Antalya

Adalia è una città della Turchia, capoluogo della provincia omonima, situata sul golfo di Adalia alle pendici dei monti del Tauro occidentale.

Come arrivarci

Quando andare

Mesi migliori: Aprile, Maggio, Giugno, Ottobre

Mese Media alta Media bassa Precipitazioni
Gennaio 14° 7° 222 mm
Febbraio 16° 8° 125 mm
Marzo 17° 9° 112 mm
Aprile 21° 12° 43 mm
Maggio 25° 16° 55 mm
Giugno 30° 21° 18 mm
Luglio 35° 25° 5 mm
Agosto 34° 25° 4 mm
Settembre 31° 22° 28 mm
Ottobre 27° 18° 64 mm
Novembre 21° 13° 119 mm
Dicembre 16° 9° 184 mm

Medie per 2015-2024 dall'analisi ERA5. I mesi evidenziati hanno una temperatura massima media tra 18 e 30 gradi e meno di 80 mm di pioggia.

Adalia è una città della Turchia, capoluogo della provincia omonima, situata sul golfo di Adalia alle pendici dei monti del Tauro occidentale.

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Guida pratica di Antalya 6 sezioni

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Da sapere

Cenni geografici

La geografia della città di Adalia è particolare perché, a differenza di molte città costiere che digradano dolcemente verso il mare, il centro urbano è costruito su un altopiano di travertino che precipita direttamente in mare con una serie di falesie (falezler) alte tra i 20 e i 35 metri. ​Queste scogliere si estendono per chilometri lungo la costa, creando un balcone naturale sul golfo di Antalya privo di spiagge.

​A causa della struttura porosa del terreno i brevi fiumi che nascono delle montagne a ridosso di Antalya scorrono spesso nel sottosuolo prima di riemergere proprio in corrispondenza delle scogliere. È il caso delle cascate di Düden (Aşağı Düden) che si tuffano direttamente il mare.

La città si è sviluppata attorno a un'insenatura naturale che oggi ospita il porto turistico di Kaleiçi (la città vecchia).

​Questa piccola baia protetta dalle scogliere è stata il fulcro geografico per millenni, offrendo l'unico approdo sicuro in un tratto di costa altrimenti impervio.

La terrazza di travertino termina ad ovest in località Konyaaltı e ad est in località Lara.

La spiaggia di Konyaaltı è composta da ciottoli e l'acqua diventa subito profonda mentre la spiaggia di Lara è una lunga lingua di sabbia fine che segna il termine di una pianura agricola estesa per km nell'entroterra.

Come orientarsi

1 Piazza della Repubblica (Cumhuriyet Meydanı) costituisce il cuore della città moderna e il principale punto di ritrovo per eventi e celebrazioni. Offre una delle viste panoramiche più belle sul porto vecchio (marina di Kaleiçi) e sui monti del Tauro occidentali.

Viale Atatürk (Atatürk Caddesi), fiancheggiato da alte palme è il viale principale del centro. Percorrendola di incontra la Porta di Adriano, l'antico ingresso monumentale alla romana. Qui si trovano negozi di abbigliamento, banche e caffè eleganti.

Uzun Çarşı Sokak (Via del Lungo Bazar) Situata all'interno di Kaleiçi, è la via che scende al porto. È il luogo ideale per acquistare tappeti turchi, spezie, gioielli fatti a mano e pelletteria. L'atmosfera è quella di un bazar circondato da vecchie case ottomane restaurate.

Come arrivare

In aereo

2 Aeroporto di Adalia (Antalya Havalimanı) IATA: AYT, sito ufficiale — Il tram AntRay collega il centro città con l'aeroporto. Per la città vecchia bisogna scendere alla fermata "Ismetpasa". Effettua fermata anche alla stazione degli autobus (Otogar). Il prezzo è di 3,20 TL. Per tornare prendere la linea T1B per Havalimani (T1A va a Expo, la stessa fermata fino a Yonica Kaysak, dove T1B si interrompe).

Autobus pubblici dall'aeroporto (linea 600, "Terminal-Otogar"), partono ogni ora e costano 4 TL. Gli autobus percorrono Adnan Menderes Blv e Mevlana Caddesi

Per prendere un autobus pubblico bisogna andare al terminal dei voli domestici, a circa 300 m. da quello dei voli internazionali;

Gli autobus Havas, a buon mercato e più frequenti di quelli pubblici partono ogni ora da "Güllük PTT" (10 TL).

In treno

La città di Adalia non dispone di una stazione ferroviaria. Quelle più vicine sono a Burdur (a circa 120 km) e Isparta ma la maggioranza di coloro che preferiscono viaggiare via terra prende a Istanbul o ad Ankara un treno ad alta velocità diretto a Konya e da lì proseguono per Adalya in autobus (circa 4 ore di viaggio).

In autobus

3 Terminal degli autobus interurbani di Adalia (Antalya Şehirlerarası Otobüs Terminali), Dumlupınar Blv..

L'Otogar di Antalya è uno dei terminal più grandi e moderni della Turchia. Si trova a circa 4 km a nord del centro città, nel distretto di Kepez, e funge da hub per tutta la regione mediterranea.

Il terminal è diviso in due sezioni principali:

Terminale Interurbano (Şehirlerarası): per i viaggi a lunga percorrenza verso le grandi città della Turchia.

Terminale Regionale (İlçeler Terminali): Situato sul lato ovest del complesso, è dedicato a destinazioni vicine e ai paesi della provincia di Antalya.

La stazione è servita dalla linea T1A dei tram di AntRay (la stessa che passa per l'aeroporto).

Anche gli autobus pubblici della linea 600 collegano l'aeroporto all'Otogar ogni 30-60 minuti.

All'interno del terminal troverete numerosi sportelli per la vendita dei biglietti, sportelli ATM, aree ristoro, negozi e depositi bagagli.

Tenete presente che per destinazioni vicine come Kemer o Alanya, non è solitamente necessario prenotare in anticipo; i minibus (dolmuş) partono frequentemente. Per tratte lunghe come Istanbul o Ankara, è invece consigliabile acquistare il biglietto online o agli sportelli almeno 4/5 ore prima della partenza.

Principali autolinee presenti in stazione

Le maggiori compagnie di autobus turche operano regolarmente dall'Otogar di Adalia, offrendo standard elevati (spesso con Wi-Fi, sedili reclinabili e servizio snack a bordo). Le più rinomate sono:

Kamil Koç: Una delle compagnie storiche, ora parte del gruppo FlixBus, che copre quasi ogni angolo del Paese.

Pamukkale Turizm: Rinomata per la qualità del servizio, le autolinee Pamukkale Turizm provvedono a collegare Antalya a gran parte della Turchia occidentale e centrale.

Metro Turizm: Offre una rete capillare verso il nord (Mar Nero) e l'est del Paese.

Varan Turizm

Güney Akdeniz Seyahat: Pur essendo una compagnia regionale, è quella che con tutta probabilità vi servirà di più perché provvede ai collegamenti tra Adalia e tutti gli altri centri della costa mediterranea e del suo entroterra.

Calcolate 10-12 ore da/per Istanbul, 7-8 ore da/per Ankara, Smirne ed Eskişehir.

Come spostarsi

Con mezzi pubblici

L'autobus è il mezzo più comune per spostarsi in città. Le linee sono identificate da lettere che indicano le zone di partenza e arrivo (ad esempio, A per Aksu, L per Lara, K per Konyaaltı). Gli autobus sono moderni, dotati di aria condizionata e monitor che indicano le fermate.

Adalia dispone una rete di tram chiamata "AntRay", che collega, tra l'altro, il centro con l'aeroporto di Antalya e la stazione degli autobus intercity (Otogar). Esiste anche una linea di tram storica ("Nostalji Tramvay") che attraversa il centro.

Attualmente esistono tre linee principali:

​* T1 (A e B): Collega l'aeroporto (T1A) o l'Expo (T1B) con il centro città e l'Otogar (stazione degli autobus a lunga percorrenza).

​* T2 (Nostalji Tramvay): Una linea storica a binario unico che percorre il centro (da Işıklar a Museo di Antalya) lungo la costa.

​T3: Collega il distretto di Kepez con il centro (fino a Varsak).

Dolmuş (Minibus) - Sono piccoli bus privati che seguono percorsi fissi. Sono molto utili per raggiungere aree non servite dai bus grandi o per spostamenti rapidi tra i quartieri.

Ad Antalya non è possibile pagare in contanti a bordo di autobus o tram (ad eccezione dei dolmuş, dove il contante è ancora la norma).

​AntalyaKart: È la carta ricaricabile ufficiale. Esiste in versione "Plastica" (permanente e ricaricabile) o "Monouso" (per un numero limitato di corse). Si acquista presso chioschi, macchinette automatiche (TVM) vicino alle fermate principali o rivenditori autorizzati.

È possibile pagare direttamente appoggiando la propria carta bancaria (Visa/Mastercard) sul validatore. Nota che la tariffa per il pagamento contactless è leggermente superiore rispetto a quella con AntalyaKart (circa 50 TL contro le 42 TL della carta prepagata, secondo le tariffe aggiornate a marzo 2026).

​

Potete scaricare l'app ufficiale per ricaricare la carta tramite smartphone, consultare gli orari in tempo reale e vedere i percorsi delle linee.

Cosa vedere

1 Minareto Yivli, Korkut Sk.. Il Minareto Yivli, (in turco "Yivli Minare", ovvero "Minareto Scanalato") è il simbolo di Antalya e svetta all'ingresso del quartiere storico di Kaleici. Fu fatto costruire nel 1230 dal sultano selgiuchide Alaaddin Keykubad I su una precedente fondazione bizantina. La moschea adiacente, caratterizzata da sei cupole, fu poi ricostruita nel quattordicesimo secolo da Mehmet Bey ed è oggi considerata uno dei più antichi esempi di architettura religiosa a cupole multiple in Anatolia.Il minareto si eleva per trentotto metri ed è immediatamente riconoscibile per le sue otto scanalature semicircolari realizzate in mattoni rossi che poggiano su una solida base quadrata di pietra. In passato era rivestito da piastrelle smaltate di colore blu cobalto e turchese, di cui rimangono alcuni frammenti. All'interno della moschea, i recenti restauri hanno introdotto un pavimento in vetro che permette di osservare l'antico sistema di canalizzazione dell'acqua che scorre sotto l'edificio.L'area circostante costituisce un vero e proprio complesso monumentale che include anche un antico monastero dei dervisci rotanti, oggi adibito a museo, e i resti di storiche scuole teologiche come la Madrassa di Karatay. L'accesso alla moschea è gratuito e consentito durante il giorno, purché non siano in corso le preghiere rituali e si indossi un abbigliamento rispettoso del luogo di culto.

2 Arco di Adriano (Hadrian Kapısı), Barbaros, Atatürk Cd, Hadrian Kale Kapısı. La Porta di Adriano, detta localmente Üç Kapılar (le Tre Porte), funge da ingresso al quartiere storico di Kaleiçi. Fu costruita nel 130 dopo Cristo per onorare la visita dell'imperatore romano Adriano ed è l'unica porta superstite delle antiche mura che circondavano la città. La porta è realizzata quasi interamente in marmo bianco e si distingue per i suoi tre archi trionfali sostenuti da colonne con capitelli in stile corinzio, che ancora oggi mostrano la raffinatezza dell'architettura romana.Ai lati della porta si ergono due torri: quella a sud risale all'epoca romana, mentre quella a nord fu ricostruita durante il regno del sultano selgiuchide Alaaddin Keykubad I. Per proteggere il sito, è stata installata una passerella di vetro sopra la pavimentazione originale, attraverso la quale si possono scorgere le tracce lasciate dalle ruote dei carri. Volgendo la testa in alto, noterete le decorazioni a rilievo nel soffitto degli archi, che recano motivi floreali e rosette.

3 Torre Hıdırlık (Hıdırlık Kulesi), Hıdırlık Sk. No:50. Situata su una scogliera nel parco Karaalioğlu, è una torre circolare, alta circa quattordici metri e di epoca romana. Risale molto probabilmente al secondo secolo dopo Cristo. La sua funzione originale è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli archeologi: sebbene la sua posizione dominante sul golfo suggerisca che potesse servire come faro o torre di avvistamento, la presenza di grandi frammenti di affreschi e decorazioni all'interno fa pensare che fosse stata concepita inizialmente come il mausoleo di una personalità di alto rango.La struttura architettonica è imponente, con mura di eccezionale spessore costruite in blocchi di pietra squadrata che hanno resistito al passare dei secoli e ai frequenti terremoti. Durante il periodo bizantino e in quello ottomano, la torre fu integrata nel sistema difensivo della città, fungendo da bastione per protezoone del porto. Recenti scavi archeologici condotti nell'area circostante hanno portato alla luce i resti di antiche strutture romane e bagni pubblici, trasformando l'intera zona in un museo a cielo aperto dove è possibile camminare su passerelle trasparenti per osservare le stratificazioni storiche sottostanti.Oggi la zona intorno alla torre è uno dei punti di ritrovo preferiti sia dai residenti che dai turisti, specialmente al tramonto, poiché offre una vista panoramica spettacolare sulle scogliere di Antalya e sulle montagne del Tauro che si stagliano all'orizzonte.

4 Moschea del pascià Tekeli Mehmet (Tekeli Mehmet Paşa Camii), Uzun Çarşı Sk. No:3. La moschea è una delle opere più significative dell'architettura ottomana ad Antalya e sorge proprio nel cuore della città, situata dietro la Torre dell'Orologio, all'ingresso del quartiere di Kaleici. Sebbene la data esatta della sua costruzione non sia certa, si ritiene che risalga al diciottesimo secolo e deve il suo nome a Tekeli Mehmet Pascià, un importante uomo di stato dell'epoca. L'edificio è un esempio di stile classico ottomano, caratterizzato da una grande cupola centrale corredata da semicupole su tre lati. All'esterno, sul lato nord, è presente un porticato coperto da tre piccole cupole rivestite di tegole, dove i fedeli si riuniscono prima della preghiera. Uno degli elementi più preziosi della moschea sono le lunette delle finestre decorate con piastrelle di ceramica che recano iscrizioni calligrafiche tipiche dell'arte ottomana dell'epoca.

5 Museo di Antalya (Antalya Müzesi). A maggio 2026 il museo risultava temporaneamente chiuso. Il Museo di Antalya presenta collezioni di reperti archeologici provenienti da scavi effettuati nel sito dell'antica città di Perge. L'esposizione è situata vicino alla spiaggia di Konyaalti e consiste di tredici sale espositive e di una sezione all'aperto.Le sale sono organizzate in modo cronologico e tematico e includono anche una straordinaria collezione di sarcofagi decorati con bassorilievi molto elaborati che rappresentano miti e scene di vita quotidiana.La galleria delle sculture di epoca romana è la più celebre. Consiste di statue monumentali di divinità, imperatori e figure mitologiche in ottimo stato di conservazione. Uno dei pezzi più ammirati è l'Ercole Stanco.Oltre ai reperti classici, il museo ospita una sezione etnografica che illustra la vita tradizionale delle popolazioni locali e dei nomadi Yoruk attraverso costumi, tappeti tessuti a mano e strumenti di uso comune. Esiste anche un'area dedicata ai bambini per avvicinarli al mondo dell'archeologia in modo interattivo. Passeggiando nel giardino del museo, tra pavoni che circolano liberamente tra frammenti di antiche colonne.L'edificio attuale del Museo Archeologico di Adalia, costruito nel 1972, è stato dichiarato non sicuro dal punto di vista strutturale e non conforme alle moderne normative antisismiche. Per questo motivo, il Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia ha optato per la sua demolizione e ricostruzione integrale sul medesimo sito.

Dove alloggiare

Prezzi modici

1 Sever pansıyon & hotel, 77 Sokak, Kızılsaray Mh, Muratpaşa (Fermata Markantalya: autobus e tram), ☎ +90 242 2470893. Check-in: 10:00. Pensione e albergo con stanze munite di lavabo con acqua calda, climatizzatore, televisione e connessione internet senza filo.

Prezzi medi

2 Bilgehan hotel, Adnan Menderes Bulvarı No: 1, Tahılpazarı Mh., Muratpaşa (Fermata Markantalya: autobus e tram), ☎ +90 242 2483534 (pbx), fax: +90 2487956, info@bilgehanotel.com. Albergo con stanze con balcone, climatizzatore, televisione e connessione internet senza filo in alcune stanze.

Soylu pansıyon & hotel, 63 Sokak No: 18, Kızılsaray Mh., Muratpaşa, ☎ +90 506 3862528. Pensione e albergo.

Prezzi elevati

3 Ramada Plaza hotel Antalya, Fevzi Çakmak Caddesi No:22, Gençlik Mahallesi, Muratpaşa (Fermata Işıklar 2: tram). Albergo della catena alberghiera Ramada.

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Nei dintorni di Antalya

23 luoghi nei dintorni, a Distretto di Manavgat, Kaş, Demre, provincia di Adalia, Adalia, Muratpaşa

Mappa dei dintorni di Antalya
Dati della mappa © OpenStreetMap

Side

Polis · Distretto di Manavgat

Side

Side fu un'antica città dell'Anatolia meridionale, nella regione della Panfilia. Fu fondata nel VII secolo a.C. dai profughi anatolici in fuga dopo il crollo dell'Impero ittita, che colonizzarono la regione (Sidetici).

La città entrò presto nell'orbita della Lidia prima e dell'Impero persiano poi, per essere infine occupata da Alessandro Magno nel 333 a.C.

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Divenuta città ellenistica, nel 67 a.C. fu conquistata da Pompeo e divenne parte dell'Impero romano.

Il declino di Side iniziò nel IV secolo e fu dovuto a incursioni di armati, vere e proprie invasioni e terremoti. Nel X secolo Side fu definitivamente abbandonata.

Side è la patria dello storico Filippo di Side (V secolo).

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Xanthos

Città-Stato · Kaş

Xanthos

Xanto (Xanthos) fu una città dell'antica Licia, luogo dell'attuale Kınık, nella provincia turca di Antalya. Con lo stesso nome i greci chiamavano il fiume (l'odierno Eşen Çayı) sul quale la città è stata costruita. Nelle antiche fonti il termine "Xanto" viene usato come sinonimo di "Licia".

Il sito è iscritto tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1988.

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La città

"Xanthos" fu il nome greco della città di "Arinna", di origine licia. Il nome che gli Ittiti ed i Luviani diedero alla cittadina fu Arinna. Secondo i Romani, invece, era Xanthus, dal momento che il suffisso greco -os veniva tradotto in -us dai Latini. Xanto fu il centro della cultura e del commercio per i Lici, ed in seguito per i Persiani, i Macedoni, i Greci ed i Romani che a turno conquistarono la città occupandone i territori adiacenti.

Xanto viene citata da numerosi scrittori greci e romani. Strabone afferma che sia la più grande città Licia. Sia Erodoto che Appiano ne descrivono la conquista fatta da Arpago per conto dei Persiani approssimativamente nel 540 a.C. Secondo gli scritti di Erodoto, i Persiani sconfissero un esiguo esercito licio nelle pianure a nord della città. Dopo lo scontro, i Lici si ritirarono all'interno della città che venne assediata. I Lici distrussero la propria acropoli, uccisero le proprie mogli, i figli, e gli schiavi, dopodiché iniziarono un attacco suicida contro le truppe persiane. Morì l'intera popolazione ad eccezione di 80 famiglie che non si trovavano in città durante la battaglia.

Durante l'occupazione persiana, venne insediato un capo locale a Xanto, e nel 520 a.C. era già in uso il conio delle monete. Dopo il 516 a.C. Xanto venne inclusa tra i primi nòmi nella lista tributaria di Dario I di Persia. Le fortune di Xanto furono legate a quelle della Licia, anche quando questa cambiò alleanza durante la guerra greco-persiana. Gli scavi archeologici ne dimostrano la distruzione attorno al 475 a.C.-470 a.C., o per mano dell'Ateniese Cimone o dei Persiani, questo punto è ancora dibattuto. Dal momento che non esistono racconti della sua distruzione, né negli scritti greci né in quelli persiani, alcune correnti di pensiero ne legano la fine a cause naturali o accidentali.

Nella seconda metà del quinto secolo a.C., Xanto conquistò la vicina Telmessos incorporandola nella Licia. Dal terzo secolo a.C., la città fece parte della Lega Licia, una confederazione di tutte le città della regione. Xanto era una delle città licie più potenti, avendo così diritto a tre rappresentanti nell'assemblea della lega. Inoltre, come città più potente della Licia, Xanto presiedette al governo federale in epoca romana ed ellenistica, assumendo quindi il ruolo di un "capitale della Licia".

I resoconti sulla resa della città ad Alessandro Magno sono discordi: quelli di Arriano parlando di una cosa pacifica, ma subito dopo accenna ad un saccheggio. Dopo la morte di Alessandro la città passò sotto il controllo degli eredi; Diodoro Siculo ne narra la cattura da parte di Tolomeo I di Antigone. Appiano, Cassio Dione e Plutarco dicono che venne distrutta durante le guerre civili romane attorno al 42 a.C., da Bruto, ma Appiano parla anche di una ricostruzione effettuata da Marco Antonio. I resti di un anfiteatro romano sono ancora visibili. I resoconti storici di tale Marinos dicono che Xanto ospitava anche una scuola di grammatica.

Gli scavi archeologici hanno permesso di recuperare molti testi in lingua licia ed in greco, compresi numerosi testi bilingue utili per la decifrazione del licio (v. la voce Stele di Xanto).

Il fiume Xanto

Strabone usa il termine Sibros o Sirbis per riferirsi al fiume Xanto. Durante l'invasione persiana il fiume si chiamava Sirbe, che significa "giallo" come la parola greca "xanthos". Il fiume aveva un colore giallastro a causa del terreno a base alluvionale della vallata.

Una leggenda greca narra che il fiume venne creato dagli spasimi del parto di Latona il cui tempio, a Letoon, si trova sulla riva occidentale del fiume, pochi chilometri a sud di Xanto. Letoon venne scavata nel ventesimo secolo e portò alla luce vari testi lici, greci ed aramaici. Un testo trilingue (licio-greco-aramaico), noto come stele trilingue di Letoon, contiene un riferimento a re Artaserse. Anche Letoon, come Xanto, è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità.

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Myra

Sito archeologico · Demre

Myra

Myra (o Mira) è un'antica città ellenica, nella Licia in Asia minore, oggi situata nei pressi di Demre (Kale fino al 2005), nell'attuale Turchia meridionale.

Era situata nella fertile pianura alluvionale del fiume Myros (oggi Demre Cay), a circa 3 km dal mare, ove sorgeva il porto chiamato Andriake.

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San Nicola ne fu vescovo nel IV secolo d.C., precisamente dal 300 al 343, anno della sua morte.

Storia

Le prime notizie sull'esistenza della città risalgono al VI secolo a.C., dove assieme alle città di Xanthos, Patara e Phaselis costituì una federazione di città stato, la confederazione licia. Secondo Strabone era una delle più importanti città di questa alleanza. Nel II secolo a.C. visse il suo periodo di maggiore splendore. Prospero centro commerciale in età romana, è ricordata come scalo nel viaggio che san Paolo intraprese verso Roma (Atti 27,5) e fu in gran parte ricostruita dopo un devastante terremoto nel 141.

Fu sede vescovile a partire dal IV secolo ed uno dei primi vescovi fu san Nicola, che si batté contro l'arianesimo e forse partecipò nel 325 al Concilio di Nicea. Divenne nel V secolo capoluogo della provincia bizantina di Licia.

Venne conquistata per la prima volta nell'809, a seguito di un lungo assedio da parte delle truppe di Hārūn al-Rashīd. Da questo momento la città perse d'importanza ed iniziò un inesorabile declino.

Nel 1087 le spoglie di san Nicola vennero traslate a Bari e in questa città si trovano tuttora, deposte nella Basilica di San Nicola. Ritornata all'impero bizantino sotto Alessio I Comneno, passò poi definitivamente ai Selgiuchidi.

Archeologia

Patrona della città era Artemide, alla quale era dedicato il maggiore santuario, ma vi si veneravano anche Zeus, Atena e Tyche. Le rovine della città sono coperte da materiale alluvionale, ma sono stati parzialmente riportati alla luce il teatro romano, ricostruito dopo il terremoto del 141, le terme e una basilica bizantina dell'VIII secolo dedicata a san Nicola.

La necropoli, collocata su una scogliera a strapiombo sul mare, conserva le facciate delle tombe scavate nella roccia, con colonne e frontone. Il primo ad investigare la città, l'archeologo inglese Charles Fellows (1799-1860), quando visitò le tombe nel corso della sua seconda spedizione nel 1840, le trovò ancora colorate a tinte vive: rosso, giallo e azzurro.

Basilica di San Nicola in Myra

La prima costruzione che ospitava il corpo del santo risale al VI secolo. L'attuale edificio risale all'VIII secolo con ulteriori rimaneggiamenti dell'XI secolo.

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Perge

Polis · provincia di Adalia

Perge

Perga (dal probabile nome ittita Parha) o Perge (dal nome greco Πέργη, pron. Pèrgē) fu la capitale della regione della Panfilia, corrispondente all'attuale provincia di Antalia sulla costa mediterranea sud-occidentale della Turchia. Vi è un grande sito di antiche rovine a 15 km a est di Antalia lungo la pianura costiera, dove si trova un'acropoli risalente all'età del bronzo.

== Storia ==

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Nel XII secolo a.C., ci fu una grande ondata migratoria greca dall'Anatolia settentrionale verso le coste mediterranee. Molti si stabilirono nell'area immediatamente a est dell'attuale regione dell'Antalya, nota poi come Panfilia, che significa "terra di tutte le tribù", dove quattro grandi città infine si distinsero per importanza: Perga, Sillyon, Aspendos e Side.

Perga stessa venne fondata nell'entroterra intorno al 1000 a.C., quasi a 20 km lontano dalla costa, come misura difensiva, in modo da evitare le bande di pirati che allora terrorizzavano questa zona del Mediterraneo.

Nel 546 a.C., i persiani achemenidi sconfissero le potenze locali guadagnando il controllo della regione. Duecento anni più tardi, nel 333 a.C., le forze armate di Alessandro Magno arrivarono a Perga durante la sua guerra di conquista contro i persiani, favorite dai suoi abitanti che mandarono delle guide per condurle dentro la città.

All'impero di Alessandro venne seguito quello dei diadochi seleucidi, sotto il cui dominio visse ed operò il più celebrato antico cittadino di Perga, il matematico Apollonio (262 a.C. ca. – 190 a.C. ca.), allievo di Archimede. Scrisse una serie di otto libri che descrivevano una famiglia di curve note come sezioni coniche, comprendenti il cerchio, l'ellisse, la parabola e l'iperbole.

Il governo romano iniziò nel 188 a.C., e la maggior parte delle rovine sopravvissute oggi, risalgono a questo periodo. Dopo il crollo dell'impero romano, Perga rimase abitata fino al periodo selgiuchide, prima di essere gradualmente abbandonata.

Rovine

Perga è oggi un sito archeologico e una grande attrazione turistica. L'antica Perge, una delle principali città della Panfilia, era situata tra i fiumi Catarrhactes (Duden sou) e Cestrus (Ak sou), 60 stadi dalla foce di quest'ultimo; il sito si trova nell'attuale villaggio turco di Murtana, nei pressi del Suridjik sou, un affluente del Cestrus, precedentemente nel vilayet di Koniah ottomano. Le sue rovine comprendono un teatro, una palestra, un tempio di Artemide e due chiese. Il famosissimo tempio di Artemide era situato fuori dalla città.

Le guide raccontano una storia riguardo al fatto che Perga sia stato il luogo dove per prima venne prodotta la birra, presumibilmente scoperta accidentalmente; ma recenti reperti di birra faraonica risalgono a molto tempo prima.

Storia ecclesiastica

Secondo gli Atti degli Apostoli, Paolo di Tarso visitò per due volte Perge: durante il primo viaggio missionario, in compagnia di Barnaba, si recò a Perge prima di dirigersi veleggiando da Attalia (attuale Antalya), 15 km a sud-ovest, ad Antiochia; in questa occasione Giovanni lasciò Paolo per tornare a Gerusalemme. Il secondo passaggio avvenne durante il ritorno dalla Pisidia, e in tale occasione Paolo predicò a Perge.

Perge rimase la sede del vescovo titolare cattolico romano della precedente provincia romana della Pamphylia Secunda. Le Notitiae episcopatuum greche menzionano la città come metropoli della Pamphylia Secunda fino al XIII secolo. Lo storico e teologo francese Michel Le Quien riporta 11 vescovi: Epidauro, presente al Concilio di Ancyra (attuale Ankara) nel 312; Callicle al Primo Concilio di Nicea nel 325; Bereniano, a Costantinopoli (426); Epifanio al Secondo Concilio di Efeso (449), al Primo Concilio di Calcedonia (451), e firmatario della lettera dei vescovi della provincia all'imperatore Leone (458); Ilariano, al Primo Concilio di Costantinopoli nel 381; Eulogio, al Secondo Concilio di Costantinopoli nel 553; Apergio, condannato come monotelita al Terzo Concilio di Costantinopoli nel 680; Giovanni, al Concilio Trullano nel 692; Sisinnio Pastilla, nel 754 circa, iconoclasta, condannato al Secondo Concilio di Nicea nel 787; Costante, allo stesso Concilio di Nicea (787); Giovanni, al Quarto Concilio di Costantinopoli nell'869-870.

Anno: 999

Informazioni pratiche

Orari
8:00-17:00
Come arrivare
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Sito ufficiale
muze.gov.tr

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Termesso

Sito archeologico · provincia di Adalia

Termesso

Termesso (in greco antico Θερμεσσός?) era una città piside costruita ad un'altitudine di oltre 1000 metri, sul versante sud-occidentale del monte Solimo (attuale Güllük Dağı) nei monti Tauro, nell'attuale provincia turca di Adalia. Si trova 30 chilometri a nord-ovest del capoluogo Adalia. Fu fondata su una piattaforma naturale in cima al Güllük Dağı, situata ad un'altitudine di 1665 metri.

Termessos contiene un'insolita abbondanza di specie animali e vegetali rare, protette all'interno del parco nazionale di Termesso. Nascosto da una moltitudine di piante e circondato da dense foreste di pini, il sito, suo aspetto immacolato ed intonso, ha un'atmosfera più emozionante di altre città antiche delle vicinanze. A causa della sua ricchezza storica, la città è stata inclusa nell'omonimo parco nazionale.

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Storia

Il mitico fondatore della città è Bellerofonte.

Quello che si sa della sua storia inizia al tempo di Alessandro Magno, che circondò la città nel 333 a.C., e la paragonò ad un nido d'aquila che non riuscì a conquistare. Arriano, uno degli antichi storici che parlarono di questo evento e descrissero l'importanza strategica di Termesso, fa notare che anche pochi uomini erano in grado di difenderla, grazie alle insormontabili barriere naturali che la circondavano. La posizione della città sul passo di montagna che collega la zona frigia alle pianure di Panfilia è descritta da Arriano. Alessandro voleva andare in Frigia da Panfilia, e secondo il tragitto descritto da Arriano passò da Termessos. Esistono passi molto più bassi e comodi, per cui è discusso il motivo per il quale Alessandro abbia scelto di salire il ripido passo Yenice. Si dice anche che i suoi ospiti di Perge inviarono Alessandro lungo una strada volutamente sbagliata. Alessandro perse molto tempo tentando di forzare il passo che era stato chiuso dai Termessiani per cui, arrabbiato, decise di assediare Termesso. Probabilmente a causa del fatto che sapeva di non poterla conquistare, Alessandro non attaccò, preferendo invece marciare verso nord e sfogando la sua furia su Sagalassos.

Secondo Strabone, gli abitanti di Termesso si autodefinivano Solymoi, ed erano un popolo piside. Il loro nome, come quello dato alla montagna su cui abitavano, derivava da Solimeo, un dio anatolico che fu in seguito identificato con Zeus, dando vita al culto di Zeus Solimeo (Solim in turco). Questo nome esiste tuttora come cognome in alcuni popoli della regione di Adalia, che mantengono così il proprio retaggio. Le monete di Termesso spesso raffigurano questo dio e ne indicano il nome.

Lo storico Diodoro descrive dettagliatamente un altro indimenticabile incidente nella storia di Termesso. Nel 319 a.C., dopo la morte di Alessandro, uno dei suoi generali, Antigono Monoftalmo, si autoproclamò signore dell'Asia minore, e dichiarò guerra al rivale Alcetas, la cui base era Pisidia. Le sue forze erano formate da 40000 fanti, 7000 unità di cavalleria e numerosi elefanti. Non riuscendo a sconfiggere questa forza superiore, Alcetas ed i suoi amici si rifugiarono a Termessos. I Termessiani gli promisero di proteggerli. In quel periodo, Antigono pose il proprio campo all'esterno della città, chiedendo la consegna del nemico. Non volendo rischiare il saccheggio della città a causa di uno straniero macedone, gli anziani della città decisero di consegnare Alcetas, ma i giovani di Termesso vollero mantenere la parola data e si rifiutarono di obbedire. Gli anziani mandarono ad Antigono un emissario per informarlo del loro desiderio di consegnare Alcetas. Decisi a proseguire segretamente la battaglia, i giovani di Termesso riuscirono a lasciare la città. Sapendo dell'imminente cattura, e preferendo la morte alla prigionia, Alcetas si suicidò. I vecchi consegnarono il corpo ad Antigono. Dopo aver abusato del corpo per tre giorni, Antigono ripartì per Pisidia lasciando il corpo non sepolto. I giovani, arrabbiati per quello che era successo, recuperarono il corpo di Alcetas, lo seppellirono con tutti gli onori, ed eressero un grande monumento in sua memoria.

Termesso non era ovviamente una città portuale, ma le sue terre si estendevano a sud-est fino al golfo di Attaleia (Adalia). Grazie alla presenza di questo collegamento, la città fu conquistata dai Tolomei.

Un'iscrizione trovata nella città Licia di Araxa contiene importanti informazioni su Termesso. Secondo l'iscrizione, nel II secolo a.C. Termesso fu in guerra per motivi sconosciuti con la lega di città licie, e di nuovo nel 189 a.C. combatté i vicini Pisidi di Isinda. Nello stesso periodo si trova la colonia di Termesso Minore fondata nei pressi della città nel II secolo a.C., e Termesso iniziò relazioni pacifiche con Attalo II, re di Pergamo, il più adatto a combattere il suo vecchio nemico Serge. Attalo II commemorò quest'amicizia costruendo una stoà a due piani a Termesso.

Termessos fu alleata di Roma, e nel 71 a.C. gli fu concesso lo status di "indipendente" dal senato romano, secondo cui venivano garantiti la sua libertà ed i suoi diritti. Questa indipendenza fu mantenuta per lungo tempo, con l'unica eccezione di un'alleanza con Aminta re di Galazia (re tra il 36 ed il 25 a.C.). Questa indipendenza è documentata anche dalle monete di Termessos, che portano il titolo di "Autonoma".

La fine di Termesso concise con la distruzione del suo acquedotto a causa di un terremoto, che tolse il rifornimento d'acqua alla città. Non si conosce con esattezza l'anno in cui fu abbandonata.

Il sito attuale
Arrivo

Partendo dalla via principale, una strada a gradini porta in città. Da questa strada si può ammirare il famoso passo Yenice, nel quale scorre l'antica via che i Termessiani chiamavano "Via del re", oltre che le mura fortificate del periodo ellenista, cisterne e molti altri resti. La via del re, costruita nel II secolo dagli abitanti di Termessos, attraversa le mura cittadine e si dirige direttamente verso il centro. Sulle mura ad est della porta cittadina si trovano interessanti iscrizioni con augurii tramite dadi. Durante il periodo romano fu fiorente il culto di magia, superstizioni e stregonerie. I Termessiani erano probabilmente molto interessati alla predizione della fortuna. Le iscrizioni di questo tipo sono lunghe solitamente 4/5 righe, e comprendono numeri che devono essere fatti tramite i dadi, il nome del dio richiesto, e la natura della predizione che si vuole ottenere.

La piazza principale

Il posto in cui si trovavano i principali edifici si trova su un pianoro poco all'interno delle mura interne. La più interessante di queste strutture è l'agorà, che contiene speciali caratteristiche architettoniche. Il piano terra di questo mercato all'aria aperta è sopraelevato grazie a blocchi di pietra, ed all'estremità nord-occidentale si trovano cinque grandi cisterne scavate nella roccia. L'agorà è circondata su tre lati dalle stoà. Secondo l'iscrizoine trovata sulla stoà a due piani a nord-ovest, fu donata a Termessos da Attalo II, re di Pergamo (che regnò dal 150 al 138 a.C.) come prova di amicizia. Lo stoà nord-orientale fu costruito da un ricco Termessiano di nome Osbaras, probabilmente in imitazoine di quella di Attalo. Le rovine situate a nord-est dell'agorà devono appartenere al gymnasium, ma è difficile riconoscerle tra tutti gli alberi. L'edificio a due piani contiene un cortile interno circondato da stanze con soffitti a volta. L'esterno è decorato con nicchie ed altri ornamenti dorici. Questa struttura risale al I secolo.

Teatro

Subito ad est dell'agorà si trova il teatro. Con la sua visuale sulla pianura pnafiliana, non c'è dubbio che questo edificio fosse il più esteticamente attraente della pianura di Termesso. Mostra le caratteristiche di un teatro romano, ma mantiene il progetto del periodo ellenista. La cavea ellenista, o area semicircolare per gli spettatori, è divisa in due da un diazoma. Sopra al diazoma sorgono otto file di sedili, e sotto ve ne sono sedici, per una capacità totale di circa 4000/5000 spettatori. Una grande entrata ad archi collega la cavea con l'agorà. La spalletta meridionale fu coperta in tempi romani, mentre la settentrionale è fu lasciata aperta come era in origine. Dietro si trova solo una sala lunga e stretta, connessa al palco su cui si svolgevano le esibizioni tramite cinque porte cui erano affissi ricchi ornamenti di facciata o i fondali delle scene. Sotto al palco si trovavano cinque piccole sale in cui erano tenuti gli animali selvatici prima di portarli in superficie per il combattimento.

Come in altre città classiche, un odeon si trovava a circa 100 metri dal teatro. Questo edificio, che somigliava a un piccolo teatro, risale al I secolo a.C. È ben conservato in tutte le sue parti, e mostra la grande qualità dell'edilizia con pietre tagliate. Il piano superiore è decorato in stile dorico, percorso da una fila di blocchi di pietra quadrati, mentre il piano inferiore non è decorato, e contiene due porte. Sicuramente l'edificio era in origine coperto, dato che riceveva la luce dalle undici grandi finestre poste sui lati orientale ed occidentale. Il modo esatto in cui questo soffitto, lungo 25 metri, fosse chiuso, non è ancora stato compreso. Dato che l'interno è attualmente pieno di terra, non è possibile determinare la sistemazione dei posti o la capacità totale, che comunque non doveva superare le 600-700 persone. Dalle macerie sono stati estratti pezzi di marmo colorato, per cui si immagina che le pareti fossero coperte da mosaici colorati. È anche possibile che questo elegante edificio fosse un bouleuterion o una camera di consiglio.

Templi

Sei templi di varie dimensioni e tipo sono stati trovati a Termesso. Quattro di loro si trovano nei pressi dell'odeon o nella zona che doveva essere stata sacra. Il primo è posizionato esattamente dietro all'odeon, ed è costruito con uno splendido stile edilizio. È stato ipotizzato che questo tempio fosse dedicato dal dio protettore della città, Zeus Solimeo. Purtroppo è rimasto solo un muro alto cinque metri.

Il secondo tempio si trova vicino all'angolo sud-occidentale dell'odeon. Aveva una sala di 5,50 per 5,50 metri ed è di tipo prostilo. Secondo un'iscrizione rinvenuta sull'entrata tuttora intatta, questo tempio era dedicato ad Artemide, ed assieme alla statua fu pagato da una donna di nome Aurelia Armasta e dal marito. Sull'altro lato dell'entrata, la statua dello zio di questa donna si trova su una base su cui si trova una scritta. Il tempio può essere datato, grazie all'impronta stilistia, alla fine del II secolo.

Ad est del tempio di Artemide si trovano i resti di un tempio dorico. È di tipo peripterale, con sei o undici colonne per ogni lato. A giudicare dalla sua dimensione, deve essere stato il più grande di Termessos. Dai reperti e dalle iscrizioni, si capisce che anche lui era dedicato ad Artemide.

Ulteriormente ad est si trovano le rovine di un altro piccolo tempio, che si trova su una terrazza scavata nella roccia. Il tempio si trova su una grande base, ma non si sa a chi fosse dedicato. Contrariamente alle regole architettoniche classiche per i templi, l'entrata si trova a destra, ad indicare che potrebbe essere stato dedicato ad un semidio o ad un eroe. Può essere datato all'inizio del III secolo.

Riguardo agli altri due templi, si trovano nei pressi della stoà di Attalo e sono di ordine corinzio, e di tipo prostilo. Sono anch'essi dedicati a divinità sconosciute, e risalgono al III secolo.

Altre parti della città

Di tutti gli edifici civili e religiosi presenti nella parte centrale, uno dei più interessanti somiglia ad una casa del periodo romano. Un'iscrizione è posizionata sopra la porta dorica, lungo il muro occidentale alto sei metri. In questa iscrizione il proprietario della casa viene definito fondatore della città. Senza dubbio non si trattava veramente del fondatore di Termesso. Può darsi che si tratti di un regalo fatto al proprietario per servigi straordinari resi alla comunità. Questo tipo di case apparteneva solitamente a nobili e plutocrati. L'entrata principale porta in una sala e, tramite una seconda porta, ad un cortile centrale o atrium. Un impluvium, o piscina, era destinata alla raccolta di acqua piovana in mezzo al cortile. L'atrium era un luogo importante per le attività quotidiane, ed era utilizzato anche come salotto in cui ricevere gli ospiti. Era riccamente decorato. LE altre stanze erano disposte attorno all'atrium.

Una strada larga e fiancheggiata da portici correva lungo la direttrice nord-sud della città. Lo spazio tra le colonne era spesso riempito di statue raffiguranti atleti di successo, soprattutto di lottatori. La iscrizioni presenti sui piedistalli di queste statue sono tuttora esistenti, e leggendole siamo in grado di ricostruire l'antico splendore di questa via.

Cimiteri

A sud, ovest e nord della città, soprattutto all'interno delle mura, si trovano grandi cimiteri di tombe scavate nella roccia, che si crede abbiamo ospitato anche lo stesso Alcetas. Sfortunatamente la sua tomba è stata saccheggiata dai tombaroli. Nella stessa tomba una sorta di griglia di lavoro è stata scolpita tra le colonne dietro il klinai. Alla sua sommità si trovava probabilmente un fregio decorativo. La parte sinistra della tomba è decorata con l'immagine equestre di un guerriero del IV secolo a.C. Si sa che la gioventù di Termesso, colpita dalla morte del generale Alcetas, gli costruì una magnifica tomba, e lo storico Diodoro riporta che Alcetas combatté Antigono mentre si trovava a cavallo. Queste coincidenze fanno ipotizzare che si tratti proprio della tomba di Alcetas, e che sia lui la persona raffigurata.

I sarcofagi rimasero nascosti per secoli tra il groviglio di alberi a sud-ovest della città. I cadaveri era posti nei sarcofagi con i propri vestiti, la gioielleria ed altri ricchi oggetti. I corpi dei poveri venivano sepolti in semplici pietre, argilla o legno. Questi sarcofagi, databili tra il II ed il III secolo, si trovano solitamente su piedistalli. Nelle tombe di famiglie ricche, d'altra parte, i sarcofagi erano posti in strutture riccamente decorate modellate per assumere la forma del morto, e ne veniva riportata la genealogia, o i nomi di coloro che avevano il permesso di essere sepolto con lui. In questo modo il diritto d'uso della tomba era ufficialmente garantito. Inoltre, si trovavano iscrizioni che annunciavano vendette divine contro chi avrebbe profanato la tomba e rubato gli oggetti.

Termessos, dopo un graduale declino, fu infine abbandonata nel V secolo. Tra i resti rimasti si trovano le mura, l'arco trionfale di Adriano, le cisterne, il teatro, il gymnasium, l'agorà, l'odeon e l'heroon. Tra le tombe sparse per tutta la città si trovano quelle di Alcates, di Agatemero, ed il sarcofago decorato a forma di leone.

Termesso non è ancora stata sottoposta a scavi archeologici.

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Antalya Mosque

Moschea · Adalia

Antalya Mosque

Mosque in Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1230

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Porta di Adriano

Arco trionfale · Adalia

Porta di Adriano

La porta di Adriano (in turco Hadrian Kapısı), nota anche come le Tre porte (in turco Üçkapılar), è un arco trionfale di epoca romana della città turca di Adalia (Antalya), realizzata intorno al 130 d.C. in onore dell'imperatore Adriano.

== Storia ==

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La porta venne eretta intorno al 130 d.C. in ricordo della visita dell'imperatore romano Adriano ad Adalia. La struttura venne successivamente incorporata nelle mura cittadine di epoca selgiuchide.

Di epoca romana è anche la torre meridionale nei pressi della porta (realizzata dopo quest'ultima), mentre sembrano essere di epoca successiva le due torri situate ai lati della struttura. Pare che in origine, nella porta fossero state erette delle statue raffiguranti l'imperatore Adriano e la sua famiglia, che però sono andate perdute.

In seguito, nella prima metà del XIII secolo, sotto il sultano Alaeddin Keykubat I, venne ricostruita la torre settentrionale.

I Paesi occidentali vennero a conoscenza dell'esistenza della porta di Adriano nel 1817 grazie a Francis Beaufort, che ne parlò nel suo diario di viaggio. In seguito, la porta di Adriano di Adalia venne descritta alla fine del XIX secolo dall'esploratore polacco Karol Lanckoroński.

La struttura venne però riportata completamente alla luce e restaurata negli anni cinquanta del XX secolo.

Architettura

La porta di Adriano si trova lungo la Atatürk Caddesi e rappresenta l'ingresso a Kaleiçi, la parte vecchia della città di Adalia. Si trova nelle vicinanze di altri monumenti quali la torre dell'orologio, il minareto scanalato e il minareto tronco.

La struttura è formata da tre porte ad arco sorrette da quattro colonne corinzie. Complessivamente, la struttura, compresa la pavimentazione, si erge fino a circa 8 metri di altezza; i tre archi che formano la porta hanno un'altezza di 6,18 metri e una larghezza di 4,15 metri.

Nella torre settentrionale, ricostruita nel XIII secolo, si trova un'iscrizione in turco antico, redatta in alfabeto arabo.

Leggende

Secondo una leggenda la porta di Adriano sarebbe stata attraversata da Makeda, regina di Saba durante la sua sosta ad Aspendos (antica città nei pressi dell'attuale Adalia) nel corso del suo viaggio effettuato per raggiungere re Salomone.

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Parco nazionale di Saklıkent

Parco nazionale · Kaş

Parco nazionale di Saklıkent

Il Parco Nazionale di Saklıkent (in turco Saklıkent Millî Parkı), comunemente noto come Canyon di Saklıkent, è un canyon formato dal Karaçay, un affluente del fiume Eşen, che segna il confine tra le province di Antalya e Muğla, nella regione del Mar Mediterraneo della Turchia. Si trova all'interno dei confini del distretto di Seydikemer della provincia di Muğla. Un canyon ripido e profondo si è formato con l'aiuto di fessure di faglia nel terreno calcareo che può quindi essere facilmente eroso dall'acqua. La sua lunghezza è di 18 km e la sua altezza è di 200 m. La parte più stretta raggiunge i 2 metri. La portata del Karaçay, un affluente del torrente Eşen, è di 14–17 m³/sec all'uscita del canyon.

== Informazioni di base ==

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I dintorni del canyon sono stati dichiarati Parco nazionale, col nome di "Parco nazionale di Saklikent" con la Gazzetta ufficiale del 6 giugno 1996 e posti cosi' sotto tutela. L'area del parco nazionale, di 12.390 ettari, comprende tre villaggi appartenenti al distretto di Kaş e altrettanti a quello di Seydikemer.

Il canyon è una formazione geomorfologica formata dal Karaçay, un affluente del fiume Eşen, sui monti Akdağlar. Poiché il fondo del canyon è percorso da acqua impetuosa, è impossibile attraversarlo. L'accesso può essere effettuato con un ponte in legno lungo 200 metri, fissato alle ripide pendici del canyon con barre di ferro. Dopo il ponte si trovano sorgenti carsiche fredde e abbondanti. 180-210 mila turisti visitano il canyon ogni anno.

Geografia fisica

Il terreno in cui si è formato il canyon è costituito da masse calcaree. Un canyon ripido e profondo si è formato con l'aiuto di fessure di faglia nel terreno calcareo che può essere facilmente eroso dall'acqua. La lunghezza è di 18 km e l'altezza di 200 metri. La parte più stretta raggiunge i 2 metri. L'altezza del terreno in cui si trova il canyon supera i 1000 metri.

Scoperta

La scoperta del canyon risale agli anni 90 nel novecento. Secondo alcune voci, il canyon, scoperto da un pastore che inseguiva una sua capra fuggita in questo punto, divenne oggetto di curiosità negli insediamenti circostanti. Dopo la segnalazione del pastore, il Ministero dell'Ambiente e delle Foreste dichiarò Saklıkent Parco Nazionale, e poi Saklıkent assunse la sua forma attuale con il sostegno di aziende private.

Anno: 1996

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Karain Cave

Grotta · Adalia

Karain Cave

Cave in Döşemealtı, Antalya, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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Kızıl Kule

Torre · provincia di Adalia

Kızıl Kule

13th century building considered to be the symbol of Alanya, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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Orari
Mo-Su 09:00-19:00
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Silio (città)

Insediamento umano · Adalia

Silio (città)

Silio (in greco Σίλλυον? o Σύλλειον), in epoca bizantina Συλλαῖον, in latino Syllaeum o Syllaion, è stata un'importante fortezza e città nei pressi di Attaleia in Panfilia, sulla costa meridionale dell'odierna Turchia. La forma nativa greco-panfila era Selyniys, forse derivante dal termine originale ittita Sallawassi. I suoi nomi turchi odierni sono Yanköy Hisarı o Asar Köy.

== Antichità ==

Leggi tutto su Silio (città) (625 parole)

Nel corso dell'Antichità, la città non ebbe grande importanza. Secondo una leggenda, la città fu fondata come colonia da Argo, mentre un'altra sostiene che fu fondata, insieme a Side e Aspendo, da Mopso, Calcante e Anfiloco in seguito alla Guerra di Troia. La città viene attestata per la prima volta intorno al 500 a.C. dal Periplo di Scilace (polis Sylleion). A partire dal 469 a.C., la città (come Silio) entrò a far parte della Lega delio-attica guidata da Atene. Viene menzionata nelle liste ateniesi dei tributi intorno al 450 a.C. e di nuovo nel 425 a.C., per poi scomparire di nuovo dalle fonti storiche fino al 333 a.C., anno in cui si narra che Alessandro Magno l'avesse invano assediata. Secondo Arriano (Anabasis Alexandri I. 26), il sito (chiamato Syllion) era ben fortificato e disponeva di una possente guarnigione di mercenari e di "nativi barbari", tanto che Alessandro, pressato dal tempo, dovette abbandonare l'assedio dopo che il primo tentativo di assaltarla era fallito.

La città fu in gran parte ricostruita sotto i Seleucidi, soprattutto per quanto concerne il suo teatro. In epoca posteriore, quando la maggior parte dell'Asia Minore occidentale era caduta sotto la dominazione del Regno di Pergamo, Silio rimase una città libera per decisione del Senato romano.

La città ha una attestata e duratura tradizione di battere moneta propria dagli inizi del III secolo a.C. fino al regno dell'Imperatore romano Aureliano intorno al 270 d.C. Tetradramme d'argento di tipo alessandrino e lisimachiano furono emesse tra il 281 e il 190 a.C., ma la città emise anche monete di bronzo. Le monete del III secolo a.C. presentano in genere una testa barbuta o una figura in piedi, forse identificabile con Apollo, oppure un fulmine e l'iscrizione ΣΕΛΥΝΙΥΣ (il nome panfilo nativo). La monetazione sotto la dominazione romana presentava le stesse caratteristiche, ma con l'iscrizione ϹΙΛΛΥΕΩΝ ("dei Silliani").

Periodo bizantino

Sotto l'Impero bizantino, la città crebbe relativamente di importanza. Viene menzionata come il sito della distruzione di una flotta araba ad opera di una tempesta verso la fine del 677 o nel 678, in seguito al vano assedio arabo di Costantinopoli. Essendo uno dei principali siti fortificati della regione, divenne sede di un rappresentante del cosiddetto ek prosōpou, ufficiale subordinato allo stratēgos del thema navale del Kibyrrhaioton. Syllaeum si trovava all'inizio dell'importante strada pubblica che collegava la costa meridionale dell'Anatolia, passando per Amorio e Nicea, con la Bitinia e la capitale Costantinopoli. In virtù di tale posizione geografica, finì per superare per importanza la tradizionale metropolia locale di Perge, tanto che, tra il 787 and 815, la sede del vescovo locale fu trasferita proprio a Syllaeum. Insieme all'intera regione della Panfilia, della quale faceva parte, la città cadde in mano dei Selgiuchidi nel 1207.

Tra le persone celebri che nacquero o risiedettero in tale città in epoca bizantina si annoverano:

Sant'Antonio il giovane, che fu ek prosōpou a Silio intorno al periodo 821-29.

Il Patriarca Costantino II di Costantinopoli, che fu vescovo della città.

Il Patriarca Antonio I di Costantinopoli, che nacque in questa città.

Resti archeologici

Le rovine di Silio risalgono alle età ellenistica, romana, bizantina e in parte selgiuchide. Tra esse vi sono resti delle porte cittadine, di uno stadio, di un anfiteatro e di un odeon (alcuni dei quali hanno tremato a causa di una frana), un tempio, una cisterna e un ginnasio. Molti di essi sono esposti al rischio di frana, siccome la città è situata in cima a un altopiano roccioso.

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Ponte di Limira

Ponte romano · provincia di Adalia

Ponte di Limira

Il ponte di Limira (turco: Kırkgöz Kemeri, "ponte dei Quaranta Archi") è un ponte romano di pietra, nell'odierna Turchia sudoccidentale, e uno dei più antichi ponti ad arco ribassato (o arco segmentale) del mondo. Il ponte, lungo 360 m, sorge nei pressi dell'antica città di Limira in Licia sul fiume Alakır Çayı. I suoi 26 archi ribassati, oggi in gran parte sepolti, hanno un rapporto campata-freccia di 5,3 a 1, il che dà alla costruzione un profilo marcatamente piatto, che rimase insuperato come realizzazione architettonica fino al Tardo Medioevo (ad esempio in Ponte Vecchio a Firenze, con un rapporto di 6,5 a 1). Malgrado il suo eccezionale significato per la storia della tecnica, tuttavia, il ponte di Limira è poco conosciuto; la crescente rovina della costruzione spinse negli anni 1970 l'Istituto archeologico germanico (IAG) attraverso il suo ufficio di Istanbul a svolgere una ricerca sul campo, rimasta finora l'unica del suo genere.

== Ricerche sul campo ==

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Non ci sono notizie sul ponte tramandate dall'antichità. Le prime descrizioni della costruzione emergono nei resoconti dei viaggiarori europei del XIX secolo: l'archeologo britannico Charles Fellows descrisse il ponte con 25 archi nel corso di una visita nel maggio 1840, come fecero Spratt e Forbes due anni più tardi. Nel 1882 una spedizione austriaca, con la partecipazione di Otto Benndorf interpretò la costruzione come parte di un'antica strada che collegava Limira con Attalia (l'odierna Adalia), situata ad est. Tuttavia all'epoca non furono realizzate piante o schizzi.

La prima e finora unica misurazione scientifica del ponte fu eseguita da Wolfgang Wurster e Joachim Ganzert in due giorni consecutivi nel settembre 1973 e completata attraverso ulteriori visite sul posto nei tre anni successivi. I risultati furono pubblicati nel 1978 sulla rivista Archäologischer Anzeiger dello IAG, espressamente anche per richiamare l'attenzione sullo stato di crescente pericolo del ponte rimasto fino ad allora quasi integro:

L'ingegner O'Connor nel 1993 riassunse brevemente il rapporto dello IAG nella sua monografia in lingua inglese sui ponti romani e sottolineò anche il carattere eccezionale del ponte. Non si conoscono ulteriori esami scientifici del ponte di Limira.

Situazione topografica e viaria

Il ponte romano attraversa l'Alakır Çayı 3,2 km a est delle rovine di Limira (distanza misurata dal teatro della città) e 3,8 km a nord dell'attuale costa, nelle vicinanze della moderna strada da Turunçova a Kumluca; l'antico nome del fiume non è conosciuto. La topografia locale è caratterizzata dalle pendici del massiccio montuoso Toçak Dağı, che qui confluiscono nella piana alluvionale della Baia di Finike. In questa zona di transizione il ponte fu costruito immediatamente al di sopra del punto in cui la stretta valle fluviale si apre nell'ampia pianura dell'estuario e dove l'attraversamento del ponte durante la stagione delle piogge sarebbe ostacolato dalla piena. Mentre il ponte a est sale nella pianura di ghiaia, l'estremità occidentale si addossa direttamente alla ripida parete rocciosa, probabilmente come riparo dalle piene. La stretta curva a gomito che ne risulta nel corso della strada verso sud si presta agevolmente allo sbarramento della strada. Oggigiorno l'Alakır Çayı scorre ancora solo sotto tre archi del ponte romano (situazione 1978). A monte in tempi moderni fu costruita la diga di Alakır Barajı per fini di irrigazione e come protezione dalla piena.

Al contrario di altre province romane l'antico sistema stradale della Licia non era molto sviluppato. Mentre il traffico nord-sud correva principalmente attraverso le poche valli fluviali, le rotte ovest-est, diversamente da oggi, conducevano perlopiù sulle catene montuose. La strada che conduceva da Limira sull'Alakır Çayı nella vicina Panfilia verso Attaleia potrebbe aver avuto un ruolo particolare, poiché le due regioni fino al IV secolo d.C. costituivano un'unica provincia, Licia e Panfilia. In confronto alle principali arterie dell'impero romano, tuttavia, i collegamenti stradali della Licia, con 3–4 m di larghezza, erano chiaramente di dimensioni modeste e confinate al traffico dei pedoni e degli animali da soma. Questo si accorda anche con il fatto che il fondo stradale del Ponte di Limira non presenta tracce di carri, né si sono potute rilevare tracce di una ringhiera o di un parapetto sulla struttura.

Costruzione

Con una larghezza di 360 m il ponte di Limira è la più grande costruzione ingegneristica dell'antichità conservata in Licia. Il ponte ha 26 archi ribassati di uguale forma, che consistono di due strati di mattoni sovrapposti e disposti in senso radiale. Sul lato orientale del ponte, al posto del 27º arco di un tempo si trovano due archi di riparazione più piccoli, semicircolari di epoca posteriore, che furono costruiti solo con un semplice strato di mattoni. L'originale attaccatura piatta dell'arco crollato è ancora ben riconoscibile nei pilastri.

All'epoca dei sondaggi archeologici Wurster e Ganzert trovarono l'intera costruzione sepolta dai depositi fluviali fin sopra ai punti dei piedritti; non furono però intrapresi tentativi di diseppellimento. Soltanto due dei 28 archi del ponte erano abbastanza esposti da poter misurare direttamente la luce e lo spessore dei pilastri. Dalle porzioni di arco non sepolte, tuttavia, fu possibile calcolare le distanze assiali di tutti i pilastri.

Archi ribassati e pilastri

Le campate degli archi ribassati, vale a dire le distanze tra i centri dei pilastri, vanno da 11,60 m a 14,97 m (archi 2 e 26 rispettivamente – cominciando a contare da ovest (verso destra in senso orografico)). Si possono distinguere quattro gruppi di grandezza simile, con i seguenti valori medi:

11,60–12,30 m (4 archi: 2, 3, 7, 21)

12,75 m (14 archi: 5, 9–15, 17–19, 22–24)

13,10 m (4 archi: 1, 4, 6, 8)

13,60 m (3 archi: 16, 20, 25)

Non è chiaro perché le distanze degli assi dei pilastri del ponte differiscano tra loro a gruppi; non si possono infatti spiegare come adattamento alle condizioni del letto del fiume. Le oscillazioni potrebbero indicare l'uso ripetuto di centine diverse nella costruzione della volta a botte.

La larghezza dei pilastri poté essere calcolata da Wurster e Ganzert solo in un caso: 2,10 m (tra gli archi 26 e 27). Se si sottrae questo valore da un normale arco ampio 12,75 m, risulta una luce di 10,65 m. Poiché tutti gli archi ribassati possiedono un'altezza della luce di circa 2 m, nel Ponte di Limira il rapporto tra la luce e la sua altezza è insolitamente di 5,3 a 1. Archi tanto appiattiti erano molto rari nella costruzione dei ponti di pietra di allora e rimasero insuperati fino alla rinascita dei ponti ad arco ribassato nell'Italia del XIV secolo. L'arco più grande del ponte di Limira si estende addirittura per una lunghezza che corrisponde a 6,4 volte la sua altezza. La freccia dei due archi riparati, al contrario, con un rapporto di 2,7 a 1 oscilla ancora nel campo normale degli archi semircolari.

Altezza e livello del ponte

L'altezza totale del ponte non poté essere determinata perché la maggior parte della struttura è sepolta, ma la distanza tra i piedritti degli archi e la superficie stradale sì: essa ammontava solo a 3,25 m.

Il livello del ponte forma un piano quasi orizzontale: mentre la strada giace a un livello di 20,05–20,55 m s.l.m. tra gli archi 1 e 20, cade leggermente in direzione est tra i sette archi rimanenti da 19,94 m a 19,66 m. Tenuto conto della lunghezza della struttura queste oscillazioni sono classificate come minimali dagli autori. Poiché non vi sono indicazioni di un abbassamento successivo della struttura, l'altezza uniforme fa intuire un livellamento accurato e fondamenta solide dei pilastri durante la costruzione. In contrasto, l'asse longitudinale del ponte da arco ad arco mostra in parte sensibili deviazioni dalla direttrice principale.

Statica

È notevole che la linea di appoggio del carico strutturale sia quasi identica alla curva dell'asse della volta. L'indagine statica del ponte ad arco ribassato dimostra la grande capacità di carico della costruzione:

Materiali

Il Ponte di Limira fu costruito in maniera composita con mattoni, blocchi di pietra e pietrisco.

Archi

I mattoni degli archi ribassati sono fatti di argilla giallo rossa, alla quale sono stati mescolati frammenti fini di mattoni. I mattoni sono lastre rettangolari, con un formato di 40 × 50 cm e uno spessore di ca. 5 cm. Sono poste con il lato più corto in verticale rivolto verso l'esterno nella fascia degli archi, così che gli archi con un doppio strato di mattoni hanno uno spessore totale di 80 cm. Il materiale usato come legante nelle giunture, spesse 4 cm, è malta dura con l'aggiunta di frammenti grossolani di mattoni di ghiaia fine. I due archi semicircolari posteriori furono costruiti con mattoni un po' più piccoli, anche se in alcuni punti furono riutilizzati i mattoni originali degli archi ribassati distrutti. Le pietre dei piedritti sono conci calcarei lavorati, e formano una superficie inclinata per sostenere gli archi.

La volta dell'arco a doppio strato permetteva un uso efficiente della centina, che poteva essere spostata all'apertura dell'arco successivo già il completamento dello strato inferiore di mattoni:

Sovrastruttura

Per quanto si può riconoscere, il ponte dall'apertura 2 alla 21 possiede un rivestimento di mattoni a quattro strati, al quale si aggiunge una muratura in pietra grezza. Al contrario tra gli archi 22 e 26, come pure in entrambe le rampe del ponte, il rivestimento consiste di conci. I due archi riparati 27a e 27b si differenziano visibilmente dal rivestimento di mattoni e pietra grezza ad ovest e dallo strato di conci ad est per la divisione in piccole sezioni delle pietre grezze montate male e per i mattoni inseriti in modo disordinato. Il lato inferiore dell'arco 26 permette ancora di riconoscere l'appoggio vantaggioso per la centina.

L'interno della sovrastruttura si compone di una combinazione di pietre grezze e di grandi ciottoli di fiume, legati con malta di calce.

Pavimentazione

A soli 30–40 cm sopra il vertice degli archi si trova la pavimentazione del ponte, formata da grandi e irregolari lastre calcaree, che sporge bioateralmente di 10 cm sul bordo del ponte. L'uso di piccoli ciottoli di fiume come pavimentazione fa riconoscere anche qui i segni delle riparazioni sui due cerchi semicircolari. La strada del ponte è larga da 3,55 a 3,70 m e s'ingrandisce alla estremità del ponte di 4,30 m.

Datazione

La collocazione temporale del ponte di Limira è resa notevolmente difficile dal suo carattere insolito all'interno della tradizione edilizia romana e dalla mancanza di ricerche su altre strutture comparabili. Come punto di partenza Wurster e Ganzert adottano i seguenti aspetti caratteristici della costruzione del ponte:

strutture multiple di uguale ampiezza e piano stradale orizzontale con scalinate basse nelle due testate del ponte

archi ribassati molto piatti, con volte di mattoni doppi a strati radiali

muratura con malta

facciata esterna prevalentemente di pietra grezza con mattoni inframmezzati, conci lavorati

pavimentazione con lastre di pietra eccezionalmente grandi.

Al contrario, la maggior parte dei ponti di pietra romani possedevano rivestimenti di conci e poggiavano su volte con pietre a cuneo, che dominarono per lungo tempo nella costruzione delle volte anche in Licia. A differenza dei massicci ed elevati ponti ad arco semicircolare, che erano tipici della tecnica edilizia romana, il ponte di Limira con i suoi archi ribassati piatti presenta un aspetto nettamente più basso e allungato, così che Wurster e Ganzert propongono "in via sperimentale" una datazione successiva della struttura più o meno al tempo di Giustiniano I (VI secolo), per il quale l'uso di combinazioni mattoni-pietra è documentato anche nell'architettura regionale licia.

Ma poiché, d'altra parte, questa tecnica mista trovava già applicazione presso il vicino acquedotto di Aspendos nel III secolo d.C. e i Romani conoscevano senz'altro i ponti ad arco ribassato, come gli stessi Wurster e Ganzert illustrano in tre esempi, sarebbe possibile anche una data di origine anteriore alla fine del II o nel III secolo. Questa datazione sembra più verosimile in una prospettiva odierna, poiché nel frattempo poterono essere documentati sette ulteriori ponti ad arco ribassato del tempo dei Romani.

I resti del Ponte romano di Kemer, che è anch'esso originario del III secolo e la cui costruzione mostra alcune similitudini con il ponte di Limira, si trovano nella limitrofa valle fluviale dello Xanthos.

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Hidirlik Tower

Torre · Adalia

Hidirlik Tower

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Atatürk's House Museum

Museo · Adalia

Atatürk's House Museum

Museum in Antalya, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 1986

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Indirizzo
Fevzi Çakmak Caddesi 4
Orari
08:30-17:30
Biglietto
Ingresso libero
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Konyaaltı Beach

Spiaggia · Adalia

Konyaaltı Beach

Beach in Antalya, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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parco nazionale di Altınbeşik Cave

Parco nazionale · provincia di Adalia

parco nazionale di Altınbeşik Cave

Parco nazionale turco

Anno: 1994

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Parco nazionale costiero del Beydağları

Parco nazionale · provincia di Adalia

Parco nazionale costiero del Beydağları

Il Parco nazionale costiero del Beydagları (in turco Beydağları Sahil Milli Parkı), Conosciuto anche come Parco Nazionale dell'Olympos Beydagları (in turco Olympos Beydağları Milli Parkı), è un parco nazionale situato nella provincia di Antalya, nel sud della Turchia.

Il parco nazionale fu istituito il 16 marzo 1972 con un decreto governativo. Si estende su una superficie di 34.425 ettari (pari a 344 Km²) a partire da Sarisu, a sud-ovest di Antalya sino a capo Gelidonya. Esso corre parallelamente al Mar Mediterraneo lungo il litorale da Kemer a Kumluca.

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Gli antichi insediamenti di Olympos, Faselide e Idyros si trovano all'interno del parco nazionale, che si estende lungo i litorali delle antiche regioni della Panfilia e della Licia. La montagna più alta del parco è il Tahtalı Dağı. Il giacimento di gas in fiamme di Yanartas si trova ai piedi di questa montagna.

Il parco nazionale permette di effettuare attività come sport da spiaggia e marini, picnic, campeggio, trekking, alpinismo, parapendio, ecc. Il Parco Nazionale è uno dei più grandi parchi del paese.

Anno: 1972

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Alanya Archaeological Museum

Museo · Alanya

Alanya Archaeological Museum

Archaeological museum in Alanya, Turkey descrizione disponibile solo in inglese

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Orari
08:30-17:30
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parco nazionale di Mount Güllük-Termessos

Parco nazionale · provincia di Adalia

parco nazionale di Mount Güllük-Termessos

Parco nazionale turco

Anno: 1970

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Lago di Beymelek

Laguna · provincia di Adalia

Il lago di Beymelek (in turco: Beymelek Lagünü) è una laguna sulla costa mediterranea, utilizzata come allevamento ittico, nella provincia di Adalia, nella Turchia sud-occidentale. Prende il nome dal villaggio di Beymelek, che si trova ad ovest del bacino.

La superficie totale della laguna è di circa 225 ettari esclusa la superficie terrestre.

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Geografia

La laguna di Beymelek, situata a est del delta del torrente Demre, è formata dall'accumulo dei depositi alluvionali del Demre di fronte alla baia di Beymelek attraverso le dinamiche costiere causate dai venti meridionali dominanti. Il lago, alimentato da risorse carsiche, è indipendente dal bacino del torrente Demre, a eccezione dell'area del delta sud-occidentale e della costa nelle condizioni odierne.

La laguna è alimentata dal lago di Kaynak, che copre un'area di circa 6 ettari a ovest della laguna ed è collegato a essa con uno stretto canale.

Fauna

La laguna ospita 13 specie di pesci. I metodi di pesca applicati in laguna sono la cattura di pesci e la pesca con reti da posta. Le specie ittiche più catturate sono l'orata (Sparus aurata), il cefalo bosega (Chelon labrosus), la spigola (Dicentrarchus labrax), il cefalo (Mugil cephalus), il cefalo calamita (Chelon ramada), la mormora (Lithognathus mormyrus), la cernia bianca (Epinephelus aeneus) e il sarago maggiore (Diplodus sargus), nonché il granchio nuotatore (Portunus pelagicus).

L'efficienza media delle catture di pesca è di 21,3 kg di pesce per ettaro. Anche la Caretta caretta, specie in pericolo, è sotto protezione nell'allevamento ittico. Il bacino ittico è anche un santuario per 20 specie di uccelli.

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İncekum Nature Park

Nature park · provincia di Adalia

İncekum Nature Park

Protected area in Turkey (05.01.0018) descrizione disponibile solo in inglese

Anno: 2006

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Ultimo aggiornamento il 30 settembre 2026

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