviario è stato completamente riorganizzato come galleria e il piano inferiore come museo.

Balçova

24 Museo navale di İnciraltı (İzmir Müze Gemiler Müdürlüğü), İnciraltı Mahallesi, Özdilek AVM karşısı, Başak Sk. (Balçova), ☎ +90 232 278 52 34. Le principali attrazioni del museo sono due navi militari dismesse della Marina turca, il sottomarino TCG Pirireis (S 343) (l'ex USS Tang (SS-563)) e la fregata TCG Ege (F 256) (l'ex USS Ainsworth (FF-1090)).

25 Teleferik (funivia). Attualmente chiusa e probabilmente rimarrà così per molto tempo. In servizio dal 1977, trasporta gente a 423 m sopra il livello del mare. Ci sono ristoranti, caffè e negozi di souvenir situati sulla cima della collina.

Karşıyaka

26 Casa museo di Latife Hanım (Latife Hanım Köşkü Anı Evi), Doç. Dr. Bahriye Üçok Boulevard No:29, ☎ +90 232 381 43 11. Appartenuta a Latife Hanım, moglie di Atatürk, è una villa costruita nel 1860. Espropriata dal Comune di Smirne nel 2005 che ha provveduto a restaurarla per inaugurarla come museo il 9 luglio 2008. Le sculture in cera di Atatürk, Latife Hanım e Zübeyde Hanım (madre di Atatürk) sono state realizzate dal sindaco di Eskişehir Yılmaz Büyükerşen. La villa, a due piani, ha le caratteristiche architettoniche del tardo periodo ottomano. Ha tre camere al piano terra e un bagno e tre camere al secondo piano. La superficie totale è di 2.958 m2.

Cosa fare

Passeggiata lungo il Kordon (lungomare di Smirne). Ora fiancheggiata da file di alti palazzi e alberi di palme su un lato e l'Egeo, dall'altro, con una larga chiazza di prato e una strada lastricata in mezzo, dove si può fare un giro su un fayton del diciannovesimo secolo (i.e. carrozze trainate da cavalli).

Shopping al Kemeraltı. Assolutamente da vedere. Un grande bazar, dove si possono acquistare vestiti, regali ecc. Ci sono anche un sacco di sale dove è possibile sedersi.

Kızlarağası Hanı (In Kemeraltı). Una locanda storica (kervansaray) risalente al 1744. Oggi attrazione turistica dove si può fare shopping per tappeti e gioielli.

Giro in barca. Confondersi con la gente del posto e prendere la barca da Konak a Karşıyaka.

Spiagge

Spiagge. Avendo una costa sul Mar Egeo, Smirne possiede molte spiagge che non sono troppo lontano dal centro della città. Ci trasporti pubblici per la maggior parte di esse. I luoghi in cui si trovano sono Foça, Dikili, Urla, Seferihisar, e Çeşme.

Acquisti

Prodotti in pelle. La città è famosa per la produzione ed esportazione di prodotti in pelle.

1 Kemeraltı Çarşısı. Il grande bazar che sta alle spalle di Konak Square è frequentatissimo anche da persone del posto e a differenza di altri bazar (come quelli di Istanbul ad esempio), si possono fare degli ottimi affari. Molti negozi e bancarelle hanno prezzi esposti, quindi si evita che la base d'asta per la negoziazione (ove possibile) sia eccessivamente elevata.

2 Konak Pier. Moderno centro commerciale a due passi da Alsancak e Konak. Progettato in Francia, costruito a fine '800 e fino a metà del '900 usato come palazzo della dogana. Al suo interno ci sono una cinquantina di negozi, ristoranti, bar e un cinema.

Dove mangiare

Prezzi modici

1 Bizim Lokanta, 911. Sk. No:4 (A 300 m. dalla stazione metro di Cankaya), ☎ +90 232 484 42 79. Lun-Dom 08:00-17:00. Ristorante di cucina turca molto accogliente con tavoli anche all'aperto. È situato nella zona del mercato Kemeraltı. Il menù è vario e comprende grigliati e diversi tipi di zuppe anche di pesce (balik çorba).

2 Kofteci Salih, 879. Sk. 16/A, ☎ +90 232 446 42 96. Lun-Dom 07:00-17:00. Una specie di tavola calda a Kemeraltı, la cui specialità sono le polpette alla griglia. Le altre pietanze sono esposte nel bancone per cui si scelgono semplicemente indicandole ai camerieri. Il locale è moderno e ben tenuto, il servizio efficiente e cordiale.

3 Chickinn, Kıbrıs Şehitleri Cd. No: 56, ☎ +90 232 465 08 80. Lun-Dom 11:00-23:00. Ristorante cinese.

4 Kırçiçeği Restoran, Kıbrıs Şehitleri Cd. No: 83, ☎ +90 232 464 30 90. Lun-Dom 10:00-04:00.

5 Ohannes Burger, Kıbrıs Şehitleri Caddesi, 1441. Sk. No: 2/B, ☎ +90 232 464 61 00. Lun-Fom 11:30-21:30. Affermata catena di fast food presente in molte località turistiche della Turchia. La loro specialità sono, per l'appunto, i burger, di vario tipo, anche vegani, accompagnati dalle immancabili patatine fritte

Prezzi medi

6 Cappadocia, Sk. No: 6/D, 35220, ☎ +90 232 421 15 67. Lun-Sab 09:00-20:00.

7 Yengec Restaurant, ☎ +90 232 464 57 57. Lun-Dom 12:30-00:30.

8 Topçu Restaurant, Vali Kazım Dirik Cd. No:3/B, ☎ +90 232 484 62 61. Lun-Dom 08:00-01:30.

9 Tavacı Recep Usta, Atatürk Cd. No:364, ☎ +90 232 463 87 97.

10 Bogazici Restaurant, Haydar Aliyev Blv. No:2/A (Balçova), ☎ +90 850 850 0850. Lun-Dom 09:00-00:00.

Yuzde Yuz %100, Konak Pier Alisveris Merkezi No. 19 (Sul molo alla fine di un centro commerciale), ☎ +90 (232) 441 5593, info@yuzdeyuz.info. Durante le belle giornate può essere piacevole pranzare o fare uno spuntino su un tavolo in riva al mare, serviti da camerieri attenti agli ospiti. I prezzi del menù sono già comprensivi di servizio, tasse, acqua, pane/schiacciatine e un piccolo delizioso antipasto.

Prezzi elevati

11 Deniz Restaurant, Atatürk Cd. No: 188/B, ☎ +90 232 464 44 99. Lun-Dom 09:00-23:30. Il ristorante dell'hotel Palace.

12 Gümüş Balık Restaurant, Atatürk Cd. No:1/A, ☎ +90 232 483 37 47. Lun-Dom 09:00-00:00.

13 Yuzde Yuz Cafe, Atatürk Cad. Konak Molo Alışveriş Merkezi D:No:19, ☎ +90 232 441 55 93. Lun-Dom 10:00-23:30.

Come divertirsi

Spettacoli

1 Centro delle Arti Ahmed Adnan Saygun.

Locali notturni

Tutti i pub e caffè nel Kordon (il lungomare di Alsancak) sono attraenti.

La 1448 Sokak a Alsancak è piena di bar e pub da un capo all'altro. Hanno anche posti all'aperto sul marciapiede, e il prezzo per una bottiglia di birra da mezzo litro è piuttosto uniforme: 6 TL lungo tutta la strada.

La vita notturna ferve anche a Kıbrıs Sehitleri Caddesi in Alsancak e a Gazi Kadinlar Street. Mercoledì, venerdì, sabato e domenica sono i giorni in cui le due strade sono più vivaci.

2 Bios, 1453. Sk. No: 18, ☎ +90 530 575 23 96. Mer-Dom 20:30-04:00.

3 Tattoo Bar, 1445 Sk. 7 A, ☎ +90 532 769 39 92. Lun-Dom 12:00-02:30. Locale con musica dal vivo.

4 Volume Alsancak, 1482. Sk. No:18, ☎ +90 555 455 55 41. Lun-Dom 14:00-04:00.

5 Zerdüst (Zarathustra), 1435. Sk. No:3/C, ☎ +90 533 415 06 81. Lun-Dom 16:00-04:00.

Dove alloggiare

Prezzi modici

1 Lotus Garden Hostel, Altınordu, 961. Sk. No:4, ☎ +90 0535 848 5875, lotushostelturkey@gmail.com.

2 Shantihome, 1464 sok. No: 15, Alsancak, ☎ +90 546 235 0805.

Prezzi medi

Hotel Yaman, 1440 Sokak No.19, Alsancak, ☎ +90 232 421-12-87, fax: +90 232 421-02-69, hotelyaman@hotelyaman.com. €45/€60.

3 Güzel Izmir Oteli, 9 Eylül Meydanı, 1368. Sokak No.8, Basmane, ☎ +90 232 483-50-69. €35 doppia.

Hotel Bodrum, 1362 Sokak No12 Cankaya (5 minuti a piedi dalla stazione verso il mare).

Zena House (Zena Tourism Agency), ☎ +90 5416325467, + 90 544 3977746, info@zenahouse.com. 60-100€ a notte.

otel MaSaLa, Tokoglu Mah. 1020 Sok. No:4 (Alacati/IZMIR), ☎ +90 232 716 0578, +90 532 3572001, info@otelmasala.com.

4 Oglakcioglu Park Boutique Hotel, 1367 sokak no:9 Basmane, Konak, ☎ +90-232-425-3333, info@parkhotelizmir.com. $42-$275. Check-in: 1400 HRS, check-out: 1200 HRS.

Central Park Otel, ☎ +90 2322341101. Doppia: €35.

5 Maia Hotel, Alsancak Mahallesi No:73.

Prezzi elevati

6 DoubleTree by Hilton Hotel, İsmet Kaptan, 1373. Sk. No:5 (Alsancak), ☎ +90 232 497 6060, fax: +90 232 497 6000.

7 Swissôtel Grand Ephesus (Büyük Efes Oteli), Gaziosmanpasa Bulvari No:1 (Alsancak), ☎ +90 232 414 0000, fax: +90 232 414 1010, izmir@swissotel.com. Nei suoi pressi c'è la fermata delle linee Havataş comode per gli spostamenti da/per l'aeroporto.

8 Wyndham Grand Izmir Ozdilek, Inciralti Caddesi Nr.67 (Distretto di Balçova), ☎ +90 232 292 13 00, info@wyndhamizmir.com. A circa 30 min. dal centro a ridosso della Baia di Smirne e dotato di una vista spettacolare sul golfo.

9 Hyatt Regency İzmir İstinyePark, Bahçelerarası, Sehit Binbasi (Distretto di Balçova).

Sicurezza

Smirne è una città relativamente sicura per le sue dimensioni, tuttavia ha le sue zone pericolose. Il centro città così come i sobborghi sono generalmente sicuri durante il giorno. Usate il buon senso se passeggiate di notte, evitare vicoli scuri e stretti (che si trovano principalmente in Alsancak, Konak e del bazar Kemeraltı). Evitare le strade intorno al porto principale e le strade intorno al nodo ferroviario (Hilal, Halkapinar). Fate attenzione a Basmane, anche se va bene alloggiare negli ostelli di questo quartiere. È importante essere prudenti anche a Kadifekale, dove si trova uno dei principali punti di riferimento della città. Non è consigliabile spostarsi a piedi di notte nei quartieri sul lato sud dei binari ferroviari vicino al centro della città.

Usate il buon senso e sarete relativamente sicuri. Il dipartimento di polizia di Smirne ha una sezione "polizia turistica" dove i viaggiatori possono denunciare la perdita del passaporto e il furto o qualsiasi altra attività criminale di cui siano diventati vittime. Il personale è multilingue e parla inglese, tedesco, francese e arabo.

La zona di piazza Konak e del bazar, che sono le più affollate, sono spesso presidiate dalla polizia; ci sono anche dei piccoli commissariati in zona.

In caso di emergenza ci si può rivolgere anche alla polizia turistica (Turizm Polisi), Turizm Şube Müdürlüğü, Tepecik, ☎ +90 232 489-47-77, fax: +90 232 441-11-63.

Nei dintorni

Nei dintorni di Smirne si trovano diversi siti archeologici, alcuni molto noti, fra cui Efeso, Laodicea al Lico, Alaşehir (o Filadelfia), Sardi, Thyatira e Pergamo che insieme a Smirne formano le sette chiese citate da san Giovanni evangelista nel libro dell'Apocalisse.

Nord

14 Foça

15 Pergamo — Rovine di una città ellenistica. Anche la moderna città di Bergama, pur provinciale, ha un'aria piacevole.

Est

16 Magnesia — Appena ad est sopra Sabuncubeli Pass. È la base d'appoggio per visitare i dintorni di Sardi (antica capitale regno di Lidia) e il Monte Sipylus, che offre una splendida e scenica foresta nonché siti con riferimenti mitologici.

Sud

17 Teo

18 Selçuk (circa 3 ore in autobus o in treno) — È una città con molte attrazioni storiche, oltre a servire come base d'appoggio per visitare la vicina città romana di Efeso e la Casa della Vergine Maria, dove il Vaticano l'ha ufficializzato come luogo di pellegrinaggio cattolico. È anche a pochi chilometri da Kuşadası, e il piacevole borgo d'entroterra di Şirince, famosa per i suoi vini.

19 Tire — Tipica città del Mar Egeo che richiede solo un'ora per raggiungerla dal centro di Smirne. Ogni martedì si può visitare il più grande mercato aperto della Turchia e hanno un buon pranzo nei Kaplan assaporando i tipici cibi del Mar Egeo e le famose polpette di Tire.

Ovest

20 Çeşme (A mezz'ora di auto da Smirne) — Un villaggio sulla costa di fronte l'isola greca di Chio, dove poter praticare sport acquatici.

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Cosa vedere a Smirne

  1. Focea
  2. Smirna
  3. İzmir Clock Tower
  4. Cattedrale di San Giovanni (Smirne)
  5. Museo archeologico di Smirne
  6. Kültürpark
  7. agorà di Smirne
  8. mausoleo di Belevi
  9. Cumhuriyet Square
  10. Museo archeologico di Bergama
  11. İzmir Toy Museum
  12. St. John the Evangelist's Anglican Church
  13. Belkahve Pass
  14. First Bullet Monument
  15. Bostanlı Open-air Archaeological Museum
Mappa di Smirne con i luoghi numerati
I numeri corrispondono all'elenco qui sotto. Dati della mappa © OpenStreetMap

Focea

Città-Stato · provincia di Smirne

Focea

Focea (in greco antico Φώκαια?, Phṓkaia; in latino Phocaea; in italiano anche Fogliavecchia, desueto, per distinguerla da Focea Nuova, odierna Yeni Foça, sorta a ridosso delle miniere di allume poi qui imbarcato) era una città greca della Ionia, fondata sul sito della odierna città di Foça (o Eskifoça) in Turchia, a circa 60 km a nord-ovest di Smirne.

== Geografia ==

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Focea era la città più settentrionale della Ionia. La città sorgeva alla foce del fiume Ermo sulla penisola che separava a nord il Golfo di Cuma e a sud il Golfo di Smirne.

La presenza di due porti naturali permise lo sviluppo della flotta navale e del commercio marino.

Storia
Le origini

Focea fu fondata da coloni di Eretria e Teos nell'VIII secolo a.C. Il suo nome proviene dalla parola foca, che fu il simbolo della città, o più probabilmente dalla Focide, regione della Grecia centrale da cui provenivano alcuni coloni.

Secondo Pausania i Focei, sotto la guida ateniese, si stabilirono su un territorio ceduto da Cuma Eolica e furono ammessi nella Lega Ionica dopo aver riconosciuto i re della linea di Codro.

Lo sviluppo

Secondo Erodoto, i Focei furono i primi Greci ad intraprendere lunghi viaggi marittimi e a scoprire l'Adriatico, la Tirrenia, l'Iberia e Tartesso a bordo di agili penteconteri. Giunti a Tartesso, in Spagna, strinsero amicizia col re Argantonio, che li invitò a trasferirsi nel suo paese. I Focei declinarono la proposta. Allora, avuta notizia della potenza dei Medi, Argantonio inviò loro una grande somma d'argento per costruire le mura difensive della città.

I loro viaggi marittimi erano estesi: a sud commerciavano con la colonia greca di Naucrati, in Egitto; a nord aiutarono probabilmente l'insediamento delle colonie di Amiso e Lampsaco, mentre, come sostiene Erodoto, riuscirono a raggiungere l'estremo Occidente e quindi Tartesso, collocato oltre lo stretto di Gibilterra.

Focea fu un importante porto commerciale e fondò colonie nel Mediterraneo occidentale: Massalia (attuale Marsiglia) in Francia, Alalia in Corsica, Olbia in Sardegna, Elea in Magna Grecia, Emporion e Rhode in Spagna (secondo Strabone queste ultime in realtà furono fondate da coloni di Massalia).

Le guerre

Nella seconda metà del VI secolo a.C. Focea perse l'indipendenza politica assieme ad altre città della Ionia. Infatti il comandante persiano Arpago la assediò dopo aver fatto capitolare la capitale del regno di Lidia Sardi (546 a.C.).

I Focei si rifugiarono a Chio con l'intenzione di acquistare e stabilirsi sulle isole Enusse, ma, respinta l'offerta, si diressero verso la colonia di Alalia in Corsica.

Per cinque anni i Focei costruirono templi e saccheggiarono i paesi circostanti, fino a quando Etruschi e Sardi Cartaginesi li affrontarono nella battaglia navale di Alalia (540 a.C.). I Focei vinsero, ma riportarono danni così gravi alle loro navi che preferirono trasferirsi a Rhegion (oggi Reggio Calabria) e da lì risalire la costa per fondare Elea. Tra i fondatori della colonia figurava anche il filosofo Senofane, capostipite della futura Scuola eleatica.

Nel 499 a.C. Focea aderì alla rivolta ionica contro Dario I di Persia. Dionisio di Focea comandò la flotta ionica nella battaglia di Lade (494 a.C.), ma i Focei poterono schierare solo tre navi su un totale di 350. I persiani vinsero la battaglia e poco dopo schiacciarono la rivolta.

Dopo la sconfitta di Serse I nel 480 a.C. nella Seconda guerra persiana, Atene accrebbe la propria potenza e Focea entrò nella Lega di Delo pagando ad Atene un tributo di due talenti. Nel 412 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, si ribellò con le altre città della Ionia ma re Dario II, alleato di Sparta, la riconquistò. Nel 367 a.C. la Pace di Antalcida ristabilì il controllo persiano.

Durante l'epoca ellenistica passò ai Seleucidi e quindi agli Attalidi.

Medioevo

A Focea è legata la figura dell'ammiraglio Benedetto Zaccaria, che ne fu signore nel XIII secolo e che si dedicò al commercio con Genova, esportando l'allume di Focea, una merce utile alla concia delle pelli, dopo aver monopolizzato il commercio di questa preziosa sostanza avendo ricevuto la città in feudo dall'Imperatore di Costantinopoli Michele Paleologo. La città rimase una colonia genovese fino alla conquista turca nel 1455, appartenendo prima ai Cattaneo (Andreolo Cattaneo) e poi ai Gattilusio.

Monetazione

Focea fu tra le prime città a coniare e utilizzare monete, probabilmente imitando la Lidia. Le prime monete erano fatte in elettro. Al British Museum è esposta una moneta con l'immagine di una foca datata al 600-550 a.C.

Sotto la dominazione genovese dei Cattaneo e dei Gattilusio venivano battuti ducati d'oro e denari di mistura.

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Smirna

Città-Stato · Smirne

Smirna

Ancient Greek city, located in present day İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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İzmir Clock Tower

Torre dell'orologio · Smirne

İzmir Clock Tower

Clock tower in İzmir, western Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1901

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Indirizzo
Mithatpaşa Yaya Yolu
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Cattedrale di San Giovanni (Smirne)

Cattedrale · Smirne

Cattedrale di San Giovanni (Smirne)

La cattedrale di San Giovanni (in turco Aziz Yuhanna Kilisesi) è la cattedrale cattolica di Smirne, in Turchia, ed è sede dell'arcidiocesi di Smirne.

== Storia ==

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La pietra angolare della chiesa fu posta nel 1862, la costruzione fu possibile grazie a donazioni del sultano ottomano Abdul Aziz e dei cristiani di Lione, in Francia, in virtù del legame con i missionari che da Smirne avevano evangelizzato Lione nel II secolo.

L'edificio è stato terminato nel 1874 e inaugurato il 25 maggio 1874 da Mons. Vincenzo Spaccapietra, al tempo Delegato Apostolico in Asia Minore. Nel 1922 la cattedrale subì gravi danni durante l'incendio di Smirne.

Sin dagli anni 1960 la cattedrale era chiusa al culto pubblico e riservata ai soldati statunitensi stazionati nella città. Nel 2013 essa tornò nell'uso dell'arcidiocesi e, dopo lavori di restauro finanziati dalla CEI e da numerosi donatori italiani, fu riaperta il 29 settembre 2013.

Anno: 1862

Informazioni pratiche

Indirizzo
Şehit Nevres Bulvarı 29
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Museo archeologico di Smirne

Museo · Smirne

Museo archeologico di Smirne

Il Museo archeologico di Smirne (in turco İzmir Arkeoloji Müzesi) si trova a Smirne, nel quartiere centrale di Konak.

== Storia ==

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Il museo è stato fondato nel 1924 sul sito della chiesa abbandonata di Ayavulka, nel quartiere di Basmane. L'apertura al pubblico risale al 1927, dopo un'attività di sistemazione museografica durata tre anni. Nel 1951 fu trasferito nel Padiglione nazionale dell'educazione al Kültürpark (parco della Cultura), convertito per l'occasione in museo. L'ultimo trasferimento, nell'edificio attuale appositamente costruito nel parco Bahribaba a Konak, risale al 1984, quando riaprì al pubblico.

Percorso espositivo

Situato in un'area espositiva totale di 5000 m², vanta reperti dall'Età del Bronzo al periodo bizantino, con un lapidario che arriva come datazione dei reperti al XIX secolo, con alcuni pezzi del periodo ottomano.

I reperti di scavo provengono da tutta la regione anatolica occidentale attorno a Smirne, con pezzi dall'antica Smyrna (sito di Bayraklı), da Efeso, Pergamo, Mileto, Afrodisia, Clazomene, Teos, Iasos.

Il percorso si snoda su due piani, più il giardino all'aperto con il lapidario, a cui si aggiungono laboratori didattici e di restauro, depositi, una sala conferenze e gli uffici amministrativi.

Anno: 1924

Informazioni pratiche

Orari
08:30-18:30
Biglietto
25 TL
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Sito ufficiale
muze.gov.tr

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agorà di Smirne

Agorà · Smirne

agorà di Smirne

Square in the classical-era city of Smyrna descrizione disponibile solo in inglese

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mausoleo di Belevi

Mausoleo · provincia di Smirne

mausoleo di Belevi

Hellenistic tomb in Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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Cumhuriyet Square

Piazza · Smirne

Cumhuriyet Square

Square in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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Museo archeologico di Bergama

Museo · provincia di Smirne

Museo archeologico di Bergama

Il Museo di Bergama (in turco Bergama Müzesi) è un museo nel distretto di Bergama della provincia di Smirne, in Turchia.

== Ubicazione ==

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Il museo si trova nella città di Bergama. È a sud di via Cumhuriyet, la sua distanza da Smirne è di circa 110 km.

Storia

Bergama (l'antica Pergamo) è una città storicamente importante. Sebbene il più importante monumento antico di Bergama, vale a dire l'altare di Pergamon, fosse stato trasportato al Pergamon Museum di Berlino, in Germania nel 1870, ci sono ancora molti oggetti da essere esposti a Bergama. Il museo fu fondato su suggerimento del maresciallo Fevzi Çakmak nel 1932. Fu inaugurato il 30 ottobre 1936.

Esposizione

Sono esposti sia i reperti archeologici che etnografici. I reperti archeologici provengono dagli scavi intorno a Bergama. I più notevoli tra questi sono sculture della scuola di Pergamo, oggetti provenienti dai siti di Pitanae (in greco antico Πιτάνη?) e Gryneion (Γρύνειον) e terracotta da Myrina (Μυρίνα). Questi antichi insediamenti greci si trovano tra Bergama e Smirne. Nella sezione etnografica gli elementi più importanti sono tappeti e tappeti di Bergama, Yuntdağ, Yağcıbekir ecc.

Anno: 1936

Informazioni pratiche

Indirizzo
Cumhuriyet Caddesi
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İzmir Toy Museum

Museo del giocattolo · Smirne

İzmir Toy Museum

Toy museum in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 2010

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St. John the Evangelist's Anglican Church

Chiesa anglicana · Smirne

St. John the Evangelist's Anglican Church

Church building in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1625

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Belkahve Pass

Passo di montagna · provincia di Smirne

Mountain pass in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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First Bullet Monument

Statua · Smirne

First Bullet Monument

Monument in İzmir, western Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1974

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Bostanlı Open-air Archaeological Museum

Museo · Smirne

Bostanlı Open-air Archaeological Museum

Museum in Karşıyaka District descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1987

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Nei dintorni di Smirne

18 luoghi nei dintorni, a Selçuk, Bergama, provincia di Smirne, Distretto di Konak, Kemalpaşa, Distretto di Karşıyaka

Mappa dei dintorni di Smirne
Dati della mappa © OpenStreetMap

Efeso

Polis · Selçuk

Efeso

Efeso (in greco antico Ἔφεσος?, Éphesos; in latino Ephesus; in turco Efes, inoltre, potrebbe derivare dall'ittita Apasa) fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell'odierna Turchia. La città si trovava nell'attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın.

Costruita nel X secolo a.C. sul sito di Apasa, l'ex capitale di Arzawan, da coloni greci attici e ionici, durante l'epoca greca classica fu una delle dodici città che facevano parte della Lega Ionica passando poi nel 129 a.C. sotto il controllo della Repubblica Romana. Da quell'anno fu la capitale della

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provincia romana di Asia diventando un importante e ricco centro commerciale. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mar Mediterraneo, sono degne di nota quelle del Teatro che poteva contenere 24 mila spettatori, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso e, secondo Pausania (4.31.8), il più grande edificio del mondo antico: il tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli. Nota anche per aver dato i natali ad Eraclito di Efeso, tra i maggiori filosofi presocratici, e per essere stata anche una delle sette chiese dell'Asia citate nel Libro dell'Apocalisse di San Giovanni (l'apostolo vi morì circa verso i 98 anni di età) e dove potrebbe essere stato scritto il Vangelo di Giovanni.

Nel 2015, le rovine sono state designate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Storia
La fondazione della città e la prima storia
Sito

Secondo il poeta greco Creofilo, la città sarebbe stata fondata, come aveva indicato un oracolo, nel luogo in cui “un pesce si sarebbe mostrato e dove li avrebbe condotti un cinghiale”. Il territorio occupato dalla cittadina era costituito in gran parte da una vasta pianura alluvionale originata dal fiume Caistro, era protetto su tre lati da alcune catene montuose, e nelle vicinanze vi era un bosco, indicato come Ortygia, ricco di alberi di ogni genere, attraversato dal fiume Cencreios nelle cui acque, secondo la tradizione mitologica, Leto si era lavata dopo aver partorito i due gemelli, Apollo e Artemide. Strabone menziona, nella descrizione del territorio efesino, le paludi dette Selinusia, che grazie all’estrazione del sale e alla pesca erano fonte di notevoli rendite per la città.

Efeso era inoltre fornita di un importante scalo portuale, sbocco delle principali vie carovaniere dell’Asia. Le fonti antiche parlano dell'esistenza di un “porto sacro”, che doveva trovarsi nelle immediate vicinanze del santuario, un altro scalo portuale esisteva molto probabilmente ai piedi del Coresso; Strabone, infine, menziona un porto detto Panormo.

Nome

Secondo l’Etymologicum Magnum il nome Efeso derivava da quello di una amazzone lidia che per prima aveva onorato Artemide e l’aveva qualificata come Efesia. Secondo Pausania, Efeso era invece un figlio del fiume Caistro che, fondata la città, le aveva anche attribuito il suo nome. Non mancano altre spiegazioni: alcuni legavano la denominazione ad un episodio della spedizione di Ercole e Teseo in Lidia contro le Amazzoni, altri invece lo facevano derivare da un ‘locandiere’ lidio il quale accoglieva gli stranieri alla foce del Caistro. La cittadina era conosciuta anche con altri nomi derivati dall’idea che le Amazzoni si erano stanziate nella zona in cui era stata fondata la città: è così indicata con il nome dell'Amazzone Smirne, o Samorna, da un’altra Amazzone, nome con cui la tradizione antica identificava probabilmente il primo insediamento greco, ma anche Sisirbe, Tracheia, Ortygia e Ptelea, e ancora Amorges, con il quale essa era designata al tempo della guerra di Troia.

Fondazione

Sia il nome Efeso che l'insediamento originario risalgono all'epoca pre-greca. Le più antiche testimonianze della presenza di persone nell'area della successiva città di Efeso risalgono alla tarda età del rame, intorno al 5000 a.C. Questi ritrovamenti sono stati effettuati sul pendio della collina di Ayasoluk, nell'area della cittadella di Selçuk. Dalla metà del II millennio a.C., l'insediamento di Apasa (anche Abasa), noto dai testi ittiti e probabilmente da identificare con la successiva Efeso, situato nella terra di Arzawa, fu un importante centro nella sfera di influenza delle culture ittita e micenea. Apasa fu a volte capitale di Arzawa. Sulle pendici meridionali e occidentali di Ayasoluk sono stati rinvenuti resti di un muro difensivo del II millennio a.C. I reperti minoici e micenei rinvenuti a Efeso, tra gli altri, attestano un intenso commercio con Creta e la Grecia micenea. Tuttavia, rispetto alla ceramica micenea - che proviene da Mileto e dalla Grecia continentale - predominano gli stili di ceramica indigeni, tipicamente anatolici occidentali, che indicano l'esistenza di un importante centro di potere indigeno sulla collina di Ayasoluk e sostengono l'identificazione dell'insediamento con la capitale di Arzawa, Apasa.

Oltre agli elementi storico-archeologici, vi sono le leggende mitologiche e per esempio, secondo Strabone il nome Efeso deriverebbe da quello di una regina delle Amazzoni, le quali sarebbero le fondatrici della città.

Sempre Strabone riferisce che Efeso fu fondata dagli Ioni guidati sulle coste dell’Anatolia da Androclo, figlio del leggendario re di Atene, Codro.

Efeso sotto i Lidi

Morto il fondatore Efeso fu governata dai suoi discendenti fino all’avvento sul trono lidio di Creso, mantenendo ottimi rapporti con la dinastia dei Mermnadi che in questo periodo regnava sulla Lidia. Il primo sovrano con cui la polis entrò in contatto fu Gige il quale però non riuscì a difendere l’Artemision, principale tempio della città, dall’aggressione dei Cimmeri. Nel 652 Ligdami, re dei Cimmeri, attaccò infatti Efeso e diede alle fiamme il santuario, ma, come racconta il poeta Callimaco la dea si vendicò decimando nella palude sacra con una febbre gli uomini al seguito del capo cimmerio, mentre il tempio profanato fu ricostruito con il tesoro che gli invasori non erano riusciti a portar via.

Ristabilito l’ordine i Lidi, per controllare meglio la cittadinanza, favorirono l'insediamento nella polis di tiranni loro simpatizzanti. Sotto uno di questi, Pindaro, la città richiamò l’interesse di Creso il quale inviò un’ambasceria a chiedere la sottomissione di Efeso, ma la richiesta fu rifiutata da Pindaro il quale suggerì agli abitanti di porsi sotto la protezione di Artemide. Erodoto racconta che gli Efesini, per sottrarsi alla conquista, affidarono la polis alla dea e la collegarono il tempio, distante da essa sette stadi, alle mura cittadine con una fune. Creso, timoroso di commettere un sacrilegio, si piegò al volere della dea, non sottomettendo la città e stipulando con essa dei patti che le garantirono una posizione privilegiata rimanendo anche porto reale. Creso non usò violenza sugli abitanti, anzi li aiutò nella ricostruzione del tempio e in una delle colonne utilizzate fece incidere il suo nome.Licenziò poi i suoi soldati mercenari e ritornò a Sardi, ma poco dopo perse la guerra che gli mosse Ciro e fu preso prigioniero. La guerra dei Persiani si estese alle città ioniche ed Efeso finì nelle loro mani. I persiani utilizzarono il porto e le navi di Efeso e imposero tasse gravose.

Dalla rivolta ionica a Filippo II

Le città ioniche, stanche del dominio persiano, si coalizzarono e rivolsero le armi contro i Persiani. A questa lotta però non sembra partecipare Efeso che gode in questo periodo di una moderata indipendenza, almeno nella gestione degli affari interni tanto da introdurre l'ostracismo proprio a favore del partito filopersiano. Questo atteggiamento permise di conservare gli essenziali benefici commerciali e di mantenere alta la reputazione dell’Artemision che non subì alcuna spoliazione: Serse, crudele devastatore di santuari ellenici, si astenne infatti dal distruggere il tempio. La liberazione dal dominio persiano si pose con forza alla fine delle guerre persiane. Gli Ateniesi accolsero l’invito degli Ioni e si presentarono come liberatori: Cimone assunse così il comando della spedizione e nel 470 liberò le poleis della costa, tra cui anche Efeso e che entrarono a far parte della lega delio-attica dove era tenuta al pagamento di un tributo in denaro. Con il passare del tempo le città manifestarono insofferenza verso Atene e ciò permise ai Persiani di riguadagnare il controllo sulla regione e determinò lo scoppio della cosiddetta ‘guerra ionica’: Tissaferne incitò gli Efesini a ribellarsi contro gli Ateniesi affermando che la sua azione era condotta dietro richiesta della stessa dea efesina. Nel 410 lo stratego ateniese Trasillo tentò di recuperare Efeso attaccandola con una flotta, ma subì una pesante sconfitta davanti alla polis che era divenuta una delle principali basi militari persiane. A ricordo di questa battaglia il satrapo sacrificò, secondo il rito persiano, sull’altare dell’Artemision; gli Efesini innalzarono due trofei nella pianura e ringraziarono Siracusani e Selinuntini, da poco aggregati con alcune navi alla flotta peloponnesiaca e mandati in loro aiuto.Dopo la sconfitta di Atene, i Lacedemoni inviarono subito una flotta sotto il comando di Lisandro ad Efeso, prescelta per la sua posizione strategica come principale base di appoggio della squadra navale peloponnesiaca in Asia Minore. Questo determinò il ritiro dei Persiani, mentre Lisandro si dedicò alla fortificazione della cittadina che assunse l’aspetto di una vera e propria base militare; con l’appoggio anche delle influenti famiglie efesine, Lisandro uscì vincitore dal conflitto e insediò in città un governo oligarchico che rimase al potere almeno fino al 396.

Cessata la guerra peloponnesiaca e rientrato Lisandro in patria, nel 403 gli Efesini furono nuovamente minacciati da Tissaferne e inviarono ambasciatori a Sparta per chiederle di impedire il saccheggio del territorio: Efeso tornò ad essere utilizzata dai Lacedemoni come base militare principale. Nella primavera del 395 fu radunato ad Efeso il nuovo esercito e Agesilao per infondere coraggio ai soldati e porre la campagna militare sotto la protezione della dea, con le truppe vittoriose nei ginnasi offrì le corone agonali come ex-voto ad Artemide. Come già aveva fatto Creso, partecipando ai lavori di ricostruzione dell’edificio, anche Agesilao volle proporsi come nuovo fondatore del tempio e progettò di sostituire le colonne con alcune ornate con il proprio nome. L’offerta non fu però portata a termine a causa del precipitoso rientro in patria di Agesilao per lo scoppio della guerra corinzia. Per la sua posizione e il suo ruolo nella Ionia Efeso, dopo la firma della pace di Antalcida, si trovò coinvolta nella serie di conflitti che tra il 365 e il 360 videro scontrarsi diversi satrapi. Polieno riferisce che un cittadino di Efeso, desideroso di sostituire al governo oligarchico filopersiano un regime di tendenza democratica, aveva sottratto la polis alla tutela di Mausolo che si mosse contro di lui, ma trovò il popolo efesino restio ad accoglierlo. L’incendio che nel 356 distrusse l’Artemision deve essere messo in relazione proprio con gli attacchi cari e i tentativi di difesa della propria autonomia da parte dei cittadini. Gli storici antichi riferiscono che responsabile della distruzione del santuario fu Erostrato, che voleva compiere un gesto che eternasse il suo nome. Sempre Polieno racconta che l’incerta situazione politica efesina spinse il Gran Re ad un intervento per frenare i tentativi dei cittadini per rendersi indipendenti. Autofradate, mascherandosi dietro finte trattative di pace, invitò gli arconti presso di lui per discutere sulle possibilità di una riconciliazione; invece approfittò della situazione per conquistare Efeso uccidendo molti degli abitanti e devastandola crudelmente. Ripreso il controllo della cittadina, i Persiani vi insediarono il tiranno Syrface. Il suo regime autoritario condusse alla nascita di un partito filo-macedone, poiché la Macedonia appariva agli Efesini come l’unica potenza in grado di fornire loro l’aiuto necessario per recuperare l’autonomia.

Solo dopo essere uscito vittorioso a Cheronea nel 338 e aver stipulato con i Greci un patto a Corinto, Filippo II si dedicò ai preparativi per la campagna militare in Asia. Gli abitanti di Efeso si ribellarono subito e scacciarono Syrface, ristabilirono la democrazia e, in segno di riconoscenza nei confronti di Filippo, eressero una statua nel tempio. Per quanto Parmenione e Attalo fossero riusciti a creare nelle città ioniche un ambiente politico favorevole alla dinastia macedone, e governi democratici fossero stati insediati nelle varie città la situazione cambiò in breve tempo per l’improvvisa morte di Filippo. Efeso fu teatro di una controrivoluzione: gli oligarchici, approfittando del ritiro dei generali macedoni dopo la morte di Filippo, ripresero forza, scacciarono i democratici e favorirono il ritorno al governo della cittadina del tiranno Syrface e di suo figlio. Il despota strinse un patto con Memnone di Rodi il quale, giunto ad Efeso, con i suoi mercenari operò il saccheggio dell’Artemision e l’abbattimento della statua di Filippo.

Efeso e Alessandro Magno

Nella guerra contro i Persiani Alessandro Magno entrò in Efeso e fu accolto come un dio, dopo la sua morte Efeso nel 313 a.C. cadde sotto il dominio di Kyldop in nome dei Macedoni, però gli scontri e le lotte di potere si estesero a tutta l'Anatolia per diversi anni e si alternarono a periodi brevi d'indipendenza, periodi di dominio di Pergamo, della repubblica romana, del regno del Ponto, e con la sconfitta ad opera dei Romani di Mitridate VI del Ponto, Efeso fu definitivamente sotto Roma.

Efeso all'epoca dell'impero romano

Marco Antonio dopo la battaglia di Filippi venne ad Efeso dove fu accolto con feste dionisiache da lui gradite. Quando i suoi rapporti con Ottaviano cominciarono a peggiorare Antonio mandò il suo esercito in Cilicia e con Cleopatra tornò ad Efeso, le sue navi si unirono a quelle di Cleopatra e ci fu la battaglia di Azio che sancì la vittoria di Ottaviano e la nascita dell'impero romano. Già nel 29 a.C. il proconsole Sextus Appuleius provvide alla pavimentazione stradale, mentre Ottaviano finanziò la costruzione di due acquedotti. Durante il regno di Ottaviano Augusto, Efeso divenne la capitale della provincia romana nell'Asia Minore, sede del prefetto romano e si trasformò in una metropoli centro di commerci con più di 200 000 abitanti. (Le rovine rimaste oggi sono quasi tutte del tempo di Augusto). L'imperatore Adriano venne ad Efeso due volte, la seconda nel 129, e si occupò del dragaggio del porto.

Già nella prima metà del I secolo si era diffusa la nuova religione cristiana e Paolo di Tarso fu ad Efeso nel 53. I commercianti che vendevano statuette di Artemide, istigati da un orefice di nome Demetrio, manifestarono contro San Paolo che aveva criticato la realizzazione delle statuette della dea, al grido di "grande è la Diana degli Efesini!" (Atti, 18:23-21:16). Dopo questo episodio, San Paolo partì per la Macedonia, in seguito tornò nella Ionia ma si stabilì a Mileto. Dopo l'uccisione a Roma di San Paolo capo della chiesa di Efeso fu San Giovanni a cui Cristo aveva affidato la madre.

All'angelo e alla comunità cristiana di Efeso, Giovanni indirizza la prima delle lettere alle Sette Chiese dell'Asia, da lui fondate.

San Giovanni fu preso, torturato ed esiliato a Patmo dove, secondo la tradizione scrisse l'Apocalisse. Sempre secondo la tradizione tornò poi ad Efeso, scrisse il Vangelo, morì e fu sepolto, secondo quanto disposto nel suo testamento, dove si trova la chiesa a lui dedicata. Le più accreditate tesi sulla storia delle Scritture concordano nell'identificare in Efeso il luogo in cui fu scritto il Vangelo secondo Giovanni, tra il 90 e il 100 d.C.

Nell'anno 262 una flotta di 200 navi di Goti partita dalla Crimea passò il Bosforo e raggiunse e invase Efeso dove distrusse bruciandolo il tempio di Artemide. Il tempio, considerato una delle Sette meraviglie del mondo antico, fu ricostruito dagli Efesini. Fu, quindi, distrutto ancora una volta e definitivamente nel 401 per ordine di san Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Nel 431 si tenne il Concilio di Efeso, su disposizione dell'imperatore Teodosio II, per sedare due fazioni contrastanti: la prima sosteneva che Maria fosse, oltre che Madre di Cristo (Cristòtokos), anche Madre di Dio (Theotòkos), professando la duplice natura di Gesù, umana e divina; l'altra invece era convinta che Maria fosse madre solo di Gesù uomo. Al concilio parteciparono duecento vescovi. Nei verbali del concilio è scritto che Giovanni prese con sé Maria e venne ad Efeso e si stabilì per un periodo a Museion, che era proprio nel posto dove è la chiesa della Madonna. San Giovanni nonostante l'età avanzata viaggiò in tutta l'Anatolia per diffondere il cristianesimo, mentre cresceva l'ostilità contro i Cristiani.

Epoca medioevale

Efeso rimase la città più importante dell'Impero bizantino in Asia dopo Costantinopoli nei secoli V e VI. L'imperatore Arcadio alzò il livello della strada tra il teatro e il porto. La basilica di San Giovanni fu costruita durante il regno dell'imperatore Giustiniano I nel VI secolo.

Gli scavi effettuati nel 2022 indicano che ampie parti della città furono distrutte nel 614/615 da un conflitto militare, durante il regno di Eraclio il Grande, molto probabilmente durante la guerra sasanide, che diede inizio a un drastico declino della popolazione e del tenore di vita della città.

L'importanza della città come centro commerciale diminuì ulteriormente, poiché il porto, oggi a 5 chilometri nell'entroterra, fu lentamente insabbiato dal fiume (oggi Küçük Menderes), nonostante i ripetuti dragaggi effettuati nel corso della storia della città. La perdita del porto fece sì che Efeso perdesse l'accesso al Mar Egeo, importante per il commercio. La gente iniziò a lasciare la pianura della città per le colline circostanti. Le rovine dei templi furono usate come mattoni per costruire nuove case. Le sculture di marmo venivano ridotte in polvere per ottenere la calce per l'intonaco.

Nel VI secolo sulla collina di Ayasuluk fu costruita una basilica dedicata a San Giovanni e la popolazione di Efeso cominciò a trasferirsi sulle pendici della collina perché il porto aveva perduto la sua importanza ed Efeso stava declinando, mentre la collina aumentava di popolazione e d'importanza, favorita anche dalla costruzione della chiesa al posto della basilica costruita precedentemente dall'imperatore Giustiniano. Nel VII e VIII secolo le coste dell'Anatolia furono soggette alle incursioni degli Arabi e fu facile per loro il saccheggio di Efeso, essendo scomparsa l'unità dell'Anatolia. Dopo questi avvenimenti la difesa si concentrò sulla collina di Ayasuluk, che nel frattempo crebbe di prestigio mentre la vecchia Efeso andò in rovina.

I saccheggi degli arabi, prima nel 654-655 da parte del califfo Muawiyah I e poi nel 700 e nel 716, accelerarono ulteriormente il declino.

Quando i Turchi Selgiuchidi conquistarono Efeso nel 1090, essa era un piccolo villaggio. I Bizantini ne ripresero il controllo nel 1097 e cambiarono il nome della città in Hagios Theologos. Mantennero il controllo della regione fino al 1308. I crociati di passaggio si stupirono che ci fosse solo un piccolo villaggio, chiamato Ayasalouk, laddove si aspettavano una città vivace con un grande porto. Anche il tempio di Artemide era stato completamente dimenticato dalla popolazione locale. I crociati della Seconda Crociata combatterono i Selgiuchidi appena fuori dalla città nel dicembre 1147.

Venezia e Genova vi stabilirono i loro rispettivi consolati e divenne sede vescovile della Chiesa cattolica a seguito della quarta crociata. Sotto il dominio ottomano, la città venne abbandonata definitivamente

Gli scavi

Col passare del tempo la città fu dimenticata del tutto, la costruzione della ferrovia da Istanbul a Baghdad con la stazione di Ayasuluk fu l'occasione per cui si intrapresero i primi scavi nel 1869 alla ricerca del tempio di Artemide, scavi che furono abbandonati, poi ripresi più volte da varie missioni di archeologi europei e in particolare da John Turtle Wood.

Scavi condotti in campagne del 1904-1905 nel basamento del tempio, in uno strato precedente al 560 a.C., hanno portato alla luce il più importante documento monetario, consistente in un cospicuo gruppo di monete globulari in elettro (lega di oro e argento, a basso contenuto d'oro), recanti striature o tipi su una sola faccia, mentre l'altra (il rovescio) è segnata da un punzone. Siamo probabilmente nel 640-630 a.C., ma l'ipotesi non è da tutti condivisa.

Le mura

La cinta muraria lunga 8 km circonda tutta la città, è costruita con blocchi di pietra squadrata ed era larga due metri e alta sei, spesso sostenute da piccole torri quadrangolari, la sola torre di fronte al porto è a due piani ed è chiamata dalla gente "la prigione di San Paolo". L'entrata e l'uscita dalle mura era assicurata da due porte. Con la pax romana di Augusto che durò dal I al III secolo non vi fu più bisogno di difendersi e le mura furono trascurate, durante il periodo bizantino Efeso perse importanza e divenne povera economicamente, la sua popolazione diminuì e fu più difficile difendersi dagli attacchi dei nemici con porte che avevano una grande lunghezza, si restrinse allora la cinta con nuove dimensioni più modeste e con più economia.

L'Agorà civile

Si tratta di una piazza di 160x58 m con l'asse lungo orientato a sud-ovest. La sistemazione risale all'epoca di Augusto: il lato nord prevedeva una lunga stoà-basilikè, una basilica, un edificio a tre navate dedicato tra il 4 e l'11 d.C. ad Artemide, Augusto e Tiberio da parte di un ricco evergete locale, C. Sextilius Pollio. A nord di questa basilica vi era un temenos con due tempietti dedicati a Roma e Cesare inserito tra due tipici edifici greci: un Pritaneo e un Bouleuterion. Nella piazza fu costruito un tempietto dedicato al culto di Augusto dando perciò alla piazza l'aspetto di un vero Sebasteion. In epoca antonina il culto dell'imperatore sarà trasferito nel tempio sub-urbano di Artemide.

L'Agorà commerciale

Rappresentava il vero centro della città. Si tratta di una grande piazza quadrata (tetragona) monumentalizzata a partir dall'età di Augusto grazie anche all'intervento di evergeti locali. In età neroniana fu costruita una via porticata che conduceva al vicino teatro. Adiacente al porticato della piazza si trovano importanti edifici come la Biblioteca di Celso e l'Altare degli Antonini, un monumento dalla forma simile all'Altare di Zeus di Pergamo ma di dimensioni ridotte. Il monumento, dedicato a Marco Aurelio e Lucio Vero con bassorilievi raffiguranti episodi delle Guerre Partiche e scena di apoteosi di Lucio Vero.

Terme

Vi erano ben quattro impianti termali. Il più grande situato a nord-ovest della agorà civile, detto Terme del Porto. Furono ultimate nel III secolo e contengono, oltre ai consueti ambienti, due "sale marmoree" di transito che svolgevano una funzione di omaggio e esaltazione della figura dell'imperatore. Adiacente alle terme del porto vi è il singolare Portico di Verulanus: un enorme piazzale con funzione di palestra, quadrato e circondato da portici, costruita al tempo di Adriano. In altri quartieri periferici a nord e a est vi erano le terme di Vedius, del Teatro e quelle orientali.

Arkadianè

Dal teatro, lungo il portico di Verulanus e le terme del porto, in direzione del porto partiva una platēa, un'ampia strada porticata, la cui ultima sistemazione risale all'imperatore d'Oriente Arcadio.

Il Teatro

Situato nella parte orientale della città, tra l'agorà commerciale e le terme del teatro, l'impianto originale è ellenistico ma ha subito interventi successivi. È un teatro a "schema greco", cioè con la cavea che supera il semicerchio. La cavea fu ulteriormente ingrandita durante il periodo di Claudio e Nerone fece costruire la frons scaenae. Aveva una capienza di 24.000 spettatori, è celebre per l'episodio narrato negli Atti degli Apostoli in cui San Paolo venne duramente contestato dai venditori di statuine di Artemide al grido di "grande è la Diana degli Efesini".

La chiesa di San Giovanni e la casa della Vergine

Secondo alcune fonti, l'apostolo Giovanni soggiornò e morì ad Efeso; secondo altre fonti con lui avrebbe dovuto esserci anche Maria; tale ipotesi, non accertata, è negata da alcune fonti.

Sul sito a Efeso considerato sede del sepolcro di Giovanni fu costruita una basilica nel VI secolo, sotto l'imperatore Giustiniano, della quale oggi rimangono solo tracce.

Ad alcuni chilometri a sud di Efeso si trova una piccola cappella conosciuta come casa di Maria. Preceduta da un vestibolo del VII secolo, la piccola costruzione risale al IV secolo. Sono state trovate tracce di fondamenta risalenti probabilmente al I secolo.

La caverna dei sette dormienti

Nei pressi di Efeso si trova una caverna, detta dei sette dormienti, al centro di una vicenda leggendaria comune sia alla tradizione cristiana che a quella musulmana, citata sia nella Legenda Aurea che nella diciottesima sūra del Corano, la "sura della caverna".

Negli scavi eseguiti a Efeso si sono trovati i ruderi della chiesa e centinaia di tombe. Sia sui muri della chiesa che sulle tombe del VI secolo ci sono scritte collegate alla vicenda dei sette dormienti considerati santi e per diversi secoli i credenti continuarono ad essere sepolti in questo luogo, dove una credenza ritiene sia sepolta anche Maria Maddalena.

Efeso è inoltre la città natale dello scrittore Androne di Efeso, autore di un'opera sui Sette savi che pare s'intitolasse Τρίπους..

I monumenti e le costruzioni caratteristiche

La porta di Magnesia

Il Ginnasio dell'Est

L'Agorà civile e quella commerciale

La basilica

le terme di Vario, quelle di Scolastica e quelle bizantine

L'odeon o "teatro piccolo"

Il teatro

Lo stadio

I templi della dea Roma e di Giulio Cesare

Il tempio di Adriano

Il tempio di Domiziano

Il tempio di Serapide

Il tempio di Artemide

Il Pritaneo

Le case a terrazzo

La latrina pubblica

Il postribolo o casa dell'amore

Le fontane di Pollio, di Traiano e quella bizantina

La galleria con le iscrizioni

L'ottagono

La porta di Adriano e quella di Mazzeo e Mitridate

La biblioteca di Celso

Il monumento di Memmio

I ginnasi di Vedio, dell'Est, del porto e del Teatro

Il viale di marmo, la via del Porto e la via dei Cureti

Il porto

La caverna dei sette dormienti di Efeso

Il museo di Efeso

Il museo costruito nel 1929 come semplice deposito per gli scavi, visto il flusso di visitatori, è stato poi opportunamente ampliato e strutturato per raccogliere le opere trovate negli scavi, non in ordine cronologico ma in gruppi secondo il luogo di ritrovamenti. È costituito da 10 saloni:

Reperti delle case

Reperti delle fontane

Nuovi reperti

Numismatica e preziosi

Tesoro di Tulum

Tesoro di Ayasuluk

Giardino

Reperti di tombe

Sala di Artemisia

Sala del culto degli imperatori

Galleria d'immagini

Efeso

Anno: 1000

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Tempio di Artemide (Efeso)

Tempio greco · Selçuk

Tempio di Artemide (Efeso)

Il tempio di Artemide, o Artemisio (in greco antico Ἀρτεμίσιον?, Artemísion, in latino Artemisium), era un tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso, nell'attuale Turchia, a circa 50 km dalla città di Smirne.

Per le sue enormi dimensioni e la ricchezza delle decorazioni, fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, ma ne rimangono oggi solo minimi resti.

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Storia

L'area in cui sorse l'Artemisio era frequentata già dalla tarda età del bronzo (seconda metà del XIV e XIII secolo a.C.). A partire dall'età protogeometrica i frammenti ceramici rinvenuti testimoniano l'esistenza di un culto (fine dell'XI - inizi del IX secolo a.C.), che si svolgeva probabilmente all'aperto, forse in un semplice recinto sacro.

Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., o nel secondo quarto del VII secolo a.C., fu eretto il primo tempio, un periptero con cella in pietra. Questo primo tempio venne ricostruito nella seconda metà del VII secolo a.C.

L'edificio sacro venne nuovamente ricostruito nell'ultimo terzo del VII secolo a.C. di dimensioni maggiori, ma in forma di una cella priva di tetto e non più circondata da un colonnato. Alla fine del VII secolo a.C. anche questo tempio ebbe una ricostruzione nella stessa forma.

Nel 580-560 a.C. venne costruita una grande struttura in asse con il tempio, interpretato in origine come un secondo tempio ("Hekatompedos") e più recentemente come un altare monumentale, probabilmente collegato al progetto del primo tempio in marmo, l'Artemision arcaico di Creso ("diptero 1").

Durante il regno di Creso sulla Lidia, normalmente datato negli anni tra il 560 a.C. e il 546 a.C., ma con inizio forse da considerare più antico, e più precisamente intorno al 560 a.C., o intorno al 575 a.C., venne iniziata la costruzione del primo grande tempio diptero in marmo ("diptero 1" o "tardo-arcaico", o "tempio di Creso").

Il tempio fu incendiato e distrutto il 21 luglio del 356 a.C., da un pastore di nome Erostrato, che ambiva in questo modo di passare alla storia. Il tempio era ancora in rovina quando lo stesso Alessandro lo visitò nel 334 a.C. e propose agli efesini di finanziarne la ricostruzione. Tuttavia i cittadini di Efeso rifiutarono poiché era ingiusto che un dio (come veniva considerato Alessandro) presentasse dei doni a un altro dio.

La ricostruzione, finanziata dalle donazioni dei cittadini, fu completata nella prima metà del III secolo a.C. Il tempio sopravvisse a un incendio all'epoca dell'imperatore Augusto e venne distrutto a seguito dell'invasione dei Goti, nel 263 d.C. I suoi marmi furono reimpiegati per la costruzione della chiesa di San Giovanni a Efeso e della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli.

Il tempio di Artemide cadde in rovina o fu definitivamente distrutto nel 401 d.C. Secondo alcune fonti fu distrutto dai cristiani, per ordine del vescovo Giovanni Crisostomo (354-407). Gli Atti degli Apostoli riferiscono della contrapposizione fra la comunità giudaica ellenizzata e i cristiani convertiti dall'apostolo Paolo, già nel I secolo.

Fonti antiche

Gli autori antichi che si occuparono del tempio spesso non distinsero nettamente tra il "tempio tardo-arcaico di Creso" e il successivo "tempio tardo-classico" e, pur essendo a conoscenza delle diverse ricostruzioni, ne parlarono prevalentemente come di un unico edificio, creando a volte difficoltà di interpretazione.

Le origini del santuario furono considerate molto antiche: Pausania (110-180 d.C. circa) sostiene che il culto esistesse già in epoca precedente alla migrazione degli Ioni e che non fosse stato fondato dalle Amazzoni, come riportava invece il poeta Pindaro. Tacito (55-120 d.C. circa) riferisce che ai tempi di Tiberio gli Efesini consideravano il santuario legato alla nascita di Apollo e Diana, che ritenevano avvenuta non a Delo, bensì in un bosco presso il fiume Cencreo, nei dintorni della città. Callimaco (310-235 a.C. circa) nel suo Inno ad Artemide racconta come le Amazzoni avessero eretto nei pressi di Efeso una statua della dea posta sul tronco di un albero, intorno al quale sarebbe poi stato costruito un tempio.

Erodoto (484 a.C.-dopo il 430 a.C.) riferisce che il re di Lidia Creso (560-546 a.C.) aveva donato al santuario di Efeso la maggioranza delle colonne del tempio. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) riferisce che il tempio era stato costruito in 120 anni con il denaro di tutta l'Asia e che le sue 127 colonne erano state offerte ciascuna da un diverso re. Anche Dionigi di Alicarnasso (60 a.C. circa -7 a.C.), parlando di Servio Tullio, cita il tempio di Artemide a Efeso come di un tempio costruito da tutti gli Ioni.

Plinio il Vecchio riferisce che il tempio era stato costruito dall'architetto cretese Chersifrone di Cnosso, che secondo Vitruvio (80 a.C. - 15 d.C. circa) fu aiutato da Metagene, suo figlio. I due architetti scrissero un trattato dal quale probabilmente derivano le notizie sulle tecniche da loro adottate per trasportare le colonne e poi gli architravi dalla cava e per innalzare poi gli architravi sulle colonne. Secondo Diogene Laerzio (180-240 d.C.) per le fondamenta del tempio collaborò alla progettazione anche l'architetto Teodoro di Samo, figlio di Rhoikos, che aveva lavorato, inizialmente con il padre, anche per il tempio di Hera a Samo: secondo Plinio, per evitare i problemi posti dal terreno su cui era costruito il tempio, paludoso e poco solido, le fondamenta poggiavano su un letto di carbone schiacciato e lana.

I lunghi lavori di costruzione richiesero l'opera anche di altri architetti: secondo Vitruvio vi lavorarono anche Demetrio e Peonio di Efeso, probabilmente intorno alla metà del V secolo a.C., oppure per la ricostruzione tardo-classica; Peonio più tardi lavorò anche al tempio di Apollo a Didima, presso Mileto. Anche Strabone (ante 60 a.C. - 24 d.C. circa) riferisce di Chersifrone come architetto del tempio arcaico, seguito da un altro di cui non fa il nome e che avrebbe allargato l'edificio.

Plinio il Vecchio riferisce ancora che le dimensioni del tempio erano di 425 x 225 piedi (ovvero 125,8 x 66,6 m) e le colonne avevano un'altezza di 60 piedi (17,76 m); 36 di esse erano "columnae caelatae", ovvero scolpite. Sempre Plinio riferisce al tempio l'invenzione delle basi con toro e dei capitelli; il diametro delle colonne sarebbe stato 1/8 della loro altezza e l'altezza del toro sarebbe pari a 1/2 diametro; ancora i fusti avrebbero una rastremazione per cui il diametro superiore sarebbe inferiore di 1/7 a quello inferiore.

Cicerone (106-43 a.C.) riferisce che lo storico greco Timeo di Tauromenio (350-260 a.C. circa) affermava che il tempio venne bruciato la notte stessa della nascita di Alessandro Magno (21 luglio del 356 a.C.). Valerio Massimo (morto dopo il 31 d.C.) riferisce come gli Efesini avessero vietato di ricordare il nome del responsabile dell'incendio, che era invece stato tramandato dallo storico Teopompo (morto intorno al 320 a.C.). Il nome di Erostrato è ricordato da Strabone, che riporta anche lui come fonte Teopompo, da Eliano (165-235 d.C. circa) e da Solino (III secolo d.C.).

Ancora Strabone riferisce una notizia di Artemidoro di Efeso (II-I secolo a.C.), secondo il quale lo stesso Alessandro, all'inizio della sua campagna di conquista dell'Impero persiano, propose di finanziare la ricostruzione del tempio e che gli abitanti di Efeso rifiutarono la proposta e pagarono i lavori con le donazioni e con la vendita delle colonne del tempio distrutto. Sempre Strabone ci informa, riportando ancora notizie di Artemidoro, che l'architetto fu Dinocrate, che l'altare era stato decorato da Prassitele e che erano presenti opere dello scultore Thrason.

Antipatro di Sidone (170-100 a.C.) descrive per la prima volta in un epigramma dell'Antologia Palatina le sette meraviglie del mondo (tra cui il tempio di Artemide a Efeso):

Il poeta greco Antipatro è considerato dagli storici il compilatore della lista delle meraviglie del mondo antico.

Scavi

Il riconoscimento della posizione del tempio si deve a John Turtle Wood, che lo scoprì alla fine del 1869 e vi scavò fino al 1874, inviando diversi frammenti architettonici e scultorei al British Museum, che furono studiati da Alexander Stuart Murray. Nel 1894 l'Österreichisches Archäologisches Institut riesaminò a Efeso i frammenti scoperti da Wood e redasse una pianta.

Nel 1904-1905 David George Hogarth proseguì, sempre per conto del British Museum, gli scavi di Wood, ripulendo lo stilobate del tempio arcaico, scavando al di sotto di esso ed esplorando anche il circostante temenos (recinto sacro). Furono visti i resti di tre fasi (A, B e C) precedenti al grande tempio arcaico (D).

Una nuova campagna di scavo fu intrapresa negli anni 1969-1994 sotto la direzione dell'archeologo austriaco Anton Bammer, che riconobbe nel cosiddetto tempio A di Hogarth le fondazioni del naiskos costruito all'interno della cella del grande tempio arcaico di Creso e le fasi a esso precedenti. Il tempio B di Hogarth rappresenta in realtà solo la cella di un tempio già periptero, ritenuto il più antico conosciuto. In una fase successiva questo tempio venne rialzato su una piattaforma più alta e in seguito, alla fine del VII secolo a.C., fu soppresso il colonnato esterno, con il tempio ridotto alla sola cella (tempio C).

Descrizione
Fasi primitive

Il primo tempio ("naos 1", datato nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. o nel secondo quarto del VII secolo a.C.: vedi sezione "Storia"), consisteva in una cella rettangolare con le mura costruite interamente in pietra, circondata da una peristasi di otto colonne lignee sui lati lunghi e di quattro sui lati corti, che sorreggeva una trabeazione in legno e un tetto di materiale leggero. La cella era priva di tetto ("ipetra"), ma un baldacchino di tre colonne per lato copriva la statua di culto e forse un altare.

In un momento successivo, la struttura, distrutta da un'alluvione, venne rialzata rispetto al terreno circostante e probabilmente fu dotata di un tetto con almeno alcuni elementi di rivestimento in terracotta ("naos 2" o "tempio B"), datato nella seconda metà del VII secolo a.C.: vedi sezione "Storia": si tratterebbe del primo esempio conosciuto di quest'uso in Asia Minore.

Alla fine del VII secolo a.C. questo edificio fu sostituito da una struttura di maggiori dimensioni, con ante sporgenti e priva di peristasi, che ebbe due fasi successive e forse non fu mai completata ("sekos 1 e 2", o "tempio C1 e C2").

Tempio "di Creso"

Intorno al 560 a.C. fu iniziata l'erezione del grande tempio ionico arcaico, per il quale il re della Lidia Creso dedicò le colonne. I lavori durarono a lungo: forse fino al 525 a.C. per il completamento delle colonne e forse addirittura il 470-460 a.C. per il termine della trabeazione. Il tempio fu attribuito all'architetto Chersifrone, di Cnosso, e a suo figlio Metagene, che scrissero un trattato sulla sua edificazione, mentre l'architetto Teodoro di Samo, che aveva lavorato al tempio di Hera a Samo, contribuì alla creazione di solide fondamenta nel terreno paludoso.

Come molti templi di Artemide in Asia Minore era orientato a ovest (anziché a est come in genere in templi greci). Sappiamo che l'edificio, interamente in marmo locale, era un tempio diptero, ovvero con due file di colonne che circondavano le cella, sopra una bassa crepidine a due gradini.

Lo stilobate misurava 115 x 55 m.

Il tempio aveva due o tre file di otto colonne sulla fronte occidentale (tempio "ottastilo"), con l'intercolunnio centrale più ampio, due file di nove colonne sul retro (con gli intercolunni centrali più ristretti) e due file di 20 o 21 colonne sui lati (con gli ultimi due intercolunni verso la facciata principale occidentale più larghi). Davanti alla cella era un pronao molto profondo, suddiviso in tre navate da due file di quattro colonne.

Anche in questa fase la cella rimase priva di soffitto ("ipetra") e al suo interno si trovava un naiskos (piccolo tempietto o edicola sacra) con davanti un altare. Sul fondo della cella, la presenza di un muro trasversale testimonia l'esistenza di un adyton (spazio riservato ai sacerdoti, santuario).

Un altare monumentale, di cui si sono viste solo parte delle fondazioni, si trovava già in questa fase in asse con il tempio davanti alla sua facciata.

Elevato del tempio arcaico

Dell'elevato del tempio arcaico restano solo frammenti, che consentono diverse ipotesi ricostruttive. Frammenti di rilievi piani con figure potrebbero infatti appartenere non ai plinti inferiori delle basi delle colonne, come nella fase successiva, ma a un basso fregio continuo disposto alla base del muro della cella o inserito nella trabeazione. Come nella fase successiva inoltre erano presenti rocchi di colonna decorati con scene di processione, riservate probabilmente alla facciata principale occidentale. Le colonne dovevano raggiungere un'altezza di circa 18 m (pari a circa 12 volte il diametro di base e sono dunque particolarmente esili.

Le basi erano della forma asiatica, con un toro scanalato sopra due scozie separate da tondini. Il fusto delle colonne poteva avere 40, 44 o 48 scanalature a spigolo vivo: in quelli con scanalature più fitte, queste erano alternativamente più larghe e più strette. I capitelli ionici sono di una forma nella quale lo sviluppo della forma canonica, secondo le forme tipiche dell'Asia Minore, era già avviato e sono dunque stati datati a una fase avanzata della costruzione, intorno al 540 a.C.

Le colonne della facciata avevano una maggiore ricchezza decorativa, con i capitelli ionici dalle volute ornate da rosette e dotati forse di un collarino decorato, con il toro superiore delle basi decorato da un motivo di foglie ("kyma lesbio") e con i rocchi scolpiti, collocati nella parte inferiore del fusto, subito sopra la base, o alla sua parte superiore, subito sotto il capitello ionico, nella posizione di un collarino.

Sono molto scarsi i resti della trabeazione: non conosciamo né l'architrave, né i dentelli. La cornice terminava superiormente con una grande sima con decorazioni scolpite.

Tempio tardo-classico

Dopo l'incendio del 356 a.C., il tempio venne ricostruito ("diptero 2") sulla stessa pianta del precedente tempio "di Creso" ("diptero 1"), ma su uno stilobate fortemente rialzato, alto 2,68 m e a cui si accedeva per mezzo di 13 gradini. Le dimensioni dello stilobate erano maggiori di quelle del tempio arcaico e raggiungevano 125,16 x 64,79 m. All'interno l'antico adyton fu sostituito da un opistodomo, che si apriva sul colonnato del retro con altre tre colonne.

I fusti delle colonne avevano 24 scanalature separate da listelli e le basi ripetevano le forme di quelle del tempio arcaico. Furono scolpiti nuovi rilievi per i rocchi scolpiti delle columnae caelatae, uno dei quali, rinvenuto nei primi scavi ottocenteschi, si conserva al British Museum di Londra. Secondo Plinio uno di questi rocchi sarebbe attribuibile allo scultore Skopas.

Anche la trabeazione riprese il modello del tempio più antico, ma le figure della sima superiore, ai lati dei gocciolatoi a testa di leone, furono rimpiazzate da un disegno vegetale più convenzionale. Sui lati corti il tempio era dotato regolarmente di un frontone, come mostrano le raffigurazioni sulle monete: al centro del timpano era presente un'apertura, forse destinata a diminuire il peso gravante sulle colonne.

Altare monumentale

Immediatamente a ovest della facciata del tempio tardo-classico, gli scavi hanno rimesso in luce la piattaforma a U (39,70 x 16,67 m), pavimentata con lastre di forma poligonale o trapezoidale. L'altare, nella stessa posizione di quello del tempio tardo-arcaico, era in questa fase circondato su tre lati da un doppio colonnato, poggiante su uno zoccolo alto 3,40 m e aperto sul lato opposto al tempio, con gradini che permettevano l'accesso.

Ricostruzioni

Anno: 322

Informazioni pratiche

Orari
Apr-Sep 08:00-19:00; Oct-Mar 08:30-17:30
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Pergamo

Città antica · Bergama

Pergamo

Pergamo è un'antica città dell'Asia Minore, nell'Eolide (verso il sud-est della Troade e sud della Misia; e verso il nord dell'Ionia e nord-ovest della Lidia), posta a poca distanza dalla costa del Mar Egeo, su una collina (l'Acropoli di Pergamo, Pergamo Alta) che costituisce la principale località archeologica dell'area. La città attuale è nota col nome di Bergama (provincia di Smirne, in Turchia).

La città ebbe una fioritura in età ellenistica, quando divenne capitale dell'omonimo regno, raggiungendo il massimo splendore sotto la dinastia illuminata degli Attalidi (283-133 a.C.). La città divenne un importantissimo centro artistico, considerata quasi una seconda Atene ellenistica. In seguito divenne parte dell'Impero romano. Viene citata nell'Apocalisse di Giovanni come una delle sette chiese dell'Asia, ma anche come "trono di Satana" e "dimora di Satana" (2,13).

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Storia

Il mito vede la città fondata da Grino, nipote di Telefo, che avrebbe onorato l'amico Pergamo, nipote di Achille, e avrebbe intitolato a lui la città.

La città viene citata per la prima volta da fonti intorno al 400 a.C., ma l'acropoli doveva già essere abitata in età arcaica. Presso la città aveva sede un importantissimo santuario di Esculapio, rinomato per la capacità taumaturgiche dei suoi sacerdoti e importante sede di pellegrinaggi provenienti da tutta la Grecia.

La sua importanza accrebbe notevolmente in età ellenistica quando Lisimaco, uno dei diadochi di Alessandro Magno, dopo la battaglia di Ipso (301 a.C.) scelse e fortificò l'acropoli come sede del suo tesoro (di oltre 9000 talenti) e ne diede la custodia all'eunuco Filetero, di padre greco e di madre paflagone. Lo Stato di Pergamo nasce da un tradimento, infatti quando Lisimaco fu sconfitto da Seleuco I, Filetero ne approfittò per passare dalla parte di Seleuco (282 a.C.), quest'ultimo lo lascia padrone di Pergamo a patto di riconoscersi suo vassallo. Filetero, pur essendo solo un vassallo, viene comunemente riconosciuto come il capostipite della dinastia degli Attalidi (anche se formalmente il titolo di re viene rivendicato per la prima volta da Attalo I).

A Filetero successe suo nipote, Eumene I, che rafforzò ulteriormente il regno contro le mire espansionistiche dei sovrani seleucidi. Eumene I rompe l'alleanza coi seleucidi e si proclama indipendente. Una chiara testimonianza di questo passaggio è tramandata da Strabone: «Filetero aveva due fratelli, Eumene, il più vecchio, e Attalo, il più giovane. Eumene aveva un figlio omonimo, che ereditò Pergamo, il quale già era signore delle regioni circonvicine e vinse una battaglia presso Sardi ove si scontrò con Antioco, figlio di Seleuco» (Strabone, XIII, 4,2). Eumene è ricordato anche per aver fondato la biblioteca destinata a diventare la seconda del regno ellenistico, dopo quella di Alessandria. Oltre a ciò si mostra promotore della cultura ospitando alla sua corte intellettuali di fama come i filosofi Licone e Arcesilao.

Con il successore Attalo I (241-197 a.C.) la città esercitò la sua egemonia su gran parte dell'Asia Minore occidentale. Il sovrano rifiutò di pagare il tributo ai Galati, tribù celta stanziatasi nell'area dell'Asia Minore che aveva fondato il regno della Galazia, alleati di Antioco III seleucide. Questi mossero guerra ai pergameni, ma furono sconfitti nel 240 a.C. a Misia presso le fonti del Caicó assieme alle truppe di Antioco. Fu proprio in seguito a questa vittoria che Attalo I si arrogò il titolo di re. Pergamo riuscì così ad annettersi molti territori seleucidi dell'Asia Minore. Ma è nel 232 a.C. con la vittoria sui Tolistoboi, altra tribù celtica della Galazia, preso il tempio di Afrodite della città di Pergamo che il re Attalo I libera le sue terre dalle incursioni celtiche. Seguirono altre guerre con seleucidi, con alterne fortune. La svolta fondamentale del regno di Pergamo fu nel 205 a.C. quando venne stipulata un'alleanza con i romani, ai quali rimasero fedeli durante le prime due guerre macedoniche; grazie a quest'alleanza la città conobbe una notevole fioritura.

Con Eumene II (197-159 a.C.), figlio e successore di Attalo I, il regno ebbe un'ulteriore espansione. Il re protesse le arti e la cultura, fondando la biblioteca di Pergamo ed erigendo il famoso Altare di Zeus. Eumene II contribuisce a far scatenare la guerra tra Roma e Antioco III (durante la quale Pergamo viene attaccata da Seleuco IV, figlio di Antioco III, 198 a.C.). L'alleanza coi romani in questa guerra gli procura numerosi possessi territoriali in Anatolia, strappati al dominio Seleucide. Con Eumene II Pergamo diviene uno dei regni più potenti dell'Asia Minore (pur se attentamente controllato dal Senato romano), infatti divenne una grande potenza soltanto dopo il diktat di pace romano di Apamea (188 a.C.) stipulato tra la repubblica romana e Antioco III, che comportò il passaggio dei territori all'ovest del Tauro a Pergamo. Numerosi sono i decreti di Roma che difendono l'alleata Pergamo ("I Romani ordinarono ad Antioco di non aggredire l'Egitto, e a Filippo di non commettere ingiustizie nei confronti dei Rodii, degli Ateniesi, di Attalo o di nessun altro amico dei romani"). Tra il 187-183 Eumene entra in guerra con il re di Bitinia, perdendo così i territori ottenuti con la pace di Apamea.

Con Attalo II (159-138 a.C.), fratello di Eumene II e tutore di Attalo III (il figlio minorenne di Attalo I), ma di fatto re di Pergamo, il regno consolidò l'alleanza con i romani combattendo contro altri dinasti ellenistici e contenendo l'aggressività del regno di Bitinia.

Infine Attalo III (138-133 a.C.) fu l'ultimo dinasta indipendente, poiché alla sua morte, non avendo eredi maschi, lasciò il regno in eredità ai romani, limitandosi a concedere la libertà soltanto a Pergamo e alle città greche. Probabilmente non intendeva una cessione permanente ma soltanto una soluzione temporanea per impedire al fratello illegittimo, Aristonikos, di prendere il potere. Questo territorio venne sfruttato dai romani per costituire la provincia romana d'Asia (129 a.C.). Questa provincia comprendeva la Ionia e il regno di Pergamo, le regioni più lontane vengono affidate ai re vicini, riconosciuti come vassalli. Roma riscontrò vari problemi prima di poter creare una provincia legittima, infatti Aristonikos si proclamò re Eumene III (di cui ci rimangono ancora le monete) e fu sconfitto definitivamente nel 130 a.C. e i suoi seguaci nel 129 a.C.

Rispetto agli altri regni ellenistici Pergamo rimane secondario sicuramente come dimensioni e come nobiltà dinastica, infatti i suoi re non possono vantare un'ascendenza macedone o basare la loro sovranità sul diritto delle armi; ma per non essere da meno dei Lagidi o dei Seleucidi, che si attribuivano discendenze divine, gli Attalidi rafforzano la loro sovranità con il mito della discendenza da Telefo. Nel mondo antico vengono soprattutto ricordati per la vittoria contro i Galati, simbolo della vittoria della grecità sulle genti barbare, e per la costruzione di bellissimi monumenti.

In età romana Pergamo fu una città prospera, famosa per l'attività dei ceramisti, la produzione di unguenti e di pergamene, che prendono il nome dalla città. La città fu probabilmente sede di una chiesa apostolica, poiché viene nominata nell'Apocalisse di Giovanni.

Il declino della città seguì quello dell'Impero Romano. In età bizantina fu sede di vescovado. Saccheggiata dagli arabi, la città fu poi presa dagli Ottomani, che vi edificarono diverse moschee.

I resti della capitale furono scavati a partire dal 1873. L'opera venne poi portata a termine da ricercatori tedeschi, infatti nel 1878 l'archeologo tedesco Carl Human cominciò una vasta campagna di scavi nella città di Pergamo che in otto anni portò alla scoperta di una acropoli di inestimabile valore artistico e archeologico. L'accordo fatto con il governo turco prevedeva che Human poteva portare in Germania metà delle opere scoperte, metà doveva invece rimanere in Turchia. Così Human riuscì a portare a Berlino il fregio che circonda la base del tempio di Pergamo, lungo 170 metri, che oggi costituisce la parte più preziosa del tempio esposto nel museo. La parte soprastante è una ricostruzione dell'originale rimasto in Turchia.

Urbanistica e sviluppo della città di Pergamo

La città di Pergamo si erge a 30 km dalla costa, su uno sperone formato da due affluenti del Caico, il Selinunte e il Cezio. Questo spuntone (335 metri) fornisce un sito magnifico, ma difficile da sistemare proprio a causa dell'altezza. Gli architetti vi riescono sovrapponendo tre città, riunite tra loro mediante scalinate, con belvederi e terrazze a portici che attestano un nuovo gusto per il pittoresco e che si adattano perfettamente al paesaggio. Attalo I, usando ampiamente del bottino preso dai Galati, dà via a un programma di rinnovamento edilizio senza precedenti: trasforma la piccola città in una metropoli elegante, ricca di edifici sontuosi e conclusa da una acropoli, con ampie terrazze e colonnati, raccordate da terrazze ornate da portici e sculture. Grazie a lui Pergamo costituisce uno dei più spettacolari esempi di urbanistica del tempo.

La città alta è la più importante, quella in cui si concentrano le funzioni politiche ed amministrative, comprende una doppia agorà, fiancheggiata da un tempio ionico di Dioniso. Sulla spianata superiore si trova il grande tempio di Zeus e di Atena, uno degli edifici più notevoli sia per le dimensioni colossali che per la bellezza della sua decorazione scultorea. Sempre nella città alta troviamo la Biblioteca, il palazzo e il teatro: gli edifici simbolo della polis.

Nella città mediana è presente un ginnasio. Poi troviamo i templi di Demetra e di Era Basìleia su più piani sovrapposti collegati da rampe di scale e da passaggi sotterranei. In mezzo a questi due templi è situato il Pritaneo.

La città bassa, con una spaziosa agorà contornata da un colonnato a due piani, costituisce il centro commerciale.

Nel complesso questa città, costruita per rivaleggiare con Atene e in cui trovano espressione tante ispirazioni nuove, rappresenta un mirabile successo. Questo successo si spiega grazie alle molteplici attività di cui Pergamo è diventata il centro. Non è solo il commercio a rendere conto dello sviluppo, essendo situata troppo in disparte rispetto alle grandi vie verso l'Asia. Tuttavia è il centro di un ricco territorio agrario (grano, olivi, vigneti), vi si pratica un allevamento scientifico con selezione delle razze e un'industria specializzata: profumi, tessuti pregiati, pergamena (come ricorda il nome stesso della città). Inoltre è la capitale di uno Stato che, senza essere uno dei più grandi regni, è certamente uno dei meglio amministrati e dei più ricchi.

L'ambizione dei regnanti è di fare di Pergamo l'Atene del mondo ellenistico. La sua biblioteca fa concorrenza a quella di Alessandria; il palazzo reale racchiude un vero e proprio museo di cultura, nel quale nasce la critica d'arte. Numerosi investimenti furono fatti per gli edifici pubblici (finalizzati alla celebrazione della dinastia) che fecero di Pergamo una delle capitali artistiche del mondo ellenistico. In più vi si trova una notevole scuola di retorica e un'officina di scultura con artisti protetti dai sovrani. Grazie a questa scuola Pergamo diviene il principale centro dell'arte drammatica. Plinio il Vecchio dice che proprio grazie all'arte di Pergamo i Romani "cominciarono ad amare e non più soltanto ad ammirare le meraviglie straniere."

La gloria di Pergamo viene citata anche da Strabone, che riconosce in Eumene II e in Attalo II i principali fondatori della grandezza di Pergamo: "Anche costui (Eumene II) si unì con i Romani a guerreggiare contro Antioco il Grande e contro Perseo, e ne ebbe in ricompensa tutto il paese a di qua del Tauro, che era stato soggetto ad Antioco. Prima di ciò i luoghi dipendenti da Pergamo erano pochi, estendendosi solo fino al mare, verso il golfo Elaitico e Adramitteno. Questo Eumene ampliò la città di Pergamo, vi piantò il bosco attorno al Niceforio; l'altro re (Attalo II), per amore di gloria, vi eresse monumenti e biblioteche, e tutto, insomma, procedette da lui quell'insediamento di Pergamo così grande che sussiste tuttora."

Arte

Il regno di Pergamo si caratterizza per l'intensa produzione artistica, patrocinata dai sovrani Attalidi, infatti fu uno dei centri più vivi al quale accorsero artisti da varie parti per le grandiose imprese architettoniche e artistiche volte a celebrare la vittoria contro i Galati e il fasto della corte. Qui confluirono diversi stili, che si fusero in un unico stile nuovo, chiamato convenzionalmente "barocco pergameno".

Esempi illustri di questo stile sono le statue, pervenuteci in copie romane, del Galata morente e del galata che si uccide insieme alla moglie per evitare l'oltraggio della sconfitta. Queste statue erano poste sulla terrazza del tempio di Atena, insieme ad altri tre monumenti commemorativi della vittoria, di cui oggi non è possibile ricostruire con precisione l'aspetto. Parte di questi monumenti commemorativi sembra ricondursi all'artista Epìgonos, una delle personalità fondamentali della scultura del III secolo a.C. Questo artista rappresenta per Pergamo quello che fu Fidia per Atene, infatti crea un linguaggio del tutto nuovo, in cui l'antico senso della misura cede completamente al pathos e all'enfasi: la retorica del gran gesto, il dinamismo, la sofferenza, la violenza, la morte vi sono esibiti con massima evidenza per coinvolgere emotivamente lo spettatore e suscitare sentimenti forti e primitivi: queste le caratteristiche principali del cosiddetto barocco pergameno.

L'Acropoli di Pergamo.

Il Donario di Attalo I, complesso scultoreo rappresentante la sconfitta dei Galati da parte dei greci e noto per le repliche di età romana.

L'Altare di Pergamo (tempio di Zeus e Atena Nikephoros)

Tempio di Atena Polias

Nel III secolo a.C. la città, dopo la vittoria di Attalo I sui Galati, si espanse a tal punto da dare vita ad un'acropoli monumentale: su di essa il sovrano eresse un tempio dedicato ad Atena Poliàs, e ne ornò la piazza antistante con alcune statue bronzee, a noi note tramite altre copie in marmo. Altre sculture vennero collocate da Attalo II donario sull'acropoli cittadina nel 201 a.C. Tema dominante di queste opere è la vittoria sui barbari, ed il trionfo della civiltà sulla forza. Il frontone era decorato sulla sommità destra dalla figura di Proteo, al centro Atena, e sulla sinistra un mostro marino cavalcato da Eracle.

Santuario di Asclepio

Ai piedi della collina su cui sorge la città alta si estese, in età romana, la città bassa, della quale restano i ruderi di un teatro e di un grande santuario dedicato forse alle divinità orientali (aula rossa). Una strada porticata, in gran parte scavata, portava al celebre santuario di Asclepio, che conserva vari edifici del sec. II d. C. (propilei, tempio di Asclepio, edificio per le incubazioni durante le quali appariva il dio guaritore, teatro). Fu proprio a Pergamo che si sviluppò il culto di Asclepio che poi si diffuse in altre regioni del mondo ellenistico (fino ad arrivare a Roma); questa divinità veniva associata a Zeus, tanto che il prefisso soter, utilizzato convenzionalmente per Zeus, a Pergamo viene affiancato al nome di Asclepio.

Asclepio o Esculapio (greco Ἀσκληπιός, traslitterato Asklēpiós; latino Aesculapius) è un personaggio della mitologia greca. Figlio di Apollo e di Arsinoe secondo Esiodo, oppure di Apollo e Coronide per Pindaro, un semidio e dunque uomo mortale per Omero, si diceva fosse stato istruito nella medicina dal centauro Chirone,[1] o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo. Divenne poi il dio della medicina, al pari di suo padre, ed era una divinità molto adorata dal popolo, in quanto benevola con gli infermi; la costellazione dell'Ofiuco rappresenta il suo mito.

Altare di Pergamo: tempio di Zeus e Atena Nikephoros

Eumene II tenta di accrescere in ogni modo la reputazione della città, proseguendo con inusitata larghezza la politica di mecenatismo del padre, per fare di Pergamo la vera "Atene d'Asia". Le principali divinità dell'epoca classica ottengono il loro tempio e un gran numero di statue. Tra le opere che fa innalzare spicca il sontuoso tempio sull'acropoli dedicato a Zeus Sotér e Atene Nikephoros (Zeus salvatore e Atene portatrice di vittoria). Alcuni frammenti ceramici testimoniano che l'altare fu iniziato dopo il 168-165 a.C., qualunque sia l'occasione, è certo però che l'altare viene concepito per essere un capolavoro, un monumento senza uguali in alcuna città del mondo; l'obiettivo viene raggiunto.

L'altare è venuto alla luce fra il 1871 e il 1879, durante gli scavi sull'acropoli di Pergamo condotti dall'archeologo tedesco Carl Humann.

Si tratta di una costruzione di dimensioni colossali, che dal punto di vista architettonico rientra nel tipo del grande altare monumentale ellenistico. Ciò che lo distingue e lo pone al di sopra di qualsiasi altro monumento del tempo è la decorazione scultorea, la più sontuosa mai realizzata nel mondo greco. Sulla copertura del colonnato superiore erano poste molte figure di animali e di personaggi mitologici in bronzo, oggi totalmente perdute. Tutto intorno al basamento correva uno splendido, impressionante fregio a rilievo, alto 2,3 metri e lungo oltre 120, in cui era rappresentato senza alcuna interruzione la Gigantomachia: la vittoriosa lotta degli dei olimpi contro i giganti figli della Terra e del Cielo simboli del caos e nemici dell'ordine garantito da Zeus (metafora mitologica dei nemici greci e non greci di Pergamo). Un secondo fregio (alto 1,56 metri) era disposto lungo le pareti interne del portico colonnato, vi erano raffigurate le imprese dell'eroe Télefo, il mitico figlio di Eracle, che nella tradizione encomiastica locale era considerato il progenitore della dinastia degli Attalidi.

La Gigantomachia è uno dei capolavori assoluti dell'arte ellenistica, sul lato orientale si trovano le maggiori divinità olimpiche (Zeus, Atena, Latona, Apollo, Demetra ecc.) affiancate da Eracle; sul lato occidentale ci sono invece le divinità marine e terrestri, sul lato settentrionale le divinità della notte e degli astri, infine sul lato meridionale la dea del giorno. Gli dei sono occupati in singolari e vittoriosi duelli contro i giganti, le statue talvolta debordano fuori dallo spazio figurativo tendendo a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Le espressioni di intenso dolore colpiscono fortemente il visitatore, infatti l'indagine dell'espressione dei volti, già iniziata da Skopas e Lisippo, è qui spinta intenzionalmente all'eccesso. L'esecuzione di questi fregi richiese sicuramente l'intervento di numerosi maestri, che lavorano però nell'ambito di un coerente linguaggio stilistico, la cui uniformità lascia presupporre la presenza di un artista di grande personalità e carisma, responsabile dell'ideazione. Le fonti dell'epoca sono poco interessate alle personalità degli artisti ellenistici quindi non ci riportano alcun nome; si è provato a identificare il maestro dell'altare con Phyromachos di Atene, oggi poco noto ma molto apprezzato in età ellenistica (tanto che il suo nome è riportato in un papiro egiziano come uno dei sette scultori più bravi di tutti i tempi). Phyromachos fu attivo a Pergamo dal 172 a.C., di lui ci sono pervenuti dei ritratti scultorei (es. ritratto di Antistene), la cui mimica facciale ha molto in comune col le statue del fregio (intensità dello sguardo, violenta plasticità del volto, tendenza ad accentuare ogni elemento della fisionomia e della mimica facciale, ricerca di formule espressive inedite ed estreme), anche se questi sono elementi troppo labili per una precisa identificazione, anche perché sono elementi comuni allo stile del tempo e rintracciabili in altri scultori ellenistici.

Anno: 800

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Biblioteca di Celso

Biblioteca · Selçuk

Biblioteca di Celso

La biblioteca di Celso è una biblioteca romana realizzata a Efeso in Anatolia durante l'età traianea in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano, illustre personaggio della città di Efeso che ricoprì tutte quante le cariche previste dal cursus honorum romano (fu persino insignito della carica di proconsole d'Asia nel 106 e morì poco prima del 117). L'edificio fu realizzato ad opera del figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila, il quale lasciò in eredità alla città di Efeso i denarii per l'acquisto dei libri.

La biblioteca, che costituisce anche il monumento sepolcrale dello stesso Celso (la sua tomba infatti si trovava al di sotto dello stesso edificio) si trova in una zona nevralgica della città, a ridosso della grande agorà commerciale (agorà tetragona).

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Storia

La Biblioteca di Celso è una delle antiche costruzioni di stile romano a Efeso, nell'Anatolia che fa ora parte di Selçuk, in Turchia. Fu costruita in onore del senatore romano Tiberio Giulio Celso Polemeano (completata nel 135 d.C.) dal figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila (console, 110 d.C.). Celso era stato console nel 92, governatore dell'Asia nel 115 e ricco cittadino localmente popolare. Nativo di Sardi e tra i primi uomini di pura origine greca ad essere nominato console dell'Impero romano ed onorato sia come greco che come romano nella Biblioteca stessa. Celso pagò la costruzione della biblioteca coi suoi fondi personali.

La biblioteca fu costruita per alloggiare 12.000 rotoli e servire da tomba monumentale a Celso, che infatti è sepolto in un sarcofago sotto la biblioteca, nell'entrata principale che è sia una cripta contenente il suo sarcofago sia un monumento sepolcrale dedicato a lui. Era insolito esser sepolti dentro una biblioteca o anche entro i confini della città, quindi questo era uno speciale onore per Celso.

La Biblioteca venne costruita ad Efeso, un territorio che era tradizionalmente e profondamente legato alla cultura ed alle tradizioni greche.

L'edificio è importante quale uno dei pochi esempi sopravvissuti di antica biblioteca influenzata dallo stile romano. Dimostra inoltre che le biblioteche pubbliche non venivano costruite solo a Roma, ma in tutto l'Impero romano.

L'interno della biblioteca e tutti i suoi libri furono distrutti da un incendio nel devastante terremoto che colpì la città nel 262 a seguito del quale rimase in piedi la sola facciata che, verso il 400 d.C., fu trasformata in un ninfeo. La stessa andò comunque interamente distrutta a causa di un altro terremoto, probabilmente nel tardo periodo bizantino.

In un complesso restauro che si ritiene abbia restituito con molta fedeltà l'aspetto originale, la facciata anteriore è stata totalmente ricostruita per anastilosi nel corso degli anni 1960 e 1970 e serve ora come un primo esempio di architettura romana pubblica. La Biblioteca di Celso può servire da modello per altre, meno ben conservate, biblioteche in altre parti dell'Impero, perché è possibile che diverse collezioni letterarie siano state alloggiate in altre città romane a beneficio di studenti e di viandanti romani. Queste librerie potrebbero anche aver ospitato raccolte di documenti di interesse locale, se non furono distrutti durante la conquista romana.

Architettura
Caratteristiche

La tecnica edilizia utilizzata è l'opera laterizia, con l'impiego di pietrame. Pregevole la decorazione della facciata (che è stata interamente ricomposta da archeologi austriaci), che prevede l'uso di varie qualità di marmi, tra cui il pavonazzetto: viene riproposto qui lo schema tipico delle quinte scenografiche teatrali, ovvero la sovrapposizione di colonnati di vario ordine, che creano un particolare gioco prospettico con il loro aggettare rispetto alla parete di fondo.

La decorazione di questo monumento costituisce un notevole esempio di quello che solitamente viene indicato come "barocco asiatico".

Da ricordare, in particolare, le quattro nicchie presenti nella stessa facciata, che accolgono le statue celebranti le virtù di Celso: sophìa, areté, èunoia ed epistème (saggezza, virtù, benevolenza e sapienza).

Si nota infine la presenza di doppi muri con intercapedine, atti a salvaguardare i rotoli di papiro dal pericolo di incendi.

Analisi

L'edificio è composto da un'unica sala che si affaccia ad est verso il sole del mattino, come Vitruvio consigliava, a beneficio dei mattinieri. La biblioteca è costruita su una piattaforma, con nove gradini lungo l'intera larghezza della costruzione e che conducono a tre ingressi frontali. L'ingresso centrale è più grande dei due laterali e tutti sono decorati con finestre superiori. Ai fianchi degli ingressi ci sono quattro coppie di colonne ioniche elevate su piedistalli. Una serie di colonne corinzie sono poste direttamente sopra la prima serie, aggiungendo altezza all'edificio. Le coppie di colonne del secondo piano affiancano le finestre nello stesso modo che le colonne del primo piano affiancano le porte e inoltre creano nicchie che avrebbero ospitato le statue. Si pensa ci possa essere stata una terza serie di colonne, ma oggi ce ne sono solo due.

Questo tipo di facciata con telai incassati e nicchie per statue è simile a quella che si trova negli antichi teatri greci (l'edificio del palcoscenico dietro l'orchestra, o Skené) ed è quindi caratterizzata come "scenografica".

Gli altri lati dell'edificio sono irrilevanti dal punto di vista architettonico, perché la biblioteca era fiancheggiata da altri edifici. L'interno del palazzo, non completamente restaurato, era un unico ambiente rettangolare (misurante 17mx11m) con un'abside centrale incorniciato da un grande arco nella parete di fondo. Una statua di Celso o di Atena, dea della sapienza, si trovava nell'abside, e la tomba di Celso era posta direttamente sotto, in una camera con soffitto a volta. Lungo gli altri tre lati si trovavano nicchie rettangolari che contenevano armadi e scaffali per i 12.000 rotoli. Si dice che Celso avesse lasciato un'eredità di 25.000 denari per pagare il materiale di lettura della biblioteca.

Il secondo e terzo livello possono essere raggiunti tramite una serie di scale costruite nei muri per aggiungere un supporto alla costruzione e avevano altre nicchie per rotoli. Il soffitto era piatto e forse aveva un oculo quadrato centrale per fornire più luce. Lo stile della biblioteca, con la sua facciata ornata, equilibrata, ben pianificata, riflette l'influenza greca sull'architettura romana. I materiali da costruzione, mattoni, cemento e calcinacci con mortaio, dimostrano l'avvento dei nuovi materiali che è entrarono in vigore durante il II secolo dell'Impero romano.

La statua di Celso

La statua rappresentante Celso si trova oggi al Museo Archeologico di Istanbul ed era un tempo collocata in facciata assieme ad altre statue, al secondo livello della struttura. Il patrono della biblioteca è rappresentato con una mascella marcata, capelli ricci e una barba fine, facendo eco quindi alle altre sculture ellenistiche in facciata. Lo stile imita quello della ritrattistica imperiale di età adrianea, suggerendo quindi che la statua potrebbe essere stata realizzata molto tempo dopo la morte di Celso stesso. La scelta di rappresentare il patrono della biblioteca con l'armatura è indubbiamente una scelta di tipo politico nel voler rimarcare l'ascesa in società di Celso stesso, avvenuta appunto tramite la carriera militare.

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Casa di Maria

Monastero · Selçuk

Casa di Maria

La Casa di Maria (in turco Meryem Ana Evi), è un luogo sacro di cristiani e musulmani, ubicato sul monte Solmisso ad alcune ore di cammino in direzione sud rispetto all'antica Efeso, nell'attuale Turchia occidentale. È considerata l'abitazione dove visse fino alla fine dei suoi giorni terreni, attorno al 48 dopo Cristo, Maria di Nazaret, madre di Gesù, affidata dal Messia all'apostolo Giovanni, che con Maria si trovava ai piedi della Croce.

Secondo la narrazione evangelica, dopo la morte e resurrezione, Gesù apparve ad Emmaus, all'apostolo Tommaso dubbioso, agli altri Apostoli per quaranta giorni a Gerusalemme, fino al giorno di Pentecoste e dell'Ascensione in cui fece scendere su di loro lo Spirito Santo e gli assegnò il compito di predicare ovunque nella terra quanto essi avevano visto e udito in prima persona.

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Queste ultime parole, esaminate con il precedente fatto della Croce, sono un altro importante elemento a sostegno della tesi di un allontanamento della prima chiesa apostolica da Gerusalemme, entro la prima metà del I secolo.

Le fondamenta del piccolo edificio sono state scoperte una prima volta il 18 ottobre 1881 dal Padre e abate parigino Julien Gouyet sulla base delle indicazioni contenute nei diari delle visioni della mistica e beata Anna Katharina Emmerick, trascritti da Clemens Brentano, poeta e romanziere del periodo romantico.

Nel complesso dibattito storico, emergono alcuni elementi di rilievo:

le visioni della beata Emmerick;

due missioni indipendenti, partite da luoghi diversi, pur basandosi sullo stesso scritto, giungono alla solita comune conclusione archeologica;

le rovine sottostanti sono state effettivamente datate al I secolo, e corrispondono al contenuto della visione mistica per vari aspetti (pietre rettangolari, due parti, focolare centrale, finestre alte, tetto piano);

qui ebbero luogo due Concili ecumenici: quello del 431, con la condanna del Nestorianesimo, fu uno dei più importanti nella Storia della Chiesa, perché affermò il fondamentale Mistero della fede cristiana, la duplice natura umana-divina di Gesù Cristo, e di conseguenza, Maria come la Madre di Dio;

qui nel V secolo fu edificata la prima Basilica della storia umana consacrata a Maria;

da secoli il luogo è meta di pellegrinaggi cristiani dei discendenti diretti di Efeso, e di fedeli mussulmani;

nel XII secolo troviamo la sua fama largamente diffusa in Europa.

Sulla cima del monte Solmisso sussisterebbe una piccola grotta angusta, nella quale gli apostoli posero il corpo della Vergine Immacolata che di lì a poco fu assunto in cielo. Un grave incendio nel 2003 ha parzialmente devastato i luoghi attorno al santuario, ove esisteva una folta e fitta vegetazione boschiva, ma si è fermato a pochi metri dalla dimora senza danneggiarla irreparabilmente.

Descrizione in Germania

Agli inizi del XIX secolo, la Emmerick inizia a rendere pubbliche le sue visioni, in cui rendiconta con dovizia di particolari gli ultimi giorni di Gesù Cristo e della vita di sua madre Maria.. Anna Emmerich fu ammalata per un lungo periodo nella comunità di Dülmen, dove riceveva visite quotidiane di importanti personalità, data la sua grande notorietà in Germania.

Uno di questi ospiti era l'autore Clemens Brentano, che dopo la prima visita decise di fermarsi a Dülmen per cinque anni interi per seguire da vicino la Emmerick e per trascrivere quotidianamente le sue visioni. Quando la Emmerick morì, nel 1824, Brentano pubblicò un primo libro basato sui resoconti quotidiani delle visioni. Dopo il 1842, anno della morte di Brentano, venne pubblicato un secondo libro, che presentava le sue riflessioni e commenti personali su questi fatti.

Una delle visioni riguardava la dimora che Giovanni apostolo ed evangelista avrebbe edificato ad Efeso per ospitare Maria, nella quale la Madre di Dio sarebbe vissuta fino alla fine dei suoi giorni terreni. In questa visione, la Emmerick fornì come di consueto dettagli particolareggiati, sia della casa che dall'ambiente circostante:

Fra i dettagli della casa, la mistica riferì che era costruita con pietre rettangolari, con finestre ampie e quasi all'altezza del tetto, piatto. La casa era composta da due parti, con un focolare posto al centro. Nel resoconto completo della visione si trovano descritte anche la posizione delle porte, la forma del camino, ecc. Il libro contenente queste descrizioni è stato pubblicato a Monaco di Baviera nel 1852.

Scoperta in Turchia

Il 18 ottobre 1881, basandosi sul resoconto di Brentano, il sacerdote francese Julien Gouyet scoprì una piccola costruzione in pietra sita nel promontorio che domina il Mar Egeo e che sovrasta i resti dell'antica Efeso, nell'odierna Turchia.

Fin dal primo sopralluogo, Gouyet fu subito persuaso di trovarsi veramente davanti al luogo descritto dalla Emmerick, e nel quale Maria avrebbe trascorso la parte finale della sua vita terrena..

Il ritrovamento dell'abate Gouyet all'inizio non fu preso in seria considerazione da molte persone, ma dieci anni più tardi, incoraggiati dalla suora cattolica francese Marie de Mandat-Grancey delle Figlie della Carità, i due sacerdoti lazzaristi Jung e Paulin, muovendo da Smirne finirono col recarsi nello stesso luogo di Gouyet, sempre basandosi sulla medesima guida.. Appresero sul posto che le rovine delle quattro mura perimetrali della casa erano da secoli oggetto di pellegrinaggi e di venerazione da parte degli abitanti del villaggio di Sirinto, che discendevano direttamente dalla prima comunità cristiana di Efeso. La dimora in lingua locale era chiamata Panaya Kapulu (letteralmente: "Porta della Vergine") (forse una sineddoche, frequente nelle lingue antiche, dove una singola parte starebbe a indicare l'intera abitazione, oppure un riferimento all'Assunzione).

Da lungo tempo, il 15 agosto di ogni anno il luogo era meta di pellegrinaggi cristiani in occasione della Solennità dell'Assunzione (con o senza Dormizione)

Archeologia

La porzione del plesso archeologico sottoposta a restauro conservativo è stata delimitata da una linea rossa, per poterla così distinguere dalla zona rimanente rimasta intatta.

Il luogo non è grande e può essere paragonato ad una cappella di piccole dimensioni. Le pietre originarie sono ben conservate, l'intera costruzione è stata datata come risalente all'epoca apostolica (I secolo d.C.), fatto confermato da stili architettonici coerenti con gli altri edifici di quel tempo, cui seguirono nel tempo aggiunte di minor rilievo, come la presenza di giardini e di oggetti devozionali, al di fuori dell'edificio. Entrando nella cappella, il visitatore trova un unico grande recinto con un altare e una grande statua della Vergine Maria al centro.

Sul lato destro della dimora si trova un piccolo recinto, tradizionalmente associato alla stanza nella quale Maria dormiva. La tradizione mariana sostiene che una qualche forma di acqua corrente correva come un canale in questa stanza più piccola, la "stanza di Maria", e che avrebbe dato origine alla fonte attuale di acqua potabile situata al di fuori della struttura.

Al di fuori del Santuario si trova un muro adibito alle richieste devozionali e agli ex-voto, che i fedeli usano per lasciare i loro messaggi e le loro richieste sotto forma di piccole note di carta o di stoffa. Diversi tipi di fiori e alberi da frutto crescono in loco, dove è stato installato un impianto di illuminazione artificiale per aiutare nella conservazione e nel monitoraggio del Santuario. Una fonte di acqua potabile esiste nelle vicinanze, e alcuni credenti credono che l'acqua di là ha poteri miracolosi di guarigione o di fertilità.

Dimora ebraica e greca di età ellenistica

Plausibile punto di incontro storico fra la cultura giudaica (di provenienza) e la cultura greca ellenistica di acquisizione, la dimora presenta:

un giardino (orto, campo) tipico del kibbutz ebraico,

materiale in pietra comune nelle case private ebraiche sebbene qui sia tagliata con forme rettangolari. La pietra in Grecia era un materiale prezioso riservato ad edifici pubblici (come quelli di culto),

due corti, un focolare, con una pluralità di stanze. In tali stanze delle case greche, risiedeva il kurios, il capofamiglia tradizionale (figlio primogenito, fratelli, oppure ultimo parente maschio).

Nel Vangelo di Matteo (21,13), il Tempio di Gerusalemme è chiamato "Casa di preghiera", ricordando le profezie.

La dimora del Re di Israele o dell'Unto del Signore come materiali e come forme si differenzia dalla dimora di Dio, ma dal punto di vista architettonico gli è molto più simile di qualsiasi altra abitazione tradizionale del popolo.

Dibattito

Alcuni autori sollevarono dubbi e perplessità riguardo all'autenticità del sito, trattandosi prevalentemente di una tradizione del XII secolo, laddove altri autori del periodo patristico diedero la notizia della Dormizione presso Gerusalemme. Tuttavia, il prolifico Epifanio di Salamina si pronunciò a salvaguardia della tradizione di Efeso, con le cautele del caso. Elemento fondamentale è la presenza ad Efeso, già a partire dal V secolo, della prima Basilica al mondo consacrata a Maria.

Pellegrinaggi

La chiesa cattolica non si è mai ufficialmente pronunciata, ma il sito è stato meta dei pellegrinaggi dei papi:

papa Leone XIII nel 1896 fu il primo pontefice a proporlo come luogo di pellegrinaggio, decretando ufficialmente che la casa era un monumento per i cristiani.' All'epoca fu interpretato come un'affermazione dell'autenticità.

papa Pio XII, nel 1951 definì la casa "un luogo sacro", riferendosi alla proclamazione del dogma dell'Assunzione (1950)

papa Giovanni XXIII conferì carattere permanente a questa affermazione

Papa Paolo VI (26 luglio 1967), che recitò l'Angelus e il Credo durante il viaggio apostolico verso la Turchia

Papa Giovanni Paolo II (30 novembre 1979)

Papa Benedetto XVI (29 novembre 2006). Papa Benedetto XVI presiedette la Messa non all'interno del Santuario, ma nel piazzale antistante in grado di contenere 1500-2000 persone, utilizzando oltre al consueto latino, anche la lingua turca, l'italiano, il francese, l'inglese e il tedesco.

Tutti gli anni, il 15 agosto, la Chiesa celebra qui l'Assunzione di Maria.

La Casa di Maria è luogo di culto riconosciuto dagli islamici, vicino alla frequentata Moschea di Isa Bey, presso la quale a sua volta vive una comunità di clausura delle "Sorelle Minori di Maria Immacolata"..

A seguito della scoperta, la Chiesa Cattolica nominò Suor Marie de Mandat-Grancey Cofondatrice della Casa di Maria, e contestualmente le conferì l'incarico di responsabile del restauro e del mantenimento della dimora e dell'area circostante. La suora francese ricoprì questo ruolo ininterrottamente dal 1891 al 1915, anno della sua morte.

La scoperta della Casa di Maria diede nuova vita ad una tradizione cristiana di pellegrinaggi risalente al XII° secolo, ormai perduta, la tradizione di Efeso che era concorrente con la tradizione di Gerusalemme, a proposito del luogo della Dormizione. A seguito delle decisioni di papa Leone XIII nel 1896, e poi di papa Giovanni XXIII nel 1961, fu abrogata l'indulgenza plenaria per chi si recava in pellegrinaggio alla Basilica della Dormizione di Maria in Gerusalemme, e all'opposto fu introdotta la stessa indulgenza per tutti i fedeli che si fossero recati in pellegrinaggio alla Casa di Maria, ad Efeso (e al Santuario prospiciente).

Il duplice (e ripetuto) atto papale, su Gerusalemme e su Efeso, era interpretabile come l'implicito riconoscimento pontificio di una tradizione cristiana rispetto all'altra.

Storia religiosa

Epifanio di Salamina (IV secolo d.C.) è stato il primo autore dell'antichità a dare notizia della tradizione orale, secondo la quale Maria avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita ad Efeso, insieme a Giovanni apostolo ed evangelista. Epifanio rilevò che la tradizione cristiana trovava due possibili riscontri storici nella documentata presenza di Paolo di Tarso e di Giovanni ad Efeso, dove morì, nonché nell'affidamento evangelico di Maria a Giovanni. Puntualizzò anche che i Vangeli, tuttavia, non fornivano informazioni sugli ultimi anni di vita di Maria e di Giuseppe, e che quindi si trattava di una plausibile ricostruzione storica.

L'antistante Basilica romanica, consacrata a Maria, ospitò il Concilio di Efeso (431, Terzo Concilio Ecumenico), che si concluse con la condanna di Nestorio. Un Secondo concilio di Efeso ebbe luogo nel 449, ma i suoi atti controversi non furono mai approvati dalla Chiesa Cattolica.

La tradizione, locale e non, sia di religione cristiana che musulmana, fa riferimento a questo sito, come il luogo dove Maria sarebbe vissuta fino all'Assunzione al Cielo in anima e corpo (con o senza dormizione), diversamente da quanto altri autori sostengono in relazione alla Tomba di Maria ubicata a Gerusalemme.

In effetti, è proprio ad Efeso che viene intitolata la prima basilica della cristianità a Maria, dove si svolse il primo concilio nel 431 d.C., che sancì la divina maternità di questa. L'apostolo Giovanni dimorò e morì ad Efeso ove è a lui dedicata una grande Basilica di datazione romana. Nella antistante isola di Patmos, visibile proprio dal monte Solmisso, fu anche imprigionato durante le persecuzioni di Domiziano.

Contro la tesi della permanenza (Dormizione) di Maria in Gerusalemme è il racconto evangelico nel quale Gesù, dopo la resurrezione dalla morte di croce, appare ad Emmaus, all'apostolo Tommaso dubbioso, e per 40 giorni ai 12 apostoli, prima della Pentecoste e della Ascensione dove i dodici Apostoli ricevono lo Spirito Santo e il compito di predicare ovunque quanto avevano visto e udito in prima persona. Ciò rende ragionevole credere che tutti si allontanarono da Gerusalemme, e Maria insieme ad alcuni di essi, in quanto affidata a Giovanni.

Anno: 100

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Indirizzo
Küme Evler
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Atatürk Mask

Busto · Distretto di Konak

Atatürk Mask

Sculpture in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 2009 · Autore: Harun Atalayman

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Museo archeologico di Efeso

Museo · Selçuk

Museo archeologico di Efeso

Il Museo archeologico di Efeso (in turco Efes Müzesi) è un museo archeologico situato a Selçuk, vicino a Smirne, in Turchia. Ospita reperti archeologici principalmente provenienti dagli scavi del vicino sito di Efeso, ma anche da altri luoghi come la Basilica di San Giovanni di Efeso, il Mausoleo di Antioco II a Belevi ed alcuni pezzi etnografici.

== Storia ==

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Già nel 1929 fu creato a Selçuk un deposito di antichità che sarebbe diventato la base del futuro museo, che sarebbe stato aperto al pubblico nel 1964 e successivamente ampliato nel 1976.

Collezioni

Il patrimonio del museo comprende quasi 50 000 oggetti che vanno dal IV millennio a.C. ai tempi moderni, con l'antichità classica e il periodo medievale che sono i più rappresentati.

Il museo è diviso in due dipartimenti, uno dedicato all'archeologia e l'altro all'etnografia. La parte etnografica è stata riorganizzata nel 1995, in seguito al restauro di un hammam (Saadet-Hatun-Hamam) nella parte occidentale del museo di Selçuk nel 1972.

Una delle sue opere più note è la statua di Artemide recuperata dal tempio della dea ad Efeso.

Altri musei su Efeso

I musei che hanno anche una collezione significativa di oggetti di Efeso includono il Museo di Efeso a Vienna, i Musei Archeologici di Istanbul, il Museo Archeologico di Smirne e il British Museum di Londra.

Anno: 1964

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Orari
Mo-Su 08:00-18:00
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Bassorilievo di Karabel

Manufatto · Kemalpaşa

Bassorilievo di Karabel

Il Bassorilievo di Karabel si trova sull'omonimo passo tra Torbalı e Kemalpaşa, a circa 25 chilometri a est di İzmir, in Turchia.

Secondo l'interpretazione attuale, il confine settentrionale di Mira con la Terra del fiume Seha era segnato dal Bassorilievo di Karabel. Il confine meridionale con il territorio di Lukka si trovava probabilmente a Milasa, mentre il confine orientale con Hapalla e il regno ittita poteva trovarsi nei dintorni di Afyon. I confini con altri territori, come Pitašša, Maša e il regno di Arzawa, sono attestati solo in periodi limitati.

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Storia

Erodoto riteneva che la figura fosse il faraone egiziano Sesostri III. Il rilievo fu visitato nel 1839 dal viaggiatore francese Charles Texier, che lo descrisse nel 1862. A lui seguì, nel 1840, Karl Richard Lepsius, entrambi aderenti all'interpretazione egiziana. Solo Heinrich Kiepert fu in grado di confutarla nel 1843 attraverso il confronto con i rilievi di Yazılıkaya. Dopo che fu chiarito che il sito apparteneva alla cultura ittita, fu visitato e descritto da numerosi studiosi, tra cui Kurt Bittel, Helmuth Theodor Bossert e Ekrem Akurgal.

Descrizione

Fino all'ampliamento della strada del passo tra il 1977 e il 1982, il monumento era composto da quattro parti, due figure di sovrani scolpite nella roccia (Karabel A e B) e due iscrizioni su massi esposti (Karabel C1 e C2).Ad eccezione del Karabel A, il monumento è stato rimosso. Il rilievo (Karabel A) mostra un guerriero che avanza verso destra con un arco nella mano destra e una lancia nella sinistra. Sopra il braccio sinistro sono incisi geroglifici luviti. Il rilievo misura 1,5 x 2,5 metri.

Secondo le ultime scoperte, che hanno trovato consenso tra i ricercatori, si tratta di Tarkasnawa, il re della terra di Mira fin dall'epoca dell'Impero ittita (XIII secolo a.C.). L'iscrizione è stata letta da John David Hawkins nel 1998 e recita:

Si conserva solo una traccia del nome del nonno, Hawkins ipotizza Kupanta-dKAL (Kupantakurunta). Incerta è anche la lettura di Alantalli, attestato come re di Mira verso l'inizio del regno del Gran Re ittita Tudḫalija IV come testimone del trattato di stato tra lui e Kurunta di Tarḫuntašša. Hawkins lo fa derivare dai segni riconoscibili AVIS (logogramma a forma di uccello) e li (la sillaba finale).

Secondo Hawkins, anche il noto sigillo d'argento cosiddetto "Tarkondemos di Tarkasnawa" e altre impronte di sigillo trovate nella capitale ittita Ḫattuša in tempi più recenti provengono da Tarkasnawa.

Anno: 1300

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Atatürk, His Mother and Women's Rights Monument

Monumento · Distretto di Karşıyaka

Atatürk, His Mother and Women's Rights Monument

Monument in İzmir, western Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1973

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Atatürk Monument

Monumento · Distretto di Konak

Atatürk Monument

Monument in İzmir, western Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1932 · Autore: Pietro Canonica

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Caravan Bridge

Ponte ad arco · Distretto di Konak

Caravan Bridge

Bridge in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 900

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Ponte di Pergamo

Ponte romano · Bergama

Ponte di Pergamo

Il ponte di Pergamo è un ponte di sostruzione romano sul fiume Selinunte (l'odierno Bergama Çayı) nell'antica città di Pergamo (oggi Bergama), dell'odierna Turchia. L'ampia struttura presenta una di lunghezza 196 m (643 ft) e in antichità era considerata la più grande del suo genere. Il ponte fu progettato durante il regno di Adriano (d.C 117-138) e il suo scopo era quello di formare un passaggio sotto il grande cortile di fronte al complesso monumentale del tempio della "Basilica Rossa". I due tunnel intatti, che sono composti da muri portanti coperti da volte a botte, adempiono ancora oggi al loro scopo.

== Classificazione come ponte di sostruzione ==

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Sebbene il ponte di Pergamo sia, per la sua straordinaria larghezza, spesso erroneamente chiamato galleria, dovrebbe essere piuttosto trattato come un ponte di sostruzione. Difatti, l'intera struttura è stata eretta al di sopra del livello del suolo; ciò richiede tecniche edilizie più simili alla costruzione di ponti e molto diverse da quelli impiegate per lo scavo di gallerie.

Per lo sviluppo urbano, tali sostruzioni sono considerate particolarmente utili per fornire ampi spazi aperti in aree urbane densamente popolate. Questo era anche il caso a Pergamo: la costruzione del Tempio di Serapide richiedeva la creazione di un ponte che coprisse un'intera sezione del fiume Selinunte. Ciò avrebbe consentito di ottenere sufficiente per porre una grande piattaforma di fronte al tempio.

Un progetto urbano simile fu eseguito anche in un'altra antica città anatolica, Nysa, dove il Ponte, di 100 m (328 ft) di larghezza, sosteneva il piazzale del teatro.

Struttura a volta

La sottostruttura del ponte è caratterizzata da due volte a botte parallele e lineari, separate da un tramezzo a scorrimento continuo. Mentre gli ingressi alla struttura a volta in saluta sono sullo stesso livello, le uscite a valle tra le uscite presentano un dislivello di 13 m (43 ft). Ciò causa una significativa differenza d'altezza tra il ramo occidentale della struttura ( 183 m (600 ft) ) e quello orientale della struttura ( 196 m (643 ft) ). Inoltre, parti della galleria occidentale risultano ad oggi insabbiate in seguito alla costruzione di un'entrata alta 2 m (6 ft 7 in) avvenuta successivamente.

Le dimensioni dei due archi semicircolari sono praticamente identiche: le campate presentano ciascuna una larghezza 9 m (30 ft) ciascuna; l'aumento dalla linea d'imposta all'apice dell'arco misura 4,5 m (15 ft) mentre dal suolo misura 7,5 m (25 ft). Le volte sono costruite con pietrisco legato con malta e poggiano su un basamento in bugnato.

A monte e a valle del ponte, sul Selinunte, si trovano altri due antichi ponti ben conservati, chiamati Tabak Köprüsü e Üc Kemer Köprüsü ("Ponte a tre archi").

Capacità di scarico

La portata massima del ponte di Pergamo in caso di inondazioni è stata oggetto di ricerche idrauliche e idrologiche. È stato calcolato che la galleria ha una pendenza pari allo 0,6% e una portata massima di scarico di 360 m³/s. Il superamento di questo limite sottopone il ponte a pressione interna e danneggia la struttura nel processo. Considerando che il Selinunte è lungo 13,4 km (8,3 mi), con una pendenza mediana del 2,2% e un bacino idrografico di 101 km² (39 mi²), sono stati calcolati, a seconda del metodo impiegato, i seguenti intervalli mediani di tempo in termini di possibile superamento della capacità del ponte:

1, 250 anni (metodo Günerman)

1, 550 anni (metodo DSI)

1.100 anni (metodo Mockus)

8.500 anni (metodo Snyder)

Lo studio è giunto alla conclusione che statisticamente ogni 700 anni, valore che è stato indicato come media aritmetica, ci si dovrebbe aspettare inondazioni che supererebbero la capacità del ponte.

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Ayasuluk Hill

Sito archeologico · Selçuk

Ayasuluk Hill

Ancient mound and part of Ephesus UNESCO World Heritage Site descrizione disponibile solo in inglese

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İzmir Painting and Sculpture Museum

Museo d'arte · Turchia

İzmir Painting and Sculpture Museum

Museum in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1952

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Persian Tomb Monument

Türbe · Yenibağarası

Persian Tomb Monument

Mausoleum in Foça District descrizione disponibile solo in inglese

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Arkas Art Center

Museo d'arte · Distretto di Konak

Arkas Art Center

Art museum in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 2011

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Orari
Tu-Su 10:00-18:00
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Sito ufficiale
www.arkassanatmerkezi.com

Çeşme Museum

Museo · Çeşme

Çeşme Museum

Turkish museum descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1984

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Karagöl Nature Park

Nature park · Distretto di Menemen

Karagöl Nature Park

Nature park in İzmir, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 2011

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Da dove vengono queste informazioni

Questa guida è composta da basi di conoscenza aperte. Niente è scritto da noi e niente è inventato: dove una fonte tace, il campo semplicemente non c'è.

Ultimo aggiornamento il 30 settembre 2026

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